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2000 a. C.: distruzione atomica: L’ annientamento di una città della Valle dell’Indo ad opera di Extraterrestri
2000 a. C.: distruzione atomica: L’ annientamento di una città della Valle dell’Indo ad opera di Extraterrestri
2000 a. C.: distruzione atomica: L’ annientamento di una città della Valle dell’Indo ad opera di Extraterrestri
E-book395 pagine3 ore

2000 a. C.: distruzione atomica: L’ annientamento di una città della Valle dell’Indo ad opera di Extraterrestri

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Nel 1979 l'anglo-indiano William David Davenport, in collaborazione col giornalista italiano Ettore Vincenti, realizzò questo libro che affrontava specificamente la protostoria indo-ariana alla luce di quella che oggi è definita la "teoria degli Antichi Astronauti". Frutto di indagini, ricerche e prospezioni in loco, esso avvalorava la presenza di alta tecnologia di origine non terrestre nell'antica India, e addirittura la distruzione della città di Mohenjo Daro nella Valle dell'Indo a seguito di un bombardamento effettuato dai "vimana", i mitici "carri celesti" dei Deva, le divinità indù assimilabili ad astronauti alieni. Una potente vampata termica confermata da verifiche in situ avrebbe incenerito l'antica città con effetti simili - ma non identici - a quelli di una esplosione nucleare.
LinguaItaliano
Data di uscita18 mag 2019
ISBN9788885519879
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    Anteprima del libro

    2000 a. C. - David William Davenport

    David W. Davenport

    Ettore Vincenti

    A cura di Roberto Pinotti

    2000 a.C.: DISTRUZIONE ATOMICA

    L’ annientamento di una città della Valle dell’Indo ad opera di Extraterrestri

    © Tutti i diritti riservati alla Harmakis Edizioni Divisione S.E.A. Servizi Editoriali Avanzati,

    Sede Legale in Via Volga, 44 - 52025 Montevarchi (AR) Sede Operativa, la medesima sopra citata.

    Direttore Editoriale Paola Agnolucci

    www.harmakisedizioni.orgi

    Info@harmakisedizioni.org

    I fatti e le opinioni riportate in questo libro impegnano esclusivamente l’Autore.

    Possono essere pubblicati nell’Opera varie informazioni, comunque di pubblico dominio, salvo diversamente specificato.

    ISBN: 9788885519879

    Impaginazione ed elaborazione digitale: Leonardo Paolo Lovari

    PREFAZIONE

    I PERCHE’ DELLA RIEDIZIONE DI QUESTO LIBRO: CHIARIRE E

    APPROFONDIRE OLTRE IL SENSAZIONALISMO

    Com’è noto, ormai la questione degli UFO e la sua chiave di lettura tecnologica ed extraterrestre sottintendono la prospettiva che le presenze all’origine di tali presunte visite dallo spazio si siano manifestate pure nel passato, prossimo e anche remoto. E, proposta fin dal 1955 in USA da Morris K. Jessup e rilanciata da Radio Mosca nel 1960, la questione dei cosiddetti Antichi Astronauti poi divulgata da autori di successo come Robert Charroux, Peter Kolosimo, Erich Von Daeniken, Zecharia Sitchin e ultimamente Mauro Biglino con le varie problematiche della paleoastronautica (termine coniato da chi scrive e oggi impostosi in Italia per indicare attività astronautiche nel passato) appassiona da tempo i cultori dell’insolito ma anche un notevole e crescente strato di pubblico.

    Quello che state per leggere è un testo pionieristico specificamente dedicato al tema dei Vimana, i mitici – ma neanche troppo, dato che sono anche menzionati in opere storiche – veicoli aerei dell’India protostorica assimilabili agli odierni UFO. In Italia i primi autori che ne ha fatto menzione sono stati, con un approccio fra l’elucubrazione fantastica e l’indagine giornalistica, Peter Kolosimo e Robert Charroux, seguìti dal nostro primo libro VISITATORI DALLO SPAZIO (Armenia, Milano) del 1973. Ma è con il 1979 che il volume di David W. Davenport ed Ettore Vincenti, 2000 A.C.: DISTRUZIONE ATOMICA (SugarCo, Milano), ha attirato l’attenzione degli italiani sull’argomento.

    Rispettivamente a sinistra e a destra nella foto: David William Davenport e Ettore Vincenti.

    Al centro G.R. Josyer dell’Accademia di Studi Sanscriti di Mysore

    Il libro di Davenport e Vincenti

    Al di là della sua validità ed importanza, per l’epoca il libro in questione trattava nondimeno un tema ritenuto troppo specifico e attinente ad un’area culturale decisamente estranea a quella occidentale e giudaico-cristiana a noi propria: quella indù. Per cui purtroppo non incontrò più di tanto i gusti del grande pubblico. Così se ne ebbe un’unica edizione, e la immatura scomparsa di entrambi gli autori non dette seguito ad altro.

    Poco prima di morire nel 1984 per un male incurabile, tramite il comune e compianto amico Giulio Perrone, che gli fu vicino fina alla fine, William David Davenport mi affidò in extremis formalmente e per iscritto la maggior parte del materiale originale e inedito da lui raccolto e redatto e dapprima materialmente affidato a Perrone, perché in futuro lo facessi conoscere al meglio e per quanto possibile (at its best and as far as possible), come egli si espresse al riguardo nelle sue ultime volontà autografe. Il che non fu facile. La maggioranza degli editori vedevano infatti fino a poco tempo fa l’argomento dei vimana indù come poco commerciabile in Italia…

    Ciò nonostante, con gli anni Ottanta il sottoscritto, con il collega giornalista Maurizio Blondet, ha però affrontato l’argomento all’interno di una lunga serie di 13 articoli apparsi sul popolarissimo rotocalco di informazione GENTE. E nel 1981 il tutto fu poi riunito in volume e pubblicato in un libro illustrato intitolato INTELLIGENZE EXTRATERRESTRI (Olimpia, Firenze) che ebbe la prefazione del cosmologo prof. Giuseppe Tagliaferri, Segretario e poi Presidente della Società Astronomica Italiana. Di quest’opera apparve in seguito anche una edizione popolare negli Oscar Mondadori.

    Nel 1988 chi scrive, recandosi in India e Pakistan, ha poi effettuato ricerche dirette e personali tese a verificare e ad approfondire in loco la questione dei Vimana in generale e le ipotesi di Davenport in particolare. Quello stesso anno, la mia relazione scientifica TRADIZIONI INDO-ARIANE E STORIA DELL’ASTRONAUTICA è stata accettata dai referees e da me ufficialmente presentata al XXXIX Congresso annuale della International Astronautical Federation (IAF) a Bangalore (India). Si tratta a tutt’oggi dell’unico testo scientifico non indiano che tratta dei Vimana (e che menziona anche il caso Mohenjo Daro. Davenport avrebbe certo potuto dirsi soddisfatto: si trattava della prima relazione accademica sui Vimana mai scritta. E la cosa ebbe una eco mediatica internazionale, con una ricaduta anche in Italia.

    Nel 1991 un mio successivo titolo edito negli Oscar Mondadori e trattante l’argomento, ANGELI, DEI, ASTRONAVI (di cui, dopo varie edizioni, uscì anche una versione riveduta, corretta e ampliata dal titolo I MESSAGGERI DEL CIELO), ebbe in seguito un notevole successo ed ebbe il merito di imporre in Italia il termine paleoastronautica.

    E’ pure da segnalare il fatto che il compianto e fraterno amico Stefano Breccia abbia pubblicato nel 1997 sulla rivista SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE il suo pregevole studio I VIMANA E LE LORO ARMI.

    Inoltre, in Italia l’argomento è stato più volte affrontato su rassegne dedicate, da IL GIORNALE DEI MISTERI a GLI ARCANI, da NOTIZIARIO UFO del Centro Ufologico Nazionale (oggi UFO INTERNATIONAL Magazine) a OLTRE L’IGNOTO, da NEXUS a HERA e più volte sulla nostra rivista ARCHEOMISTERI. Ed è da tempo anche sulla Rete. Solo che c’era un problema. Anche se il titolo ad effetto del libro di Davenport e Vincenti era 2000 A. C.: DISTRUZIONE ATOMICA, in realtà va detto che oggi – e solo oggi - sappiamo per certo che nello specifico l’utilizzazione di ordigni termonucleari è assolutamente da escludere. Infatti non sono state riscontrate tracce di radiazioni atomiche (destinare a permanere nel tempo) atte a sostenere l’ipotesi suggerita inizialmente dagli Autori, divenuta un mito specie a causa della immatura morte di Davenport, che alcuni supposero avere sviluppato la patologia tumorale che lo stroncò per esposizione a radiazioni atomiche. Un mito del tutto fasullo, in quanto il sottoscritto, essendo stato anch’egli a Mohenjo Daro nel 1988 asportando personalmente dagli scavi una notevole quantità di reperti e campioni, sarebbe stato anch’egli esposto a tali ipotetiche radiazioni. Invece è ancora vivo e vegeto a 30 anni distanza.

    In realtà, oggi è stato appurato che Mohenjo Daro è stata distrutta non da un ordigno termonucleare, ma piuttosto, con ogni probabilità, da un’arma termica dai devastanti effetti analoghi ma non caratterizzata da radiazioni atomiche. Per cui l’unica cosa su cui gli Autori si sono sbagliati è sulla specifica interpretazione tecnica della natura della distruzione; e niente di più. Per il resto, nulla da eccepire, e la validità del loro lavoro pionieristico non viene minimamente scalfita.

    Quindi, nel 2006, la Casa Editrice Profondo Rosso di Roma ha correttamente e meritoriamente pubblicato in versione italiana il libro di David H. Childress LE MACCHINE VOLANTI DELLE CIVILTA’ PERDUTE apparso nel frattempo in USA: compendio di circa 400 pagine curato da Luigi Cozzi in cui si trova anche la traduzione italiana integrale dalla versione inglese originale del VYMANIKA SHASTRA, il manuale descrittivo cui fa ampio ma parziale riferimento il libro di Davenport e Vincenti, oggi introvabile.

    Per inciso, va però detto che l’originale americano, VIMANA AIRCRAFTS OF ANCIENT INDIA AND ATLANTIS, è stato pubblicato da Childress in USA abusivamente ed infrangendo il copyright dell’Accademia di Studi Sanscriti di Mysore, per cui la sua pubblicazione anastatica del VYMANIKA SHASTRA è in realtà illegale e piratata.

    Di più: Childress, nella più totale assenza di riscontri diretti da parte sua, parla tout court di esplosione atomica e di radioattività tuttora presente a Mohenjo Daro. E ciò è invece assolutamente falso. Un risvolto non certo edificante legato alla evidente necessità commerciale di vendere i libri e i video documentari prodotti da questo autore-editore statunitense, e che lo ha visto in causa legale con l’India.

    Nel 2014 è quindi apparsa in Italia una ulteriore edizione (distribuita in edicola) del VYMAANIKA SHASTRA con la doppia prefazione di Corrado Malanga e Stefano Salvatici. Si è inequivocabilmente trattato di una pura e semplice operazione commerciale che vorrebbe anch’essa accreditare la falsa informazione di radiazioni atomiche presenti a Mohenjo Daro. L’ennesima bufala di chi, come il controverso e ormai tramontato guru dei rapimenti alieni Malanga, non è nuovo a spararle grosse.

    Nulla di nuovo sotto il sole, dunque Non solo. Sempre nello stesso anno è uscito il book on demand I VIMANA E LE GUERRE DEGLI DEI di Enrico Baccarini, un mio ex-collaboratore sedicente antropologo che non solo ha scorrettamente creduto per lui conveniente e opportuno il pubblicare senza autorizzazione alcuni frammenti del materiale inedito di Davenport da me forniti a lui ed altri solo per consultazione con l’impegno a non farne pubblicamente uso se non col mio permesso. Ma che addirittura ha pure piratato immagini fotografiche e non pubblicate nel testo di Davenport e Vincenti (e in particolare dal Cap. XVIII) inserendole nel proprio libro con tanto di abusivo copyright riferito a sé stesso e passandole dunque per farina del suo sacco, ovviamente cosa non vera!

    Come se non bastasse, ha fatto lo stesso con alcuni dei suddetti documenti tratti dal materiale di Davenport da lui lasciatomi (e di cui possiedo i diritti) esibendoli sul suo sito internet con tanto di copyright come fossero di sua proprietà…

    La cosa, sulla rivista organo del Centro Ufologico Nazionale UFO INTERNATIONAL MAGAZINE (n. 15 del 2014) è già stata pubblicamente stigmatizzata nell’ambito degli addetti ai lavori.

    I morti non possono protestare per un copyright inventato (Vedi Cap. XVIII)

    Estratto dalla rivista organo del Centro Ufologico Nazionale UFO INTERNATIONAL MAGAZINE (n. 15 del 2014)

    Sono stati proprio tali fatti, anzi, che hanno indotto chi scrive a dire le cose come stanno e a fare dunque uscire nelle edicole italiane e in edizione economica un instant book informativo e rivelatore che ha costituito una prima stesura del mio successivo VIMANA, GLI UFO DELL’ANTICHITA’ (UNO Editori, Torino 2016).

    Al contrario dunque di chi – mentendo e sapendo di mentire – ha palesemente strumentalizzato tutto ciò pro domo sua, la odierna riproposizione senza alcun tornaconto economico per chi scrive del libro originale di William David Davenport ed Ettore Vincenti ha invece lo scopo di ripresentare seriamente un testo validissimo, introvabile e ormai di culto con una aggiornata panoramica introduttiva onesta, veritiera e sufficientemente completa al lettore desideroso di approfondire, evitando così che egli possa essere facile preda di fuorvianti informazioni superficiali, inesatte, sensazionalistiche ed ingannevoli. Informazioni oggi purtroppo diffuse da chi può avere interesse a divulgarle per mere finalità di tornaconto personale, editoriale e commerciale. Obiettivi sensazionalistici e di cassetta che per scelta da sempre non sono mai stati e non sono quelli del sottoscritto. E che altri cercano invece di cavalcare goffamente e sensazionalisticamente, al punto che ormai si è arrivati perfino a proporre viaggi guidati in India ad uso e consumo di chi è disposto a pagare ben più del loro valore le spiegazioni dell’accompagnatore di turno.

    Pertanto, a 4 decenni di distanza dall’uscita del loro volume, sono ora tenuto a tornare a rivolgermi in questo spirito positivo ai lettori italiani, anche per valorizzare e onorare convenientemente la memoria di Davenport e Vincenti ed il loro pionieristico contributo difendendola da ogni strumentalizzazione. Contributo che ci rimanda dall’ancestrale passato storico-mitologico dell’India protostorica alla realtà della tecnologia aerospaziale attuale, con tanto di UFO e possibili presenze extraterrestri odierne.

    Certo, nel libro di Davenport e Vincenti si ipotizzava che nell’antica India si fosse fatto uso di veicoli aerei e di bombe termonucleari. E l’epopea del Mahabharata descrive chiaramente un’esplosione catastrofica che sconvolse il sub-continente. Lo storico Kisari Mohan Ganguli afferma che gli scritti sacri indiani sono pieni di tali descrizioni, che suonano come un’esplosione atomica, simile a quella dell’esperienza di Hiroshima e Nagasaki.

    E ricorda che le fonti parlano di carri celesti che combattevano in cielo e di armi finali. Un’antica battaglia è descritta nel Drona Parva, una sezione del Mahabharata, che parla di combattimenti e descrive le esplosioni di tremende ‘armi finali’ (del tipo della cosiddetta Arma di Brahma) che decimarono interi eserciti, provocando la distruzione di una moltitudine di guerrieri con cavalli ed elefanti, soffiati via come le foglie secche degli alberi, dice Ganguli. Solo che invece di funghi atomici, lo scrittore descrive un’esplosione a colonna verticale, con nuvole di fumo fluttuanti, come l’apertura di ombrelloni giganti consecutivi..

    Considerate questi versi antichi (6500 a.C. al più tardi) del Mahabharata:

    "... Un unico proiettile

    carico di tutta la potenza dell’Universo.

    Una colonna incandescente di fumo e fiamme

    luminosa come mille soli

    salì in tutto il suo splendore... un’esplosione verticale

    con nuvole di fumo fluttuanti...

    ... la nuvola di fumo,

    innalzandosi dopo la prima esplosione, si aprì in onde circolari,

    come l’apertura di ombrelloni giganti ...

    ... era un’arma sconosciuta, un fulmine di ferro,

    un gigantesco messaggero di morte, che ridusse in cenere

    l’intera razza dei Vrishni e Andhaka.

    ... I cadaveri erano così bruciati da essere irriconoscibili.

    I capelli e le unghie caddero;

    le ceramiche si ruppero senza causa apparente, e gli uccelli diventarono bianchi.

    Poche ore dopo tutti i prodotti alimentari erano contaminati...

    ... per uscire da quel fuoco

    i soldati si gettarono nei torrenti

    per lavare sé stessi e le loro attrezzature".

    Certo, sino al bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, l’uomo moderno non poteva certamente immaginare nessuna arma tanto orribile e devastante come quelle descritte negli antichi testi indiani. Logico dunque che nel loro meritorio e pionieristico approccio Davenport e Vincenti abbiano necessariamente dato questa prima chiave di lettura, figlia del loro tempo dominato dal rischio di un olocausto nucleare.

    Che è da un lato giusta, ma da un altro anche inesatta. Perché le esplosioni atomiche si lasciano dietro contaminazioni nucleari dell’ambiente destinate a perdurare nel tempo per secoli e millenni. E questo, come è stato constatato, non è assolutamente il caso di Mohenjo Daro.

    Come non è neanche il caso di Sodoma e Gomorra, le città bibliche notoriamente distrutte dagli Angeli con zolfo e fuoco caduti dal cielo per la loro iniquità in modo estremamente analogo a quanto avvenuto a Mohenjo Daro.

    Ecco perché oggi si può e di deve affermare che le armi nucleari quali noi le conosciamo nel caso sono invece da escludere, con buona pace di improvvisati cantastorie pronti invece ad avallare qualsiasi cosa pur di poter apparire sfruttando l’immagine di chi, come gli Autori di 2000 A.C.: DISTRUZIONE ATOMICA, non è più fra noi.

    L’idea di un’arma termica dagli effetti distruttivi simili a quelli di una esplosione atomica è pertanto ben più plausibile, ove non si contempli la possibilità della detonazione di un ordigno a fusione senza l’ausilio di un innesco nucleare come avviene oggi, in modo tale da produrre una quantità irrilevante di scorie radioattive tali da degradarsi rapidamente.

    Al momento attuale esistono studi che prevedono l’innesco di armi termonucleari pulite tramite laser di potenza che farebbero detonare una testata a fusione senza un innesco termonucleare. Naturalmente ciò non è stato ancora realizzato.

    Nel mio VIMANA, GLI UFO DELL’ANTICHITA’ (UNO Editori, Torino 2016), caratterizzato dalla bella e preziosa Prefazione di Robert Bauval, è stato spiegato nei dettagli quale sarebbe stata in realtà la vera natura del suddetto "unico proiettile carico di tutta la potenza dell’Universo (la cosiddetta Arma di Brahma") che distrusse Mohenjo Daro. A questo libro rimandiamo dunque chiunque volesse approfondire seriamente il tutto, ricordando che esso avrà un seguito, fondato sul materiale originale lasciatomi da Davenport che sarà così giustamente e ulteriormente valorizzato lungi da parvenus, millantatori, imitatori e copia-incollatori seriali dell’ultim’ora…

    Roberto Pinotti

    Sociologo e giornalista aerospaziale

    Firenze, Novembre 2017

    Due dei tanti campioni prelevati da Roberto Pinotti a Mohenjo Daro nel 1988 e da lui fatti poi analizzare in Italia.

    Il materiale è fuso e palesa anche solo a colpo d’occhio l’altissima temperatura cui sono stati sottoposti

    Ricostruzione di un Vimana

    Il Tempio del Sole (Surya) di Koranak a forma di Vimana e con ruote

    Roberto Pinotti a Mohenjo Daro (1988)

    La relazione di Pinotti al XXXIX Congresso della Federazione Astronautica Internazionale

    INTRODUZIONE

    Quattromila anni fa esisteva la bomba atomica – Ne parlano i sacri testi indiani e i reperti archeologici ne danno conferma - Come è nata la ricerca che ha portato a questa scoperta - Quale metodo è stato seguito. Lanka, una città della valle dell’Indo, è stata distrutta da un’esplosione nucleare, 4000 anni fa. L’affermazione è talmente straordinaria che la tentazione di respingerla in blocco, senza nemmeno prenderla in considerazione, è quasi irresistibile. D’altra parte il suo fascino è tale che c’è il rischio che venga accettata acriticamente, specialmente da parte di quel settore di appassionati che si interessano di misteri più o meno cosmici e che, magari senza rendersene conto, accettano anche le ipotesi più campate in aria perché «vogliono» credere.

    È evidente che entrambe queste posizioni, di totale rifiuto o di totale accettazione, sono ugualmente sbagliate. La posizione giusta è quella di esaminare freddamente, senza pregiudizi, le prove che sono portate a sostegno dell’affermazione, controllarne l’autenticità, assicurarsi che non siano suscettibili di nessun’altra interpretazione. Solo a questo punto si potrà esprimere una valutazione con cognizione di causa. Senza pregiudizi... già, come se fosse facile. Si dice che quando i membri del Consiglio dei Dieci della Serenissima repubblica Veneta ebbero per le mani il primo cannocchiale, non riuscissero a vedere niente «Parche no se poi vedar», perché non si può vedere. Ci volle tutta l’autorità del Doge per indurre il Consiglio a adottare uno strumento preziosissimo per un popolo di marinai. «Gli scettici hanno almeno il vantaggio che, non credendo in niente, sono sempre disposti ad ascoltare un ragionamento». La frase è attribuita ad uno scrittore inglese del secolo scorso. Se è vero, questo libro è fatto per gli scettici, perché nelle prossime pagine esamineremo e discuteremo le prove che sostengono l’affermazione iniziale.

    Per la verità non ci occuperemo solo di questo perché la ricerca che sta alla base di questo lavoro è tesa a verificare se gli antichi testi Vedici possono essere presi alla lettera quando parlano di guerre nucleari, di armi sofisticatissime, di meravigliose macchine volanti, o se si tratta di pura fantasia mitologica, come sostiene la scienza ufficiale. La discussione sulla fine di Lanka, l’esame delle tracce, da noi scoperte, che testimoniano dell’esplosione che l’ha distrutta, acquistano la loro giusta dimensione solo se inserite in questo quadro. RgVeda, Ramayana e Mahabbarata sono gli antichissimi testi sanscriti che stanno alla base della religione Indù. Sono dei veri gioielli letterari ricchi di filosofia e come tali sono tradizionalmente stati esaminati e studiati. Quello che ci ha indotto ad esaminarli da un altro punto di vista è il fatto che da una decina d’anni a questa parte numerosi ricercatori hanno portato all’attenzione di un pubblico sempre più vasto una serie di elementi, a dir poco conturbanti, che tendono a dimostrare come in epoche lontanissime sulla Terra fosse presente una tecnologia avanzatissima. Gli elementi portati alla luce sono troppi e troppo numerosi per poterli scartare senza un esame più approfondito.

    D’altra parte, la maggioranza dei lavori comparsi sinora, salvo qualche lodevole eccezione, sono specie di enciclopedie onnicomprensive che balzano agilmente da un continente all’altro, dedicando poche pagine a ciascun argomento, parlando di tutto senza approfondire nulla. A questa, che potremmo chiamare «prima fase», è giusto ne segua una seconda dove ogni singolo argomento venga approfondito, studiato sotto tutti gli aspetti, avvalendosi di tutte le tecniche possibili per arrivare a delle conclusioni se non certe al di là di ogni dubbio, per lo meno ragionevolmente fondate. Nel capitolo seguente vedremo perché la nostra scelta è caduta sui testi sacri sanscriti; qui ci preme sottolineare che abbiamo volutamente trascurato di considerarli sotto l’aspetto mistico-letterario per esaminarli solo sotto il profilo tecnico, li abbiamo, cioè, considerati come relazioni di fatti realmente avvenuti, anche se talvolta raccontati con linguaggio impreciso ed iperbolico.

    L’operazione di interpretare alla lettera gli antichi testi non è nuova. Il precedente più famoso è senz’altro quello costituito da Heinrich Schliemann, «l’uomo che credette in Omero». Figlio di un pastore di Necklenburgo, dopo un’infanzia poverissima, fece fortuna negli Stati Uniti durante la grande corsa all’oro. Diventato ricchissimo, perfezionò la sua conoscenza delle lingue antiche ed orientali e organizzò una spedizione che portò alla scoperta di Troia (Trojanische Alterhumer, 1874) destando un’enorme sensazione nel mondo scientifico di allora. Anche se i suoi

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