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Diari intimi

Diari intimi

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Diari intimi

Lunghezza:
102 pagine
42 minuti
Pubblicato:
20 set 2018
ISBN:
9788893041362
Formato:
Libro

Descrizione

Diari Intimi, ovvero i pensieri più autentici e sinceri dell’autore dei Fiori del male. Le sue opinioni sull’amore (“assomiglia a una tortura”), sulla politica (“i popoli adorano l’autorità”) l’arte, l’estetica, la poesia… Ultima opera scritta da Baudelaire in ordine di tempo, i Journaux intimes riassumono con velenosa, folgorante ironia tutto lo scetticismo e l’originalità di uno dei grandi protagonisti della letteratura di tutti i tempi.
Pubblicato:
20 set 2018
ISBN:
9788893041362
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Baudelaire es uno de los grandes poetas franceses de todos los tiempos, fue un innovador completo y se lo considera el padre de la poesía moderna. "Las flores del mal” es su obra cumbre, pero también se destacan "Paraísos artificiales” y "Pequeños poemas en prosa”.


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Diari intimi - Charles Baudelaire

DIARI INTIMI

I

II

III

IV

V

VI

VII

VIII

IX

X

XI

XII

XIII

XIV

IL MIO CUORE MESSO A NUDO

I

II

III

IV

V

VI

VII

VIII

IX

X

XI

XII

XIII

XIV

XV

XVI

XVII

XVIII

XIX

XX

XXI

XXII

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XXIX

XXX

XXXI

XXXII

XXXIII

XXXIV

XXXV

XXXVI

XXXVII

XXXVIII

XXXIX

XL

XLI

XLII

XLIII

XLIV

XLVI

XLVII

XLVIII

Nota del traduttore

Crediti

Tra i Fogli volanti

Charles Baudelaire

Diari intimi

Traduzione di Roberto Morpurgo

Una realizzazione Falsopiano/Fogli Volanti

secondo gli standard dell'International Digital

Publishing Forum

ISBN 9788893041362

Prima edizione digitale 2018

DIARI INTIMI

I

Quand’anche Dio non esistesse, la Religione sarebbe pur sempre Santa e Divina.

Dio è il solo che per regnare non abbia nemmeno bisogno di esistere.

Ciò che è creato dallo spirito è più vivo della materia.

L’amore non è che il gusto della prostituzione.

In uno spettacolo, a un ballo, ognuno gioisce di tutti.

Cos’è l’arte? Prostituzione.

Il piacere di trovarsi fra le moltitudini è un segno misterioso del diletto per la moltiplicazione del numero.

Tutto è numero. Il numero è in tutto. Il numero è nell’individuo. L’ebrietà è un numero.

Il gusto della concentrazione produttiva deve rimpiazzare, presso l’uomo maturo, quello per la dispersione.

L’amore può derivare da un sentimento generoso: il gusto della prostituzione; ma è tosto corrotto dal gusto della proprietà.

L’amore vuole uscire da sé, confondersi con la propria vittima come il vincitore con il vinto, e tuttavia conservare i privilegi del conquistatore.

Le voluttà dell’imprenditore discendono dall’angelo come dal proprietario. Carità e ferocia. Esse sono addirittura indipendenti dal sesso, dalla bellezza e dal genere animale.

Le tenebre verdi nelle umide sere della bella stagione.

Immensa profondità del pensiero nelle locuzioni volgari, buchi scavati da generazioni di formiche.

Aneddoto del cacciatore relativo all’intimo legame della ferocia e dell’amore.

II

Della femminilità della Chiesa quale ragione della sua onnipotenza.

Del colore violetto (amore contenuto, misterioso, velato, color canonica).

Il prete è immenso perché fa credere alla folla cose stupefacenti.

Che la Chiesa voglia tutto fare e tutto essere, è una legge dello spirito umano.

I popoli adorano l’autorità.

I preti sono i servitori e i settari dell’immaginazione.

Il trono e l’altare, massima rivoluzionaria.

E.G. o la SEDUCENTE AVVENTURIERA

Ebbrezza religiosa delle grandi città. - Panteismo. Io, sono tutto: tutto è me.

Turbinio.

III

Credo di aver già scritto nelle mie note di quanto l’amore assomigli a una tortura o a un’operazione chirurgica. Ma questa idea può venir sviluppata nella maniera più amara. Quand’anche i due amanti fossero in massimo grado coinvolti e colmi di reciproco desiderio, l’uno dei due sarà sempre più calmo, o meno infervorato dell’altro. Costui, o costei, è l’operatore, cioè il boia; l’altro è il soggetto, la vittima. Non sentite quei sospiri, preludi di una tragedia del disonore, quei gemiti, quelle grida, quei rantoli? Chi non li ha profferiti, chi non prepotentemente estorti? E cosa trovereste di peggio, voi, nella domanda posta da aguzzini scrupolosi? Quegli occhi di sonnambuli stralunati, quelle membra dai muscoli sprizzanti e irrigiditi come sotto l’azione di una pila galvanica, l’ebbrezza, il delirio, l’oppio nei loro più sfrenati effetti non vi offriranno certo esempi altrettanto curiosi e terrifici. E il viso umano, che Ovidio credeva

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