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Comunicare con chi non ha più un corpo

Comunicare con chi non ha più un corpo

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Comunicare con chi non ha più un corpo

Lunghezza:
171 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
20 mar 2019
ISBN:
9788831611572
Formato:
Libro

Descrizione

"Hai sempre pensato che la vita non possa finire nel nulla ma non riesci a crederci? Hai perso una persona cara ma ti viene spontaneo agire come se fosse ancora qui? Ti capita di sognare, sentire o percepire in modo reale e coinvolgente qualcuno che non ha più un corpo? Quando il lutto ci sommerge precipitiamo nel dolore e in quei momenti è difficile orientarsi tra il desiderio di riabbracciare chi abbiamo amato e la paura di credere ingenuamente a un aldilà consolatorio e inesistente. Con questo manuale, agile e di facile consultazione, Carla Sale Musio, psicologa e psicoterapeuta, ci guida a incontrare i nostri cari in uno spazio della coscienza che esiste al di fuori del tempo ma che è reale, razionale e scientifico, spiegandoci perché la morte faccia ancora tanta paura e perché sia possibile credere alle realtà immateriali."
Editore:
Pubblicato:
20 mar 2019
ISBN:
9788831611572
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Comunicare con chi non ha più un corpo - Carla Sale Musio

Indice

Perché questo libro?

Introduzione

1 MORTE & IMMATERIALITÀ

La coscienza... questa sconosciuta!6

A proposito della paura della morte...

La vita è del tutto immateriale

Leggere il mondo con gli occhi del cuore

Morte e immortalità

A proposito del déja vu…

2 PERCEZIONI UMANE E CULTURE ANIMALI

Percezione del cuore

So che lo so... ma non so come faccio a saperlo.

Culture animali e comunicazioni con i defunti

Quando muore un animale

Telepatia

3 IL CHANNELING

Magia nera, archetipi e spiritualità

Channeling: ascoltare la spiritualità interiore

Chiacchierare con la guida interiore

4 L’AMORE NON PUÒ MORIRE

Imparare dai genitori

Nessuno muore per caso

Cosa c’è dopo la morte?

Amarsi oltre il tempo

Ritrovarsi dopo la morte

5 UN PONTE TRA LE DIMENSIONI

Relazioni invisibili

Incontrarsi oltre le dimensioni

La dittatura della materialità

È morto... ma c’è ancora!

6 IN PRATICA

L’immaterialità non può morire

Incontrarsi dopo la morte

Parlare con chi non ha più un corpo

Legami immortali

Come avviene la comunicazione con gli esseri incorporei

I morti ci parlano nei sogni

La personalità dopo la morte

CONCLUSIONI

APPENDICE

Bambini che non nascono

A proposito del suicidio...

Ringraziamenti

Bibliografia

Comunicare con chi

non ha più un corpo

Vademecum teorico e pratico

per navigare nei mondi interiori

Carla Sale Musio

A mia madre,

che aveva tanti amici invisibili.

A mio padre,

che non ci ha mai creduto.

Due occhi gialli

Due occhi gialli scrutavano la mia anima.

Già da un po’.

Un tempo lungo.

Lungo tutta la vita.

Eppure non me lo ero mai detta.

Difficile ammettere quella presenza inquietante.

Due occhi gialli senza emozioni.

Testimoni muti di ogni più piccolo evento come delle grandi catastrofi.

Dei cicloni e delle vittorie.

Delle morti e di tutte le margherite che avevo sfogliato.

Due occhi gialli senza volto.

Partecipi di ogni istante.

Difficile confessare che quella… soltanto quella… ero io.

Io.

Senza i tanti vestiti di ogni giorno.

Senza i mille volti pronti a commentare ogni minuto della mia esistenza.

Io.

Senza giudizio.

E senza colpa.

Io.

Quando non ci sono più io.

Due occhi gialli senza identità.

La piccola Carlina e l’anziana che mi sorride nello specchio.

Un tenue filo che unisce.

L’unica condizione dell’amore raccolta in una presenza costante e indefinibile.

Abbiamo riso tutti, di cuore.

E mentre ognuno ha detto:

Sono io!

l’infinito ci ha accolto nell’abbraccio di quell’unico sguardo sull’eternità.

Perché questo libro?

Durante i primi trent’anni della mia vita mi spaventava l’idea che potesse esistere qualche cosa al di fuori della realtà percepibile con i cinque sensi e, nonostante nella mia famiglia si facesse un gran parlare di argomenti esoterici, mi sono interessata solamente allo studio della psicologia evitando con cura tutto ciò che sfugge al rigore della scienza ortodossa.

All’età di trent’anni mi capitò un fenomeno strano. Ero in libreria intenta a scegliere un regalo di compleanno per mia madre e, mentre leggevo i titoli dei testi sulla morte e sull’aldilà che a lei piacevano tanto, udii chiaramente una voce affermare nel mio cervello:

Sarebbe ora che cominciassi a occuparti della morte.

Mi guardai intorno sbigottita, anche se ero certa che nessuno dei presenti avesse parlato. Sapevo che si trattava di un fenomeno di chiaroudienza. Tuttavia, mi risultava difficile ammetterlo. Come era possibile udire distintamente delle parole che non erano state pronunciate e che nessuno degli altri acquirenti dava segno di aver sentito?

Stavo prendendo la specializzazione per diventare psicoterapeuta e potevo valutare che non si trattava di un’allucinazione. Ma allora come definirla? Era… una consapevolezza. Qualcosa accaduta nel mio pensiero ma che non era un mio pensiero.

Tornai a casa col regalo di compleanno tra le mani e la testa confusa. Quella voce aveva ragione. Come potevo vivere con la certezza che un giorno avrei incontrato la morte continuando a fare finta di niente?

Mia madre si è occupata di metafonia e comunicazioni con l’aldilà sin da quando ero bambina. All’inizio per gioco poi sempre più seriamente fino a diventare un punto di riferimento per tanti amici che s’interessavano di paranormalità, turbati dal dolore di un lutto o in seguito a una ricerca personale.

Ricordo che in casa c’era sempre un via vai di persone che cadevano in trance e comunicavano con esseri invisibili, piangevano o si commuovevano ascoltando i messaggi incisi sul nastro del registratore o raccontavano fenomeni incredibili. Sicuri di trovare un ascolto attento, partecipe e privo di giudizio.

Nonostante la processione di medium, esoteristi, pranoterapeuti, cartomanti, rabdomanti ed esperti in varie discipline olistiche, che affollava il nostro salotto nelle ore più impensabili, mio padre non ha mai creduto a niente che non fosse tangibile e misurabile scientificamente e tollerava con bonaria ironia gli interessi di mia madre. Capitava spesso di vederlo seduto in poltrona a leggere il giornale o a guardare la televisione mentre nella stanza accanto si muovevano tavolini, si ottenevano guarigioni miracolose, si ricevevano messaggi dall’aldilà, si piangeva, si rideva e ci si commuoveva increduli davanti alle parole e all’energia di chi pensiamo ci abbia lasciato per sempre e invece torna a parlarci grazie a un tramite capace di restituirgli il diritto all’esistenza.

Dopo il fenomeno accaduto in libreria decisi di dare un’occhiata alle letture che appassionavano mia madre. Quella voce mi aveva dato un avvertimento importante: era giunto il momento di ammettere la mia ignoranza e, soprattutto, la mia paura. Sentivo crescere l’ansia anche solo ad aprire uno dei suoi libri! Mi riproposi di essere gentile con quella me stessa spaventata dalla morte e dal suo corollario di enigmi irrisolvibili e iniziai con poche pagine al giorno. Solo di mattina. Dopo aver acceso tutte le luci. E per un tempo molto breve.

Con l’aumentare delle mie conoscenze cominciai a rendermi conto di un mondo di cui non sospettavo l’esistenza e della mole di ricerche che lo sostenevano. Progressivamente la paura cedette il posto al desiderio di saperne di più.

Nei restanti trent’anni della mia vita ho continuato ad occuparmi di tutto ciò che sfugge alle percezioni basate sui cinque sensi, approfondendo gli interessi della mia mamma e analizzandone i fondamenti scientifici, teorici e psicologici.

Il pensiero materialista non crede possa esistere qualcosa oltre ciò che si può toccare, e affida alle religioni il compito di raccontarci un aldilà in cui sarebbe possibile la permanenza dell’anima. Tuttavia, la ragione fatica a fidarsi per fede: i dogmi religiosi non soddisfano i perché dell’intelligenza. Così sul tema della morte e della sopravvivenza ognuno coltiva le proprie convinzioni a dispetto della scienza, della spiritualità e, a volte, anche di se stesso. Ecco perché davanti alla morte le contraddizioni sono all’ordine del giorno. E, facendo il mio mestiere, capita spesso di incontrare atei che hanno paura dei fantasmi, cattolici che credono nella reincarnazione o buddisti che parlano con gli angeli.

La psicologia si colloca in una posizione diversa sia dalle religioni sia dalle ricerche in laboratorio. Il lavoro con la coscienza è privo di fisicità ma non per questo inesistente. Anzi! Chi soffre di attacchi di panico, depressione, ossessioni o fobie, sa quanto possano essere reali i pericoli invisibili e le cure fatte soltanto di parole.

L’immaterialità è il pane quotidiano degli specialisti della psiche e tante persone cercano supporto travolte dal dolore per la morte di qualcuno che hanno amato. Chiedono aiuto spaventate al pensiero di rifugiarsi in fantasie irreali e consolatorie, incapaci di accettare l’idea che i loro cari siano usciti di scena per sempre. Sono questi i casi in cui la conoscenza subisce il disprezzo di una cultura che ha azzerato il valore dei sentimenti annullando l’ascolto dei mondi interiori. La vita intima è uno spazio soggettivo e individuale che non si può standardizzare né ripetere in laboratorio. Tuttavia è reale. Lo dimostrano il dolore o la gioia che proviamo nei momenti importanti della nostra esistenza.

La morte di una persona cara è un evento delicato e ricco di significato proprio perché ci conduce a esplorare dimensioni diverse dalla fisicità. Denigrare l’immaterialità e la soggettività ci priva degli unici strumenti capaci di dare valore a una perdita altrimenti terribile e crudele. Morire vuol dire entrare in una dimensione sottile che ci spaventa perché non le riconosciamo alcuna importanza.

Quando il corpo scompare ciò che resta esiste in uno spazio della coscienza¹ privo delle coordinate materiali ma reale. Da lì i nostri cari cercano di stabilire un contatto con quella parte intima in grado di percepirne l’esistenza senza bisogno della corporeità. Si tratta di comunicazioni personali ed emotive, fatte di sensazioni profonde e spesso prive di immagini o di parole. È lo spazio dell’amore. Lo conosciamo e ce lo permettiamo quando il corpo fisico ci aiuta a credere in una rassicurante materialità, tuttavia lo neghiamo quando la morte ci costringe ad ammetterne l’esistenza in assenza di riferimenti concreti.

L’amore oltrepassa la dimensione materiale e coinvolge aspetti della coscienza che sono soggettivi, emotivi e spirituali. È un’energia che si estende oltre i limiti della fisicità. Lo sanno gli innamorati, lo sanno le mamme, lo sanno gli animali… lo sanno tutti quelli che amano e hanno amato. È qualcosa che si sente dentro e che le parole faticano a spiegare perché non è fatto di parole.

Per ritrovare chi non possiede più il corpo dobbiamo imparare a muoverci in una soggettività priva di concretezza e di corporeità. È uno spazio interiore da cui i nostri cari cercano di raccontarci la loro verità. Spesso la nostra sofferenza impedisce le comunicazioni bloccando l’energia affettiva dietro uno schermo di dolore e paura. E tuttavia… l’amore è l’antitesi del dolore e della paura.

Questo libro nasce dal desiderio di condividere il frutto delle mie ricerche e di interpretare l’angoscia che mi

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