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Tremiti di paura

Tremiti di paura

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Tremiti di paura

Lunghezza:
322 pagine
4 ore
Pubblicato:
18 lug 2019
ISBN:
9788834158203
Formato:
Libro

Descrizione

Una donna vittima di femminicidio
Un giallo avvincente con al centro un femminicidio. In vacanza nelle Perle dell’Adriatico, una ricca e affascinante turista bolognese viene barbaramente ammazzata. Tocca agli investigatori del Reparto operativo di Foggia scoprire chi è l’autore di questo efferato femminicidio. Il cronista salentino Rosario Saru Santacroce ha deciso di staccare la spina per una settimana godendosi la fantastica atmosfera delle Isole Tremiti. Ma quell’infuocato luglio gli riserva una sorpresa. Per l’ennesima volta le sue ferie vengono sconvolte da quel lavoro che ne fagocita tutte le energie. Perché il cronista è maledetto ed è costretto a non staccare quasi mai la spina.
Per questo Saru sveste i panni del vacanziero per indossare quelli del segugio a caccia di notizie da raccontare ai propri lettori. Comincia in quel momento la frenetica caccia alle notizie che lo porta a scontrarsi con gli inquirenti ma anche con la sua donna. I primi non amano i giornalisti e vivono di segreti investigativi, la seconda è gelosa di quel lavoro che non le dà l’opportunità di essere al centro dell’attenzione.
Il certosino lavoro dei carabinieri permette di svelare l’autore del delitto e il movente. Si scopre, così, che l’affascinante ed enigmatica turista bolognese è stata ammazzata da chi le aveva giurato di amarla. E a scovare l’assassino è un’altra donna, la pm che coordina le indagini.
Pubblicato:
18 lug 2019
ISBN:
9788834158203
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Cesario Picca (1972), salentino di origine, vive a Bologna. Per 25 anni ha lavorato come giornalista di cronaca nera e giudiziaria, ora si occupa dei suoi gialli e del protagonista Rosario Saru Santacroce ed è relatore e moderatore in numerosi dibattiti e convegni. Ha pubblicato (2005) il saggio giuridico Senza bavaglio – L’evoluzione del concetto di libertà di stampa.Il suo amore per i gialli è sbocciato con Tremiti di paura dove il cronista salentino Rosario (Saru) Santacroce segue le indagini per scoprire l'autore di un cruento femminicidio. Questo è il primo giallo di una lunga serie. Vi fanno parte, infatti, Gioco mortale - delitto nel mondo della trasgressione, Il dio danzante - delitto nel Salento, Vite spezzate ambientato a Londra e dedicato alle vittime di abusi, L'intrigo - guanti puri e senza macchia e Il filo rosso - delitto sui colli.C’è molto di Cesario Picca in Saru Santacroce. Stessa età, stesse origini, stesso modo di vivere vita e lavoro. Laureato in Economia all’Università di Lecce, Cesario Picca si è trasferito a Bologna per lavoro. Si è occupato per molti anni di cronaca nera e giudiziaria lavorando per il quotidiano L’Informazione-Il Domani e collaborando con l’agenzia Adn Kronos.Nel 2002 è stato insignito del premio 'Cronista dell’anno Piero Passetti' grazie a un’inchiesta giornalistica.Cesario Picca was born and bred in Salento, in South Italy. For 25 years he worked as a crime and judicial reporter so it was very simple start writing thrillers. In his books, like Broken Lives and Murder in the Tremiti Isles, there are many real stories crossed with fantasy.He has already published (2005) the juridical essay Senza bavaglio – l’evoluzione del concetto di libertà di stampa (Ungagged - the developing concept of freedom of the press).His love for thrillers blossomed with Murder in the Tremiti Isles (She, the other and death...) in which the main character, the reporter from Salento, Rosario Saru Santacroce, is involved in a femicide. But you can find Saru Santacroce in thrillers Gioco mortale - delitto nel mondo della trasgressione (Because transgress also means dying...), Il dio danzante - delitto nel Salento (It is hard to deal with our own certainties...), Broken Lives (The monsters from the past destroy the future...), a psychological thriller set in London, dedicated to victims of abuse and inspired by Criminal Minds, Il filo rosso - delitto sui colli and the esoteric L'intrigo - guanti puri e senza macchia.The main character of his thrillers is a rough and rational man, talkative, charismatic, ready to savor every moment of life as if it was the last. Nicknamed Saru (the nickname that is given in Salento to those named like him), the reporter Rosario Santacroce covers the city's crime beat. As often happens, occasionally work also follows him on holidays because a real reporter is destined (almost) never to unplug. And that is probably why he gets entangled in murders.Maybe, between Saru Santacroce and Cesario Picca there are many points in common; they love life and they think life is a gift. They love footing and untill now they have run 30 marathons. A good way, in their opinion, to relax and feel good.In 2002 Cesario Picca was awarded the Piero Passetti prize for 'Reporter of the year'. He is a speaker or moderator at numerous conferences and participates in many radio and television broadcasts.


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Anteprima del libro

Tremiti di paura - Cesario Picca

Capitolo 1 - Perché proprio a te?

Sul terrazzino del ristorante affacciato sul mare delle Tremiti, insieme ai pochi clienti, c’era anche un gatto persiano che pareva apprezzare parecchio la cucina di Michelina, probabilmente molto generosa con lui; come un grande ruffiano, però, non mancava di strusciarsi alle gambe degli sconosciuti per ricevere un extra. Per cominciare, Rosario aveva chiesto un’impepata di cozze di cui era goloso, mentre Elisa aveva optato per un piatto di Palamito condito con olio, aceto, capperi e prezzemolo. Erano le dieci quando si erano seduti e avevano poco più di un’ora per cenare prima di prendere l’ultimo pseudo traghetto della giornata per tornare indietro.

«Cavolo, è già tardi. Se continua di questo passo dovremo seriamente prendere in considerazione la possibilità di percorrere a nuoto quei cento metri che separano le due isole» disse lei guardando l’orologio Cartier che aveva al polso e di cui non si liberava neppure di notte. La bella e intraprendente ragazza era sicura del fatto suo e certa di possedere ottime armi per convincere qualche pescatore a dare loro un passaggio. Avevano innescato un gioco seducente che apprezzavano parecchio, capace di renderli complici e in sintonia. Sfiorandolo con un piede opportunamente coperto dalla tovaglia, gli ricordava che chiunque avrebbe affrontato anche il mare più impervio pur di accontentarla e Saru cominciava a sentirsi stretto nel suo abito di lino immacolato che metteva in risalto la sua carnagione scura e le forme curate da anni di pesi e footing. Tra un ammiccamento e una battuta giunsero infine a una sorta di accordo in base al quale avrebbero preso in considerazione l’estrema ipotesi solo se si fossero trovati in una situazione disperata, magari se avessero mangiato così tanto da non riuscire a farsela a nuoto. 

Le cozze e il Palamito, con il delicato rumore delle onde sullo sfondo, si mostrarono all’altezza delle aspettative e tutto faceva pensare che il risotto di mare, chiesto da entrambi, sarebbe stato il giusto coronamento della cena. Come suo solito Saru si era raccomandato con la giovane cameriera chiedendole di insistere con il cuoco per una porzione abbondante. La ragazza, pugliese come lui, aveva mostrato con un sorriso di aver capito.

«A dire il vero noi abbiamo una cuoca, ma glielo farò presente ugualmente» gli disse recandosi subito verso la cucina dopo essersi segnata l’ordinazione. Saru ne aveva apprezzato l’inaspettata spigliatezza, che contrastava con la sua evidente sbiadita personalità, e si preparava a gustare una bella portata di riso, un alimento di cui era sempre stato molto goloso. Purtroppo, con suo grande rammarico, era stato costretto a ricredersi praticamente subito di fronte a una minuscola porzione, neanche ben guarnita, in cui l’attesa di una vivace composizione con il rosso e saporito sugo di Puglia, i gamberetti sanguigni, le vongole veraci e il prezzemolo verde brillante, si era materializzata in un rosa smorto che gli aveva quasi spento l’appetito, la cui morte definitiva era arrivata dopo il primo boccone. Per la delusione gli sorse la triste sensazione che la cuoca, per dispetto, gli avesse propinato un risotto di quelli congelati. Un affronto se ci si trova a mangiare praticamente sul mare, dove da un momento all’altro un pesce potrebbe saltarti nel piatto direttamente dall’acqua, ma ancor più per uno come lui, sempre pronto a gustare la sua amata cucina pugliese. Decise a malincuore di mangiare lo stesso quell’obbrobrio riportando alla mente il pranzo del giorno prima che era stato una festa per il suo esigente palato. Mauro gli aveva condito un sostanzioso e succulento piatto di spaghetti con un ottimo sugo preparato al momento con aragosta, scampi, dentice e pescatrice e aveva innaffiato il tutto con dell’ottimo vino locale.

Mentre a fatica tirava su la forchetta, riflettendo se fosse opportuno commentare con tono sarcastico la portata con la cameriera o recarsi direttamente in cucina per una piazzata alla cuoca, un urlo agghiacciante gli fece venire i brividi mandandogli di traverso il boccone. Per calmare la tosse bevve d’un fiato un bicchiere di acqua minerale, poi lanciò uno sguardo verso la fidanzata, asciugandosi le lacrime per mettere a fuoco l’espressione interrogativa di lei. Si guardò intorno, incrociando gli occhi atterriti e sperduti degli altri commensali sulla terrazza e si alzò di scatto.

«Dove vai?» gli chiese Elisa spaventata.

«Vado a vedere cosa è successo» rispose Saru.

«Ma dove?».

«Non lo so, penso da quella parte, così mi è sembrato» rispose indicando un luogo indeterminato.

«Che ti importa? Non siamo mica a Bologna. Siamo in vacanza, non devi lavorare» provò a dirgli, ma le era bastato guardare gli occhi per percepire il suo cambiamento d’umore, come se qualcosa dal profondo dell’animo si fosse impossessato di lui e gli avesse imposto di indossare i panni del cronista che va all’attacco di una notizia. Saru lasciò dei soldi sul tavolo, presi in fretta dal portafoglio, per dirigersi verso la scalinata che conduceva alla fortezza limitandosi a esortarla a pagare perché tanto il risotto faceva pure schifo e la fame gli era passata. Si era allontanato solo dopo aver buttato giù un altro bicchiere d’acqua, più che per la sete per levarsi dalla bocca il pessimo sapore di quel piatto che gli avevano rifilato. Sentiva di dover andare da qualche parte, ma non conosceva la destinazione, quindi si mise a correre facendosi guidare dall’istinto. 

Attraversò il viale con le palme e raggiunse la chiesa di Santa Maria, fiancheggiata a destra dalla muraglia e che termina all’alta torre quadrata. In giro non c’era anima viva; passando si fece un veloce segno della croce e imboccò il chiostro alla destra della chiesa romanica, lo attraversò di corsa e raggiunse la zona archeologica immersa nel buio. Conosceva la strada, ma nelle tenebre tutto sembrava modificato e adesso che si era infilato in quel vicolo cieco, senza neppure una torcia, percepì dentro di sé i brividi della paura; non sapeva più cosa fare. Cominciava a montare in lui la certezza di aver fatto una grossa cazzata. Aveva il fiatone e siccome era abituato a fare footing almeno tre volte a settimana, ebbe la netta sensazione di essere in procinto di fare i conti con un attacco di panico, una sensazione che non aveva mai vissuto prima di quel momento. 

D’istinto cominciò a guardarsi intorno e soprattutto alle spalle. Nella zona archeologica dell’isola di San Nicola regnava il silenzio e non si sentiva neppure lo sgradevole ronzio di una zanzara. Provò a fare qualche passo in avanti a caso e rimpianse ancor di più di essere lì quando all’improvviso un gabbiano, forse spaventato da qualcosa, spiccò il volo passandogli davanti. Non riuscì a trattenersi e cacciò un urlo di terrore. Quasi in contemporanea udì il rumore di qualcosa che cadeva in acqua ma non ci fece caso più di tanto, pensò a una pietra rotolata dalla roccia; dopo essersi ripreso dallo choc proseguì.

Poteva udire l’ondeggiamento del mare in lontananza, l’unico suono che lo circondava, e pensò di non essere lontano dalla torre del Cavaliere di San Nicola, sotto alla quale si apriva la grande tagliata nel sasso vivo che permetteva al mare di infiltrarsi e dividere il castello dallo scoglio di San Nicola di fatto isolandolo per non offrire quel lato a un attacco nemico. Il cuore gli batteva all’impazzata e lui continuava a guardarsi intorno e alle spalle senza sapere da cosa avrebbe dovuto difendersi. Pensò che non fosse improbabile che qualche malintenzionato si trovasse nei paraggi e potesse aggredirlo, così si chinò e raccolse da terra un sasso; proprio in quel momento cominciò a udire dei lamenti che diventavano sempre più forti. Avanzava verso quei suoni indistinti, spaventato senza vergogna dall’ignoto, ma allo stesso tempo animato da una forza che lo spingeva a proseguire per capire cosa fosse successo. Non poteva fermarsi e chiamare aiuto con il cellulare: aspettare avrebbe potuto significare perdere attimi preziosi per qualcuno in difficoltà. Non correva più, camminava a passo svelto cercando di aguzzare la vista e fu così che tra le tenebre riuscì a mettere a fuoco qualcosa di bianco che si muoveva.

Per qualche istante gli si ghiacciò il sangue e si guardò intorno temendo per la propria incolumità. Aveva tanta paura, ma la curiosità di capire cosa stava accadendo era molto più forte. Proseguì per alcuni metri e nel voltarsi per guardarsi alle spalle per l’ennesima volta inciampò finendo sopra una persona distesa a terra che indossava un paio di pantaloni bianchi. Era finito su una donna, quella era la sua unica certezza in quel momento, favorita dalla morbidezza della pelle e dal seno.

Si appoggiò a terra come poteva, per non pesare su quel corpo disteso e quando si tirò su sentì di avere le mani umide e appiccicose; nello strofinarsele addosso per asciugarsele avvertì che anche i vestiti erano umidi in un paio di punti. Fu allora che avvertì l’odore dolciastro e stomachevole del sangue fresco e questa consapevolezza gli giunse come un pugno violento allo stomaco. Fece appena in tempo a girarsi dall’altra parte prima di vomitare. In quel momento ebbe la certezza di essere al centro di un tragico evento anche se non riusciva a capire che cosa avesse quella donna; e di certo il buio non lo aiutava.

«Mi dica qualcosa, che le è successo? Riesce a parlare?» urlò verso quel corpo che emanava flebili lamenti, forse più per fare coraggio a se stesso che per prestarle realmente soccorso. Sperava che da un momento all’altro qualcuno sarebbe giunto per aiutarlo e questo pensiero in qualche modo sembrava placare il suo cuore; aveva bisogno di un momento di lucidità per poter riflettere sul da farsi.

Una vampata di calore lo colse all’improvviso e cominciò a grondare sudore ma, nonostante l’agitazione, estrasse il cellulare dalla tasca e si mise a premere i tasti all’impazzata cosicché lo schermo si accese e illuminò la scena: la donna, sdraiata sul fianco destro, leggermente rannicchiata, gli voltava le spalle e con un filo di voce gli chiese aiuto; poi morì. Saru le poggiò due dita sul collo, non sentì il battito e capì che non c’era più nulla da fare. L’odore del sangue era molto forte, gli aveva invaso le narici e gli stava soffocando la mente; grazie alla luce del cellulare gli parve di capire che la ferita fosse all’addome e dall’ampia chiazza determinò che fosse piuttosto profonda. 

All’improvviso l’agitazione lasciò il posto alla razionalità e si convinse che la cosa migliore fosse lasciare tutto com’era, per non contaminare la scena del crimine, nonostante vi fosse finito dentro. Gli sembrava di sentire il sangue dappertutto, persino in faccia e sui capelli e non capiva come avesse fatto a sporcarsi in quel modo. Continuava a guardarsi intorno, senza vedere nessuno e gli pareva una situazione inspiegabile e assurda: quel grido agghiacciante era certamente stato udito in tutta l’isola. Man mano che il tempo passava e i suoi occhi iniziavano ad abituarsi al buio e il suo olfatto all’odore del sangue, fu in grado di avvertire una fragranza che gli sembrava di avere già annusato in un’altra circostanza. Un improvviso quanto inspiegabile presentimento lo spinse ad abbassarsi di nuovo sulla donna morta per annusarne il profumo e per cercare di guardarla bene in faccia grazie alla luce del telefonino.

Con il passare dei minuti quel corpo senza vita gli diveniva sempre più familiare. Aveva già accarezzato quelle forme, seppure di sfuggita, e quelle labbra anche se assaporate furtivamente gli avevano comunicato sensazioni molto piacevoli, cariche di attesa per future soddisfazioni che aveva momentaneamente riposto in un angolo della mente. Rimase per qualche istante senza pensare ad altro, sapendo che lei non avrebbe mai udito le sue parole e forse neppure colto il turbamento che in quel momento metteva in subbuglio il suo animo.

«Nooo… Lucia!» gridò con il cuore che tornava a battergli con una violenza ancora maggiore di prima, mentre un sentimento di orrore si impossessava del suo animo.

«Perché proprio a te, Lucia?».

Capitolo 2 - Vacanza finita

Il lento ma inesorabile incedere del tempo segnava ormai le ultime ore di vacanza tra i colori e i profumi delle isole Tremiti. Sette giorni per staccare dal lavoro dopo un periodo abbastanza impegnativo non erano stati molti, ma Rosario Santacroce se li era comunque goduti, come sempre amava fare. Abituato a vivere ogni momento che la vita gli regalava quasi come fosse l’ultimo e a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, non nutriva alcun rammarico per la fine della vacanza e anzi era soddisfatto di quanto era riuscito a ritagliarsi. Inoltre era stato pure fortunato nella scelta della compagnia che aveva manifestato gusti identici ai suoi dando un ulteriore senso di appagamento a quella breve fuga dal quotidiano.

Steso al sole, con un buon libro a fianco, aveva trascorso le sue giornate adagiato sugli scogli come una lucertola sgranocchiando di tanto in tanto frutta e tarallini locali. Le calorie sempre in agguato, favorite da una vita più tranquilla rispetto al solito, erano una potenziale minaccia che cercava di sventare con una regolare attività fisica in antitesi alle tante ore che riusciva a trascorrere steso su uno scoglio senza manifestare alcun segno di indolenzimento. L’ora di tornare al lavoro che tanto amava sembrava avvicinarsi con la stessa velocità di una gazzella inseguita da un leone, ma non gli pesava più di tanto contento com’era di avere conosciuto un posto nuovo e incuriosito dall’idea di tornare in redazione così abbronzato da scatenare come al solito l’invidia di molti colleghi e conoscenti. La sua pelle, molto liscia e già scura, raggiungeva un colore quasi nero e setoso come se il lavorio del sole lo accarezzasse ammirato più che bruciarlo. Di tanto in tanto anche lui era costretto a gettarsi nell’acqua cristallina del brillante mare della sua Puglia, un modo più che piacevole per sopravvivere alla canicola di quel luglio infuocato.

Quel fresco sulla pelle riportava alla mente di Saru l’infanzia vissuta nell’amato Salento e caratterizzata da una certa insofferenza per il caldo e da incomprensione verso i tanti turisti che trascorrevano le loro giornate a poltrire in spiaggia. I suoi ricordi legati al mare erano, infatti, i tanti tuffi dalla scogliera, la pelle raggrinzita per gli interminabili bagni, le urla di giubilo dei ragazzini come lui sempre in acqua. A pensarci gli veniva da sorridere: con gli occhi di un tempo avrebbe considerato se stesso un matto, vista la sua capacità di stare per così tanto tempo senza fare nulla e alla mercé di un sole cocente.

Quel giorno Saru e la sua ragazza avevano in programma di fare un giro notturno sulla bianca isola di San Nicola che avrebbero raggiunto con il traghetto serale dal molo di San Domino. L’idea era di visitare la roccaforte e poi fermarsi a mangiare all’Artista, il ristorante gestito dalla signora Michelina, consigliato loro da Mauro, il proprietario della barca a bordo della quale avevano trascorso la giornata precedente a esplorare l’isola, a fare bagni e a gustare l’ottimo pesce pescato dall’uomo la notte precedente.

All’inizio, leggendo la locandina, era sembrato uno di quei giri organizzati senza infamia e senza lode che solitamente sono offerti ai turisti per ammirare la costa di ogni isola. Sul foglio A4 veniva pubblicizzata una giornata indimenticabile e il titolare del bar, che si affacciava sulla piazzetta intitolata al presidente che esultava ai Mondiali di Spagna, Sandro Pertini, si sporse dal bancone quasi a rassicurarli della bontà di quanto veniva pubblicizzato. Si erano imbarcati tra mille dubbi a causa di alcune precedenti e analoghe esperienze che li avevano delusi, ma stavolta avevano dovuto ricredersi: avevano pagato cinquanta euro a testa, ma per la qualità del trattamento ricevuto erano stati ben spesi.

Per concludere nel migliore dei modi la vacanza, trascorsa in maniera abbastanza spartana, avevano deciso di concedersi una cenetta romantica. Ma per riuscire a rispettare il programma erano stati costretti a tornare presto dalla spiaggia, non senza rimpianti considerato che quello sarebbe stato l’ultimo giorno di mare. Una doccia veloce e poi via verso il porto per giungere a destinazione prima del calare del sole.

Raggiunsero il luogo dell’imbarco a piedi percorrendo una stradina tutta curve lunga non più di un chilometro con l’ultimo tratto che degradava verso il mare riempiendo gli occhi e gonfiando il cuore con lo spettacolo offerto dalla natura.

«Che meraviglia» esclamò la Elisa. Per alcuni minuti restarono a guardare l’isola di San Nicola illuminata dal sole: una lingua di terra bianca circondata dal mare azzurro cristallino e abbellita da tanto verde; una sorta di bouquet creato da un bravo fioraio incaricato di abbellire una sala destinata a un fantomatico e indimenticabile gran galà.

«Se non avessi avuto te, avrei dovuto venire qui più spesso per vedere qualcosa di così bello» le sussurrò all’orecchio Saru con la consapevolezza di chi è capace di giocare molto bene con le parole per ottenere ciò che desidera. E in effetti si guadagnò il bacio che avrebbe voluto ma che in quel momento non aveva voglia di chiedere esplicitamente, in omaggio al gioco della seduzione che li aveva visti entrambi molto bravi e tanto complici. Quello scambio di emozioni aveva acceso i due amanti a tal punto da far quasi dimenticare loro il traghetto, la gita e la cena che avevano programmato. Solo il rumore assordante di un camioncino e la scia di fumo nero e irrespirabile che si era lasciato alle spalle li aveva riportati alla realtà convincendoli che quello non era il luogo adatto per continuare con le effusioni.

«Credo che sia il caso di proseguire con il nostro programma perché se continuiamo così all’altra isola non ci arriviamo di sicuro» disse Saru grazie a quel poco sangue che ancora gli irrorava il cervello in controcorrente rispetto al flusso principale che confluiva visibilmente più in basso.

Giunti al porto salirono su una piccola barca che in appena due minuti li condusse a destinazione insieme a un nugolo di turisti che aveva avuto la loro stessa idea. Avevano prenotato un tavolo sul terrazzino del ristorante per poter ammirare il mare. Quella sera non c’era molta gente e il rumore delle onde che lievemente si adagiavano sulla battigia giungeva fino a loro senza interferenze.

«L’arcipelago è molto carino, si sta bene, merita di essere visitato. L’unica cosa che mi ha lasciato perplesso è la gente a mio avviso un po’ troppo chiusa, poco gioviale, poco propensa al dialogo; ha poco del salentino. Il Salento in effetti è proprio un’altra cosa grazie alla sua gente tanto calorosa e accogliente, sempre pronta a dare una mano e a farti sentire a casa tua» disse Saru alla ragazza mentre sorseggiavano un aperitivo.

«Direi che è un motivo in più per portarmi nella tua tanto amata terra. Me ne parli così spesso e così bene che stai stuzzicando la mia curiosità. A dire il vero ne ho sentito parlare bene anche da altre persone ma non essendoci mai andata mi piacerebbe verificarlo; e l’avere incontrato te è una ragione in più per andarci» rispose lei.

«Credo che a fine agosto vi farò un salto. Non ci vado da tanto tempo e ho voglia di vedere i miei genitori che reclamano giustamente la mia presenza. Credo che sarebbero contenti di conoscerti».

«Mi stai forse ufficialmente invitando a conoscere i tuoi? Non hai paura di compromettere la tua aura di single impenitente? Occhio che cominci a piacermi e se continui a portarmi in vacanza in posti incantevoli come questo potrei anche innamorarmi» gli disse tra il serio e il faceto, di fatto nascondendo il suo vero pensiero.

«Mi vedi forse spaventato?» le rispose prontamente lui senza però fornirle alcun punto di riferimento e lasciando spalancate le porte a qualsiasi soluzione. La ragazza gli piaceva molto e l’idea di costruire un rapporto durevole non lo spaventava affatto. Da tempo non provava un sentimento forte, di quelli capaci di far sussultare il cuore e di far sentire le farfalle nello stomaco quando il pensiero corre verso la persona che in quel momento occupa il primo posto in quasi tutte le cose che fai.

«Non ho ancora capito quando scherzi e quando fai sul serio. Sei così anche quando lavori?» gli chiese lei che aveva confidato in quella vacanza per conoscere meglio questa persona che era entrata come un tornado nella sua vita già di per sé abbastanza movimentata, con le sue stravaganze, la sua voglia di allegria, il suo modo di affrontare i problemi o le situazioni anche molto difficili. Quest’uomo che a volte era forse un po’ troppo anticonformista e fuori dagli schemi, capace di spiazzare risultando spesso vincente. Tante volte si era soffermata a pensare come facesse a sopravvivere in un mondo di squali con la sua schiettezza, con la sua sincerità a volte fanciullesca e disarmante.

«Solitamente cerco di sdrammatizzare le situazioni perché non amo i musoni e le persone che danno l’impressione di portare sulle loro spalle tutto il peso di questo mondo. La vita, che pure a mio avviso merita sempre di essere vissuta, già ci riserva delle situazioni non piacevoli, se poi ci aggiungiamo del nostro per complicarla diventa tutto più difficile. È per questo che cerco sempre di sorriderle e di sorridere alla gente che incontro. Un sorriso a mio parere rende tutto più semplice e non costa praticamente nulla».

«Sarai pur serio qualche volta? Che so… Quando vai su un omicidio che fai, ridi?».

«Oddio. Diciamo che in quei casi non c’è molto da ridere, ma allo stesso tempo se fai il serio non è che risolvi la situazione. Non starnazzi e non fai sceneggiate per rispetto di quanto accaduto, ma se puoi scambiare quattro chiacchiere con i colleghi o con le forze dell’ordine e magari ridere un po’ aiuti certamente a far evolvere le circostanze e la giornata in maniera più favorevole. Ti immagini stare delle ore col muso neanche fosse il tuo funerale? Non ce la farei, sarebbe troppo difficile venirne fuori».

«Con i tuoi colleghi come va? Che rapporti ci sono tra di voi? Vi fate la guerra?».

«Ci vediamo ogni tanto fuori dal lavoro, ma dipende molto dal rapporto personale che si instaura, nel senso che svolgere lo stesso lavoro, almeno nel mio caso, non fa da collante perché lo stress quotidiano spesso mina i rapporti e li rende più difficili. Poi non ho colleghi delle mie parti al contrario dei tanti carabinieri e poliziotti con i quali

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