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Lunghezza:
85 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
Aug 2, 2018
ISBN:
9788828368472
Formato:
Libro

Descrizione

Luglio 1943, fronte della Sicilia orientale. L'operazione "Husky" è nella sua fase cruciale: gli alleati si apprestano a conquistare Catania e il suo aeroporto, ma qualcosa di inaspettato blocca l'avanzata del contingente britannico. Un esercito di creature aliene ha sconfitto e disperso un battaglione di commandos, le forze dell'asse hanno un nuovo alleato dotato di una tecnologia mai vista prima? Un mistero che aleggia fra le campagne di Lentini, un caso che solo i sistemi "poco convenzionali" di Gordon Van Gould, tenente della 30AU Commando, possono affrontare.
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Pubblicato:
Aug 2, 2018
ISBN:
9788828368472
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Anteprima del libro

Walhalla Korps - Fabio F. Centamore

L'Autore

PROLOGO

Carissimo spettatore, nella tua infinita pazienza ti starai sicuramente chiedendo la stessa cosa. O meglio, ti starai chiedendo: perché, con tante pubblicazioni di narrativa in circolazione, è andato a scrivere una storia del genere? Una storia di guerra, di quelle che ormai non si leggono più. E poi, che vorrà dire una copertina così... autoevidente? In effetti, potresti non sentire il bisogno di leggere questa storia. Dopotutto, impatta solo me che l'ho scritta. Anzi, impatta direttamente i miei nonni e, in parte, i miei genitori. In sostanza, è frutto di racconti ascoltati da bambino, vecchie storie per far passare i pomeriggi invernali. Ricordi, forse non proprio nitidi, tirati fuori per compiacere un nipotino avido di storie. Noi oggi possiamo solo immaginare quei tempi lontanissimi. Tuttavia, ciò che per noi è solo immaginazione e fantasia è per loro vita vera e vissuta. I bombardamenti, le battaglie cruente, l'occupazione delle truppe straniere, perfino la fame e la vita fra le macerie. Tutto parte di un passato che, tutto sommato, non ci riguarda più. E se così non fosse? Se questo passato, in qualche modo, fosse ancora vivo e ben presente nel nostro DNA di figli e nipoti? Se così fosse, non avremmo noi il dovere di sublimarlo e renderlo ancor più vivo alle nostre coscienze? Questo è stato il mio dubbio iniziale, la molla che ha fatto scattare l'incipit di questa storia. Ecco perché ho voluto ambientarla in un tempo (il 1943, l'invasione alleata della Sicilia) e in un luogo (Lentini, provincia di Siracusa, il mio paese d'origine) reali. Reali sono anche le circostanze che fanno da contorno: lo sbarco dei commandos britannici, l'attacco notturno al ponte sul fiume San Leonardo, la conquista di Lentini. Tutto ciò è accaduto davvero, un piccolo pezzo di storia locale dimenticata fra le pieghe della grande storia. Il resto? Beh, il resto sarebbe farina del mio modesto sacco e parte integrante del vostro divertimento, spero. Su il sipario, ordunque, entrino gli attori!

Scena

I

— Diamo inizio alla nostra… Hem! — Il colonnello si schiarì la gola, scambiò una fugace occhiata con l'americano, quindi buttò l'ennesima occhiata all'orologio. — Sono le ore otto e quaranta del mattino — annunciò togliendosi il monocolo — possiamo cominciare la nostra... Sì, la nostra... Come dovremmo definirla, maggiore? — Chiese rivolgendosi all'americano, giusto alla sua destra.

— Chiacchierata semi formale. — Sentenziò quello incrociando le braccia al petto, il distintivo con la punta di lancia dorata su fondo nero luccicò dalla sua spalla sinistra.

— Ottimo. — Il colonnello si lasciò scappare un mezzo sorriso e fece un cenno al dattilografo seduto alla sinistra della scrivania. — Sono presenti il maggiore James Cornelius Walters dell'Office of Strategic Services e il sottoscritto, tenente colonnello Alfred Tennyson, cinquantesima divisione fucilieri reali Northumbria. È stato convocato anche il tenente Gordon Elton Van Gould, trentesima Assault Unit Commando. Oggetto della presente chiacchierata saranno i fatti accaduti fra il tredici e il quattordici luglio, culminati con l'occupazione di Lentini e del ponte sul fiume San Leonardo. Tutti i presenti e i testimoni chiamati a intervenire sono vincolati alla totale riservatezza: gli argomenti sono coperti da segreto militare, nulla di quanto verrà detto dovrà lasciare questa stanza.

Tennyson tacque e lasciò che il dattilografo smettesse di battere sui tasti, infine afferrò la pila di carte sulla scrivania e se la trascinò sotto il naso. Dopo aver inforcato di nuovo il monocolo, cominciò a sfogliarne ogni singola pagina torcendosi i baffi grigi. L’americano, intanto, non apriva bocca e non muoveva un solo muscolo. Osservava e basta. Lasciava saettare il suo unico occhio sulle fugaci forme prodotte dalla luce mentre il sole occhieggiava contro i mobili di legno intarsiato. L'occhio di vetro, riconoscibile dalla fissità della pupilla, e il viso tondo dal colorito roseo facevano a cazzotti con la camicia bruna a maniche corte e i gradi da maggiore sul colletto.

Van Gould accavallò le gambe e attese che qualcuno si decidesse ad arrivare al dunque, trovava inquietante la presenza di un O.S.S. in una zona del fronte di esclusiva competenza britannica. Forse era solo il caldo infernale lì dentro a renderlo ansioso, perfino il frusciare dei fogli fitti fitti di caratteri era quasi coperto dal frinire ininterrotto delle cicale. Spostò lo sguardo verso i rami contorti dell’albero di limone fuori dalla finestra, alle spalle dei due ufficiali. Non aveva una sola spina e, come tutte le piante di agrumi che aveva visto lì intorno, era potato in modo da assumere una forma circolare. Pensò che sarebbe stato utile imparare quella tecnica di potatura, gli sarebbe piaciuto metter su un limoneto nella piccola tenuta del Somerset una volta tornato a casa.

— Coraggio — sbottò Tennyson mollando i baffi e togliendo il monocolo — vogliamo cominciare l’esame dei testimoni?

— Testimoni? — Van Gould non aveva ancora fatto colazione, scattò in piedi facendo scricchiolare la minuscola sedia di legno. — Ho capito bene, signore?

— Tenente Gordon Elton Van Gould — Walters si era chinato in avanti per sporgersi verso di lui, la voce dal forte accento strascicato suonò con la stessa profondità di un tuono fra le pareti affrescate della stanza — le ricordo ancora che è vincolato dal segreto militare. Potrà rivolgere delle domande ai testimoni, ma le è assolutamente proibito prendere appunti: niente

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