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Archeologia del pluralismo religioso italiano. Le confessioni religiose nel sistema coloniale. Con appendici di testi e documenti

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Sintesi

Il pluralismo religioso occupa uno spazio sempre maggiore nel dibattito pubblico istituzionale e accademico, in Italia e in Europa. Rispetto a tale dibattito, concentrato prevalentemente sui rapporti tra lo Stato e le confessioni giudaico-cristiane, l’esperienza coloniale di rado è evocata. Eppure il colonialismo, nel suo precipitato storico e normativo, ha conosciuto a fondo il tema della regolamentazione tra diverse appartenenze religiose, generando specifici ambiti di riflessione come - in Italia - il diritto ecclesiastico coloniale. In questa prospettiva, l’itinerario percorso dai teorici e i pratici del diritto tra la metropoli e l’oltremare non rappresenta una storia lontana e definitivamente chiusa ma riecheggia delle domande poste dalle religioni coloniali ai giuristi della metropoli, che anticipano fatalmente alcuni interrogativi dell’oggi. Capire se e in quali termini i dispositivi giuridici e culturali fondati sulla subalternità religiosa non siano tramontati con la fine del colonialismo, ma siano filtrati nel diritto metropolitano del secondo dopoguerra, appare un’occasione preziosa per riscoprire un vero e proprio laboratorio di esperienze giuridiche e sociali. Riportare in luce il rapporto tra diritto e religione nelle colonie restituisce le radici di un’esperienza che, seppure criticabile e negletta, continua a riemergere nell’articolata dialettica antropologica

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