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Sherlock Holmes e la Lucerna del Diavolo

Sherlock Holmes e la Lucerna del Diavolo

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Sherlock Holmes e la Lucerna del Diavolo

Lunghezza:
134 pagine
1 ora
Pubblicato:
May 28, 2019
ISBN:
9788825409178
Formato:
Libro

Descrizione

Giallo - romanzo breve (93 pagine) - Un dipinto inquietante, una creatura dalle doti straordinarie e una misteriosa sparizione...


Un dipinto inquietante, una creatura dalle doti straordinarie e una misteriosa sparizione. In una Londra avvolta dalle nebbie del dubbio e del mistero, sede privilegiata delle violazioni di ogni ordine naturale nelle pagine più gotiche di Robert Stevenson e Oscar Wilde, ancora una volta Sherlock Holmes scruta col suo acume affilato nei recessi più oscuri e intimi della società vittoriana, ove talora s’annidano volontà abiette e malvagie, per dissipare con la luce della sua lucida analisi l’oscurità di un diabolico enigma.


Marco Grassi è nato nel 1964 a Roma, dove dopo aver conseguito la maturità artistica si laurea in Architettura. Svolge la professione di Architetto come Funzionario Direttivo della Pubblica Amministrazione. Tra le passioni esercitate durante il tempo libero, divise tra i disegni e la lettura, particolarmente fatale resta quella che lo ha avvicinato all’universo di Arthur Conan Doyle. Si è dedicato alla raccolta di alcuni apocrifi scritti per il gusto del divertimento e della citazione, pubblicandoli in forma di romanzo nel 2008 con il titolo Sherlock Holmes e l’ombra di sangue. Dal 2017 ha ereditato la carica di Presidente dell’Associazione Uno Studio in Holmes, che tuttora esercita collaborando inoltre alle pubblicazioni dello Strand Magazine, organo ufficiale dell’associazione, con diversi articoli ed illustrazioni, quest’ultime realizzate nelle vesti di vignettista e disegnatore, ulteriore opportunità per esprimere la sua naturale propensione all’umorismo.

Pubblicato:
May 28, 2019
ISBN:
9788825409178
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Sherlock Holmes e la Lucerna del Diavolo - Marco Grassi

a cura di Luigi Pachì

Marco Grassi

Sherlock Holmes e la Lucerna del Diavolo

ROMANZO BREVE

ISBN 9788825409178

© 2019 Marco Grassi

Edizione ebook © 2019 Delos Digital srl

Piazza Bonomelli 6/4 20139 Milano

Versione: 1.0

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Indice

Copertina

Il libro

L'autore

Sherlock Holmes e la Lucerna del Diavolo

I La lucerna del diavolo

II L’occhio del drago

Nota bibliografica

In questa collana

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Il libro

Un dipinto inquietante, una creatura dalle doti straordinarie e una misteriosa sparizione...

Un dipinto inquietante, una creatura dalle doti straordinarie e una misteriosa sparizione. In una Londra avvolta dalle nebbie del dubbio e del mistero, sede privilegiata delle violazioni di ogni ordine naturale nelle pagine più gotiche di Robert Stevenson e Oscar Wilde, ancora una volta Sherlock Holmes scruta col suo acume affilato nei recessi più oscuri e intimi della società vittoriana, ove talora s’annidano volontà abiette e malvagie, per dissipare con la luce della sua lucida analisi l’oscurità di un diabolico enigma.

L'autore

Marco Grassi è nato nel 1964 a Roma, dove dopo aver conseguito la maturità artistica si laurea in Architettura. Svolge la professione di Architetto come Funzionario Direttivo della Pubblica Amministrazione. Tra le passioni esercitate durante il tempo libero, divise tra i disegni e la lettura, particolarmente fatale resta quella che lo ha avvicinato all’universo di Arthur Conan Doyle. Si è dedicato alla raccolta di alcuni apocrifi scritti per il gusto del divertimento e della citazione, pubblicandoli in forma di romanzo nel 2008 con il titolo Sherlock Holmes e l’ombra di sangue. Dal 2017 ha ereditato la carica di Presidente dell’Associazione Uno Studio in Holmes, che tuttora esercita collaborando inoltre alle pubblicazioni dello Strand Magazine, organo ufficiale dell’associazione, con diversi articoli ed illustrazioni, quest’ultime realizzate nelle vesti di vignettista e disegnatore, ulteriore opportunità per esprimere la sua naturale propensione all’umorismo.

I

La lucerna del diavolo

Il privilegio di aver potuto condividere con Sherlock Holmes sia la sincera e duratura amicizia che le numerose e straordinarie avventure in cui mi sono trovato coinvolto, mi ha permesso in tutti questi anni di poter raccogliere una quantità piuttosto consistente di appunti, trascrizioni e annotazioni di tutti quei casi, dai più bizzarri ai più orribili, dove non di rado le indiscutibili capacità del mio illustre amico spesso apparivano ancor più straordinarie per l’efficacia così sorprendente dei suoi metodi.

Molti di questi giacciono ancora tra gli annuari copiosi sugli scaffali, in varie valigette piene di documenti e tra i cassetti del mio scrittoio, costituendo a mio parere una miniera inesauribile per lo studioso dei fatti criminali e sensazionali.

La scelta di dare alle stampe talune rispetto alle altre è stata spesso determinata dal consenso che il mio celebre amico usava lesinare con il contagocce, nonostante l’enorme quantità di materiale e la mia insistenza. La mia difficoltà nel render note le singolari capacità di cui Holmes era indiscutibile campione trova origine nell’avversione che il mio coinquilino ha sempre avuto per ogni forma di notorietà e sensazionalismo, ragione per cui spesso nei casi brillantemente risolti lasciava il plauso popolare ai funzionari ufficiali della polizia. Da tale abitudine comunque egli ha sempre ricavato un sottile divertimento nel lasciare all’imbarazzato funzionario l’impaccio di districare di fronte ai giornalisti la complicata matassa degli indizi che avevano condotto alla soluzione del caso.

Egli non ha mai mancato inoltre di esser prodigo di severe critiche nei confronti delle mie trascrizioni, infatti, nonostante riconoscesse che i casi da me raccolti avessero il fine di portare l’interesse dei lettori sulle dimostrazioni del ragionamento sottile a cui può giungere una mente ben allenata, non si è mai risparmiato di rimproverarmi lo stile narrativo, poiché a suo dire, indugiando sugli aspetti sensazionali e descrittivi, offuscavo quella che sarebbe potuta essere una serie di esercizi scientifici. Di frequente quindi, anche le cronache dei misteri apparentemente inesplicabili o i rompicapi più assurdi che a suo giudizio non ponevano in evidenza le raffinatezze e le sottigliezze della sua professione, unica al mondo, venivano da lui considerati banali e di insufficiente rilevanza.

In tutti quei casi dove la singolarità dell’enigma e la straordinarietà delle situazioni, anche le più drammatiche, non coincidevano affatto con le sue aspirazioni scientifiche, dovevo affaticarmi non poco per convincerlo di come anche la più piccola evidenza che potesse esplicitare le sue rare doti di osservazione e analisi, pur nel contesto delle più scandalose tragedie umane, avrebbero reso al lettore più attento una lezione di valore non disprezzabile.

A volte invece il rifiuto più intransigente mantenuto per mesi, o anche per anni, veniva improvvisamente contraddetto da un repentino capriccio che riportava la sua attenzione su quelle memorie polverose sparse tra gli scaffali che io stesso avevo difficoltà a riordinare. Se ciò avveniva dovevo affrettarmi a tirar fuori gli appunti e le note con i particolari esatti per evitare che un ulteriore capriccio potesse generare in lui un ripensamento.

Fu in una di tali occasioni che ebbi l’opportunità di aggiungere alle memorie scritte il disgustoso delitto della sanguisuga rossa, il cui crimine così spietato e malvagio costituiva, a detta di Holmes, una cronaca talmente sensazionale da rendere il suo metodo analitico poco rilevante agli occhi del pubblico. Io ero oramai da tempo rassegnato alla perseveranza di tale proponimento, quando una serie di circostanze e di curiosi enigmi inaspettatamente indussero Holmes a riportare la memoria su quei fatti, fornendomi tutte quelle correzioni e i particolari utili affinché fosse chiaro come il ragionatore ideale debba mantenersi saldo e con la mente lucida in una situazione dove l’evidenza può aver facile gioco delle emozioni. Dunque è mio dovere mettere in ordine le circostanze esatte di queste vicende, ricostruendo la giusta sequenza degli avvenimenti che ora mi accingo a narrare al lettore.

Correva l’anno 1897, e il sole chinava dolcemente il capo sull’orizzonte di quella splendida giornata di Maggio, mentre la città fremeva nei preparativi per le celebrazioni del Diamond Jubilee.¹ Avevo appena intrapreso il cammino verso Baker Street, terminate le visite che avevo riservato ai pazienti più bisognosi, e mi accingevo a lasciare Park Lane per Oxford Street. Mi godevo gli ultimi bagliori del crepuscolo sopra Hyde Park, e il rincorrersi delle nuvole che proiettavano sulle rosse facciate degli edifici un denso gioco di cangianti ombre cinesi.

Fui colto da una profonda emozione ricordando quante volte mi ero inoltrato con Mary² tra gli ameni sentieri del parco, in mezzo al canto degli uccelli, ai versi degli agnelli, al mormorio degli stagni, al fruscio di alberi solenni. Quello che ci piaceva di più, a ben pensarci, era il passeggiare lungo il Row, nell’atmosfera mattutina, la nebbia ancora sospesa sul suo tragitto rosso scuro e i cavallerizzi mattinieri, sparsi qua e là, che assumono fattezze riconoscibili via via che il loro galoppo silenzioso li porta più vicini, anche se non ho difficoltà ad ammettere che durante la Season,³ alle ore imposte dalle convenzioni, il Row diventava insopportabile. Era là che spesso amavamo intrattenerci con Henry James,⁴ lo scrittore americano che di solito incontravamo lungo i sentieri di Hyde Park.

Mentre i miei passi risuonavano sul selciato di Baker Street, la malinconia dei ricordi in cui ero immerso venne improvvisamente scossa dalle note di un violino, il familiare faro che più di una volta mi aveva lasciato navigare tra i flutti dei pensieri, guidandomi verso il 221 B.

Sull’uscio apparve la signora Hudson che alzando le braccia prese a scuotere la testa canuta.

– Da quando lei è uscito non ha fatto altro per tutto il pomeriggio, dottore! Continua a suonare e risuonare questa musica tristissima. Lo trovo molto preoccupante!

– Non ci badi troppo, signora Hudson – replicai mentre appendevo il cappello sul mobile a specchiera. – Ormai dovrebbe essere abituata alla pignoleria di Holmes. Non smette mai finché non giunge alla corretta esecuzione del brano.

In realtà, mentre salivo i 17 scalini che portano al salotto del primo piano, sapevo che le preoccupazioni della nostra paziente governante non erano così mal riposte. Eravamo rientrati da qualche settimana dal cottage di Poldhu Bay dove, secondo le tassative prescrizioni del dottor Moore Agar, Holmes avrebbe dovuto trascorrere un periodo di assoluto riposo, considerati gli evidenti prodromi di un crollo nervoso, ma gli eventi noti al pubblico come l’orrore della Cornovaglia⁵ non ebbero su Holmes effetti propriamente salutari. Nel terribile esperimento da lui così sconsideratamente intrapreso per risolvere il caso, per poco non ci avevamo rimesso la pelle, ed ero certo che il rimorso per avermi coinvolto in quell’impresa non lo aveva ancora abbandonato.

Di sicuro la sua grande abilità nel celare ogni minimo cedimento con quel suo tipico atteggiamento cinico e sardonico, lo faceva apparire assolutamente padrone del suo distacco mentale, ma dopo una così duratura convivenza non mi era affatto difficile scorgere ogni minimo segno dell’ansia e dell’impazienza così mal sopportate dal mio amico nei periodi d’inattività. e ora anche queste note così dolorose che giungevano dal salotto mi facevano temere il rischio di una sua ricaduta in quei discutibili stravizi con la cocaina.

Aperta la porta lo vidi acciambellato a terra come un Budda, sopra i cuscini di broccato del sofà, il violino sulla spalla, lo sguardo corrucciato e i muscoli del collo più tesi delle corde sotto l’archetto.

– Buon Dio, Holmes! Questa musica languida scuoterebbe

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