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Come Usare il Pendolo: Manuale pratico

Come Usare il Pendolo: Manuale pratico

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Come Usare il Pendolo: Manuale pratico

Lunghezza:
242 pagine
2 ore
Pubblicato:
17 mag 2019
ISBN:
9788869374432
Formato:
Libro

Descrizione

La Radiestesia è una scienza antica come l'uomo.
 Un'intera concezione dell'Universo sta alla base delle teorie che la sorreggono.
 Uno degli strumenti più comunemente usati per la divinazione e la rabdomanzia, è il pendolo.
L'arte di usare il pendolo è qualcosa che chiunque può imparare, padroneggiare e divertirsi con la sperimentazione.
 Come Usare il Pendolo
è una guida all'uso del pendolo,
da come funziona a come iniziare..
 Le potenzialità del pendolo possono essere utilizzate in una varietà di modi diversi. Nella sua forma più semplice, puoi usarlo per rispondere a domande o aiuto nel prendere decisioni.
I pendoli possono essere utilizzati anche per: scopi di guarigione e identificazione di allergie, pulire e dissipare la negatività in una stanza, per aiutarti a
trovare oggetti smarriti o animali domestici  e molti altri ambiti in cui il pendolo rappresenta uno strumento efficace di studio e ricerca.
 
 
Pubblicato:
17 mag 2019
ISBN:
9788869374432
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Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Come Usare il Pendolo - Donato Castelli

​BIBLIOGRAFIA

​Introduzione

Credo opportuno premettere che in questo lavoretto che mi co­sta alcuni anni di studio, di osservazioni a volte noiose, di espe­rimenti non sempre confortanti, di prove non sempre riuscite, intendo più che altro esporre dei fatti e ragionarci sopra così alla buona, come si farebbe tra amici, al lume del buon senso, senza pretesa di porre dei principi rigorosamente scientifici. Intendo usare del diritto che ha ogni uomo di adoperare il pro­prio cervello, di esporre delle ipotesi, trarre delle conseguenze, accennare ad applicazioni in atto o possibili.

Sarebbe puerile il pretendere di parlare di Rabdomanzia o di Radiestesia con rigore scientifico, quando così poco si conosce di queste manifestazioni: come è semplicemente ridicolo il non volerne nemmeno sentir parlare perché esse non sono una cosa scientifica, come se la veste della scienza fosse la divisa sicura della sapienza.

Questi fenomeni radiestesici sono soggettivi, si dice, e si trova in ciò quasi una ragione per non curarli; ma tutti i fenomeni di relazione col mondo che ci circonda sono soggettivi, ed hanno una così estesa scala di sensibilità che va dal silenzio alla esal­tazione; essi inoltre esulano da qualunque teoria scientifica. Co­me tali, questi fenomeni sono soggetti a variazioni a seconda delle impressioni, tanto più varie e numerose, quanto più estesa è nel soggetto la vita di relazione col mondo esterno. Ne sono una prova le distrazioni che sono tanto più frequenti e strane nelle persone colte e maggiormente occupate, dedite ad un'attività ce­rebrale molto intensa.

Si richiede certamente uno sforzo non indifferente perché il cervello sintonizzi con un soggetto solo; egli deve in qualche mo­do isolarsi, concentrarsi in un punto solo. Noi lo proviamo que­sto sforzo nella difficoltà di eliminare le distrazioni e di rag­giungere un grado più o meno elevato di concentrazione. I più impressionanti fenomeni di estensione di coscienza si verificano dopo una prolungata fissazione di qualche oggetto che concentri l’attività cerebrale.

La vista inaspettata di qualche cosa di meraviglioso, come l’aprirsi ad un tratto davanti a noi, per la prima volta, dello spettacolo del mare, o la visione di un panorama dall'alto di una montagna, ci rendono estatici; ma anche questo fenomeno è soggettivo, tanto è vero che il medesimo spettacolo che ha prodotto in noi questa specie di estasi, può avere lasciato indifferenti o quasi altri individui. Questo improvviso sintonizzare con la natura, che produce in noi come una scarica la quale sembra portarci via qualche cosa, è un fatto innegabile, per quanto va­riabile da soggetto a soggetto. 0 non si ammette l'esistenza del principio radiestesico, e allora non si spiegano nemmeno i co­muni fatti di simpatia e antipatia, o lo si ammette e si conviene che è un fenomeno essenzialmente soggettivo. La gran parte dei fenomeni psichici non si possono ridurre a formule matemati­che o chimiche; ma non per questo hanno meno di vero e di in­teressante della formula o della reazione chimica.

Siamo abituati a considerare l'umanità con un concetto quasi esclusivamente materialistico, ed evidentemente a torto, perché rimarrà sempre indiscutibile che l'uomo non è essenzialmente muscoli, ma soprattutto anima. Dobbiamo quindi considerarci non come divisi, noi uomini, gli uni dagli altri, ma come inti­mamente uniti. E l'egoismo che ci divide e rimpicciolisce il con­cetto di umanità e fa dimenticare agli uomini ed ai popoli questa solidarietà, tanto vera e tanto ammirabile, sia nell'ordine spi­rituale sia nella vita di relazione. Siamo una catena che non conosce discontinuità: separarci gli uni dagli altri vuol dire mo­rire; unirci in uno spirito di cooperazione vuol dire vivere. È così che possiamo attingere energia gli uni dagli altri, e tutti dal mondo esteriore; è così che possiamo, fino a che è possibile, mantenere il nostro equilibrio, il nostro regime di carica, che permette anche nell'ordine fisico la vita.

Sono del parere che la malattia, come fatto organico, consiste nella diminuita capacità di poter attingere dal mondo esteriore la necessaria energia per il nostro ricambio. Così anche per il nostro intelletto; forse capire non vuol dire altro che captare. Ne abbiamo una prova nell'influenza del clima, del mare, dei monti, dell'ambiente fisico e morale che ci circonda.

Se questo concetto è vero, si comprende la possibilità di co­municare fra noi, quando lo vogliamo, cioè quando un quid che attesti la vitalità di un elemento ci permetta di metterci in relazione con lui. Questo confronto, che metterà in evidenza nella maggioranza dei casi la differenza di potenziale fra due elementi, produrrà una scarica che nel caso nostro potrà essere valutata anche con le oscillazioni di un pendolo, od in qualche altro modo che l'esperienza e la rivalutazione dì questo concetto ci faranno trovare.

La distanza? Ma essa non esiste in se stessa, perché fra noi ed il Cosmo non c'è soluzione di continuità; ce lo attestano le onde radio e l'uomo che ha sempre, con una passione continua, cer­cato di vincere anche questa apparente distanza.

Lo studio quindi dei fenomeni radiestesici rientra nel campo dei fenomeni fisici e psicofisici ed esula completamente dal­le manifestazioni medianiche e spiritiche.

Fu nel 1929 che io detti alla stampa un piccolo opuscolo sulla Rabdomanzia, tanto per fare conoscere agli studiosi ed ai cu­riosi quegli esperimenti che avevo fatti, e più perché trapelasse agli occhi di chi avrebbe letto quell'opuscolo, quello che sarebbe stato possibile fare ancora di meglio e di più proficuo.

A distanza di anni ho potuto notevolmente aumentare ed in parte sviluppare quello che era soltanto un abbozzo, con il con­tributo di ulteriori studi miei e di altri, e scrivere qualche cosa di più completo e interessante.

Ho seguito in questo anche un consiglio per me autorevolis­simo ed anzi confortante; perché contro l'opinione di coloro che credessero inutili questi studi e sprecato il tempo impiegato, questo consiglio mi tranquillizzava.

Metodi per tenere il pendolo

I Brevi note storiche

Prender le mosse dal 1500 per far la storia della Rabdoman­zia, non vuol dire esporre tutta la storia di questa arte, ma solo esaminare un periodo relativamente breve, unicamente allo scopo di tracciare un profilo di questo sistema di indagine che specialmente oggi si risveglia in modo particolare.

Già se ne parla fino dai tempi più remoti, e la Virga o Virgula o Virgulto divinatorio ha lavorato nelle mani degli antichi sacerdoti greci, giudaici, romani e perfino cinesi. E nemmeno si può dire con il Poeta Multa renascentur quae jam cecidere, perché l'uso della bacchetta non è mai del tutto caduto in dimenticanza.

La facoltà del tutto naturale per la quale la bacchetta si muove, è stata un poco negletta dalla civiltà. La scienza, che non è purtroppo sempre sinonimo di sapienza, l'ha disdegnata, per­chè non si presentava con una veste degna, né col suffragio di teoremi, di formule, e tentava con un gingillo, come un virgulto od un pendolo, di entrare nel suo così severo sacrario.

Eppure oggi, come in altri tempi, eccola nuovamente presen­tarsi e con le solite armi, una bacchetta ed un pendolo, con il medesimo innato desiderio di scoprire le cose occulte. Tale quale la videro gli antichi Etruschi, la definì Sesto Frontino, la fece usare il console Paolo Emilio, l'adoperarono il monaco Basilio Valentino, Frate Barat, Frate Eliseo e molti altri. Essa sussiste come la simpatia, come tutti i fenomeni telepsichici, radiestesici, a testimoniare la potenza meravigliosa del nostro organi­smo cerebrale. Basta un piccolo moto per ravvivarla, una sem­plice scintilla per accenderla, un semplice atto della volontà, un ricordo. Viviamo in un secolo nel quale siamo troppo abituati a valutare quasi esclusivamente ciò che è materia, dimentichi spesso che c’è in noi l'Anima.

Dietro indicazioni di un amico, studioso di esoterismo, trovai nella biblioteca nazionale uno scritto di Jacobus Tollius nel quale sono raccolte delle Epistulae Itinerariae, cura et studio Henrici Hennini dove insieme a molte note e rilievi eruditi sulle diverse città di Europa, da lui visitate, si leggono scritte in buona forma latina notizie sulla bacchetta divinatoria o metallurgica, come egli la chiama. Queste ci danno un’assai esatta idea di quel che fosse quest'arte dal XVI al XVIII secolo.

La bacchetta - egli dice - si fa per lo più di nocciuolo ed è me­glio se del medesimo anno, od al più di due, e specialmente se è nata sopra una vena di acqua e di natura biforcuta. Ma non escludo che possa essere di frassino, di abete, di pero, di betulla, di lauro o di altri alberi.

Alcuni se la foggiano a seconda della diversità dei materiali che ricercano; così ad es. per trovare miniere di sale Joh. David- Schambio (De Virgula mercuriali, paragr. 8), dice: Si faccia questa bacchetta con una lanceola di sale fossile, lunga un palmo, e si connetta talmente col legno, che messa in equilibrio su di un sostegno, o legata ad un filo, si equilibri movendosi liberamente. Sospendi questa sopra una pentola, nella quale bolla acqua salata e vedrai i vapori di acqua aderire in forma di cristalli e la bacchetta inclinarsi verso la pentola, precisamente come farà se tu la terrai sospesa sulla miniera di sale.

Filippo Melantone segnala, nel Discorso sulla Simpatia, la simpatia del nocciuolo per i metalli; Gaspare Pencer nel suo libro sulla Divinazione, dice che la Bacchetta non è se non un ramo biforcuto di nocciuolo e con essa si scoprono le vene di oro e di argento, perché s'inchina sui luoghi o sulle vene dove sono sotterra nascoste; anche della Porta nel 1569, lo conferma nella Magia Naturale. Al principio del XVII secolo, Kechermannus cita Melantone e appoggia la propria opinione sull'autorità di costui. Nel 1614 Simon Maiole, vescovo di Volturara, nel regno di Napoli, approva l'uso della Bacchetta forcuta di nocciuolo con la quale gli operai delle miniere cercano le vene di oro e di argento, sepolte sotto terra.

Andrea Libavius crede all'efficacia della Bacchetta, e attesta che ne ha fatto esperienza nella ricerca dei metalli; constata che la bacchetta non gira in mano di tutti; e scrive: La si fa con un ramo biforcuto di nocciuolo o di quercia cresciuta nell'anno; la si tiene fra le mani; se colui che la regge ha bottoni d'oro e d'ar­gento al giubbetto, la bacchetta gli girerà verso lo stomaco; se non ha metalli su di lui, e se ne nascondono sotto terra, la bac­chetta si inclinerà verso quel punto per quanti sforzi egli faccia per impedirlo; ho fatto spesso l'esperienza io stesso ed ho sem­pre constatato che la Bacchetta girava proprio sul luogo dove erano nascosti i metalli: ho visto fare la stessa cosa a parecchie persone sempre con identico successo. Michael Mayerus, dopo aver trattato della polvere da sparo, che fu in principio composta col carbone di nocciolo misto allo zolfo ed al salnitro, parla della bacchetta di nocciolo, che è indicatissima per la ricerca delle miniere d’oro e di argento.

Fa una piccola bacchetta lunga una spanna (dodici dita) con un pezzo di sale fossile e uniscilo a una bacchetta di legno così che la parte di legno si trovi unita alla bacchetta di sale. Quando questo è posto su di un pernio o bilanciato a un filo, si può muovere liberamente. Ponete questa bacchetta di legno e sale sopra una pentola sotto la quale sia acceso un fuoco. Fate bollire dell’acqua salata e le particelle di sale aderiranno alla bacchetta di sale per influenza magnetica come a un corpo a loro eguale. Così, appesantita dai corpuscoli salini, la bacchetta si piegherà gradualmente verso la pentola. Credo che lo stesso moto avvenga quando po­niamo un simile strumento sopra una miniera di sale sotterranea’’

Athanasius Ktrcher. Mundus Subierraneus. Amsterdam

Giudico improbabile la nozione che questa abilità di divinazione nelle bacchette venga da qualche forza ma­gnetica che è nel legno stesso, perché se poniamo le bacchette presso ai metalli con cui, a quanto si dice, hanno una particolare affinità, anche se perfettamente bilanciate e senza la minima pressione, non otteniamo alcuna inclinazione, lo ho fatto più volte questo esperi­mento senza alcun risultato... Ho preso una bacchetta da quegli alberi che si crede abbiano attrazione magnetica per 1 vari metalli; poi ho fatto un ago (non come un ago di bussola) con due legni differenti, l’uno con affinità per il metallo, mentre l’altro era un tipo qualsiasi di legno secco. Unendoli come nell’illustrazione, ottenni un solo pezzo tenuto insieme da una sorta di cappuccio a punta. Tenni poi i due bastoni uniti in perfetto equi­librio sulla punta di un bastone verticale. Fatto questo, se volete sperimentare il potere di movimento, andate in un punto sopra una vena con questo strumento e quella metà dell’asta che ha affinità con quel metallo dovrebbe necessariamente inclinarsi se piena di forza motrice.

Alhanasius Kircher, Magnes sive de arte magnetica , Co­lonia 1643. La bacchetta divinatoria o metalloscopio, è partico­larmente usata per cercare metalli. Ne darò la ragione. Anzitutto una bacchetta di nocciuolo giudicata adatta a trovare le vene, viene tagliata con un coltello. È infatti necessario comprimere le dita e guardare il cielo e alzare la bacchetta tenendola per 1 due rami. In Germania si prende una forcella molto grossa di nocciuolo, senza nodi, e, dividendola in due parti, si scava l’estremità di una parte e si appuntisce quella dell’altra in modo che possa adattarsi alla concavità della prima.

Athanasius Kircher, Magnes vi ve de arie magnetica. Colonia 1643

La Verga Lucente

Aspetto del cielo, sotto il quale bisogna tagliare la Bacchetta Divinatoria, per cercare l'oro, le miniere d’oro, Il lapislazzuli, I talchi dorati, la pietra solare e altre cose che sono* sotto la Influenza del sole.

Basilio Valentino chiama mani Infelici quelle fra le quali la Bacchetta Divinatoria non gira affatto. E’ per conciliare loro questo prezioso dono, che vuole che si faccia ricorso agli aspetti benigni e favorevoli degli astri , sotto I quali insegna di tagliare la Bacchetta

Siccome questa osservazione del tempo, nel quale bisogna, tagliare la Bacchetta, si può spiegare e sostenere In qualche maniera, lo darò qui sette sorta di aspetti, sotto I quali egli vuole che si taglino, fintanto è possibile, le sette Bacchette per I sette metalli. Ognuno vi darà l'importanza che vuole. Ciò che è vero, 6 che II tedesco teneva fermo sulla

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