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La Carità, motore di tutto il progresso sociale: Paolo VI, la Populorum progressio e la FAO
La Carità, motore di tutto il progresso sociale: Paolo VI, la Populorum progressio e la FAO
La Carità, motore di tutto il progresso sociale: Paolo VI, la Populorum progressio e la FAO
E-book234 pagine3 ore

La Carità, motore di tutto il progresso sociale: Paolo VI, la Populorum progressio e la FAO

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Info su questo ebook

«Se la necessità, se l’interesse sono per gli uomini i moventi potenti dell’azione, spesso determinanti, la crisi attuale non potrà essere superata se non mediante l’amore. Questo perché se la giustizia sociale ci fa rispettare il bene comune, solo la carità sociale ce lo fa amare. La carità, che vuol dire amore fraterno, è il motore di tutto il progresso sociale» (Discorso di Paolo VI in occasione del 25° anniversario della FAO, 16 novembre 1970).
Un inno all’amore, alla solidarietà universale che oltrepassa i dissidi, che esclude l’individualismo, che attesta l’inclusione, che richiede a gran voce la «promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (PP, 14). A cinquant’anni dalla Populorum Progressio, un pensiero quello montiniano che attraversa il tempo per approdare nell’oggi, in tutta la sua attualità, domandando ad ognuno di noi la propria cooperazione per edificare il futuro dell’umanità, in un appello accorato alla fratellanza universale, seme di una pace duratura.
In questo volume, si è voluto proporre, attraverso vari interventi diretti all’approfondimento dei Discorsi alla FAO con relativo riferimento alla Populorum Progressio, la figura di un papa, Paolo VI, che manifestò un’attenzione profonda verso l’uomo, e una lucida percezione della realtà mondiale. Ebbe il coraggio, in un contesto di difficile approccio, di delineare una nuova prospettiva di vita, nella quale si intravedeva un differente modello etico-sociale.
«Il pensiero montiniano che traspare nei Discorsi alla FAO resta uno stimolo per arrivare alle radici di un reale sviluppo umano e per sottrarre la cooperazione dalla deriva di interpretazioni fuorvianti» (dalla Presentazione del Card. P. Parolin).
«Il contenuto degli interventi del Pontefice tenuti alla FAO e in particolare della sua enciclica Populorum Progressio, è ancora valido soprattutto per favorire l’incontro tra le diverse componenti che possono agevolare lo sviluppo» (dal Saluto di J. G. Da Silva).

Patrizia Moretti si occupa da anni della figura montiniana e dirige il Progetto Paolo VI per la Provincia Italia FSC. Licenziata in Teologia Pastorale e Dottoranda alla Pontificia Università Lateranense, collabora con riviste ed opere collettive, svolgendo attività di formazione permanente, in particolare dei docenti cattolici. Ha curato un’altra opera su temi montiniani: «Se avete gli occhi aperti, avete anche il cuore aperto?». Paolo VI ai giovani, Edizioni Studium, Roma 2016.

Il volume nasce dalla collaborazione tra la Provincia Italia FSC e la Missione Permanente della Santa Sede presso FAO-IFAD-PAM.
LinguaItaliano
Data di uscita22 mag 2019
ISBN9788838248191
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    La Carità, motore di tutto il progresso sociale - Patrizia Moretti

    Patrizia Moretti (ED.)

    La Carità, motore di tutto il progresso sociale

    Paolo VI, la Populorum Progressio e la FAO

    Tutti i volumi pubblicati nelle collane dell’editrice Studium Cultura ed Universale sono sottoposti a doppio referaggio cieco. La documentazione resta agli atti. Per consulenze specifiche, ci si avvale anche di professori esterni al Comitato scientifico, consultabile all'indirizzo web http://www.edizionistudium.it/content/comitato-scientifico-0.

    Si raccolgono qui in volume gli interventi del Seminario di studio «La carità, motore di tutto il progresso sociale. Paolo VI alla FAO», tenutosi il 7 novembre 2017 presso l’Istituto Pio IX - Aventino di Roma.

    Copyright © 2019 by Edizioni Studium - Roma

    ISSN della collana Cultura 2612-2774

    ISBN 9788838248191

    www.edizionistudium.it

    ISBN: 9788838248191

    Questo libro è stato realizzato con StreetLib Write

    http://write.streetlib.com

    INDICE

    Presentazione, Card. Pietro Parolin

    Saluto, José Graziano Da Silva

    Prefazione, Angelo Maffeis

    Saluto, Xenio Toscani

    Saluto, Simone Bocchetta

    Introduzione. La carità, motore del progresso sociale, Gabriele Di Giovanni

    La Populorum Progressio a 50 anni di distanza, Mons. Silvano Maria Tomasi

    La carità eccede la giustizia, Fernanda Guerrieri

    APPROFONDIMENTI

    L’azione internazionale della Santa Sede sotto il pontificato di Paolo VI, Philippe Chenaux

    Paolo VI e la FAO: dalle relazioni con la Santa Sede agli indicatori per uno sviluppo socio-economico integrale, Vincenzo Buonomo

    Verso un nuovo umanesimo: Paolo VI e la FAO. Spunti educativi, Patrizia Moretti

    Educazione per uno sviluppo sostenibile: esperienze lasalliane, Segretariato Lasalliano Solidarietà e Sviluppo

    Saluto conclusivo, Mons. Fernando Chica Arellano

    CULTURA

    Studium

    162.

    Religione e società

    PATRIZIA MORETTI (ED.)

    LA CARITÀ,

    MOTORE DI TUTTO

    IL PROGRESSO SOCIALE

    Paolo VI, la Populorum Progressio e la FAO

    Presentazione, Card. Pietro Parolin

    PRE SENTAZIONE

    Card. Pietro Parolin *

    È con piacere che ho accolto l’invito a presentare questo volume che vede raccolti i contributi di responsabili della vita internazionale, di studiosi ed esperti tanto qualificati chiamati ad approfondire un particolare aspetto del copioso e fecondo magistero del Beato Paolo VI: l’attenzione verso le finalità e l’azione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO).

    Del contenuto del libro colpisce immediatamente il fatto che tutta la riflessione prende spunto dal Discorso pronunciato da Papa Montini nella sede dell’Organizzazione il 16 novembre 1970, in occasione del venticinquesimo anniversario dalla istituzione della FAO: «La carità, che vuol dire amore fraterno, é il motore di tutto il progresso sociale». Infatti, tale riferimento se collocato nell’oggi mantiene tutto il suo significato e può essere considerato non come una proclamazione priva di effetti o di obbligatorietà, ma piuttosto quale criterio ispiratore di tutta l’azione internazionale a favore dello sviluppo di popoli e Paesi. La carità, infatti, è la perfezione della giustizia ed è il fondamento per edificare, su solide basi, il bene comune, come ricordava il Pontefice alla FAO: «se la giustizia sociale ci fa rispettare il bene comune, solo la carità sociale ce lo fa amare».

    L’idea di bene comune mostra chiaramente che la questione dello sviluppo riguarda non solo i singoli, ma anche i gruppi, le istituzioni nazionali e quelle operanti sul piano mondiale, chiamando tutti a costruire una visione armonica ed equilibrata della società interna e internazionale. E questo nel pieno rispetto della persona umana, la cui dignità inalienabile si irradia pienamente solo in un sano tessuto sociale.

    La FAO, nel fare dell’azione per lo sviluppo agricolo lo strumento per la lotta alla fame, ha identificato opportunamente nei destinatari di ogni attività accanto all’essere umano anche la famiglia, le comunità rurali e gli interi popoli. La riflessione, infatti, si è naturalmente orientata anzitutto verso la soddisfazione di quei bisogni primari che sono presupposto ad una alimentazione adeguata, ad una vita sana, a un ambiente sicuro, ma anche a determinare più ampie condizioni di pace.

    È in tale contesto che si colloca l’insegnamento di Paolo VI quando auspica una cooperazione internazionale finalizzata allo sviluppo integrale e non solo economico. Un impegno in cui spiccano obiettivi come la condivisione delle risorse e dei beni, la formazione, la professionalità e l’impegno nei settori chiave della politica e dell’economia. Obiettivi che vengono proposti come altrettanti strumenti per abbattere le cause della miseria e della fame.

    Di questo insegnamento la qualità degli interventi qui ospitati conferma l’importanza e l’attualità, offrendo numerosi e validi spunti per approfondire e adeguatamente riflettere su tematiche che pure in questo momento sono al centro del dibattito internazionale.

    Viviamo oggi una fase delicata delle relazioni internazionali in cui la ricerca di rapporti di forza ha fatto diminuire la sensibilità, o piuttosto l’impegno concreto e più esteso, verso il tema della cooperazione allo sviluppo. Anzi sembra quasi che tale ambito non riesca più a catturare l’attenzione dell’opinione pubblica, nonostante sia presente nell’agenda internazionale. Dobbiamo far nostro il richiamo di Paolo VI ad agire, e ad agire in fretta: «Quando tanti popoli hanno fame, quando tante famiglie soffrono la miseria, quando tanti uomini vivono immersi nell’ignoranza, quando restano da costruire tante scuole, tanti ospedali, tante abitazioni degne di questo nome, ogni sperpero pubblico o privato, ogni spesa fatta per ostentazione nazionale o personale, ogni corsa estenuante agli armamenti diventa uno scandalo intollerabile».

    Il pensiero montiniano che traspare nei discorsi alla FAO resta uno stimolo per arrivare alle radici di un reale sviluppo umano e per sottrarre la cooperazione dalla deriva di interpretazioni fuorvianti e strumentali, di segno ideologico o ispirate da interessi limitati.

    La Chiesa è fermamente convinta della necessità di sviluppare questo impegno. E questo volume si inserisce significativamente in tale quadro, per mostrare anche la sollecitudine con cui la Santa Sede accompagna l’attività intergovernativa per l’integrale crescita e progresso della persona e dei popoli.

    Dal Vaticano, 10 dicembre 2017

    Giornata Mondiale dei Diritti dell’Uomo

    [1] Segretario di Stato di Sua Santità.

    Saluto, José Graziano Da Silva

    SALUTO

    José Graziano da Silva *

    Sono molto grato a quanti hanno pensato e realizzato questa iniziativa che vuole ricordare la presenza di Papa Paolo VI alla FAO e riflettere sulla sua parola rivolta alla Conferenza dell’Organizzazione in vari momenti e appuntamenti importanti.

    La fame, la malnutrizione e la disuguaglianza sono realtà che dovremo relegare alla storia, mentre purtroppo fanno ancora parte del nostro presente. E questo ci impone responsabilità e azione così da risolvere i problemi e superare gli ostacoli che ancora oggi determinano le carenze e le insufficienze alimentari in cui vive una parte della popolazione mondiale.

    Le opinioni di Paolo VI espresse in occasione dei suoi interventi, erano volte a sostenere come sia davvero scandaloso che milioni di persone possano soffrire e morire di fame anche se è sufficiente il cibo di cui l’intera umanità può disporre. Una realtà che ai nostri giorni è accentuata dallo spreco di cibo che si registra in tutti gli angoli del pianeta.

    Proclamare con forza l’idea di equità sociale come ha fatto Paolo VI è stato particolarmente importante, quell’idea è servita alla realizzazione di tante iniziative che hanno fatto della solidarietà, un modo per creare sviluppo, sostenere il lavoro agricolo e favorire la distribuzione di alimenti. Il contenuto degli interventi del Pontefice tenuti alla FAO e in particolare della sua enciclica Populorum Progressio, è ancora valido soprattutto per favorire l’incontro tra le diverse componenti che possono agevolare lo sviluppo.

    Anche oggi l’impegno alla solidarietà per l’eliminazione della fame e della povertà e per rendere la sicurezza alimentare una realtà comune a tutti, è pilastro fondamentale per poter realizzare quel futuro sostenibile capace di abbattere ogni forma di discriminazione e di esclusione.

    Per la FAO questo significa soprattutto lavorare sul terreno più critico, quello dell’indifferenza, così da trasformare in risultati concreti l’impegno a garantire una migliore alimentazione e il diritto a un cibo adeguato per tutti. Perché la fame, come diceva Paolo VI, si può sconfiggere, e si può arrivare alla fame zero come si propone la comunità internazionale raggiungendo gli obiettivi di sviluppo entro il 2030.

    [1] Direttore Generale della FAO.

    Prefazione, Angelo Maffeis

    PREFAZIONE

    Angelo Maffeis *

    La formazione di Giovanni Battista Montini è avvenuta a Brescia, all’interno di una famiglia che ha avuto un ruolo di primo piano nel movimento cattolico tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. Il padre, Giorgio Montini, ha raccolto da Giuseppe Tovini il testimone della militanza cattolica e ha dispiegato una molteplice e intensa attività come direttore del giornale cattolico Il Cittadino, come fondatore del Partito Popolare nel 1919 e deputato alla Camera fino al 1926, come amministratore locale e promotore di istituzioni scolastiche e iniziative editoriali a servizio dell’educazione. Fin dagli anni dell’adolescenza e della giovinezza Giovanni Battista Montini ha quindi respirato un clima segnato da profonde convinzioni religiose e al tempo stesso da una spiccata consapevolezza del dovere di testimoniare nella società la propria fede e di contribuire allo sviluppo della comunità umana.

    A partire dagli anni della formazione bresciana, nelle successive stagioni della sua vita e del ministero che ha esercitato a servizio della chiesa, Giovanni Battista Montini – Paolo VI è rimasto fedele a questa convinzione, mentre ha visto dilatarsi progressivamente l’orizzonte entro cui considerare la responsabilità sociale dei credenti e della chiesa. L’impegno formativo messo in atto negli anni in cui ha svolto il compito di assistente ecclesiastico della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) gli ha dato la possibilità di contribuire alla formazione della futura classe dirigente italiana in un contesto storico, dominato dal regime fascista, nel quale l’azione sociale delle associazioni cattoliche era fortemente compressa o del tutto impedita. In tale situazione, la pedagogia di Montini si concentra sulla formazione della coscienza dei giovani universitari e sull’educazione al pensiero critico, favorendo così la preparazione ad assumere in futuro le responsabilità pubbliche cui saranno chiamati.

    Dal 1924 al 1954 Giovanni Battista Montini ha lavorato nella Segreteria di Stato vaticana e da questo osservatorio privilegiato ha assistito all’affermazione dei regimi totalitari in Europa e allo sviluppo dei conflitti che hanno precipitato i popoli nella Seconda Guerra Mondiale. Dopo la fine del conflitto, egli ha incoraggiato la riconciliazione tra le nazioni che avevano combattuto su fronti opposti, ha favorito la crescita democratica dell’Italia e ha additato l’orizzonte europeo come il più promettente per un futuro libero e pacifico.

    Il 6 gennaio 1955 Giovanni Battista Montini fa il suo ingresso a Milano e dà inizio al suo ministero di pastore della Chiesa Ambrosiana. Uno degli elementi costanti nella sua azione pastorale negli anni trascorsi nella diocesi lombarda è stata l’attenzione alla trasformazione sociale che Milano stava attraversando in conseguenza del tumultuoso sviluppo economico e industriale e della crescita dell’immigrazione da altre regioni d’Italia. L’arcivescovo Montini vede nella nuova situazione una sfida pastorale, alla quale risponde con un piano per l’edificazione di nuove chiese nei quartieri che sorgevano, e insieme una sfida culturale che nasce dalla nuova mentalità che si va affermando in particolare nel mondo giovanile e negli ambienti operai.

    Alla luce delle rapide indicazioni raccolte, è possibile affermare che al momento della sua elezione alla Sede di Pietro, il 21 giugno 1963, Paolo VI porta con sé un ricco bagaglio di esperienza e di riflessione circa la missione della chiesa nella società, le forme in cui essa può attuarsi e le risposte che è possibile dare alle sfide culturali che le trasformazioni sociali inevitabilmente portano con sé. I temi della promozione della pace e della lotta contro la povertà ritornano con insistenza nel suo magistero e trovano nell’enciclica Populorum Progressio una sintesi organica e matura. Paolo VI insiste nell’enciclica in particolare su due caratteristiche dello sviluppo necessario, al quale anche la chiesa intende dare la sua collaborazione: lo sviluppo deve essere integrale, cioè rispecchiare una visione non riduttiva dell’essere umano e della sua vocazione, e solidale, cioè andare a vantaggio di tutti e non solo di pochi privilegiati.

    Quali soggetti sono chiamati a realizzare questi impegni? Paolo VI è convinto che il servizio al bene comune e l’impegno per lo sviluppo sono anzitutto compito di tutti i credenti e delle comunità cristiane, le quali sono chiamate a prendersi cura e a rinnovare la rete delle relazioni sociali. Ma una responsabilità altrettanto grande spetta anche agli organismi nazionali e sovranazionali. Nella considerazione del papa essi presentano l’inestimabile vantaggio di agire su scala più ampia, che può giungere fino a comprendere l’intera famiglia umana, e di intervenire sui problemi strutturali da cui dipendono le condizioni di vita dei singoli esseri umani. Fin dalla sua visita all’ONU nel 1965 Paolo VI non ha risparmiato parole di apprezzamento e di condivisione per gli sforzi che questo organismo internazionale compie al fine di superare i conflitti e promuovere la pace. E lo stesso apprezzamento ha manifestato nei confronti della FAO e dell’impegno da essa profuso per combattere la fame nel mondo. Si riconosce qui lo sguardo caratteristico di Paolo VI che, senza dimenticare neppure per un istante il valore immenso dell’umile gesto di chi dà da mangiare all’affamato e da bere all’assetato, attribuisce altrettanta importanza alla costruzione di un ordine internazionale basato sulla giustizia e all’efficace funzionamento di organismi sovranazionali che stimolano i popoli a superare chiusure ed egoismi nazionalistici.

    [1] Presidente dell’Istituto Paolo VI di Brescia.

    Saluto, Xenio Toscani

    SALUTO

    Xenio Toscani *

    L’Istituto Paolo VI, Centro internazionale di studi e di documentazione, che dalla sua fondazione ne11978 raccoglie e custodisce documenti sul pontefice bresciano e ne promuove lo studio, è lieto e onorato dell’invito a questo convegno e a porgere il suo saluto.

    Accolta subito con grande attenzione, allora e oggi, non solo da uomini di Chiesa, cattolici e di altre confessioni cristiane, ma anche da economisti, sociologi, studiosi di varie discipline e da politici, tuttora spesso valorizzata dal magistero pontificio, l’enciclica è, forse più di altre, quella che mostra la grande attenzione di Paolo VI alle dinamiche del mondo e della società contemporanea, accanto a una profetica intuizione di sviluppi futuri, di cui oggi siamo spettatori.

    Un acuto senso della storia fu sempre molto vivo in Giovanni Battista Montini – Paolo VI, fu anzi un tratto fondamentale della sua personalità, assieme a una illuminante lettura sapienziale delle vicende. Ne abbiamo testimonianze molto precise e molto precoci. Al fratello Lodovico, soldato combattente, scrive il 4 novembre 1918: «Gaudeamus omnes in Domino! Ecco che a noi oggi è dato di assistere a quanto forse l’animo fiaccato nell’attesa non più ardiva sperare! Gaudeamus. È la storia che precipitando il suo corso – motus in fine velocior – ci dà lo spettacolo del trionfo di popoli combattenti per un ideale. La catastrofe parla. Sì, parla. È una conseguenza logica della nostra fede quella di credere al significato degli avvenimenti: sottrarci alla visione d’ordine spirituale ch’essi ci offrono sarebbe rimaner ciechi nel materialismo storico più abbietto e più colpevole di queste ore di guerra, sarebbe negare il valore alla storia stessa, attribuendole la misera portata d’un fatto caduco e destinato alla polvere delle biblioteche [...]. Parla la storia, e parla come un chirografo vergato di sangue, ci parla necessariamente della Provvidenza, che sa trarre dal libero intreccio degli eventi umani un prestabilito ordine di bene. [...] guardiamolo nel trionfo della giustizia: deposuit potentes de coelo et exaltavit humiles: è una storia e un programma evangelico che si ripete con raffronti mirabili nei secoli» (Lettera al fratello Lodovico 4 novembre 1918). E poco dopo, nel 1919, nel contesto drammatico delle tensioni politiche e sociali, degli scontri frequentemente sanguinosi tra fascisti, comunisti e uomini del Movimento Cattolico, afferma che è tipico dei giovani, nel tumulto confuso del presente, guardare in alto e lontano, e intuire, scorgere, il sorgere e l’affermarsi dei movimenti e delle realtà politiche e spirituali future (cfr. G.B. Montini, In alto e lontano, articolo su «La Fionda», maggio 1919, ripubblicato in Scritti giovanili, a cura di C. Trebeschi, Brescia, Queriniana 1978).

    Questo tratto fondamentale del suo spirito si manifestò sempre, e, se possibile, fu ancora più significativo in seguito, quando le sue relazioni con un vasto movimento giovanile (La Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e con altre realtà ecclesiali ne affinarono la sensibilità fino quasi a farla divenire una qualità profetica, a intravedere gli sviluppi del futuro. Alla fine del 1930 scriveva ai fucini: «[...] La fame di cultura oggi è superiore al

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