Goditi subito questo titolo e milioni di altri con una prova gratuita

Gratis per 30 giorni, poi $9.99/mese. Cancella quando vuoi.

Ricordi di vita vissuta

Ricordi di vita vissuta

Leggi anteprima

Ricordi di vita vissuta

Lunghezza:
85 pagine
1 ora
Pubblicato:
Nov 11, 2018
ISBN:
9788893847988
Formato:
Libro

Descrizione

Una vita come testimonianza di quasi un secolo di storia. Questo è ciò che si può trovare tra le pagine di questo libro. Un racconto autentico, autobiografico, scritto da un uomo che ha attraversato il Novecento, con tutte le sue assurde contraddizioni e le sue piccole grandi conquiste. Una narrazione schietta, splendida nella sua delicata dimensione umana, fatta di fragilità, di sentimenti, di emozioni, di vittorie e di sconfitte, di difficoltà e di gioie. Luciano Vessella ha vissuto uno dei periodi storici più complessi dell’era contemporanea, con ricordi che affondano le proprie radici negli anni del fascismo e poi della terrificante seconda guerra mondiale, verso una lenta ripresa che ha visto poi susseguirsi anni di pace a nuovi tumulti, mentre lui stesso inizia a viaggiare per il mondo, portato dalla propria professione. Un modo per ripercorrere i passi della storia rivivendola in modo non convenzionale, lontani dalla fredda autorevolezza di un libro di saggistica, più vicini ad una realtà quotidiana, fatta di piccoli gesti, di dettagli e di quell’autenticità che ci ricorda come, in fondo, la vera storia siamo noi.
Pubblicato:
Nov 11, 2018
ISBN:
9788893847988
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Correlato a Ricordi di vita vissuta

Libri correlati

Articoli correlati

Anteprima del libro

Ricordi di vita vissuta - Luciano Vessella

Luciano

RICORDI DI UNA VITA VISSUTA

Andando indietro nei ricordi della mia vita posso dirvi che c’è una cosa che mi è rimasta impressa nella memoria. La località terreno era Marione che la mia famiglia lavorava in affitto. Stavano arando il terreno con l’aratro di legno. Stavo seduto in un solco quando un grillo (nero) mi è saltato sopra la coscia (avevo i pantaloncini corti) ho fatto un grido di spavento. Potevo avere tre o quattro anni, poiché non conoscevo quel tipo di animale (ne ho conosciuti tanti in seguito) mi ha tanto spaventato. Ecco, questo è il ricordo più lontano nel tempo che io posso avere e che mi è rimasto sempre impresso nella memoria. La mia famiglia, mio padre e mia madre vivevano in casa di nonno Pietro e nonna Marianna con i quali (ho capito in seguito) avevano un accordo; ogni anno agrario dovevano dare un certo numero di tomoli di grano. La casa dei nonni (Pietro Vessella e Capezzone Marianna) era ubicata in contrada Panniglia n. 81, rivedo ancora il n. 81 inciso su una mattonella 20x20 cm. contro il muro vicino al portone d’ingresso. Dopo parecchi anni è cambiato in via Panniglia n.81. Con la nuova toponomastica (1989) è cambiato ancora in via Latina n. 27. Questa sarebbe la denominazione più consona poiché questa la chiamavamo sempre la vecchia via romana. Difatti da Ceprano, San Vito, Roccasecca porta ad Aquino dove esiste ancora l’arco, la porta romana, e i basalti della vecchia via romana. Mio nonno Pietro, con i soldi dell’immigrazione in America, s’era comprato una piccola proprietà dieci tomoli di terreno, ubicati a cavallo della via romana. Un tomolo roccaseccano equivale a 2800 mq. Mentre il tomolo pontecorvese circa 4000, quello arcese equivale a 3600 mq; queste sono le vecchie misure locali che ancora si usano. Nonno Pietro e nonna Marianna non avevano avuto figli ed allora avevano adottate due figlie: Rocavi Carolina mia madre e Litani Natalina mia zia. Per non perdere la proprietà (terreno 10 tomoli) fece in modo che esse si sposassero con i nipoti: Carolina con Crescenzo (mio padre figlio di Donato e Nicola figlio di Francesco sposò Natalina). Da specificare che nonno Pietro figlio di Nicola Vessella e Fraioli Bernarda; aveva cinque fratelli di cui Giuseppe, Antonio, Francesco detto Cecco, Domenico e Donato, come potete constatare i beni (terreni) restavano in famiglia. Anche perché dei fratelli era l’unico che si poteva dire che possedeva qualcosa gli altri erano quasi tutti a colonia, eccetto qualche pezzetto di terreno. Dalle ricerche ho potuto ritrovare che: nonno Pietro nato il 17 febbraio 1863, morto l’11 ottobre 1940, poco tempo dopo morì anche nonna Marianna ma non ho trovato traccia, sposato con nonna MariaTeresa il 21 dicembre 1882. Mentre Vessella Donato nato il 5 ottobre 1867 morto il 10 maggio 1955, sposato con Nicolafrancesco Silvia il 25 giugno 1892, da cui sono nati: Assunta, Antonia, Carmine, Crescenzo (1902), PietroAntonio, e Antonio. Come dicevo, la mia famiglia viveva con i nonni e per tirare avanti si attivava con animali (vacche, pecore, maiali). Il terreno era poco e per tenere questo bestiame ricorreva ad affittare dei terreni. Ecco perché avevamo il terreno vicino a Marione in affitto. Non solo ma ricordo di aver avuto altri terreni in contrada Colle Iannozzi foglio catastale n. 45 mentre Marione al foglio n.40. Ricordo che sovente si facevano raccolto di fieno per le bestie, anche granturco e grano. Ricordo che un anno alle limate di tunsante terreno dei Meleo facemmo tanti di quei fagioli rossi e tutto l’inverno ne mangiammo tanti. Si mi ricordo bene poiché partecipai anch’io a far girare la noria con la vacca mentre mio fratello Pietro il più grande guidava l’acqua per innaffiare i solchi. Ricordo che una volta mentre innaffiavamo si affacciò mio padre, rimase sopra la costa a guardare senza scendere giù; aveva una canottiera di lana, i muscoli delle braccia bruciate dal sole e spellate, lavorava a Roma, alla realizzazione dell’EXPO 42, l’attuale EUR, luogo che ho ben conosciuto in seguito. Queste erano le attività di prima della guerra. Sì, noi distinguiamo l’epoca prima e dopo della seconda guerra mondiale 40/45. Quanta miseria abbiamo sofferto prima della guerra, mangiavamo il pane rosso (fatto con farina di granturco). Potrei dire che le mie radici sono nel PANE ROSSO. Io ricordo che da piccolo facevo il guardiano di animali, prima coadiuvavo mio fratello Rocco (detto Roccuccio) dopo man mano che divenivo più grande anche da solo. Ricordo che avevo una pecora, quando la riportavo la sera all’ovile, se non andavo a mungerla subito, veniva fuori lei per farsi mungere. C’era chi non ci credeva, allora io dicevo aspetta e vedrai. Io restavo davanti casa con la tina pronta, tardavo un po’, la pecora usciva fuori e la dovevo mungere. La tina era quel recipiente (10 litri circa) di lamiera zincata con la quale si mungevano le bestie. Oramai da molto tempo non la vedo più. Come dicevo, io aiutavo mio fratello Roccuccio a portare al pascolo gli animali sia pecore che maiali. Una volta mi disse che se facevo il bravo mi avrebbe portato alle Tore. Io, quando sentii questa parola tore mi immaginavo chissà che cosa. Per me questa parola aveva qualcosa di magico, immaginavo un luogo veramente idilliaco. Naturalmente tutto ciò che mi chiedeva veniva fatto immediatamente senza discutere. Dopo qualche settimana di attesa, finalmente mi portò alle tore. Con mio grande rammarico constatai che le tore erano una sorgente di acqua raccolta nei vasconi di cemento dove poteva bere il bestiame.

Un’altra volta mi fece fare a lotta con un ragazzo molto più grande di me. Io non volevo ma mio fratello mi costrinse con la forza. Questo si chiamava Tommaso Pistilli, aveva un cappello nuovo che gli avevano comperato il giorno prima al mercato di Roccasecca. Ebbene chi vinceva a lotta prendeva il cappello. Garante e con il cappello in mano era Tommaso Porzio coetaneo di mio fratello. Al via, mio fratello dietro di me, senza farsi notare mi diede una forte spinta, per cui cademmo per terra io sopra e Tommaso sotto. Questo aveva perso il cappello, naturalmente incominciò a piangere poiché non credeva affatto di perdere. Questo durò per parecchio tempo, dopo facendo vedere che erano clementi gli restituirono il cappello.

La vigna di nonno Pietro.

Mio nonno era molto geloso della sua vigna, non ci faceva passare nessuno, la potava sempre lui. Quando morì, mio padre subentrò, non sapeva come potare per cui per i primi due anni dovette chiedere assistenza al compare Domenico Itri, ma in seguito anche lui imparò il mestiere abbastanza bene.

Nel periodo anteguerra, io coadiuvavo mio fratello Roccuccio nel portare al pascolo gli animali; si andava verso la selva denominata Comone oppure Pannucciara-Scolpeto, le due insieme avevano una superficie di 280 Ettari. Una volta in mezzo alla selva Comone, in una radura che

Hai raggiunto la fine di questa anteprima. Registrati per continuare a leggere!
Pagina 1 di 1

Recensioni

Cosa pensano gli utenti di Ricordi di vita vissuta

0
0 valutazioni / 0 Recensioni
Cosa ne pensi?
Valutazione: 0 su 5 stelle

Recensioni dei lettori