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La notte dei supereroi
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La notte dei supereroi
E-book236 pagine3 ore

La notte dei supereroi

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Thriller - romanzo (172 pagine) - Chi uccide i più grandi autori di fumetti americani?


I più grandi artisti di comics di supereroi americani sono ritrovati uccisi in modo efferato e, sulla scena del delitto, l’assassino lascia frasi apparentemente incomprensibili scritte con il sangue delle vittime. Il detective della polizia incaricato delle indagini, il ruvido sergente Esposito, ignora del tutto il mondo dei comics e decide di farsi affiancare da un collega più giovane che ne è un grande appassionato. I due si addentrano nel mondo dei fumetti, scoprendo amicizie, rivalità e cupidigia. I sospetti, però, non bastano, ci vogliono certezze; per questo il giovane poliziotto condurrà il detective in quello che per lui sarà il sorprendente mondo dei fan dei comics.

Ma gli omicidi continuano mentre qualcuno sfoglia vecchi fumetti…

Riusciranno i due a scoprire perché il sangue dei creatori di fumetti continua a scorrere e a fermare il serial killer?


Giancarlo Vitagliano è nato a Napoli, dove vive con la moglie, due figlie e un cane. Dopo aver frequentato il Liceo Classico si è laureato in medicina ed è cardiologo presso il più grande ospedale del sud. Appassionato di storie, è un lettore compulsivo di libri e fumetti, amante del cinema e delle serie TV; da sempre ne sogna di proprie ascoltando musica o andando in giro in moto. Da alcuni anni ha smesso di fantasticare soltanto e ha deciso di scrivere le storie che gli nascono in mente. Ha pubblicato diversi racconti e sei romanzi: Fantasmi dentro, Cicorivolta Edizioni 2009, Che musica ascolti, Photocity Edizioni2011, L’amore negato, Lettere Animate Editore 2014, Il viaggiatore perfetto, Homo Scrivens 2015 (secondo al Premio Nazionale Megaris 2016 e terzo al Premio L’Iguana 2016), Malaika, Watson 2015, Milo. Detective per amore, Homo Scrivens 2017 (menzione al Premio letterario Festival Giallo Garda 2018).

LinguaItaliano
Data di uscita29 gen 2019
ISBN9788825407976
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    La notte dei supereroi - Giancarlo Vitagliano

    2018).

    Red Balancer n° 1

    Da quando non c’è più nessuno dei suoi genitori, gli capita di sentire il bisogno di leggere quella storia.

    Ha poco tempo, ma non ci vorrà molto: sa già dove andare a prendere il fumetto, senza cercare tra i vari ripiani. Le sue letture preziose hanno un doppio albo: uno da sfogliare quando ne sente il bisogno, l’altro gelosamente conservato nella bustina di plastica e sottochiave nella libreria, al riparo dalla luce.

    L’albo che ha tra le mani è consunto, ma sempre in buone condizioni. Lui non tollererebbe di sgualcire un fumetto, specialmente se suo e ancor di più se è tra quelli che considera imperdibili.

    È il primo numero di Red Balancer e vi si narrano le sue origini. La copertina è abbastanza semplice, senza i colori che ti assalgono come quelle che fanno oggi. C’è un ragazzo che piange i suoi genitori che giacciono inerti mentre una figura oscena, con un cappello a larghe tese che gli oscura il volto e una pistola in mano, si allontana dalla scena. L’ombra che proietta il ragazzo è possente, con una corta pertica tra le mani: è quella del supereroe che sarà conosciuto come Red Balancer.

    Sente già un groppo in gola e proprio per questo volta la copertina e gli appare la splash-page che raffigura Red Balancer in bilico su un filo teso tra due grattacieli, l’equilibrio mantenuto dalla pertica che impugna con entrambe le mani e che non esiterà ad usare come arma, lo sguardo a sorvegliare la metropoli sotto di lui. Anche questa volta gli viene da sorridere nel notare come la signora affacciata a una delle finestre sia sorpresa alla vista di quell’uomo inguainato in una tuta rosso scuro e che non ha alcun timore del suo precario equilibrio, e poi a quell’altezza!

    Per forza: è Red Balancer!, pensa e gira la pagina. Gli appaiono sei vignette ben allineate, come se fossero sei fotografie scattate in successione, con i colori che appaiono un po’ stinti dal tempo e dalla resa grafica diversa dall’odierna, e comincia a leggere la storia.

    Gli acrobati, un uomo e una donna, volteggiano in aria mentre un ragazzo, vicino a una locandina che ne annuncia lo spettacolo – in the evening: The unattainable Peaks! − sorride nel guardarli ammirato. Dopo gli applausi, la coppia si rivolge al figlio, Wilson, che si è appena complimentato per le loro abilità, per dirgli che ormai è pronto anche lui e che si esibiranno insieme. Il ragazzo non è più nei panni per la gioia e la notte tarda ad addormentarsi. Il giorno seguente volteggia con i genitori e gli applausi scrosciano per tutti. Wilson ringrazia il padre e la madre dicendo che deve tutto questo a loro, al fatto che sono i migliori del mondo e che gli hanno trasmesso la passione e che l’hanno allenato fin da quando era piccolo. La madre, accarezzandolo, gli risponde che se non fosse stato diligente, impegnandosi come ha fatto, questi risultati non li avrebbe mai conseguiti. Wilson cerca il padre con la coda dell’occhio e vede che sta parlando animatamente con un brutto ceffo dal completo marrone con sottili righe bianche, con un cappellaccio a larghe tese che gli oscura il volto, parzialmente illuminato dalla sigaretta che gli pende da un labbro. Il ragazzo chiede alla madre chi sia.

    Lascia perdere, Wilson. È un farabutto che vuole assoldare tuo padre per una sporca faccenda. Ma sai che lui non cederà mai, vero?

    Wilson annuisce: conosce la rettitudine dei suoi.

    La notte trascorre in modo ancora più inquieto della precedente e, non riuscendo a dormire, il ragazzo si alza dal letto per andare a prendere un sorso d’acqua. Dalla cucina della roulotte vede tre figure, fuori, che discutono in modo concitato, illuminate dalla livida luce della luna. Poi sente due esplosioni – Bang! Bang! − accompagnate da altrettanti lampi, prima che un uomo e una donna si accascino al suolo. Afferrato il primo oggetto che gli capita sottomano, esce di corsa e vede l’ombra di un uomo, con un cappello ben calcato sul capo e un’arma in pugno, che si allontana di corsa. Il ragazzo si getta su corpi dei genitori e grida i loro nomi che sinistramente riecheggiano nella notte. È ormai sicuro che non gli risponderanno mai più, quando sente un flebile lamento provenire dalla madre e corre a chiamare il 911. Mentre telefona osserva ciò che aveva afferrato nell’uscire precipitosamente: l’asta di equilibrio di suo padre, rossa di sangue come le sue mani. Gli occhi rimbalzano a lungo dai palmi alla corta pertica, prima di scagliarla lontano e gridare: – Sono un fallito: non ho difeso i miei che avevano riposto in me tanta fiducia!.

    Si siede sui gradini della roulotte e comincia a piangere portandosi le mani, ancora sporche, a coprire il volto.

    L’uomo non trattiene le lacrime e si asciuga gli occhi con il dorso della mano, prima di continuare a leggere: non ha ancora molto tempo e potrebbe essere interrotto da un momento all’altro.

    Gli scrosci di pioggia cadono sul volto di Wilson e lo riportano alla realtà. La sua espressione è dura. Ha un unico pensiero: trovare l’uomo che ha ucciso suo padre e ridotto sua madre in coma e vendicarsi!

    Wilson si chiede se lei sappia il nome del killer. Se così fosse, dovrà trovare il maledetto senza che possa vendicarsi sulla madre: dovrà essere qualcun altro, dovrà essere una figura che incute paura, una specie di diavolo che sfrutta le sue abilità di acrobata, dovrà essere uno che riporta le cose al posto giusto. La sua mente e i suoi occhi tornano all’asta di equilibrio macchiata e decide: sarà Red Balancer!

    Nella sua mente, Wilson si vede rivestito da una guaina rosso scuro, con in mano la pertica dello stesso colore, in un atteggiamento che incute paura.

    L’uomo sorride, con gli occhi lucidi di commozione, mentre chiude con cura l’albo, controllando che le pagine siano tutte ben spiegate, senza orecchiette e, infine, lo mette via.

    Sta per tornare ai propri compiti, ma si ferma e scruta con attenzione l’orologio: non è tardi, forse ce la fa a dare un’occhiata a quell’altro che gli viene sempre in mente dopo aver letto Red Balancer. Sempre che nessuno abbia bisogno di lui.

    The Æther N°1

    Riapre il cassetto e tira fuori un secondo volumetto; anche in questo caso è un raro numero uno, del quale ha una copia gelosamente conservata e questa da poter sfogliare quando ne sente la necessità, come ora.

    Sulla copertina campeggia la scritta in giallo vivo ÆTHER, the fifth element.

    Un giovane di mirabili fattezze, possente e biondo, con un costume giallo e rosso che ne esalta la muscolatura, campeggia al centro dell’illustrazione. Dai pugni stretti, circondati da una luce azzurrina, fuoriescono scariche elettriche che si uniscono agli elementi naturali – aria, acqua, fuoco e terra – disposti agli estremi dell’immagine. L’uomo sorride, già conoscendo a memoria la storia e non esita a girare la pagina.

    Questa volta non c’è una vera e propria splash-page, ma una vignetta più grande che occupa il posto delle due file superiori e due vignette di normali dimensioni in basso.

    Frederick Henson è un ottimo studente. Gracile e timido, è sempre oggetto di scherno da parte dei suoi compagni di scuola che, anche questa volta, gli fanno cadere i libri che porta sottobraccio mentre il resto della classe sghignazza.

    Fred si china a raccoglierli e, rivolto a Casper Riodan, il bullo che lo perseguita più di tutti gli altri, dice: – È vero che tu non sai che fartene, visto che non ne hai mai aperto uno in vita tua, ma i libri sono oggetti preziosi. Solo un barbaro come te può fargli questo!

    Dai, insetto, non dire sciocchezze! Hai mai visto conquistare una ragazza con un libro?

    Lo sguardo che Fred gli rivolge attraverso le lenti è quanto mai eloquente.

    Mai sentito parlare di Paolo e Francesca, eh?

    Di chi? Mica ci sono spagnoli, in questa scuola – ribatte sghignazzando.

    Spagnoli? Che ignorante! pensa Fred mentre lo vede allontanarsi, circondato dai compagni che ridono delle sue prodezze e abbracciato a una biondina che lo guarda in adorazione.

    Solo perché è il giocatore di punta del football della nostra scuola e ha quei muscoli, si crede di poter fare tutto ciò che vuole pensa mentre si avvia mesto verso l’aula di chimica.

    Sconsolato, Fred entra nella grande stanza e si siede al tavolo di lavoro per eseguire alcuni esperimenti che il professore di Chimica gli ha chiesto di fare, ben conoscendo le sue capacità.

    In effetti, fa quello che vuole: con quei muscoli nessuno osa contraddirlo; e poi, le ragazze impazziscono per la sua prestanza. Mi dico sempre che dovrei allenarmi, ma tanto lo so che non riuscirei mai ad arrivare ad avere quella corporatura!

    Il suo sguardo è concentrato sugli alambicchi e le provette, più o meno piene di liquidi colorati, che sono sul tavolo di marmo.

    Forse potrei crearmi un energizzante che aumenti la mia massa muscolare! – esclama spalancando gli occhi.

    Fred si mette subito al lavoro e lo fa anche nei giorni successivi, fallimento dopo fallimento, ma senza mai cedere.

    Ormai sono passati dieci giorni da quando ha intrapreso i suoi tentativi ed è talmente perso nei suoi pensieri che oggi non si è accorto di essere rimasto più a lungo di quanto avrebbe dovuto.

    I suoi occhi corrono alla finestra e vedono che la sera ha preso il posto del pomeriggio.

    Stupido che sono: mamma e papà saranno in pensiero! si redarguisce.

    Mentre si affretta a rimettere a posto tutto ciò che è servito per i suoi esperimenti, sente il rombo di un tuono.

    Ecco, ci mancava anche la pioggia: farò ancora più tardi!

    Per la fretta di correre a chiudere la finestra, Fred inciampa in un cavo elettrico e rovina sul tavolo rovesciando buona parte dei contenitori e finendo poi, mezzo stordito, per terra. Dal cavo strappato fuoriescono alcuni fili elettrici che, al contatto dei liquidi, cominciano a sfrigolare e innescano un’esplosione che lascia fumo e fiammelle tutt’intorno.

    Dopo qualche istante si spalanca la porta e una folata imperiosa di vento aizza le fiamme. Il sorvegliante accorso sparge sabbia sul piccolo incendio e anche sul corpo inerte di Fred.

    Il ragazzo si risveglia e si guarda intorno con aria stupita.

    Che è successo? – chiede al guardiano.

    Non so. Ho sentito l’esplosione e sono accorso. Forse un corto circuito. Come ti senti?

    Bene – risponde Fred rialzandosi. – Solo le orecchie mi rimbombano, ma non ho nessun dolore.

    Forse è meglio se chiamo un’ambulanza.

    No-no. Chiamiamo i miei. Mio padre è infermiere.

    I genitori di Fred accorrono dopo poco.

    Fred, che è successo? Come stai? – chiedono quasi all’unisono.

    La madre gli avvolge una coperta intorno al corpo, mentre il padre si intrattiene a parlare con il guardiano.

    Sono un infermiere. Lo porto a casa e lo sorveglio.

    Il guardiano acconsente.

    È notte fonda, Fred è a letto, ma non riesce a dormire. Avverte un formicolio che si irradia per tutto il corpo. Si libera delle coperte e, nel buio, vede delle luci violette intorno alle sue mani.

    Le osserva, con aria stupita.

    Che diamine sta succedendo? – si domanda e proprio in quell’istante dalla luce parte un piccolo lampo azzurro che ghiaccia l’acqua fracassando il bicchiere che è sul comodino.

    Lo sguardo di Fred è ancora più sbalordito.

    Ma… che ho fatto? Sono stato proprio io con le mie mani? E se entra qualcuno e trova il ghiaccio, che dico?

    Il solo pensiero di rimediare a quanto ha causato, provoca un altro lampo, questa volta rosso, e il ghiaccio si fonde circondato da piccole fiamme.

    Ma qui brucia tutto! – esclama e tende le mani verso le fiammelle come a fermarle. Un altro lampo, celeste chiarissimo, e una folata d’aria le spegne.

    Si gira per vedere se il vento sia venuto dall’apertura porta e se qualcuno sia entrato e lo stia osservando, ma l’uscio è chiuso.

    Però, devo nascondere tutto…

    Non termina la frase che tutto il pulviscolo della stanza si raccoglie e precipita come terra sui pezzi di vetro e sull’acqua.

    Fred si siede sul letto e si osserva le mani.

    Gli elementi fondamentali: aria, acqua, fuoco e terra. E io sono il catalizzatore, come deve essere successo con l’elettricità e il fuoco quando mi sono colate addosso le sostanze chimiche.

    Poi si alza in piedi, a pugni stretti, con lo sfolgorio violetto che li circonda, esclama: – Sono lo spirito vitale, la quintessenza, l’etere degli antichi, il quinto elemento fondamentale, quello che permette agli altri di interagire!

    Si pone davanti alla finestra e guarda fuori il mondo con aria di sfida.

    E con questi poteri posso fare tutto. Posso vendicarmi di chi mi ha sempre preso in giro!

    L’uomo interrompe la lettura, solleva il capo e punta gli occhi nel vuoto a fissare qualcosa che è solo nella sua mente; dopo qualche istante annuisce più volte prima di scrollare la testa e immergersi di nuovo nella storia.

    Il pomeriggio seguente, nascosto da una felpa nera e da un cappuccio, un nuovo Frederick Henson si presenta davanti a Casper Riodan; il bullo non lo riconosce e Fred gli intima di smettere di comportarsi in modo così arrogante nei confronti degli altri, in particolare di chi non può difendersi. Alle volgari e minacciose rimostranze di Casper, Fred risponde investendolo con una folata d’aria fredda che si rivela più che sufficiente: il bullo si lascia cadere sulle ginocchia pregando tra le lacrime che non gli faccia del male.

    Fred sta per assaporare la sua vendetta, quando il ragazzo inginocchiato gli racconta del male che subisce fin da piccolo dal suo patrigno, un alcolista che picchia anche la madre e una sorella di Casper.

    Fred si ferma: ha capito che il bullo non è altro che una vittima e che si comporta in modo violento perché non ne ha mai conosciuto un altro. Fred si gira e lo lascia solo, dopo essersi fatto promettere che non se la prenderà più con i deboli, minacciando di tornare.

    Fred arriva a casa proprio quando la madre ha apparecchiato per la cena. A tavola, si chiacchiera di come ognuno di loro ha trascorso la giornata e quando il padre gli racconta del soccorso che la sua squadra di medici e infermieri ha portato ai pazienti e delle vite che sono riusciti a salvare, l’espressione del ragazzo muta e i suoi occhi si riempiono di interesse.

    Fred annuisce e quella stessa notte decide che seguirà l’esempio del padre: aiuterà gli altri, incominciando dalla famiglia di Casper, e salverà quante più vite gli sarà possibile.

    Se ho avuto questi poteri, non è perché ne faccia un uso personale, ma è per difendere i deboli e gli oppressi e per proteggere il genere umano!.

    Un rumore richiama l’attenzione dell’uomo. Si volta come se potesse vedere attraverso i muri cosa succede. Sa, però, che non può indugiare oltre e dà un’ultima occhiata alla vignetta finale, nella quale il supereroe è ritratto in un’immagine di grande potenza, inguainato nel suo costume giallo e rosso con la grande Æ dorata in petto e circondato da scariche elettriche. Solo allora chiude l’albo e lo ripone con un’espressione estasiata sul viso.

    – E diventerà il più grande eroe del pianeta. Uno da cui tutti avrebbero dovuto prendere esempio e invece…

    Sul viso dell’uomo la delusione diventa palpabile. Lui cala il mento sul petto, curva le spalle e si allontana nel buio verso i compiti che non possono più attendere.

    1

    Giovedì, pomeriggio

    Mark Stuart non riesce a trattenersi e attraversa lo studio con lunghe falcate, il sorriso stampato sul volto, le mani sfregate tra loro, non smettendo un attimo di complimentarsi con sé stesso. Si ferma davanti alla grande scrivania di legno pregiato e la sua immagine si riflette sul ripiano di cristallo, dove giace una lettera. Con immutata espressione estasiata sul volto, la raccoglie per l’ennesima volta e gioisce della pesante grammatura: – Sembra una pergamena antica!.

    La rilegge due volte. La prima rapidamente, la seconda assaporando parola per parola la sua convocazione per l’Eisner Award.

    Mark gongola di nuovo. Lo sapeva, anzi lo ha sempre saputo, e questa volta ne era proprio certo che sarebbe stato lui il prescelto. Tutti hanno giudicato la sua storia, The secret origins of Red Balancer, come la più avvincente dell’anno; aveva cambiato del tutto la nascita del supereroe, trasformando quelle che da vent’anni si ripetevano sempre uguali ad ogni nuovo ciclo di storie dell’acrobata rosso e che, imitate da tutti gli scrittori che si erano succeduti fino a lui, erano ormai obsolete. Aveva descritto in uno sfavillante, crudo e

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