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Le donne di Dante

Le donne di Dante

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Le donne di Dante

Lunghezza:
106 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
Apr 4, 2019
ISBN:
9788831614290
Formato:
Libro

Descrizione

Il libro si ispira ad alcune figure femminili che hanno attraversato la vita di Dante o di cui il poeta ha parlato nella Divina Commedia. Tratta di vicende biografiche del sommo poeta, d'amore, di sogni, di delusioni e violenze. L'attenzione è focalizzata su dieci donne, sulla loro forza e sulla loro debolezza, sulla loro estrema sensibilità, su donne che non si arrendono e donne che soccombono, su donne che hanno dovuto lottare con gli uomini per affermare se stesse. E' un libro attuale per molti aspetti, che attinge alla letteratura e, ancor più, alla storia e alla vita reale.
Editore:
Pubblicato:
Apr 4, 2019
ISBN:
9788831614290
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Le donne di Dante - Caterina Chiofalo

Indice

Gemma di Manetto Donati

Francesca da Rimini

Un amore d’altri tempi: Marzia e Catone

Pia dei Tolomei

Donna Sapìa

Nella

Beatrice d’Este

Matelda

Piccarda Donati

Beatrice

Prefazione

Gemma, Francesca, Marzia, Pia, Donna Sapìa, Nella, Beatrice d’Este, Matelda, Piccarda, Beatrice: dieci nomi, dieci donne, dieci storie! Ad unirle la vita e le opere di Dante Alighieri, ma soprattutto l’amore! Le donne, Dante e l’amore è un trittico inscindibile, quasi una necessità per chi vuol comprendere l’esistenza e la poetica del Sommo Poeta. Nelle seguenti pagine l’Autrice risponde a questa esigenza con una notevole capacità narrativa e descrittiva, tanto da far immergere il lettore in quel mondo lontano che, però, diventa familiare e caro, racconto dopo racconto. Una bella lettura al femminile di un periodo e di una realtà che alle donne, purtroppo, non lasciava spazio se non dal punto di vista degli uomini. In questo libro, invece, sono le protagoniste, accompagnate dai personaggi maschili che restano sullo sfondo anche quando di fatto tolgono loro la libertà di scegliere. Una scelta, tuttavia, di cui ognuna di queste donne è consapevole riuscendo, tra sofferenza e rinuncia, a trasformare le ferite in feritoie. Dunque, nelle novelle della Chiofalo c’è una luce-donna che passa, a volte flebile altre potente, ma mai spenta del tutto, anche quando arriva violenta la morte in alcuni casi oppure quando il destino la porta altrove lontano dai propri sogni. Il lettore esperto in materia troverà fatti noti che, grazie alla maestria dell’Autrice, si leggono piacevolmente e si gustano come nuovi; il lettore inesperto, oltre a provare diletto, riuscirà certamente ad immedesimarsi e con desiderio divorerà le pagine. Chi legge da docente apprezzerà la penna della Scrittrice, capace di rinnovare una materia conosciuta, abile nel tessere insieme fantasia e storicità, competente a tal punto da voler continuare la lettura per saperne di più. Chi legge da studente non pensi di trovarsi dinanzi ad un mattone o al classico manuale scolastico, poiché sin dalle prime pagine si accorgerà che il peso è lieve ed il classico si fa moderno e coinvolgente. La Chiofalo, da ottima professoressa, ha saputo dosare gli ingredienti tipici del narrare per lettori inesperti e quelli propri della ricerca per chi ne sa di più, affrontando le storie di queste donne ordinarie e straordinarie allo stesso tempo con originalità e rispetto delle fonti, seppur minime in qualche caso da cui attingere. Inoltre, un grande merito è quello di confrontarsi con Dante e proprio sul tema delle donne! Non si tratta certo di una sfida semmai è un tributo, una maniera, perché no, di essere anche Lei, dopo questa fatica letteraria, una donna di Dante!

Marco Pappalardo¹

Henry Holiday, Sul ponte Santa Trinità di Firenze (1883)

1

Gemma di Manetto Donati

«Certo io non affermo queste cose a Dante essere avvenute, ché nol so; come che vero sia che, o simili cose a queste, o altre che ne fosser cagione, egli, una volta da lei partitosi, che per consolazione de' suoi affanni gli era stata data, mai né dove ella fosse volle venire, né sofferse che là dove egli fosse ella venisse giammai; con tutto che di più figliuoli egli insieme con lei fosse parente.»

(G. Boccaccio, Trattatello in laude di Dante, cap. 7)

BiblioMedioTeca- Comune di Campobasso.

«Mamma, mamma, aiuto! Teruccio mi insegue. Vuole mettermi una lucertola tra i capelli!», gridò la ragazzina mentre correva verso la mamma per mettersi in salvo.

«Vieni qua, rimettiti in ordine. E tu lasciala stare!» rispose sorridendo monna Maria, rivolgendosi ai bambini che giocavano trafelati. Poi continuò:

«Per quanto riguarda te, Gemma, ti ho detto tante volte- e stavolta diventò severa in volto- che ormai sei grande e non devi più correre come un maschiaccio. Sei una signorina e tra poco tuo padre ti darà in sposa».

«Ma io non voglio sposarmi - replicò la bambina - a me piace andare in giro con Teruccio e gli altri miei fratelli. Quando viene papà gli chiedo se mi porta ancora a vedere i cavalli e questa volta voglio provare a cavalcarne uno.»

Spesso, infatti, la famiglia si recava in campagna a Pagnolle, dove il padre Manetto Donati, nobile uomo politico di Firenze, aveva una grande tenuta. Lì i figli si divertivano nelle loro scorribande e i maschi avevano imparato fin da piccolissimi ad andare a cavallo.

A Gemma era stato vietato; solo una volta, si ricordava, il padre l’aveva fatta montare insieme con lui. Ma non aveva più ripetuto quell’esperienza. Non era un passatempo per ragazze.

Adesso la giovinetta aveva dodici anni, doveva comportarsi come una donnina. Era, infatti, questa l’età in cui si combinavano i matrimoni e Manetto non voleva certo farsi scappare qualche buon partito.

Lei, però, scalpitava. Cresciuta con i fratelli, era abituata ai giochi dei maschi, alle corse, alle capriole, persino alla lotta e non intendeva certo abbandonare i divertimenti dell’infanzia per attendere ai noiosi lavori femminili.

«Gemma, è venuto il momento di mettere da parte l’infanzia e di comportarti come una ragazza dabbene. D’ora in poi lascerai stare i tuoi fratelli e passerai il tuo tempo a tessere e a ricamare, come fanno tutte le brave ragazze.» soggiunse la madre.

«Ma mamma, non puoi pretendere che io passi le mie giornate così. E’ primavera. Io voglio uscire e divertirmi»

«Oggi pomeriggio andiamo con i nostri compagni sul lungarno. Me lo ha promesso Foresino.»

«Tu non vai da nessuna parte. Non sta bene a una signorina di buona famiglia, quale sei tu, uscire da sola con dei ragazzi. Rimarrai qua con me e, sul tardi, andremo in chiesa per i vespri».

«Ho capito. Mi vuoi far vivere come una vecchia. E’ un’ingiustizia» e la ragazza scappò via in lacrime per rifugiarsi nella sua camera.

Maria scosse la testa.

«E’ proprio testarda» disse alla vecchia e fedele governante Vanna, che ricamava insieme a lei.

«Non vi preoccupate, monna Maria. E’ un’età difficile. Presto Gemma capirà di essere già cresciuta e, intelligente e graziosa com’è, saprà il fatto suo. Perdonate, ma secondo me ha bisogno di vedere altre ragazze della sua età. Potete far visita a qualche dama del vostro rango che ha delle figlie. Perché non andate da donna Tecla, la moglie di Folco Portinari: ha una figlia di poco più piccola di Gemma, Bice»

«Sì, forse hai ragione tu, mia buona Vanna. Seguirò il tuo consiglio. E’ ora che Gemma cominci a frequentare qualcuno.» replicò la signora.

Le due famiglie abitavano nello stesso quartiere, il sestiere di San Piero Maggiore e per la precisione appartenevano alla parrocchia (il popolo) di San Martino al Vescovo. Era il quartiere più antico di Firenze, quello un tempo compreso nella prima cerchia di mura, dove vivevano le più antiche famiglie nobiliari. Lì si trovavano le case dei Donati, per esempio, e quella dei Cerchi, che erano al vertice rispettivamente dei partiti dei Neri dei Bianchi, le due suddivisioni dei Guelfi.

Erano i protagonisti della vita politica cittadina da quando nel 1266, a seguito della battaglia di Benevento, i Ghibellini erano stati sconfitti e i loro esponenti mandati in esilio da Firenze.

Manetto Donati, in particolare, apparteneva alla cerchia dei Donati e già cominciava a pensare di accasare la figlia imparentandosi con una

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