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De Occulta Philosophia: Libro III Magia Cerimoniale

De Occulta Philosophia: Libro III Magia Cerimoniale

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De Occulta Philosophia: Libro III Magia Cerimoniale

Lunghezza:
275 pagine
3 ore
Pubblicato:
24 lug 2019
ISBN:
9780463673560
Formato:
Libro

Descrizione

Heinrich Cornelius Agrippa, nato verso la fine del XV secolo a Colonia, è ancora oggi una delle figure di maggior rilievo per chiunque si occupi di esoterismo ed alchimia. La sua celeberrima opera “De Occulta Philosophia, Libri Tres”, data alle stampe nell'anno 1553, è una pietra miliare per tutti coloro che si avvicinano allo studio della magia, dell’ermetismo e della cabala. Il presente volume contiene il terzo dei tre libri del De Occulta Philosophia, intitolato "Magia Cerimoniale". La nostra edizione corretta e riveduta si basa sulla prima traduzione italiana a cura di Alberto Fidi. Per la stessa collana sono editi anche gli altri due libri che compongono l'opera, il Libro I con il titolo di "Magia Naturale"; ed il Libro II "Magia Celeste".

Pubblicato:
24 lug 2019
ISBN:
9780463673560
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

De Occulta Philosophia - Cornelius Agrippa

Libro III

Magia Cerimoniale

Nihil est opertum quod non reveletur,

et occultum quod non sciatur.

Matthaei X.

Cum gratia et privilegio Caesareae majestatis ad triennum, (Colonia) 1533

Prefazione

DI CORNELIUS AGRIPPA

In questi tre libri si mostrerà in quale modo i Maghi raccolgano le virtù del triplice mondo.

Come v’hanno tre sorta di mondi, l’Elementare, il Celeste e l’intellettuale, e come ogni cosa inferiore è governata dalla sua superiore e ne riceve le influenze, in modo che l’Archetipo stesso e Operatore sovrano ci comunica le virtù della sua onnipotenza a mezzo degli angeli, dei cieli, delle stelle, degli elementi, degli animali, delle piante, dei metalli e delle pietre, cose tutte create per essere da noi usate; così, non senza fondamento, i Magi credono che noi possiamo agevolmente risalire gli stessi gradini, penetrare successivamente in ciascuno di tali mondi e giungere sino al mondo archetipo animatore, causa prima da cui dipendono e procedono tutte le cose, e godere non solo delle virtù possedute dalle cose più nobili, ma conquistarne nuove più efficaci. Perciò essi cercano di scoprire le virtù del mondo elementare a mezzo della Medicina e della Filosofia naturale, servendosi dei differenti miscugli delle cose naturali e le connettono poi alle virtù celesti attraverso i raggi e le influenze astrali e mediante le discipline degli astrologi e dei Matematici; Fortificano infine e confermano tutte queste conoscenze con le sante cerimonie della Religione e con la potenza delle intelligenze superiori.

In questi miei tre libri io mi sforzerò di comunicare l’ordine ed il procedimento di tutte queste cose.

Il primo libro conterrà la Magia Naturale, il secondo la Celeste e il terzo la Cerimoniale.

Non so però se si potrà perdonare ad un uomo come me, di ingegno e capacità letterarie non eccelsi, d’aver osato affrontare sin dalla mia adolescenza un compito così difficile e oscuro. Per conseguenza non pretendo che si presti fede a quanto dirò in misura maggiore di quella che non sia per essere approvata dalla Chiesa e dai suoi fedeli seguaci.

La Magia è una scienza poderosa e misteriosa, che abbraccia la profondissima contemplazione delle cose più segrete, la loro natura, la potenza, la qualità, la sostanza, la virtù e la conoscenza di tutta la natura; e ci insegna in quale modo le cose differiscano e si accordino tra loro, producendo perciò i suoi mirabili effetti, unendo le virtù delle cose con la loro mutua applicazione e congiungendo e disponendo le cose inferiori passive e congruenti con le doti e virtù superiori.

La Magia è la vera scienza, la filosofia più elevata e perfetta, in una parola la perfezione e il compimento di tutte le scienze naturali, perché tutta la filosofia regolare si divide in Fisica, Matematica e Teologia.

La Fisica ci svela. l'essenza delle cose terrene, le loro cause, i loro effetti, le loro stagioni, le loro proprietà, ne anatomizza le parti e ricerca quanto posso concorrere a renderle perfette, secondo questi interrogativi:

Quali elementi compongono le cose naturali? Quale è l’effetto del calore, Cosa sono la terra e l’aria e cosa producono? Qual’è l’origine dei cieli? Da che dipendono le maree e l’arcobaleno? Chi presta alle nubi il potere di generare i fulmini che fendono l’aria? Qual’è la forza occulta che fa errare pei cieli le comete e fa entrare la terra in convulsione? Donde traggono origine le miniere d’oro e di ferro?

La Fisica, che è la scienza speculativa di tutte le cose naturali, risponde a tutte queste domande.

E la Matematica poi ci fa conoscere le tre dimensioni della natura e ci fa

compredere il movimento e il cammino dei corpi celesti. E, come dice Virgilio,

.....perché il Sole governi coi dodici segni il mondo, perché le Pleiadi e le due Orse e tutte le altre stelle percorrano le vie delcielo, perché ci sia dato vedere le eclissi di Sole e di Luna, perché il Sole tramonti presto d’inverno e renda così lunghe le notti.

Di più la Matematica ci permette di prevedere i cambiamenti del tempo e ci fa conoscere le stagioni più propizie alla semina e al raccolto e quando sia opportuno, correre i mari con le navi o abbattere gli alberi nelle foreste.

La Teologia ci fa comprendere cosa è Dio, la mente, gli angeli, le intelligenze, i demoni, l’anima, il pensiero, la religione, i sacramenti le cerimonie, i templi, le feste e i misteri. Essa tratta della fede, dei miracoli, della virtù delle parole e delle immagini, delle operazioni secrete e dei segni misteriosi e, come dice Apuleio, ci insegna le regole dei cerimoniali e quanto la Religione ci ordina, ci permette, e ci vieta.

La Magia racchiude in sè queste tre scienze così feconde di prodigi, le fonde insieme e le traduce in atto. Perciò a ragione gli antichi l’hanno stimata la scienza più sublime e più degna di venerazione.

Gli autori più celebri vi si sono applicati e l’hanno posta in luce e tra essi si sono assai distinti Zamolxis e Zoroastro, così da esser poi reputati da molti gl’inventori di questa scienza. Abbaris, Charmondas, Damigeron, Eudosso, Hermippo hanno seguito le loro tracce, nonché altri illustri autori, fra cui citiamo Trismegisto Mercurio. Porfiria, Giamblico, Plotino, Proclo, Dardano, Orfeo di Tracia, il greco Gog, Germa il babilonese, Apollonio di Tiana e Osthane, di cui Democrito Abderita ha commentato e posto in luce le opere che erano sepolte nell’oblio. Di più, Pitagora, Empedocle, Democrito, Platone, e altri sommi filosofi, hanno compiuto lunghi viaggi per apprenderla e una volta di ritorno in patria hanno dimostrato quanto la stimassero e l’hanno tenuta nascosta gelosamente. Si sa anche che Pitagora e Platone invitarono presso loro per apprenderla sacerdoti di Memfi e che visitarono quasi tutta la Siria, l’Egitto, la Giudea e le scuole Caldea per non ignorarne i grandi e misteriosi principi e per possedere una tale scienza divina.

Coloro dunque che vorranno dedicarsi allo studio della Magia, dovranno conoscere a fondo la Fisica, che rivela le proprietà delle cose e le loro virtù occulte; dovranno esser dotti in Matematica, per scrutare gli aspetti e le immagini degli astri, da cui traggono origine le proprietà e le virtù delle cose più elevate; e infine dovranno intendere bene la Teologia che dà la conoscenza delle sostanze immateriali che governano tutte coteste cose. Perché non vi può esser alcuna opera; perfetta di Magia, e neppure di vera Magia, che non racchiuda, tutte e tre queste facoltà.

Introduzione al libro III

DI CORNELIUS AGRIPPA

Ora è tempo di passare a cose più alte e rivolgere il nostro pensiero a quella parte della Magia che c’insegna a conoscere e sperimentare le leggi delle religioni ed in qual modo dobbiamo mediante la religione divina raggiungere la verità e nobilitare ritualmente l’animo e la mente, per mezzo della quale soltanto possiamo giungere alla comprensione del vero. E’ opinione di tutti i magi che se la mente e il pensiero non sieno sani, il corpo a sua volta non possa esser sano e viceversa. Ora noi non possiamo, secondo l’opinione di Ermete, ottenere la fermezza e il vigore della mente che dalla purezza della vita dalla pietà e dalla religione sacra, la quale purifica per eccellenza la mente e la rende divina. La religione viene altresì in soccorso della iattura e ne fortifica le forze, nel modo istesso con cui il medico fortifica la salute corporale e l’agricoltore aumenta la fertilità del suolo. Gli spiriti malvagi traviano spesso coloro che spregiano la religione e solo nella conoscenza della religione si può trovare il disprezzo e il rimedio al vizio e la protezione contro gli spiriti maligni. Infine l’uomo veramente pio è bene accetto presso la divinità, ed egli si eleva tanto sopra gli altri uomini, quanto gli dei immortali si elevano sopra lui.

Dobbiamo dunque per prima cosa offrirci purificati e raccomandarci alla divina pietà e religione e poi, sopiti i sensi, con la mente tranquilla, lodando e adorando, aspettare quel divino nettare ambrosiano, il nettare dico che il profeta Zaccaria chiama il vino che fa germogliare le vergini, quel sovraceleste Bacco, il sommo di tutti gli Dei ed antistite dei sacerdoti, autore della rigenerazione, che gli antichi poeti cantarono due volte nato e da cui tanti divinissimi rivi emanano nei nostri cuori.

Su l'Autore

Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim nacque nel 1486 in una famiglia della piccola nobiltà di Colonia. Compì i suoi studi nell’Università della città natale laureandosi precocemente dottore nel 1502. Non ancora ventenne iniziò la carriera militare e prestò servizio per l’Imperatore Massimiliano I, dal quale fu insignito del titolo di Cavaliere per Meriti al Valore Militare. Nel 1507 Agrippa aveva già conosciuto l'abate Tritemio e viveva a Parigi, dove conduceva esperimenti alchemici e dove si dice avesse fondato una società segreta.

Nel 1509, all’età di ventitré anni, Agrippa teneva conferenze sull’opera cabalistica di Reuchlin all’Università di Dole proseguendo nel contempo gli esperimenti alchemici, ma un’accusa di eresia lo costrinse a cercare rifugio nella carriera militare, durante la quale svolse una missione diplomatica in Inghilterra. Nel periodo del soggiorno inglese divenne amico di John Colet del quale frequentava abitualmente la casa. Nel 1510 aveva già completato la prima stesura della sua opera maggiore, il De Occulta Philosophia . Dopo aver letto il testo, Tritemio consigliò ad Agrippa di non pubblicarlo e, per i ventitré anni successivi, il testo circolò solo in forma manoscritta, acquistando prestigio e un’aura di mistero anche grazie al carattere clandestino. L’opera, considerevolmente accresciuta, fu stampata solo nel 1553.

Fra il 1511 e il 1517 Agrippa soggiornò in Italia, di nuovo al servizio dell’Imperatore e di altri nobili protettori; tenne conferenze sull’ermetismo a Pavia e si dedicò con passione a studiare la cabala. Nel 1518 scrisse un breve trattato sugli antidoti della peste scoperti grazie agli esperimenti alchemici, che fu ripubblicato in edizione riveduta e ampliata nel 1529. Fra il 1518 e il 1522, lavorò come funzionario municipale nella città di Metz, dove continuò a dedicarsi alle ricerche alchemiche. Una volta rischiò la propria vita per aver coraggiosamente difeso una donna perseguitata dalla plebaglia e dagli inquisitori come strega. Soggiornò quindi nella nativa Colonia, a Ginevra e a Friburgo, dove pur non avendo nessuna preparazione specifica divenne medico municipale e continuò, comunque, a insegnare il pensiero ermetico ad eminenti esponenti cittadini.Nel 1525 si diceva fosse in possesso di scritti di Martin Lutero; nello stesso anno fu nominato medico, astrologo e alchimista alla corte lionese di Luisa di Savoia, madre di Francesco I di Francia. Poco tempo dopo, tuttavia, contrasti con la sua mecenate lo obbligarono a riprendere i suoi vagabondaggi che lo portarono nei Paesi Bassi (dove svolse la professione medica), di nuovo a Colonia (dove godette della protezione dell’arcivescovo), a Bonn e quindi in Francia dove morì in miseria a Grenoble intorno al 1535.

Nel 1530, Agrippa pubblicò un libro singolare e poco credibile, il De Incertitudine et Vanitate Scientiarum . In quest’opera proclamava Incertezza e vanità delle scienze, attaccava l’alchimia, l’ermetismo, la cabala, le discipline a cui si era dedicato per tutta la vita, e perfino le proprie teorie esposte nella sua opera più ambiziosa, De Occulta Philosophia , che ancora circolava manoscritta. E’ ormai opinione generale che il De Incertitudine et Vanitate Scientiarum sia frutto di una manovra intesa ad allentare il controllo inquisitorio della Chiesa e allontanare da sé l’attenzione. Sta di fatto che solo un anno dopo questo libro di ostentata devozione ortodossa, Agrippa fece pubblicare la prima edizione a stampa del De Occulta Philosophia che, in forma accresciuta ed ampliata implicitamente confutava la tesi dell’opera precedente e che era il primo volume di un progetto ben più ambizioso; il secondo venne dato alle stampe nel 1532 e, nel 1533, comparve il testo completo in tre volumi.

Agrippa fu una personalità straordinaria da ogni punto di vista, epitome e incarnazione di quello che oggi chiamiamo Uomo Rinascimentale. Fu un soldato coraggioso e uomo d’azione, riconosciuto, benché autodidatta, come uno dei medici più competenti dell’epoca, e teologo sagace. Ma fu come ermetico, astrologo, alchimista, cabalista e mago che ebbe fama maggiore e si conquistò l’aura di mistero e di potere occulto che lo circondava. Aveva una personalità carismatica ed affascinante, qualità che gli permise di avvicinare molti personaggi potenti ed illustri d’Europa. Era insieme riservato, arrogante e altezzoso; incuteva soggezione e, non essendo disposto ad accettare compromessi né a nascondere le proprie antipatie, riusciva altrettanto bene a farsi amici e nemici. Non dava importanza al denaro e si trovò spesso in difficoltà economiche, tanto che a Bruxelles fu imprigionato per debiti. La sua avversione per la Chiesa gli procurò sospetti e non pochi fastidi. Agrippa si distinse anche dai suoi contemporanei per l’atteggiamento sorprendentemente moderno nei confronti del matrimonio, delle donne e della sessualità. In un elogio del matrimonio, pubblicato in una raccolta di saggi, Agrippa afferma: Tu dunque, chiunque tu sia, quando prenderai moglie, lascia che l’amore ne sia la ragione, non il patrimonio o i beni, scegli una moglie non un capo di vestiario, sposa tua moglie non la sua dote. Non trattarla come un essere a te soggetto, ma fra voi ci sia fiducia e consiglio. In un altro saggio Agrippa giudica severamente gli uomini della sua epoca e si rivela, a tratti, un romantico e un precursore del femminismo: È forse un elemento della vostra virilità o un ornamento del vostro valore, l’impegno di vituperare le donne? È un tributo di ringraziamento alle autrici della vostra esistenza?. Egli condanna il fatto che l’abitudine diffusa come un contagio epidemico, ha condotto a sottovalutare questo sesso e a infrangere la sua reputazione con ogni tipo di termini offensivi ed epiteti diffamatori. E conclude: Cessiamo di disistimare questo nobile sesso, o di abusare della sua bontà. Rimettiamolo sul piedistallo di onore e superiorità. E trattiamolo con il rispetto e la venerazione dovuti a questi angeli terrestri. Si tenga presente che tali espressioni provengono da un uomo che si sposò almeno tre volte.

Tuttavia, come si è detto, la sua opera più importante resta la ponderosa De Occulta Philosophia , edita in tre volumi che comprendono un compendio enciclopedico e un’esegesi del pensiero ermetico, in particolare esoterico. In questa straordinaria summa tripartita, Agrippa tenta di racchiudere tutte le conoscenze del tempo sull’ermetismo e sulla magia, o, per meglio dire, tutto ciò che giudicava possibile diffondere pubblicamente.

In una lettera del 1527, Agrippa dice che esistono interpretazioni e conoscenze segrete che non possono essere trasmesse attraverso la parola scritta, ma devono essere comunicate personalmente da maestro a discepolo. In questo senso, egli si conforma alla tradizione che risale a Pitagora, alle antiche scuole misteriche e al sincretismo alessandrino. Al pari di Zosimo e altri alchimisti ermetici alessandrini, Agrippa considera l’alchimista come l’unico vero soggetto ed oggetto del proprio esperimento.

Sia l’alchimia sia la magia, secondo Agrippa, devono implicare un processo di trasmutazione personale. Chiunque, quindi, conoscerà se stesso, conoscerà tutte le cose dentro di lui; in particolare conoscerà Dio. E come tutte le cose corrispondono a tutte le cose nel loro tempo, luogo, ordine, misura, proporzione e armonia. Come gli alchimisti ermetici alessandrini, Agrippa considera il mondo fenomenico, la creazione materiale, un’entità vivente e senziente. Per Agrippa il mondo è un intero le cui parti sono i corpi delle creature viventi.

Come i suoi predecessori alessandrini, Agrippa guarda alla fede con sospetto, e insiste sulla conoscenza diretta dell’esperienza sacra e spirituale, o gnostica. Di conseguenza rifiuta di riconoscere al cristianesimo il monopolio della verità: Ma i riti e le cerimonie religiose sono diversi a seconda dei tempi e dei luoghi. Ogni religione ha qualcosa di buono, perché aspira a Dio. Non esiste una religione tanto erronea che non possegga una parte di saggezza. Nella sua grandiosa opera, Agrippa parla di invenzioni o scoperte scientifiche come la camera oscura, le tecniche per leggere, ascoltare o comunicare a distanza in un contesto che suggerisce l’idea di un’antenna parabolica. Cita metodi di coibentazione, che permettono per esempio ad una persona di trasportare carboni ardenti senza dolore né ustioni, e riferisce gli esperimenti con le droghe, probabilmente oppio, cocaina e derivati della canapa indiana.

All’inizio del primo volume del De Occulta Philosophia , Agrippa dà la sua definizione di magia: È la prima e più perfetta scienza, la sacra e sublime filosofia, e l’assoluta perfezione della filosofia. Tutte le cose inferiori sono soggette ai corpi superiori il cui potere può essere attratto dal mago e concretamente utilizzato. Secondo Agrippa, il mago, è un esperto in filosofia naturale e in matematica e un conoscitore delle scienze mediane che di ambedue sono composte, aritmetica, musica, geometria, ottica, astronomia, e delle scienze che si occupano di pesi, misure, proporzioni, membra e giunture, e delle arti meccaniche e derivate.

La suddivisione del De Occulta Philosophia in tre libri non è casuale: il primo, tratta di ciò che Agrippa chiama Magia Naturale; il secondo di Magia Celestiale e il terzo di Magia Solenne o Divina. Queste definizioni potrebbero far pensare ad una sorta di progressione morale, a un’ascesa lungo una scala che segue in qualche modo la gerarchia cristiana dei valori. Ma uno sguardo al contenuto dei tre volumi basta a dissipare qualsiasi dubbio. Sotto la denominazione di Magia Naturale Agrippa discute dei quattro elementi (terra, acqua, aria e fuoco), di divinazione in generale e di astrologia in particolare, dei pianeti e delle loro corrispondenze ermetiche. Nella Magia Celestiale include geometria, numeri, cabala, pentagrammi, figure geomantiche, scrittura angelica, astrologia, talismani, quadrati magici, sigilli planetari. Infine nella Magia Solenne o Divina parla di platonismo, dottrina cabalistica, spiriti malvagi e demoni, nomi divini, sigilli degli spiriti.

La progressione non è dunque di tipo morale nel senso comune del termine. E’ piuttosto la progressione da una condizione passiva ad una sempre più attiva, dall’interpretazione alla partecipazione e all’invocazione dinamica. E’ anche una progressione rispetto al potere, alla forza, alla potenza. Su questo argomento un eminente studioso moderno osserva che Trattando alla stessa stregua magia, religione pagana, pratiche e credenze del cristianesimo, Agrippa dimostra chiaramente quanto fosse pericolosa la magia da un punto di vista cristiano. Secondo Frances Yates: L’ideale rinascimentale del magus, l’uomo divino, con il potere di operare sul cosmo, che consegue conoscenza e potere universale (adombrato nella famosa orazione di Pico della Mirandola La dignità dell’uomo) trovò il suo teorico in Agrippa che scrisse un compendio su come diventare un mago. Il De Occulta Philosophia, il manuale sulla magia del Rinascimento più conosciuto dei suoi tempi, inglobava sia la magia Ficiniana sia la magia cabalistica fatta conoscere da Pico e poi elaborata da Reuchlin e dai numerosi cabalisti rinascimentali. E conclude: La magia di Ficino, moderata, artistica, soggettiva e la magia cabalistica di Pico, devota e contemplativa, nulla hanno a che vedere con la tremenda potenza della magia di Agrippa.

Del silenzio e dell’occultamento dei misteri della religione

Chiunque voi siate che intendete dedicarvi a questa scienza, custodite in fondo al vostro cuore una dottrina tanto eccelsa, occultatela con ferma costanza, non arrischiatevi a parlarne. Perché, disse Mercurio, è un offendere la religione il confidare al pensiero irreligioso delle masse parole impregnate della maestà divina e Platone proibì di divulgare tra la plebe i secreti contenuti entro i misteri. Anche Pitagora e Porfirio obbligavano i loro discepoli al segreto intorno alla religione e Orfeo esigeva da coloro che iniziava alle cerimonie delle cose sacre il giuramento del silenzio, per impedire che i segreti della religione giungessero sino

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