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La casa della freccia

La casa della freccia

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La casa della freccia

Lunghezza:
295 pagine
4 ore
Pubblicato:
Mar 9, 2019
ISBN:
9788899403706
Formato:
Libro

Descrizione

Una sera, in una stanza di Maison Grenelle, si sentono strani rumori e una parola soffocata. La mattina dopo la padrona di casa, la ricca signora Harlowe, viene trovata morta.

Anche se tutto fa pensare a una morte naturale, il cognato accusa di omicidio Betty, la giovane nipote della signora. Il furto di una preziosa collana, lo spostamento di un volume, la testimonianza di una dama di compagnia e, infine, il ritrovamento di una freccia avvelenata rendono la situazione di Betty sempre più difficile, anche se in suo aiuto è arrivato da Londra il suo avvocato James Frobisher.

Sarà l'infallibile ispettore Hanaud, della Surete francese, a venire a capo di una vicenda che coinvolge antichi amori e una banda di ricattatori.
Pubblicato:
Mar 9, 2019
ISBN:
9788899403706
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

La casa della freccia - Alfred E. W. Mason

1. Lettere importanti

Gli avvocati londinesi Frobisher e Haslitt erano orgogliosi di annoverare tra i loro clienti molte persone che avevano interessi in Francia.

- Riusciamo così ad avere un posto nella storia - soleva dire il signor Jeremy Haslitt. - Fu nel 1806 che il signor James Frobisher, il nostro illustre socio, organizzò la fuga di centinaia di sudditi britannici trattenuti in Francia dall’editto di Napoleone I. Lo studio ricevette i ringraziamenti del governo di Sua Maestà, ed è stato così fortunato da conservarsi le relazioni contratte in quell’epoca. Mi occupo io stesso di questo ramo dei nostri affari!

È per questo motivo che nella corrispondenza giornaliera del signor Haslitt figuravano sempre molte lettere con i francobolli azzurri francesi. Ma quella mattina d’aprile non ce n’era che una. L’indirizzo era stato vergato con una calligrafia minuta e irregolare che il signor Haslitt non conosceva. Ma poiché la busta portava il timbro di Digione, il signor Haslitt si affrettò ad aprirla. Aveva una cliente a Digione, una vedova, la signora Harlowe, della cui salute aveva già avuto cattive notizie. La lettera proveniva certamente dalla Maison Grenelle, la dimora della signora Harlowe, ma non era stata scritta da lei. Il signor Haslitt guardò la firma.

- Waberski? - disse, corrugando la fronte. - Boris Waberski? - E poi, ricordandosi esclamò: - Ah! già, già! - Si sedette e cominciò a leggere. La prima parte della lettera non conteneva che complimenti e gentilezze, ma a metà circa della seconda pagina appariva ben chiaro a che cosa mirasse lo scrivente. Mirava a cinquecento sterline. Il vecchio signor Haslitt sorrise e proseguì nella lettera, facendo i suoi commenti ad alta voce.

Ho una gran bisogno di quel denaro, scriveva Boris…

- Non ne dubito! - mormorò il signor Haslitt.

… la mia amata sorella Mary Joan… continuava la lettera.

- Cognata! - corresse il signor Haslitt.

… non può vivere a lungo nonostante le cure e le attenzioni che ho per lei, proseguiva Boris Waberski. Come voi certamente sapete, lei mi ha lasciato una buona parte della sua sostanza. Questo denaro è dunque già mio, non è vero? Lo posso dire senza che le mie parole vengano male interpretate. Bisogna guardare la realtà bene in faccia. Speditemi dunque un po’ di quel denaro che è mio, per lettera raccomandata, e ricevete i miei più distinti saluti!

Il sorriso del signor Haslitt si tramutò in un risolino di scherno. Lui possedeva una copia del testamento di Mary Joan Harlowe, redatto in debita forma da un notaio francese di Digione, col quale lei lasciava fino all’ultimo centesimo della sua sostanza a Betty Harlowe, nipote di suo marito e sua figlia adottiva. Ripiegò la lettera e fece per stracciarla, ma poi cambiò idea.

- Meglio di no - si disse. - Con certa gente come Boris Waberski, non si sa mai - e richiuse la lettera nella sua cassaforte privata.

Quando, tre settimane dopo, tra gli annunci mortuari del Times, lesse quello della signora Harlowe, e ricevette un biglietto listato di nero col quale Betty Harlowe lo invitava ai funerali a Digione, fu ben lieto di aver conservato quello scritto. L’invito era puramente formale, perché, anche se fosse partito subito, non sarebbe potuto arrivare in tempo per la cerimonia. Si limitò dunque a scrivere alcune righe di condoglianze alla fanciulla e una lettera al notaio francese per mettere a disposizione di Betty i servizi del proprio studio. Poi attese.

- Il nostro Boris non tarderà certamente a farsi vivo! - si disse. Dopo pochi giorni, infatti, ricevette un’altra lettera. L’indignazione e l’ira avevano reso ancor più minuta e irregolare la calligrafia, e Waberski aveva creduto opportuno raddoppiare la sua domanda.

È incredibile! - scriveva. - Non ha lasciato nulla a me, suo fratello, che ero così premuroso lei. Qui c’è qualcosa che non mi persuade. Mandatemi ora mille sterline per lettera raccomandata. - Avete avuto sempre il mondo contro di voi, mio povero Boris – soleva dire mia cognata con le lacrime agli occhi. – Ma penserò a voi nel mio testamento! – E invece nulla! Naturalmente ho parlato a mia nipote… ah, che donna senza cuore! Mi ha riso in faccia. Pensate! Mille sterline, signore, altrimenti nasceranno dei guai! Non si ride in faccia a Boris Waberski impunemente! O mille sterline per lettera raccomandata, oppure… e questa volta Boris Waberski non pregava il signor Haslitt di ricevere i suoi saluti, più o meno distinti, ma si limitava a mettere la sua firma sottolineandola con un segnaccio che attraversava tutto il foglio.

Il signor Haslitt non sorrise nel leggere questa lettera. Si fregò le mani l’una contro l’altra, e disse: - Vuol dire che ci metteremo in movimento anche noi! - e mise questa seconda lettera accanto alla prima. Ma non riuscì a rimettersi al lavoro. Pensava a quella fanciulla, sola nella grande casa di Digione, senza nessuno della propria nazione che le stesse accanto. Si alzò bruscamente, attraversò il corridoio ed entrò nello studio del suo socio più giovane.

- James, voi siete stato a Montecarlo quest’inverno, non è vero? - disse.

- Per una settimana! - rispose James Frobisher.

- Se non sbaglio, vi avevo pregato di andare a trovare una nostra cliente che ha una villa laggiù, la signora Harlowe.

James Frobisher fece un cenno d’assenso.

- Sì, ci sono andato. Ma la signora Harlowe era ammalata. C’era una nipote, ma era uscita.

- Non avete visto nessuno, allora? - chiese Jeremy Haslitt.

- Vidi uno strano individuo che venne fin sulla porta a portarmi le scuse della signora Harlowe… un russo.

- Boris Waberski? - disse il signor Haslitt.

- Precisamente.

Il signor Haslitt si sedette su una seggiola.

- Parlatemi di lui, James!

James Frobisher per un istante rimase assorto. Aveva ventisei anni ed era socio del signor Haslitt da un anno soltanto. Rapido e risoluto quando si trattava di agire, era molto meno cauto quando doveva giudicare le persone, e un certo qual senso di rispetto e di soggezione che provava per il vecchio Jeremy Haslitt aumentava ancora di più questa sua ponderatezza naturale.

- È un individuo alto - rispose finalmente - goffo, con una selva di capelli grigi irti su una fronte stretta, e due occhi selvaggi. Mi ha dato l’impressione di una marionetta coi fili male aggiustati. Aveva un’aria strana e sconvolta. Continuava a tormentarsi i baffi con le dita lunghe e magre, macchiate di tabacco. Uno di quegli uomini, insomma, che possono finir male da un momento all’altro.

Il signor Haslitt sorrise.

- Proprio quel che pensavo!

- Vi ha procurato delle noie? - chiese James.

- Non ancora! - disse il signor Haslitt. - Ma ora che la signora Harlowe è morta, credo che ci darà del filo da torcere. Giocava?

- Sì, e piuttosto forte - rispose James. - Immagino che vivesse alle spalle della signora Harlowe.

- Lo credo anch’io - disse il signor Haslitt e rimase silenzioso per un po’. - Che peccato che non abbiate visto Betty Harlowe! - riprese poi. - Mi fermai una volta a Digione nel recarmi nel sud della Francia, cinque anni fa. Simon Harlowe, il marito, era ancora vivo; Betty era una fanciulla alta e magra, con un volto pallido, i capelli scuri e due grandi occhi… piuttosto bellina! - Il signor Haslitt si agitò inquieto sulla seggiola, al pensiero di quella vecchia casa col suo vasto giardino di castagni e di sicomori, e di quella fanciulla sola accanto a un uomo irritato e mezzo pazzo che stava meditando qualche cosa contro di lei.

- James - disse bruscamente - potreste sistemare i vostri affari in modo da poter partire subito, se ce ne fosse bisogno?

Lo studio Frobisher e Haslitt non ammetteva né partenze improvvise né allarmi subitanei. Se il mobilio dello studio era modesto e poco appariscente, i suoi metodi erano dignitosi. Anche se i clienti incitavano e stimolavano, fretta e precipitazione non erano parole in uso in quegli uffici; se un cliente ci teneva proprio, v’era di fronte un altro avvocato che le adoperava. E con tutto ciò il signor Haslitt stesso, coi suoi capelli bianchi e il suo viso rotondo, dalla espressione ingenua e intelligente insieme, pregava ora il suo socio a essere pronto a partire per il continente, al minimo indizio.

- Ma certo - rispose James; e il signor Haslitt gli lanciò un’occhiata di approvazione. James Frobisher era un solitario. Poche parole lo avevano interessato fino ad allora, e anche di queste poteva benissimo far senza. Aveva la mania di sentirsi libero e indipendente nella sua vita, e passava i suoi mesi di vacanza a soddisfare questa mania.

Una piccola barca che un uomo solo poteva governare, un fucile, qualche buon libro di versi, insieme alle stelle e ai suoi pensieri, erano stati i suoi compagni. In quel modo aveva acquistato a poco a poco un aspetto riservato e serio che attirava l’attenzione; aspetto ingannatore, però, poiché induceva a una fiducia forse nel lei tutto giustificabile. Ed era proprio questo aspetto che ora impressionava favorevolmente il signor Haslitt.

È l’uomo che ci vuole per trattare con un individuo come Boris Waberski, pensò, pur tenendo per sé il suo pensiero. Dopo tutto può darsi che non ce ne sia bisogno; Betty Harlowe ha un avvocato francese che senza dubbio è all’altezza della situazione. Inoltre, e sorrise nel ricordarsi una frase della seconda lettera di Waberski, pare che Betty sia capacissima di proteggersi da sola. Vedremo.

Ritornò nel suo studio e per tutta una settimana non ebbe altre notizie da Digione. Aveva anzi quasi dimenticato le sue ansietà, quando improvvisamente e nel modo più inaspettato giunsero delle notizie sbalorditive.

Fu James Frobisher che le portò. Irruppe nello studio del signor Haslitt proprio nel momento solenne in cui il suo socio dettava al segretario le risposte alle lettere giunte la mattina.

- Signore! - esclamò James, ma nel vedere l’impiegato si interruppe. Il signor Haslitt fissò in volto il suo giovane socio, e disse:

- Riprenderemo più tardi queste rispose, George!

L’impiegato uscì, e il signor Haslitt si volse a James Frobisher.

- Che cattive notizie mi portate, James?

James gridò:

- Waberski accusa Betty Harlowe di assassinio!

- Che cosa?

Il signor Haslitt balzò in piedi.

James Frobisher non avrebbe potuto dire se nel suo vecchio socio predominassero più l’incredulità o il furore, poiché se l’una gli increspava la fronte, l’altro gli campeggiava nello sguardo.

- La piccola Betty Harlowe! - mormorò trasecolato.

- Sì. Waberski ha inviato una denuncia formale al capo della polizia di Digione. Lui accusa Betty di aver avvelenato la signora Harlowe la notte del 27 aprile.

- Betty è stata arrestata?

- No, ma è sotto sorveglianza.

Il signor Haslitt si lasciò ricadere nella sua poltrona. Incredibile! Inaudito! Erano epiteti troppo blandi per Boris Waberski. Quella canaglia era mossa da una malvagità infernale, da un infame desiderio di vendicarsi.

- Ma come mai sapete tutto ciò, James? - chiese improvvisamente.

- Ho ricevuto questa mattina una lettera da Digione.

- Voi? - esclamò il signor Haslitt, e la domanda immerse James Frobisher in un mare di perplessità. Al primo momento quell’accusa mostruosa gli aveva fatto dimenticare tutto il resto. Ma ora si domandava come mai quelle notizie fossero state inviate a lui e non al suo socio, il quale si era sempre personalmente occupato dei beni della signora Harlowe.

- Già; è strano! - rispose. - E c’è un’altra cosa assai strana. La lettera non è stata scritta da Betty Harlowe, ma da un’amica, una sua compagna, una certa Anne Upcott.

Il signor Haslitt si sentì un po’ sollevato.

- Betty ha dunque un’amica presso di sé? Meno male. - Stese la mano attraverso la tavola. - Fatemi leggere la lettera, James.

Frobisher gliela porse. Erano parecchi fogli e Jeremy li rigirò tra le dita.

- Devo leggerli tutti? - fece in tono lamentoso, e si mise al lavoro. Dapprima Boris Waberski aveva accusato Betty direttamente. Betty non si era degnata di rispondere all’accusa e Waberski si era recato subito dal capo della polizia. Era ritornato dopo un’ora gesticolando vivacemente e parlando tra sé ad alta voce. Aveva chiesto ad Anne Upcott di spalleggiarlo; poi aveva fatto le valigie e si era ritirato in un albergo della città. Tutta questa storia era raccontata diffusamente e qua e là erano citate alcune frasi violente e sconclusionate di Waberski. Mentre il vecchio avvocato leggeva, James Frobisher si sentiva sempre più inquieto e turbato.

Se ne stava seduto vicino all’ampia finestra che dava sulla piazza e si aspettava a ogni momento qualche esplosione di furore e di disprezzo. Ma sul volto del signor Haslitt non si scorgeva che una profonda preoccupazione.

Interruppe più volte la sua lettura, come uno che cerca di ricordare o di indovinare qualche cosa.

Ma se tutto è chiaro come la luce del giorno!, si disse James spazientito. Eppure! Se il signor Haslitt, che era un uomo di tanta esperienza, si mostrava turbato, voleva dire che in quella lettera c’era qualche cosa che lui, nuovo agli affari, non aveva scorto. Tentò di ricordarsela parola per parola, ma aveva appena cominciato che il signor Haslitt depose la lettera sul tavolo.

- Non è che un ricatto, signore! - esclamò James.

Il signor Haslitt si riscosse e si strinse nelle spalle.

- Un ricatto? Sì, non c’è dubbio.

Si alzò e aprì la cassaforte; ne estrasse le due lettere di Waberski e le porse a James.

- Eccone la prova: sarebbe difficile trovarne una migliore!

James lesse le lettere e si lasciò sfuggire un’esclamazione di gioia.

- Quella canaglia si è messa in mano nostra.

Ma ciò non bastava. Il socio riprese a esaminare la lettera, quasi cercasse qualche cosa che non riusciva a trovare.

- E che cosa vi turba, allora? - chiese Frobisher.

Il signor Haslitt se ne stava ritto dinanzi al caminetto, con la schiena rivolta al fuoco.

- In questi casi, novantanove volte su cento - cominciò - oltre la semplice accusa, c’è qualche cosa di reale, che non è menzionato, sul quale il ricattatore fonda il suo gioco. Di solito è un piccolo segreto infamante, una macchia sull’onore della famiglia, per esempio, che un processo porterebbe alla luce. Qui ci deve esser sotto un qualche affare del genere. Più è assurda l’accusa di Waberski, e più è certo che lui sa qualcosa di disonorevole per il nome degli Harlowe, e che ogni Harlowe desidera tener nascosto. Solamente non ho la più lontana idea di quel che possa essere.

- Può darsi che si tratti di una sciocchezza, che un cervello esaltato come quello di Waberski ha portato all’esagerazione! - insinuò James.

- Già - assentì il signor Haslitt - può darsi. Un uomo stravagante e scervellato, persuaso di essere stato trattato ingiustamente… già, può darsi che sia così. Vediamo un po’ quel che sappiamo esattamente sulla famiglia Harlowe - seguitò in tono più allegro, e spinse una sedia accanto alla finestra di fronte a James Frobisher. Ma non si era ancora seduto che un impiegato, dopo aver bussato discretamente alla porta, entrò per annunciare un visitatore.

- Fate aspettare! - disse il signor Haslitt prima ancora di udire il nome del visitatore.

- Va bene, signore! - rispose l’impiegato e si ritirò. Così si trattavano gli affari nello studio Frobisher e Haslitt, e i clienti a cui non andavano a genio questi metodi potevano benissimo rivolgersi a un altro avvocato. Lo stesso avviene quando si vuole servirsi di un buon sarto: bisogna adattarsi al taglio.

Il signor Haslitt si volse verso James.

- E adesso vediamo un po’ cosa sappiamo! - disse, e si mise a sedere.

2. Un grido d’aiuto

- Simon Harlowe - cominciò - possedeva i famosi vigneti del Clos du Prince sulla Costa d’Oro, a levante di Digione. Aveva una tenuta nel Norfolk; quella grande casa, detta la Maison Grenelle, a Digione, e una villa a Montecarlo. Ma visse quasi sempre a Digione dove a quarantacinque anni sposò una signora francese, Mary Joan Raviart. Credo che sia stato un amore alquanto romantico, Mary Joan era sposata e separata dal marito, e Simon Harlowe aspettò mi pare per ben dieci anni, ossia fino alla morte del signor Raviart.

James Frobisher si agitò, e il signor Haslitt, che pareva leggesse il suo racconto dal tappeto, alzò gli occhi.

- Capisco quel che volete dire - disse interpretando il brusco movimento di James. - Può darsi che ci sia stata qualche cosa fra quei due, prima che fossero liberi di sposarsi. Ma al giorno d’oggi, mio caro James, l’opinione pubblica pensa e giudica in modo assai più umano che ai tempi della mia gioventù. Inoltre, perché il segreto possa essere di qualche utilità per Boris Waberski, bisogna che tocchi così da vicino Betty Harlowe, non dico da danneggiarla se divulgato, ma almeno da far credere a Waberski che la fanciulla non voglia assolutamente che venga conosciuto. Betty Harlowe invece non appare sulla scena che due anni dopo il matrimonio di Simon e Mary Joan, quando i coniugi si accorsero che molto probabilmente non avrebbero mai avuto figli. No, no, gli amori di Simon Harlowe sono così remoti che possiamo benissimo lasciarli da parte… Simon Harlowe - riprese il signor Haslitt - era un collezionista; aveva proprio la mania di raccogliere oggetti singolari. Il suo salotto alla Maison Grenelle era pieno non solo di belle cose ma anche di cose strane e rare. La sua vita coniugale non durò a lungo; morì cinque anni dopo il suo matrimonio, all’età di cinquantun anni.

Gli occhi del signor Haslitt si chinarono di nuovo verso i geroglifici del tappeto, in cerca di ricordi.

- Ecco tutto quello che so di lui. Era un individuo abbastanza simpatico ma non molto socievole. No, ho paura che non ci sia nulla che possa illuminarci.

- Quanto a Mary Joan Harlowe - disse - ora che ci penso, è straordinario quanto poco io sappia sul suo conto. Ma è naturale, del resto. Lei vendette i suoi possedimenti di Norfolk e d’allora in poi passò la sua vita tra Montecarlo e Digione, e… sicuro, anche in una piccola casa di campagna sulla Costa d’Oro, tra i suoi vigneti.

- Era ricca? - chiese Frobisher.

- Molto agiata, se non proprio ricca - rispose il signor Haslitt. - Il Clos du Prince è un Borgogna molto rinomato, ma non molto abbondante.

- È mai venuta in Inghilterra?

- Mai - disse il signor Haslitt. - A quanto pare si trovava bene a Digione, benché, a gusto mio, le piccole città di provincia francesi sono tristi come cimiteri. Tuttavia la signora Harlowe era contenta; ma poi il cuore le s’indebolì, e durante gli ultimi due anni si è ammalata. E anche qui non c’è nulla che possa aiutarci. - E il signor Haslitt guardò James quasi chiedendogli una conferma.

- Nulla - disse James.

- Non ci resta dunque che la fanciulla, Betty Harlowe, e… ah sicuro, anche la nostra corrispondente, quella Anne Upcott. Chi è costei? Da dove è saltata fuori? Come mai si trova alla Maison Grenelle? Su via, parlate, giovanotto. - E il signor Haslitt guardò maliziosamente il suo socio. - E ditemi anche: perché Boris Waberski sperava di essere spalleggiato da lei?

James Frobisher spalancò le braccia.

- Non ne ho la minima idea - disse. - Non l’ho mai vista. Non ne ho mai sentito parlare. Non sapevo nulla della sua esistenza, fino a questa mattina, quando arrivò quella lettera con la sua firma.

Il signor Haslitt balzò in piedi. Attraversò la stanza, si avvicinò al tavolo, si mise gli occhiali sul naso e si chinò sulla lettera.

- Ma se scrive a voi, James! - protestò. – Caro signor Frobisher. Come vedete non si rivolge affatto allo studio.

James si contentò di scuotere il capo. - È stranissimo - rispose. - Non ci capisco nulla. - Appariva così sinceramente stupito che il signor Haslitt non dubitò più che dicesse la verità.

- Perché Anne Upcott scrive proprio a me? È mezz’ora che me lo domando. E perché Betty Harlowe, a voi che vi siete sempre occupato dei suoi affari, non ha scritto niente?

- Ah!

Quell’ultima domanda aveva condotto il signor Haslitt alla spiegazione cercata.

- La risposta la troviamo nella seconda lettera - disse con animazione. - Betty gli ride in faccia. Non prende sul serio l’accusa. Si sarà messa in mano al suo notaio francese. Sì, credo proprio che stia qui la spiegazione della lettera indirizzatavi da Anne Upcott. Le formalità della legge in un paese estero devono avere spaventato questa ragazza assai più di Betty Harlowe, che vive in Francia già da quattro anni. Ed eccola che scrive al primo nome cui trova intestato lo studio. Ecco tutto! - e il vecchio si fregò le mani soddisfatto. - Una ragazza spaventata non troverebbe nessun conforto nello scrivere a un’astrazione. Ha bisogno di sapere che si rivolge a una persona vera e reale. E allora scrive Caro signor Frobisher… Sono certo che le cose si sono svolte proprio così.

Il signor Haslitt ritornò verso la sua seggiola ma non si sedette. Ritto, con le mani in tasca, guardava fuori dalla finestra, oltre Frobisher.

- Ma tutto ciò non ci fa fare nemmeno un passo verso la scoperta del segreto di Boris Waberski, che ne dite? Non abbiamo purtroppo nessun filo conduttore.

Tutti e due avevano effettivamente l’impressione che quel semplice racconto del signor Haslitt, riferito a cose passate, non fosse servito a mandare nessun lume sugli attori di quel dramma, e non fosse servito a nulla. Eppure esso conteneva la spiegazione… La spiegazione non solo degli atti di Waberski ma anche di tutti gli strani e terribili misteri nei quali sarebbe stato coinvolto poco dopo il più giovane dei due uomini. E James Frobisher lo seppe il giorno che, profondamente scosso, poté riprendere il suo lavoro in ufficio.

Ma per il momento quel lavoro era prossimo a subire un’interruzione. Guardando fuori dalla finestra al di sopra del capo del suo socio, il signor Haslitt scorse un fattorino del telegrafo che, attraversata la piazza, si fermava esitando sul marciapiede.

- Deve essere un telegramma per noi - disse con quel sentimento di speranza proprio delle persone in imbarazzo, le quali aspettano sempre che capiti qualche cosa a liberarle dai loro impicci.

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