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Sport quantico: Una visone quantistica del Mondo dello Sport

Sport quantico: Una visone quantistica del Mondo dello Sport

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Sport quantico: Una visone quantistica del Mondo dello Sport

Lunghezza:
346 pagine
6 ore
Pubblicato:
30 apr 2019
ISBN:
9788863654998
Formato:
Libro

Descrizione

Lo Sport come strumento verso l’evoluzione spirituale, un percorso guidato per accedere alla fonte universale d’energia. Dal campo di gara al campo quantico: una guida pratica scritta con il linguaggio delle emozioni che solo lo Sport sa trasmettere.
Questo libro è concepito per essere un manuale, un percorso che ti guida verso la scoperta della vera fonte dell’energia, quella che consente all’atleta in particolare, e all’uomo in generale, di andare oltre i limiti della mente pensante.
La scoperta, tuttavia, riguarda la ragione, la giustificazione razionale della sua esistenza. Ma non basta sapere, bisogna saper fare. L’intento del libro rimane lesperienza, l’autore ti guiderà a fare esercitazioni che sono il fulcro del cammino verso la fonte.
L’autore non è un teorico, é un uomo di sport, allenatore e Mental Coach, e trasferisce in questo testo il meglio della sua personale esperienza nel guidare atleti di tutti i livelli verso il raggiungimento delle migliori performance attraverso l’evoluzione spirituale.
Proprio partendo dal suo vissuto, coach Omar guida il lettore alla scoperta dei propri talenti, spesso nascosti, e svela il segreto per cui, partendo da questi, si arriva al Campo Quantico, là dove… tutto è possibile!
Pubblicato:
30 apr 2019
ISBN:
9788863654998
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Sport quantico - Omar Beltran

vita¹)

CAPITOLO 1 – DOVE?

LE OLIMPIADI DEL ’24

Portami il mio arco d’oro ardente.

Portami le mie frecce del desiderio!

Portami la mia lancia!

Oh, le nuvole si spiegano!

Portami il mio carro di fuoco.

W. Blake

Era il 1981, avevo 19 anni e mi trovavo in un’impasse temporanea in attesa della chiamata al servizio di leva. Giocavo a pallavolo e allenavo già regolarmente. Oltre allo sport, le mie passioni si dividevano tra i quattro zampe discendenti dai lupi e il cinema.

In Argentina, i film (Anglo-americani) arrivano prima che in Italia, la ragione credo si trovi, fondamentalmente, nel fatto che non sono mai doppiati, solo sottotitolati. Era marzo e il rovescio dell’emisfero portava con sé la fine dell’estate e l’arrivo dell’autunno, con esso la perdita di uno stato di coscienza per cui non c’era possibilità di obiezione, il servizio militare, se eri abile, non permetteva a un’anima pacifica di non aderirvi.

Non sapevi mai quando ti sarebbe toccato partire, non c’erano né mail né WhatsApp, la lettera arrivava e se non arrivava, tu continuavi a vivere in stand by. Il mio cane, compagno di vita, sembrava riconoscere quello stato fluttuante, vi si adeguava e sonnecchiava… parecchio.

Al venerdì, solitamente, davo un’occhiata al Diario che in spagnolo sta per il Giornale, solo due sezioni attiravano la mia attenzione, lo sport ovviamente e lo spettacolo. Non c’era un altro modo per sapere cosa proiettavano al cinema, un’immagine impatta la mia mente: atleti che corrono sulla sabbia! Estasi, fino a quando leggo il titolo del film: Carrozas de fuego! Traduzione letterale del titolo originale, cosa che avviene regolarmente.

Due anni fa ero in Argentina con mia figlia piccola, Vanessa, siamo andati al cinema e l’ho portata a vedere uno spettacolo di animazione e di valori della Disney-Pixar: Moana era il suo nome. Cercatelo in italiano, non lo troverete mai! Evidentemente il nome evoca alla mente la celebre Pozzi e, sia mai, che una pornostar sia accomunata a un film per bambini, semmai potremmo farla diventare parlamentare come la Cicciolina. Non ti lascio con il dubbio, tranquillo, il film in italiano si chiama Oceania, e alla protagonista Moana, appunto, è stato cambiato il nome in Vaiana.

Da purista, mi sono sempre lamentato di quell’abitudine, tutta italiana, di cambiare il nome ai film, ma nel caso di Carrozas de fuego dall’originale Chariots of fire l’eccezione fa la regola, il titolista italiano decise per un molto più indovinato: Momenti di gloria.

Vidi quel film e, con la mente di un diciannovenne, guidato dal testosterone e dall’incombenza militare, ebbi la consapevolezza dell’impresa sportiva, mi emozionai, come faresti tu oggi, semplicemente ascoltando il capolavoro della colonna sonora di Vangelis, Chariots of fire, tratto dalla poesia di William Blake, Jerusalem. Una pietra miliare della cinematografia mondiale targata England.

La mente coglie ciò che cerchi, allora colsi la sola metafora sportiva, Olimpia, le Olimpiade, i Giochi olimpici, Maratona… facevano parte di me, ero intriso di sport e di epica sportiva fino al midollo... non vidi altro che le imprese sportive di Eric Liddell e di Harold Abraham, e di «quei giovani che vissero con la speranza nei cuori e le ali ai piedi».

Il 2003 fu, per me, un anno magico, la stagione del salto quantico, come diceva Einstein: «La mente è come un paracadute, funziona meglio aperto», la mia visione del mondo e della realtà era mutata e, in questo stato di pseudo illuminazione spirituale, ho rivisto Momenti di Gloria.

Potrei dirti che si trattava di un altro film, ma, in realtà era un altro me a guardarlo, quella stessa sera l’ho rivisto tre volte, e, alla terza, grazie al fermo immagine e al riavvolgimento, ho registrato nella memoria ogni singola scena, che d’ora in poi condividerò con Te. Questo film è stato, senza alcun dubbio, la mia musa ispiratrice, la metafora sulla quale ho costruito questo percorso che ora ti vede in cammino.

Il film è tratto da una storia vera, i protagonisti non sono inventati, semmai alcune parti sono state un po’ romanzate, ma poco conta per noi, ciò non altera minimamente il suo intrinseco potere in termini di valori e di trascendenza.

L’ambiente in cui si svolge la storia è rappresentativo di ciò che accadeva nel mondo dello sport, a quei tempi non esisteva lo sport per tutti che conosciamo oggi. A farne pratica erano soltanto le persone abbienti, e, nel caso del mondo olimpico, solo i frequentatori delle migliori università. I due personaggi principali, Eric e Harold, appartengono a due ambienti diversi: Eric, cristiano protestante, era nato in Cina, figlio di un pastore in missione, aveva seguito le orme di suo padre ed era anche lui un pastore ma in Scozia si era dilettato nel mondo dello sport, giocava a rugby per la precisione ed era diventato famoso per la sua velocità. Deciso a prendere le redini della missione in Cina, aveva voltato pagina con lo sport e si trovava di ritorno in Scozia per una vacanza mentre, ovviamente, nella sua chiesa del paese professava la fede.

Harold era ebreo, di grandi doti culturali e con la velocità ai piedi, decise di iscriversi all’Università di Cambridge, egli aveva la rivalsa nel cuore e un obiettivo ben delineato, voleva la medaglia d’oro olimpica ed era disposto a tutto pur di raggiungere il suo scopo.

L’ambiente che lo circondava era permeato dall’ipocrita perbenismo inglese dell’epoca, il film, contrariamente a quanto si scorge dalla trama, vuole essere una denuncia ai rimasugli contemporanei di quella cultura britannica.

Eric, per giunta scozzese, non farà mai parte dell’ambiente di Cambridge, ma non esiste nulla come lo sport per abbattere le barriere culturali e razziali. Harold, invece, aspirava ad appartenervi, la sua era una lotta intestinale al riconoscimento della sua cultura ebrea, subdolamente mascherata dal self-control britannico, in effetti già all’epoca i pregiudizi guidavano i comportamenti delle alte sfere dirigenziali della famosa università.

In questi due ecosistemi si intrecciano le storie di vita e sportive dei due personaggi.

Fanno parte dell’ambiente, un amico di famiglia dei Liddell che intravede il talento di Eric e la sua potenzialità nella corsa; Jenny, la sorella di Eric sarà l’altro personaggio di rilievo, colei che lo sostiene nella missione in quanto pastore, la coscienza religiosa incarnata in una sorella.

Harold, con la sua risolutezza, prende una decisione impopolare per il sistema universitario, assume un allenatore professionista e, come se già non fosse scandaloso, costui non è inglese ma francese. Nella sua vita entra anche l’amore, come questo accade rappresenta il modo di approcciare la vita di Abraham. Il gruppo dei pari lo invita a una rappresentazione teatrale, una specie di musical di inizio secolo scorso, il più interessato a questo spettacolo era uno dei suoi compagni, Aubrey che, orgogliosamente, vuole far vedere loro il frutto del suo desiderio: Sybil, la cantante protagonista. Quando Harold la vede dal palchetto, nella scena, il regista mostra uno scambio di sguardi. Immaginate cupido che con archi celestiali distribuisce frecce a destra e a manca…

Durante l’intervallo, gli amici si trovano nella hall e Aubrey parla della sua donna, a un certo punto si accorgono che Harold non c’è, la scena successiva, ma quasi in contemporanea cinematograficamente parlando, vede Harold bussare alla porta del camerino di Sybil per chiederle di uscire insieme a lui, successivamente Harold torna dagli amici e impavido, ma soprattutto con assoluta noncuranza dei sentimenti di Aubrey dichiara fiero di avere ottenuto un appuntamento. Questo è il personaggio di Harold, determinato allo spasimo senza mai farsi distrarre da chiunque o da qualunque cosa si interponesse tra lui e il suo obiettivo.

QUANTUM E LE INFINITE PROBABILITÀ

C’era una volta un contadino cinese il cui cavallo era scappato. Tutti i vicini quella sera stessa si recarono da lui per esprimergli il loro dispiacere: «Siamo così addolorati di sentire che il tuo cavallo è fuggito. È una cosa terribile». Il contadino rispose: «Forse». Il giorno successivo il cavallo tornò portandosi dietro sette cavalli selvaggi, e quella sera tutti i vicini tornarono e dissero: «Ma che fortuna! Guarda come sono cambiate le cose. Ora hai otto cavalli!». Il contadino disse: «Forse». Il giorno dopo suo figlio cercò di domare uno di quei cavalli per cavalcarlo, ma venne disarcionato e si ruppe una gamba, al che tutti esclamarono: «Oh, poveraccio. Questa è una vera disdetta», ma ancora una volta il contadino commentò: «Forse». Il giorno seguente il consiglio di leva si presentò per arruolare gli uomini nell’esercito, e il figlio venne lasciato a casa per via della gamba rotta. Ancora una volta i vicini si fecero intorno per commentare: «Non è fantastico?», ma di nuovo il contadino disse:

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