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Compendio di PROCEDURA PENALE: con aggiornamenti 2019

Compendio di PROCEDURA PENALE: con aggiornamenti 2019

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Compendio di PROCEDURA PENALE: con aggiornamenti 2019

Lunghezza:
576 pagine
6 ore
Pubblicato:
23 mag 2019
ISBN:
9786050366556
Formato:
Libro

Descrizione

Il Compendio di Procedura Penale è stato aggiornato sia a seguito della cd. Riforma Orlando (L. 23 giugno 2017, n. 103, Modifiche al codice penale al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario) sia a seguito della Legge 9 gennaio 2019, n. 3 (cd "spazzacorrotti); tiene conto poi dei recenti interventi della Corte Costituzionale, che, assieme alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati (l. 27 febbraio 2015, n. 18), e l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto introdotta dal D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28, hanno finito per modificare diversi istituti del codice di rito. Tutto ciò anche a causa del recepimento delle direttive europee in materia processuale e all'emergenza legata al sovraffollamento carcerario.
La sua struttura sintetica ma precisa, e la sua scorrevolezza narrativa, ne fanno uno dei compendi più completi della Collana Manuali Giuridici STUDIOPIGI. Il DIRITTO e la PROCEDURA PENALE, da oggi insieme.
Il tutto nello stile sintetico e scorrevole proprio della Manualistica STUDIOPIGI. E, come sempre, al prezzo più basso d'Italia.
Pubblicato:
23 mag 2019
ISBN:
9786050366556
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Compendio di PROCEDURA PENALE - Pietro Giaquinto

PIETRO GIAQUINTO

Compendio di

PROCEDURA PENALE

Con aggiornamenti 2019

________________________

Collana Manuali Giuridici

STUDIOPIGI

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Vietata la riproduzione anche parziale

Tutti di diritti di sfruttamento economico dell'opera appartengono a STUDIOPIGI EDITORE

(art. 64 , D. Lgs. 10-2-2005, n. 30)

INDICE DEI CONTENUTI

PROLOGO.............................................................................................................................pag 9

Dal codice Rocco ad oggi-Il nuovo modello processuale-Il principio del giusto

processo-La struttura del codice.

CAPO I

IL DIRITTO PROCESSUALE PENALE................................................................................pag 19

Generalità-La riserva di legge statuale-I limiti di efficacia nello spazio e nel tempo-Stadi del procedimento-I soggetti.

CAPO II

IL GIUDICE..........................................................................................................................pag 27

Principi generali-L'incompatibilità-L'astensione-La ricusazione-La rimessione-La competenza-Riunione e separazione di processi-L'attribuzione-I conflitti di giurisdizione e di competenzaL'incompetenza-Carenza di attribuzione-I provvedimenti del giudice.

CAPO III

SULLA RESPONSABILITÀ CIVILE DEI GIUDICI................................................................pag 43

La recente modifica normativa-Destinatari e limiti della legge.

CAPO IV

IL PUBBLICO MINISTERO..................................................................................................pag 45

Nozioni e competenza-Strutturazione del Pubblico Ministero—L'avocazione-L'astensione-La direzione distrettuale e la direzione nazionale antimafia.

CAPO V

LA POLIZIA GIUDIZIARIA.................................................................................................pag 51

Nozioni e competenze-Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria-Attivitè della Polizia Giudiziaria-La funzione della P.G. innanzi il Giudice di Pace.

CAPO VI

L'IMPUTATO.......................................................................................................................pag 55

La qualità di imputato-I diritti dell'imputato-L'informazione di garanziaL'interrogatorio.

CAPO VII

GLI ALTRI SOGGETTI PRIVATI..........................................................................................pag 59

La persona offesa dal reato-La parte civile-Il responsabile civile ed il civilmente obbligato per la pena pecuniaria-Gli enti esponenziali.

CAPO VIII

IL DIFENSORE.....................................................................................................................pag 65

Nozione e qualità del difensore-Il difensore delle parti private diverse dall'imputato-Il gratuito patrocinio-L'incompatibilità del difensore-L'abbandono ed il rifiuto della difesa.

CAPO IX

GLI ATTI E LE ATTIVITÀ....................................................................................................pag 71

La successione di atti-Il procedimento in camera di consiglio-La documentazione degli atti-La segretezza e la pubblicità degli atti..

CAPO X

LE NOTIFICAZIONI............................................................................................................pag 75

Il titolo V del libro secondo-Organi e forme delle notificazioni-Notificazioni urgenti a mezzo del telefono o del telegrafo-Le notifiche all'imputato-Il domicilio dichiarato o eletto-Comunicazione del domicilio dichiarato o del domicilio eletto.

CAPO XI

LE SANZIONI PROCESSUALI.............................................................................................pag 79

Requisiti formali degli atti-La decadenzaL'inammissibilità-La nullità-

L'inutilizzabilità-L'inesistenzaL'irregolarità-L'abnormità..

CAPO XII

PRICIPI GENERALI SULLA PROVA...................................................................................pag 87

Il sistema accusatorio nel processo penale italiano-Il sillogismo probatorio. Prova ed indizio-Il procedimento probatorio-L'onere della prova-Il diritto alla prova-Oralità, immediatezza e contraddittorio-Questioni pregiudiziali e limiti probatori.

CAPO XIII

I MEZZI DI PROVA..............................................................................................................pag 95

Nozione di mezzo di prova-La testimonianza-La capacità a testimoniare-Il privilegio contro l'autoincriminazione-Il testimone prossimo congiunto-La violazione degli obblighi del testimone-Il segreto professionale-Il segreto d'ufficio e di Stato-La falsa testimonianza.

CAPO XIV

L'ESAME DELLE PARTI....................................................................................................pag 103

Le diverse fattispecie-I confronti-Le ricognizioni-Gli esperimenti giudiziali-La perizia-I documenti.

CAPO XV

I MEZZI DI RICERCA DELLE PROVE..............................................................................pag 113

Generalità-Le ispezioni-Le perquisizioni-I sequetri-Le intercettzioni-Verso la riforma

delle intercettazioni.

CAPO XVI

LE MISURE CAUTELARI...................................................................................................pag 123

I perchè della riforma-Le modifiche della riforma del 2015-Le misure coecitive-Le misure interdittive-L'applicazione delle misure coercitive e interdittive-L'estinzione delle misure coercitive e interdittive-Casi di estinzione automatica-Sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare-Le misure cautelari di sicurezza-Natura post-delictum delle misure-Le misure cautelari reali.

CAPO XVII

PROCEDIMENTO E PROCESSO........................................................................................pag 147

L'apertura delle indagini-La notizia di reato-Il Giudice delle Indagini Preliminari-Attività relative all'indagato ad iniziativa della Polizia Giudiziaria-Le indagini preliminari del P.M.-Il controllo sulla legittimazione del Pubblico Ministero-Le condizioni di procedibilità-Il difetto di condizioni di procedibilità-Il segreto investigativo ed il divieto di pubblicazione-Le investigazioni difensive.

CAPO XVIII

L'ARRESTO IN FLAGRANZA ED IL FERMO....................................................................pag 165

Principi generali-Adempimenti e verifiche comuni-La convalida del fermo o dell'arresto-L'incidente probatorio-La chiusura delle indagini preliminari-La proroga delle indagini-L'archiviazione.

CAPO XIX

L'UDIENZA PRELIMINARE..............................................................................................pag 177

Funzione dell'udienza preliminare-La richiesta di rinvio a giudizio-Svolgimento dell'udienza preliminare.

CAPO XX

I PROCEDIMENTI SPECIALI.............................................................................................pag 185

I diversi procedimenti.

CAPO XXI

IL GIUDIZIO......................................................................................................................pag 201

Gli atti preliminari al dibattimento-Le indagini integrative-Gli atti introduttivi al dibattimento-Il dibattimento-Le nuove contestazioni in dibattimento.

CAPO XXII

LA PROVA NEL PROCEDIMENTO PENALE....................................................................pag 211

Nozioni generali-L'istruzione dibattimentale-Dichiarazioni rese prima del dibattimento e loro utilizzabilità-Poteri di iniziativa probatoria esercitabili dal giudice-La rinuncia alla prova-La partecipazione e l'esame a distanza.

CAPO XXIII

LA CONCLUSIONE DEL PROCEDIMENTO.....................................................................pag 223

La discussione finale-La sentenza-I requisiti della sentenza-La sentenza di proscioglimento-La sentenza di assoluzione-La sentenza di condanna.

CAPO XXIV

IL GIUDICE MONOCRATICO...........................................................................................pag 231

Il procedimento davanti al giudice monocratico-L'accesso al dibattimento-Il giudizio ordinario innanzi al tribunale monocratico-Riti speciali e citazione diretta.

CAPO XXV

COMPETENZA PENALE DEL GIUDICE DI PACE............................................................pag 235

Caratteristiche-Le indagini preliminari-L'archiviazione davanti al giudice di pace-La citazione a giudizio.

CAPO XXVI

IL PROCEDIMENTO MINORILE.......................................................................................pag 241

La normativa di riferimento-Provvedimenti in materia di libertà personale-Misure cautelari per i minorenni..

CAPO XXVII

LE IMPUGNAZIONI..........................................................................................................pag 247

Principi generali-I titolari del diritto ad impugnare-Forme, termini ed effetti dell'impugnazione-Il giudizio contumaciale.

CAPO XXVIII

L'APPELLO........................................................................................................................pag 257

Generalità-L'appello incidentale-Forme del processo di appello-Il nuovopatteggiamento in appello-Le questioni di nullità e la sentenzaL'inibitoria civile.

CAPO XXIX

IL RICORSO PER CASSAZIONE........................................................................................pag 265

Natura del ricorso in Cassazione-Le restrizioni della riforma Orlando-I soggetti ricorrenti-Il procedimento-Le tipologie delle sentenze della suprema corte-Il giudizio di rinvio-Il ricorso straordinario per errore materiale-Il provvedimento abnorme.

CAPO XXX

IL GIUDIZIO DI REVISIONE.............................................................................................pag 277

Natura e differenze con le altre impugnazioni-Predibattimento e dibattimento nel giudizio di revisione-Verso una forma di revisione europea-La riparazione dell'errore giudiziario.

CAPO XXXI

L'ESECUZIONE PENALE..................................................................................................pag 283

Irrevocabilità delle sentenza e dei decreti penali-Le funzioni del pubblico ministero-Computo della custodia cautelare e delle pene espiate senza titolo-Le misure alternative alla detenzione-Le pene sostitutive-Esecuzione dei provvedimenti del giudice di sorveglianza.

CAPO XXXII

RAPPORTI GIURISDIZIONALI CON AUTORITA' STRANIERE.......................................pag 293

L'estradizione-Le rogatorie internazionali-Effetti delle sentenze penali straniere-Esecuzione all'estero delle sentenze penali italiane.

CAPO XXXIII

GLI EFFETTI DEL GIUDICATO PENALE..........................................................................pag 297

Terminologia-Il giudicato penale in relazione ad altri processi penali-La sentenza penale irrevocabile ed il processo per il risarcimento del danno cagionato-Efficacia della sentenza penale di condanna nel giudizio civile o amministrativo di danno-Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio civile o amministrativo di danno-Efficacia della sentenza penale di assoluzione nel giudizio disciplinare davanti alle pubbliche autorità-Efficacia della sentenza penale di condanna o di assoluzione in

altri giudizi civili o amministrativi.

FONTI BIBLIOGRAFICHE.................................................................................................pag 305

PROLOGO

§ 1. DAL CODICE ROCCO AD OGGI

Il vigente Codice di Procedura Penale è stato approvato il 22 Settembre 1988

(con D.P.R. n. 447, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 Ottobre 1988) entrando in vigore un anno dopo la data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale; il nuovo codice, come vedremo, si ispira ad una filosofia e ad una struttura profondamente diverse da quelle del codice precedente, il Codice ROCCO, varato, in pieno regime fascista, nel 1930.

E non deve sorprendere che il primo codice che si è voluto riformare, assieme a quello penale (in realtà solo blandamente emendato), nel periodo repubblicano sia proprio quello di procedura penale: è nota infatti l'interdipendenza tra processo penale e ordinamento politico dello Stato, motivo per cui non era pensabile lasciare ancora sopravvivere, dopo la restaurazione del regime democratico, un codice caratterizzato da una struttura inquisitoria, tipica di tutti i regimi autoritari.

Per la verità il codice Rocco del 1930, indubbiamente pregevole sotto il profilo tecnico, aveva non poche connotazioni liberali, dovute alla cultura dei giuristi del periodo prefascista, che in gran parte avevano collaborato alla sua redazione. Ma l'impronta politica del regime autoritario si rivelava in molte altre sue disposizioni e, soprattutto, nella scelta di una istruzione segreta e scritta, di evidente stampo inquisitorio, in cui veniva lasciato poco spazio al diritto di difesa ed erano notevolmente compressi i diritti di libertà del cittadino.

È bensì vero che su quella struttura si erano operati, mediante leggi speciali, numerosi innesti, diretti a garantire il diritto di difesa; ma tale processo di

liberalizzazione, reso necessario anche per l'entrata in vigore della Costituzione repubblicana (1948), aveva creato inevitabili scompensi con la originaria struttura inquisitoria del codice: tanto che qualche autore aveva parlato, a questo proposito, di garantismo inquisitorio (di cui peraltro si è tornati a parlare in occasione di una recente sentenza della Corte di Cassazione sull'esame di un imputato in procedimento connesso in forma debole esposta nell'art. 210, comma 6, cpp) o di soave inquisizione.

Si era trattato, peraltro, sempre di piccole riforme, come quella realizzata con la legge 18 giugno 1955 n. 517, di sporadici interventi normativi o di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale, perché in contrasto con i principi costituzionali. La situazione si era complicata ulteriormente per l'intervento di una serie di innovazioni legislative dettate dalla necessità di combattere il fenomeno del terrorismo e più in generale la criminalità organizzata.

Queste nuove norme, generalmente denominate come legislazione dell'emergenza, avevano introdotto, dal 1974 in poi, delle restrizioni

estremamente pesanti ai diritti dell'imputato e, più in generale, alle garanzie difensive. Contro tali limitazioni non erano mancate critiche da parte della dottrina. Basterebbe ricordare, per fare solo un esempio, che per i reati più gravi era prevista una carcerazione preventiva che poteva giungere fino ad un massimo di dieci anni ed otto mesi, anche se, con una legge successiva dei 1984, tale limite era stato ridotto a sei anni.

Su questo tema, come su altri - quali la disciplina della contumacia e la lunga durata del processo penale - anche la Corte Europea aveva avuto occasione di criticare la legislazione processuale penale italiana. Per di più, questo alternarsi e sovrapporsi di riforme di segno opposto, espressioni di tendenze diverse e contrastanti, aveva dato luogo ad un grave disorientamento nella pubblica opinione.

Più che naturale, dunque, che le istanze di riforma del processo penale fossero diventate, negli ultimi tempi, sempre più insistenti; anzi, in realtà, l'impellenza di riforma era stata avvertita subito dopo il ripristino delle libertà democratiche. Si trattava però di scegliere se operare ancora sulla base dei codice del 1930, con interventi razionali e coordinati, ovvero optare per un codice ispirato ad un sistema del tutto diverso. Ecco perché, abbandonata l'idea di interventi parziali e settoriali, si cominciò a pensare ad una riforma radicale dei sistema.

Il primo tentativo in questa direzione fu fatto, nel 1962, da una Commissione Ministeriale presieduta da FRANCESCO CARNELUTTI, che si concretò in una bozza di Progetto, pubblicata nel 1963, ispirata al sistema accusatorio, ma incompleta e tale da non costituire una piattaforma valida per una effettiva riforma. Nel 1965 il Parlamento mise mano, invece, alla elaborazione di una

delega legislativa al Governo, per l'emanazione del nuovo codice di procedura penale. Secondo il sistema della delega legislativa il Parlamento indica solo i criteri direttivi ai quali deve ispirarsi il Governo nella predisposizione dei nuovo codice: ma questa volta il Parlamento, dopo un lavoro protrattosi per tre Legislature, approvò una Legge-delega (3 aprile 1974 n. 108) in cui venivano enunciate ben 84 direttive.

Di particolare importanza era la premessa, secondo cui il nuovo codice di procedura penale doveva attuare nel processo penale i caratteri del sistema accusatorio ed inoltre adeguarsi ai principi della Costituzione ed alle norme delle Convenzioni internazionali ratificate dall'Italia relative ai diritti della persona.

A questo riguardo vale la pena di ricordare che la Costituzione italiana del 1948, analogamente a quanto fanno anche altre Costituzioni moderne, dedica molte disposizioni ai principi che devono regolare il processo, ed in particolare il processo penale: basta ricordare, tra gli altri, l'art. 13, secondo cui la libertà personale è inviolabile e "non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità

giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. Lo stesso articolo prevede che la legge deve stabilire i limiti massimi della carcerazione preventiva. Non meno importante è l'art. 24 che proclama la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Esso impegna, inoltre, il legislatore ordinario ad assicurare ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione, nonché a determinare le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari. Fondamentale è, altresì, la previsione secondo cui nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge (art. 25). La presunzione di innocenza dell'imputato è consacrata, infine, nell'art. 27 con la formula L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva".

Sulla base della Legge-delega del 1974 una Commissione Ministeriale predispose un Progetto preliminare di 653 articoli, diviso in due Parti e composto di undici Libri. Detto Progetto, pubblicato nel 1978, delineava un tipo di «processo di parti a struttura accusatoria», con una tendenziale eguaglianza di posizione tra P.M. e difensore dell'imputato; aboliva l'istruzione formale e la figura dell'allora Giudice Istruttore (G.I.) e spostava l'acquisizione della prova alla fase dibattimentale, che diventava il momento centrale del processo. Il Progetto del 1978 era accompagnato da un'ampia relazione illustrativa, che dava conto delle radicali innovazioni apportate.

Sennonché il Governo, dopo aver chiesto numerose proroghe, lasciò scadere il termine previsto dalla Legge-delega, senza tradurre in legge il Progetto.

Tale comportamento può trovare la sua spiegazione nel difficile momento che l'Italia attraversava in quel periodo, a causa della grave situazione creata dal terrorismo e da altre forme di criminalità organizzata.

Ma l'esigenza di avere un nuovo codice di procedura penale permaneva e diventava, anzi, sempre più urgente, per le gravi disfunzioni dell'amministrazione della giustizia. Si lamentavano, soprattutto, la estrema lentezza dei processi, le lunghe - e spesso ingiustificate - carcerazioni preventive (la maggior parte dei detenuti era costituita da imputati in attesa di giudizio), la compressione dei diritti della difesa ed altre notevoli carenze.

Cosicché il Parlamento si mise al lavoro per elaborare una nuova Legge-delega, che tenesse anche conto dei rilievi e delle critiche che erano state mosse alla precedente Legge del 1974 ed al Progetto del 1978. La nuova Legge-delega veniva approvata dal Parlamento con Legge 16 febbraio 1987

n. 81. Dopo aver premesso, ancora una volta, che il codice di procedura penale avrebbe dovuto attuare i principi della Costituzione e adeguarsi alle norme delle Convenzioni internazionali ratificate dall'Italia e relative ai diritti della persona nel processo penale, la nuova Legge-delega ribadiva che doveva essere adottato il sistema accusatorio, e fissava in 105 punti le direttive alle quali doveva adeguarsi il nuovo processo. Senza entrare nei dettagli, segnaliamo solo alcune delle direttive di carattere generale fissate

dal legislatore delegante.

Si stabiliva, innanzitutto, che il nuovo processo dovesse ispirarsi alla massima semplificazione delle forme e dovesse adottare il principio di oralità.

Si affermava che accusa e difesa dovessero essere trattate su base di parità in ogni stato e grado del procedimento, con obbligo del giudice di provvedere senza ritardo sulle richieste delle parti e dei difensori; si prevedeva il diritto dell'imputato o del fermato di essere avvertito immediatamente della facoltà di nominare un difensore e di farsi assistere dallo stesso nell'interrogatorio e, in caso di carcerazione preventiva, di conferire con il difensore immediatamente o subito dopo la esecuzione del provvedimento limitativo della libertà personale. Si stabilivano precise garanzie per la libertà del difensore in ogni stato e grado del procedimento. Venivano previste misure alternative alla custodia in carcere (incrementate ulteriormente anche recentemente, v infra) e si fissava un termine massimo di quattro anni per la carcerazione preventiva, per i reati più gravi.

Il testo del nuovo codice di procedura penale è stato predisposto da una Commissione ministeriale e sottoposto al controllo di conformità alla delega da una Commissione parlamentare presieduta da MARCELLO GALLO.

Dopo l'approvazione del Governo, il Presidente della Repubblica, FRANCESCO COSSIGA, firmava il 22 settembre 1988 il Decreto Presidenziale n.

447, controfirmato dal Guardasigilli GIULIANO VASSALLI.

§ 2. IL NUOVO MODELLO PROCESSUALE

Come si è già rilevato è soprattutto la struttura dei processo che è mutata, ispirandosi al modello accusatorio, anziché al triste modello inquisitorio.

Almeno sulla carta. A questo riguardo, però, non possiamo sottrarci ad alcune osservazioni.

Ricordiamo, nel 1988 (allora studentelli di Giurisprudenza alle prese con l'esame di procedura penale proprio nel periodo di riforma del processo), che da più parti, e per qualche anno di seguito, si sentì ripetere che il nuovo codice di procedura penale sarebbe stato una mera riproduzione del processo anglo-americano; in realtà non è stato così: non v'è dubbio che il nuovo processo italiano si ispira al modello accusatorio, ma a ben guardare, realizzare un modello accusatorio puro non è stato nè sarebbe stato possibile, non foss'altro perché questo avrebbe comportato anche il ripristino della giuria, storicamente legata al processo di tipo accusatorio-americano, mentre tale istituto è stato abolito in Italia e non si è inteso ripristinarlo.

I nuovi caratteri portanti la struttura del processo penale italiano restano quindi il metodo orale e la partecipazione dell'accusa e della difesa su basi di (teorica) parità (caratteri tipici, appunto, del sistema accusatorio), ma misti a direttive che certamente non sono tipiche del sistema accusatorio (come, ad esempio, la presenza della parte civile, del responsabile civile e di altri soggetti sicuramente estranei alla pretesa punitiva dello Stato).

Questo significa che il nuovo processo, anche se tendenzialmente ispirato al modello accusatorio, ha, nella stessa intenzione del legislatore delegante, una struttura propria originale, caratterizzata anche dalla esigenza di attuare i principi della Costituzione e di adeguarsi alle norme delle Convenzioni internazionali ratificate dall'Italia e relative ai diritti della persona.

§ 3. IL PRINCIPIO DEL GIUSTO PROCESSO

Le riforme in ordine di tempo da ultimo attuate hanno riguardato l’introduzione di taluni principi volti a spostare ulteriormente l’indirizzo del processo penale italiano verso il profilo accusatorio con la delineazione del

giusto processo.

I principi scritti nel nuovo art. 111 della Costituzione (legge costituzionale n.

2 del 1999) sanciscono non solo la necessità di una piena esplicazione del contraddittorio e quindi della difesa effettiva, ma anche la necessità di pervenire ad una decisione in tempi ragionevoli, rendendo in tal modo espliciti e più vincolanti i principi già implicitamente contenuti negli articoli 24 comma 2 e 27 comma 2 della Costituzione e traducendo in canoni oggettivi di legittimità del processo quei diritti che fino ad ora erano concepiti come garanzia individuale.

Il nuovo testo dell’art. 111 della Costituzione (che enunciava: tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati; contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso il ricorso in Cassazione per violazione della legge…) sancisce ora la parità fra accusa e difesa, il contraddittorio di fronte al giudice terzo ed imparziale, nonché la ragionevole durata del processo.

Il contraddittorio rappresenta il cuore della riforma: la parità delle parti nel processo passa tramite il contraddittorio ad un giudice terzo ed imparziale, ossia in una posizione d’indifferenza ed equidistanza rispetto alle parti.

La nuova disposizione assicura che il soggetto indagato sia informato, in maniera riservata e nel minor tempo possibile, delle ragioni e della natura delle accuse elevate a suo carico.

Quanto al diritto di difesa, l'accusato deve disporre del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua arringa difensiva. Tra le condizioni figura la possibilità di interrogare dinanzi al magistrato colui che ha reso dichiarazioni a suo carico. L’imputato, inoltre, ha il diritto di ottenere la convocazione in aula e la deposizione davanti alla Corte o al Tribunale di testimoni a sua difesa nelle medesime condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro strumento di prova a suo vantaggio.

Il processo penale, inoltre, è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione delle prove, parte importante della riforma, destinata a riflettersi sulla gestione sui pentiti. L’articolo in esame sancisce, infatti, "la colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di

dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del difensore".

La legge, infine, regola tutti i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in dibattimento per consenso dell’imputato, per accertata impossibilità di natura oggettiva, per effetto di provata condotta illegale.

Obiettivo primario dei nuovi principi inseriti nell’articolo 111 Cost., pertanto, è la piena operatività del principio del contraddittorio nella formazione della prova, in quanto fine primario ed ineludibile del processo penale non può che rimanere quello della ricerca della verità.

Tuttavia, è importante notare che la parità tra le parti evidenzia la necessità di rimuovere l'ostacolo all’accesso alla giustizia rappresentato dall’onere economico richiesto per la difesa in giudizio. Si rende necessaria, pertanto, una nuova legge sul gratuito patrocinio e sulla difesa di ufficio, che superi il requisito di non abbienza per sostituirlo con quello di onere del processo rapportato al reddito familiare dell’utente, e nello stesso tempo occorre dare maggiore incisività al ruolo del difensore attraverso la nuova disciplina delle indagini difensive.

Altro fondamentale enunciato è la durata ragionevole del processo, che deve essere inteso non in senso tecnico ma comprensivo anche della fase procedimentale, nella veste di garanzia oggettiva contro illogici ed ingiustificati pregiudizi per la tempestiva definizione dell’attività giurisdizionale.

Abbiamo visto che la ragionevole durata dei processi rappresenta l'elemento essenziale affinché il sistema giuridico sia in grado di regolare concretamente i rapporti che si costituiscono al suo interno. Del resto un sistema giudiziario veramente efficace e soddisfacente deve poter contare su strutture operative che garantiscano il rispetto delle leggi, evitando in tal modo che entri in crisi il servizio giustizia, con conseguente perdita di incisività e significato dell'opera dei giudici.

L'introduzione nell'art. 111 della Costituzione del principio della durata

ragionevole del processo, che deve essere assicurata dalla legge ordinaria, unito a quello del contraddittorio, rappresenta sicuramente una novità interessante, da valutare attentamente e che impone di affrontare in modo diverso i vari temi della giustizia, da quello dell’efficienza ai limiti ed alle modalità di esercizio del diritto al silenzio, per giungere alla rielaborazione di una deontologia professionale del magistrato e dell’avvocato, rispondente alle esigenze del processo orale.

Con la legge costituzionale n. 2 del 1999, peraltro, è stato esplicitamente inserito nella nostra Carta fondamentale un principio già espressamente previsto dall’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sottoscritta a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata dall’Italia con la legge 4 agosto 1955, n. 848. Il citato articolo 6, par. 1 della Convenzione, infatti, riconosce ad ogni persona il diritto che

"la sua causa sia esaminata imparzialmente, pubblicamente ed in un tempo ragionevole". Con la ratifica della Convenzione lo Stato italiano si è obbligato ad organizzare il proprio sistema giudiziario in modo tale da soddisfare l’esigenza di garantire uno svolgimento celere delle cause, adeguando le strutture dell’amministrazione della giustizia. Tuttavia, la lentezza dei processi, tipica del nostro Paese, si riflette in una cronica mancanza di funzionalità che spiega il motivo per cui il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa abbia posto sotto osservazione il nostro sistema giudiziario, nell’ambito dei suoi compiti di sorveglianza (previsti dagli articoli 32 e 54 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo) sulla corretta esecuzione delle decisioni di Strasburgo.

L'entrata in vigore, il 7 gennaio 2000, della legge costituzionale di riforma dell’articolo 111, ha rappresentato il punto di arrivo di un lungo iter parlamentare e si colloca sicuramente nell’ambito delle importanti riforme del processo penale introdotte con la cd L. CAROTTI e con la delega al Governo per attribuire al giudice di pace competenze in materia penale.

§ 4. LA STRUTTURA DEL CODICE VIGENTE

Il codice di procedura penale vigente è costituito da 746 articoli, suddivisi in 11 libri, e 260 disposizioni di attuazione, di coordinamento e transitorie.

-Il Libro I (Soggetti) consta di sette titoli:

Titolo I Giudice (Artt. 1 – 49);

Titolo II Pubblico Ministero (Artt. 50 – 54);

Titolo III Polizia Giudiziaria (Artt. 55 – 59);

Titolo VI Imputato (Artt. 60 – 73);

Titolo V Parte Civile responsabile civile e civilmente obbligato per la pena pecuniaria (Artt. 74 – 89);

Titolo VI Persona offesa dal reato Artt. 90 – 95)

Titolo VII Difensore (Artt. 96 – 108).

-Il Libro II (Atti) consta di sette titoli:

Titolo I Disposizioni generali (Artt. 109-124);

Titolo II Atti e provvedimenti del giudice (Artt. 125-133); Titolo III Documentazione degli atti (Artt. 134-142);

Titolo IV Traduzione degli atti (Artt. 143-147);

Titolo V Notificazioni (Artt. 148-171);

Titolo VI Termini (Artt. 172-176);

Titolo VII Nullità (Artt. 177-186).

-Il Libro III (Prove) consta di tre titoli:

Titolo I Disposizioni generali (Artt. 187-193);

Titolo II Mezzi di prova (Artt. 194-243);

Titolo III Mezzi di ricerca della prova (Artt. 244-271).

-Il Libro IV (Misure cautelari) consta di due titoli:

Titolo I Misure cautelari personali (artt. 272 – 315);

Titolo II Misure cautelari reali (artt. 316 – 325).

-Il Libro V (Indagini preliminari e udienza preliminare) consta di dieci titoli:

Titolo I Disposizioni generali (Artt. 326-329);

Titolo II Notizia di reato (Artt. 330-335);

Titolo III Condizioni di procedibilità (Artt. 336-346);

Titolo IV Attività a iniziativa della polizia giudiziaria (Artt. 347-357); Titolo V Attività del pubblico ministero (Artt. 358-378);

Titolo VI Arresto in flagranza e fermo (Artt. 379-391);

Titolo VI bis Investigazioni difensive (Artt. 391bis-391decies); Titolo VII Incidente probatorio (Artt. 392-404);

Titolo VIII Chiusura delle indagini preliminari (Artt. 405-415); Titolo IX Udienza preliminare (Artt. 416-433);

Titolo X Revoca della sentenza di non luogo a procedere (Artt. 434-437).

-Il Libro VI (Procedimenti speciali) consta di cinque titoli: Titolo I Giudizio abbreviato (Artt. 438 – 443);

Titolo II Applicazione della pena su richiesta delle parti (Artt. 444 – 448); Titolo III Giudizio direttissimo (Artt. 449 – 452);

Titolo IV Giudizio immediato (Artt. 453 – 458);

Titolo V Procedimento per decreto (Artt. 459 – 464).

-Il Libro VII (Giudizio) consta di tre titoli:

Titolo I Atti preliminari al dibattimento (Artt. 465-469); Titolo II Dibattimento (Artt. 470-524);

Titolo III Sentenza (Artt. 525-548).

-Il Libro VIII (Procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica) consta di quattro titoli:

Titolo I Disposizione generale (Artt. 549);

Titolo II Citazione diretta a giudizio (Artt. 550-555);

Titolo III Procedimenti speciali (Artt. 556-558);

Titolo IV Dibattimento (Artt. 559-567).

-Il Libro IX (Impugnazioni) consta di quattro titoli:

Titolo I Disposizioni generali (Artt. 568-592);

Titolo II Appello (Artt. 593-605);

Titolo III Ricorso per cassazione (Artt. 606-628);

Titolo IV Revisione (Artt. 629-647).

-Il Libro X (Esecuzione) consta di cinque titoli:

Titolo I Giudicato (Artt. 648-654);

Titolo II Esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali (Artt. 655-664); Titolo III Attribuzioni degli organi giurisdizionali (Artt. 665-684); Titolo IV Casellario giudiziale (Artt. 685-690);

Titolo V Spese (Artt. 691-695).

-Infine, il Libro XI (Rapporti giurisdizionali con autorità straniere), consta di quattro titoli:

Titolo I Disposizioni generali (Art. 696); Titolo II Estradizione (Artt. 697-722);

Titolo III Rogatorie internazionali (Artt. 723-729);

Titolo IV Effetti delle sentenze penali straniere. Esecuzione all'estero di sentenze penali italiane (Artt. 730-746).

CAPO I

IL DIRITTO PROCESSUALE PENALE

§ 1.GENERALITÀ

Il diritto processuale penale costituisce una species del genus diritto pubblico.

Ne fa parte in quanto le modalità di svolgimento del procedimento penale sono preordinate ad attuare e proteggere interessi fondamentali.

Per questo possiamo dire che il diritto processuale penale consiste in un sistema organico ed armonico di norme generali ed astratte che regolano le forme degli atti che, nei singoli concreti procedimenti, possono o debbono essere compiuti dai soggetti, pubblici e privati, che in essi intervengono. Il codice di procedura penale costituisce la fonte normativa di riferimento e, quindi, il corpus juris in cui sono contenute le norme del procedimento penale.

Il termine diritto processuale penale indica la scienza di tale ramo del diritto e la sua dogmatica.

LA RICERCA DELLA VERITÀ

ADOLFO SCALFATI, coautore del Manuale di Diritto Processuale Penale (GIAPPICHELLI, 2017), compie interessanti considerazioni sul fine ultimo del processo penale, evidenziando, in particolare, come nel corso del tempo, sia mutato il concetto di verità ricercata nell'ambito processuale.

L'autore ci fa notare come, nelle trattazioni classiche, si è discusso – con una propensione netta alla soluzione affermativa – sulla possibilità che il processo penale fosse diretto al perseguimento della cd verità materiale; come se l'accertamento giudiziario possedesse la capacità di ricostruire i fatti storici e descrivere a posteriori la condotta oggettivamente tenuta dall'imputato. Del resto, lo stesso richiamo alla verità, quale scopo del processo penale, implica una tensione etica che carica il fenomeno di un onere definito meta-giuridico. Rappresenta un chiaro paradigma di questo pensiero l'art. 299, comma 1, cpp del 1930, laddove stabiliva che "il giudice

… ha l'obbligo di compiere … quegli atti che … appaiono necessari alla ricerca della verità": il legislatore era pervaso da un'incrollabile fiducia verso l'attitudine dell'arsenale giudiziario a riesumare l'esatto quadro storico della vicenda umana.

Nelle versioni più evolute, preso atto che l'obiettivo si presentava troppo ambizioso, all'accertamento penale è stato affidato lo scopo di perseguire la cd verità processuale, secondo un pensiero diffuso ancora oggi: la decisione mostrerebbe un quadro fattuale la cui solidità, se non coincide con un approdo scientifico – peraltro messo in crisi quanto alla sua dimensione di assolutezza – si fonda sul migliore sforzo storico-ricostruttivo. È una

prospettiva in cui permane l'afflato ideologico che circonda il processo penale, condotto in nome di (e proteso verso) una verità, stavolta, qualitativamente minore e, senza dubbio, relativa.

Secondo un'ottica più neutra, che non pretende di omologare l'accertamento giudiziario all'analisi storica e tantomeno a quella scientifica, il complesso delle regole che governano il processo penale rappresenta un fenomeno

pratico, utile al contesto sociale perché mira a stabilire se e come adottare la norma sostanziale; la conoscenza giudiziaria ha ad oggetto la rappresentazione dei fatti fornita dalle parti e si realizza tramite un congegno denso di regole, i cui contenuti rispondono ad altrettanti valori da garantire, soprattutto sul terreno delle libertà individuali.

Sotto tale profilo, l'esito ricostruttivo non è ossessionato da alcuna ricerca spsmodica della verità, ma rappresenta semplicemente l'epilogo socialmente accettato, al quale hanno contribuito i protagonisti, secondo i distinti ruoli, nel rispetto della legge.

§ 2. LA RISERVA DI LEGGE STATUALE

Le fonti della procedura penale sono costituite dagli atti normativi che la disciplinano.

Essi, per effetto della riserva assoluta di legge ordinaria statuale, desumibile implicitamente dalla Costituzione, debbono consistere in fonti normative primarie, quali la legge e gli atti aventi forza di legge (decreti legge o decreti legislativi). La riserva assoluta di legge ordinaria è posta dalla Costituzione esplicitamente per il diritto penale (art. 25 Cost), ma solo implicitamente per il diritto procedurale penale, essendo desumibile dal principio di cui all'art.

101, comma 2, cpp secondo il quale i giudici sono soggetti soltanto alla legge. Ne deriva che i giudici sono vincolati solo da quelle norme procedurali che abbiano rango o forza di legge, mentre gli atti o regolamenti amministrativi, possono avere funzione solo esecutiva o attuativa, ma non integrativa della legge processuale.

Il sistema delle fonti normative, secondo una scala gerarchica costruita sulla loro forza, è articolato come di seguito:

-la Costituzione e le altre leggi Costituzionali;

-le norme di diritto internazionale generale riconosciute dal diritto delle genti (norme consuetudinarie internazionali) che sono di diretta ed immediata efficacia nell’ordinamento italiano in forza dell’art. 10 Cost.;

-le norme di diritto internazionale pattizio, ratificate e rese esecutive in Italia;

-le leggi statali ordinarie;

-i decreti legge;

-i decreti legislativi;

-i regolamenti amministrativi di esecuzione. Il Regolamento per l'esecuzione del codice di procedura penale è stato adottato con il decreto del Ministro di Grazia e Giustizia n. 334 del 1989;

-i bandi militari in tempo di guerra.

§ 3. I LIMITI DI EFFICACIA NELLO SPAZIO E NEL TEMPO

EFFICACIA NELLO SPAZIO. Il principio di territorialità degli ordinamenti giuridici, risolvendosi nella pretesa ad una sovranità tendenzialmente esclusiva in un dato territorio, comporta l'assoggettamento alle proprie leggi procedurali delle singole attività che ivi vengano poste in essere, anche quando un atto procedimentale debba essere compiuto per conto di una altro Stato. Stante la diversità di disciplina tra le leggi processuali dei due Stati interessati, vi è la necessità di determinare quale debba essere la forma degli atti da compiere all'estero o, nello Stato italiano, per conto dello Stato estero. Occorre distinguere tra il procedimento nel suo insieme ed i suoi singoli atti. Secondo una regola che non conosce eccezioni, il procedimento nella sia globalità e nei suoi profili essenziali resta sempre disciplinato dal nostro codice di procedura penale, anche quando la maggior parte dei suoi atti sia compiuta in territorio estero, direttamente da giudice italiano o per rogatorio da quello straniero.

Per i singoli atti compiuti all’estero, si applica, invece, il principio locus regit actum. La competenza e le forme di tali atti sono, in ossequio al principio della sovranità nazionale, tendenzialmente regolate dalla legge straniera nel luogo in cui essi sono posti in essere ( lex fori).

EFFICACIA NEL TEMPO. Il procedimento penale, attraverso le sue varie fasi e gradi di giudizio, si protrae nel tempo, sicché è destinato ad essere disciplinato da norme processuali continuamente innovate. Le nuove disposizione, in linea generale, hanno efficacia per il futuro, ma nessuna per il passato, in conformità del principio di irretroattività della legge (la legge non dispone che per il futuro).

Tuttavia, nel procedimento si ha un'interconnessione di atti, molti dei quali sono, di solito, compiuti sotto il vigore di leggi diverse, sicché la successione di queste comporta problemi di armonizzazione interna all'unitario procedimento. Il principio fondamentale è quello della applicazione della legge vigente al momento del compimento dell'atto. Per quanto attiene i singoli atti dei procedimenti già definiti con sentenza o decreto irrevocabili, stante la intangibilità del giudicato, restano indifferenti alle innovazioni procedurali.

Per i singoli atti dei procedimenti ancora pendenti:

-agli atti ancora da compiere, si applica la legge nuova, in quanto contempla la regola di quel momento vigente, non solo quanto alla forma dell'atto, ma anche alla valutazione della sua rilevanza probatoria;

-agli atti già interamente compiuti, prima dell’innovazione normativa, si applica le legge processuale anteriormente vigente.

Per quanto concerne il procedimento nella sua unitarietà, il problema

concerne unicamente l'ipotesi di abrogazione del codice, come avvenuto con il DPR 447/88. Questo dispose: la ultrattività dell'abrogata legge processuale penale, se il procedimento versava in avanzata fase di istruzione probatoria o era in fase di giudizio; la retroattività della nuova normativa in tutti gli altri casi.

LE IMMUNITÀ FUNZIONALI

In considerazione della funzione o ufficio pubblico ricoperto, talune persone godono di immunità penale, in base ad un privilegio radicato nel diritto pubblico, internazionale o statuale. Tale immunità dalla legge penale sostanziale comporta, nei limiti di essa, necessariamente anche la inapplicabilità della legge processuale, almeno temporaneamente.

L'immunità è assoluta, quando si estende a qualsiasi fatto-reato posto in essere, anche fuori dall’esercizio della propria funzione o incarico; è relativa, se è limitata a condotte poste in essere a causa o nell’esercizio delle proprie attribuzioni.

IMMUNITÀ INTERNAZIONALI. Per antiche consuetudini di diritto internazionale riconosciute dallo jus gentium o di norme scritte di natura pattizia (convenzioni internazionali), l'immunità, negli stati esteri è assoluta soltanto per il Sommo Pontefice, i Capi di Stato esteri e gli agenti diplomatici. Nel nostro ordinamento, godono di immunità dalla giurisdizione penale, anche dopo la cessazione della rispettiva funzione o incarico il Sommo Pontefice, i Capi di Stato esteri, gli agenti diplomatici, gli

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