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Il tallone di ferro

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239 pagine

Sintesi

QUESTO LIBRO È A LAYOUT FISSO

In questo romanzo di ‘fantapolitica’, scritto nel 1907, Jack London anticipa, con amara lucidità, il percorso storico del capitalismo e l’inesorabile sconfitta dell’utopia socialista. In un mondo dominato da una ristretta e potente oligarchia, i membri del nascente Partito Socialista degli Stati Uniti tentano dapprima la strada politica, poi quella della rivolta armata. A guidarli un giovane e impavido rivoluzionario, Ernest Everhard, intenzionato a rovesciare il governo capitalista non solo in America, ma in tutto il mondo.
“Prenderemo tutto e non ci accontenteremo di meno. Vogliamo le redini del potere e del destino del genere umano. Ecco le nostre mani! Mani forti con le quali vi sottrarremo il governo, le proprietà immobiliari e tutti i vostri privilegi, affinché abbiate, come noi, a lavorare per guadagnarveli. Guardate le nostre mani e tremate, perché sono tante, grandi e forti”.
In un susseguirsi di piani architettati ad arte, vittorie e fallimenti, London dipinge una società inesorabilmente divisa tra sfruttatori e sfruttati. E se, in un simile contesto, l’intera vicenda non potrà che concludersi in un terribile massacro, in cui il popolo degli abissi e gli stessi rivoluzionari vengono schiacciati dal ‘tallone di ferro’, l’autore lascia aperta la speranza che, in un futuro quanto mai prossimo, si possa realmente creare un mondo migliore.
Jack London (1876 - 1916) ha pubblicato, tra i tanti romanzi, Il richiamo della foresta (1903), Zanna bianca (1906).

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