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Sui sentieri della meraviglia: Lezioni di introduzione alla filosofia alla luce della riflessione di Tommaso d'Aquino

Sui sentieri della meraviglia: Lezioni di introduzione alla filosofia alla luce della riflessione di Tommaso d'Aquino

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Sui sentieri della meraviglia: Lezioni di introduzione alla filosofia alla luce della riflessione di Tommaso d'Aquino

Lunghezza:
189 pagine
2 ore
Pubblicato:
24 feb 2016
ISBN:
9788899126865
Formato:
Libro

Descrizione

Il testo nasce da una pluridecennale esperienza di insegnamento accademico, di Introduzione alla filosofia, presso la facoltà filosofica dei Padri Domenicani di Bologna (Studio Filosofico Domenicano, affiliato alla Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino in Roma) e si caratterizza per l’intento di aiutare sia chi non si è mai occupato di filosofia, sia quanti abbiano eventualmente fatto studi di carattere storico-filosofico, ad esplorare i territori della riflessione filosofica a partire da un’angolatura specifica.

Quella di un approccio che potremmo definire di un “realismo critico”, che si rifà alla lezione di Tommaso d’Aquino, pur confrontandosi in modo onesto e leale con il dibattito filosofico contemporaneo.

Pubblicato:
24 feb 2016
ISBN:
9788899126865
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Categorie correlate

Anteprima del libro

Sui sentieri della meraviglia - Andrea Porcarelli

Collana Protrepticon

Andrea Porcarelli

Sui sentieri della meraviglia

Lezioni di introduzione alla filosofia alla luce della riflessione di Tommaso d’Aquino

Copertina e impaginazione: Jimmy Knows S.C.P., Barcelona (ES)

eBook: ePubMATIC.com

© Diogene Multimedia

Via Marconi 36, 40122 Bologna

Edizione digitale: Marzo 2013

ISBN: 9788899126865

Indice

1. Alle sorgenti della filosofia in sé stessa

2. Filosofia e scienza

3. Filosofia e religione

Consigli di lettura

Appendice

Il testo nasce da una pluridecennale esperienza di insegnamento accademico, di Introduzione alla filosofia, presso la facoltà filosofica dei Padri Domenicani di Bologna (Studio Filosofico Domenicano, affiliato alla Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino in Roma) e si caratterizza per l’intento di aiutare sia chi non si è mai occupato di filosofia, sia quanti abbiano eventualmente fatto studi di carattere storico-filosofico, ad esplorare i territori della riflessione filosofica a partire da un’angolatura specifica. Quella di un approccio che potremmo definire di un realismo critico, che si rifà alla lezione di Tommaso d’Aquino, pur confrontandosi in modo onesto e leale con il dibattito filosofico contemporaneo.

Vi sono infatti alcuni autori – ci riferiamo ai grandi classici della storia del pensiero – che sono sempreverdi, non invecchiano mai. Se vogliamo prendere sul serio tale affermazione, però, non possiamo limitarci ad una loro rievocazione di carattere storico-ricostruttivo, quasi si trattasse di contemplare monumenti polverosi di un passato lontano a cui riconoscere il debito onore. Se davvero pensiemo che i classici siano vivi ed abbiano qualcosa da dire a noi oggi, ci è chiesto di fare molto di più, ovvero di lasciarci sfidare dal loro approccio e seguirlo fino in fondo, come un giovane alpinista segue una guida alpina, per farsi condurre sui sentieri di montagna. Non tutti gli autori possono essere considerati guide ugualmente affidabili, mentre alcuni riemergono spesso nel corso dei secoli come punti di riferimento con cui confrontarsi, cercando di attualizzare la loro prospettiva.

L’immagine dei sentieri della filosofia riprende consapevolmente il titolo di un’opera di Heidegger (Sentieri interrotti), che di per sé evoca l’immagine dei sentieri dei taglialegna, sentieri che si interrompono nel bosco e che – in ultima analisi – sviano chi li segue per raggiungere una meta. Nella nostra prospettiva, invece, i sentieri si collocano in una mappa che conferisce loro una unità e un senso, ovvero, fuor di metafora, in una prospettiva culturale (quella di Tommaso) con cui riteniamo utile e proficuo confrontarsi. Implicita in tale immagine è anche un’altra metafora, molto potente, di cui ci siamo già serviti in altro contesto¹, che è quella del cammino, come metafora della conoscenza e – parlando di conoscenze che si propongono di esplorare orizzonti di senso – anche come metafora della vita.

Non è facile parlare della filosofia in se stessa, nella sua ricchezza e nella sua complessità, come se se ne potesse dare una sorta di carta di identità. Eppure è quello che cercheremo di fare in questo percorso, che si propone di far vedere che la filo-sofia ha le carte in regola per interessare e affascinare la mente dell’uomo. Cercheremo poi di collocarla nel quadro dell’esperienza umana, sia rispetto alle altre dimensioni della vita individuale, sia rispetto ad altre branche del sapere o attività dello spirito con cui essa può entrare in contatto: al fine, da un lato, di cogliere le proficue possibilità di dialogo della filosofia (con la scienza, con il senso comune, con la storia, con la teologia ...) e, dall’altro lato, per evitare malintesi ed equivoci che troppo spesso hanno guastato i rapporti di buon vicinato tra la filosofia e le altre dimensioni dell’attività culturale dell’uomo.

Prima di addentrarci nelle nostre riflessioni, è importante sgombrare il campo da un malinteso che l’impostazione stessa di questo percorso potrebbe generare (specialmente in chi ha una certa familiarità con la filosofia moderna) e riguarda il senso di un’introduzione alla filosofia. La riflessione della filosofia su se stessa non costituisce il principio o cominciamento obbligatorio della filosofia stessa², anzi è un compito quasi conclusivo della speculazione metafisica³: l’unico modo per accostarsi alla filosofia è quello di diventare filosofi, se ci limitiamo a guardarla dal di fuori ci sembrerà sempre poco più che una galleria degli orrori. Ma allora un’introduzione alla filosofia non ha proprio senso? Siamo convinti del contrario, anzi, nell’attuale situazione culturale si rende particolarmente opportuna per due motivi, il primo di carattere fondamentalmente storico, il secondo di tipo più propriamente teoretico: a) visto che molti filosofi hanno parlato, sostenendo posizioni tra loro molto diverse, tanto da generare l’impressione che vi siano molte filosofie, non è così facile capire a quale ci si riferisca o che cosa si intenda per filosofia; b) è comodo avere alcuni criteri orientativi, che consentano di muoversi con minore difficoltà e con un minore senso di disorientamento nel complesso mare delle problematiche filosofiche.

1

Alle sorgenti della filosofia in sé stessa

La nozione di filosofia:

di che cosa stiamo parlando?

Il fascino di un nome

Intorno al termine filosofia aleggia spesso un’aura un po’ particolare, talora permeata di mistero, che desta sempre curiosità e fraintendimenti. Ora, se assumiamo il termine filosofia nell’accezione corrente, esso può collocarsi (già a livello di definizione d’uso) perlomeno a tre livelli di significato:

1. c’è il filosofare quotidiano che è proprio di ogni uomo;

2. c’è l’attività filosofica vera e propria, di coloro che meritano il nome di filosofi;

3. c’è lo studio di ciò che i filosofi hanno detto, cioè lo studio della storia della filosofia.

Il filosofare quotidiano di ogni uomo può essere guardato da due angolature, ovvero con due accezioni tra loro opposte. C’è un’accezione positiva del termine, per cui ogni uomo ama sentirsi filosofo ed anche nel linguaggio corrente si conserva l’eco di tale desiderio: ...prendila con filosofia!, questa è la mia filosofia, dietro al suo discorso c’è tutta una filosofia... in pratica il termine evoca il senso della profondità e saggezza. C’è poi un’accezione negativa del termine, per cui si chiama filosofico tutto ciò che è eccessivamente astratto e pertanto astruso o incomprensibile.

I filosofi in senso stretto, hanno iniziato – ad un certo punto – ad utilizzare il termine filosofia. Non è questa la sede per una ricostruzione di tipo storico delle varie accezioni con cui il termine è stato usato nel corso dei secoli, ma possiamo cogliere alcune suggestioni più significative. Una prima suggestione si può trarre dal Teeteto di Platone, che – nel porre la domanda su chi sia il filosofo agli occhi della gente, riporta il famoso apologi di Talete e la servetta di Tracia:

SOCRATE: Anzitutto i veri filosofi, fino da giovinetti, non conoscono la via che mena al foro; non sanno dov’è il tribunale, dov’è il consiglio o un altro luogo di adunanze pubbliche della città; leggi e decreti, o recitati o scrittti, non leggono nè ascoltano. Brighe di consorterie per acquistar cariche pubbliche, e convegni e banchetti e festini in compagni di aulètridi, sono tutte cose che nemmeno in sogno vien loro in mente di fare. Che uno in città sia nato di famiglia nobile o ignobile; che qualche segno di ignobiltà sia derivato a un altro dai suoi antenati per parte di padre o di madre: e queste e simili ciarle il filosofo non sa niente più di quel che sappia, come si dice, quanti bicchieri di acqua ha il mare. E neppure sa di non saperle; chè non se ne tiene lontano per aver fama di uomo singolare. E il vero è che il suo corpo soltanto si trova nelle città e ivi dimora, ma non la sua anima; la quale tutte codeste reputandole cose da poco e anzi da nulla, e avendole in dispregio grande, trasvola, come dice Pindaro, da ogni parte, e ora scende giù nel profondo della terra, ora ne misura la superficie, ora sale su nel cielo a mirare le stelle, e tutta quanta investiga in ogni punto la natura degli esseri, ciascuno nella sua universalità, senza mai abbassare se stessa a niente in particolare di ciò che le è vicino. TEODORO: Che cosa vuoi dire, o Socrate, con questo? SOCRATE: Quello stesso, o Teodoro, che si racconta anche di Talete, il quale, mentre stava mirando le stelle e aveva gli occhi in su, cadde in un pozzo; e allora una sua servetta di Tracia, spiritosa e graziosa, lo motteggiò dicendogli che le cose del cielo si dava gran pena di conoscerle, ma quelle che aveva davanti e tra i piedi non le vedeva affatto. Questo motto si può ben applicare ugualmente a tutti coloro che fanno professione di filosofia⁴.

I motteggiamenti, ovvero le prese in giro lanciate contro i filosofi, fin da allora, non si contano (un altro bell’esempio è quello di Aristofane, nelle Nuvole) e tutte sembrano puntare il dito contro la presunta inutilità di filosofia. E vedremo che forse c’è un fondo di verità in questo.

Arriviamo infine ad occuparci dell’accezione del termine nell’ambito della storia della filosofia. Se apriamo un manuale di storia della filosofia troviamo, in genere, una sequenza di capitoli che corrispondono ai diversi pensatori, da Talete in avanti. Implicitamente emerge l’idea che la filosofia rappresen-ti la sequenza delle dottrine di coloro che vengono presentati come filosofi, il cui pensiero viene riassunto in termini più o meno approfonditi, talvolta con riferimento ai testi, talaltra limitandosi a formulette riassuntive, chiare e adeguate ad uno studio, non di rado mnemonico. Si tratta di una scelta di campo, che di fatto diffonde un certo malcostume, una vera e propria diseducazione filosofica che tende a identificare filosofia e storia della filosofia, ma questa identificazione è fallace, per una pluralità di ragioni, che cercheremo di illustrare sotto.

Filosofia e storia della filosofia

Abbiamo appena detto che spesso, nel sentire comune, si ha un’identificazione di filosofia e storia della filosofia, gli studenti delle scuole superiori chiamano libro di filosofia un manuale che ne presenta la storia. Ma proviamo a mettere ordine in una sequenza concettuale che illustri, in via preliminare, i possibili rapporti tra la filosofia e coloro che cercano di farne la storia. Due punti fermi:

1. prima sono esistiti filosofi che hanno elaborato un pensiero filosofico originale in un determinato ambiente storico; quindi su di essi é stata ricostruita la storia del pensiero filosofico;

2. i primi a fare storia della filosofia sono stati proprio i filosofi, animati dall’interesse di conoscere il pensiero di chi li aveva preceduti, per potere mettere in discussione le tesi precedenti e mettersi a loro volta in discussione. Il loro anelito nasce da un interesse motivato per la ricerca filosofica.

Aristotele stesso (Metafisica I, De Anima III) descrive e giustifica la propria ricerca filosofica come funzionale ad una anelito profondamente e intimamente vissuto, che consiste nel desiderio stesso di filosofare. Egli non intende quindi visitare un museo delle cere, cioé non svolge un’indagine storica di tipo dossografico, non riduce la filosofia ad una recensione di opinioni; ma si prefigura un aeropago di persone viventi e parlanti, con le quali discute e dialoga in un confronto reale.

Qualche precisazione su questo tema può essere utile, proprio perché i filosofi sono uomini, che si collocano in un tempo e in uno spazio, per cui possono essere rilevanti determinati condizionamenti o semplicemente determinati punti di riferimento che fanno parte della fisionomia della cultura di un’epoca.

Chi ha un contatto con la filosofia a livello liceale in Italia, incontra la sapienza filosofica come storia della filosofia: si tratta di un’eredità hegeliana, legata alle personali convinzioni di Giovanni Gentile (discepolo di Hegel) a cui ancora risale l’attuale ordinamento scolastico, ma non è l’unico modo di concepire l’incontro con la filosofia. Paradossalmente, con il passare del tempo, una scelta che muoveva da premesse super-dogmatiche (come sono quelle dell’Idealismo) risulta (con pochi aggiustamenti) straordinariamente compatibile con la mentalità relativista che caratterizza il panorama culturale odierno: infatti quando si ritiene inconoscibile la natura di una cosa allora se ne fa la storia, cioè si collocano in sequenza sull’asse cronologico le informazioni descrittive che si sono reperite su di essa. In sintesi potremmo così schematizzare:

Le domande sulla filosofia sono già problemi filosofici

Che valore dobbiamo allora dare alle opinioni sulla filosofia espresse dai non-filosofi? Potranno essere di qualche aiuto nel metterne in luce alcune caratteristiche estrinseche e marginali, ma non ci aiuteranno certo a penetrare a fondo la vera natura di questa affascinante avventura dello spirito umano: le domande sulla filosofia sono già problemi filosofici, non mere questioni preliminari.

Si tratta di una posizione del tutto particolare di questa materia, che potrebbe essere interpretata come un limite, ma che invece ne sottolinea il carattere originario e la prossimità ai fondamenti del conoscere: quando il fisico si chiede che cosa è la fisica non pone una domanda fisica, nè può rispondere a tale domanda con una formula fisica, ma pone una questione che per lui è preliminare; quando un filosofo si chiede che cosa è la filosofia si trova invece già al centro di una delle problematiche più importanti della filosofia medesima e le risposte che darà saranno già risposte filosofiche. Riportiamo alcune belle parole di Pieper:

"Quando il fisico solleva la questione: che cosa significa coltivare questa scienza, che cosa

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