Trova il tuo prossimo libro preferito

Abbonati oggi e leggi gratis per 30 giorni
Berlino 1945: Quando esplose l'ultima granata.

Berlino 1945: Quando esplose l'ultima granata.

Leggi anteprima

Berlino 1945: Quando esplose l'ultima granata.

Lunghezza:
176 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
Feb 19, 2019
ISBN:
9788899531775
Formato:
Libro

Descrizione

L’ultimo epico scontro della seconda guerra mondiale in Europa...
Il coraggio e la determinazione dell’armata rossa ed il disperato e vano eroismo dei difensori tedeschi...
Tutto questo in “Berlino 1945, quando esplose l’ultima granata”.
Avvertenza: il racconto che state per leggere si basa su fatti rigorosamente storici e documentati, rielaborati dalla fantasia dell’autore.
Editore:
Pubblicato:
Feb 19, 2019
ISBN:
9788899531775
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Correlato a Berlino 1945

Libri correlati

Articoli correlati

Anteprima del libro

Berlino 1945 - Maurizio Bianciotto

1.

ALTURE DI SEELOW, 19 APRILE 1945

Da qualche minuto i cannoni tedeschi erano stranamente silenziosi. Il soldato Sergheij Vasilievic Kurilenko alzò con cautela la testa per dare un’occhiata al campo di battaglia. Quella trincea costituiva un ottimo riparo ma non si era mai veramente al sicuro dall’artiglieria dei maledetti fascisti. Erano quattro giorni che le truppe del Primo Fronte Bielorusso del maresciallo Zukov avevano attraversato l’Oder dirette su Berlino. Prima dell’attacco gli ufficiali politici ed i commissari avevano distribuito volantini e galvanizzato ulteriormente i soldati. Quella, dicevano, era l’offensiva finale con obiettivo Berlino. La belva fascista doveva essere eliminata nella sua tana. Il sacro dovere di ogni soldato sovietico era combattere con tutto sé stesso per conquistare la capitale nemica. Stalin e l’intera Unione Sovietica si aspettavano una vittoria totale e soldati ed ufficiali dovevano impegnarsi al massimo grado. Però, dopo quattro giorni di scontri ininterrotti, Kurilenko cominciava a pensare che le maledette alture di Seelow fossero imprendibili. Le perdite erano state enormi e al mattino del sedici aprile, quando era scattata l’offensiva, più di cento riflettori sovietici avevano illuminato a giorno le posizioni difensive tedesche ma la curiosa iniziativa aveva sortito un effetto che non era quello desiderato. Zukov intendeva sicuramente abbagliare i difensori ma, nell’incerto chiarore delle prime ore del mattino, la luce dei riflettori aveva in realtà illuminato le masse dell’Armata Rossa, rendendole un facile bersaglio per l’artiglieria e le mitragliatrici tedesche. In più il terreno paludoso aveva facilitato ulteriormente il compito dell’artiglieria nemica: un gran numero di carri armati era stato messo fuori uso dai micidiali tiri degli ottantotto che in alcuni momenti avevano sembrato addirittura essere impegnati in una gara di tiro a segno. Kurilenko guardò il cadavere del soldato che giaceva alla sua destra. La pallottola che lo aveva ucciso lo aveva centrato alla gola e, curiosamente, il cadavere pareva sereno. Gli occhi chiari fissavano il vuoto ma non erano vitrei e la loro espressione non era sinistra. Parevano denotare unicamente un leggero stupore, come se ancora il morto non avesse ben realizzato ciò che era successo. Quasi che ancora non si fosse reso conto di essere morto. Kurilenko non lo conosceva ma era molto giovane: poteva avere diciotto anni, forse anche solo diciassette. Beata sua madre che non era lì a vederlo in quel momento, pensò Kurilenko con un groppo alla gola. Ma si riprese immediatamente; non era quello il momento di pensare al dolore delle madri. Il ragazzo morto era soltanto un compagno in più caduto sulla sanguinosa strada che aveva portato l’esercito sovietico fino a Berlino. Uno dei tanti eroi morti nella lotta contro gli spietati fascisti e che presto sarebbe stato vendicato. Si sporse con la massima cautela dal parapetto della trincea e si concentrò sui caduti tedeschi che vi giacevano davanti in gran numero. Quella che Sergheij Kurilenko ed i suoi compagni stavano occupando adesso era una trincea fascista, conquistata il primo giorno di combattimenti, che i nemici avevano cercato di riprendersi. Ed erano venuti al contrattacco con un coraggio ammirevole. Kurilenko dovette riconoscere, anche se farlo lo seccava, che quei diavoli di tedeschi erano avanzati senza paura sotto il fuoco dei russi ed erano stati ad un passo dal riconquistare la posizione perduta. Lui stesso aveva sparato così tanto che aveva creduto che il suo mitragliatore PPSh-41 gli sarebbe esploso in mano. Poi, di colpo, i tedeschi avevano ceduto e, le file falcidiate, si erano ritirati in disordine. Guardando i corpi degli avversari, Kurilenko notò le divise mimetiche: per quel che poteva capirne erano granatieri delle SS. Un rumore alle sue spalle lo spinse a voltarsi. Di colpo si ritrovò accanto il sergente Serebriakov, un moscovita dall’aria coriacea e dagli occhi più neri della notte. Entrambi osservarono i carri T-34 e le colonne di fanteria che li seguivano. <> esclamò Kurilenko con un sorriso. <> ribatté il graduato dandogli una manata sulla spalla. La voce del tenente Dijatlov urlò: <> Il soldato Kurilenko, il sergente Serebriakov e tutti i loro compagni uscirono dalla trincea urlando mentre i carri e la fanteria appena sopraggiunti si univano all’attacco. Allo schianto assordante prodotto dai pezzi da ottantotto si unì il ticchettio delle MG 42 tedesche. I fanti russi cadevano ed alcuni T-34 esplosero in globi di fuoco e tuttavia nulla pareva poter fermare la massa attaccante. Ormai le truppe del Primo Fronte Bielorusso erano sul punto di sopraffare la terza ed ultima linea di resistenza nemica.

2.

POSTO DI COMANDO DEL GENERALE GOTTHARDT HEINRICI, COMANDANTE DEL GRUPPO D’ARMATE VISTOLA,

19 APRILE 1945

Il generale Gotthardt Heinrici prese in mano l’ultimo rapporto pervenutogli e lo scorse rapidamente. Le notizie non erano buone, anzi decisamente catastrofiche. Con estrema lentezza il generale posò il foglio di carta sulla scrivania e guardò i tre ufficiali in piedi davanti a lui. Anche sui loro volti si potevano leggere chiaramente la tensione ed il nervosismo. <> Heinrici si alzò in piedi e, seguito dai tre sottoposti, si avvicinò alla grande mappa appesa alla parete. Indicò con un righello le direttrici dell’avanzata sovietica. <> Uno dei tre ufficiali, il colonnello Walter Dorff, chiese: <> Heinrici si tolse gli occhiali e guardò a lungo il colonnello prima di rispondere. <> Nella baracca del comando regnò per un attimo un silenzio quasi assordante. Per un po’ nessuno aprì bocca. Fu un altro dei tre aiutanti del generale a dar voce ai pensieri di tutti. Il maggiore Karl Muller osservò la carta geografia e disse semplicemente: <> Heinrici si rimise gli occhiali. <> Osservò a sua volta la mappa e si rivolse nuovamente ai tre. <> Quest’ultima frase fu pronunciata con estrema amarezza e ognuno dei presenti condivideva lo sconforto del comandante. Il maggiore Christian Gruber, il più giovane dei tre, che fino a quel momento era rimasto zitto, prese a dire con una certa concitazione: <> Il generale Heinrici lo guardò quasi con gratitudine e rispose: <> <> mormorò Gruber quasi in sovrappensiero e con una punta di disprezzo nella voce. Di nuovo per un po’ un imbarazzante silenzio regnò nella sala. Sempre guardando le bandierine che sulla mappa rappresentavano le unità tedesche e sovietiche, il generale cominciò a parlare in un tono talmente pacato da rasentare la rassegnazione: <> Puntò il righello sulla carta geografica. <> Muller scosse la testa perplesso. <> <>, ammise Heinrici. <> Muller sorrise amaramente. <> Il generale lo fissò con intensità e Muller sentì il bisogno di scusarsi. <> <>, rispose Heinrici. <> In quel momento il telefono posto sulla scrivania iniziò a squillare. Tutti e quattro gli uomini ebbero l’impressione che quel suono contenesse una nota angosciante. Il generale si avvicinò alla scrivania e sollevò il ricevitore. <> Rimase in ascolto. I tre ufficiali presero a guardarlo, cercando di captare qualche segnale dall’espressione del suo volto. <> Muller e gli altri si guardarono l’un l’altro con un certo smarrimento. La voce del generale sembrava provenire da un altro mondo. <> Dopo essere rimasto in ascolto per un po’ disse: <> Tacque ancora qualche secondo e sorrise mestamente. <> Con estrema lentezza riagganciò l’apparecchio, quasi che quel gesto gli costasse una fatica infinita. I tre ufficiali ebbero l’impressione che, nel breve tempo della conversazione telefonica, il generale fosse invecchiato di anni. <> Ormai Heinrici pareva indifferente a tutto. L’ultima frase era stata pronunciata in modo quasi impersonale, come se si trattasse di una faccenda che non lo riguardava. Con una certa incredulità Gruber fece: <> Girò la testa verso la mappa del fronte e proseguì a parlare con orrore: <> <> Terminò la frase per lui Heinrici. Il generale scrutò i tre ufficiali uno per uno e con lentezza scandì: <>

3.

ALTURE DI SEELOW, POSIZIONI TENUTE DALLA IV ARMATA PANZER,

19 APRILE 1945

Quello era semplicemente l’inferno, un inferno pieno di diavoli bolscevichi che invece dei forconi avevano tanta artiglieria ed un numero all’apparenza infinito di mezzi corazzati. Il carro armato del maggiore Heinz Janowsky si diresse alla massima velocità contro il T-34 sovietico. Il pezzo da 75 mm fece fuoco e la torretta del carro russo esplose letteralmente. <>, sorrise il maggiore. Il suo Panzer V Panther era ancora in grado di dare dei punti a quei maledetti bolscevichi. Dopodiché le due mitragliatrici presero a far fuoco sulla fanteria nemica. I soldati dell’Armata Rossa parevano formiche impazzite: chi cadeva a terra morto o ferito e chi cercava di mettersi al riparo. Janowsky diede una botta sulla spalla al cannoniere. <> Il giovane addetto al pezzo, con la faccia sporca di polvere e di grasso, rispose sorridendo: <> Di colpo la voce del pilota urlò: <> Questa volta si trattava di due T-70, carri medi che non rappresentavano un serio pericolo per il suo Panzer. Il primo carro nemico si fermò ed aprì il fuoco; la granata andò fuori bersaglio. Il Panzer rispose con risultati ben più letali. Centrato in pieno, il T-70 russo prese fuoco. Solo uno dei due uomini dell’equipaggio balzò fuori cercando

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Berlino 1945

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori