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LA FINE DI UN MONDO - 1° Libro di 4 della serie: HARMAGHEDON UNIVERSALE

LA FINE DI UN MONDO - 1° Libro di 4 della serie: HARMAGHEDON UNIVERSALE

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LA FINE DI UN MONDO - 1° Libro di 4 della serie: HARMAGHEDON UNIVERSALE

Lunghezza:
579 pagine
8 ore
Editore:
Pubblicato:
Jun 7, 2016
ISBN:
9788892612532
Formato:
Libro

Descrizione

"La fine di un Mondo"; certo è che il titolo di questo libro è un titolo alquanto azzardato per porvi le basi di un tema che non debba avere del bizzarro, del mistico o del surrealistico.

Ma cosa si intende per: "Mondo"?

La parola "MONDO" fa riferimento all'umanità in generale come alla sfera umana formata dall'intera popolazione terrestre con i suoi gruppi linguistici di tutte le nazioni, comprende l'ambiente e le circostanze umane in cui uno nasce e vive.

Non include la flora, la fauna e la creazione inanimata.

Più specificamente ancora, il senso della parola "Mondo" implica l'insieme di tutta la società del genere umano che si trova al di fuori di coloro cui condotta è ritenuta approvata quali leali servitori del vero Dio l'Onnisapiente Creatore di tutte le cose esistenti.

L'espressione "Fine di un mondo" è quindi usata in senso generico per indicare un evento (o una serie di eventi) con conseguenze catastrofiche a livello planetario.

Inoltre, per: "La fine di un Mondo", non si intende l'enorme e vasto evento catastrofico con la distruzione dell'intero pianeta Terra, né dei corpi celesti dell'universo, ma solo del: "Termine di una Società".

Nella specifica realtà, questa è: "La fine dell'ingiusta società umana composta da miliardi di persone".

Come già da millenni è tangibilmente esposto dalla Bibbia, ogni singolo individuo sarà sottoposto al giudizio finale e decisivo di Dio riguardo alla propria condotta nei suoi confronti.

In questa prima parte del libro e poi più ampiamente nella 2a, 3a e 4a parte, l'Harmaghedon Universale di Dio avrà tre fasi di cui la prima inizierà con la distruzione totale dell'impero mondiale di tutte le false religioni esistenti.

Per volere di Dio, questa esecuzione sarà eseguita direttamente per mano dei governi politici e dall'ONU.
Editore:
Pubblicato:
Jun 7, 2016
ISBN:
9788892612532
Formato:
Libro

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LA FINE DI UN MONDO - 1° Libro di 4 della serie - Sergio Felleti

CAPITOLO 1

UN SUSSEGUIRSI DI POTENZE MONDIALI

È ormai risaputo tra i migliori studiosi di antropologia, che nella storia remota dalle origini dell’uomo fino a oggi, vi sono state molte grandi potenze mondiali belliche, tra queste vi furono sette principali grandi potenze mondiali che hanno avuto i mezzi, la capacità, la forza e il potere di governare dentro e oltre i loro stessi confini su una vasta parte territoriale del nostro pianeta, di cui le prime sei non furono lontano dal mar Mediterraneo.

Queste sette potenze furono:

Egitto (dal 1600 a.C.).

Assiria (dal 740 a.C.).

Babilonia (dal 632 a.C).

Media-Persia (dal 539 a.C.).

Grecia (dal 332 a.C.).

Roma (dal 63 a.C.); e in questo periodo la duplice potenza Anglo-Americana (dal 1763 d.C.).

La documentazione ufficiale riferisce che tutti questi sette possenti imperi sono succeduti nel corso di migliaia d’anni di vicende umane. All’inizio del secolo scorso (1919), la duplice potenza mondiale Anglo-Americana prese l’iniziativa affinché tutte le altre potenze mondiali esistenti e ad egli poco inferiori, eleggessero e sostenessero un’ottava ma particolare potenza mondiale di dimensioni simili all’immagine di una’enorme bestia politica, e che questa riunisse e rappresentasse sull’intera terra abitata tutte le nazioni e potenze mondiali esistenti nei 4 continenti del globo.

E così avvenne che nel 1920 d.C. la Lega delle Nazioni, cioè, la stessa e identica Società che fu poi denominata Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), cominciò le sue sessioni come ottava Potenza Mondiale. La nascita e la caratteristica di quest'ottava potenza mondiale avvenne come segue: Mentre stavano per concludersi i quattro anni di orrori della prima guerra mondiale, il presidente americano Woodrow Wilson e il primo ministro inglese David Lloyd George proposero alle nazioni del mondo una: Lega o Società delle Nazioni, che negli intenti avrebbe dovuto realizzare la pace e la sicurezza di tutti gli Stati ed evitare in tal modo il ripetersi di una guerra di portata mondiale così cruenta. È interessante notare chi prese quell'iniziativa.

Questi due leader politici erano i capi delle due nazioni che compongono la potenza mondiale di lingua inglese, quella anglo-americana, la settima della storia. Questi e altri fatti riguardanti l'Organizzazione internazionale per la pace e la sicurezza corrispondono, in modo sorprendente, a quella che i migliori teologi e biblicisti denominano: l’ottava potenza mondiale che sarebbe sorta, cioè, un effimero ottavo re che durante i giorni del XIX° secolo, sarebbe sia sorto che caduto.

La potenza mondiale Anglo-Americana propone la Lega delle Nazioni

I fatti hanno confermato che la doppia potenza mondiale, quella anglo-americana, ha difatti proposto e incitato le altre grandi nazioni della terra di realizzare una potente organizzazione politica-bellica dalla forza e mentalità simile a una colossale bestia selvaggia, e che questa capeggiasse su tutte le grandi potenze mondiali esistenti. La potenza mondiale anglo-americana esortò le altre grandi potenze a far nascere una Lega, un accordo di alleanza politica, militare e commerciale che somigliasse ai grandi governi e agisse in vece loro. In effetti, però, quest'ottava potenza era solo: l’immagine di una bestia selvaggia.

Non deteneva un potere proprio, ma solo quello conferitogli dalle nazioni che ne facevano parte. Di questa Lega o Società delle Nazioni non si dice che abbia ottenuto il suo potere in seguito a qualche grande conquista militare, come aveva fatto ognuno delle potenze mondiali.

Essa invece viene dalle altre potenze mondiali e per volere di esse. Deve la sua esistenza non soltanto alla settima di queste potenze ma anche agli altri paesi membri che incorporano i resti delle sei potenze mondiali che il mondo ha avuto durante la storia dei millenni precedenti. Sarebbe riuscita quest’immagine politica a conseguire i nobili obiettivi sognati dai suoi fondatori? Nacque così la Società o Lega delle Nazioni, un’Organizzazione sovranazionale per il mantenimento della pace e della sicurezza, con sede a Ginevra. Fondata nel 1919, fu attiva dal 1920 al 1946, anno in cui fu istituita l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Fra i compiti della Società ONU rientravano anche lo sviluppo della cooperazione internazionale tra gli stati membri e la soluzione delle controversie internazionali. inizialmente vi appartennero un totale di 63 stati, di cui solo 31 per l'intero periodo di attività.

La struttura della Società delle Nazioni

L'apparato mondiale simile a una colossale bestia selvaggia, prevedeva un'Assemblea, convocata regolarmente a Ginevra in settembre, un Consiglio, riunito tre volte all'anno per definire le questioni politiche, e un Segretariato. I membri del Consiglio si distinguevano in 'permanenti': (Francia, Gran Bretagna, Italia; in seguito anche Germania e Unione Sovietica) e 'non permanenti', eletti dall'Assemblea.

Le delibere potevano essere prese solo all'unanimità, secondo un procedimento rigorosamente democratico ma quanto mai inefficiente sul piano operativo. Oltre al Segretariato, garante della continuità amministrativa, furono create la Corte permanente di giustizia internazionale, divenuta poi Corte Internazionale di Giustizia, e l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), entrambe ancora in attività.

Il coinvolgimento mondiale

Uno dei primi compiti della Societaria Lega delle Nazioni fu la gestione dei territori appartenuti dall'inizio della prima guerra mondiale alle ex colonie tedesche e turche; il controllo di queste aree fu affidato con un sistema di mandati, differenti in base al livello di sviluppo dei territori, conferiti ai paesi membri dell'organizzazione. La Società propugnò inoltre un nuovo concetto di sicurezza collettiva contro l'uso della minaccia di guerra, basato sull'impegno a risolvere le controversie internazionali con arbitrati o al cospetto della neonata Corte permanente di giustizia internazionale.

Tuttavia la sua insoddisfacente applicazione non riuscì a impedire lo scoppio di molti conflitti locali e di una seconda guerra a livello mondiale, una guerra ancor più grande e più disastrosa della prima. All'inizio, fra i pochi meriti della Società delle Nazioni vanno ricordati alcuni successi sul piano della lotta al traffico internazionale di stupefacenti e alla prostituzione, nella difesa dei rifugiati della prima guerra mondiale e in campo sanitario. Riuscì inoltre a sedare le dispute tra Finlandia e Svezia sulle isole Åland nel 1921 e tra la Grecia e la Bulgaria in materia di confini nel 1925.

Le grandi potenze continuarono tuttavia a gestire i propri interessi in dispregio delle indicazioni societarie, come dimostrano l'occupazione francese della Ruhr e l'occupazione italiana di Corfù, entrambe del 1923. L'incapacità di fermare il conflitto cino-giapponese del 1931 fu una successiva sconfitta per la Lega delle Nazioni, dalla quale, con l'avvento del regime nazionalsocialista, si dissociarono dall’esserne membri il Giappone e, nel 1933 pure la Germania (che vi aveva aderito nel 1926).

Gli interventi dell'organizzazione fallirono il proprio scopo anche durante lo scontro tra Bolivia e Paraguay per il Gran Chaco (1932-1935) e pure quando si trattò di contrastare la conquista italiana intrapresa nel 1935 dal regime fascista.

La Lega delle Nazioni si rivelò infine impotente nel prevenire l'aggressione tedesca alla Cecoslovacchia nel 1938 e più in generale l'espansione tedesca fra il 1938 e il 1939, eventi che fecero precipitare la situazione internazionale verso la seconda guerra mondiale, limitandosi invece a espellere nel 1939 l'URSS, membro dal 1934. Dal 1940 la sede di Ginevra e il Segretariato divennero pressoché inefficienti e alcune unità di servizio furono trasferite in Canada o negli Stati Uniti. Nel 1946 la Lega mise ai voti la propria dissoluzione, cedendo beni e servizi ad una nuova società internazionale, denominata: Organizzazione delle Nazioni Unite. In realtà l'ONU è la stessa e identica organizzazione della Lega delle Nazioni, ha cambiato solo il nome.

IL FALLIMENTO DELLA LEGA DELLE NAZIONI

La Lega o Società delle Nazioni riuscì a raggiungere grossi risultati in campo sociale; ma il suo vero obiettivo, come diceva il Patto della Società delle Nazioni, era quello di: Promuovere la cooperazione internazionale, realizzare la pace e la sicurezza degli Stati. È in questo che fallì. La Lega non riuscì a impedire l’invasione della Manciuria da parte dei giapponesi nel 1931. Non fu in grado di evitare la guerra fra Bolivia e Paraguay nel 1933. Non riuscì a impedire la conquista dell’Etiopia da parte di Mussolini nel 1936.

Per la Lega, tuttavia, il colpo di grazia giunse il 1° settembre 1939 allo scoppio della seconda guerra mondiale: una di quelle sconvolgenti distruzioni in massa, una di quelle sventure che la Lega avrebbe dovuto prevenire. Quante le vittime? Sedici milioni di soldati e trentanove milioni di civili per un totale di 55 milioni di morti, vale a dire quasi quattro volte il numero dei morti durante la prima guerra mondiale!

La nascita della Lega delle Nazioni comparsa come l’epilogo della successione di potenze mondiali, la sua effimera esistenza e la sua fine, testimoniano ulteriormente e pubblicamente che la vera pace e la sicurezza a favore del genere umano non possono venire mediante sforzi umani di questo genere.

La Lega delle Nazioni ritorna!

Nel 1942, in piena seconda guerra mondiale, l’allora inoperosa organizzazione della Lega delle Nazioni preposta per la pace e la sicurezza dei popoli sarebbe nuovamente ascesa e risorta dal suo abisso d'inattività.

Quell’anno, nei 4 continenti, e con maggior enfasi in Europa e America, in decine di grandi città echeggiò il seguente messaggio: «Benché quaranta membri professino ancora di aderire alla Lega, la Lega in effetti è solo in uno stato di animazione sospesa, ma non è morta». Sarebbe quindi ascesa dall’abisso? L’affermazione principale di questo messaggio dichiarò: «L’associazione di nazioni mondane sorgerà di nuovo».

Come previsto e poi confermato dalla storia, non è poi tanto difficile per un attento storico e biblista costatare che stiamo parlando di un ottavo Re e super potenza mondiale che sarebbe risorta durante e dopo il dominio degli Stati Uniti d'America, cioè La Lega o Società delle Nazioni. Questa esisté dal 1920 al 1939. Tuttavia non esisté più dal 1939 al 1945 fino a quando finì la seconda guerra mondiale. Dopodiché ascese dall’abisso, ravvivandosi dal 1945 nella nuova veste dell’Organizzazione che successe alla Lega e designato con il nuovo nome di: Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

CAPITOLO 2

IL SECONDO CAPO DEL MONDO (O.N.U.: Organizzazione Nazioni Unite)

É ormai noto che l’ONU o Organizzazione delle Nazioni Unite è l’Organizzazione internazionale basata sul reciproco riconoscimento della Sovranità di ciascuno degli stati membri. Il principale scopo della sua esistenza è di creare e mantenere la pace e la sicurezza del mondo intero, dopodiché, sviluppare relazioni amichevoli tra tutte le nazioni, promuovere la cooperazione in materia economica, sociale e culturale, e favorire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali internazionali.

Una delle tante regole principali è che tutti gli stati del mondo che ne sono membri s'impegnino a risolvere le controversie in modo pacifico, ad astenersi dall’uso della forza, a sostenere le iniziative dell’ONU e ad agire conformemente al suo programma.

L’Organizzazione è nota anche con la forma abbreviata della denominazione: Nazioni Unite (NU). L’ONU ha ottenuto per sei volte il premio Nobel per la pace: nel 1954 e nel 1981 con l’UNHCR (Alta Commissione per i Rifugiati); nel 1965 con l’UNICEF (Fondo delle NU per l’Infanzia); nel 1969 con l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro); nel 1988 con le truppe di pace (Caschi Blu); infine, nel 2001, l’intera organizzazione, ritenuta l’unico strumento atto al raggiungimento della pace e della cooperazione nel mondo, è stata premiata insieme con il suo segretario Kofi Annan. Nel 1945 il Congresso degli Stati Uniti d’America offrì all’ONU di stabilirsi entro il territorio federale. L’Organizzazione accettò e s'insediò a Manhattan, nel cuore di New York. A questa sede fu garantita l’extraterritorialità, come alle ambasciate. Il complesso ospita la sala dell’Assemblea generale, il Palazzo del Segretariato, il Palazzo delle Conferenze e la Biblioteca.

In base allo Statuto delle NU, l’adesione è aperta a tutti gli stati fautori della pace che accettano gli impegni dell’Organizzazione; membri fondatori furono i cinquanta paesi presenti alla conferenza di San Francisco, al quale si aggiunse la Polonia. La Cina, membro permanente del Consiglio di sicurezza, fu rappresentata da una delegazione del governo nazionalista insediatosi nel 1949 sull’isola di Taiwan fino a quando, nell’ottobre del 1971 il seggio fu assegnato dall’ONU alla delegazione della Repubblica popolare cinese, con relativo disconoscimento ufficiale della Repubblica della Cina Nazionale.

I nuovi membri sono ammessi a maggioranza di due terzi dell’Assemblea, su raccomandazione del Consiglio di sicurezza. L’Italia, potenza sconfitta in guerra, fu ammessa solo nel 1955; le due Germanie nel 1973. Dal 1945, in seguito al processo di decolonizzazione in Asia e Africa, le adesioni alle NU sono più che triplicate; nel 2007 gli stati membri erano 192.

Oltre ai delegati degli stati membri, ai lavori dell’Assemblea generale partecipano come osservatori i delegati del Vaticano e quelli di diverse organizzazioni, tra cui l’Unione Europea, la Lega araba, l’Unione Africana, l’Organizzazione della conferenza islamica, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina e la Croce Rossa Internazionale.

La struttura dell’ONU

Lo statuto prevede sei organi principali: l’Assemblea generale, il Consiglio di sicurezza, il Consiglio economico e sociale, il Consiglio di amministrazione fiduciaria, la Corte internazionale di giustizia e il Segretariato generale.

L’Assemblea generale è l’Organo deliberativo principale, questo raccoglie un rappresentante per ogni stato membro delle NU, tiene regolari sessioni annuali o, su richiesta della maggioranza o del Consiglio, sessioni speciali ed emette risoluzioni non vincolanti indirizzate agli stati; ha il potere di creare agenzie speciali che attuino le raccomandazioni, come l’UNDP (Programma delle NU per lo Sviluppo), l’UNCTAD (Conferenza delle NU sul Commercio e sullo Sviluppo) e l’UNICEF.

Il Consiglio di sicurezza siede in sessione permanente ed è l’organo principale addetto al mantenimento della pace. Conta quindici membri, dei quali cinque permanenti: Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia (che ha occupato il posto dell’Unione Sovietica, anche in rappresentanza delle altre repubbliche divenute indipendenti) e Stati Uniti; i membri non permanenti restano in carica per due anni. Il Consiglio vota a maggioranza di almeno nove paesi su quindici. Per questioni politiche e non solo procedurali è però necessaria la pronuncia favorevole di tutti i membri permanenti; infatti, nessuna risoluzione sostanziale può essere assunta con il voto contrario di un membro permanente.

Il Consiglio economico e sociale è composto di 54 membri, si riunisce annualmente e coordina le attività economiche e sociali delle NU e delle sue agenzie specializzate, come l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’UNESCO (Organizzazione delle NU per L’educazione, la Scienza e la Cultura), la FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura) e l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro).

Il Consiglio di amministrazione fiduciaria. Dal secondo dopoguerra è responsabile della supervisione di undici territori (già sotto mandato della Società delle Nazioni o colonie) che in seguito hanno acquisito la piena sovranità. Quando l’ultimo territorio amministrato, le isole Palau, è divenuto repubblica indipendente nel 1994, i lavori del Consiglio sono stati sospesi.

La Corte internazionale di giustizia ha sede all’Aia, in Olanda, ed è composta di quindici giudici nominati per nove anni dall’Assemblea generale e dal Consiglio di sicurezza; essa esamina i casi che le sono sottoposti dai membri delle NU; su richiesta dell’Organizzazione o delle sue agenzie, la Corte rilascia pareri non vincolanti.

Il Segretariato generale coordina l’attività dell’ONU e ha il compito di dare esecuzione ai programmi e alle politiche dell’organizzazione.

È guidato da un Segretario generale (nominato dall’Assemblea Generale su raccomandazione del Consiglio di sicurezza) che dura in carica cinque anni. I segretari generali che si sono succeduti alla guida dell’ONU sono stati finora: Trygve Lie (Norvegia), 1946-1952. Dag Hammarskjöld (Svezia), 1953-1961. U Thant (Birmania), 1961-1971. Kurt Waldheim (Austria), 1972-1981. Javier Pérez de Cuellar (Perú), 1982-1991. Boutros Boutros-Ghali (Egitto), 1992-1996. Kofi Annan (Ghana), 1997-2006. L’attuale segretario, entrato in carica il 1° gennaio del 2007 è Ban Ki-Moon (Corea del Sud).

Riguardo ai finanziamenti, il bilancio delle attività ordinarie è coperto da quote erogate dai paesi membri e nel 1990-1991 ha raggiunto un volume di oltre 2,1 miliardi di dollari; i programmi speciali dell’UNICEF e dell’UNDP sono finanziati da contributi volontari. Dalla metà degli anni Ottanta le NU sono entrate in una profonda crisi finanziaria, aggravata dal mancato versamento delle quote da parte di vari paesi, tra cui gli Stati Uniti.

ONU e la sicurezza internazionale

La responsabilità del mantenimento della pace spetta al Consiglio di sicurezza che in base agli articoli 33-38 dello statuto incoraggia le parti coinvolte in una controversia a risolvere le dispute con negoziati, mediazioni, conciliazioni, arbitrati o sottoponendosi al giudizio della Corte internazionale di giustizia.

Di fronte a serie minacce alla pace, gli articoli 39-51 autorizzano il Consiglio ad attuare misure coercitive non militari, quali l’uso di sanzioni economiche o diplomatiche, e prevedono anche l’uso della forza contro i paesi che non si attengano alle misure prescritte.

Il ricorso all’azione militare è però regolato dal potere di veto attribuito alle cinque superpotenze all’interno del Consiglio. L’articolo 26 assegna al Consiglio il compito di favorire il controllo internazionale degli armamenti.

Cenni storici

Le NU sono considerate la prosecuzione della Società delle Nazioni, organizzazione internazionale nata dopo la prima guerra mondiale con gli stessi fini. Dalle sue Origini, il primo passo verso la costituzione dell’ONU fu la Carta Atlantica, firmata dal presidente statunitense Franklin D. Roosevelt e dal primo ministro britannico Winston Churchill nel 1941 come base dell’alleanza contro Germania, Italia e Giappone nella seconda guerra mondiale. L’intesa verso un sistema di sicurezza e cooperazione internazionale fu riproposta nella Dichiarazione delle nazioni unite, siglata il 1° gennaio 1942 da ventisei nazioni alleate in guerra contro le potenze dell’Asse.

La conferenza di Mosca del 1943 impegnò Unione Sovietica, Gran Bretagna e Stati Uniti, potenze leader della coalizione, a creare, nel più breve tempo possibile, un’organizzazione internazionale in grado di risolvere pacificamente i conflitti. L’incontro di Dumbarton Oaks, nei pressi di Washington, nel 1944 produsse una bozza di carta fondamentale delle future Nazioni Unite (NU).

A San Francisco, nell’aprile del 1945, si ritrovarono i delegati di cinquanta nazioni, tutte in guerra contro l’Asse, alla conferenza delle Nazioni Unite sull’Organizzazione internazionale; sulla base del progetto di Dumbarton Oaks, in due mesi furono stesi i 111 articoli che compongono il testo dello statuto delle NU, che, approvato nel giugno del 1945, entrò in vigore nell’ottobre dello stesso anno.

Gli effetti della cosiddetta Guerra Fredda iniziarono subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e della creazione dell’ONU. I rapporti tra le grandi potenze, in particolare tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, si deteriorarono e tra i paesi occidentali e quelli comunisti si sviluppò il conflitto politico e ideologico conosciuto con il nome di Guerra Fredda. Di fronte all’incompatibilità d'interessi degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica, il ruolo dell’ONU subì una forte limitazione.

La contrapposizione tra le due grandi superpotenze impedì la nascita di un atteggiamento comune di fronte alle crisi politiche e ai conflitti militari. Inoltre, il progetto di formazione di contingenti militari internazionali (che avrebbe dovuto attuarsi tramite la collaborazione degli stati membri) non ebbe esito, impedendo, di fatto, alle Nazioni Unite ogni possibilità di intervento autonomo. L’azione del Consiglio di sicurezza a volte riuscì, tra molte difficoltà e con un intenso lavoro diplomatico e politico, a comporre dei conflitti (è il caso del ritiro degli olandesi dall’Indonesia nel 1949 oppure della guerra dei Sei giorni nel 1967).

A volte le contraddizioni tra le superpotenze esplosero fragorosamente, come nel caso degli avvenimenti che portarono alla guerra di Corea, quando l’Unione Sovietica abbandonò il Consiglio di sicurezza (per protestare contro l’assegnazione del seggio cinese a Taiwan) e l’ONU predispose l’invio nella Corea del Sud di un contingente militare che in realtà, altro non era, che un contingente statunitense e di alcuni paesi alleati, sotto il comando degli Stati Uniti.

Attinente all’ONU e alla decolonizzazione, l’amministrazione fiduciaria delle NU fu intesa come prosecuzione dei mandati della Società delle Nazioni e riguardò le colonie delle potenze dell’Asse. L’impegno a favorire l’autogoverno di tutti i popoli, sancito dall’articolo 73 della Carta delle NU, permise all’Assemblea generale di controllare sempre più da vicino le amministrazioni coloniali, che erano tenute a sottoporre delle relazioni sullo stato di cose nei territori non autonomi a un comitato creato già nel 1946. Il lavoro del Consiglio di amministrazione fiduciaria non rappresentò che una piccola parte dell’impegno delle NU nel processo di decolonizzazione.

La diplomazia delle NU conseguì notevoli risultati politici e soprattutto riuscì a evitare che le lotte di liberazione nazionale e quelle per il potere sviluppatesi all’indomani dell’indipendenza degenerassero coinvolgendo intere regioni.

La massiccia adesione alle NU dei paesi di nuova indipendenza portò nel 1960 alla Dichiarazione sul diritto all’indipendenza, che costituiva un’esplicita condanna del colonialismo, rivolta soprattutto contro gli ultimi regimi coloniali: quello portoghese, quello della minoranza bianca nella Rhodesia del Sud (odierno Zimbabwe), quello dell’apartheid in Sudafrica.

Cinquant’anni di strategia per la pace

Dopo gli anni Cinquanta, il ruolo dell’ONU nel mantenimento della pace internazionale si rafforzò. L’ONU ebbe una parte importante nel processo di decolonizzazione, soprattutto nei paesi in cui la ritirata dei governi coloniali aveva lasciato il posto a violente lotte di potere.

L’ONU sviluppò una strategia fondata sull’impegno diplomatico e l’intervento di forze sul campo, con un triplice scopo: separare le forze in campo, creare le condizioni per l’avvio di negoziati, prevenire l’estensione dei conflitti a intere regioni.

Con questi intenti l’ONU si impegnò in operazioni di mantenimento della pace in Medio Oriente, dal 1948, all’indomani della proclamazione dello stato di Israele e agli scontri tra questo e gli stati arabi; a Cipro dal 1964; in Africa (nel Congo dal 1960 al 1964, in Angola, nel Sahara Occidentale, in Namibia, nel Mozambico).

Con i mutamenti avvenuti tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta (la caduta del muro di Berlino e la riunificazione delle due Germanie e il crollo del sistema sovietico), aumentò la possibilità dell’ONU di condurre interventi più rapidi, più efficaci e soprattutto più estesamente sostenuti.

Negli anni Novanta l’ONU mise in atto una politica mirante a fornire, pur nella tutela del principio di non ingerenza negli affari interni di uno stato, aiuti umanitari alle popolazioni civili coinvolte in conflitti.

Questa strategia produsse una serie d'interventi umanitari: in Iraq in favore dei curdi dopo la guerra del Golfo nel 1991; in Somalia nel 1993, nel vano tentativo di separare le fazioni in lotta all’indomani della caduta del regime di Siad Barre; in Cambogia, per una supervisione del processo elettorale dopo la guerra civile e il ritiro delle truppe vietnamite; nei Balcani, durante la guerra civile iugoslava.

Con la fine della Guerra Fredda, il ruolo delle NU si è di certo esteso. Tuttavia molti paesi e molti studiosi di questioni internazionali avvertono l’esigenza di una ridefinizione delle funzioni delle NU, che corrono il rischio di appiattirsi sulle posizioni dell’unica superpotenza rimasta sulla scena internazionale, gli Stati Uniti.

Questo rischio è stato particolarmente evidente nella conduzione della guerra del Golfo, nell’intervento in Somalia e in quello in Bosnia, dove gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo egemone, imponendo, di fatto, la loro linea politica e militare e il loro comando. La soluzione di questo problema non può tuttavia essere demandata alle NU, ma è legata allo sviluppo delle relazioni internazionali e al ruolo che vi prenderanno le altre potenze mondiali, in particolare l’Unione Europea, il Giappone e la Cina.

ONU, commercio e sviluppo

I mutamenti nella composizione dell’Assemblea generale, dovuti all’ingresso di molti paesi del Terzo Mondo, hanno determinato un crescente interesse delle NU verso i problemi dello sviluppo economico e sociale.

L’appoggio delle NU ai paesi in via di sviluppo coinvolge più di tre quarti delle risorse dell’Organizzazione; il Consiglio economico e sociale (ECOSOC) è un forum di coordinamento delle attività economiche e sociali delle NU, supportato da comitati di ricerca e di studio statistico, per l’attuazione dei programmi UNDP e UNICEF realizzati con il concorso di organi sussidiari come l’UNCTAD.

Le istituzioni finanziarie come il FMI (Fondo monetario internazionale) e la BIRS (Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, nota anche come Banca Mondiale), forniscono prestiti ai paesi membri e collaborano alla difesa delle valute nazionali con coperture temporanee di disavanzi della bilancia dei pagamenti. Con l’intento di favorire Fondi per lo sviluppo, dopo il primo modesto programma di aiuti tecnici allo sviluppo del 1949, nel 1952 nacque il SUNFED (Special United Nations Fund for Economic Development, Fondo Speciale Delle NU per lo Sviluppo Economico) per fornire contributi a basso interesse in alternativa ai prestiti della Banca mondiale; esso fu affossato dal disinteresse dei paesi industrializzati e, per far fronte ai bisogni finanziari dei paesi in via di sviluppo, nel 1960 fu creata l’IDA (International Development Association, Associazione per lo Sviluppo Internazionale), affiliata alla Banca mondiale. Il mondo industrializzato ha sempre preferito trasmettere gli aiuti finanziari attraverso la Banca mondiale, dove ogni paese vota secondo il suo contributo finanziario, piuttosto che entro le NU, dove qualsiasi

Stato membro ha un solo voto. Il contenzioso tra Terzo Mondo e paesi industrializzati verte proprio sul peso che questi ultimi danno al FMI e alla Banca mondiale, cui si contrappone la preferenza per le NU da parte degli altri. Nel 1966 il SUNFED e altri programmi furono riuniti nell’UNDP (United Nations Development Program; Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), che costituisce una sintesi di appoggio operativo, finanziario e organizzativo. Non mancò l’istituzione della Conferenza dell’ONU su commercio e sviluppo.

Da lungo tempo le condizioni di sviluppo dei paesi del Terzo Mondo sono state poste direttamente in relazione al loro ruolo nel commercio internazionale.

In base alle esperienze della Commissione delle NU per l’America latina negli anni Cinquanta, l’Assemblea generale istituì nel 1964 l’UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development, Conferenza delle NU sul Commercio e lo Sviluppo) allo scopo di migliorare le condizioni di scambio dei paesi in via di sviluppo nel commercio internazionale. La Conferenza tiene sessioni quadriennali, è un organo sussidiario dell’Assemblea generale e vi partecipa ogni stato membro delle NU.

L’UNCTAD ha tentato di rendere stabile il mercato mondiale delle materie prime o non sostituibili, senza riuscire a evitare che il crollo del prezzo di alcuni beni primari danneggiasse fortemente la crescita di molti paesi in via di sviluppo.

L’abbassamento delle misure protezioniste contro i prodotti manifatturieri provenienti dal Terzo Mondo, promosso dall’UNCTAD, ha trovato un forum ideale nel GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), istituzionalizzato nel 1995 nella WTO (World Trade Organization); nella WTO vige tuttavia il principio di reciprocità nell’abbassamento delle tariffe commerciali ed esso implica spesso un costante svantaggio per i paesi in via di sviluppo.

Benché i suoi principi di fondo non siano più rifiutati in blocco, l’UNCTAD non è riuscita a garantire un regime di prezzi stabili nei mercati mondiali delle materie prime e anche le dichiarazioni prodotte dall’Assemblea generale nel 1974 sui diritti e doveri economici degli stati sono rimaste senza effetto, oscurate dalle guerre commerciali sempre più aspre che hanno caratterizzato gli ultimi decenni.

Le risoluzioni sul Nuovo ordine economico internazionale del 1974 e del 1975 furono precedute dal peggioramento delle condizioni economiche mondiali della fine degli anni Sessanta e dalla forte crescita del prezzo del petrolio nel 1973, a causa della politica dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio).

Il Nuovo ordine economico internazionale (NIEO) (New International Economic Orde), prevede un aumento dell’assistenza finanziaria ai paesi in via di sviluppo, negoziato nell’ambito l’UNCTAD, maggiore autosufficienza e piena partecipazione di questi al commercio mondiale, al FMI e alla Banca mondiale, protezione delle loro risorse attraverso una regolamentazione delle multinazionali e un riassetto degli scambi mondiali.

Le aspirazioni a un nuovo ordine economico da parte del Terzo Mondo paiono oggi frustrate dal fallimento dei negoziati che dal 1980 l’Assemblea generale aveva intrapreso per realizzare una conferenza globale sul tema.

IL RUOLO INTERNAZIONALE DELL’ONU

Il ruolo delle NU, in parte bloccato dalla contrapposizione tra USA e Unione Sovietica, è comunque cambiato con la rapida fine degli imperi coloniali, trasformando le NU in un forum mondiale di dibattito. Le NU hanno attutito gli attriti fra le superpotenze e hanno favorito il processo di disarmo e di controllo delle armi atomiche e biologiche attraverso l’IAEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica).

Gli accordi fondamentali in questo campo, come il trattato sul parziale blocco degli esperimenti nucleari (1963), il trattato di non proliferazione delle armi nucleari (1968), i SALT (Strategic Arms Limitation Talks, Conferenze per la Limitazione degli Armamenti Strategici) del 1972 e del 1979 e lo START (Strategic Arms Reduction Treaty, Trattato per la Riduzione delle Armi Strategiche) del 1991 e del 1993 furono però conclusi attraverso negoziati diretti tra le superpotenze.

Nelle NU gli stati di nuova indipendenza hanno trovato spazio per entrare a pieno titolo negli affari internazionali, superando l’isolamento geografico e politico cui li aveva costretti il regime coloniale; la loro maggioranza schiacciante all’interno dell’Assemblea generale ha portato spesso gli stati industrializzati a lamentarne la parzialità dei lavori. Le NU hanno dato vita a conferenze mondiali di grande importanza come la Conferenza sull’ambiente umano (1972), la Conferenza sulla popolazione mondiale (1974), la Conferenza mondiale per l’anno della donna (1975), la Conferenza per gli insediamenti umani (1976), la Conferenza sulla desertificazione (1977), l’Assemblea mondiale sull’invecchiamento (1982) e il Forum mondiale per l’infanzia (1990).

Nel 1992 più di cento capi di stato si sono radunati a Rio de Janeiro per la Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo. Con la fine della rivalità tra USA e Unione Sovietica e la caduta del blocco comunista in Europa orientale tra il 1989 e il 1991, le NU hanno potuto affrontare con più libertà i conflitti e le tensioni internazionali, dal problema del nuovo ruolo mondiale di Germania e Giappone, alle guerre civili in Iugoslavia, in Cecenia, in Kosovo.

Dopo quarant’anni di discussioni, nel 1993 si è potuto finalmente istituire la figura dell’Alto commissariato per i diritti umani. Le NU non costituiscono un Governo sovranazionale mondiale, ma uno strumento flessibile di collaborazione e coordinamento tra gli stati membri, la cui efficacia dipende dalla volontà dei governi più che dalla struttura dell’organizzazione stessa.

L'Organizzazione delle Nazioni Unite è costituita da sei organi principali incaricati della gestione di numerosi comitati, agenzie e fondi. Tra questi è il Consiglio di Sicurezza ad avere il maggior potere: a esso spetta la decisione sulle iniziative delle Nazioni Unite e può approvare o impedire l'ammissione di nuovi membri. Nello schema è illustrata la struttura dell'ONU, con dettagli riguardanti tre dei suoi organi principali.

ASSEMBLEA GENERALE: Segretariato - Consiglio di sicurezza - Corte internazionale di giustizia - Consiglio economico e sociale - Consiglio di amministrazione fiduciaria - Commissioni regionali - Istituti specializzati - Organi sussidiari.

COMMISSIONI REGIONALI: Africa (ECA) Addis Abeba - America latina (ECLAC) Santiago del Cile - Asia occidentale (ESCWA) Amman - Asia e Pacifico (ESCAP) Bangkok - Europa (ECE) – Ginevra.

ISTITUTI SPECIALIZZATI: IAEA Agenzia internazionale per l'energia atomica (Vienna) - IDA* Associazione internazionale per lo svilupp - BIRS* Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo - IFAD Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Roma) - FMI Fondo monetario internazionale (Washington) - UNESCO Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Parigi) - UNIDO Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (Vienna) - ICAO Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (Montréal) - ILO Organizzazione internazionale del lavoro (Ginevra) - IMO Organizzazione internazionale per la navigazione marittima (Londra) - WMO Organizzazione meteorologica mondiale (Ginevra) - OMS Organizzazione mondiale della sanità (Ginevra) - WIPO Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (Ginevra) - FAO Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (Roma) - IFC* Società finanziaria internazionale - ITU Unione internazionale per le telecomunicazioni (Ginevra) - UPU Unione postale universale (Berna) - * Gruppo della Banca Mondiale (Washington)

ORGANI SUSSIDIARI: UNHCR Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Ginevra) - UNCHS (Habitat) Centro delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (Nairobi) - UNCTAD Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo - UNFPA Fondo delle Nazioni Unite per le attività in materia di popolazioni (New York) - UNICEF Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (New York) - UNITAR Istituito delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca (New York) - INSTRAW Istituto internazionale di ricerca e formazione per la promozione della donna (Santo Domingo) - WFP Programma alimentare mondiale (Roma) - UNEP Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Nairobi) - UNDP Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (New York) - UNU Università delle Nazioni Unite (Tokyo).

CAPITOLO 3

ONU - NOBILI SPERANZE IRREALIZZATE

Ricordiamo le vasti dimensioni delle vittime durante la seconda guerra mondiale? La seconda guerra mondiale, che segnò la fine della Lega delle Nazioni, mieté un agghiacciante numero di morti. L’Encyclopædia Britannica (edizione del 1954) per dare un’idea di quanto sia stata grande la carneficina ha indicato la proporzione di militari deceduti durante la guerra rispetto al numero degli abitanti in vari paesi nel 1940.

Ecco alcune cifre: gli Stati Uniti hanno perso in battaglia un soldato ogni 500 persone che abitavano nel paese nel 1940. La Cina uno su 200. La Gran Bretagna uno su 150. La Francia uno su 200. Il Giappone uno su 46. La Germania uno su 25 e l’URSS uno su 22. Se si tiene presente che i morti fra la popolazione civile erano spesso molti di più delle perdite fra i militari, si può ben capire che gli sforzi umani per portare vera pace e sicurezza erano realmente falliti.

Nel suo libro: Nation Against Nation, Thomas M. Franck scrive: «Dall’istituzione dell’ONU le guerre hanno fatto venti milioni di vittime, un triste fatto attestante il prezzo del suo fallimento».

E pensare che il 26 giugno 1945 a San Francisco (USA) i rappresentanti di 50 stati firmarono lo Statuto delle Nazioni Unite, il cui preambolo esordiva: Noi popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità…. Le speranze riposte nell’ONU persero contatto con la realtà. L’ex Segretario di Stato americano Cordell Hull disse: «l’ONU è la soluzione per la sopravvivenza stessa della nostra civiltà». Secondo il presidente degli USA Harry Truman era «l’occasione più grande di portare una pace duratura grazie alla guida di Dio».

Lo Statuto dell’ONU fu definito: Probabilmente il più importante documento mai prodotto dall’uomo e una svolta nella storia della civiltà. Quarant’anni dopo, Gregory J. Newell, del Dipartimento di Stato americano, avrebbe detto: «Le aspettative erano troppo alte, e la delusione inevitabile».

Fino ad oggi, il parere degli esperti, dei media e dell’opinione pubblica è il seguente: «Anche l’ONU, come già la Lega, ha ottenuto grossi risultati in campo sociale. Ma non ha potuto né garantire la pace né fermare le guerre». Nel 1962 l’ex primo ministro britannico Harold Macmillan disse davanti alla Camera dei Comuni del suo paese: «L’intero fondamento su cui sono state costruite le Nazioni Unite è stato minato».

All’inizio molti ammiravano quest'organizzazione con un fervore quasi religioso. Credevano che questa immagine avrebbe fatto quello che potrà fare solo il Regno di Dio, cioè: portare definitivamente pace e giustizia e unire veramente il mondo. I loro membri erano notevolmente contrari alle idee secondo cui i semplici sforzi umani non avrebbero potuto portare davvero la pace. Lo storico Thomas M. Franck, comunque, quando l’ONU compì i 40 anni della sua esistenza, disse: «Le Nazioni Unite sono molto meno efficace di quanto si sperava nel 1945». George P. Shultz, Segretario di Stato americano, osservò: «Con la nascita delle Nazioni Unite il mondo non si è certamente trasformato in un paradiso».

Il fallimento dell’ONU dipende dal fatto che i governi umani non hanno eliminato quelli che sono i veri ostacoli alla pace, questi sono: il nazionalismo, l’avarizia, la povertà, il razzismo, il dispotismo e la poco conosciuta ma potente influenza di Satana su tutte le vicende, politiche, commerciali e religiose del mondo intero. È assai evidente che la gente si aggrappa a queste potenti forme di governo, non perché le prospettive future siano rosee, ma perché non hanno niente di meglio in cui sperare.

L’esistenza delle Nazioni Unite e gli sforzi che molti vi hanno profuso, mostrano quanto la gente sia consapevole, a livello mondiale, del bisogno di un cambiamento.

Tutte le statistiche e i sondaggi realizzati in diverse nazioni del mondo espongono il medesimo esito: Il divario tra ricchi e poveri aumenta sempre più. I ricchi diventano sempre più ricchi mentre chi è povero, si vede giornalmente aumentata la sua miseria e l’impossibilità di sopravvivenza. Metà della popolazione terrestre soffre d'indigestione mentre l’altra metà muore di fame e di sete. Mancanza d'igiene, aumento di malattie per mancanza di semplici farmaci, penuria di cibo e acqua, povertà assoluta e assenza d'istruzione minacciano sempre più il mondo intero e il futuro dei bambini.

Che cosa dicono le nazioni povere?

Nessuno vuole essere povero. Eppure oggi vi sono grandi masse di poveri in ogni luogo. In molti paesi quasi tutta la popolazione vive in povertà! I capi del mondo chiamano sottosviluppate tali nazioni; ma in realtà esse sono esageratamente povere. Questi paesi sono chiamati anche il Terzo Mondo, essendo classificati dopo le nazioni ricche e quelle che hanno un certo grado di ricchezza. Secoli fa le comunicazioni limitate impedivano agli abitanti dei paesi poveri di osservare come vivevano quelli dei paesi più ricchi; ma oggi la situazione è diversa. I poveri di ogni luogo, grazie a giornali, riviste, radio, televisori e internet, osservano come vive l’altra metà del globo. A ragione, anch’essi vogliono e desiderano vivere così anche loro.

Molti esperti dicono che la situazione mondiale potrebbe diventare molto esplosiva a causa delle crescenti esigenze delle nazioni povere. Si pensa che se la loro situazione non migliori, siano disposte ad accettare soluzioni radicali dei loro problemi. E si ammette in genere che è passato il tempo in cui si potevano convincere le nazioni povere che la loro condizione era solo dovuta al destino e che dovevano accettarla passivamente.

Il processo dei paesi poveri contro le nazioni ricche

Già nella primavera del 1974, i paesi sottosviluppati promossero una speciale sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Questa sessione di tre settimane fu dedicata ai loro problemi, specialmente a come le loro materie prime erano impiegate dai paesi più ricchi. Di queste riunioni, James Reston del Times di New York disse: «Si sta facendo una sorta di processo anche qui alle Nazioni Unite, non a un uomo ma a una civiltà. Le nazioni povere redigono ogni giorno i capi d’accusa contro le nazioni ricche».

Che cosa dicevano le nazioni povere? E quali erano i loro ‘capi d’accusa’?

Le seguenti sono alcune delle 5 cose di cui si lamentano le nazioni povere:

1) Circa un bambino su tre dei nati nelle nazioni povere muore prima di compiere i cinque anni.

2) «I bambini che sopravvivono», dice il dott. Mubashir Hasan, ministro delle finanze del Pakistan: «vanno incontro a una vita di stenti, disperazione e degradazione. È una lotta intensa ma misericordiosamente breve, poiché c’è la probabilità che non superino i trent’anni».

3) La sempre più grave catastrofe che ha colpito molte nazioni africane a causa della siccità e della cattiva amministrazione va oltre l’immaginazione delle nazioni progredite. È pure un rimprovero alle Nazioni Unite, che nel loro statuto promisero di favorire un più elevato tenore di vita, piena occupazione e condizioni di progresso e sviluppo economico e sociale.

4) Le nazioni di ciò che si chiamava l’Occidente cristiano e che è ora chiamato l’Occidente industriale o il Mondo sviluppato o progredito, ingannano i paesi poveri. Come? Acquistando dalle nazioni povere le materie prime e altri prodotti a prezzo molto basso, e rivendendo loro i prodotti finiti a prezzo troppo alto.

5) Le nazioni ricche pagano i loro lavoratori da dieci a venti volte di più dei lavoratori di paesi poveri. Se la paga fosse approssimativamente uguale, i paesi poveri riceverebbero circa 100.000 miliardi di euro in più all’anno per la loro manodopera e i loro prodotti.

In quest'occasione, i paesi poveri additarono anche l’enorme eccessivo consumo e lo spreco che si fa nelle nazioni più ricche. Ad esempio, il mondo spende ora più di 90.000 miliardi di euro all’anno negli armamenti, soprattutto nei paesi industriali. Le nazioni povere menzionarono pure le molte cose che si potrebbero fare con tutto questo denaro per migliorare la loro situazione.

Tuttavia è un dato di fatto che una considerevole parte del bilancio annuo della maggior parte delle nazioni povere è pure riservata alle spese degli armamenti! I paesi poveri poterono pure precisare che se gli Americani mangiassero solo un hamburger in meno la settimana, i cereali risparmiati sarebbero più di quanto l’India dovrebbe importarne in un solo anno.

Si calcola pure che i fertilizzanti usati profusamente dagli Americani sui prati, sui cespugli e sui fiori contribuirebbero notevolmente a colmare il disavanzo di fertilizzanti in Asia, aiutando gli Asiatici a sfamarsi. E, secondo gli esperti di agricoltura, la quantità di cereali usati ogni anno per produrre bevande alcoliche negli Stati Uniti basterebbe per quello stesso anno a tenere in vita 500.000 persone nell’Asia meridionale.

Ma è realistico attendersi che nelle nazioni più ricche ci si privi di tali cose per aiutare i paesi più poveri? Il giornalista James Reston chiese: «Le nazioni ricche e quelle povere possono andare avanti così? Possono le nazioni progredite consumare e sprecare e far pagare la manodopera come stanno facendo e non tener conto della miseria della maggioranza della razza umana che è nei paesi poveri?» Quindi osserva che, in realtà, i paesi poveri stanno semplicemente chiedendo il seguente: «Le grandi nazioni vorranno almeno ascoltare? La risposta, dice Reston, è ovviamente la seguente: NON ANCORA».

E così, mentre la disputa internazionale continua, il pessimismo aumenta. Perché? Perché i problemi della maggioranza delle nazioni povere non sono risolti. Si aggravano.

I PROBLEMI DELLA SOCIETÀ UMANA AUMENTANO

Nonostante tutti i discorsi e gli sforzi per conseguire il progresso, il numero dei poveri nel mondo aumenta. Oggi, mentre gli uomini vanno sulla Luna e su Marte e mentre è imbrigliato il potere dell’atomo, il numero delle persone affamate, poveramente vestite, con alloggi inadeguati e analfabete del mondo è più grande che mai! Quante sono?

L’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kurt Waldheim, rispose: «Il più schiacciante capo d’accusa contro la nostra attuale civiltà mondiale è che continua a esistere sempre più estesa l’assoluta povertà fra due terzi della popolazione del mondo. Essa permea in ogni fase della vita. Nei paesi in fase di sviluppo si manifesta nella malnutrizione dei bambini, nell’insorgere di malattie, nell’estesa disoccupazione, nel basso grado d'istruzione e pure nelle città sovraffollate».

Al presente la popolazione del mondo è di oltre sette miliardi di persone. Due terzi sono nell’assoluta povertà. Questo equivale a oltre 4 miliardi e mezzo di persone!

Tuttavia la popolazione del mondo, specialmente nelle nazioni povere, cresce in modo esplosivo (nel mondo vi sono circa tre volte più nascite che morti). Al ritmo attuale, gli abitanti della Terra raddoppieranno in soli trentacinque anni e nel 2075 saranno più di 10 miliardi.

Pertanto, l’esperto svedese di alimentazione Georg Borgstrom dice: «L’esplosivo aumento della popolazione minaccia di spazzar via i progressi fatti dall’umanità e di indebolire tutti i valori umani, facendo precipitare una crescente parte del genere umano nell’abietta povertà. Contrariamente al credo generale e nonostante le nostre contromisure, il numero degli affamati, degli assetati, dei poveri e degli analfabeti cresce incessantemente, sia nel senso relativo sia in quello assoluto della parola».

L’India, al secondo posto nel mondo per popolazione, ha oltre un miliardo e 1 miliardo e 200 milioni di abitanti e ora essi aumentano di circa 15 milioni all’anno. Un

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