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Aiace

Aiace

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Aiace

Lunghezza:
60 pagine
36 minuti
Pubblicato:
Dec 21, 2018
ISBN:
9788829581191
Formato:
Libro

Descrizione

Sofocle (496 a.c. - 406 a.c.) fu forse, tra i grandi tragici, il più amato dal suo pubblico. Ebbe subito grande successo e lo conservò anche dopo l'affermarsi del giovane Euripide. Nacque da ricca famiglia e ricevette un'educazione raffinata; fu musicista e attore prima che poeta. Partecipò attivamente alla vita pubblica di Atene, con cariche importanti. Seguace di Pericle, fu due volte stratego e fu eletto nel collegio straordinario dei sei magistrati che resse la città dopo il disastro di Sicilia (413 a.C); nel 411 fu tra i chiamati a stabilire una nuova costituzione. Ebbe anche incarichi di natura religiosa.
Aiace, probabilmente la più antica delle tragedie di Sofocle, è il dramma di una follia: a Troia, dopo la morte di Achille le armi dell'eroe sono passate ad Odisseo; Aiace, il più forte tra i guerrieri achei e quindi il più degno della simbolica eredità di Achille, impazzisce per il dolore e, dopo una notte di imprese folli e sanguinarie, in un barlume di consapevolezza si suicida.
Traduzione di Felice Bellotti.
Pubblicato:
Dec 21, 2018
ISBN:
9788829581191
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Aiace - Sofocle

AIACE

Sofocle

Traduzione di Felice Bellotti

© 2018 Sinapsi Editore

PERSONAGGI

PALLADE.

ULISSE.

AIACE.

CORO DI SALAMINII.

TECMESSA.

TEUCRO.

MENELAO.

AGAMENNONE.

UN NUNZIO.

(EURISACE — UN AIO — UN BANDITORE, che non parlano).

Scene, spiaggia di mare presso Troia, con navi e tende de' Greci.

Poi altra spiaggia solitaria con bosco.

PALLADE su machina in alto e ULISSE.

PALLADE.      Sempre te, o figlio di Läerte, io vidi

Ire in caccia appostando il dove e il come

Preda far d'inimici; ed or ti veggo

Ronzar da lungo invêr l'estremo corno

Dell'Argivo navile,  ove le tende

Son d'Aiace, e adocchiar le più recenti

Orme sue, per saper se dentro ei sia,

O se n'uscì. Ben qui ti porta il tuo,

Qual di cagna spartana, olfatto acuto.

L'uom poc'anzi v'entrò, tutto grondante

Sudor la fronte, e sanguinante il braccio.

Più non t'è d'uopo sospinger lo sguardo

Quivi entro; di' perchè tal cura prendi,

E da chi ben sa il vero, il ver saprai.

ULISSE.      Oh di Pallade voce, a me de' numi

La più diletta diva, io riconosco,

Benchè lungi ne sii, la tua parola,

E la comprendo, e in me sonar la sento,

Siccome squillo di tirrena tromba.

A te conto egli è già, che d'uom nimico

Le tracce io spio, del clipeato Aiace:

Quello, non altri, ormando io vo; chè fatta

N'ha in questa notte un'incredibil cosa; —

Se n'è desso l'autor; poi che di certo

No 'l sappiam tuttavolta, e dubii siamo. —

Spontaneamente io mi sopposi al carco

Di ciò far chiaro. Sgominate, uccise

Tutte trovammo le predate greggie

Con pur essi i custodi. A lui la colpa

Ne dan tutti, e talun v'ha che m'accerta

Visto averlo, lui sol, correre a salti

Per la campagna col ferro grondante

Di fresco sangue. Onde i vestigi suoi

Sollecito ne cerco; e parte ho d'onde

Far concetto del ver, parte sospeso

Stommi, nè so che argomentarne. Ad uopo

Tu vieni, o dea. Già tutto, e inanzi e poi,

Alla tua guida io mi governo e reggo.

PALLADE.      M'è noto, e quindi a vigilarti or vengo

Nella tua caccia.

ULISSE.      O amica dea, ben presa

Ho io l'inchiesta?

PALLADE.      Opra di lui fu quella.

ULISSE.      Qual mai cagione all'insensato eccesso

La man gli spinse?

PALLADE.      Alto rancor per l'armi,

A lui tolte, d'Achille.

ULISSE.      E a che furente

Piombò sovra gli armenti?

PALLADE.      In voi credendo

Con ampia strage insanguinar le mani.

ULISSE.      Ciò degli Achei far divisava?

PALLADE.      E fatto,

S'io non era, l'avrebbe.

ULISSE.      In qual di mente

Venne audace delirio?

PALLADE.      All'äer bujo

Solo su voi correa di furto.

ULISSE.      E presso

N'era egli già?

PALLADE.      Già presso era alle stanze

De' due sommi imperanti.

ULISSE.      E come il braccio

Desïoso di strage indi ritenne?

PALLADE.      Io l'effetto impedii di quell'atroce

Imaginata gioja, agli occhi suoi

Parando inanzi ingannatrici larve,

E su le torme de' predati armenti

Il furor ne devolsi. Ond'egli in mezzo

Vi si gettando, e trucidando a cerco,

Ne fe' molto macello; ed ora entrambo

Tener gli Atridi, e ucciderli credea,

Ed or su l'uno or su l'altro avventarsi

De' capitani. In cotal rete

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