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Edipo a Colono

Edipo a Colono

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Edipo a Colono

Lunghezza:
79 pagine
47 minuti
Pubblicato:
21 dic 2018
ISBN:
9788829580514
Formato:
Libro

Descrizione

Sofocle (496 a.c. - 406 a.c.) fu forse, tra i grandi tragici, il più amato dal suo pubblico. Ebbe subito grande successo e lo conservò anche dopo l'affermarsi del giovane Euripide. Nacque da ricca famiglia e ricevette un'educazione raffinata; fu musicista e attore prima che poeta. Partecipò attivamente alla vita pubblica di Atene, con cariche importanti. Seguace di Pericle, fu due volte stratego e fu eletto nel collegio straordinario dei sei magistrati che resse la città dopo il disastro di Sicilia (413 a.C); nel 411 fu tra i chiamati a stabilire una nuova costituzione. Ebbe anche incarichi di natura religiosa.
Prosecuzione ideale all'Edipo re, l'Edipo a Colono è stato letto spesso come una meditazione sulla vecchiaia: l'itinerario di Edipo è un cammino verso la morte; il cammino di un cieco, come del resto lo è quello di tutti i mortali.
Traduzione di Felice Bellotti.
Pubblicato:
21 dic 2018
ISBN:
9788829580514
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Edipo a Colono - Sofocle

EDIPO A COLONO

Sofocle

Traduzione di Felice Bellotti

© 2018 Sinapsi Editore

PERSONAGGI

EDIPO.

ANTIGONE.

UN PASSEGGIERO.

CORO DI VECCHI DI COLONO.

ISMENE.

TESEO.

CREONTE.

POLINICE.

UN NUNZIO.

Scena, campagna nell'Attica presso Colono Equestre

Nel fondo rupi e il bosco delle Eumenidi.

EDIPO e ANTIGONE.

EDIPO.      Di cieco vecchio, o Antigone, figliuola,

A qual contrada, o a qual città venimmo?

Chi d'alcun picciol dono oggi il ramingo

Edipo sovverrà, che poco cerca,

E men del poco anco riceve? E questo

Pur basta a me; chè d'acquetarmi a tutto

Le sventure m'insegnano, e la lunga

Età compagna, e il forte animo mio. —

Ma tu, figlia, se vedi un qualche seggio

In alcun loco, o sia profano, o bosco

Sacro agli dei, pommi a posar sovr'esso,

Chè indagar possiam quindi ove mai siamo.

Stranieri noi, da chi vi sta saperlo

Vuolsi, e conforme a quanto udrem, far poi.

ANTIG.      Misero padre, al veder mio, le torri

Che alla città fan cerchio, ancor son lungi.

Sacro appar questo loco esser di certo;

Folto è di lauro, olivo e vite; e molti

Cantano lusignuoli entro la frasca.

Qui adágiati a seder sovra di questa

Grezza pietra: già fatto hai cammin lungo

Per gli anni tuoi.

EDIPO.      Sì ben, m'assetta, e cura

Abbi di questo cieco.

ANTIG.      Egli è già tempo

Che ciò più d'imparar non m'è bisogno.

EDIPO.      Sai dirmi ove giungemmo?

ANTIG.      In suol d'Atene;

Ma non so questo loco.

EDIPO.      Ogni uom per via

Esser questa dicea l'Attica terra.

ANTIG.      Deggio andar quinci intorno a domandarne?

EDIPO.      Sì, figlia; ed anco se abitar qui lice.

ANTIG.      Abitanti v'ha certo... Or ve', che altrove

Cercar, cred'io, più non accade. Io veggo

Quest'uom fárnesi presso.

EDIPO.      A noi vien egli?

ANTIG.      Presente è già. Ciò che saper ti giova,

A lui stesso lo chiedi: eccolo, ei t'ode.

EDIPO, ANTIGONE e un PASSEGGIERO.

EDIPO.      Ospite, udendo io da costei che vede

Per sè stessa e per me, come opportuno

Vieni ciò che ignoriamo ad insegnarne....

PASSEGG.      Via di costà, pria di più dir parola.

In suol tu sei, che calpestar non lice.

EDIPO.      Qual loco è questo? A qual de' numi è sacro?

PASSEGG.      Loco egli è invïolabile: v'han seggio

Le terribili dive, della Terra

E dell'Erebo figlie.

EDIPO.      Udir ne posso,

Ad invocarle, il venerando nome?

PASSEGG.      Onniveggenti Euménidi le appella

Il popol qui; piace altro nome altrove.

EDIPO.      Deh me, supplice lor, benignamente

Accolgan esse! Io più non parto ormai

Da questa terra.

PASSEGG.      E come ciò?

EDIPO.      Destino

È a me prefisso.

PASSEGG.      Io, per voler mio solo,

Di qua trarti non oso. Avviso darne

Vo' alla città, che in tale affar provegga.

EDIPO.      Deh, per gli dei! deh non avermi a vile,

Me profugo errabondo; e d'un'inchiesta

Non negar satisfarmi.

PASSEGG.      Or ben, l'esponi.

Chiaro sarai ch'io non ti tengo a vile.

EDIPO.      Di': quale è il loco, ove siam giunti, in somma?

PASSEGG.      Quanto è noto a me stesso e tu saprai. —

Sacro il loco egli è tutto. Il gran Nettuno

Tienlo, e il divino portator di face

Titano Prometéo.  Nel suol che premi,

Quella pur v'ha, che rámea soglia è detta,

Firmamento d'Atene.  Il circostante

Paese aver l'origin sua si pregia

Dall'illustre Colono,  ed appellato

Tutto è da lui; nè di parole solo;

Ha di fatto, e più ancora, onore e culto.

EDIPO.      Havvi in esso abitanti?

PASSEGG.      Havvi; ed han nome

Dal dio del loco.

EDIPO.      Un solo è qui che regga,

O ne' molti è il potere?

PASSEGG.      È qui reggente

Quei che regna in Atene.

EDIPO.      E chi possanza

Quivi, e voce ha di re?

PASSEGG.      Téseo si noma,

Figliuol d'Egéo.

EDIPO.      N'andrebbe a lui qualcuno

A dir ch'egli qui venga?

PASSEGG.      A qual mai fine

Far si dee che ne venga?

EDIPO.      A fin che poco

A me prestando, utile ei n'abbia assai.

PASSEGG.      Ma qual d'uom che non vede, util può trarsi?

EDIPO.      Quanto io dirò sarà veggente e chiaro.

PASSEGG.      Or sai tu che far devi, o peregrino,

A non errar? Poi che, al vederti, aspetto

Anco in misera sorte hai d'uom gentile,

Tienti fermo ove sei fin ch'io

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