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INSEGNARE A COMUNICARE FRASI ED EMOZIONI AL BAMBINO CON AUTISMO. Aspetti Educativi nei Bisogni Speciali
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INSEGNARE A COMUNICARE FRASI ED EMOZIONI AL BAMBINO CON AUTISMO. Aspetti Educativi nei Bisogni Speciali
E-book87 pagine1 ora

INSEGNARE A COMUNICARE FRASI ED EMOZIONI AL BAMBINO CON AUTISMO. Aspetti Educativi nei Bisogni Speciali

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Info su questo ebook

In questa pubblicazione ho tentato di approfondire e di fornire delle indicazioni utili riguardo i bisogni educativi speciali nella sindrome autistica. Oltre agli aspetti comportamentali mi sembrava importante considerare anche il tema dell'integrazione del bambino con autismo, focalizzando l'attenzione sulle metodologie avanzate, includendo aspetti legati alla valutazione delle abilità. Le mie ricerche si sono basate sui testi pubblicati da Cottini, ma anche da altri autori quali, Schopler, Martin e Pear, Kozloff, che si sono occupati più approfonditamente di pianificazione delle linee di intervento educativo personalizzato.

A partire dal programma TEACCH, che si avvale dell'utilizzo di principi che riguardano insegnamenti strutturati, programmi per lo sviluppo della comunicazione spontanea e che costituiscono un contributo metodologico estremamente rivoluzionario, studiato da Schopler e i suoi collaboratori nei primi anni '70. E' importante sottolineare la valenza di questo programma, perché prende in considerazione l'aspetto cognitivo oltre che quello comportamentale.

Un programma basato sull'adattamento dell'ambiente interconnesso alle attività e alle esigenze del bambino.

Nel presente lavoro, ho voluto citare la straordinaria storia di una persona autistica: Donna Williams e le esperienze da lei vissute a scuola: la sua storia, le sue perplessità, le difficoltà che ha incontrato in quel contesto. Ho cercato di analizzare e mettere in luce, i programmi più utilizzati in campo autistico, e che hanno dato e continuano a dare alle famiglie con figli affetti da tale patologia, e non solo, ma anche ad educatori, compagni, la possibilità di poter entrare in relazione con loro. Programmi che stanno ottenendo risultati positivi, mirati, capaci di coinvolgere tutto ciò che ha a che fare con il bambino, per tutto l'arco della giornata, per tutta la vita.

Al termine di questo capitolo, ho presentato il programma ABA, che sta per: analisi applicata del comportamento, (in inglese, Applied Behavior Analysis), che non è un modello specifico di trattamento, ma è l'analisi dei comportamenti deficitari ed eccessivi e delle relazioni fra questi e le condizioni esterne, finalizzata alla ricerca di informazioni utili alla costruzione degli interventi educativi, che si focalizza, sul modo in cui si manifesta quel tipo di comportamento. Mi è sembrato significativo chiudere il capitolo con il Metodo di Lovaas, che è stato il primo ad applicare l'ABA, per insegnare al bambino le tecniche dell'imitazione base: come accrescere la vocalizzazione e portarla sotto temporaneo controllo; l'imitazione dei suoni; di sillabe e parole; del volume, del tono e velocità delle vocalizzazioni, ma anche frasi ed espressioni. Ho sottolineato più volte quanto sia determinante il contatto oculare, tra operatore e bambino, perché promuove l'azione di rinforzo e ricompensa.

Elementi e dettagli indispensabili per la riuscita e il progresso del bambino stesso. Ho proseguito, integrando parte dei procedimenti, a cui l'operatore-educatore dovrebbe far riferimento per poterli poi trasferire al bambino ed insegnargli ad esprimere le proprie emozioni e i sentimenti. Al termine di questo capitolo, sono passata alla descrizione degli ausili visivi, che rappresentano un'altra forma di comunicazione. Strumenti utili, capaci di offrire informazioni più ricche all'organizzazione della vita, sviluppando aspetti fondamentali del processo comunicativo.

E questo, è proprio l'obiettivo che mi sono proposta nel lavorare a capofitto su questa tesi.
LinguaItaliano
Data di uscita27 dic 2016
ISBN9788892643680
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    INSEGNARE A COMUNICARE FRASI ED EMOZIONI AL BAMBINO CON AUTISMO. Aspetti Educativi nei Bisogni Speciali - Susanna Battipede

    tesi.

    1

    Gli ASPETTI COMPORTAMENTALI

    Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che è normale per altre persone non è normale per me e quello che io ritengo normale non lo è per gli altri. In un certo senso sono mal equipaggiato per sopravvivere in questo mondo, come un extraterrestre che si sia perso senza un manuale per sapere come orientarsi. Ma la mia personalità è rimasta intatta. La mia individualità non è danneggiata. Ritrovo un grande valore e significato nella vita e non desidero essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’un dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni definite le vostre posizioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi".

    Jim Sinclair - un ragazzo autistico

    1.1 Programma TEACCH

    Il TEACCH (Treatment and Educational of Autistic and Handicapped Comunication Children), è un programma psicoeducativo elaborato da Erik Schopler nei primi anni ’70, presso il dipartimento di psichiatria dell’Università di Chapel Hill, nella Carolina del Nord (USA), e a cui si ispirano la maggior parte dei programmi educativi, perché ha registrato risultati positivi, finalizzato a potenziare le capacità di apprendimento e le autonomie funzionali di base del soggetto autistico, prevedendo una presa in carico globale e cioè sia dal punto di vista orizzontale che verticale, in ogni momento della giornata, in ogni periodo dell'anno e per tutto l'arco dell'esistenza. L’approccio al Programma TEACCH, nasce come programma di stato e prevede l'organizzazione dei servizi per persone autistiche.

    Insomma, un intervento pervasivo per un disturbo pervasivo,(Cottini, 2002b).

    I principi fondamentali riguardano:

    1) Conoscenza dell'autismo ed in particolare delle aree di debolezza e dei punti di forza riscontrabili nei soggetti affetti dalla sindrome.

    2) Miglioramento delle capacità di adattamento dell'individuo con autismo, mediante l'incremento del livello di abilità e la modifica o la strutturazione dell'ambiente in funzione del deficit.

    3) Valutazione del soggetto, delle abilità acquisite, non acquisite ed emergenti al fine di individualizzare i programmi.

    4) Proponimento di un insegnamento strutturato che faccia leva sui punti deboli del soggetto e valorizzi gli aspetti forti.

    5) Utilizzo della comunicazione visiva o concreta piuttosto che di quella

    verbale o astratta.

    6) Instaurazione di un dialogo con i genitori e con tutte le strutture che si occupano dell'educazione del soggetto (scuola, palestra ecc…).

    La strutturazione, quando si parla di contesto educativo è fondamentale allo scopo di individualizzare l'intervento e fare in modo che sia gratificante; così facendo si cerca di rendere comprensibile e prevedibile il contesto al soggetto, affinché possa sviluppare forme di adattamento e autonomia.

    Il punto essenziale è sostituire l'astratto con il concreto, nella prospettiva di tornare gradualmente all'astratto.

    La didattica comprende:

    a) programma di sviluppo della comunicazione spontanea messa a punto da Watson et al. (1989).

    Predisporre azioni specifiche didattiche allo scopo di sviluppare sostanziali capacità comunicative che si basano più specificatamente dalla valutazione iniziale, che viene presa in considerazione anche in ambito scolastico da parte del personale educativo.

    Valutare il grado di acquisizione della capacità meta-rappresentativa di attribuire a se stessi ed agli altri, stati mentali, (teoria della mente) che è assai rilevante nei bambini che manifestano un buon livello di sviluppo mentale. Sarà utile tenere presente il programma preso in esame da Howling et al. (1999), perchè fornisce suggerimenti importanti per la valutazione della comprensione delle emozioni, il sistema delle credenze e delle false credenze, il gioco simbolico, prestando particolare attenzione al gioco di finzione.

    b) L'osservazione e l'interpretazione del comportamento problematico.

    Come sappiamo, tra le caratteristiche sistematiche che i bambini autistici presentano, ci sono i comportamenti strani e problematici, che si manifestano attraverso stereotipie e manierismi vari, che vanno da grida e ad altre forme di rifiuto, da aggressività verso gli altri ad atteggiamenti di autolesionismo che risultano essere difficilmente comprensibili.

    Occorrono metodologie di osservazione ben strutturata insieme a chiavi interpretative che si riferiscono alla conoscenza delle manifestazioni connesse all'autismo infantile.

    Per la valutazione quantitativa dei comportamenti problematici, l'approccio di cui parla Cottini (2002) si rifà ad esigenze utilizzabili in ambito scolastico proposte da Lovaas (1990), sull'orientamento neo-comportamentale. Si tratta di un’osservazione sistematica legata a problemi comportamentali e descrizioni obiettive, inerenti a parametri quantitativi quali: la frequenza, la durata e l'intensità.

    Ma non è solo importante individuare il peso del comportamento problematico, occorre anche cercare di individuare e comprenderne le motivazioni chiedendosi: Perché il bambino assume questo tipo di comportamento? e Cosa intende comunicare?.

    L'analisi funzionale può venire in nostro aiuto per rispondere a domande di questa complessità e che riguardano la valutazione del comportamento problematico del bambino autistico, (Cottini, 2002b).

    La storia e l’evoluzione degli atteggiamenti negativi va tenuta in seria considerazione.

    Il dato importante è che se il comportamento ha avuto inizio da poco tempo, sarebbe giusto anche comprendere la causa per ciò che riguarda un cambiamento di routine o basandosi su altri fattori ambientali.

    Al contrario, se perdura da anni, l'individuazione delle motivazioni sarà difficile, così l’intervento educativo.

    Occorre privilegiare strategie d’intervento educativo così come i contenuti che riservano elementi significativi per favorire l'apprendimento dell'allievo autistico, ed un approccio personalizzato, tutti elementi necessari affinché le indicazioni che provengono dalle più affinate metodologie, si coniughino insieme agli accorgimenti organizzativi e metodologico-didattici, che vanno a promuovere una reale integrazione

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