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Raggio d'oro

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Sintesi

Lon McFane doveva essere un pochino di cattivo umore, forse perchè aveva perduto la sua borsa di tabacco; altrimenti mi avrebbe almeno accennato a quella capanna del Lago Sorpresa, prima che ci arrivassimo. Tutto il giorno, gira e rigira, noi ci eravamo dati il cambio davanti alla slitta per aprire un varco ai cani; un lavoro pesante, con quei sandali da neve, e che non contribuiva certo a rendere un uomo chiacchierone; tuttavia a mezzogiorno, quando c’eravamo fermati per far bollire il caffe, Lon McFane avrebbe potuto parlarmi con comodo. Invece, nulla. Lago Sorpresa? Per me fu la Capanna Sorpresa. Non ne avevo udito mai parlare. Confesso che mi sentivo un po’ stanco, e che avevo atteso con impazienza che Lon si fermasse per accamparci sia pure un’ora; ero però troppo orgoglioso per suggerirglielo o comunque chiedergli le sue intenzioni; e sì che egli si trovava al mio servizio, stipendiato profumatamente per guidare i miei cani e obbedire ai miei ordini. A pensarci, mi pare che fossi anch’io alquanto di malumore; lui non diceva nulla, e io ero deciso a non chieder nulla, a costo di camminar tutta la notte.

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