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Eumenidi: Edizione Integrale
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E-book48 pagine26 minuti

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Eumenidi è la terza parte dell'Orestea, un complesso di tre tragedie (Agamennone, Coefore, Eumenidi) le cui radici affondano nella tradizione mitica dell'antica Grecia. Spaziano dall'assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitemnestra, alla vendetta del figlio Oreste che uccide la madre, alla persecuzione del matricida da parte delle Erinni e alla sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell'Areopago.
In questo ultimo capitolo dell’Orestea, le Erinni, dee che impersonano la vendetta, ma che un tempo, quando conoscevano la pietà, erano chiamate anche Eumenidi (ossia “le benevole”), danno la caccia a Oreste. Il giovane ha assassinato la madre, Clitemnestra, rea di aver ucciso il padre Agamennone. Oreste verrà trascinato a processo presso il tribunale dell'Areopago. Le Erinni stesse saranno sue accusatrici, mentre Apollo ne prenderà le difese, davanti ad Atena che presiede la giuria. L'assoluzione di Oreste segnerà la fine di una storia di sangue lunga tre tragedie. Un viaggio allucinato negli abissi dell'animo umano e nella Colpa.
Traduzione di Ettore Romagnoli.
LinguaItaliano
Data di uscita7 mar 2019
ISBN9788832534498
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    Eumenidi - Eschilo

    EUMENIDI

    Eschilo

    traduzione di Ettore Romagnoli

    © 2019 Sinapsi Editore

    PERSONAGGI:

    PROFETESSA pittica

    APOLLO

    ORESTE

    L'OMBRA di Clitemnestra

    CORO di Furie

    Atena

    La scena della prima parte rappresenta l'adito

    del tempio di Apollo in Delfi.

    PROLOGO

    SACERDOTESSA (Prega dinanzi al tempio):

      Prima con questa prece onoro Gea

      che profetessa fu prima: indi Tèmide

      che seconda ebbe sede in questo oracolo,

      dopo sua madre, com'è fama; e terza,

      né già per forza, ma piacendo a Tèmide,

      vi salí Febe, prole dei Titani,

      figliuola anch'essa della terra; e dono

      natale a Febo ella ne fece, e il nome

      serba ancora dell'ava. E il Dio, lasciate

      le scogliere di Delo e la palude,

      alle acclivi approdò spiagge di Pallade

      e a questo suolo, ed al Parnaso giunse.

      Scorta gli fanno, e grande onore, e innanzi

      gli schiudono la via, gli Atenïesi

      figli d'Efesto, e la selvaggia terra

      rendono pervia. E come ei giunge, il popolo

      assai l'onora, e il re che questa terra

      governa, Delfo. E Giove a lui fatidica

      mente concesse; e quarto, in questo trono,

      dei vaticini re lo fece; onde ora

      è profeta di Giove il Nume ambiguo.

      Le prime preci a questi Numi salgano.

      Poscia il saluto a Pallade che siede

      innanzi al tempio io volgo, ed alle Ninfe

      ch'ànno dimora nella cava rupe

    coricia, asilo ai Dèmoni, diletta

      agli aligeri; e Bromio ha quivi impero,

      non l'oblio, no, dal dí ch'egli fu duce

      alle Baccanti, ed al Pentèo la sorte

      feroce intorno, come a un lepre, strinse.

      E del Pleisto le fonti, e la possanza

      di Posídone invoco, e il sommo Giove:

      e, fatidica voce, il trono ascendo.

      Ed ora a me fausto l'ingresso, quanto

      mai già non fu, concedano. - E degli Èlleni

      se alcuno è qui, traggan la sorte e avanzino:

      come il Dio guida, i vaticini io dico.

      (Entra nel tempio. Ma subito ne balza fuori esterrefatta. piomba

      con le mani al suolo, e si trascina ancora uno o due passi verso

      gli spettatori)

      Ahi! terribile a dire, e piú terribile

      a vederlo, mi scaccia uno spettacolo

      fuor dal tempio del Nume! Io non ho forze

    piú: non mi reggo piú: sovra le palme

      io mi trascino, e non sui piedi. Nulla

      è una vecchia che teme, è come un pargolo!

      (Rimane pochi momenti in silenzio)

      Ai penetrali e alle sacre bende

      m'accosto, e vedo sulla pietra un uomo

      supplice, sozzo

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