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Il cammino e la pietate.: Cinque lezioni sulla struttura narrativa della Divina Commedia

Il cammino e la pietate.: Cinque lezioni sulla struttura narrativa della Divina Commedia

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Il cammino e la pietate.: Cinque lezioni sulla struttura narrativa della Divina Commedia

Lunghezza:
119 pagine
1 ora
Pubblicato:
Apr 29, 2019
ISBN:
9788832590906
Formato:
Libro

Descrizione

Queste cinque lezioni sulla struttura narrativa della Divina Commedia derivano dall'attività dell'autrice come insegnante di “Storia della Letteratura Italiana” nei Licei italiani.  Sono state qui raccolte a beneficio degli studenti che nella scuola superiore o anche nei corsi universitari si incontrano con la figura e l’opera di Dante Alighieri, il padre della nostra lingua e il modello di riferimento in ogni epoca per tanti poeti italiani ed europei. In queste lezioni non sono date le notizie generali sulla Divina Commedia, sull’epoca della sua composizione, sulla trasmissione dell’opera, sulla sua fortuna critica, sui temi che essa sviluppa. Neppure vi sono notizie sulle altre opere di Dante che pure costituiscono esperienze capitali che il poeta rielabora nella sua opera maggiore.Le lezioni si concentrano invece sulla struttura narrativa del poema: la Divina Commedia è infatti un grande  racconto, coloratissimo nei paesaggi, affollatissimo di personaggi, “splatter” nel racconto dei castighi dei peccatori, “impressionista” nel  dipingere i cieli dei beati. E, poiché è un racconto in versi, una lezione è dedicata all’analisi del metro di Dante: la terzina a rima concatenata.
Pubblicato:
Apr 29, 2019
ISBN:
9788832590906
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Il cammino e la pietate. - Ferdinanda Cremascoli

Ferdinanda Cremascoli

Cinque lezioni sulla struttura narrativa

della Divina Commedia

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

L’opera può essere scaricata e condivisa con altri, a patto di darne il giusto credito all’autrice, Ferdinanda Cremascoli. Non è permesso alcun cambiamento. Non è permesso alcun uso commerciale. L’opera è disponibile in podcast gratuito su iTunes. Un estratto dell’opera è disponibile in quattro clip su YouTube

©Ferdinanda Cremascoli 2016

ferdinandacremascoli@gmail.com

www.nelmezzodelcammin.org

Vedi per esempio in questo paese, il più grande filosofo del nostro secolo non è stato un monaco, ma uno speziale. Dico di quel fiorentino di cui avrai sentito nominare il poema, che io non ho mai letto perché non capisco il suo volgare, e per quanto ne so mi piacerebbe assai poco perché vi vaneggia di cose molto lontane dalla nostra esperienza. Ma ha scritto, credo, le cose più sagge che ci sia dato di comprendere sulla natura degli elementi e del cosmo tutto, e sulla conduzione degli stati.

Umberto Eco, Il nome della rosa

In limine

Queste cinque lezioni sulla struttura narrativa della Divina Commedia derivano dalla mia attività di insegnante di Storia della Letteratura Italiana nei Licei italiani.

Ho ritenuto di raccoglierle qui a beneficio degli studenti che nella scuola superiore o anche nei corsi universitari si incontrano con la figura e l’opera di Dante Alighieri, il padre della nostra lingua e il modello di riferimento in ogni epoca per tanti poeti italiani ed europei.

In queste lezioni non sono date le notizie generali sulla Divina Commedia, sull’epoca della sua composizione, sulla trasmissione dell’opera, sulla sua fortuna critica, sui temi che essa sviluppa. Neppure vi sono notizie sulle altre opere di Dante che pure costituiscono esperienze capitali che il poeta rielabora nella sua opera maggiore.

Mi sono concentrata invece sulla struttura narrativa del poema: la Divina Commedia è infatti un grande racconto, coloratissimo nei paesaggi, affollatissimo di personaggi, splatter nel racconto dei castighi dei peccatori, impressionista nel  dipingere i cieli dei beati. E, poiché è un racconto in versi, una lezione è dedicata all’analisi del metro di Dante: la terzina a rima concatenata.

Un ringraziamento di cuore va alle colleghe e ai colleghi che hanno letto in anteprima la bozza di queste lezioni e con le loro osservazioni hanno reso migliore il testo. In particolare ringrazio per la pazienza e la disponibilità Laura Brambilla, Claudia Sala e Silvia Bugatti.

Ho scritto nei giorni in cui nel flusso indistinto delle non notizie ci arrivavano dall’altro lato del Mediterraneo immagini vere di distruzione e disperazione. Il racconto di Dante sembra in confronto, anche nei punti più orrorosi e volutamente eccessivi, un’oasi di razionalità.

Ma noi?

Eindhoven, settembre 2015 - aprile 2016

Nota alle lezioni

Le lezioni qui raccolte sono disponibili in podcast su iTunes

Un estratto è disponibile anche in quattro clip su YouTube

Nelle lezioni che seguono il poema di Dante sarà chiamato col nome che usò il poeta: Commedia.

Divina Commedia, come titolo del poema, comparve solo nel Cinquecento in un’edizione a stampa dell'opera curata da Lodovico Dolce nel 1555 presso Giovanni Giolito di Venezia. Dante chiamò il suo poema semplicemente Commedia, anzi Comedìa, come dice in due passi dell'Inferno.

                                e per le note

di questa comedìa, lettor, ti giuro,

        Inf, XVI, 127-128

Così di ponte in ponte, altro parlando

che la mia comedìa cantar non cura,

        Inf, XXI, 1-2

Anche nell’Epistola a Cangrande,  che accompagnava la prima parte del Paradiso, compare questo titolo:

Incipit Comoedia Dantis Alagherii Florentini natione, non moribus.

(Inizia la Commedia  di Dante Alighieri, fiorentino per nascita, non per costumi.)

Perché Dante abbia scelto questo titolo si può spiegare secondo i precetti della retorica medievale, ereditate dalla cultura classica: l'opera si chiama Comedìa perché la sua materia ha un inizio triste e un lieto fine; perché la sua lingua è il volgare e perché il suo stile è umile e dimesso.

Comedìa cioè un genere letterario che per materia, lingua e stile si oppone a tragedìa, il genere sublime che Dante aveva già descritto nel De vulgari eloquentia, il trattato sul volgare, scritto qualche anno prima del poema. In realtà Dante nella Commedia torna spesso sulla definizione del suo lavoro. Nell’ottavo cielo, quello delle stelle fisse, il poeta ha la visione del trionfo di Cristo e chiama la sua opera «sacrato poema » (Par. XXIII, 61/62). E poco dopo, mentre il poeta sostiene un esame sulle tre virtù teologali, egli definisce la sua opera come :

                                    'l poema sacro

al quale ha posto mano e cielo e terra,

        Par, XXV, 1-2

Nel De vulgari eloquentia  già emergeva un giudizio del tutto positivo sul volgare, una lingua popolare, ma intesa da tutti e che per questo pone ai letterati la sfida di renderla raffinata e perfetta come il latino.

Perché allora Dante chiama Commedia la sua opera? 

Quando il poeta scrive la lettera a Cangrande e sta ultimando il poema, ha ormai maturato una concezione dei generi letterari molto originale, non svincolata, ma autonoma dai precetti retorici correnti che egli aveva fatto propri in passato.

Già i commentatori trecenteschi trovavano difficile dire a che genere appartenesse quest’opera, perché non somiglia a nessuna. Uno dei più acuti, Benvenuto da Imola, notava che in questo libro c’è tragedia, satira e commedia: tragedia, perché tratta le gesta di personaggi illustri, re, pontefici, baroni; satira, perché denuncia coraggiosamente ogni vizio, senza aver riguardo per il potere; commedia, perché la sua materia all’inizio è triste (l'inferno) e alla fine è lieta (il paradiso). Questo antico commentatore coglie quindi l’originalità del poema dantesco che mescola stili diversi.

Occorre anche ricordare che l’accezione medievale  di comedìasi iscrive nel contesto della cultura cristiana, che conosce bene e ammira lo stile sublime dei classici, se ne appropria e lo ripropone nei propri testi. Ma tra il sublime antico e quello cristiano c’è una profonda differenza. Nella tragedìa classica il mondo è dominato dal fato e il tema centrale è nella lotta tra eroe e destino; nel sublime  cristiano al fato si sostituisce il disegno provvidenziale di Dio misericordioso e la lotta si svolge tra l’uomo e il peccato. Per questo il racconto della morte di Cristo, che, data la nobiltà dell'argomento, è certamente degno dello stile alto,  è sostanzialmente sentito dalla cultura cristiana come comedìa, perché l'esito della storia è la vittoria sul male, è la resurrezione.

Questo spiega perché la comedìa per il cristiano non è un genere letterario minore, al contrario solo in esso  si realizza la dialettica cristiana tra vita e morte, tra umiltà e grandezza.

Ecco perché Dante pensa la propria opera come comedìa:  essa è insieme sublime ed umile, racconto di uomini e fatti non solo grandiosi, ma anche quotidiani, il cui senso è in ogni caso nobile, perché non solo l’evento o l’uomo o lo stile grande e alto, ma anche il piccolo e modesto e umile hanno insito in sé il senso profondo della storia umana: la lotta contro il peccato alla ricerca della salvazione.

E’ così che Dante intende il suo più illustre modello: l’Eneide di Virgilio. Egli legge «l’alta tragedìa» del suo maestro come comedìa perché l’Eneide  è già, anche secondo alcuni commentatori cristiani che Dante conosce bene, imitazione della vita umana, proprio come la Commedia: il viaggio di Enea infatti è il cammino faticoso dell’umanità che torna alla propria antica patria, proprio come il viaggio di Dante dalla selva oscura alla rivelazione della Trinità, attraverso una guerra imposta dalle ardue prove del cammino e della pietas.

LEZIONE 1

La storia

La Commedia è un poema che narra una storia di viaggio, il viaggio di un uomo che si smarrisce nei propri errori e si mette in cammino per un sentiero eccezionale, che attraversa il mondo dei morti, alla ricerca della propria salvezza.

L’eroe di questa storia vive la sua avventura, attraversando luoghi bui e spaventosi, chiari ed aspri, splendenti e gioiosi, incontrando un'umanità varia per carattere, comportamento, scelte di vita. Nel dialogo con le sue guide e con tante anime trapassate, in cui s’avvertono

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