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Molla e i saltasassi

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Sintesi

Vi ho mai raccontato la storia di Molla?

Molla era un bambino con il naso da topo, lo sguardo sognante e i capelli da porcospino. Credeva di poter fare qualunque cosa gli venisse in mente, tanto era buono ed innocente.

—Mi piacerebbe saper saltare come i saltasassi —disse un giorno, quasi senza sapere perché, abbastanza forte da essere sentito da tutti.

Sua madre, Balestra, sorrise come fanno le mamme; Elastico, suo padre, tossì come fanno i papà; e il nonno mosse il capo su e giù.

Balestra conosceva più di chiunque altro la tendenza di Molla ad immaginare cose impossibili, e mentre gli pettinava gli indomabili capelli, con tutta la pazienza di una madre, gli chiese:

—Che pazzia è questa di sognare di saltare, come se non avessimo i saltasassi?

—Ma mamma, ti assicuro che non è una pazzia! Sono sicuro che con un po’ di esercizio ci si potrebbe riuscire.

—Figlio mio, ti rendi conto che sarebbe come dire che annaffiandoti tutti i giorni, prima o poi comincerai a fare fiori e frutti?

Molla la guardò di sghimbescio e arricciò il naso, sforzandosi di capire quello che sua madre voleva dirgli. Poi, con un sorriso, le rispose:

—Tu lo sai che non è la stessa cosa, mamma…

Nemmeno per un momento pensò di mettersi a discutere con suo figlio, perché sapeva quanto potesse essere ostinato. E così continuò a pettinarlo guardando verso la finestra, forse nella speranza che da lì potesse giungere qualche risposta. Poiché così non fu, si strinse nelle spalle rinunciando a domare sia Molla che i suoi ciuffi ribelli.

—Coraggio, tesoro —gli disse, —fai colazione.

Tutto questo succedeva durante una mattina soleggiata, quando l’inverno cominciava già ad accomiatarsi dalla Pietraia. L’erba si lasciava cadere ora da una parte, ora dall’altra, secondo il volere del vento.

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