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Vivere la passione senza rovinarsi troppo: Il primo manuale di anti-infortunistica per innamorati

Vivere la passione senza rovinarsi troppo: Il primo manuale di anti-infortunistica per innamorati

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Vivere la passione senza rovinarsi troppo: Il primo manuale di anti-infortunistica per innamorati

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
371 pagine
4 ore
Pubblicato:
4 dic 2018
ISBN:
9788898635368
Formato:
Libro

Descrizione

Partendo da un duro realismo e con un taglio divertente e insieme pratico-scientifico, questo libro è una guida all’evoluzione personale nel rispetto del partner, e al contempo il primo manuale di anti-infortunistica in amore!
Nonostante tutti i sui moderni rivolgimenti, l’anima dell’Uomo, ai nostri giorni come nel lontano passato, sente di potersi rivolgere all’Amore per dare valore e sicurezza alla sua presenza nel mondo. L’Amore è però la meta che rischiamo di porci noi stessi alle nostre spalle, condannandoci ad allontanarci da essa dovunque andiamo. Cerchiamo di evitarlo…
Un libro insieme spassoso e ricco di informazioni concrete e utili, basate sia sull’esperienza diretta, che sulle scoperte della Psicologia, della Neurologia, della Sociologia. Capitoli brevi, alternati a racconti di casi trattati dagli autori: casi ora grotteschi, ora brillanti, ora commoventi, ma sempre molto istruttivi. Un’opera ironica e distaccata in superficie, ma nella sostanza rivolta a consentire a tutti e a ciascuno un accesso migliore, sicuro, sereno all’esperienza affettiva, anche nei suoi recessi più misteriosi.
Pubblicato:
4 dic 2018
ISBN:
9788898635368
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Vivere la passione senza rovinarsi troppo - Marco Della Luna

Ὑπατία

A due magiche coppie

(se ancora insieme quando esce il libro):

Nino e Adriana, Marco e Nicoletta,

nostri amici uniti nell’ardua e perigliosa lotta

contro il potere della banca, nel rischio che esso li divida,

poiché se è vero che «l’autentico rivoluzionario

è guidato da grandi sentimenti di amore» (Che Guevara), è

altrettanto vero che «l’usuraio distruggerà (...) ogni decenza, ogni bellezza» (Ezra Pound), imponendo ognove il

divide et impera, la zizzania, il divisore, l’Avversario.

Titolo: Vivere la passione senza rovinarsi troppo:
Il primo manuale di anti-infortunistica per innamorati

Autori: Marco Della Luna - Rebecca Rhel

Con presentazione di Regina Biondetti (psicanalista),

saggio introduttivo di Mario Marchisio

e contributo di Paolo Cioni (psicopatologo)

ISBN versione e-book: 978-88-98635-36-8

In copertina: Alexandre Marie Colin: Othello and Desdemona, 1829

(Collezione privata)

Edizioni Aurora Boreale

© 2018 Edizioni Aurora Boreale

Via del Fiordaliso 14 - 59100 Prato

edizioniauroraboreale@gmail.com

Questa pubblicazione è soggetta a copyright. Tutti i diritti sono riservati, essendo estesi a tutto e a parte del materiale, riguardando specificatamente i diritti di ristampa, riutilizzo delle illustrazioni, citazione, diffusione radiotelevisiva, riproduzione su microfilm o su altro supporto, memorizzazione su banche dati. La duplicazione di questa pubblicazione, intera o di una sua parte, è pertanto permessa solo in conformità alla legge italiana sui diritti d’autore nella sua attuale versione, ed il permesso per il suo utilizzo deve essere sempre ottenuto dall’Editore. Qualsiasi violazione del copyright è soggetta a persecuzione giudiziaria in base alla vigente normativa italiana sui diritti d’autore.

L’uso in questa pubblicazione di nomi e termini descrittivi generali, nomi registrati, marchi commerciali, etc., non implica, anche in assenza di una specifica dichiarazione, che essi siano esenti da leggi e regolamenti che ne tutelino la protezione e che pertanto siano liberamente disponibili per un loro utilizzo generale.

MARCO DELLA LUNA - REBECCA RHEL

VIVERE LA PASSIONE

SENZA ROVINARSI TROPPO

IL PRIMO MANUALE DI ANTI-INFORTUNISTICA PER INNAMORATI

Con presentazione di Regina Biondetti (psicanalista),

saggio introduttivo di Mario Marchisio (scrittore e teologo)

e contributo di Paolo Cioni (psicopatologo)

Edizioni Aurora Boreale

NOTA DELL’EDITORE

L’immagine di copertina di questo libro, un dipinto di Alexandre Marie Colin effigiante Otello che per gelosia ha strangolato Desdemona, rappresenta il caso estremo di infortunio amoroso: l’amore malato, convertitosi in possessività egoistica, uccide per opporsi, vanamente, alla realtà.

Diego Fusaro, nel suo recentissimo e ponderoso Il nuovo ordine erotico (Rizzoli, 2018), spiega come l’azione socioculturale del capitalismo finanziario genera proprio questo tipo di distorsione affettiva, in quanto dà forma di merce anche all’eros, trasformandolo in qualcosa di cui si fruisce individualisticamente, consumisticamente, egoisticamente, irresponsabilmente. Abbiamo oggi addirittura anche una app con block chain (Legal-Fling) attraverso cui, prima di fare sesso, due o più persone convengono i contenuti di ciò che faranno, in modo che nessuno debba temere di essere, poi, denunciato per abuso. L’uomo è così indotto a una relazione unilaterale in cui non ama il proprio simile, ma consuma un oggetto erotico, rinunciando così all’essenza del rapporto di amore, che è l’unione solidale di due soggetti diversi, dei quali ciascuno percepisce e desidera il partner come altro e come diverso, in un desiderio che è, per sua natura, anche desiderio di un per sempre. Anzi, oramai oggetto di consumo commerciale è divenuta persino la propria identità sessuale, in quanto il cambiamento di sesso e le altre forme delle sue possibili modificazioni sono stati posti sul mercato, col favore delle leggi.

Sebbene così radicalmente aggredito e schiacciato da una potenza economica globale senza precedenti e dalla sua industria culturale, Amore, per sua natura libero e avverso a ogni costrizione, soprattutto a quella che lo vuole ridurre a merce, non si dà però affatto per vinto e ingaggia una guerra fatta di infinite lotte contro la logica del denaro, dove il campo di battaglia sono le nostre vite. Io sono certo che vincerà Amore, essendo una potenza di ordine superiore, inesauribile, trascendente i calcoli umani, e in un certo senso divina.

I mutevoli scenari ed esiti di questo cimento sono magistralmente descritti da Marco Della Luna e Rebecca Rehl in questo libro, una cui prima versione risale al 2010 (era allora titolata Amore indolore). I due Autori, con ironia, talvolta sarcasmo, talvolta realistica paradossalità, mettono in scena un colorato campionario di situazioni e vicende di coppie (triangoli, quadrati...), che spaziano dall’idillio alla pazzia, dalla tragedia al lieto fine, dalla rinuncia alla conquista. A questi capitoli si alternano utili capitoli di spiegazione e informazione psicologica, fisiologica e, naturalmente, legale. Ne scaturisce così un prezioso ed utile manuale, assolutamente unico nel suo genere, che ho avuto l’onore di editare, corredandolo con numerose illustrazioni che rispecchiano quelle che, a mio parere, sono le più belle opere d’arte di ogni tempo sul tema dell’Amore. Un libro che tutti dovrebbero leggere: il primo manuale di antiinfortunistica per innamorati!

Nicola Bizzi

IL MATRIMONIO COME CASA DELL’ALTRO E DELLA VERGINE

di Regina Biondetti

Medico psicanalista

Amore indolore è una formidabile descrizione del fallimento del rapporto tra i sessi, dell’impossibile rapporto di coppia, ossia del rapporto cosiddetto sessuale. O meglio è la descrizione del fatto che, come diceva Lacan, in effetti, nel mondo reale, «non c’è rapporto sessuale». Onde il fallimento delle fantasie, attualmente molto diffuse, di trovare nel rapporto di coppia la soluzione dei problemi, la realizzazione della vita, la soddisfazione, la felicità (Felici in coppia). La felicità e il piacere non stanno nella coppia. E neppure la sessualità, per quanto possa apparire strano. La parte costruttiva e costruibile dell’amore, del rapporto, è altra. E la si può chiamare, con le precisazioni che seguiranno, il matrimonio. Secondo Verdiglione, la sessualità in atto è il matrimonio, è cosa distinta dall’amore, e non concerne la coppia.

Forse la coppia scoppia, proprio perché non c’è il matrimonio. Non intendendosi per matrimonio la cerimonia nuziale, la credenza religiosa o il contratto legale, ma il matrimonio di fatto, il matrimonio in atto.

Dice una paziente: «Un giorno, esasperata da uno dei consueti gesti di prepotenza di mio padre che l’hanno sottomessa tutta la vita nella falsa posizione di persona inconsistente, insignificante, banale, che lei non era (come si è evidenziato chiaramente dopo l’ictus che l’ha, in qualche modo, liberata), ho chiesto a mia madre: «Perché hai accettato tutto questo dal papà?» Mi ha risposto: «Non l’ho fatto né per lui né per me, l’ho fatto per salvare il matrimonio».

Al di là che possa esserci riuscita o meno, queste parole evidenziano come il matrimonio sia qualcosa che eccede, supera, trascende la coppia, che interviene come qualcosa di terzo, come qualcosa di Altro.

La relazione, che non è la coppia, ne è la premessa indispensabile. La relazione, cioè l’apertura, il due originario - giunzione/separazione (qualcosa ci unisce e qualcosa ci divide) -, il due che non fa mai uno. Non il rapporto fusionale, possessivo, erotico, totalizzante, che dovrebbe portare da sé facilmente, automaticamente, alla felicità, al piacere.

Sessualità in atto il matrimonio. Ma la sessualità non è l’erotismo. La sessualità comporta sempre la sublimazione, lo spostamento e la condensazione. Non è qui e ora, come io voglio, penso, immagino, padroneggio, pretendo, io che so quali sono i miei desideri e bisogni e piaceri! Non è l’erotismo, cioè la fantasia di padronanza sulla sessualità e il piacere.

E non è riportabile, appunto, né a me né a te, e neppure a noi, ma qualcosa d’Altro, qualcosa di più che si produce, che si effettua.

Proprio l’erotismo, nella sua ripetizione, esagerazione, perversione e spesso distruzione, dice che quella non è la sessualità e nemmeno il piacere. Come aveva intuito Plutarco.

Sessualità in atto, piacere in atto, soddisfazione, riuscita, che nell’uomo non si esauriscono certo nell’atto sessuale, nella genitalità. Piacere sessuale è il piacere che viene dal fare, dalla produzione, dalla scrittura, dall’invenzione, dall’impresa, dall’arte...

Il nostro Matrimonio costituisce allora il contesto, il dispositivo che consente e accoglie gli atti creativi, la produzione e la scrittura. Dispositivo in cui le cose che si fanno crescono, riescono, si qualificano, portando alla soddisfazione e al piacere. In cui le cose si scrivono, si producono, in un’integrazione. Matrimonio come integrazione.

Non è mai l’uno identico a sé, lo stesso, l’ipse, né l’idem, che si produce; e non è neppure l’uno per fusione di due, la coppia fusionale, l’androgino (come già Platone notava); ma è sempre Altro che si produce. Altro, qualcosa di differente e nuovo, che non c’era prima.

Si ritrova qui il mito della madre - di cui già ti avevo parlato -, della produzione, dell’accoglimento dell’Altro, di ciò che si effettua come differenza irrappresentabile, che è inaspettato, imprevisto, inimmaginabile. Matrimonio dunque, in questi termini è, anche letteralmente, lo statuto della madre.

Il mito di Maria. Madre e vergine. La maternità che non toglie la verginità, non è il frutto dell’incesto. La sessualità che non è incestuosa, non è erotismo, non è il godimento immaginato, padroneggiato. La produzione che giunge imprevista, irrappresentabile. La soddisfazione che non è il piacere facile.

Non è dunque fusione in un unico essere che dovrebbe portare alla pienezza, alla soluzione delle difficoltà, all’accomodamento, al colmamento delle reciproche mancanze; ma, al contrario, è effetto di un taglio temporale (temppo, radice °tm/ tem/tom di templum e di temno = taglio) che, senza togliere la divisione che separa i vari elementi della logica propria a ciascuno, li scrive in una combinazione nuova e unica, un’integrazione che non toglie le differenze, ma che effettua una differenza, qualcosa di nuovo che non c’era prima.

Il matrimonio, la sessualità in atto, si effettua solo per via di un taglio, di una divisione. Come dice anche l’etimo di sessualità, da seco: divido. Sessualità in cui si effettua il soggetto dividuo.

Il matrimonio dunque, procedendo da un taglio temporale, è contingente, e lascia sempre fuori qualcosa, proprio perché è una combinazione pragmatica di elementi presenti in un certo momento, nella logica, cultura, elaborazione etc. di due persone. Non è certo la realizzazione dell’ideale.

E il matrimonio non toglie l’amore, la tensione verso l’oggetto (quello sì è ideale, Ideale dell’io e Super-io), che non è mai preso e che induce a ulteriore ricerca. Il matrimonio non è la realizzazione dell’amore. L’amore non è realizzabile, come tu noti.

Il matrimonio dunque avviene sempre, strutturalmente, logicamente, nel malinteso rilevato nelle sue caricature anche da George B. Shaw (Malinteso e non fraintendimento totale).

Il matrimonio è un malinteso strutturale, logico, che però vive accanto a elementi di intendimento, di intesa. Non esiste intendimento totale: alcune cose si integrano, si comunicano, si intendono, altre restano fuori, da cui il malinteso. «Io amo in te qualcosa più di te», è l’enunciato di Lacan.

Mi chiedo quanto il malinteso nel matrimonio debba alla sopravvalutazione dell’oggetto sessuale, di cui parla Freud.

Forse occorre che sia solo sopravvalutazione e non completa perdita della realtà, pura immaginazione, fantasia. Sarebbe allora l’amore ipnotico. Però quel tanto di sopravvalutazione, di illusione, quindi poi di delusione da attraversare, rilanciando in un progetto più elevato per avvicinarsi a quello che si era solo immaginato e che non esisteva veramente, quel tanto di malinteso e di gioco che l’innamoramento induce, penso sia essenziale al matrimonio, alla produzione, all’integrazione, alla scrittura.

Il matrimonio lascia sempre alcuni aspetti insoddisfatti, proprio per via del malinteso, che esige un rilancio, un altro getto pulsionale, e un altro e un altro ancora... perché altre cose si compiano, si integrino, si scrivano, producendo altri intendimenti, altre soddisfazioni e altri malintesi... Matrimonio che vive nell’infinito. Matrimonio che non è la fine del tempo ma, invece, è effetto del tempo.

Questo il matrimonio che non finisce. In questo senso l’indissolubilità del matrimonio: solo se è matrimonio in atto, sessualità, produzione in atto.

L’opposto del Matrimonio, quello da evitare perché è un dolore senza costrutto, un inganno senza sublimazione, un male senza progresso ma che trattiene a sé e in sé, lo troviamo pure magistralmente descritto in questo libro, con indimenticabili casi giudiziari e psicopatologici di disfamiglie, disrapporti, dissodalizi che, in una società malata e ammalante, propiziano la disintegrazione dell’intimo e la discoperta dell’orrido e il dispiegarsi della dissociazione.

Annibale Carracci: Dettaglio di uno degli affreschi della Galleria Farnese, 1597 (Roma, Palazzo Farnese)

Gustav Klimt: Der Kuss, 1908

(Vienna, Österreichische Galerie Belvedere)

AMORE INDOLORE: NESSUNO SEPARI CIÒ CHE L’EQUIVOCO HA UNITO

di Mario Marchisio

Marco Della Luna e Rebecca Rhel illustrano nel loro libro le pessime condizioni di salute in cui versa oggi il rapporto di coppia e ne investigano con sagacia il tortuoso decorso.

Bisogna ammetterlo: noi abbiamo quotidianamente sotto gli occhi un discreto numero di rapporti fallimentari, e tuttavia - qualora si cada in trappola a nostra volta - non tentiamo forse di porvi rimedio alla carlona, peggiorando le cose anziché migliorarle?

Ecco un motivo in più per leggere quest’opera insolita e oltremodo utile a chi desideri premunirsi nei confronti dei gravi disagi cui danno origine assai spesso le relazioni d’amore.

Rivolgiamo per un attimo la mente all’ideologia trasversale che scorre come un cavo all’interno delle varie visioni del mondo, anche di quelle in fiero contrasto reciproco: potremmo anche definirla come la percezione dell’insieme dei fatti e del loro significato, condivisa dalla schiacciante maggioranza delle persone in un dato momento storico (Ortega y Gasset la chiamava opinione pubblica). Essa incarna l’autentico sovrano e governatore dei nostri comportamenti socialmente rilevanti, e ha decretato da diversi decenni che un legame stabile fra uomo e donna possa aver senso soltanto ove entrambi provino piacere nell’esperirlo. Perciò, chiunque ostacoli il benessere altrui, andrà prontamente rimosso.

Si è passati a poco a poco (tranne un brusco balzo nel secondo dopoguerra), dalla società agricola e dalla fa-miglia patriarcale, in cui non era immaginabile - e di conseguenza non costituiva un problema - la piacevolezza o meno del rapporto uomo-donna, alla famiglia tardonovecentesca composta al massimo da tre o quattro persone (marito, moglie e uno o due figli), a quella attuale, prevalentemente senza figli. Di fatto, un’endiade che può restare unita - ci svelano recenti statistiche - da zero a dieci anni. La durata delle unioni si va intanto accorciando sempre più, man mano che viene applicato con coerenza il principio di cui si è detto, alla luce del quale l’unico motivo valido per rimanere insieme è che perduri per entrambi un buon livello di gratificazione.

Siamo dunque di fronte a un’opinione condivisa che opera in modo assai efficace, travolgendo al contempo chi è d’accordo con essa e chi non lo è. Esattamente come cento anni or sono agiva il dogma opposto: ai nostri bisnonni non sarebbe infatti mai passato per il capo di aspettarsi una vita matrimoniale gradevole: ciò si trovava al di là del loro orizzonte mentale, così come oggi è del tutto inconcepibile una relazione fra uomo e donna basata sulla rinuncia, il sacrificio e la sopportazione reciproca.

Gli autori di questo libro evitano con attenzione la trappola del moralismo. Essi sanno fin troppo bene che né i nostri avi erano anime belle, né i nostri contemporanei sono demoni scatenati. È infatti il modello comportamentale che determina per lo più le scelte e quindi la gerarchia prospettica dei valori. Da un orizzonte di vita ascetica (in senso lato) si è giunti, nel giro di un secolo, a un orizzonte meramente edonistico, non a caso funzionale al sistema economico.

L’egoismo dei singoli non c’entra, esso resta e resterà immutato come il suo opposto; ciò che invece cambia è la convinzione che sia normale agire secondo un determinato parametro piuttosto che un altro. Occorre in sostanza, ci suggeriscono Della Luna e Rhel, tenere ben presente il quadro psico-sociologico del rapporto fra uomo e donna, con o senza amore.

Quanto al sistema economico vigente e ai suoi nessi con le dinamiche amorose, diamo la parola, almeno per una volta, direttamente al libro, con un’articolata citazione: «la coppia all’antica consumava poco, sosteneva poco il Pil [...] La spesa era concentrata nella festa nuziale. Sovente la neocoppia non si comperava nemmeno una casa propria, ma restava in quella familiare. Oggi, al contrario, il corteggiamento comporta una forte spesa rispetto ai redditi [...] Poi la coppia va generalmente a vivere in una casa sua, ossia spende nel mercato immobiliare (acquisto o locazione) e per gli arredi. E siccome il matrimonio non lega più realmente la donna all’uomo, se l’uomo vuole tenerla per sé deve continuare il corteggiamento dopo il matrimonio, in competizione con altri maschi che possono attrarre e corteggiare sua moglie [...] Del pari, la moglie ha da sforzarsi e spendere per restare attraente e giovane, dato che anch’ella è esposta alla concorrenza del suo sesso, sia rispetto al marito, che rispetto a possibili amanti adulterini».

Inoltre, vengono proposti a getto continuo «modelli e obiettivi di successo e piacere irraggiungibili, o raggiungibili solo eccezionalmente, da pochissimi privilegiati», producendo frustrazione, scontentezza e devianza. Si tratta dunque di un sistema che «incoraggia, incentiva e legittima la libertà sessuale, l’adulterio, la separazione, perché tali comportamenti aumentano il Pil».

Il successivo passo da affrontare consiste nell’esame delle caratteristiche fisiologiche e biochimiche che determinano la base istintiva del nostro agire, fondata su emozioni e pensieri che condizionano con dinamiche assai diverse tra loro gli impulsi dell’uomo e della donna. Ma qui sarebbe meglio parlare di maschio e di femmina.

Osservo di sfuggita che su questa base nuova, neurologica e biochimica, sembra ipotizzabile un ulteriore contributo alla vexata quaestio del contrasto fra società e individui (o meglio, ci suggeriscono i nostri autori: di-vidui). Da un lato la società con i suoi schemi e i suoi rituali, dall’altro i soggetti con le loro difformità (interiori e/o esteriori) rispetto al modello predominante.

Sta di fatto che rendersi consapevoli dei meccanismi biochimici operanti nel nostro cervello - e assai diversi, ripeto, fra maschio e femmina - ci potrebbe almeno permettere di valutare col dovuto distacco parole e atteggiamenti che di solito feriscono, anche in profondità, proprio perché vengono fraintesi.

Questo è un punto essenziale e decisivo. In caso contrario, sebbene i rapporti che legano attualmente uomini e donne siano di regola effimeri, niente e nessuno impedirà che diventino sempre più spesso dei drammi strindberghiani, compressi in poche scene, è vero, ma così devastanti da rimbombare - sfigurandola -, nella psiche dei malcapitati protagonisti per lungo tempo dopo la conclusione della loro liaison.

Amore indolore è anche un libro a suo modo bizzarro. Ogni capitolo scientifico si alterna a succosi resoconti di fatti e misfatti amorosi dei nostri giorni. Sono talvolta vicende cui ha assistito incredulo Marco Della Luna in persona, nella sua qualità di avvocato e psicologo. Vicende tragicomiche, non di rado concluse con la rovina completa, mentale, fisica e patrimoniale di almeno uno dei contendenti.

Sciagura pressoché garantita attende dunque sia chi non prende atto del modello sociale che presiede oggi ai legami amorosi (basato sull’edonismo e perciò assai labile quanto a durata), sia chi non si cura di tener presente la componente biochimica dei nostri sentimenti ed emozioni, con i relativi alti e bassi, autoallucinazioni e perdita temporanea di contatto con la realtà esterna al soggetto, cominciando da quella del partner.

Sussiste infine un terzo ordine di problemi, che si potrebbe anche considerare come un’appendice cancrenosa e inoperabile della mentalità dominante, giunta al suo zenith col triste spettacolo dei conflitti matrimoniali trasferiti in sede giudiziaria. La carne è debole, si sa, e quando la legge consente certe scelte non è facile rinunciare ad approfittarne, specie se si è stati offesi dalla persona che amavamo. L’inferno dei tribunali, per chi abbia avuto modo di gettarvi anche solo una rapida occhiata, non sfigurerebbe accanto a quello dantesco, specie nei gironi degli avari e dei violenti. Esiste un detto secondo cui il regno di Satana è lastricato di buone intenzioni. Ebbene, il diritto attuale, pur con le migliori intenzioni, aumenta in modo esponenziale quanto involontario la litigiosità degli ex-innamorati, inducendoli a diventare predatori legalizzati di case, redditi e prole.

Non dobbiamo scandalizzarcene troppo: anche questa vertigine distruttiva fa parte integrante dell’odierno stile di vita occidentale. Ci vantiamo infatti con orgoglio di essere i depositari di una sublime civiltà millenaria, senza accorgerci che ne restano in piedi poche macerie affumicate, sparse alla rinfusa.

Ciò non toglie però che Marco Della Luna e Rebecca Rhel meritino la nostra gratitudine per aver analizzato i rapporti amorosi da un punto di vista innovativo e con uno stile brioso e incalzante, prospettando non solo un’opportuna profilassi, ma anche alcuni rimedi che non divulgherò in questa sede per non privare il lettore del giusto margine di sorpresa.

Vorrei concludere il discorso non dico in allegria, che sarebbe quasi blasfemo, ma se non altro con un tocco di folclore, traendo spunto da un equivoco amoroso verificatosi in Aragona nell’anno di grazia 2002, uno dei tanti da cui scaturiscono un’intensa gioia e la prevedibile sequela di interminabili affanni.

Come sia nato l’equivoco è fin troppo facile immaginarlo: risparmio perciò a chi legge il delizioso quadretto iniziale spalmato di miele fino alla cornice. Più interessante risulta invece a mio avviso lo scioglimento della vicenda, esemplare per la ricostruzione forse tendenziosa ma efficace del clima irrespirabile venutosi a instaurare fra l’uomo e la donna in questione, tramutati per magia da piccioncini in carnefici.

Prima di fuggire alla Gran Canaria, dove morì di leucemia fulminante poco dopo il suo arrivo, un professore di Oviedo scrisse una curiosa lettera al suo amico e legale Fernando Cárdenas. Ne trascrivo i passi salienti, dedicandoli a tutti coloro che si dichiarano disposti a tollerare ogni difetto femminile (o maschile, a seconda dei casi), purché il proprio sogno si avveri, costi quel che costi...

«Le esperienze più atroci, caro Fernando, viste dal di fuori sono soltanto quel poco che emerge di un gigantesco iceberg alla deriva. Ma è purtroppo sotto il pelo dell’acqua che si nascondono le fauci del Leviatano!

Dio perdoni a mia moglie quel suo modo sconclusionato di affrontare qualunque discorso e il tono stesso della voce, di colpo autoritario ed isterico, minaccioso, inquisitorio; le contraddizioni esasperanti e continue, le allusioni malevole, la prepotenza - dissimulata da uno pseudogalateo che la rendeva ancor più stomachevole

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