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La Tata Vergine

La Tata Vergine

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La Tata Vergine

valutazioni:
3/5 (3 valutazioni)
Lunghezza:
204 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
6 apr 2019
ISBN:
9781547580521
Formato:
Libro

Descrizione

ELERI

Lavorare come tata in un esclusivo quartiere di Londra per due alfa bisessuali è il lavoro dei miei sogni.

Gabe e Luke sono così sexy che mi fanno pensare a cose sconce.

Ma non posso averli, significherebbe... superare il limite. E loro non potrebbero essere interessati a una vergine ventiduenne come me.

Dovrò trovare qualcun altro al quale dare la mia carta V, giusto?

Sì come no…

GABE E LUKE

La dolce e innocente Eleri non si rende conto di quanto sia carina.

Come una boccata d'aria fresca, un raggio di sole e ogni altro cliché a cui riesci a pensare.

È anche sexy e provocante come il fottuto peccato, e un problema con la P maiuscola.

Vogliamo prendere la sua verginità e farla nostra.

Sappiamo che è sbagliato, è la tata dei nostri figli, ma è una cosa così dannatamente giusta.

E poi non ci innamoreremo di lei... lei non si innamorerà di noi.

Si tratta solo di un po'di divertimento... niente di più, niente di meno.

Finché...

Editore:
Pubblicato:
6 apr 2019
ISBN:
9781547580521
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

La Tata Vergine - SC Daiko

CAPITOLO UNO

GABE

La porta dello studio si apre, alzo gli occhi dal portatile e vedo Luke entrare nella stanza. Gli scocco un sorriso e faccio vagare lo sguardo sui capelli biondi arruffati, sulla barba ispida e le spalle larghe. Si avvicina alla scrivania. «Ci sei riuscito?»

«Stavo controllando,» dico, dimenandomi sulla sedia per alleviare l'improvviso formicolio alle palle. Vorrei prenderlo in questo preciso momento, farlo piegare e scopare il suo buchetto stretto fino a quando il suo sperma mi schizza sulle mani in attesa...ma non c'è tempo.

Si piazza dietro di me e sbircia da sopra la mia spalla mentre esamino la lista delle candidate inviatami dall'agenzia. Respiro il suo profumo fresco e pulito di brezza oceanica. «La stampo così la guardiamo dopo cena,» affermo, cliccando sull'apposita icona.

Mi giro a guardarlo quando la stampante entra in funzione. Gli cingo la vita con le braccia. «Me l'hai fatto venire duro,» grugnisco con voce profonda e gutturale.

«Te lo faccio venire sempre duro,» ridacchia.

«E io a te?»

«Che ne dici?» Mi prende la mano adagiandola sul suo uccello rigido, facendo guizzare il mio in risposta.

«Gabe? Luke?» una voce echeggia. È Abi con i bambini. Lavora dodici ore al giorno, dalle sette di mattina alle sette di sera, dal lunedì al venerdì. Dorme al piano superiore della nostra casa a schiera a Kensington, ed è la nostra bambinaia dalla nascita di Matty, avvenuta tre anni fa. Discreta ed efficiente, è una ragazza rotondetta con i capelli castano chiaro e i modi pacati. Peccato che stia per sposarsi e trasferirsi in Scozia. Sarà molto difficile rimpiazzarla.

Quando la ragazza entra nella stanza, Luke si stacca da me e sul suo bellissimo volto compare un sorriso che sarebbe in grado di illuminare l'universo. Spalanca le braccia e Matty si lancia tra di esse. Abi mi porge Jack, mi alzo in piedi e lo faccio dondolare sopra la testa, scatenando una scia di risatine da parte del mio bambino di un anno.

«Hanno già cenato,» dice in tono serio. «L'ultima poppata di Jack è pronta nella nursery». Fa scorrere le mani lungo i suoi fianchi larghi. «Il bagnetto è pronto, per cui se non serve altro mi ritirerei in camera mia. È stata una giornata molto impegnativa e sono a pezzi».

«Sì, sì, puoi andare,» le dico. «Ce ne occupiamo noi».

Fa parte della nostra routine, ci sono abituato. Dopo aver fatto il bagno e messo il pigiama ai bambini, Matty mi implora di leggergli la favola della buonanotte. È il figlio biologico di Luke e la loro somiglianza è impressionante. Abbiamo usato la stessa madre surrogata per i nostri bambini, lanciando una monetina per scegliere a chi dovesse toccare per primo. Fu la volta di Luke, invece per il mio turno di riempire la pipetta per inseminazione, aspettammo che Matty compisse diciotto mesi.

Jack giace rilassato tra le braccia di Luke, succhiando avidamente il suo biberon. Ciglia scure ombreggiano le sue guance paffute. Apre gli occhi azzurri, incollandoli a quelli di Luke. La fiducia... e l'amore incondizionato mi commuovono ogni volta. Alcune persone hanno criticato Luke e me per aver avuto dei figli senza una madre, ma io sono cresciuto bene lo stesso senza averne una. E comunque, Sharon, la loro madre biologica, viene a trovarli una volta a settimana. È stata una delle sue condizioni per accettare la maternità surrogata.

«Papà,» Matty piagnucola quando finisco di leggergli A caccia dell'orso, «puoi leggermi un'altra favola?»

«Non stasera, figliolo,» accenno all'orologio. «È ora di andare a nanna».

Il suo labbro inferiore trema, ma prende un respiro e lo ferma. «Domani?»

«Certo».

Jack si è già addormentato; Luke lo adagia sulla sua spalla e attraversa la stanza per sistemarlo nella sua culla. Dopo aver messo a letto Matty con i suoi orsacchiotti e la coperta, lo baciamo, gli accendiamo la luce notturna e lasciamo la porta socchiusa come piace a lui, anche se lo sentiremo dal monitor se avrà bisogno di noi.

Giù in cucina, al livello del giardino inferiore, Luke comincia a tagliare le cipolle per preparare il sugo della pasta, e io stappo una bottiglia di Chianti. La nostra casa a cinque piani alta e stretta, ci è costata sangue, sudore e lacrime... miei, come socio senior di uno studio legale e di Luke come artista degli effetti speciali nella post produzione dell' industria cinematografica.

È una calda sera di luglio, perciò apro le porte del patio. I suoni di Londra riverberano nell'aria: gli aerei che atterrano a Heathrow, le sirene delle auto della polizia e il traffico si mescolano al canto serale degli uccelli. In questo periodo dell'anno si fa buio alle dieci di sera. Apparecchio la tavola e verso a entrambi un bicchiere di vino. Oreo, il nostro gattone bianco e nero castrato, si infila tra le mie gambe e fa le fusa. Gli accarezzo il pelo setoso ricevendo in cambio una testata.

Luke compare con due piatti di spaghetti alla bolognese, ci sediamo e mangiamo in un silenzio confortevole. Abi mangia sempre con i bambini, e sospetto che abbia una collezione di snack nella sua camera per andare avanti. Pensare a lei mi fa preoccupare. Cosa succederà se non riusciremo a trovare una sostituta adatta?

«Dove hai messo la lista delle candidate?» chiede Luke, come se mi avesse letto nel pensiero.

«L'ho lasciata nello studio,» dico, sparecchiando e riempiendo la ciotola di Oreo con cibo secco per gatti.

«Vado a prenderla».

Torno dopo pochi minuti e controlliamo insieme le informazioni di cinque ragazze diverse. Ce n'è una che mi colpisce immediatamente: ha ventidue anni, la stessa età che aveva Abi quando ha cominciato a lavorare per noi. Un anno di esperienza alle dipendenze di una famiglia americana residente a Notting Hill, che però sta per trasferirsi negli Stati Uniti, ecco perché sta cercando un nuovo lavoro. Passo le informazioni a Luke. «Questa ragazza, Eleri Thomas, mi piace. Bada a due gemellini di diciotto mesi e adora i gatti».

Guarda la foto della ragazza e sorride rivelando le fossette agli angoli della bocca. «È carina... dolce e piccante».

Gli prendo il foglio dalle mani. Eleri ha il volto diafano e scuri capelli ondulati che le arrivano alle spalle. Indossa una semplice camicia bianca e guarda dritto nell'obiettivo. Non somiglia al genere di ragazze che Luke e io invitiamo ogni tanto nella nostra camera da letto. E questo è un bene. Scegliemmo di proposito Abi perché non rappresentava una tentazione. Infatti, anche se siamo fedeli l'un l'altro al cento per cento, ci piace ravvivare la nostra vita sessuale condividendo una donna consenziente e scopandola insieme. Ma di certo non vogliamo scoparci la nostra bambinaia, non solo perché è immorale, ma anche perché ci complicheremmo troppo la vita.

Pensare al sesso mi ha fatto eccitare. Appoggio le credenziali della ragazza sul bancone della cucina. «Domani manderò una email all'agenzia,» annuncio, lanciando a Luke uno sguardo disperato. «Andiamo a letto».

LUKE

Chiudo le porte del patio e controllo la gattaiola in modo che Oreo possa entrare e uscire. È un animale dall'indole docile, al punto che permette a Matty di portarlo in giro come un peluche, ma la notte ha bisogno della sua indipendenza. Grazie a Dio viviamo in una strada tranquilla e non dobbiamo preoccuparci troppo che possa essere investito.

Gabe si è spogliato prima che io entrassi nella nostra camera da letto. Do un'occhiata al suo corpo perfetto: i suoi addominali e pettorali sono tonici per l'allenamento quotidiano. A differenza dei miei capelli biondo scuro arruffati, quelli di Gabe sono quasi neri e ben tagliati. Non passa giorno che non si rada, mentre io evito quel bastardo di rasoio tanto quanto quel cazzo di dentista. I suoi occhi blu scuro incatenano i miei verdi, e il suo sorriso è pieno di lussuria.

Ci baciamo, le nostre labbra si fondono e la sua lingua cerca la mia attirandola nella bocca calda. Esercita una pressione sulle mie spalle per farmi abbassare, e io capisco cosa vuole. Il suo uccello è duro come l'acciaio e punta dritto nella mia direzione. Scivolo lungo il suo corpo fino a inginocchiarmi. Accidenti, ha un cazzo bellissimo... grosso, venato e pronto per me.

Piega le gambe e io lo succhio, il mio uccello col piercing si contorce appena assaporo il suo liquido salato. Lecco rapidamente la punta, e lo ingoio spingendolo in fondo alla gola.

Ringhia e fa scivolare le mani tra i miei capelli, inarca i fianchi, spingendo la sua asta più in profondità. La spalanco, prendendo ciò che mi dà. Le sue spinte sono profonde e regolari, la sua cappella schiaccia il retro della mia gola e le sue palle sbattono contro il mio mento.

Quando si ritrae, riprendo brevemente fiato, pronto a succhiarlo di nuovo. Invece mi tira su lungo il suo corpo e mi bacia. «Spogliati, tigre. Ti voglio nudo».

«Sì, signore,» ribatto imperturbabile, liberandomi dei jeans e dei boxer.

Mi toglie la maglietta attirandomi contro il suo corpo. Ci baciamo di nuovo, le nostre lingue scivolano insieme, i nostri membri rigidi. Abbasso la mano per toccarlo e il suo cazzo guizza, provocandogli un gemito. Gioca con la mia asta, la palpa, la tira, la allunga. Lo lascio andare con un ansimo, il mio Prince Albert spinge contro la sua mano mentre gli afferro il culo stupendo. Molla il mio uccello per afferrarmi le natiche, i nostri cazzi si cercano per fondersi mentre spingiamo l'uno contro l'altro, carne dura contro carne dura, una danza frenetica di fianchi e peni.

Cazzo, è una sensazione incredibile.

Le mie palle si contraggono e un formicolio riverbera attraverso di esse. «Sto per venire, Gabe». Mi struscio contro di lui.

Sfrega il suo uccello contro il mio, e quando esplode con un sibilo, il suo sperma schizza sui miei addominali bassi. Grugnisco e spingo, il mio cazzo scivola sulla chiazza di sperma finché non vengo anch'io, sborrando su di lui mentre cavalco l'onda dell'orgasmo.

Premo le labbra su quelle di Gabe, approfondendo il bacio e beandomi delle sensazioni che mi suscita quest'uomo, il mio amante focoso e migliore amico. «Credo che sia il caso di farci una doccia,» dichiaro, staccandomi da lui.

«Penso che tu abbia ragione,» sorride. «Sporcaccione».

***

Più tardi, mentre siamo sdraiati nel nostro letto king size, faccio scorrere la mano sul suo petto glabro. «Ti amo. Lo sai,vero?»

«Lo so,» sospira. «Anch'io ti amo. Mi dispiace che non te lo dico spesso. Sai come sono fatto. Non esterno i miei sentimenti e tutto il resto».

Il suo respiro rallenta e poco dopo si addormenta. Gli poso un bacio sulla spalla, e lo sento sospirare nel sonno, attirandomi più vicino a sé.

Incontrare Gabe è stata la miglior cosa che mi sia successa. Siamo entrambi quasi quarantenni e stiamo insieme da otto anni, periodo in cui è guarito il dolore causato dalle nostre relazioni fallite. Il mio per una donna che dava la precedenza alla carriera piuttosto che alla famiglia, e il suo causato da un tizio che l'aveva lasciato per un bellimbusto di Brighton.

È stato il destino a farci incontrare, una casualità incrociarsi nel bar Beaufort al Savoy. Si potrebbe dire che eravamo agli antipodi della gerarchia sociale. Gabe stava bevendo un cocktail con champagne e io avevo ordinato una pinta di birra. Il padre di Gabe è un conte e lui è destinato a ereditarne il titolo, ma non l'avreste mai capito se non ve l'avessi rivelato, perché Gabe è una persona estremamente umile.

Chiudo gli occhi, cercando di scacciare via i pensieri dalla mente e poter dormire, visto che domani ho un sacco di lavoro da sbrigare. Spero solo che questa nuova ragazza vada bene... in modo da assumerla, poiché non è da tutti gestire un'organizzazione come la nostra.

CAPITOLO DUE

ELERI

Esco dalla stazione della metropolitana e seguo le indicazioni sul mio telefono, con i tacchi che picchiettano sul marciapiede. Questa parte di Londra è ancora più elegante di Notting Hill, dove lavoro attualmente come bambinaia. Le case che sto superando costano milioni, lo so per certo, e le persone che le abitano sono decisamente fuori dalla mia portata. E comunque, non mi aspetto di frequentare persone come i miei datori di lavoro. Faccio parte semplicemente dello staff, una domestica qualsiasi che vive sullo sfondo delle loro vite, badando ai loro figli mentre sono al lavoro e consegnandoglieli la sera e nei fine settimana. Senza problemi.

In mano ho le coordinate che l'agenzia mi ha mandato per email. Prima di inviare le mie informazioni al visconte Gabriel Aldridge e al signor Luke Addison, mi hanno chiesto se mi sarebbe dispiaciuto lavorare per due omosessuali. Be', non mi dispiace affatto. Nella maniera più assoluta. Ciononostante, ho lo stomaco annodato per il nervosismo. E se non gli piacessi? E, cosa più importante, se non piacessi ai loro figli?

Lascio Kensington High Street per una strada laterale, ritrovandomi ben presto di fronte alla loro casa alta e stretta, facente parte di una fila di villette a schiera simili. Salgo i gradini e busso il campanello col cuore che mi batte forte.

La porta si apre e mi ritrovo davanti quello che si può definire un Adone. I suoi occhi verdi si illuminano quando sorride, e ha delle vere fossette agli angoli della bocca! Lo fisso e uno stupido rossore mi imporpora le guance.

«Tu devi essere Eleri,» chiede con voce profonda.

«Sì, si pronuncia El -air- y, però, accentuando la parola 'air',» aggiungo, arrossendo di nuovo.

Ride, ha una risata contagiosa che mi porta a ricambiare per nascondere l'imbarazzo. «Adoro i nomi gallesi,» dice, accompagnandomi in corridoio. «E l'accento carino. Sono Luke Addison, a proposito. Chiamami semplicemente Luke».

Se prima le mie guance erano bollenti, ora bruciano. Dio, mi sento così stupida. Non dovrei arrossire solo perché un uomo mi fa un complimento.

Lo seguo attraverso il corridoio di piastrelle bianche e nere, oltrepassiamo una porta aperta e arriviamo in un salotto che sembra uno di quelli che si trovano sulle riviste patinate di arredamento. Ci sono morbidi divani bianchi disposti a forma di L davanti al camino. Pareti bianche, tende e tappeti rossi e un tavolino da caffè nero.

Un uomo dall'aria austera si alza da uno dei divani. È più alto di Luke di un paio di centimetri, e altrettanto bello.

Cristo, Eleri, smettila di guardare. Questi uomini sono gay. Fine.

«Sono Gabe,» dice l'uomo severo in tono burbero. I suoi occhi blu scuro trafiggono i miei e sembra che voglia divorarmi per cena.

«Eleri,» rispondo con voce tremante, tendendogli la mano. «Piacere di conoscerti». È un visconte, un aristocratico, dovrei inchinarmi? No, dico a me stessa. Non essere sciocca!

La sua stretta è salda e cordiale, ma continua a mangiarmi

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