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Economia, politica, etica nel dispiegarsi del pensiero occidentale: Una narrazione sulla storia d’Italia per fatti essenziali: radici, tappe fondamentali, realtà attuale

Economia, politica, etica nel dispiegarsi del pensiero occidentale: Una narrazione sulla storia d’Italia per fatti essenziali: radici, tappe fondamentali, realtà attuale

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Economia, politica, etica nel dispiegarsi del pensiero occidentale: Una narrazione sulla storia d’Italia per fatti essenziali: radici, tappe fondamentali, realtà attuale

Lunghezza:
1,070 pagine
15 ore
Pubblicato:
Jul 19, 2019
ISBN:
9788865126684
Formato:
Libro

Descrizione

Il libro procede per tappe essenziali e si propone di fornire un’interpretazione delle vicende essenziali della storia d’Italia considerando come e quanto, al dispiegarsi storico degli eventi, hanno contribuito l’economia, la politica e l’etica: dalle origini al Medioevo, dal Rinascimento all’epoca moderna ed a quella contemporanea.
Pubblicato:
Jul 19, 2019
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9788865126684
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Libro

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Anteprima del libro

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Ferruccio Marzano

Economia, politica, etica nel dispiegarsi del pensiero occidentale

Una narrazione sulla storia d’Italia per fatti essenziali: radici, tappe fondamentali, realtà attuale

© 2019, Marcianum Press, Venezia

Marcianum Press

Edizioni Studium S.r.l.

Dorsoduro, 1 - 30123 Venezia

Tel. 041 27.43.914 - Fax 041 27.43.971

marcianumpress@edizionistudium.it

www.marcianumpress.it

Quarta di copertina:

Palma il Giovane, La Vergine e San Pietro intercedono presso il Redentore

per le anime del Purgatorio. Chiesa di San Nicola da Tolentino, Venezia

Impaginazione e grafica:

Linotipia Antoniana, Padova

ISBN 9788865126684

ISBN: 9788865126684

Questo libro è stato realizzato con StreetLib Write

http://write.streetlib.com

Indice dei contenuti

Introduzione
PARTE I

Parte IA. Caratteristiche fisiche e culturali dell’Italia, Paese d’Europa collocato al centro del Mar Mediterraneo

Parte IB. Sulla collocazione dell’Italia sia tra i Paesi dell’Europa occidentale, sia – in quanto immersa nel Mediterraneo – quale Paese-ponte tra l’Occidente e l’Oriente

L’evolversi del concetto di realtà nel tempo ed il realismo

IC. Sui rapporti fra l’economia ed altri comparti limitrofi del teorizzare e del fare

PARTE II

Premessa. La nascita dell’economia politica

Sulla teoria economica del capitalismo affermatasi, per prima, nel mondo anglosassone dalla 2a metà del Settecento

Sulla teoria di Ricardo sul capitalismo

Su tre linee di sviluppo dell’analisi economica, in Occidente, a partire da Ricardo

Gli sviluppi della teoria economica contemporanea

Sull’economia dello sviluppo in alcune analisi specifiche quanto al processo di sviluppo economico duale in Italia. Rosenstein Rodan, Saraceno, Romeo, V. Lutz, Spaventa

Sull’approccio neokaleckiano, da me perseguito dal 1968 in poi, quanto all’analisi della crescita o trend nell’economia italiana contemporanea

Intermezzo. Sulle teorie economiche del ciclo e della crescita ciclica nel capitalismo contemporaneo

Sull’analisi di tipo neokaleckiano da me perseguita per l’interpretazione degli andamenti di crescita ciclica nell’economia dualistica dell’Italia contemporanea

PARTE III

Parte IIIA. Il dispiegarsi della riflessione sul pensiero politico o filosofia politica nella tradizione occidentale

Sulla teoria politica di Hegel e la sua influenza nel tempo

Parte IIIB. Precisazioni su scienza politica e movimenti politici nel mondo contemporaneo

Pensiero e prassi politica nel mondo moderno e contemporaneo

Parte IIIC. Un riferimento a come, nella modernità, si siano poste in Occidente le opzioni fondamentali su Destra e Sinistra

Parte IIID. Sul centrismo nella politica italiana nel periodo post-Seconda Guerra mondiale

PARTE IV

Premessa

Sul ruolo fondamentale di Benedetto da Norcia nella vita della Chiesa e nella stessa civiltà occidentale

Sul dispiegarsi dell’etica cristiana nel pensiero medievale

Sul dispiegarsi, nella storia dell’Occidente, del pensiero etico

Sui rapporti fra etica laica ed etica cattolica dal Rinascimento in poi

Sul ruolo di Blaise Pascal nell’approfondimento dell’etica cristiana (secolo XVII)

Sul coesistere, nel pensiero etico occidentale tra Seicento e Settecento, di posizioni portate avanti su basi religiose e di quelle di tipo laico e laicista

PARTE V

Premessa

Sulla storia d’Italia nell’età medioevale

Sugli andamenti in Italia attraverso i secoli, dal dominio del Longobardi alla ricostituzione dell’Impero Romano nella forma, dapprima, di Sacro romano Impero e, successivamente, di Sacro romano Impero germanico, mentre in Italia si sarebbe avuto un certo declino che durerà per una prima parte del Medioevo

Dall’Impero carolingio o Sacro romano Impero alla Battaglia di Lepanto, in un’Italia trovatasi inerme tra gli alti e i bassi della storia civile, ma splendidamente attiva nel pensiero e nella cultura

Sulle difficoltà del Papato, dalla cattività avignonese allo Scisma d’Occidente, e sul loro superamento

PARTE VI

Premessa. Dalle scoperte geografiche alla colonizzazione di vari e vasti territori del mondo da parte delle (allora) potenze europee

Sulla Guerra di successione spagnola, la fine della Spagna come grande Potenza, le Guerre di successione polacca ed austriaca, e le novità rivenienti per l’Italia

PARTE VII

L’Italia, dal Congresso di Vienna in poi

Sulle specificità delle vicende storiche dell’Italia contemporanea considerate per tappe essenziali, ovvero in termini di fatti ed aspetti stilizzati

Considerazioni sul Regno d’Italia (1861-1946)

PARTE VIII

Una ricapitolazione sulla narrazione completa del presente lavoro

Dati empirici rilevanti in tema di trend per l’economia dell’Italia contemporanea

Sui fatti storici e sui fatti stilizzati per la politica italiana contemporanea

Sulle vicende per tappe essenziali, nel periodo post-Seconda Guerra mondiale, quanto al dispiegarsi parallelo della politica tout court, da un lato, e degli andamenti delle fondamentali grandezze socioeconomiche prese nella media dei corrispondenti quinquenni, dall’altro lato

Fatti, aspetti e riflessioni rilevanti, per l’Italia contemporanea, sul fronte dell’economia, della politica e dell’etica, sempre espressi in termini essenzializzati

Sulle vicende per tappe essenziali, quanto al dispiegarsi parallelo dell’economia, della politica tout court, e dell’etica nell’Italia contemporanea, da considerarsi per quinquenni, a fronte dell’andamento delle fondamentali grandezze socioeconomiche prese nella media dei corrispondenti quinquenni, dall’altro lato

Sulle novità che all’inizio del nuovo secolo hanno interessato il nostro Paese

Gli andamenti delle forze politiche e dei Partiti, nelle consultazioni elettorali e nel Governo del Paese, dal 2005 all’autunno 2011

Sugli andamenti della politica nell’Italia di oggi

Sulle forze politiche nel periodo post-elezioni generali del 2013

Sull’era Renzi e la complessa situazione a seguire

Sull’evolversi, nella pratica, dei comportamenti degli Italiani quanto ai cosiddetti temi sensibili della morale e del costume

Sugli aspetti concreti in tema di rapporti e diritti inalienabili oggi in Italia

Uno sguardo ai fatti e ai dati sulla povertà oggi in Italia

Conclusioni
Biografia selettiva

– IL CALAMO - STORIA –

7

FERRUCCIO MARZANO

ECONOMIA, POLITICA, ETICA

NEL DISPIEGARSI

DEL PENSIERO OCCIDENTALE

Una narrazione sulla storia d’Italia per fatti essenziali:

radici, tappe fondamentali,

realtà attuale

Alla memoria di mio padre

Introduzione

Obiettivi del presente lavoro sono, da un lato, quello di analizzare come e quanto al dispiegarsi storico dell’Italia hanno contribuito l’economia, la politica [1] e l’etica e, dall’altro lato, quello di fornire un’interpretazione delle tappe essenziali della nostra storia come Paese complessivo. Ciò, nonostante le divisioni e le contrapposizioni che, periodicamente e ciclicamente, l’hanno segnata.

In primo luogo, va richiamato che le peculiarità fisiche e geografiche del nostro Paese, vale a dire la sua conformazione quale penisola dell’Europa centro-meridionale, allungata dalle Alpi al Mar Mediterraneo, ed attraversata in longitudine dagli Appennini, ne avevano fatto un territorio inizialmente impervio, tranne la Pianura padana e piccole zone pianeggianti del Centro e del Meridione. Inoltre, essendo circondata da una miriade di isole, tra cui tre grandi (Sicilia, Sardegna e Corsica [2] ) e tutto un insieme di medie e piccole, dislocate, oltre che nel Mediterraneo, nei due mari locali del Tirreno e dell’Adriatico, ciò pure ha influito sulle sue vicende storiche. D’altronde, il territorio era contraddistinto da differenze rilevanti sia di clima che di conformazione orografica ed idrografica, andando, al Nord, da alte montagne alla pianura padana, mentre al Centro ed al Sud l’intera penisola era attraversata, appunto, dalla dorsale appenninica tale che, a volte, si raggiungevano altezze considerevoli, mentre in Puglia si alternavano la pianura e la collina. Insomma, era chiaro che le differenze di territorio e di clima erano tali da non potere non influenzare notevolmente, nei secoli, le attività produttive e la stessa struttura sociale del nostro Paese.

In secondo luogo, quanto alla popolazione, a parte la preistoria, occorre richiamare il contributo di numerosi, successivi, insediamenti, tramite diversi gruppi di invasori [3] provenienti sia dal Nord, attraverso le Alpi, che dal mare, specialmente dall’Adriatico in provenienza dall’Epiro (grosso modo, l’attuale Albania) e dalla Grecia. Allora, è chiaro che, dall’inizio, si sono mescolate popolazioni diverse che hanno condizionato, ma anche diversificato ed arricchito, le nostre vicende storiche, nonché le potenzialità culturali ed artistiche del nostro Paese.

In terzo luogo, quanto alla religione, si è dapprima trattato – così come in Grecia e nelle altre realtà antiche circostanti – della presenza del paganesimo [4] , vale a dire delle credenze politeistiche, per passare poi – a seguito della rivoluzione monoteistica ebraico-cristiana – ad essere proprio Roma e l’Italia il suo centro di elaborazione e di diffusione.

In quarto luogo, quanto al linguaggio, si consideri che tutte le lingue della Penisola, tranne l’etrusco [5] , sono state indo-europee, divise in due gruppi: il latino e tutte le altre, poi rimpiazzate gradualmente da quello, che sarebbe stato uniformemente utilizzato nell’era cristiana in tutto l’Impero Romano, rimanendo poi la lingua ufficiale della Chiesa cattolica attraverso i secoli.

*******

Orbene, in una prima metà del Saggio, dopo una Parte I destinata a trattare di aspetti di ordine generale, mi propongo (Parti II-IV) di fornire un’ analisi – sul piano sia teorico che fattuale – degli andamenti, quanto all’Italia contemporanea, ma riandando anche ai loro fondamenti attraverso i secoli, nei tre ambiti dell’ economia, della politica tout court e dell’ etica.

D’altro canto, in una seconda metà del Saggio (Parti V-VIII), farò una carrellata sulla storia d’Italia, quanto cioè al dispiegarsi nel tempo dei fatti storici che l’hanno riguardata, considerandoli, per così dire, per tappe essenziali, ovvero per summa capita; e ciò, dalle origini al Medioevo, dal Rinascimento all’epoca moderna ed a quella contemporanea [6] . Come preciserò poco oltre nel Saggio, procedere per summa capita o per tappe essenziali vuol dire muovermi, com’è stato portato avanti in un certo filone nel dispiegarsi del pensiero economico (e cui farò specifico riferimento poco oltre), per fatti stilizzati, quanto all’economia ed alla politica, oppure per aspetti stilizzati., quanto all’etica.

Le Conclusioni ed una Bibliografia selettiva chiuderanno il testo.

*******

Procedendo sempre per summa capita, nella seconda metà del Saggio, mi soffermerò specificamente sulle vicende storiche complessive del nostro Paese, e specialmente su quelle dell’ Italia contemporanea, a cominciare dal nostro Risorgimento, svoltesi nella prima metà dell’Ottocento. In particolare, una data essenziale è stata quella della metà di marzo del 1861, allorché, a Torino, si tenne la riunione del primo Parlamento dell’Italia contemporanea, finalmente (ri)unificata dopo secoli e secoli di divisioni e di lotte intestine tra varie parti del Paese, spesso governate e sfruttate da straniere Potenze europee.

Certo, gli storici di professione non sono unanimi nel fissare l’inizio della storia per l’Italia contemporanea al 1861 [7] . In effetti, per l’Italia contemporanea, così come per l’Europa contemporanea, alcuni autori hanno fatto riferimento alle rivoluzioni del 1848, altri hanno preferito l’inizio della campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte nel 1797, mentre altri ancora hanno fatto riferimento ad altre date (così, si è parlato di quella della conclusione del Congresso di Vienna, e quindi dell’inizio della cosiddetta Restaurazione, nel giugno del 1815).

Personalmente, ritengo invece che la storia dell’ Italia contemporanea inizi formalmente proprio col Risorgimento e che una data speciale sia stata quella del 17 marzo del 1861 con l’inaugurazione, a Torino, da parte del Re Vittorio Emanuele II di Savoia (1820-1878), del Parlamento dell’appena costituito Stato italiano. E ciò, dopo secoli e secoli in cui il nostro Paese era rimasto diviso in una serie di piccoli Stati, tranne tre più ampi, cioè il Regno del Piemonte-Sardegna in mano ai Savoia-Carignano, lo Stato Pontificio, che si estendeva dall’Adriatico al Tirreno ed era governato a Roma dal Papa, e lo Stato del Sud, passato sotto vari Monarchi che – nel bene e nel male, ma più nel male che nel bene – lo avevano dominato.

Certo, considerando la penisola dalle Alpi al Mar Mediterraneo, mancavano, nell’elenco dei territori rappresentati in quel Parlamento sabaudo, al Centro, i territori dello Stato Pontificio e, ad Est, il Veneto, il Trentino (la cosiddetta Venezia tridentina), la regione di Trieste e dintorni (la cosiddetta Venezia Giulia), le cui annessioni vi sarebbero state in tempi successivi, da ultimo, a seguito della vittoria nella Prima Guerra mondiale.

D’altro canto, la Monarchia sabauda avrebbe governato l’Italia ri-unificata, nel bene e nel male, ma più nel male che nel bene, dal marzo 1861 sino alla fine della Seconda Guerra mondiale, allorquando, essendo il nostro Paese uscito perdente, avremmo perso alcuni di quei territori. Ma non solo; in effetti, a seguito del risultato del Referendum costituzionale che avrebbe dato una netta sconfitta alla Monarchia (giugno 1946), si sarebbe passati alla Repubblica italiana.

A seguire, un’altra data essenziale per il nostro Paese è stata quella dell’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica il 1 gennatio del 1948.

*******

Storicamente, si consideri che l’Italia, già nell’antica Roma, era stata al centro della storia dell’Occidente [8] , della civiltà occidentale [9] e della cultura occidentale [10] .

Tuttavia, dal tempo della Roma antica in poi, anche indipendentemente dalla caduta definitiva dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.) e dall’affermarsi dei Regni romano-barbarici [11] , e dei continuatori di quelli, l’Italia aveva costituito sempre, in un certo senso, una realtà unitaria; e ciò, per lingua, cultura, tradizioni, memoria, aspetti che avrebbero, in particolare, portato – come ben noto – all’esplodere dell’Umanesimo e del Rinascimento, così come al dispiegarsi della continuità della nostra cultura nel tempo.

In effetti, gli Italiani avrebbero contribuito molto, attraverso i secoli, all’evolversi della cultura e della scienza occidentali, e ciò dalla Magna Grecia in poi: tanto per fare tre nomi sommi, citerò, per l’arte e tutto il resto, Leonardo da Vinci (1452-1519), per la politica, Niccolò Machiavelli (1469-1527), per la scienza, Galileo Galilei (1564-1642).

D’altro canto, va richiamato che anche per l’etica – l’etica religiosa e quella laica – in Italia si sono avuti contributori eccelsi, da (San) Tommaso d’Aquino (1225-1250) a Marsilio da Padova (1275-1343), a (Santo) Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), a Benedetto Croce (1866-1952).

Ancora, si consideri che per l’economia – trattandosi di ambito del pensiero via via in continua espansione – va richiamato che il nostro Paese ha contribuito notevolmente, dal Cinquecento con Antonio Serra (tra i secoli XVI e XVII), al Settecento con Antonio Genovesi (1713-1769), ed anche ai giorni nostri con, per fare un solo nome, Piero Sraffa (1898-1983).

Certo, il contributo degli Italiani va sempre visto come parte nell’ambito del dispiegarsi della cultura, della filosofia, della scienza, dapprima, in Europa e, via via, nell’Occidente, dunque nell’intera civiltà occidentale.

Quanto all’economia, alla politica tout court ed all’etica, che in questa sede interessano specificamente, l’apporto degli Italiani – nella teoria e nella prassi – è stato considerevole, e ciò sia nel periodo successivo alla re-unificazione del Paese, sia nell’intera sua storia.

In generale, si è trattato di una storia variegata ed interessante. In effetti, l’Italia, due volte al centro dell’Occidente, e ciò sia nella Roma antica, ed in particolare al tempo dell’Impero Romano (d’Occidente), sia, come già richiamato, nel periodo dell’Umanesimo e del Rinascimento, lo è stata in condizioni politiche ben diverse tra loro.

In entrambi i casi, a seguire dagli anni di splendore, si è stati in presenza di un lungo periodo caratterizzato dallo spezzettamento del Paese in varie realtà politiche e, nel complesso, da un suo lento declino socioeconomico, ma a fronte di differenti, fondamentali, eventi. Nel primo caso, si sarebbe avuta l’epoca in cui – per l’affermarsi a Roma del centro della rivoluzione cristiana – l’Italia avrebbe rappresentato un faro cui guardare da parte di tutta l’Europa. D’altro canto, nel secondo caso, pur in presenza di ulteriori avanzamenti sul piano culturale ed artistico, il suo declino come entità politica sarebbe andato avanti per secoli; finché, come ben noto ed è stato già richiamato, a seguito dell’epopea del nostro Risorgimento, non si sarà ricostituita l’unità del Paese, nel 1861.

Inoltre, quanto ai rapporti fra l’Italia, il Mediterraneo ed il Vicino Oriente, si richiama che hanno riguardato, da un lato, quelli con i Paesi che facevano parte dell’Impero Romano posti nel Medio Oriente e nell’Africa settentrionale e, dall’altro, quelli tra l’Italia ed il mondo musulmano, dapprima quanto agli Arabi [12] , poi quanto ai Paesi facenti parte dell’Impero ottomano e, successivamente, diventati Paesi distinti, con tutti quelli, peraltro a diversi gradi d’intensità di rapporti.

Tuttavia, a parte i riferimenti indispensabili, mi propongo di occuparmene in un lavoro successivo.

Allora, nel presente lavoro, diviso in otto Parti, ho proceduto, dapprima, col riferimento a fatti, o ad aspetti [13] , così come a teorie [14] , attinenti, direttamente o indirettamente, al nostro Paese, nei tre ambiti dell’economia, della politica tout court e dell’etica, così come nelle interazioni tra loro. A seguire, mi sono occupato del dispiegarsi, nella storia d’Italia, delle intese e delle lotte che l’hanno caratterizzata, quanto agli andamenti delle sue vicende storiche ed alle riflessioni su di esse nelle diverse epoche storiche fino all’oggi.

Richiamo intanto che dei rapporti tra economia ed etica, sia in generale, sia in riferimento all’Italia della fine del secolo scorso, mi sono già occupato in un precedente lavoro [15] .

D’altro canto, preciso che in questo lavoro, rispetto al precedente, sono presenti delle caratteristiche nuove e cruciali.

Da una parte, come detto, oltre ai fatti concernenti l’economia ed agli aspetti riguardanti l’etica, farò riferimento ai fatti riguardanti la politica, intesa nel senso di politica tout court, quindi nel senso di attività di gestione degli affari pubblici [16] , dunque politici.

Dall’altra parte, specificamente per l’economia e la politica, anche in quanto si tratterà di un periodo molto lungo, farò riferimento, non ai fatti storici rilevanti, così come emergono dalle ricostruzioni sulla storia del nostro Paese, bensì ai cosiddetti fatti stilizzati.

Da un’altra parte ancora, quanto all’etica, mi riferirò a quelli che ho chiamato aspetti stilizzati.

In proposito, chiarisco che per fatti stilizzati vanno intesi quelli che, nel linguaggio comune, si possono chiamare fatti essenzializzati e cui si perviene partendo dai fatti storici considerati e selezionando per l’analisi gli elementi, appunto, essenziali. Ciò, quanto all’economia, in base a ciò che è stato sostenuto da un grande economista neokeynesiano [17] , l’ungaro-inglese Nicholas Kaldor (1908-1986), in una celebre rilettura dell’insoddisfacente processo di crescita dell’economia britannica negli anni ’50-’60 del secolo scorso, rilettura fornita nella Marshall Lecture all’Università di Cambridge, nel 1966, sul tema della cosiddetta maturità prematura dell’economia britannica in quegli anni del Novecento.

Allora, muovendomi sulla linea del Kaldor, ho inteso procedere – quanto al loro ruolo nelle vicende storiche dell’Italia contemporanea – con l’analisi della triade costituita dall’economia, dalla politica tout court e dall’etica, considerandole in termini stilizzati; ma, nel mio caso, non solo quanto ai fatti ( o agli aspetti, per l’etica), bensì anche per le rispettive teorie [18] .

Così, per l’economia, in riferimento allo sviluppo socioeconomico per l’Italia contemporanea, ho proceduto con l’analisi sia del processo di trend specificamente accidentato, cioè territorialmente duale, cioè disuguale tra Nord-Centro e Sud, che si è verificato, sia del carattere ciclico in tanta parte del suo dispiegarsi.

Ancora, per i fatti e le teorie della politica tout court, essendosi trattato, per l’Italia contemporanea, di un processo, anch’esso, parecchio accidentato e movimentato, nel tempo e nello spazio, mi sono mosso in base a fatti stilizzati, così come a teorie essenzializzate, quanto ad un’analisi diversificata a seconda dei differenti sotto-periodi e delle rispettive situazioni che ho considerato.

D’altro canto, per l’etica, ratione materiae, ho ragionato in termini di aspetti stilizzati, cioè di quegli aspetti essenzializzati cui si perviene – sia per gli andamenti nella realtà della vita morale dei soggetti, che per le teorie via via proposte per interpretare e spiegare tali andamenti – selezionando quelli essenziali nel dispiegarsi delle scelte etiche in concreto praticate, così come nell’impostare le teorie utilizzate per analizzarle. Ciò, con riferimento all’Italia contemporanea, ma in particolare per il periodo post-1948, stante l’entrata in vigore – come noto, dal 1° gennaio 1948 – della nostra (pregevole) Costituzione repubblicana, che tanto avrebbe innovato in tema di diritti e rapporti civili, incentrati, appunto, su basilari e condivisi principi etici.

*******

Quanto all’ economia, va richiamato che, quale parola composita riveniente anch’essa dal greco antico, derivante dalla combinazione fra ecos = casa e nomos = regolazione, gestione, ha significato gestione (degli affari) della casa [19] , ma è stata, per estensione, applicata anche alla gestione (degli affari) della casa comune, cioè della collettività e quindi, nella Grecia antica, o meglio ad Atene, della città-Stato. Peraltro, si trattava di collettività guidata da soggetti dei diritti che, allora, erano considerati essere solo gli uomini adulti liberi, quindi ad esclusione, oltre che dei fanciulli, anche delle donne e degli schiavi [20] .

Inoltre, si consideri che, non solo il termine ed il concetto di economia – come accennato – sono stati analizzati, per la prima volta, proprio in Italia, anzi al Sud, fra il Quattrocento ed il Cinquecento, ad opera del cosentino Antonio Serra. Ma, ancora nel Sud Italia, nel Napoletano, si sarebbe anche affermata, per prima in Occidente, la teoria economica contemporanea, e ciò – come pure accennato – con Antonio Genovesi (1713-1769), tra l’altro, il primo al mondo ad avere occupato una cattedra universitaria di Economia politica, istituita appositamente per lui all’Università di Napoli (1754).

Solo successivamente si era avuta, per così dire, la nascita ufficiale dell’analisi economica contemporanea, e ciò nell’ultimo quarto del Settecento, in Gran Bretagna (Scozia), con Adam Smith (1723-90), il quale, dalla filosofia, si sarebbe spostato (1776) all’economia ed avrebbe scritto il primo Trattato sistematico di teoria e di politica economica in lingua inglese, il notissimo Saggio dal titolo Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle Nazioni. Si sarebbe poi, via via, proseguito, sulla base di molteplici posizioni sia teoriche che di politica economica, in tutta l’Europa, anzi, in tutto l’Occidente (incluso il Giappone), dall’Ottocento in poi, dall’una all’altra sponda dell’Atlantico, ed anche con gli apporti forniti, in continuità, negli altri Continenti, fino alla variegata situazione attuale.

Su tali basi, nel presente lavoro, procederò a trattare di economia e di politica economica storicamente; e ciò, quanto ai fatti ed ai comportamenti sia individuali (microeconomia) che collettivi (macroeconomia), in tema di produzione, redditi, distribuzione, impieghi (consumo e investimenti), così come dei mercati, ma anche della politica economica (inclusa la programmazione economica), nonché in tema di sviluppo o crescita e politica economica della crescita, così come di ciclo, crescita ciclica e politica economica anticiclica.

Similmente procederò quanto alla politica, da intendersi come politica tout court.

Anche in merito si consideri che termine e concetto si sono affermati nella Grecia antica, in cui la polis = città si occupava della gestione degli affari politici, quindi pubblici, che si trattavano, appunto in pubblico, nell’ agorà, la piazza (principale) della città dove, quindi, sia si svolgevano i mercati sia si tenevano le Assemblee pubbliche del popolo. A seguire, nella storia variegata sin dalla Roma antica, tale punto di vista si è affermato in tutto l’Occidente. Ed è a partire da allora che, in questo lavoro, procederò con l’ analisi, concentrandomi in particolare sul caso Italia.

In terzo luogo, quanto all’ etica, termine pure affermatosi nel greco antico, quale èthos-eos, va preliminarmente richiamato che si è occupata, così com’è stato nel corrispondente concetto latino di morale (da mos, moris), dello studio dei fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico (ovvero, dalla combinazione, nel greco antico, tra deon-ontos = dovere e logia = discorso, concernente i doveri), quindi di distinguerli in buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi secondo un modello comportamentale ideale (cioè secondo una morale teorica standard).

Pertanto, in etica, sin dal mondo delle antiche Grecia e Roma, si è trattato, attraverso i secoli, del modo in cui, nell’Occidente, i comportamenti dell’uomo si sono variamente dispiegati in relazione ai fini, ai moventi ed ai mezzi utilizzati. In effetti, si è fatto riferimento, da un lato, all’aspetto dei valori morali, cioè alla cosiddetta assiologia (termine che, dalla combinazione, nel greco antico, tra axios = degno e logia = discorso, concerneva la dignità dell’uomo) e, dall’altro, a quello dei rivenienti obblighi , cioè alla deontologia o teleologia (termine anch’esso riveniente dal greco antico, quanto alla combinazione tra telos-eos = scopo o fine, e logia = discorso, col significato di discorso sui fini, che attengono agli uomini).

Tuttavia, proprio in etica, è con la rivoluzione cristiana che si è imposta quella nuova tavola dei valori in grado di saldare l’impegno terreno, in qualsiasi attività umana, con l’aspirazione al divino, all’universale, all’eterno. Ed è sulla base di tali valori – da me specificamente condivisi – che, in quanto segue, mi muoverò nell’ analisi.

Così, procederò a dire sul dispiegarsi dell’economia, della politica tout court e dell’etica attraverso i secoli, considerando, nelle rispettive analisi, sia gli approfondimenti avutisi nel Medioevo, sia le novità rivenienti dalla riflessione portata avanti nelle epoche moderna e contemporanea, presentate – per summa capita – nella loro articolata e variegata complessità.

Naturalmente, darò la mia personale visione e versione nei tre ambiti, così come quanto alle interazioni tra loro.

In effetti, un tratto distintivo dell’impostazione da me perseguita nei diversi contributi scritti attraverso il tempo è stato quello di avere proceduto ponendo sempre l’ economia legata all’ etica. In effetti, essendo una scienza sociale, così come ogni scienza, non può essere self-contained o autoreferenziale, quindi, per così dire, chiusa, pena la sua circolarità e dunque la sua irrilevanza esplicativa. Deve invece essere aperta, dunque incompleta, e dipendere, per il suo completamento o la sua chiusura, da un aspetto esterno, aspetto che, nel mio caso, ho ripreso dall’ etica (o morale), anzi da una certa etica, l’etica cristiana e più specificamente cattolica.

D’altro canto, in questo lavoro, anche per la politica tout court, similmente una scienza sociale, procederò in base ad un’impostazione similare; e ciò, nel senso che la intenderò come un insieme sia di fatti che di teorie che, per il loro completamento, o la loro chiusura, necessitano del collegamento con un aspetto esterno, aspetto che, ancora, ho ripreso dall’ etica (o morale) cristiana e più specificamente cattolica.

Tuttavia, per l’etica, va tenuto presente che, in Italia, si è stati in presenza di due caratteristiche ulteriori da sottolineare. In primo luogo, ha avuto tradizionalmente un forte peso nel nostro Paese, per la sua storia, la distinzione fra etiche di matrice cristiana ed etiche d’impostazione laica. In secondo luogo, si è in concreto trattato, nella storia d’Italia, di un processo altalenante, quindi di un percorso che ha visto il passaggio, da situazioni a lungo differenziate tra realtà diverse, a situazioni abbastanza omogeneizzate tra i differenti gruppi sociali del Paese, così come tra le sue varie aree geografiche, situazioni che hanno in larga misura mostrato convergenze, ma anche ritorni o ripiegamenti, riproponendo vecchie differenziazioni. Pertanto, in tale ambito, procederò in maniera più articolata, e ciò in senso sia storico, attraverso il tempo, che geografico, con riferimento alle grandi zone del nostro Paese.

Aggiungo che, tenuto conto di tutte tali caratteristiche, quanto al riscontro empirico delle tesi portate avanti nell’analisi, farò ricorso a talune Tabelle, in cui condensare – appunto, procedendo secondo fatti stilizzati oppure secondo aspetti stilizzati – gli andamenti quantitativi essenzializzati, per le diverse fasi della nostra storia. Ciò, sostanzialmente, per l’Italia contemporanea, quanto alle susseguentisi realtà dell’economia, della politica, e dell’etica, stanti le rispettive teorie che le hanno razionalizzate in base alle ipotesi adottate.

E, in proposito, preciso che il limite temporale ad quem per l’intero discorso fatto sarà generalmente il biennio 2014-2016.

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Precisato che i tre termini e concetti – economia, politica ed etica – sono, come dicono i linguisti, parole bi-semiche, nel senso che ogni parola ha due significati, è chiaro che ogni termine e concetto si riferisce sia ai fatti o agli aspetti in ciascuno di tali comparti, sia alle diverse teorie o riflessioni in ognuno di essi. Allora, in quel che segue, procederò vuoi con la narrazione dei fatti ed aspetti rilevanti nei tre ambiti, vuoi con l’ analisi delle rispettive teorie, vuoi anche con i riscontri empirici adeguati per i tre comparti; e ciò sulla base di come, storicamente, nella mia visione del mondo [21] , ho portato avanti il rispettivo esame, alla luce di come le varie posizioni si sono via via affermate in Occidente.

In effetti, le articolate vicende storiche del nostro Paese, così come le riflessioni e le teorie che vi si sono riferite, sono state parte integrante di quelle affermatesi in Europa ed in tutto Occidente. Ma ciò, scavando a fondo, a partire da quanto inizialmente emerso nei tre pilastri rispettivamente rappresentati da: i principi primi ( archè), nati col messaggio biblico nel Vicino Oriente; la razionalità ( logos), teorizzata nella Grecia antica; il diritto ( ius), affermatosi specificamente nella Roma antica, trattandosi quindi dei contesti da considerarsi le tre culle della civiltà occidentale.

Specificamene, si consideri che l’etica è stata sempre parte della filosofia. In proposito, si richiami che, anch’esso termine composito del greco antico derivante dalla congiunzione di philein = amare e sophia = sapienza, ha il significato di amore per la sapienza. Dall’inizio è stato, quindi, il campo di studi in cui si ponevano domande, si rifletteva sul mondo, s’indagava sul senso dell’essere e dell’esistenza umana, si definivano i limiti della natura e si analizzavano le possibilità della conoscenza. Anzi, prima ancora che indagine speculativa, la filosofia è stata una disciplina che riguardava la conduzione del modo di vivere, e ciò in base all’applicazione concreta di principi generali desunti con la riflessione o il pensiero.

Certo, al discorso sui doveri o allo studio del dovere si è riferita – come già detto – la deontologia, termine e concetto composito, riveniente, dal greco antico, dalla combinazione tra deon-ontos e loghìa. Tuttavia, quanto all’etica, si è trattato di un concetto più ampio rispetto alla deontologia. Si è infatti distinto tra i comportamenti considerati buoni, giusti, leciti, e quelli ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti, o cattivi, appunto, secondo un modello comportamentale ideale.

Non solo; ma, mentre nel mondo precristiano, nel contesto sia della Grecia che della Roma antiche, si passava per estensione, forzando il ragionamento, dalla persona alla collettività, solo dalla rivoluzione cristiana in poi, in base al principio fondamentale dell’uguaglianza in Gesù Cristo di tutti (uomini e donne), tale passaggio sarà del tutto giustificato. Ciò, in particolare, nell’ambito dell’ etica delle virtù [22] .

In seguito, anche l’ etica ha costituito una branca del pensiero articolata e controversa; e ciò, nelle varie diramazioni ed influenze che hanno preso, anche in Italia, i suoi sviluppi, dal Rinascimento all’Illuminismo, dall’Ottocento al Novecento.

Allora, quanto all’ etica, su tali basi nel Saggio farò riferimento ad aspetti in termini essenzializzati e, dunque, ad aspetti stilizzati, invece che a fatti stilizzati; e ciò, con riferimento ad un’ottica cristiana e più specificamente cattolica.

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Si consideri inoltre che, mentre in economia e in etica si è trattato per me – quale economista di professione [23] – di ripercorrere fatti e teorie in campi, per così dire, già arati, quanto alla politica tout court ho affrontato un comparto nuovo, pur trattandosi di un settore di cui, pure, mi ero occupato, ma in altri contesti.

In effetti, da una parte, quanto all’ economia, mi sono mosso sulla base dell’adesione ad un paradigma di teoria e di politica economica sia di tipo aperto, sia ed in particolare – come motiverò – secondo un’impostazione di natura keynesiana-kaleckiana, quindi con un approccio di ordine neokaleckiano.

Dall’altra parte, quanto alla politica tout court, ho proceduto sulla base dell’adesione ad una scelta e ad una prospettiva di centro-sinistra il che, nell’Italia del tempo delle mie scelte di vita, ha significato un’ideologia ed una prassi che puntavano all’incontro tra le principali forze politiche antifasciste e democratiche quanto al benessere sociale di tutti i cittadini, i quali – come recita con chiarezza l’art. 3 della nostra pregevole Costituzione repubblicana, che è in vigore, come ben noto, dal 1 gennaio 1948 – senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni sociali e personali, sono uguali davanti alla legge (uguaglianza formale, art. 3, I comma). Ma – come aggiunge – è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano l’eguaglianza sostanziale e impediscono agli individui di sviluppare pienamente la loro personalità sul piano economico, sociale e culturale (uguaglianza sostanziale, art. 3, II comma). Allora, da un lato, la Costituzione repubblicana ha fatto riferimento all’uguaglianza davanti alla legge e, dall’altro, ha richiamato la pari dignità sociale, andando dunque oltre la mera formulazione dell’eguaglianza liberale. Ancora (art. 2), la Costituzione specifica che lo Stato ha il compito di aiutare le associazioni e le famiglie attraverso la solidarietà politica, economica e sociale e, pertanto, deve rimuovere ogni ostacolo che impedisca la completa formazione per tutti della persona umana.

In terzo luogo, quanto all’ etica, partendo dall’adesione ad una morale di tipo oggettivo ed universale, derivante dalla fede cattolica, ho specificamente perseguito un’impostazione incentrata sull’etica delle virtù.

Insomma, nel lavoro, ho proceduto alla narrazione degli andamenti paralleli dell’economia, della politica e dell’etica nell’Italia contemporanea – il cui inizio storico ha avuto luogo, appunto, nel 1861 –, ma considerandone anche le radici, essendo stato, il nostro, un Paese che, più volte, nella sua storia plurimillenaria, ha mostrato movimenti ciclici anche pronunciati.

Ed il lavoro è stato portato avanti secondo una certa visione del mondo, una certa posizione etica (o morale), una certa collocazione politica, ed una certa teoria economica, che mi hanno caratterizzato, avendo rappresentato, per così dire, le quattro coordinate che sono state le quattro chiavi di volta del discorso portato avanti fino alla Parte IV del Saggio.

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In realtà, sia in etica, sia in politica, sia anche in economia, al contrario di quanto spesso ritenuto, vi sono più e differenti posizioni ed interpretazioni che possono essere perseguite e che, naturalmente, lo sono state vuoi da parte dei vari operatori nei rispettivi ambiti concreti, vuoi quanto ai diversi studiosi e commentatori, sia in generale che quanto alla storia d’Italia, per l’epoca contemporanea, così come per il passato.

In effetti, per l’economia, ho proceduto – come motiverò specificamente – sulla base di un’impostazione di tipo classico-keynesiano-kaleckiano, che ho chiamato neo-kaleckiana. Per la politica tout court, ho perseguito una visione di centro-sinistra, riferendomi sia al socialismo democratico, sia al solidarismo cattolico. Per l’etica, mi sono rifatto ad una posizione di carattere oggettivo, incentrata sulla fede cristiana.

Pertanto, sono partito dall’individuazione delle forze socioeconomiche, delle tendenze politiche, e delle convinzioni etiche che hanno determinato i fatti nella lunga storia d’Italia. Si è trattato di forze che si sono ripresentate più volte, in più cicli, anzi – per utilizzare l’impostazione ed il linguaggio di un grande pensatore italiano, Gianbattista Vico (1668-1744), che ha inventato e perseguito l’analisi storica incentrata su una certa filosofia della storia, quelle caratterizzata dal susseguirsi di più corsi e ricorsi storici [24] . Ancora, si è trattato di considerare – in rapida sintesi – il dispiegarsi dell’intera vicenda storica del nostro Paese, andando quindi alle radici delle ragioni del nostro ricostituirci in nazione unitaria solo nel 1861, mentre lo era già stata circa duemila anni prima, al tempo dell’antica Roma e dell’Impero Romano. Si era infatti divisa alla fine del III secolo d.C. ed è rimasta tale per secoli e secoli. Si è poi ricostituita in Nazione unitaria soltanto a metà del secolo XIX come Regno d’Italia, per diventare Repubblica italiana a seguito del Referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Naturalmente, come si comprende, mi soffermerò in maggior dettaglio ed approfondimento con riguardo al periodo post-Seconda Guerra mondiale, anzi, più dettagliatamente ancora, dal 1951 ad oggi (2016), trattandosi di periodo per il quale sono disponibili dati più dettagliati ed aggiornati in ciascuno dei tre ambiti considerati (economia, politica tout court ed etica).

Il punto è che, oltre a fare riferimento, come detto, al concetto vichiano dei corsi e ricorsi storici, mi concentrerò sugli andamenti ciclici della nostra storia e, specialmente, della nostra economia. E ciò, nel senso che la nostra storia, più volte, come d’altronde qualsiasi fenomeno umano, ha avuto un inizio, poi un’ascesa, ha raggiunto un culmine o apice, poi è cominciata a scendere, raggiungendo un punto di base, dopo di che ha ripreso a risalire, e così via. Similmente ha fatto la nostra economia.

In realtà, a mio avviso, quanto all’ interpretazione degli andamenti nel tempo dell’economia, così come delle altre entità sociali considerate, non basta basarsi sul dispiegarsi di dati statistici o, al massimo, di pronunciamenti delle autorità di politica economica, com’è stato di moda fare per le economie capitalistiche, inclusa quella italiana, in certi periodi storici, quali i primi anni ’30 del Novecento, e com’è stato fatto da un certo tempo a questa parte anche ai nostri giorni, trattandosi di due casi storici che hanno presentato forti somiglianze. Nei primi anni ’30, così come oggi, si è spesso pensato che con la moneta ed il credito si potesse risolvere tutto e cioè guidare e stimolare un’economia, in particolare le economie capitalistiche. Tuttavia, negli anni ’30 del Novecento, solo con le teorie e le politiche keynesiane – cosiddette dal grande economista J.M. Keynes (1883-1946) e di cui dirò ampiamente nel presente lavoro – si riuscì a sbloccare la situazione, facendo uso di un insieme di novità, sul fronte sia teorico che di politica economica. Similmente, ai nostri giorni, si è insistito sul ruolo della moneta, delle banche e specialmente dei banchieri centrali, nel chiudere o aprire i cordoni della borsa quanto all’andamento delle economie europee. In effetti, oggi, sia la Presidente della Federal Reserve negli USA che il Presidente della BCE nella Zona Euro (cioè nell’Unione europea a 27, escludendo il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, che non ne ha mai fatto parte), sono stati e sono magnanimi in proposito. E, tuttavia, ritengo invece che, anche oggi, com’era stato nei primi anni ’30 del Novecento, si stia facendo riferimento ad una teoria economica parziale ed insufficiente.

Certo, come sempre, sono convinto che anche oggi occorre puntare al contestuale impiego delle leve fiscali e monetarie per governare l’economia italiana, così come qualsiasi economia capitalistica matura, partendo sempre da una corretta prospettiva socioeconomica.

Allora, per argomentare ciò, ho proceduto – costruendo dai miei precedenti lavori di economia politica e sulla base di una certa visione del mondo – iniziando con una sintetica e parallela narrazione quanto al dispiegarsi sia del pensiero economico, sia del pensiero politico, sia anche del pensiero etico, così come prospettati via via in ambito occidentale nell’età moderna e contemporanea, ma con uno più specifico riferimento agli andamenti stilizzati della realtà storica italiana. A seguire, partendo dall’approfondimento dei presupposti etici (o morali) considerati sia nel discorso sull’economia che in quello sulla politica, ho proceduto con una sintesi quanto sia al dispiegarsi in Occidente del pensiero etico, sia alle novità sui comportamenti e gli aspetti etici via via prevalenti nel nostro Paese.

Ciò, in quanto, ad integrazione dell’economia e della politica, ho argomentato doversi fare riferimento all’etica, anzi ad una specifica etica.

Occorre quindi, da un lato, confrontarsi col dispiegarsi delle diverse teorie etiche man mano affermatesi in Occidente, dalla Grecia antica ad oggi, e dall’altro dei comportamenti morali che hanno via via interessato gli Italiani, ma in particolare quanto alle novità man mano verificatesi, a fronte delle iniziali posizioni radicate nella storia del nostro Paese, nello scorrere delle vicende dell’Italia contemporanea. Ciò – va aggiunto – così come ha man mano caratterizzato tutti gli Italiani, anche al di là delle divisioni tra Nord, Centro e Sud, nonché tra città e campagna e quanto alle diverse classi sociali, divisioni che pure vi si erano a lungo radicate.

Allora, è stato proprio riflettendo su tutto ciò che mi sono reso conto che un discorso sull’Italia contemporanea, a partire dal 1861, non era sufficiente, dovendosi invece, in qualche modo, andare indietro, appunto alle radici, della storia plurimillenaria del nostro Paese, cominciata con la Roma antica, anzi, ancor prima con la Magna Grecia al Sud e con insediamenti similmente antichissimi al Centro (Etruria) ed al Nord (Veneto).

Comunque, non potendomi occupare in dettaglio di tutto ciò, dovevo porre dei paletti, a cominciare dall’inizio del discorso, così da portare avanti, sempre, per summa capita, cioè per fatti stilizzati o per aspetti essenziali, un’analisi dell’intera storia millenaria dell’Italia. Dopo lungo pensare, l’ho posto, addirittura, nella decisione (nel 285 d.C.) da parte dell’Imperatore romano Diocleziano sulla divisione nella gestione dell’Impero – come si richiamerà a suo luogo – tra due Augusti e due Cesari, così da assegnare una coppia all’Impero Romano d’Occidente e l’altra coppia all’Impero Romano d’Oriente, rispettivamente.

Ho così proceduto, sempre per tappe essenziali o per fatti stilizzati, alla narrazione sull’intera storia d’Italia da allora ad oggi, mentre un maggiore approfondimento è stato fatto per il periodo post-Seconda Guerra mondiale ed in particolare dal 1951 ad oggi.


[1] Quanto al termine politica, va richiamato che – come dicono i linguisti – trattasi di parola bisemica. Da un lato, si fa riferimento alla politica tout court, nel senso di attività di gestione degli affari pubblici, dunque politici, distinguendosi tra politica interna, politica estera, politica economica, e così via, attività, tutte, di pertinenza della collettività, dunque dello Stato, che, nel mondo della Grecia antica (Atene), era la polis, da cui il nome. In particolare, in ambito economico, si parla di politica dello Stato quanto ai prelievi tramite imposte e tasse ed alla spesa pubblica per la burocrazia, le infrastrutture, le pensioni, etc. Dall’altro lato, si fa riferimento alle politiche nel senso di attività applicative (aspetto che, in inglese, si chiama policy making) svolte nei diversi campi, da distinguere rispetto alle teorie o attività teoriche, di cui si occupano specifici soggetti, cioè gli economisti. Allora, in economia si distinguerà fra prassi e teorie e, quindi, quanto in particolare alla teoria economica, fra economia politica (in ambito privato), politica economica (in ambito pubblico generale) e finanza pubblica (in ambito delle entrate e delle spese pubbliche).

[2] Si richiama che, politicamente, la Corsica è stata a lungo romana ed è poi passata sotto il potere, dapprima, della Repubblica marinara di Pisa e, poi, della Repubblica di Genova. Passò, nel 1768, alla Francia dopo di che ha fatto regolarmente parte di quell’altro grande Stato europeo.

[3] Naturalmente, occorre ben distinguere tra quei primitivi gruppi di invasori e le note invasioni barbariche che avranno luogo, nei vari territori dell’Impero Romano in crisi, quindi anche in Italia, tra i secoli V e VI d.C., e di cui si dirà specificamente nel seguito del Saggio.

[4] Come noto, il termine paganesimo indica l’insieme delle religioni viste in opposizione al Cristianesimo, specialmente quelle proprie della Grecia antica e della Roma antica. In effetti, il termine paganesimo è stato introdotto nella lingua italiana a partire dalla metà del XIV secolo e deriva dal termine pagano introdotto a partire dalla seconda metà del XII secolo. Il termine pagano deriva, a sua volta, dal latino pagānu(s) che indicava il campagnolo, contrapposto al militare. Pagānus derivava a sua volta dal termine latino di pāgus (villaggio). Storicamente, il termine iniziò ad essere adottato dai Cristiani dell’Impero Romano per riferirsi a tutti i non cristiani, in particolare a coloro che continuavano a rimanere fedeli alle loro tradizioni religiose politeiste, a partire dal IV secolo. Nel lessico cristiano quei termini entrarono intorno al 370 quando il Cristianesimo era divenuto religione ufficiale e, quindi, culto diffusosi nell’Impero Romano. Il latino liturgico ha tuttavia ignorato tali termini, preferendo i termini di gens, gentiles, natio, nationes, lasciando pāgus e pagānus all’uso popolare e non ufficiale, così come fatto con altri termini come infedeli (latino infedēlis-e) o idolatri (latino ecclesiastico ido(lo)lătra). In realtà, necessità del latino liturgico era quella di individuare un termine che rendesse quello greco di ethnicoi (popoli), a sua volta traduzione dell’ebraico biblico di goj (pl. gojim), per indicare i popoli diversi da quello ebraico ovvero dal popolo eletto da Dio, diventato la Chiesa di Cristo nell’ambito neotestamentario e quindi cristiano. Oggi, il termine, in uso comune, è stato utilizzato in ambito scientifico, nel suo significato storico, da Henri Maurier (in Paganesimo , in Paul Poupard e Jacques Vidal (a cura di), Dictionnaire des religions , Parigi, Presse universitaire de France , 1984, trad.it. Dizionario delle religioni , Milano, Mondadori, 2007, pp. 1365 e segg. ), il quale ha osservato come, inizialmente, i termini latini pāgus e pagānus indicassero quei territori, e coloro che li abitavano, in opposizione ai centri delle amministrazioni dell’Impero Romano e, a differenza di questi ultimi che celebravano il culto imperiale, quelli glorificassero i culti locali.

[5] Mentre non posso occuparmene in questa sede, richiamo che gli Etruschi sono stati un popolo, appunto, extra-europeo, giunto in Italia, forse, dall’Asia minore, dal secolo VIII a.C., e stanziatosi sia nella Valle padana, sia nell’attuale Toscana, con propaggini lungo la Valle del Tevere. Hanno sviluppato una precoce struttura urbana, formando addirittura delle città, più spesso a dislocazione collinare e per lo più fortificate. Dal secolo III a.C. sarebbe iniziata la loro decadenza, fino alla scomparsa per assimilazione nella civiltà romana. Molto importante è stato il contributo degli Etruschi all’arte, testimoniata sia nelle tombe, modellate – come quelle degli antichi Egizi – sulle case dei vivi, sia nella metallotecnica e specialmente nella ceramica, con vasi finemente dipinti, giunti fino a noi, in quanto conservati proprio nelle tombe che specifici archeologi sono riusciti ad individuare, dissotterrare, sistemare in Musei e studiare.

[6] In effetti, l’intero periodo per la storia d’Europa – dall’inizio fino all’epoca contemporanea – è stato diviso dagli storici in più età o epoche storiche. Tale periodizzazione rappresenta la suddivisione della Storia in periodi di tempo, ciascuno contraddistinto da una serie di caratteri originali tali da renderlo individuabile rispetto alle fasi storiche immediatamente precedenti e successive. Nello scorrere del tempo successivo alla Preistoria, si sono identificate le seguenti epoche, o età, o evi: Antichità, Medioevo, Età moderna, Età contemporanea. Per il suo carattere convenzionale, naturalmente tale suddivisione è stata soggetta a dibattiti e ad opinioni differenti, specie per ciò che riguarda gli eventi e le date che dividono le varie età. Inoltre, ogni età nasconde realtà molto differenziate nelle diverse aree geografiche, tanto che la suddivisione esposta sopra è spesso considerata valida esclusivamente per la storia dei Paesi occidentali. Lo schema di periodizzazione maggiormente usato in proposito è il seguente: 1. Preistoria: dalle prime testimonianze dell’esistenza dell’uomo all’invenzione della scrittura; 2. Età della pietra: 2a. Paleolitico (età antica della pietra), periodo contraddistinto da nomadismo, caccia e raccolta; 2b. Mesolitico (età intermedia della pietra), periodo di transizione tra Paleolitico e Neolitico; 2c. Neolitico (età nuova della pietra), dalla Rivoluzione neolitica, che introdusse l’agricoltura, l’addomesticamento, l’allevamento, abitudini di vita sedentarie; 3. Età dei metalli: 3a. Età del rame o eneolitico: dalle prime forme di metallurgia; 3b. Età del bronzo; 3c. Età del ferro: dall’uso del ferro. Terminata la Protostoria, si è passati alla Storia, intesa come il periodo del passato successivo all’invenzione della scrittura. Da allora, si è distinto tra: 3a. Storia antica: dall’invenzione della scrittura (3500 a.C.) alla caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.); 3b. Storia medievale: dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente alla scoperta dell’America (1492); 3c. Storia moderna: dalla scoperta dell’America alla Rivoluzione industriale (seconda metà del secolo XVIII) ed alla Rivoluzione Francese (1789); 3d. Storia contemporanea: dalla Rivoluzione Francese al presente.

[7] Per fare due citazioni, si consideri che, da una parte, G. Sabbatucci e V. Vidotto fanno iniziare la loro pregevole storia de Il mondo contemporaneo (Laterza, Roma-Bari 8 a ed. 2011), inclusa quella d’Italia, col 1848 e più precisamente con le rivoluzioni di quell’anno; e, dall’altra, G. Crainz fa addirittura cominciare la storia dell’Italia contemporanea con gli anni Cinquanta del Novecento in L’Italia contemporanea, Donzelli editore, Roma, 2012 (3 Volumi).

[8] Quanto all’Occidente, si consideri che il termine ha designato, a seconda dei periodi storici, un’area geografica e culturale comprendente, in senso stretto, l’Europa di ponente posta nella zona temperata settentrionale del Pianeta e, in senso più esteso, tutti i Paesi europei ed extraeuropei che oggi presentano tratti culturali, economici o politici comuni, riconducibili al mondo e soprattutto ai principi filosofici del mondo greco-romano-cristiano-illuministico.

[9] Sulla civiltà, si richiama che il termine deriva dal latino civilĭtas, derivato dall’aggettivo civilis, da civis (cittadino), a sua volta derivante da civitas (città). In tale ambito, nel mondo romano antico, indicava dunque l’insieme delle qualità e delle caratteristiche del membro di una comunità cittadina, nel senso di buone maniere cittadine contrapposte alla rusticitas, cioè la rozzezza degli abitanti della campagna. In realtà, voleva discernere l’organizzazione democratica dello Stato civile da quella individualistica ed autarchica della vita nelle campagne. Quanto alla civiltà occidentale, tale visione afferma che è l’erede del pensiero razionale e della democrazia, nati in alcune parti della Grecia antica, in particolare ad Atene, affermatisi nella Roma antica, vivificati dalla rivoluzione cristiana, allargati sia nell’Umanesimo e nel Rinascimento del Quattrocento e del Cinquecento, che nel Settecento dell’Illuminismo, della Rivoluzione americana e della Rivoluzione francese, così come dei principi della democrazia e dell’uguaglianza affermatisi tra l’Ottocento ed il Novecento. In particolare, vanno richiamati gli ideali di universalità propri dell’Impero romano, così come, secondo molti, della visione religiosa monoteistica propria del Giudaismo e del Cristianesimo, religioni (pur se divise in diverse confessioni) proprie di tutto l’Occidente, con le quali, peraltro, dalla seconda metà del secondo millennio ha iniziato a confrontarsi, culturalmente ma anche militarmente, l’Islam, religione ufficiale di tutto il Nordafrica, dei Paesi arabi del Medio Oriente ed anche di buona parte dell’Asia meridionale. Oggi, dopo alterne vicende, ed in particolare dopo l’affermarsi in Europa di due terribili Dittature, di Destra (Nazismo, Fascismo) e di Sinistra (Marxismo-Leninismo, Stalinismo), il perpetrarsi della vergogna della Shoah – il demenziale sterminio di milioni di Ebrei inermi da parte del Nazismo – ed il dispiegarsi dei due sanguinosi conflitti mondiali, la civiltà occidentale d’Europa, essendosi fatto un solenne esame di coscienza, nonché rinnegato quei delitti, anzi essendosi ormai riconosciuta nella progressiva istituzione dell’Unione europea, può guardare a testa alta ogni altra realtà politico-culturale.

[10] Quanto alla cultura, si consideri che, in generale, il termine deriva dal verbo latino colere = coltivare. L’utilizzo di tale termine è stato poi esteso a quei comportamenti che imponevano una cura verso gli dei, da cui il termine culto e ad indicare un insieme di conoscenze. In particolare, si consideri che, via via, il dispiegarsi della cultura e quello della civiltà si sono, per così dire, mosse contestualmente. Anzi, oggi, si è addirittura passati a dare una definizione generale di cultura, intendendola come un sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un gruppo umano particolare. Tuttavia, a mio avviso, un conto, come nel concetto moderno di cultura in generale, è intenderla come quell’insieme di conoscenze e di pratiche acquisite che vengono trasmesse, di generazione in generazione, in ogni civiltà. Un conto assolutamente diverso è quello di ragionare facendo di tutte le erbe un fascio. In effetti, la cultura occidentale si segnala sempre come quella specificamente plasmata da quell’evento unico e fondativo quale è stata l’incarnazione del Dio uno e trino in Gesù Cristo, il che è stato alla base – nonostante tutto il resto – dell’intera civiltà dell’Occidente. A seguire, avvicinandosi al termine di civiltà, ha cominciato ad indicare le caratteristiche (idee, valori, tradizioni) di un orientamento specifico della storia. Più recentemente, la cultura ha riguardato lo stadio, quanto ai saperi, a cui una certa popolazione si trova, in un determinato momento storico, ma anche estendendosi ad opinioni, credenze, costumi e comportamenti che caratterizzano un certo gruppo umano, nonché alle eredità storiche, in merito, che riguardano un certo popolo, o gruppo, e che vengono trasmesse di generazione in generazione.

[11] Si trattava, ovviamente, dei Regni che si sarebbero formati in Italia a seguito delle note invasioni barbariche cioè di quelle invasioni effettuate sistematicamente nel nostro Paese nei secoli II, III, IV e V – specificamente dal 166 al 476 – da tante popolazioni di stirpe germanica, essendosi, più in generale, trattato di un periodo ininterrotto di scorrerie all’interno dei confini dell’Impero Romano fino alla caduta della sua parte occidentale. Furono condotte inizialmente per fini di saccheggio e bottino da genti armate, appartenenti alle popolazioni che gravitavano lungo le frontiere settentrionali (Pitti, Caledoni e Sassoni in Britannia). Comunque, il fenomeno, a volte indicato anche con il termine tedesco Völkerwanderung (migrazioni di popoli), si conclude sostanzialmente con la formazione dei diversi Regni romano-barbarici), sorti appunto dalla disgregazione dell’Impero romano d’Occidente. Si ebbe, così, la fine definitiva del cosiddetto Mondo Classico (o evo antico) e l’entrata dell’Europa nell’Alto Medioevo, avvenimenti tradizionalmente collocati nel periodo della tarda antichità. Si noti peraltro che barbaro, dal greco barbaros = balbuziente, da persona che storpiava le parole, passò a significare straniero e, più in generale, ma senza intenzione dispregiativa, persona culturalmente inferiore.

[12] Richiamo che gli Arabi – da arab = nomade – erano popoli nomadi, di ceppo semitico, che da tempo immemorabile vivevano nella Penisola Arabica, vale a dire la penisola, di forma grosso modo trapezoidale, compresa, nel Vicino Oriente, tra il Mar Rosso ad Occidente e Golfo Persico, più Golfo di Oman, ad Oriente. Da nomadi si spostavano regolarmente, da un posto all’altro, alla ricerca di cibo per pecore e capre che allevavano onde ottenerne latte e carne; e ciò, finché Muhammad, in italiano, come ben noto, Maometto (La Mecca, 570 – Medina, 632) si proclamò fondatore, padre e profeta dell’Islam. Inizialmente inteso come religione, l’Islamismo, detto in arabo, o il Musulmanesimo, detto in turco-persiano, diventò, via via, anche un sistema sociale, politico e militare. In effetti, nato nel cuore della Penisola arabica, da giovane Maometto era stato un cammelliere e mercante, e ciò, in particolare, al servizio della ricca vedova Khadigia, che poi avrebbe sposato dopo una crisi mistica che egli aveva avuto intorno al 610. Come dichiarato da lui stesso, si era trattato di una vera e propria rivelazione ricevuta direttamente da Dio (Allah, in arabo). Specificamente, nella predicazione, Maometto annunciava la fede in un solo Dio, così come, appunto, gli si era rivelato, chiamandolo ad una missione profetica. Da allora, per tutti i musulmani, Maometto ne è stato il profeta par excellence; non solo, ma nella sua predicazione, è stato sempre preminente il discorso sul giudizio futuro, sulle pene, e sulle ricompense nell’altra vita. D’altro canto, proclamatosi Profeta di Dio sulla terra e fondando la religione musulmana o islamica, così come diventato un organizzatore politico ed un combattente per la fede, Maometto divenne al contempo Capo religioso, politico, e militare, insieme, dei Musulmani o Islamici, mentre i suoi discendenti, peraltro divisisi in vari Gruppi, avrebbero così, via via, consolidato complessivamente il potere sulla popolazione insediata su gran parte del Vicino Oriente e del Nord Africa, nonché su parti del Medio e dell’Estremo Oriente.

[13] Va subito precisato – e lo specificherò tra poco nel lavoro – che, mentre in economia e in politica si tratta di fatti, in etica va fatto riferimento ad aspetti, quanto al loro concreto dispiegarsi nei diversi contesti storici considerati.

[14] Quanto al termine teoria (dal greco antico theoréo, guardo, osservo, composto da thèo, spettacolo, e horào, vedo), ha indicato, nel linguaggio comune, lo sviluppo di un’idea nata in base ad una qualche ipotesi, congettura, speculazione o supposizione, anche astratte rispetto alla realtà.

[15] In proposito, il riferimento è al mio lavoro dal titolo Economia ed etica: due mondi a confronto. Saggi di economia ed etica dei sistemi sociali, Roma, AVE (1998).

[16] In effetti, anche il termine pubblico è parola bisemica. Infatti, da un lato, nel latino antico, l’aggettivo pubblicus era specificamente sorto per incrocio dell’arcaico poplicus, derivato da pop(u)lus, essendo pubes la gioventù atta alle armi, ed aveva quindi il significato di riguardante tutto il popolo. Dall’altro lato, sin dalla Grecia antica, il pubblico si è riferito – com’è tuttora in italiano – al complesso degli spettatori che presenziavano ad un certo spettacolo teatrale, o di altro genere, nelle piazze o in altro luogo a ciò destinato.

[17] In proposito, preciso che farò specifico riferimento più oltre, nel testo, alle posizioni di teoria e di politica economica sia nel modello keynesiano sia nel cosiddetto modello neokeynesiano.

[18] In un precedente lavoro (F. Marzano, 2008b), avevo già proceduto in termini di fatti stilizzati ad un confronto, sul piano empirico, fra l’analisi sul processo di crescita dell’economia italiana contemporanea condotta su basi neokeynesiane alla Kaldor, cioè – come detto nel testo – secondo le posizioni di Nicholas Kaldor, ed una condotta sulla base della contrapposta teoria neoclassica, secondo le posizioni di Simon Kuznets (1901-1985), le cui analisi statistiche sullo sviluppo economico capitalistico erano state da me rese in termini, appunto, di fatti stilizzati. Dal confronto, emergeva bene che, mentre nell’impostazione neoclassica alla Kuznets i processi di sviluppo di talune economie capitalistiche considerate si assomigliavano, nell’impostazione keynesiana alla Kaldor, invece, si perveniva a cogliere differenze rilevanti fra i diversi processi di crescita capitalistica, il che era da ricollegare – motivavo – proprio all’impiego dei fatti stilizzati. Specificamente, emergeva netta la maggiore aderenza alla realtà concreta dell’analisi kaldoriana, rispetto a quella kuznetsiana.

[19] Si noti che, nel greco antico, nomos voleva dire anche pascolo, il che ha portato all’idea che il mondo delle regole rimandava a quello della vita dei pastori, che era soggetta a delle regole specifiche, ma anche alla loro condizione di nomadi, così che le regole o norme non riguardavano un mondo rigido, quindi uno schema compiuto in cui racchiudere l’accadere nella sua imprevedibilità, bensì il muoversi nella vita concreta che si apriva a prospettive di incontri e di relazioni con gli altri.

[20] Come noto, lo schiavismo è stato il sistema sociale ed economico basato sulla schiavitù. In proposito, si consideri che, nella Convenzione supplementare sull’abolizione della schiavitù, del commercio degli schiavi e delle istituzioni e pratiche analoghe alla schiavitù delle Nazioni Unite del 1948, è stato scritto che [La schiavitù] è lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o taluni di essi, e lo schiavo è l’individuo che ha tale stato o condizione. In generale, si consideri che, secondo la maggior parte delle fonti storiche, il termine schiavo deriverebbe dal termine latino medioevale sclavus, poi slavus, indicante il prigioniero di guerra slavo. Tuttavia, nel corso della storia, sono esistite svariate forme di sfruttamento di esseri umani da parte di altri essere umani, come in particolare – nello stesso Occidente – la servitù della gleba medioevale, mentre se ne presentano anche oggi, di altro tipo. Uno schiavo poteva nascere in questa condizione, se figlio di schiavi, oppure poteva perdere la libertà in determinate situazioni, le più comuni delle quali erano la cattura in guerra o la schiavitù per debiti, per cui un debitore, se non era in grado di rimborsare il debito al proprio creditore, diventava egli stesso una sua proprietà. Oggi, mentre non si parla espressamente di schiavi, esistono però situazioni di inferiorità in cui si trovano certi soggetti – largamente provenienti dall’Africa nera e, superando mille pericoli, approdati in Europa, anche in Italia del Sud – che risultano destinati a lavori pesanti per pochi euro al giorno, conducendo quindi una vita indegna per esseri umani.

[21] Quanto al concetto di visione del mondo, concetto introdotto in economia dal grande economista del Novecento, J. Schumpeter (1883-1950), consiste – dal tedesco Weltanschaung – nel modo in cui studiosi, letterati, artisti rappresentano lo svolgersi della vita e delle attività dei diversi soggetti che animano la narrazione di cui si tratti.

[22] Occorre però distinguere fra etica delle virtù ed etica della virtù. Quanto all’etica della virtù, si consideri che – in contrapposizione alla filosofia analitica e linguistica anglosassone che, negli anni 50 e 60, aveva dominato il panorama filosofico in Gran Bretagna e negli USA, a cominciare da J.L. Austin (1911-1960) – ne avrebbe specificamente scritto nello stesso mondo anglosassone il filosofo scozzese, naturalizzato USA, Alasdair MacIntyre (n. nel 1929), già noto per i suoi contributi di filosofia morale e politica, nonché per alcune opere di storia della filosofia e della teologia, con il notissimo saggio After Virtue: a Study in Moral Theory (1981, 20073). In effetti, l’etica della virtù, con MacIntyre, ha conosciuto un’importante ripresa, ancorché parziale, dell’approccio cristiano alla morale, riguardando una branca dell’etica centrale nel Cristianesimo. D’altro canto, quanto all’etica delle virtù, si richiama che, nel Cristianesimo, si è fatta la distinzione tra virtù teologali e virtù cardinali e, naturalmente, in questa sede il riferimento è alle seconde, le quali – come ben noto – riguardano le quattro seguenti fattispecie: prudenza, giustizia, fortezza e tolleranza.

[23] Inizialmente, nei miei studi universitari – essendomi laureato (a Roma) in Giurisprudenza, ma con Tesi in Economia Politica – mi sono occupato largamente di diritto, anche quanto allo ius dei Romani, essendo il diritto disciplina limitrofa all’etica ed alla politica, più che all’economia, laddove, storicamente, diritto, politica ed etica si sono sviluppati in parallelo nella cultura occidentale, mentre l’economia lo ha fatto separatamente.

[24] Vissuto a Napoli tra Seicento e Settecento, Giambattista Vico è stato il primo studioso a trattare del ruolo della storia sia nel pensiero che nelle vicende umane, scrivendo di veri e propri corsi e ricorsi storici. In effetti, Vico – in polemica col grande filosofo e matematico francese René Decartes, meglio conosciuto col cognome latinizzato di Cartesio (1596-1650), il quale,

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