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Bestiario femminile

Bestiario femminile

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Bestiario femminile

Lunghezza:
315 pagine
4 ore
Editore:
Pubblicato:
17 lug 2018
ISBN:
9788827838266
Formato:
Libro

Descrizione

Dopo il Bestiario maschile, ecco il Bestiario femminile, risposta ad esso e suo sequel, e anche in questo caso si tratta di ritratti assolutamente autentici. La raccolta è divisa in quattro parti e ognuna di esse rappresenta un particolare aspetto con cui l’eterno femminino si manifesta nel mondo: la guerriera, la seduttrice, la madre e sposa e la dark lady.

Il Bestiario maschile era rivolto soprattutto alle donne, il Bestiario femminile, invece, è dedicato a entrambi i sessi.

Forse le lettrici potranno riconoscersi in qualche ritratto e i lettori cogliere e decifrare un altro aspetto del grande e sconosciuto pianeta donna.
Editore:
Pubblicato:
17 lug 2018
ISBN:
9788827838266
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Bestiario femminile - Marilyn Kunrow

Indice

INTRODUZIONE

IMBOLC

LE DONNE DI ATENA E ARTEMIDE

ADRIANA

PINUCCIA

BIANCA

ELEONORA

MARGHERITA

SIMONA

MARTA

SOPHIE

ElKE

ELSA

BELTANE

LE DONNE DI AFRODITE

NORMA

STEFANIA

AURORA

ANGELA

GIULIA

ELENA

LAURA

FIAMMETTA

LUISELLA

VALENTINA

LUGHNASAD

LE DONNE DI ERA

SARA

LETIZIA

PATRIZIA

CATERINA

MARIKA

ZOE

GIANNA

LELLA

SILVIA

TEODORA

SAMAIN

LE DONNE DI ECATE

LORENZA

ELISABETTA

CARLA

NICOLETTA

ISABELLA

MARIA

MEGAN

JUSTINE

ENRICA

PETRA

Note

Marilyn Kunrow

Bestiario femminile

Youcanprint Self-Publishing

ISBN | 9788827838266

Prima edizione digitale: 2018

Immagine di copertina | LA TENTAZIONE DI ADAMO

Jacopo Tintoretto (particolare)

© Tutti i diritti riservati all’Autore

Youcanprint Self-Publishing

Via Roma 73 - 73039 Tricase (LE)

info@youcanprint.it

www.youcanprint.it

Questo eBook non potrà formare oggetto di scambio, commercio, prestito e rivendita e non potrà essere in alcun modo diffuso senza il previo consenso scritto dell’autore.

Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata costituisce violazione dei diritti  dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla legge 633/1941.

A Cesira,

a cui devo tutto il bello e il buono

che possa esserci nella mia mente,

nel mio cuore

e nella mia anima

INTRODUZIONE

Dopo la pubblicazione del Bestiario maschile, per par condicio e per amore di simmetria, oltre che  su  richiesta di alcuni lettori, si imponeva la creazione di un Bestiario femminile.

Anche in questo caso, I ritratti si riferiscono a persone assolutamente autentiche, che sono entrate nella mia vita  o in quella delle mie amiche.

E naturalmente, anche stavolta si sono cambiati nomi e località per proteggere la privacy delle interessate.

Qualche ritratto riguarda signore già citate in altri miei libri, sia con il nome usato in questa raccolta che con altri nomi e forse qualche lettore le riconoscerà. Alcune sono unite fra loro da legami di sangue e parentela, altre ne hanno solo incrociato la strada.

Ma i destini di tutte sono strettamente intrecciati in qualche modo e il lettore, se vorrà, potrà trovare il filo conduttore che li unisce.

In ogni donna è incarnata la Dea, l’eterno femminino, e ognuna di noi è un piccolo specchio che riflette uno dei suoi aspetti, simbolizzati dalle antiche dee della tradizione greco-romana: Atena e Artemide (la vergine guerriera), Afrodite (il fascino e la seduzione), Era (la madre e sposa)e infine Ecate, l’oscura dea infernale (la dark lady).

Gli stessi valori simbolici si ritrovano anche nella mitologia norrena e celtica, nelle carte da gioco, ma anche nelle fasi lunari e nello scorrere delle stagioni. Per tale motivo, ognuna delle quattro parti che compongono il libro  è indicata, oltre che dalla dea che rappresenta il gruppo di donne che vi è descritto, anche dal nome della festività celtica che segnava l’inizio della stagione corrispondente. 

Non ci sono giovanissime fra le signore descritte in questo Bestiario (le più giovani sono sui quaranta e la più vecchia è quasi centenaria) perché si è scelto di narrare storie che avessero un principio e una evoluzione, se non una fine, e si potesse vedere la vita delle protagoniste con una certa prospettiva.

Io ho cercato di essere  il più fedele possibile alla  loro affascinante individualità e di lasciarla esprimere secondo il suo ritmo, senza imporre il mio. Esattamente come accadeva quando, da piccola, giocavo con le Barbie o le bamboline di carta: ognuna finiva per avere una sua individualità e delle caratteristiche del tutto indipendenti dalla mia volontà.

Per questo motivo, ad alcuni ritratti (come quello di Adriana che apre il libro) si è dato più spazio, dato che la loro straordinaria personalità e la loro vita, così ricca di eventi, non potevano essere contenute in poche righe senza essere snaturate.

Il Bestiario maschile è stato scritto essenzialmente per le donne: non credo che un uomo, anche se decoroso e valido, e dotato delle tre C regolamentari¹, e quindi diversissimo dai mostri del Bestiario,  potrebbe apprezzare una visione così poco generosa e gratificante del suo sesso.

Del resto, il ritmo con cui è  scritto è molto simile alle chiacchiere che facciamo noi donne quando siamo  fra di noi  e parliamo di uomini.

A volte gli uomini sono curiosi dei nostri discorsi, e cercano di origliare o addirittura di intrufolarsi  nella conversazione.

Signori, volete un consiglio d'amica?

Evitatelo nel modo più assoluto!

Potreste ricevere delle brutte delusioni, nonché incurabili ferite al vostro amor proprio e alla vostra vanità, venendo a sapere cosa pensano veramente di voi le donne, quando possono esprimersi liberamente!

Il "Bestiario femminile invece, è previsto per entrambi I sessi.

Spero  che le lettrici possano riconoscersi  in alcuni ritratti e che i lettori, possano avere un'opportunità in più per cogliere e imparare a conoscere un altro aspetto del grande e sconosciuto (per loro!) pianeta donna.

Buona lettura a tutti. 

Marilyn Kunrow

2018

IMBOLC

LE DONNE DI ATENA E ARTEMIDE

La donna di fiori

La vergine guerriera

Audrey Hepburn

Greta Garbo

ADRIANA

Adriana, purtroppo, è nata nel periodo sbagliato.

Se fosse nata dopo gli anni '60 , la sua storia sarebbe stata molto diversa

Invece, sfortunatamente, è nata in un'epoca che non rende giustizia al suo fisico esile e longilineo e alla sua straordinaria intelligenza.

Quando lei ha venti, trent'anni vanno di moda le maggiorate, meglio se chiatte e, soprattutto,  meglio ancora se stupide.

Adriana ha folti capelli castani, lucidi e ondulati e una statura leggermente superiore alla media, ma è così slanciata e longilinea che sembra molto più alta.

Nonostante le gambe da schianto e i seni perfetti, alti e sodi, è sempre stata convinta di essere brutta per via di un naso importante e inadatto al suo viso, che le ha creato molti complessi.

Forse è stato quello il motivo per cui si è sempre tenuta in disparte e non ha mai avuto relazioni importanti fino all’incontro con il padre delle sue bambine.

Ma andiamo con ordine.

Adriana nasce in una famiglia molto modesta: il padre è giardiniere e la madre, prima di sposarsi, faceva la bambinaia in una casa di signori a Milano.

La famiglia di suo padre è originaria del lago di Annone ed è la classica famiglia contadina lombarda del periodo fra la fine '800 e l'inizio '900.

In realtà il loro cognome è di origine longobarda e quindi è di un lignaggio che risale addirittura a 1500 anni fa. Nel medioevo questa antica famiglia era nobile (nella Milano dell'epoca c'era una contrada che portava il nome di questa schiatta ed essa faceva parte della lista di famiglie nobili al tempo del Barbarossa), ma nei secoli è decaduta e si è diluita talmente nella popolazione lombarda che ora i suoi numerosissimi discendenti (è il cognome più diffuso a Milano e uno dei più diffusi in Lombardia) spaziano fra tutti i ceti.

Ma forse il sangue non è acqua, perché Adriana, nonostante siano passati così tanti secoli dai fasti nobiliari della sua stirpe, ha un carattere nobilissimo e possiede un senso dell'onore e della lealtà degno di un cavaliere della tavola rotonda.

E' generosissima, altrettanto coraggiosa e dotata di una eccezionale intelligenza che arriva forse al genio.

E si converrà che non sono esagerata, se si considera che pur non avendo potuto studiare come avrebbe dovuto (ha fatto solo le commerciali, una specie di sotto-scuola media dell'epoca. A quei tempi il ginnasio, il liceo e l'università erano del tutto fuori portata per una figlia del popolo), Adriana si è costruita da sola un'autentica cultura da autodidatta, ha letto migliaia di libri, parla francese senza averlo mai studiato (l'ha imparato  quando ha soggiornato per qualche mese a Parigi, ospite dei nonni materni emigrati là) e legge in questa lingua autori come Proust, Baudélaire,  Balzac e Zola, riesce a tradurre semplici frasi in latino e in inglese ed è un asso nel risolvere complicati problemi matematici.

Che dire? Cosa sarebbe diventata questa ragazza se le fosse stata data la possibilità di coltivare i suoi doni meravigliosi? Forse un'altra Ipazia, o un'altra Ildegarda Von Bingen, o forse un'altra Jane Austen (è pure brava a scrivere, compone poesie, fiabe,  filastrocche e vari scritti autobiografici).

Ma naturalmente la sua condizione umile e il suo sesso non hanno permesso il fiorire della sua intelligenza e così un altro genio (come innumerevoli altri racchiusi in un corpo femminile, soprattutto se di condizione modesta) è andato perso per l'umanità.

Ma Adriana non è consapevole della potenza della sua intelligenza: la severa educazione ricevuta e l'ottusità della sua famiglia, l'hanno talmente schiacciata che lei pensa sempre di valere poco, sicuramente meno di tanti altri.

La cosa è tanto più sorprendente, considerato che anche suo padre è dotato di un'intelligenza straordinaria. Ha studiato ancora meno della figlia (si è fermato alla quarta elementare), cionondimeno, grazie ai numerosi libri letti (immagino prestati da qualcuno), anche lui ha conseguito una notevole cultura da autodidatta, soprattutto nell'ambito filosofico-politico, dati i suoi ideali socialisti. Si è letto tutto Il Capitale di Marx, così tante volte che potrebbe citarne interi capitoli a memoria (probabilmente Adriana ha ereditato da lui la sua memoria prodigiosa), e poi Engels e persino  Kant,  Hegel e Schopenauer.

E' anche un artista: fa il giardiniere ma sarebbe più giusto  definirlo un architetto di giardini. Nelle ville signorili dove lavora, realizza con le siepi, i rampicanti e le aiuole dei veri capolavori  che non sfigurerebbero nemmeno a Versailles, e grazie a innesti, talee e incroci vari crea persino nuove specie di fiori

Quando era un ragazzo, il  maestro, vista la sua grande intelligenza, aveva proposto di mandarlo in seminario, dove sarebbe stato in grado di studiare gratuitamente. Poi, naturalmente, avrebbe potuto non farsi ordinare sacerdote, ma intanto gli studi sarebbero stati acquisiti.

Ma lui non se l'era sentita di intraprendere una carriera ecclesiastica (forse era socialista già allora) e ripugnava alla sua lealtà approfittarsi di questa occasione senza crederci veramente.

A questo punto viene da chiedersi: come è possibile che un uomo così intelligente e retto, che ha dovuto soffrire per le limitazioni poste dalla povertà della sua famiglia, e che quindi si è certamente reso conto dell'amaro di un tale sacrificio, abbia voluto imporle a sua figlia, che pure ama moltissimo?

La risposta forse va cercata nel fatto che sua figlia, appunto, era femmina e quest'uomo, nonostante la sua intelligenza e il suo socialismo, non era abbastanza  anticonformista da andare contro i tabù della sua epoca  e capire che il destino di una donna non è necessariamente circoscritto al matrimonio e alla maternità. 

Chissà, forse con un figlio maschio si sarebbe regolato diversamente.

Purtroppo, come vedremo, Adriana sarà  vittima della concezione maschilista e antiquata di suo padre anche più avanti.

L'infanzia di Adriana trascorre serenamente, nelle grandi ville signorili sul lago dove il padre lavora come giardiniere. Passa le vacanze dai nonni paterni in Brianza o dai nonni materni nelle prealpi bergamasche.

Poi con la grande crisi del '29, che ha pesanti ripercussioni pure in Europa e in Italia (sono anche gli anni del fascismo trionfante e un giardiniere socialista non iscritto al Fascio, rischia di trovarsi in grossi guai), il padre perde il lavoro e deve emigrare in Francia dove si trovano già i parenti della moglie. Partono con la figlia più piccola: Adriana infatti preferisce restare e si  trasferisce dalla nonna paterna a cui è molto legata.

Questa,  sotto l'apparenza di donnetta dimessa e non troppo attraente, nasconde un cuore grande come una casa e un eccezionale carisma. Anche lei intelligentissima e autodidatta (evidentemente la vena di genialità che scorre nella famiglia viene da lei), è anche una specie di strega buona: aiuta le donne a partorire, cura con le erbe, ha premonizioni sul futuro  e vede gli spiriti.

Naturalmente tutto questo è mantenuto assolutamente sottotono, perché la donna è anche religiosissima e va in chiesa tutti i giorni. Ma evidentemente nella realtà femminile e contadina della prima metà del '900 il magico e il religioso sono ancora indissolubilmente legati.

Dopo un paio di anni, la  famiglia di Adriana rientra dalla Francia, purtroppo ancora più povera che alla partenza.

Adriana ritorna a vivere con loro, ma per poco, perché, ancora giovanissima (13 anni!), viene mandata a Milano a lavorare, prima come piccinina² da una sarta poi come commessa alla Rinascente.

Nel '38, a soli diciassette anni, si trasferisce a Parigi dai nonni materni, dove si ferma qualche mese. E' un periodo straordinario nella Ville  Lumière, sono gli anni in cui vi soggiornano pittori come Picasso e scrittori come Hemingway e Henry Miller,  che vi scrive il suo Tropico del Cancro, anni ricchi di fermenti culturali e di eventi irripetibili.

Due zii di Adriana  partono per la guerra di Spagna (ovviamente dalla parte degli anarchici) e uno di essi vi perde la vita.

Ma la guerra incombe e, nel timore che le frontiere con la Francia vengano chiuse, i genitori di Adriana la richiamano in patria.

Si impiega con la sorella presso una signora che fabbrica fiori artificiali, poi,  allo scoppio della guerra,  si fa assumere in una panetteria: sono tempi duri e in previsione di carestie è meglio lavorare dove c'è il pane!

Dopo l'8 Settembre del '43 viene contattata da dei partigiani e  lei è pronta a unirsi a loro per andare in montagna e combattere i nazi-fascisti, ma il padre glielo proibisce categoricamente (altro esempio di maschilismo, se lei fosse stata un maschio forse l'avrebbe incoraggiata a partire e a lottare per i suo ideali) e lei, che gli è molto affezionata, ne subisce l'influenza e rinuncia.

Per tutta la Resistenza, continuerà però a rifornire con cibo e aiuti vari i partigiani.

Quando finalmente arriva la pace, lei lavora ancora dal fornaio-panettiere e lì rimane fino all'incontro con il futuro padre delle sue figlie.

Lui è sposato, anche se le racconta, come tanti altri mariti fedifraghi prima e dopo di lui, che il matrimonio non funziona e che è in attesa di separazione.

Tutte balle! Il bellimbusto non ha alcuna intenzione di lasciare la moglie, che peraltro tradisce allegramente, oltre che con Adriana, anche con numerose altre donne,  inclusa la cognata nubile.

Ma Adriana è ancora giovane e ingenua e si fa affascinare da questo signore, maggiore di lei di una decina d'anni, con una bella macchina (la sua famiglia non ha mai posseduto un'automobile e suo padre non ha nemmeno la patente) e l'aria dell'imprenditore sicuro di sé. E' anche un bell'uomo, anche se questo da solo, forse  non sarebbe bastato a sedurla.

Lui è davvero un imprenditore, ma sulla via del fallimento. In realtà è un soggetto bipolare pieno di iniziative quando è nella fase up, ma totalmente privo della costanza e della prudenza necessarie per fare funzionare un'azienda . E così va incontro a diversi fallimenti.

E, nella sua folle irresponsabilità,  coinvolge Adriana nelle sue  imprese e la poverina, indotta a fare da prestanome dalle sue promesse e balle, fallisce ben tre volte!

Ma c'è ancora di peggio: le fa firmare in assoluta malafede degli assegni che lui sa a vuoto così che Adriana, a distanza di anni, si troverà in grossi guai con la giustizia (fino agli anni '70, fare assegni a vuoto era un reato penale) .

E' da notare che non si comporta così perché non tenga a lei. Anzi è convinto di amarla!

In realtà, nel suo narcisismo patologico, lui non tiene a nessuno (nemmeno ai suoi figli), ma nel suo delirio di grandezza si ritiene in qualche modo al di sopra della morale comune, come se tutto gli fosse dovuto e concesso.

Dopo due anni di relazione con questo farabutto, Adriana rimane incinta.

Prende contatto con un medico per abortire (negli anni '50 una ragazza madre era considerata all'incirca come la pensionante di un casino), ma poi non trova il coraggio di farlo (è nata per fare la mamma!) e decide di tenersi il bambino. E accada quello che deve accadere!

E infatti accade tutto.

I genitori, quando si accorgono della sua gravidanza, commettono l'infamia di cacciarla da casa (sempre per la serie dei crimini che un atteggiamento moralista e conservatore può fare commettere anche a persone oneste e intelligenti come il padre di Adriana).

Il suo uomo la sistema a Sanremo, come gerente di un bar che ha aperto insieme a un paio di soci (e che andrà a ramengo come tutte le sue attività), e in quella città nasce la sua bambina. E' bellissima e Adriana, quando la stringe fra le braccia, si sente compensata di tutto.

I suoi genitori con la nascita della nipotina si ammorbidiscono e sua madre la raggiungerà a Sanremo per aiutarla nel primo periodo dopo il parto.

Quando il bar fallisce (come previsto e prevedibile), Adriana torna a Milano con la sua bambina e per un po' va a vivere con la sorella minore, sposata e con un bimbo di qualche mese maggiore della sua (la sorella, che allatta ancora, allatterà anche la nipotina, quando ad Adriana andrà via il latte per tutti i guai che le fa passare il suo inaffidabile compagno).

Poi torna dai suoi, ma per poco: dopo un anno esatto  dalla nascita della bimba, Adriana rimane incinta ancora.

Anche questa volta prova a rivolgersi a un'ostetrica per abortire e anche in questo caso rinuncia. Ora che sa cosa vuole dire essere madre, è ancora più difficile pensare di disfarsi del suo piccolo.

I genitori a questo punto la sbattono definitivamente fuori di casa: una volta passi, ma lei è recidiva!

Lui le trova un buco dalle parti di viale Certosa, ma nel frattempo la sua situazione economica è precipitata rovinosamente e non è in grado di darle il minimo aiuto. Adriana incinta e con una bambina di poco più di un anno, fa la fame (è gravida, ma perde peso invece di aumentarlo e ha continui attacchi di asma), ma è troppo orgogliosa per chiedere aiuto ai suoi.

Per fortuna il padre, che pure l'ha cacciata di casa in nome di uno stupido perbenismo, continua però a volerle bene e adora la nipotina, così, bontà sua,  le dà lo stesso una mano e le fa la spesa, salvando così madre e figlia dalla morte per fame.

In una notte d'inverno, mentre la bimba è dai nonni e la neve cade su Milano a larghe falde, Adriana partorisce: è un'altra bambina.

Poco dopo la sua nascita, Adriana si trasferisce con le sue bambine in un microscopico alloggio dalle parti dell'Ortica,  e infine in un monolocale in via Mezzofanti, dove la famigliola  rimarrà  per tre anni, che saranno i più felici della loro vita, nonostante tutte le difficoltà (soprattutto economiche) che dovranno superare.

Ma in quel piccolo nido con le sue bambine che sono due fiori, finalmente sola e padrona di sé (l'affitto dell'appartamento è intestato ad Adriana e, anche se lui spesso le fa visita,  lei e le sue piccole vi abitano da sole), viene fuori la sua natura di guerriera solitaria e Adriana, in un certo senso, ritorna a se stessa.

Alla fine trova un impiego. Ovviamente come commessa, infatti nonostante la sua grande intelligenza e la sua cultura, non ha titoli di studio e quindi non può ambire a lavori più prestigiosi e meglio pagati.

Lascia l'appartamentino della felicità e passa l'estate nella casa paterna in attesa di trasferirsi in un appartamento ampio e luminoso dalle parti di piazza Frattini,  affittato con l'aiuto del padre.

In questa casa abiterà con loro anche sua madre per accudire le bambine, troppo piccole per restare da sole durante le sue ore di lavoro. In realtà i suoi genitori non vanno per niente d'accordo e sono contenti quindi di questa soluzione che permette loro di vivere separati.

Ma l'età dell'oro è finita. La convivenza con sua madre è  pesante, la donna infatti pensa che tutto le sia dovuto per il sacrificio fatto nello spostarsi a vivere con lei per accudire le bambine, e, sia per Adriana che per le piccole, la vita diviene più difficile. La nonna ama le nipotine, ma è egoista e capricciosa e, infastidita dalla loro infantile vivacità, spesso le sgrida (e le picchia) senza motivo.

Adriana non può farci nulla, dipende dall'aiuto (economico e domestico) dei genitori e ingoia tutti i rospi.

Passano gli anni, suo padre muore per un problema cardiaco e, dopo tre anni, sua madre si trasferisce nella casa in cui abitava la figlia minore. Adriana è di nuovo sola con le sue bambine, con grande gioia delle stesse (finalmente saremo noi tre da sole, come in via Mezzofanti!), ma le attende una brutta sorpresa: il loro padre, non appena la temuta suocera leva le tende, immediatamente si piazza da loro.

Gira in mutande, mastica a bocca aperta e rutta, bestemmia: fa come se fosse a casa sua senza alcun riguardo per le due bimbe per le quali è praticamente un estraneo.

Non bastasse questo, devono pure traslocare in una casa molto più piccola (senza l'aiuto di suo padre prima e poi della pensione reversibile di sua madre, con il suo magro stipendio non può più permettersi l'affitto di una  casa del genere),  quindi la forzata convivenza con questo estraneo invadente diventa ancora più penosa.

I motivi per cui quest’uomo ha inflitto la sua ingombrante presenza alla sua infelice compagna e alle sue figlie sono molto concreti e non hanno niente a che vedere con un tardivo soprassalto di  affetto paterno o para-coniugale.

In realtà, a causa delle sue ripetute bancarotte fraudolente, il Nostro non può presentarsi al suo domicilio pena grossi guai finanziari e giudiziari, quindi gli fa molto comodo darsi alla latitanza in un ricovero sicuro, dove a nessuno verrà mai in mente di cercarlo (non ha la residenza lì e non figura nello stato di famiglia di Adriana) e dove, per di più, c'è qualcuno che fa la spesa e gli lava la biancheria. Non si rende conto del fastidio che la sua  presenza provoca alle ragazze e, se se ne accorgesse, nel suo colossale egoismo, non se ne curerebbe.

Quando, in seguito ai guai da lui stesso provocati ad Adriana (i famosi assegni a vuoto!) la poverina dovrà confrontarsi con le autorità e quindi lui dovrà uscire allo scoperto e saldare i suoi conti con la giustizia, si toglierà definitivamente dai piedi e tornerà dalla sua sacra famiglia senza neanche voltarsi indietro.

I motivi,  invece, per cui Adriana si sia lasciata imporre una simile situazione,  sono più oscuri.

La versione che ha sempre presentata alle figlie (e a se stessa) è che le faceva pena e non se l'era sentita di buttarlo in strada, quando, piagnucolando, l'aveva supplicata di lasciarlo restare.

Ma forse sotto questo generoso sentimento covava anche un desiderio piccolo borghese

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