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Disuguaglianza e povertà in Europa
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E-book132 pagine1 ora

Disuguaglianza e povertà in Europa

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Disuguaglianza e povertà in Europa: Deficit, PIL, austerity, PPA, Global inequality. È senz'altro complesso cercare di orientarsi all'interno di questo lessico tanto ricco quanto ai più sconosciuto e che però - lingua della finanza e quindi lingua che ci riguarda, lingua viva del nostro lavoro - oggi più cha mai è doveroso conoscere, quantomeno a grandi linee, affinché il cittadino europeo possa riuscire non solo a navigare nel mare magnum delle informazioni il più delle volte apocalittiche dell'economia nostrana, ma soprattutto a capire perché la sua condizione economica sia tale e in ragione di quale precisa politica europea. Un saggio attraverso le parole della finanza e quindi le scelte e le crisi dell'ultimo decennio, alla ricerca di uno spazio da conoscere e conquistare: il gap tra ricchi e poveri della grande forbice europea.
LinguaItaliano
Data di uscita31 mag 2019
ISBN9788830606494
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    Anteprima del libro

    Disuguaglianza e povertà in Europa - Stefano Bellagarda

    risorse

    PREMESSA

    La globalizzazione e il consolidamento della postmodernità non lasciano alcuna nazione al riparo dagli effetti a livello internazionale di fattori economici, politici e dei problemi sociali. Tra quest’ultimi troviamo la povertà. Trattare il tema della povertà e delle azioni di contrasto risulta essere estremamente complesso. Infatti, sull’argomento ‘povertà’ esiste una vastissima e articolata letteratura che tratta il problema come una macro fenomeno che investe ampie aree territoriali (ad esempio il Sud del mondo), oppure che tende a rilevarne gli aspetti di trasversalità o, ancora, che mira a coglierne le specifiche espressioni nella civiltà occidentale. Vi sono anche analisi di settore che osservano il fenomeno da diverse prospettive: i bambini, le donne, i giovani, i disoccupati oppure che studiano la povertà in relazione a micro contesti sociali: urbani, rurali, ecc. Tuttavia, l’approccio prevalente alla povertà che si evidenzia appare essere da un lato quello relativo al controllo sociale e dall’altro quello inerente al problema di tipo economico,concernente la preoccupazione di dare una risposta che non induca comportamenti opportunistici e, contestualmente, di arginare la spesa sociale nei confronti delle persone indigenti. Alla povertà, considerata prevalentemente come carenza di reddito, si risponde quasi esclusivamente in termini economici, monetari. Tale scelta di politica sociale si fonda sulla necessità di soddisfare i bisogni prima rima non tiene conto della persona nella sua globalità e della povertà come un problema che investe diversi ambiti di vita degli individui. Il progresso economico non l’ha debellata ma, anzi, l’ha accresciuta e ha provocato il sorgere di nuove forme di povertà e di nuovi profili di rischio con una pesante ricaduta sui livelli di uguaglianza sociale. L’ampliarsi del fenomeno della povertà, che oggi riguarda fasce di popolazione un tempo estranee e l’accresciuto numero di famiglie esposte al rischio di povertà, fanno riflettere su come tale fenomeno stia assumendo forme diverse di un tempo. Si osserva, una situazione di diffusa vulnerabilità invisibile. È cioè un crescente numero di persone si affaccia, per la prima volta, sulla soglia della povertà. Tale situazione trascina con sé una molteplicità di aspetti che possono aggravarla,trasformala e renderla una condizione d’indigenza stabile nel tempo. Pertanto, l’analisi del problema non può essere ricondotta solo a temi di ordine monetario ed economico. Rispondere alla povertà o al rischio di povertà esclusivamente in termini monetari assume quindi un potente significato simbolico:da un lato conferma la cultura economicistica centrata sull’etica del denaro, dall’altro invia un messaggio di non scarsa attenzione verso il problema che non viene considerato nella sua dimensione collettiva, comunitaria ma viene ‘restituito’all’interessato, come se fosse un’suo’ problema dipendente dalla sua volontà. In Italia e a livello internazionale, fatta eccezione per i Paesi del Nord Europa, le azioni di contrasto alla povertà non hanno avuto un’attenzione specifica e globale e di fatto sono caratterizzate dalla frammentazione degli interventi, dal loro carattere categoriale e selettivo, basate su un approccio riparativo-assistenziale che richiama alla mente più una dimensione di controllo sociale e di ordine pubblico che di rimozione di uno stato di sofferenza. Va evidenziata la tensione da parte dei servizi sociali di agire in un’ottica di autonomia della persona. Tuttavia, perdura ancora una cultura basata sul sostegno al reddito tramite prestazioni economiche (spesso di entità irrisoria o quantomeno non risolutiva) come se il disagio economico dipendesse esclusivamente dal reddito. Tale cultura si riflette nelle scelte di politica sociale e nella realizzazione dei welfare locali. Appare necessario spostare radicalmente l’attenzione da un intervento volto a coprire carenze ad un altro indirizzato a promuovere e a sviluppare le capacità degli individui.

    PRIMA PARTE

    ASPETTI DEFINITORI DEL CONCETTO

    DI POVERTÀ

    Introduzione

    In quest’ultimo decennio si entra e si esce dalla povertà più frequentemente, sono cresciute le famiglie coinvolte in oscillazioni tra periodi della propria vita nei quali il reddito è sufficiente e condizioni di povertà più o meno intense. Il rischio di povertà è molto più esteso rispetto al passato, ora coinvolge quasi la metà della popolazione,e non è legato solo a un periodo di crisi economica, ma a un insieme di dinamiche sociali che generano crescente instabilità e insicurezza nella vita delle persone, nel lavoro, nella famiglia, riducono l’efficacia degli attuali sistemi di protezione sociale,creano instabilità in tutte le relazioni. Il terreno su cui poggiamo le nostre prospettive di vita è notoriamente instabile, come sono instabili i nostri posti di lavoro e le società che li offrono, i nostri partner e le nostre reti di amicizie, la posizione di cui godiamo nella società in generale e l’autostima e la fiducia in noi stessi che neconseguono.

    L’insicurezza economica e sociale e, più in generale, il sentimento di incertezza del futuro sono diventati assai diffusi nella società contemporanea e questo avviene sia a seguito dell’avvento di nuovi rischi sia per la trasformazione dei vecchi rischi sociali. Questi ultimi perdono la loro natura aleatoria e circoscritta per diventare minacce diffuse, alle quali difficilmente ci si può sottrarre e che una volta sopraggiunte perdurano a lungo: le malattie diventano degenerative, la disoccupazione diventa di lunga durata, la vecchiaia è oramai una lunga fase della vita accompagnata quasi inevitabilmente dalla non autosufficienza. Per molte persone le esigenze di sicurezza e stabilità sono prioritarie e per una quota molto estesa di popolazione l’instabilità delle relazioni sociali e l’incertezza sul proprio futuro raggiungono gradi intollerabili; più che un rischio calcolato rappresentano un pericolo incombente che erode ogni sicurezza, che crea un destino incerto e contesti di vita precari. Ed è proprio all’interno di questa instabilità che si nascondono le cause della povertà.

    Le facce della povertà sono numerose. Ce n’è una ogni cinque. La maggioranza sono le facce delle donne, vengono poi le facce dei bambini, dei giovani, dei disabili e degli anziani; degli indigeni, degli emigranti e dei rifugiati, quelli che il progressoha spinto alla periferia. Definite collettivamente svantaggiati, o marginalizzati, queste sono le persone che devono rappresentare il primo obiettivo di ogni serio sforzo per eliminare l’indigenza dalla faccia della terra. La povertà si manifesta del resto in molte forme: come una miseria endemica e di massa nei Paesi più poveri e meno sviluppati; come sacche di indigenza che rimangono persino in mezzo alle nazioni più ricche; come improvviso impoverimento dovuto a disastri naturali o causati dall’uomo; come necessità temporanea determinata da un’ondata di licenziamenti; o come la sofferenza persistente dei marginalizzati che svolgono lavori servili per una paga irrisoria,quando non addirittura per niente. Ma in qualunque modo si manifesti, la povertà è sempre accompagnata dall’esclusione sociale, che costituisce al tempo stesso una violazione della dignità umana e una minaccia alla vita stessa.

    L’esclusione sociale sembra essere una condizione ancora più diffusa e che rappresenta una delle tante contraddizioni di questa società, caratterizzata dalla sperequazione economica (chi è ricco diventa sempre più ricco, chi è povero diventa sempre più povero) e dalle tante povertà sociali. L’introduzione del concetto di esclusione sociale ha contribuito a rendere meno concentrata sulla dimensione del solo reddito la questione della povertà. Assumere elementi quali: la capacità di disporre di beni e servizi ritenuti essenziali, la multidimensionalità, la partecipazione sociale, il coinvolgimento politico e l’integrazione sociale nel tempo ha consentito un raffinamento delle elaborazioni sul tema;rendendo possibile, inoltre, l’introduzione di altre dimensioni del fenomeno quali quelle della povertà soggettiva (percepita) e oggettiva, assoluta e relativa, unidimensionale e multidimensionale, statica e dinamica. Gli aspetti che concorrono alla caratterizzazione di una situazione di povertà sono molteplici e tra loro interdipendenti, seppure secondo dinamiche tutt’altro che univoche e lineari;queste differenti manifestazioni rendono il fenomeno difficile da definire e misurare. Infatti esistono molteplici modi per definire questo termine che in sé racchiude una complessità di aspetti che cambiano e si differenziano nello spazio e nel tempo.

    La Banca mondiale definisce la povertà come uno stato di pronunciata privazione,intendendola come la privazione del benessere dell’uomo. Al concetto di povertà è subito associato uno stato di deprivazione monetaria, ma è ormai teoria consolidata che la povertà non può essere intesa come la semplice mancanza di denaro; essa va intesa come una privazione del benessere cui ogni individuo ha diritto, visto sia nella sua individualità sia nella complessità di un collettivo. È l’impossibilità di accedere ai servizi minimi, l’incertezza del quotidiano, la privazione di un’adeguata educazione scolastica, l’inaccessibilità al servizio sanitario, il non poter usufruire di un alloggio.

    Un esempio in tal caso è offerto dall’Unione europea che scrive: «Per persone povere s’intendono: i singoli individui,le famiglie e i

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