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Parigi

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Sintesi

A scuola ebbi la fortuna di imbattermi in un maestro scettico, un vecchio alto, vestito continuamente d’una palandrana nera, con in testa un cilindro, baffi e pizzo bianchi, occhi neri, larghi e pensosi, impronta di Sileno. Si chiamava Cesare; a spiegare una certa aura di paganesimo che spirava su quel volto largo e sereno, basterà dire i nomi dei suoi congiunti: Volfango e Silvano, Telemaco, Omero, Aristotile, Pindaro e Mentore. Era possibile mai che un uomo, a cui frullavano per la testa i fantasmi ascosi sotto tali nomi, potesse confondersi con le aste, gli zeri e l’abbecedario? Ricordo che leggeva sempre un libro foderato di carta pecora, un tomo pesante come un messale; ogni tanto alzava il capo per notare sopra un taccuino coloro che lo tormentavano durante la letizia della lettura: appena che aveva terminato di leggere faceva l’appello dei maldestri scolari, li disponeva in fila ordinando loro alcuni esercizi ginnastici, li pietrificava sulla posizione delle braccia in avanti, poi, con metodo e con pacatezza, per far ciò inforcava gli occhiali, distribuiva a ciascuno dei potenti colpi di righello sulle dita, e rimandava gli scolari al posto senza rancore, quindi si toglieva gli occhiali e urlava:
«D-a?»
«Da» rispondevamo tutti in coro.
«B-e?»
«Be.»
«L-e?»
«Le.»

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