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L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato
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L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato
E-book203 pagine3 ore

L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato

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"L’origine della famiglia, la proprietà privata e lo Stato: alla luce delle ricerche di Lewis H. Morgan" è il titolo completo di un trattato sul materialismo storico scritto da Friedrich Engels e pubblicato nel 1884. Si basa in parte sulle note di Karl Marx al libro "The Ancient Society" dell’antropologo americano Lewis Henry Morgan.

Friedrich Engels (Barmen, 28 novembre 1820 – Londra, 5 agosto 1895) è stato un filosofo, sociologo, economista, giornalista e imprenditore tedesco, fondatore assieme al sodale Karl Marx del socialismo scientifico, oltre che teorico, sulla base dell'impostazione critica in chiave materialista dell'intera storia umana sviluppata da Marx, del materialismo dialettico (Dialettica della natura, 1883).

Traduzione a cura di Pasquale Martignetti. 

 
LinguaItaliano
EditorePasserino
Data di uscita28 mag 2019
ISBN9788834123874
L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato
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Autore

Friedrich Engels

Friedrich Engels (1820-1895) moved to England in 1842 to work in his father's Manchester textile firm. After joining the fight against the counter revolution in Germany in 1848 he returned to Manchester and the family business. In subsequent years he provided financial support for Marx and edited the second and third volumes of Capital. He is the author of The Condition of the Working Class in England (1845), and co-author, with Karl Marx, of The Communist Manifesto (1848).

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    L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato - Friedrich Engels

    civile

    Stadi dell'evoluzione preistorica

    Morgan è il primo, che, con conoscenza di causa, cercò di apportare un ordine preciso nelle nozioni della preistoria umana, e, sinchè un nuovo materiale considerevolmente più ricco non costringa a cangiamenti, le sue classificazioni rimarranno ben salde.

    Delle tre epoche principali - stato selvaggio, barbarie, epoca civile - evidentemente lo occupano soltanto le prime due e la transizione alla terza. Egli suddivide ognuna delle due prime in tre stadii: in-feriore, medio e superiore, secondo i progressi della produzione dei mezzi di sussistenza; perciocchè, egli dice, «l'abilità in questa pro-duzione è decisiva per stabilire il grado della superiorità e del do-minio dell'uomo sulla natura; di tutti gli esseri, solo l'uomo è giunto a farsi padrone quasi assoluto della produzione degli alimenti. Tutte le grandi epoche dell'umano progresso coincidono, più o meno di-rettamente, con le epoche nelle quali furono arricchite le fonti della sussistenza.» Lo sviluppo della famiglia procede di pari passo, ma non offre alcun segno altrettanto caratteristico per la distinzione dei periodi.

    I. STATO SELVAGGIO.

    1. Stadio inferiore. Infanzia del genere umano che, vivendo, al-meno in parte, sugli alberi (con che soltanto è spiegabile ch'esso ab-bia potuto durare di fronte ai grandi animali da preda), dimorava ancora nelle sue sedi originarie, le selve tropicali o subtropicali. Frutta, noci, radici gli erano alimento; la elaborazione del linguaggio articolato è prodotto essenziale di questo periodo. Di tutti i popoli conosciuti nel periodo storico, nessuno apparteneva più a questo stadio primitivo. Quantunque possa aver durato molti millennii, non ci è dato dimostrarlo con prove dirette; ma, ammessa la discendenza dell'uomo dal regno animale, non si può non ammettere questa transizione.

    2. Stadio medio. Comincia coll'impiego dei pesci (tra i quali no-veriamo anche i granchi, le conchiglie ed altri animali acquatici) pel nutrimento, e coll'uso del fuoco. Questi due fatti vanno insieme, poichè solo il fuoco rende il pesce perfettamente commestibile. Ma, con questo nuovo alimento, gli uomini divennero indipendenti dal clima e dalla località; seguendo i fiumi e le coste, essi poterono dif-fondersi, ancora nello stato selvaggio, sulla più gran parte della terra. Gli strumenti di pietra grezza, rozzamente lavorati, della più remota età della pietra, così detti paleolitici, che appartengono, tutti o la più parte, a questo periodo e che si trovano diffusi per tutti i continenti, costituiscono la prova di queste migrazioni. La occupazione delle nuove zone, l'ininterrotto attivo stimolo di ricerca, insieme al possesso del fuoco prodotto dalla confricazione, apportarono nuovi alimenti, come: radici e tuberi fortemente amidacei, cotti nella cene-re calda o in forni scavati nella terra; selvaggina, che, coll'invenzione delle prime armi, mazze e lance, divenne un eventuale complemento del vitto. Popoli esclusivamente cacciatori, quali si descrivono nei libri, viventi cioè di sola caccia, non ve n'ebbe mai, poichè il prodotto della caccia è troppo malcerto.

    Per la continua incertezza delle sussistenze, sembra allignare in questo periodo l'antropofagia, che durerà poi lungo tempo. Gli Au-straliani e molti Polinesiani stanno ancora oggi in questo stadio me-dio dello stato selvaggio.

    3. Stadio superiore. Comincia colla invenzione dell'arco e della freccia, con che la selvaggina diviene alimento ordinario, e la caccia uno dei rami normali del lavoro. Arco, corda e freccia formano già un istrumento molto complesso, la cui invenzione presuppone lunga esperienza accumulata, spirito acuto e conoscenza simultanea di molte altre invenzioni. Infatti, se paragoniamo i popoli, che cono-scono bensì l'arco e la freccia, ma non ancora la ceramica (dalla quale Morgan data il passaggio alla barbarie), noi troviamo qualche principio di villaggi, un certo dominio sulla produzione delle sussi-stenze, vasi ed arredi di legno, tessitura a mano, senza telaio, di fibre di corteccia, canestri intrecciati di scorze o di vimini, strumenti di pietra levigata (neolitici). Per lo più il fuoco e l'ascia di pietra han già foggiato l'albero a piroga, e fornito, qua e là, travi e tavole per la costruzione di case. Noi troviamo, per esempio, tutti questi progressi presso gl'Indiani del Nord-ovest dell'America, che conoscono, sì, l'arco e la freccia, ma non la ceramica. Per lo stato selvaggio l'arco e la freccia furono quello che fu la spada di ferro per la barbarie, e l'arme da fuoco per l'epoca civile: l'arme decisiva.

    II. BARBARIE.

    1. Stadio inferiore. Data dalla introduzione della ceramica. Que-sta, verosimilmente in molti casi, e probabilmente dapertutto, è sorta dallo spalmare con argilla i vasi intrecciati, o di legno, per renderli incombustibili; con che trovossi bentosto, che l'argilla plasmata rendeva lo stesso servizio anche senza il recipiente interno.

    Fin qui, potemmo considerare il processo dell'evoluzione in un modo affatto generale, come applicabile, per un dato periodo, a tutti i popoli, senza riguardo alla località. Ma il sopraggiungere della barbarie segna uno stadio, nel quale la diversa attitudine naturale dei due grandi continenti acquista valore. Il momento caratteristico del periodo della barbarie è l'addomesticamento e l'allevamento degli animali e la coltura delle piante. Ora, il continente orientale, il così detto vecchio mondo, possedeva tutti gli animali addomesticabili e tutti i cereali coltivabili, tranne uno; l'occidentale, l'America, dei mammiferi addomesticabili non aveva che il lama, e anche questo soltanto in una parte del Sud, e di tutti i cereali coltivabili solo uno, ma il migliore: il maiz. Queste differenti condizioni naturali fanno sì che quindinnanzi la popolazione di ciascun emisfero segue il suo corso particolare, e i diversi periodi vi sono segnati da limiti speciali.

    2. Stadio medio. Incomincia, nell'Est, coll'allevamento degli animali domestici: nell'Ovest, colla coltura delle piante alimentari mercè l'irrigazione e coll'uso di «adobi» (mattoni disseccati al sole) e di pietre per costruzione.

    Incomincieremo coll'Ovest, poichè quivi questo stadio, fino alla conquista europea, non era stato varcato in nessun luogo.

    Presso gl'Indiani dello stadio inferiore della barbarie, ai quali ap-partenevano tutti quelli trovati all'est del Mississipi, esisteva già al tempo della loro scoperta una certa coltura ortilizia del maiz, e forse anche di zucche, melloni ed altri ortaggi, che forniva un elemento molto importante della loro alimentazione; essi abitavano case di legno, in villaggi cinti di palizzate. Le tribù del Nordovest, partico-larmente quelle della valle della Colombia, trovavansi ancora allo stadio superiore dello stato selvaggio, e non conoscevano nè cera-mica, nè coltivazione di piante di qualsiasi specie. Invece gl'Indiani dei così detti Pueblos del Nuovo-Messico, i Messicani, gli Ameri-cani del centro e i Peruviani del tempo della conquista, stavano nello stadio medio della barbarie; essi abitavano case di «adobi» o di pietra, costrutte a guisa di fortezze, coltivavano maiz e altre piante alimentari, diverse secondo la località e il clima, in orti irrigati in-dustriosamente, che fornivano le sussistenze principali, e avevano anche addomesticati alcuni animali, i Messicani il tacchino ed altri volatili, i Peruviani il lama. Conoscevano inoltre la lavorazione dei metalli ad eccezione del ferro, per lo che non potevano ancora fare a meno degli strumenti e delle armi di pietra. La conquista spagnuola troncò qualsiasi ulteriore sviluppo indipendente.

    Nell'Est, il periodo medio della barbarie incominciò coll'addo-mesticamento degli animali da carne e da latte, mentre la coltiva-zione delle piante sembra esser rimasta sconosciuta per molto tempo di questo periodo. L'addomesticamento e l'allevamento del be-stiame, e la formazione di grandi armenti, è ciò che sembra aver data l'occasione agli Arii ed ai Semiti di separarsi dalla restante massa dei barbari. Agli Arii europei ed asiatici sono ancora comuni i nomi degli animali, ma quasi nessuno di quelli delle piante coltivabili.

    La formazione di armenti avea per effetto di condurre i popoli a scegliere i luoghi atti alla vita pastorale; presso i Semiti le praterie dell'Eufrate e del Tigri, presso gli Arii quelle dell'India, dell'Osso e del Iassarte, del Don e del Dnieper. È ai confini di siffatte regioni ricche di pascoli che dev'essersi incominciato l'addomesticamento del bestiame. Alle schiatte posteriori, i popoli pastorali sembrano quindi provenienti da contrade, che, ben lungi dall'essere la culla del genere umano, erano al contrario inabitabili pei loro selvaggi ante-nati, ed anche per uomini dello stadio inferiore della barbarie. In-versamente, non avrebbe potuto venir mai in mente a questi barbari dello stadio medio, una volta abituati alla vita pastorale, di abban-donare le pianure erbose ed irrigue, per tornare alle selve dei loro antenati. Anzi, allorchè furono spinti più oltre verso il Nord e l'O-vest, fu impossibile ai Semiti ed agli Arii di innoltrarsi nelle contrade boscose dell'Europa e dell'Occidente dell'Asia, prima che, colla coltivazione dei cereali, si fossero posti in grado di nutrire il loro bestiame e sopratutto di svernare su questo terreno meno favorevole. È più che probabile che la coltura dei cereali vi ebbe origine dal bisogno di foraggi pel bestiame, e solo più tardi divenne importante pel nutrimento umano.

    È forse alla doviziosa alimentazione di carne e di latte, e partico-larmente alla sua favorevole azione sullo sviluppo dei bambini, che è da ascriversi il preponderante sviluppo delle razze Aria e Semitica. Sta in fatto che gl'Indiani dei Pueblos del Nuovo Messico, il cui vitto è quasi esclusivamente vegetale, hanno un cervello più piccolo degl'Indiani dello stadio inferiore della barbarie, che mangiano più carne e più pesce. Ad ogni modo, a questo stadio sparisce a poco a poco l'antropofagia, e si conserva solo come cerimonia religiosa, o, che è quasi lo stesso, come sortilegio.

    3. Stadio superiore. Comincia colla fusione del minerale di ferro, e passa nell'epoca civile, colla scoperta della scrittura alfabetica e colla sua applicazione ad annotazioni letterarie. Questo stadio, che, come si è detto, vien raggiunto in modo autonomo soltanto nell'emi-sfero orientale, sorpassa nei progressi della produzione tutti i prece-denti presi insieme. Appartengono ad essi i Greci dei tempi eroici, le tribù italiche di poco anteriori alla fondazione di Roma, i Germani di Tacito, i Normanni del tempo dei Vikinghi.

    Anzitutto ci si presenta qui il vomere di ferro tirato da animali, che rese possibile la coltura in grande della terra, l'agricoltura, e con ciò un incremento di sussistenze praticamente illimitato per le condizioni di quei tempi; con ciò ancora i diboscamenti e la tra-sformazione delle foreste in terreno coltivabile e in prati - trasfor-mazione impossibile in larga misura, prima che fossero introdotte l'ascia e la vanga di ferro. Ma ciò produsse anche il rapido aumento della popolazione, e il suo addensarsi su piccolo spazio. Prima dell'agricoltura, solo condizioni eccezionalissime potevano fare che una popolazione di un mezzo milione di uomini si riunisse sotto un Governo centrale; e probabilmente ciò non era mai avvenuto.

    Il maggior fiore dello stadio superiore della barbarie ci si presenta nelle poesie omeriche, e sopratutto nell'Iliade. Complicati utensili di ferro; il mantice; il mulino a mano; la ruota del vasaio; la prepa-razione dell'olio e del vino; una lavorazione dei metalli diventata artistica; la carretta e il carro da guerra; la costruzione delle navi con assi e travi; gli inizii dell'architettura come arte; città murate con torri e merli; l'epopea omerica e tutta la mitologia - son questi i principali retaggi che i Greci portarono dalla barbarie nell'epoca civile. Se confrontiamo con ciò le descrizioni che Cesare ed anche Tacito fanno di quei Germani, che stavano alla soglia di quello stesso stadio dell'evoluzione, dal quale i Greci omerici si accingevano a passare in uno stadio superiore, vedremo quale ricchezza di sviluppo della produzione contenga in sè lo stadio superiore della barbarie.

    Il quadro dell'evoluzione dell'umanità attraverso lo stato selvag-gio e la barbarie sino ai principii dell'epoca civile, quadro che ho qui abbozzato sulle tracce di Morgan, è già abbastanza ricco di dati nuovi e, quel che più monta, incontestabili, perchè desunti immedia-tamente dalla produzione. Nondimeno esso apparirà pallido e me-schino, paragonato con quello che si svolgerà alla fine della nostra peregrinazione: soltanto allora sarà possibile porre in piena luce il passaggio dalla barbarie all'epoca civile e il loro vivo contrasto. Noi possiamo generalizzare intanto la classificazione di Morgan:

    Stato selvaggio - Periodo in cui prevale l'appropriazione dei pro-dotti naturali; i prodotti dell'arte umana sono sopratutto utensili necessari a quest'appropriazione.

    Barbarie - Periodo della pastorizia e dell'agricoltura, dell'intro-duzione di metodi per l'incremento dei prodotti naturali mercè l'atti-vità umana.

    Epoca civile - Periodo in cui l'uomo apprende la ulteriore lavora-zione dei prodotti naturali, l'industria propriamente detta e l'arte.

    La famiglia

    Morgan, che passò gran parte della sua vita tra gli Irocchesi che anche ora hanno sede nello Stato di Nuova-York, e che fu adottato in una delle loro tribù (quella dei Senecca), trovò in vigore fra essi un sistema di parentela, che contraddiceva coi loro rapporti di famiglia effettiva. Regnava tra essi quella specie di connubio individuale, facilmente dissolubile dalle due parti, che Morgan designò come famiglia sindiasmica (dal greco συνδιαξω, accoppiarsi). La prole di un tale connubio era quindi manifesta e riconosciuta da tutti; nissun dubbio a chi dovessero applicarsi le qualifiche di padre, madre, figlio, figlia, fratello, sorella. Ma ciò non ha riscontro nell'uso effettivo di queste espressioni. L'Irocchese chiama suoi figli e sue figlie non soltanto i suoi proprii figli, ma anche quelli dei suoi fratelli; ed essi lo chiamano padre. Egli chiama invece nipoti i figli delle sue sorelle, ed essi lo chiamano zio. Inversamente, la Irocchese chiama suoi figli e sue figlie i figli proprii e quelli delle sue sorelle, e questi la chiamano madre. Essa chiama invece suoi nipoti i figli dei suoi fratelli, ed essi la chiamano zia. I figli dei fratelli si chiamano quindi tra loro fratelli e sorelle; similmente i figli delle sorelle. I figli di una donna e quelli dei suoi fratelli si chiamano invece reciprocamente cugini. E questi non sono semplici nomi, ma espressioni che racchiudono concetti reali di prossimità e di lontananza, di eguaglianza e di disuguaglianza della consanguineità, e servono di base a un sistema di parentela completamente elaborato, che è in grado di esprimere parecchie centinaia di rapporti di parentela differenti di un solo individuo. V'ha di più. Questo sistema non è soltanto in pieno vigore presso tutti gl'Indiani americani (finora non s'è trovata alcuna eccezione), ma vige anche quasi invariato presso gli aborigeni dell'India, nelle tribù dravidiane del Dekan e nelle tribù Gaura dell'Indostan. Le espressioni di parentela dei Tamili nell'India del Sud, e degl'Irocchesi della tribù Senecca nello Stato di Nuova-York, concordano ancora oggi per più di duecento diverse designazioni di parentela. E anche fra queste tribù dell'India, come fra tutti gl'Indiani americani, le relazioni di parentela, nascenti dalla forma di famiglia in vigore, stanno in contraddizione col sistema di parentela.

    Come spiegare ciò? Dato il valore grandissimo della parentela nell'ordinamento sociale di tutti i popoli selvaggi e barbari, non si può con delle frasi distruggere l'importanza di un sistema tanto diffuso. Un sistema, che è generalmente in vigore nell'America, che esiste parimente nell'Asia presso popolazioni di razze affatto diverse, del quale abbondano forme più o meno modificate dapertutto in Africa e in Australia, vuol essere spiegato storicamente, non messo da parte con delle frasi, come tentò per esempio il Mac Lennan. Le designazioni di padre, figlio, fratello, sorella non sono semplici titoli d'onore, ma importano doveri reciproci ben determinati e seriissimi, l'insieme dei quali è parte essenziale della costituzione sociale di quei popoli. E la spiegazione fu trovata. Alle isole Sandwich (Hawai) esisteva ancora nella prima metà di questo secolo una forma di famiglia, che presentava esattamente siffatti padri e madri, fratelli e sorelle, figli e figlie, zii e nipoti, quali li suppone il sistema di parentela dei primitivi Indiani dell'America. Ma, cosa strana! il sistema di parentela in vigore in Hawai non concordava a sua volta colla forma di famiglia ivi realmente esistente. Là, cioè, tutti i figli dei fratelli e delle sorelle sono indistintamente fratelli e sorelle, e son ritenuti figli comuni, non soltanto della loro madre e delle sue sorelle, o del loro padre e dei suoi fratelli, ma di tutti i fratelli e di tutte le sorelle dei loro genitori senza distinzione. Se dunque il sistema di parentela americano presuppone una forma di famiglia primitiva che in America più non esiste e che noi troviamo ancora realmente esistente nell'Hawai, il sistema di parentela dell'Hawai ci rinvia, dal canto suo, a una forma di famiglia ancor più primitiva, di cui certamente non possiamo dimostrare più l'esistenza in nessun luogo, ma che dev'essere esistita, poichè in caso diverso non avrebbe potuto nascere il corrispondente sistema di parentela. «La famiglia - dice il Morgan - è l'elemento attivo; essa non è mai stazionaria, ma progredisce da una forma inferiore ad una superiore, a misura che la società si sviluppa da uno stadio più basso ad uno più alto. I sistemi di parentela al contrario sono passivi; solo a lunghi intervalli essi registrano i progressi fatti dalla famiglia nel corso del

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