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Il Segreto di Hitler

Il Segreto di Hitler

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Il Segreto di Hitler

Lunghezza:
1.096 pagine
14 ore
Pubblicato:
11 lug 2018
ISBN:
9788828354710
Formato:
Libro

Descrizione

Nel 1938, Adolf Hitler improvvisamente abbandona Berlino per un piccolo paese della Baviera: Freising. Cosa nasconde questo suo viaggio? E cosa nasconde la sparizione della sua guardarobiera Elke Hanfstaengl? Ma soprattutto perché Reinhard Heydrich, stretto collaboratore di Himmler, si interessa tanto a questa sua partenza?
Della sparizione della guardarobiera viene incaricato il comandante della locale stazione di Polizia, il colonello Hartmann, famoso per aver risolto il caso della cantante Marlene Raabe, archiviato in un primo tempo come suicidio. Lo coadiuva un giovane poliziotto di nome Heiden, voce narrante della storia.
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11 lug 2018
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9788828354710
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Libro

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Il Segreto di Hitler - Adelaide Byrne

Freising

Il Segreto di Hitler

di

Adelaide Byrne

Edizione 2015

Copyright

Freising - Il Segreto di Hitler di Adelaide Byrne

All rights reserved throughout the world MT-MLC

Prima Edizione in eBook ottobre 2013 - Copertina di MLC

Blog di Riferimento di recente costituzione

Il Quadro del Giorno

Classici della Letteratura Erotica

Il Mondo di Sherlock Holmes

eBook Free Gratuiti Gratis

Il Cinema Erotico

Il Primo Capitolo

eBook gratuiti nei formati Kindle, ePub, PDF

(versioni complete non anteprime)

Il Mistero di Cinecittà di Augusto De Angelis

Kansas Kid – Il Mistero della Missione della Sierra madre di Bruce Wayne

Sherlock Holmes History di Autori Vari

Dark Lady – Le Avventure di John Sherlock Holmes Il Figlio di Sherlock Holmes

Il Mistero della Torre di Adelaide Byrne

Il Romanzo Erotico

Il Romanzo Poliziesco nel Circuito Self-Publish

8 Detectives

Storia del Cinema Horror

Aurore Un Pomeriggio Dimenticato (Erotico)

Il Talismano del Piacere (Erotico)

Indice

Copyright

Indice

Introduzione

Avvertenza

Personaggi Principali

Antefatto

Freising - Il Segreto di Hitler

1 - La ragazza scomparsa

2 - Primi indizi

3 - La veste azzurra

4 – Il Monastero di Lambach

5 – La Storia di Berger

5 - La Contessa di Ventimiglia

6 - Il lembo di seta

7 – Il castello dei quattro venti

8 - Frieda in ascolto

9 - Bruna o bionda?

10 - Il segreto dello studio

11 - Greta

12 - L'amore di una donna

13 - Dolore

14 - Le rivelazioni della signora Kraus

15 - Piano di battaglia

16 - Il disco nero

17 – Il delitto

18 – Conclusione

John Strobbins – Un racconto lungo di Josè Moselli

1 — Una strana assicurazione

2 — L'assassinio del magistrato

3 — Impronte sulla porta

4 — Non sono John Strobbins

5 — Il premio di tre milioni

6 — La lettera del morto

Letteratura Poliziesca

Le Avventure di Maschera Bianca di Adelaide Byrne

La Beffa di Maschera Bianca: Il Ladro Gentiluomo

Gli Avvoltoi

La Pagoda della Morte

Maschera Bianca e L'Oro della Banca di Italia

Le avventure di Herlock Homes

I Monaci dell'Ordine Nero di Adelaide Byrne

Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio di Adelaide Byrne

Il Mistero della Torre

L’Inganno

La Notte del Mistero

L’Attrice

La Danzatrice Nuda

Le Due Rivali

La Signora dalla Mannaia

Passi di Morte sulla Neve

Il Talismano del Cavaliere Templare

La Pendola della Vita e della Morte: Otto rintocchi di morte

La stella a sei punte

Il Vampiro di Dusseldorf

L’Arma Invisibile

Passi di Morte per Eleonora Danieli

Black Mamba

Il Mistero dei Diamanti

Arsenio Lupin – Le Nuove Avventure

La Strega di Napoli di Curt Matul

Gli uomini senza volto

Il Diario della Morte di Fergis Hime

Le Pergamene di Jeshua di Hank Monk

Le Avventure del Diabolico Professor Mefisto

Il Diabolico Professor Mefisto

Il Professor Mefisto colpisce ancora di Curt Matul

Il Professor Mefisto e la morte impossibile di Curt Matul

Le Avventure di Petrosino: Il Poliziotto Italo-Americano

Un viaggio pericoloso attraverso il Gottardo di Kurt Matull

Le Avventure di Kit Masterson di Adelaide Byrne

Kit Masterson e La Lettera Misteriosa

Kit Masterson e La Setta degli Assassini

Kit Masterson e La Fiala della Morte

Le Avventure di John Sherlock Holmes, il Figlio di Sherlock Holmes

Dark Lady di Arthur Dayle e Curt Matul (gratuito)

Paranoia di Arthur Dayle e Curt Matul

L’Antro degli Orrori di Arthur Dayle e Curt Matul

Il Segreto di Lady Chatterley di Arthur Dayle e Curt Matul

La Morte di Lady Hamilton di Arthur Dayle e Curt Matul

Segreto Mortale di Arthur Dayle e Curt Matul

I Folli di Lennox House di Arthur Dayle e Curt Matul

Orrendo Delitto di Arthur Dayle e Curt Matul

Il Signor X di Arthur Dayle e Curt Matul

La Setta dei Thug di Arthur Dayle e Curt Matul

Un pegno d’amore di Arthur Dayle e Curt Matul

Il Film della Morte di Arthur Dayle e Curt Matul

Rintocchi di Morte di Arthur Dayle e Curt Matul

Il Castello del Terrore di Arthur Dayle e Curt Matul

Odio e Amore di Arthur Dayle e Curt Matul

Il Carnevale della Morte di Arthur Dayle e Curt Matul

Die Liebe Club di Arthur Dayle e Curt Matul

L’uomo che uccise se stesso di Arthur Dayle e Curt Matul

Sheila Holmes, la pronipote di Sherlock Holmes di Adelaide Byrne

Sheila Holmes e Gli Scorpioni di Londra

Sheila Holmes e Il Campanile degli Orrori

Sheila Holmes e il Mistero del Vaso di Bronzo

Sheila Holmes e La Banda dei Falsari

Sheila Holmes e La Campana della Morte

Sheila Holmes e La Scomparsa di Lady Frances De Brantes

Sheila Holmes e La Vendetta di Lady Randolph

Altri romanzi di Adelaide Byrne

La Maledizione del Manoscritto di Voynich: La Bibbia del Demone Belial

Freising - Il Segreto di Hitler (gratuito)

Nick Carter e La Voce Misteriosa

Altri autori polizieschi

Capolavori della Letteratura Poliziesca

Ragnatela di Inganni di Giuseppe Fletther

Il Volto Oscuro del Delitto di Giuseppe Fletther

Il Vicolo della Morte di Giuseppe Fletther

La Maledizione della Strega di Giuseppe Fletther

L’Occhio di Brahma di Giuseppe Fletther

Il Mistero delle Due Sorelle di Arthur Fox e Charles Davies

Negli Oscuri Meandri del Castello di Giovanni Finnemore

La Pergamena del Conte Ugolino di Anna Caterina Grees

L'Ombra della Follia di Guglielmo Lanyon Dave

Il Tenebroso Bosco dei Misteri di Gustavo Giorgio Arnoldi

La Dama Rossa uccide tre volte di Hank Monk

Vendetta di Natalia Sunner

Il Rubino di Mata Hari di Owen J. David

L'Alito della Morte di Vincenzo Collina

Giorgia: Fiamma d’Amore di Edoardo Filippo Oppen

La Folle Estate di Natalia Sunner

Il Mistero della Cassa Mongola di Tommaso Appletoni

L’Immortale di Anna Caterina Grees

Il Mistero della Signora Zetkin di Edoardo Stauni

La Notte dei Misteri di Guglielmo Queuxini

Lo Strano Vizio della Signora Wardh di Giuseppe Fabbro

Il Testamento della Morte di Giuseppe Fabbri Fletther

I Diamanti Maledetti – Le Avventure di Lord Abershaw di Ernesto Hornuni

Avventura in Messico – Le Avventure di Lord Abershaw di Ernesto Hornuni

Doppio Inganno di Anna Caterina Grees

Il Male di Anna Caterina Grees

L'Urlo della Morte di Anna Caterina Grees

L’Oscuro Delitto di Wind Park di Arnoldo Galoppini

Follia di Arnoldo Golvorthi

Le Vergini di Satana di Claire Mansfield

Il Mistero della Statuetta Indiana di Cristiano Lys

Il Castello del Male di Enrico Holt

La Morte aleggia a Castel Glicine di Fiorenza Varden

Il Monaco Nero di Gabriela Suarez

Il Mistero del Teatro della Morte di Paolo Trenti

Le Diaboliche di Riccardo Austin

I Mostri del Dottor Konarski di Stefano Rodolfo Minzlof

Intrigo a Londra di Tommaso Galloni

Intrigo a Berna: Una avventura sentimentale di Eleanor LeJune

Introduzione

Nel 1938, Adolf Hitler improvvisamente abbandona Berlino per un piccolo paese della Baviera: Freising. Cosa nasconde questo suo viaggio? E cosa nasconde la sparizione della sua guardarobiera Elke Hanfstaengl? Ma soprattutto perché Reinhard Heydrich, stretto collaboratore di Himmler, si interessa tanto a questa sua partenza?

Della sparizione della guardarobiera viene incaricato il comandante della locale stazione di Polizia, il colonello Hartmann, famoso per aver risolto il caso della cantante Marlene Raabe, archiviato in un primo tempo come suicidio. Lo coadiuva un giovane poliziotto di nome Heiden, voce narrante della storia.

Adelaide Byrne dopo aver letto il romanzo della Green, Una strana scomparsa del 1880, ha concepito il romanzo poliziesco che veniamo a presentarvi, che, in un certo senso, possiamo considerare un remake, anche se i protagonisti e le vicende narrate non hanno nulla a che vedere con quelli di Una Strana Scomparsa.

Al termine del romanzo troverete un racconto lungo dello scrittore francese Josè Moselli: John Strobbins. Soprannominato lo scrittore senza libri, José Moselli è stato uno dei grandi feuilletonistes popolari all'inizio del ventesimo secolo. Scrittore prolifico, ha pubblicato una serie di romanzi, racconti e cronache a carattere poliziesco e di fantascienza.

L’eBook si completa con la presentazione delle avventure di John Sherlock Holmes, il Figlio di Sherlock Homes, con Le Indagini Segrete di Gabriele D’Annunzio, e con la presentazione dei più interessanti thrillers e romanzi polizieschi del momento. Di ogni opera si presenta la Cover, la Trama e l’inizio del romanzo.

Avvertenza

Questa è una storia di fantasia in cui si mescolano fatti realmente accaduti con fatti immaginari. Tutti i personaggi, esclusi quelli storici, sono frutto dell’immaginazione dell’autrice. Ciò non toglie che quanto immaginato possa essere in parte successo.

Personaggi Principali

Hartmann – Colonnello della Criminalpolizei

Heiden (voce narrante e protagonista principale della storia) - collega di Hartmann

Adolf Hitler – Il Führer

Contessa di Ventimiglia - antica fiamma di Adolf Hitler

Elke Hanfstaengl – guardarobiera di Adolf Hitler

Frieda - cameriera di Adolf Hitler

Signora Kraus – governante e sovraintendente della casa di Adolf Hitler in Freising

Franz Mohr, agente della Geheime Staatspolizei (Gestapo, Polizia Segreta del III Reich)

Reinhard Tristan Eugen Heydrich, collaboratore di Heinrich Himmler nella Gestapo.

Margarete, segretaria di Reinhard Tristan Eugen Heydrich

Heinrich Müller, capo della Gestapo

Antefatto

Il 1938 era iniziato sotto buoni auspici. In febbraio, Adolf Hitler aveva assunto il comando supremo delle forze armate tedesche. Il 12 marzo, le truppe tedesche erano entrate in Austria e il 13 era avvenuta l'annessione alla Germania, permessa da Arthur Seyss-Inquart, Cancelliere della Prima Repubblica Austriaca solo per un giorno.

In maggio, Hitler aveva annunciato che voleva incorporare anche i territori cecoslovacchi abitati da tedeschi, i Sudeti. Subito dopo si era recato in Italia ad incontrare Mussolini. Unica nota stonata, durante la visita a Roma, Papa Pio XI si era ritirato a Castel Gandolfo ordinando di chiudere i musei vaticani per tutto il periodo della visita. Un vero e proprio affronto al Führer.

Pensando a queste ed altre cose, dopo aver attraversato Prinz-Albrecht-Straße col passo di un uomo cui piace passeggiare, Franz Mohr osservò un'ultima volta il cielo plumbeo che incombeva su Berlino, quindi penetrò nel palazzo Prinz-Albrecht, sede della Geheime Staatspolizei (Gestapo), ne salì la scala illuminata e si fermò davanti alla gran porta nera del suo ufficio. Stava introducendo la chiave nella serratura quando la porta opposta alla sua, dall'altra parte del corridoio, si aprì. Egli si voltò e sorrise alla ragazza che apparve sulla soglia.

Buongiorno, Margarete — salutò allegramente.

Lei fece un piccolo cenno con la testa.

Buongiorno, signor Mohr.

La sua voce era bella, particolarmente dolce e carezzevole. Fin dall'inizio, era stata proprio la voce ad attirare l'interesse di Mohr verso la giovane segretaria di Heydrich. Anche questa volta, per quanto inconsapevolmente, egli ne subì il fascino sottile, ma più che a quella musica, egli si sentiva particolarmente sensibile allo sguardo profondo di quegli immensi occhi grigi e alla purissima bellezza di quel viso.

Avete trascorso un buon fine settimana, signor Mohr?

Noioso — rispose egli calmo. — E voi?

La ragazza era visibilmente stupita. Possibile che un uomo del fascino di Mohr potesse annoiarsi?

Non vi credo. Chissà quale sarà stata la vostra vittima di turno. Siete sempre pieno di belle donne.

E’ vero, ma a me interessa una sola ed è proprio colei che si rifiuta sempre di uscire con me.

Mentre la ragazza stava per replicare si udì un passo fermo su per le scale. Chinandosi sulla ringhiera, Franz scorse la tesa del cappello di Heydrich.

Heydrich era un bell’uomo, sempre elegante e di buone maniere, a cui piacevano le avventure galanti e Mohr sospettava che Margarete fosse la sua amante. Si diceva che tra le sue tante avventure ne aveva avuta una con la figlia di un costruttore navale che incautamente aveva messo incinta e che si era rifiutato di sposarla.

La ragazza aveva affermato, forse per vendetta, di essere stata violentata da lui dopo che l’aveva ubriacata. L'ammiraglio Raeder, amico del padre della ragazza, aveva condotto Heydrich sotto processo in una Corte d'onore, poi era intervenuto, addirittura, l’allora presidente del Reich, Hindenburg e Heydrich era stato allontanato dal suo incarico nel Servizio Informazioni della Marina.

Sembrava finito, ma, con l’iscrizione al Partito Nazista ed il suo incessante zelo, era riuscito a tornare a galla, salendo in fretta tutti i gradini della piramide. Ora, era stretto collaboratore di Himmler, comandante della polizia dal 1936 e delle forze di sicurezza del Terzo Reich.

Heydrich, nel suo incarico colpiva a morte, con astuzia e senza alcuna debolezza, i nemici del Reich, scovando il marcio quando era propedeutico ai suoi fini, scoprendo i vizi inconfessabili dei nemici del Reich o di quei funzionari del partito che egli considerava pericolosi, scovando parentele scomode e decidendo chi doveva essere arrestato e chi doveva essere soppresso.

Mohr lo temeva e per quanto possibile lo evitava e condivideva l’opinione di chi lo aveva definito: "una splendida figura che dà una sconcertante impressione femminile che lo fa apparire ancora più sinistro, le sue mani così sottili fanno pensare alle zampe di un ragno. Egli è una belva bionda, un giovane e crudele Dio della Morte".

Salute, Mohr — esclamò vedendo il giovane. — Le dispiace passare un momento da me.

Franz seguì Heydrich nel lussuoso ufficio. Chiusa la porta, Heydrich invito Franz Mohr a sedersi e si accese una sigaretta.

Franz si domandava per quale ragione, per la prima volta da due anni che si conoscevano, Heydrich l'avesse fatto entrare nel suo ufficio.

Vengo subito al dunque, Mohr — disse Heydrich — e premetto che quanto ci diremo oggi non dovrà mai uscire da questa stanza, pena della vostra vita.

L'atteggiamento del gerarca nazista rivelava chiaramente che quanto stava per dire gli era difficile dirlo. Evidentemente nervoso e preoccupato, camminava in su e in giù per la stanza e di tanto in tanto si fermava davanti al suo tavolino per spostare, senza motivo, un foglio di carta o cambiar di posto a un posacenere, a una seggiola...

Ho pensato a voi tutta la mattina — dichiarò a un tratto — e mi sono chiesto se dovessi consultarvi o no, ma il vostro stato di servizio parla chiaro: quando è necessario siete un killer spietato e senza esitazioni, anche se non amate uccidere.

Franz non replicò. Heydrich rivolse a Mohr il suo sguardo penetrante.

La missione che sto per affidarvi è molto delicata, anzi delicatissima e se vi farete scoprire potete considerarvi un uomo morto.

Franz Mohr restò impassibile. Heydrich riprese a parlare:

Pochi giorni fa il Führer ha lasciato Berlino per una cittadina della Baviera: Freising. Laggiù ha una casa di sua proprietà, quindi teoricamente non si dovrebbe dedurre niente da questo viaggio, se non la spiegazione data da egli stesso. Egli, dice, di essere andato a Freising per riposarsi e per riflettere su come impostare la campagna antisemita. Sembra che a novembre voglia far partire l’operazione Notte dei Cristalli. In quella notte in Germania si scatenerà tutta la furia antisemita e saranno attaccate e distrutte migliaia tra sinagoghe, negozi, uffici e abitazioni di ebrei. Inoltre verranno assassinati circa 200 loro maggiorenti. Ripeto, fin qui nulla di strano ma alcuni particolari mi fanno pensare che questo viaggio racchiuda qualcosa che mi sfugge, che non so decifrare.

Spense la sigaretta, gettò uno sguardo fuori dalla finestra, poi riprese a parlare:

 — Primo ha voluto che il viaggio restasse segreto. Si è recato colà in incognito, sotto travestimento. Secondo ha vietato alla Gestapo qualsiasi attività di sicurezza nei suoi confronti. Solo due agenti, scelti da lui, lo hanno accompagnato. Da quando è in politica ed ha preso il potere non ha mai parlato di Freising, ne vi si è mai recato. Perché lo fa, ora? Cosa gli ricorda quel luogo, perché vi si reca? Altro particolare, ha vietato categoricamente che Eva Braun sapesse di questo suo viaggio, soprattutto per il fatto che Eva Braun si trova nella casa di Adolf Hitler vicino Berchtesgaden in Baviera e quindi nella stessa zona del Führer.

Qual è il mio compito in tutto questo? — Domandò Franz Mohr.

Dovete scoprire perchè il Führer ha voluto recarsi in incognito laggiù.

Mohr sembrava perplesso. Hyedrich lo invitò ad esternare le sue perplessità.

Poco fa avete accennato alle mie doti di spietato killer, debbo forse uccidere qualcuno?

Chiunque si frapponga tra voi e la vostra missione. Qualsiasi cosa scopriate dovrete riferirla solamente a me e, qualsiasi ordine riceverete da me dovrete eseguirlo senza discuterlo, anche se vi potrà sembrare assurdo, sbagliato, contrario alla vostra morale, alla vostra etica, eccetera, eccetera…Sono stato chiaro?

Chiarissimo.

Quando Franz Mohr lasciò la sede della Gestapo su Berlino si era abbattuto un torrenziale temporale.

Freising - Il Segreto di Hitler

1 - La ragazza scomparsa

Freising va orgogliosa del suo locale ufficio di polizia. I pochi casi di furto erano sempre stati brillantemente risolti come l’unico caso di omicidio che si era verificato all’inizio degli anni 30.

A dire il vero la morte della cantante Marlene Raabe all’inizio si era presentata come l’emblema di una delle inchieste investigative più raffazzonate e illogiche che si fossero mai svolte in Baviera.

L’inchiesta ufficiale si era conclusa con un decreto di archiviazione che non lasciava dubbi: nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1930, la cantante Marlene Raabe si era tolta la vita con un colpo di pistola alla tempia destra nella stanza 219 dell’Hotel Post di Freising.

Dalle testimonianze raccolte la cantante la sera prima della morte era visibilmente depressa, era andata a cena con il suo produttore e altri amici, ma giunta al ristorante aveva deciso di tornare in albergo.

All’1.40 – sulla testimonianza del maitre d’hotel che le aveva portato una bottiglia d’acqua - Marlene Raabe era ancora viva. Il medico legale, che ne constata il decesso, arrivato sul posto alle 2.45, presume che la morte risalga, al massimo, a quindici-venti minuti prima, cioè non prima delle 2.25. Ma lo sparo, che ha svegliato tutti i clienti dell’albergo, sembra risalire alle ore 2.00. Il colpo alla tempia non lascia dubbi. La morte non può che essere stata immediata.

La porta della stanza 219 era accostata e con la chiave nella toppa esterna. Il primo inquirente a giungere sul posto era stato il maresciallo Braun che ordinò, stranamente, che il cadavere fosse immediatamente trasferito all’obitorio e poi riportato in albergo, dal momento che gli investigatori si erano dimenticati, cosa incredibile, di effettuare i rilievi fotografici essenziali per la completezza del fascicolo da trasmettere alla Procura.

Marlene Raabe si era uccisa con un colpo di calibro 22, la stessa pistola che stringeva in pugno, ma nella sua stanza viene trovata anche un’altra arma: una Mauser C96. Salta fuori che la sera prima di morire, Marlene Raabe aveva vinto al casino circa 6 milioni di marchi, che non vengono più trovati nella stanza dell’albergo.

Suicidio dunque o omicidio? L’archiviazione non ha incertezze: suicidio.

Quando nel 1931 il comando della Stazione di Polizia di Freising viene rilevato dal tenente Hartmann, nel riesaminare il fascicolo egli evidenzia tutta una serie di incertezze investigative: la polizia aveva effettuato sul corpo e nella stanza una ricognizione approssimativa. Non era stata effettuata alcuna autopsia. Non era stato fatto il guanto di paraffina sulle mani della cantante.

Hartmann avanza dubbi anche sul foro di entrata del proiettile che ha ucciso Marlene Raabe. Per lui il foro di entrata sarebbe a sinistra. In questo caso, dal momento che Marlene Raabe non era mancina, per spararsi alla tempia sinistra, avrebbe dovuto fare una manovra un po’ ardita per un suicida che impugna la pistola con la destra.

Hartmann comincia delle serie indagini e alla fine assicura il colpevole alla giustizia: il potente banchiere Schröder, che era stato l’amante di Marlene Raabe.

La storia che segue ha inizio nel 1938. Ero già da qualche mese alle dipendenze di Hartmann, quando una mattina si presentò nei nostri uffici una donna di mezza età il cui viso stravolto attrasse subito la mia attenzione. Le domandai che cosa cercava.

Mi guardò smarrita, poi gettò uno sguardo scrutatore al gruppetto dei miei colleghi raccolti in un angolo della stanza.

Cerco il colonello Hartmann. La notte scorsa è scomparsa da casa nostra una ragazza e... non voglio che i giornali sappiano nulla.

S'interruppe come sopraffatta dall'emozione, poi riprese.

Desidero che vengano fatte delle ricerche.

Una ragazza? Che ragazza era? Dite che è scomparsa, ma, come è scomparsa?

La donna mi lanciò un'occhiata aggressiva e osservò:

Mi sembrate molto giovane. Mi fate parlare con il colonnello Hartmann?

Scrollai le spalle indispettito. Proprio in quel momento apparve sulla soglia il mio superiore Hartmann. Lo chiamai con un cenno.

Hartmann, dopo il caso di Marlene Raabe era universalmente noto per la sua eccezionale abilità di investigatore. La sconosciuta gli dimostrò una fiducia immediata. Lo trasse in un angolo e si mise a parlare rapidamente e a bassa voce.

Poiché non potevo afferrare le parole, osservavo il viso del mio superiore. Da principio questi sembrò ascoltare il discorso della donna con aria annoiata, ma, all’improvviso, inarcò le sopracciglia in un modo che, per coloro che lo conoscevano, denotava in lui un vivo stupore. Il viso di Hartmann era di un'impassibilità proverbiale e qualunque emozione vi si rifletteva era evidenziata solo da quel lievissimo movimento che sfuggiva completamente agli estranei.

Stavo già pensando che non avrei avuto da occuparmi della cosa, poiché Hartmann dimostrava di interessarsene abbastanza per farlo direttamente, quando improvvisamente si rivolse a me e mi disse:

Prendete uno dei nostri e andate con quella donna. Indagate un po', discretamente, senza prendere alcuna iniziativa. Se avete bisogno di me, telefonatemi. Sarò qui fino all'una. Una altra cosa: conducete indagini discrete, ma soprattutto non disturbate il padrone di casa, poi vi spiegherò. Ora debbo assolutamente fare una telefonata urgente a Berlino.

Va bene.

Mi avvicinai alla donna e le dissi:

Dove abitate? Verrò con voi per le prime indagini.

Vi manda lui? — domandò diffidente indicando la porta della direzione dietro la quale Hartmann era appena scomparso.

Annuii e la donna parve soddisfatta.

Abito in Lindenstraße 7 — disse.

Capii ad un tratto perché Hartmann aveva avuto un moto d'interesse e di stupore. Il Führer da qualche giorno soggiornava, in incognito, a quell’indirizzo. Noi, naturalmente eravamo stati avvertiti del suo soggiorno e ci era stato ordinato di stare lontani dalla sua abitazione. Il servizio di sicurezza sarebbe stato svolto dagli uomini del Führer. Mi chiesi perché Hartmann non avesse assunto immediatamente la direzione delle indagini, anche se si era premunito di ordinarmi la massima riservatezza.

Il caso si presentava delicato e uno sbaglio poteva costarci caro. Forse voleva evitare di dare risalto alla cosa se prima non si fosse informato sul da farsi con il Capo della Polizia, Heinrich Müller.

La donna riprese a parlare:

Una ragazza che avevamo assunta come guardarobiera è scomparsa stanotte in circostanze misteriose. Vi è stata costretta con la violenza... sì, proprio con la violenza — soggiunse quasi con collera vedendo l'espressione di incredulità ironica che mi si dipingeva sul viso. — Non aveva nessun motivo di andarsene. Bisogna trovarla a qualunque costo, dovessi spendere fino all'ultimo marco dei miei risparmi.

Parlava con tanto impeto e sembrava così profondamente sconvolta che io le domandai se la ragazza scomparsa era sua parente.

No... non è una parente... — la donna evitava il mio sguardo e parlava come a fatica — ... è un'amica... una protetta cui sono molto affezionata. Io... insomma bisogna trovarla! — concluse con energia.

Uscimmo dall'ufficio e ci avviammo rapidamente verso Lindenstraße 7. Dietro di noi camminava uno dei nostri agenti. D'un tratto la mia compagna si fermò e mi prese per un braccio.

Ricordatevi che nessuno deve sapere nulla del passo che io ho fatto oggi. Quello là — alludeva evidentemente a Hartmann — mi ha promesso il segreto più assoluto. Mi promettete di trovarla senza dire niente a nessuno?

Farò tutto quanto starà in me, ma ho bisogno di sapere qualche cosa di più. Come si chiama la ragazza scomparsa? Che cos'è che vi fa pensare che non se ne sia andata tranquillamente per motivi noti a lei sola?

Ma... ne sono sicura. È una brava ragazza e poi... sono usciti dalla finestra, sono passati dal cancello che dà su Bayerstrasse 47.

Sono? Chi sono?

Ma... quelli che l'hanno rapita!

Uhm!

Hartmann non avrebbe emessa quell'interiezione che dimostrava un profondo scetticismo a proposito di quel rapimento, ma non tutti possono essere Hartmann.

Allora vi ostinate a non credere che l'abbiano rapita? — mi domandò la donna fermandosi in mezzo alla strada e guardandomi fisso.

Rapita, forse. Ma non nel senso che intendete voi.

Quell'altro con cui ho parlato — la donna continuava a riferirsi a Hartmann che aveva evidentemente conquistata tutta la sua fiducia — non è come voi, mi ha creduto subito.

Non potei fare a meno di ridere.

Gli avete detto anche come sono andate le cose secondo voi?

Sì, e lui ha risposto: È molto probabile. Gli ho detto anche che avevo sentito voci maschili nella camera della guardarobiera.

Voci maschili?... A che ora?

Sarà stata mezzanotte, o mezzanotte e mezzo. Dormivo già da un po'. Mi sono svegliata sentendo quelle voci...

Un momento, spiegatemi com'è situata la vostra camera rispetto a quella della ragazza.

Sono tutt'e due al terzo piano, la sua dà sulla parte posteriore della casa, la mia sulla facciata.

Volete dirmi che mansioni avete nella casa?

Sono la governante.

Sapevo che la casa di proprietà del Führer non era mai stata abitata dallo stesso, se non molti anni prima. Stranamente, però, aveva voluto che fosse tenuta sempre in stato di perfetta efficienza e, a questo scopo, vi aveva dimorato sempre del personale di servizio.

Dunque stanotte vi siete svegliata e avete sentito delle voci nella camera della guardarobiera.

Sì, in un primo momento ho creduto che fossero gli inquilini della casa vicina. Li sento qualche volta quando fanno più baccano del solito. Ma subito dopo mi sono resa conto che le voci venivano dalla camera della ragazza. Sono rimasta sbalordita... vi ripeto che è una ragazza onesta...! — esclamò bruscamente guardandomi corrucciata, come se avesse letto nel mio pensiero. — Vi proibisco di fare insinuazioni sul suo conto, altrimenti...

Decisi di dominare un po' meglio l'espressione del viso.

Scusate, signora. Ma non ho detto nulla contro la vostra protetta. Sono disposto a credere che sia l'onestà in persona. Ed ora continuate, vi prego.

La donna si passò una mano sulla fronte, come disorientata.

Dov'ero rimasta? Ah, ecco. Ho sentito delle voci e mi sono alzata per andare a bussare alla porta di Elke. Ma quando sono arrivata davanti alla sua camera non ho sentito più nulla.

Che cosa avete fatto allora?

Ho aspettato un momento, poi ho girato la maniglia, ma la porta era chiusa a chiave. Ho chiamato a bassa voce: Elke! Nessuno mi ha risposto. Allora ho chiamato una seconda volta, poi una terza ad alta voce e mi sono messa a scuotere la maniglia.

E allora?

Allora lei si è avvicinata alla porta, ma non mi ha aperto. Che cosa c'è, signora Kraus? ha domandato. Ho sentito parlare in camera vostra e ho avuto paura, ho detto io. Vi dovete essere sbagliata, certamente parlavano nella casa vicina. Le ho chiesto scusa di averla disturbata e sono tornata in camera mia.

E poi?

E poi sono tornata a letto e mi sono riaddormentata. Non ho più sentito nulla, ma ho il sonno abbastanza pesante. Stamattina ho visto che non mi ero ingannata. Elke era scomparsa. Abbiamo dovuto forzare la porta. La finestra era spalancata e il disordine della camera rendeva evidente che vi si era svolta una lotta disperata.

Avete detto tutte queste cose al signor Hartmann?

No, non tutte, non ne ho avuto il tempo. Naturalmente, quando ho visto la camera in quello stato ho capito che ieri sera non mi ero sbagliata. C'erano degli uomini in camera sua quando ho bussato, e l'hanno portata via di forza.

Mi fu impossibile nascondere il mio stupore e la mia incredulità.

Ma volete spiegarmi come fate a supporre questo? Credete che l'abbiano buttata dalla finestra?

Non era necessario. Ho dimenticato di dirvi che lo stabile è in riparazione o, per dir meglio, che stanno fabbricando un'ala destinata ai biliardi. Gli operai avevano lasciato una scala lunghissima appoggiata al muro: è per quella via che hanno rapito la guardarobiera.

Davvero? Bisogna dire però che la ragazza abbia dimostrato una discreta buona volontà di lasciarsi rapire.

La signora Kraus mi afferrò il braccio in una stretta d'acciaio.

Non è vero, cercate di non partire da preconcetti. Quegli uomini sono venuti in casa per rubare, o Dio sa per che motivo, e hanno rapito la ragazza. È una cosa terribile per quella povera creatura, una cosa che l'ucciderà se non è già morta a quest'ora. Voi non potete sapere... non potete sapere...

Uomini che andavano a rubare nella casa di Adolf Hitler, poco probabile.

È bella? — domandai cercando affrettare il passo, poiché la mia compagna aveva alzato la voce nel suo smarrimento e i passanti cominciavano a guardarci con curiosità.

La mia domanda sembrò sconcertarla.

Non lo so. Forse alcuni la troverebbero bella, altri no...

Perplesso dalla risposta, un lampo mi attraversò il cervello: forse la polizia segreta l’aveva fatta sparire per chissà quali motivi. Mi convincevo sempre di più che, proseguendo in quell’indagine, mi andavo a cacciare in un mare di guai, ma la curiosità, il fatto di poter conoscere personalmente il Führer, accesero la voglia di andare avanti, di scoprire quel mistero.

Inoltre, con riguardo alla bellezza della ragazza, la signora Kraus mi aveva risposto in un modo strano. Sembrava che meditasse tra sé sulla risposta che doveva dare. Ed era evidente che nella sua risposta non si riferiva alla bellezza fisica.

Come mai siete venuta da noi per segnalarci la scomparsa di quella ragazza? Il Führer non è stato avvertito?

La donna si rannuvolò visibilmente.

Sì, gli ho parlato della cosa stamattina. Ma il Führer non ha l'abitudine d'interessarsi di quanto riguarda il personale di servizio. La direzione della casa è affidata a me. Mi ha detto di fare quello che avrei fatto se lui non fosse stato a Freising.

Non sa nemmeno che vi siete rivolta a noi?

No. Può immaginarlo, ma non lo sa. Anzi vi pregherei di non parlargliene. Non è necessario che lo sappia. Vi accompagnerò direttamente nella camera della guardarobiera e il Führer non si accorgerà nemmeno della vostra presenza.

Ma... avrà detto qualche cosa stamattina quando gli avere comunicato la scomparsa della ragazza.

Oh, non lo conoscete. Stava leggendo il giornale, ha alzato gli occhi, mi ha guardato con la sua solita aria distratta, poi mi ha detto che la direzione della casa era affare mio e si è rimesso a leggere il giornale.

E voi non gli avete più detto nulla?

No. È meglio non insistere quando il Führer dice qualche cosa.

Le credetti senza fatica. Tutti conoscevano il Führer e pensai che se manteneva in casa il gelido riserbo che lo caratterizzava in pubblico, non doveva esser facile obbligarlo a parlare o ad ascoltare suo malgrado.

Eravamo ormai a pochi passi dalla casa. Dissi all'agente che mi accompagnava di aspettarmi davanti alla porta. Poi mi rivolsi alla signora Kraus e le domandai come avrebbe fatto per farmi entrare in modo che la mia presenza passasse inosservata.

— È la cosa più facile del mondo. Seguitemi. Questa è la porta di servizio e questa è la scala per la quale saliremo direttamente al terzo piano. È quasi impossibile che incontriamo il Führer. D'altronde, se vi vedesse, non si occuperebbe affatto di voi.

2 - Primi indizi

La signora Kraus mi accompagnò, come mi aveva promesso, al terzo piano della casa, senza incidenti. Devo confessare che al primo momento l'aspetto imponente del palazzo m'intimidì, benché non volessi confessarlo a me stesso poiché mi ero sempre vantato coi miei colleghi di essere superiore a simili debolezze.

Non appena mi trovai nella camera della ragazza scomparsa, l'istinto professionale, fatto d'amor proprio e di curiosità, riprese il sopravvento. La signora Kraus poteva avere ragione, o torto, nel sostenere che la scomparsa della guardarobiera era dovuta a un rapimento.

Io cominciavo però a convincermi che la storia presentava alcuni lati misteriosi che valevano la pena di essere chiariti. Cercherò di enumerare i vari indizi che m'indussero a formarmi questa opinione.

La prima cosa che mi colpì fu l'aspetto sontuoso della stanza nella quale la signora Kraus mi fece entrare. Impossibile credere che quella fosse la camera assegnata a una guardarobiera.

Il mobilio era abbastanza modesto in confronto al lusso delle tappezzerie e al meraviglioso tappeto che copriva interamente il pavimento. Ma qua e là nella stanza era facile rilevare delle tracce di un'eleganza raffinata, che rendevano inverosimili le affermazioni della signora Kraus.

Sulla tavola, in mezzo alla stanza, scorsi un servizio per scrivere in marocchino verde scuro con le finiture di un metallo che aveva tutta l'aria d'essere oro. I vasi sul camino erano pieni di fiori rari, freschissimi. Sullo scaffale, accanto alla finestra, erano allineati volumi di storia e biografie.

Tutti questi particolari mi resero perplesso e mi diedero motivo di riflettere. Mi astenni, tuttavia, dal muovere osservazioni in proposito alla governante. Questa però evidentemente aveva notato il mio stupore, perché disse:

È la stanza che ha servito sempre da guardaroba. Quando ho assunto Elke ho pensato di farle mettere un letto qui invece di mandarla a dormire al piano di sopra. Era una ragazza molto ordinata e sapevo che non avrebbe rovinato nulla.

Evidentemente la signora Kraus si burlava di me. Un guardaroba con un tappeto che doveva valere qualche centinaio di marchi e con le tappezzerie in proporzione! Non dissi nulla e continuai ad esaminare in silenzio la stanza.

Tre fatti emergevano a prima vista: primo, la ragazza non aveva disfatto il letto. Secondo, nella stanza si era svolta effettivamente una lotta, poiché una tenda era strappata dal suo sostegno, come se qualcuno vi si fosse aggrappato, e una sedia con la spalliera spezzata era rovesciata in terra. Terzo, per quanto la cosa sembrasse strana, la ragazza doveva essere uscita davvero dalla finestra.

Avete detto che stamattina la porta era chiusa a chiave? — domandai alla signora Kraus.

Sì, signore, ma l'altra porta, quella laggiù, comunica con uno stanzino da toletta che a sua volta comunica con una camera momentaneamente fuori d'uso. Siamo entrati da quella parte. C'era una sedia contro la porta ma è stato ugualmente abbastanza facile entrare.

Mi affacciai alla finestra. Mi resi subito conto che di notte non era difficile scendere da quella parte senza essere visti. La scala della quale mi aveva parlato la governante era a pochi centimetri dalla finestra.

Scendendo per quella scala si arrivava nel giardino dal quale si poteva uscire comodamente per un cancello che dava su una strada parallela alla Lindenstraße. Inoltre, fra il secondo e il terzo piano, ci si poteva fermare sul tetto piatto di un edificio annesso alla casa e ancora in costruzione.

È convinto adesso? — domandò la signora Kraus.

Mah, si sono viste cose ben più strane al mondo... — dissi senza compromettermi.

Stavo per tentare la discesa quando mi venne l'idea di domandare se la ragazza aveva portato via i vestiti.

La signora Kraus corse ad aprire un armadio, poi alcuni cassetti dei quali verificò rapidamente il contenuto.

Manca soltanto il cappello ed il soprabito — disse poi — tutto il resto è rimasto qui, a parte... —

S'interruppe imbarazzata.

A parte che cosa? — domandai io.

Nulla — fece lei chiudendo rapidamente il cassetto — qualche oggetto di poco conto.

Oggetti di poco conto! Ma se ha portato via degli oggetti vuol dire che se n'è andata di sua spontanea volontà...

Tratta questa conclusione fui sul punto di rinunciare ad ogni indagine e di andarmene. Ma cambiai parere osservando l'aria misteriosa e imbarazzata della mia interlocutrice.

Non ci capisco niente — borbottava come fra sé. — Ma perché... non capisco... non importa — riprese poi con tono risoluto — vi assicuro che se anche non ci si capisce nulla, la cosa è grave. Bisogna trovare la ragazza.

Il suo tono autorevole mi stupì. Risposi seccato:

Perché dobbiamo affannarci a cercare una ragazza che probabilmente se n'è andata di sua volontà? E d'altra parte, dato che non siete sua parente, perché vi prendete così a cuore la sua scomparsa?

Elke è una brava ragazza! Sono proprio obbligata a spiegarvi i motivi per cui lo faccio? Voglio bene a quella ragazza e sono sicura che è stata trascinata via con la violenza e che in questo momento è tenuta prigioniera contro la sua volontà. Sono pronta a tutto pur di ritrovarla.

E il Führer? Mi pare che toccherebbe a lui occuparsi di questa faccenda — dissi.

La donna impallidì.

Vi ho già detto che il Führer non s'interessa dei domestici.

Gettai un'occhiata intorno alla camera.

Da quanto tempo siete in questa casa? — domandai.

Sono al servizio del Führer da cinque anni, da quando è salito al potere.

Dal 1933...

Sì, signore.

E quella ragazza, Elke, quand'è venuta in questa casa?

Quattro anni fa, circa.

È tedesca?

Si. Non è una ragazza del popolo, signore.

Che cosa intendete dire? Che è di buona famiglia? Che è istruita?

Non so spiegarvi precisamente. Non so se sia di buona famiglia, so però che ha ricevuto una buona educazione. Sa molte cose che io non so. Legge certi libri difficili... del resto interrogate gli altri domestici, non so che cosa rispondere, quando mi fanno delle domande.

Esaminai la donna più attentamente di quanto non avessi fatto fino allora e ne scrutai l'espressione. Era poco intelligente, come voleva far credere, o aveva qualche ragione misteriosa per sottrarsi al mio interrogatorio?

Dove avete trovato quella guardarobiera? — ripresi dopo un momento. — Dov'era prima di prendere servizio in questa casa?

Non lo so. È venuta a pregarmi di darle lavoro, e poiché mi è piaciuta subito, l'ho assunta senza referenze.

Dal punto di vista del lavoro vi soddisfaceva?

Completamente.

Aveva l'abitudine di uscire spesso? Riceveva visite?

La signora Kraus scosse la testa.

Non usciva mai. Non è venuto mai nessuno a cercarla.

Ero sconcertato e non sapevo più da che parte orientare le mie indagini.

Ci occuperemo di questo in un altro momento — finii col dire. — La prima cosa da fare è di cercare di sapere se è andata via sola o accompagnata.

Uscii dalla finestra e scesi lungo la scala a pioli fino al tetto del nuovo padiglione annesso alla casa. Mi domandavo se valeva la pena di chiamare Hartmann.

Fino a quel momento nulla provava che la ragazza fosse stata vittima di violenze. Una semplice fuga, con o senza complici, non era cosa abbastanza importante per far perdere al mio illustre superiore del tempo prezioso.

D'altra parte Hartmann mi aveva raccomandato di avvertirlo se mi sembrava che la faccenda ne valesse la pena ed io, nonostante tutto, avevo l'impressione che qualche cosa di misterioso e di strano, che non riuscivo ancora ad afferrare, vi fosse.

Non avevo ancora preso una decisione quando misi i piedi sul tetto.

Per chi non soffriva di vertigini non era difficile scendere in giardino per quella strada. Anzi, per un uomo era cosa da nulla, ma per una donna?

Nel momento stesso in cui mi facevo questa domanda scorsi sul tetto qualche cosa che mi fece pensare che forse, a dispetto di ogni verosimiglianza, mi trovavo di fronte a una tragedia. Era una goccia di sangue coagulata. Poco lontano, verso il muro, ne vidi un'altra e poi un'altra e un'altra ancora.

Tornai ad arrampicarmi rapidamente sulla scala e trovai un'altra macchia sul davanzale della finestra. Balzai nella stanza per cercare sul tappeto delle tracce dello stesso genere.

Non era cosa facile però trovare su quel tappeto una macchia di sangue. Il rosso e il marrone erano i colori predominanti del disegno. Per cercar meglio m'inginocchiai.

Che cosa cercate? — domandò la signora Kraus.

Le mostrai la macchia che avevo trovato sul davanzale della finestra. La donna diventò bianca come un cencio lavato, tremava.

L'hanno uccisa! L'hanno uccisa e lui non saprà mai...

Non finì la frase e io alzai gli occhi a guardarla.

Voi credete che sia proprio il sangue di quella poveretta? — mi domandò dopo una pausa con voce tremante.

Ho motivo di supporlo — risposi indicando il tappeto sul quale proprio in quel momento avevo trovato, su un mazzo di rose vermiglie, non una macchia, ma una vera pozza di sangue.

Oh, mio Dio, è ancor peggio di quanto pensassi — balbettò la governante. — Che cosa faremo ora?

Per cominciare farò chiamare il mio superiore.

Mi avvicinai alla finestra e feci all'agente il segnale convenuto perché avvertisse Hartmann che occorreva la sua presenza.

Il vostro superiore?

Feci un cenno d'assenso. Il viso della signora Kraus s'illuminò.

Sono contenta che venga. Vedrete che saprà subito che cosa bisogna fare.

Nascosi come meglio potei il dispetto provocato in me da quella mancanza di fiducia e approfittai dell'attesa per osservare i particolari che potevano essermi sfuggiti sino allora. Non trovai nulla di nuovo.

Nel servizio per scrivere, che non era chiuso a chiave, non trovai né lettere né documenti di alcuna specie. C'era soltanto qualche foglietto di carta da lettera e una penna. Sull’astuccio per riporre i pettini l'occorrente per la toletta era in disordine, come se la ragazza fosse stata sorpresa mentre si pettinava prima di andare a letto.

La cosa che mi meravigliò di più fu che da nessuna parte, nella stanza, c'era biancheria da rammendare o da stirare.

Appena dalla finestra vidi il mio superiore che si avvicinava lungo la Lindenstraße, scesi ad aprirgli la porta di servizio. In poche parole lo misi al corrente delle scoperte che avevo fatto, poi lo precedetti su per le scale sino al terzo piano.

L'esame della stanza non prese a Hartmann più di cinque minuti. Poco dopo eravamo nel vestibolo. A dispetto di quell'apparente noncuranza il viso di Hartmann dimostrava un profondo interesse e una grande preoccupazione per quella faccenda. Il mio superiore si rivolse alla signora Kraus che ci aveva seguiti, e che, come esausta, si era lasciata cadere su una sedia.

Com'era la ragazza? — domandò senza guardarla — descrivetemela: capelli, occhi, colorito... tutto insomma...

La governante arrossì intensamente, forse intimidita da quelle domande a bruciapelo, e balbettò:

Non so... non so come fare... non bado mai a quelle cose. Chiamerò la cameriera... — e scomparve senza finir la frase.

Uhm! — fece Hartmann.

Prese da uno scaffale un vaso di porcellana e si mise ad osservarlo con intensa attenzione.

La signora Kraus tornò seguita da una cameriera che era, per la verità, una gran bella ragazza.

Questa è Frieda. Conosce benissimo Elke, perché era adibita al servizio della sua camera. — La signora Kraus alzò gli occhi su Hartmann e proseguì senza distoglierli: — Le ho spiegato che siete alla ricerca di una nipote che è partita da casa sua da poco tempo per venire a cercare lavoro qui.

Proprio così, signora — rispose Hartmann con aria candida. Si volse poi verso la cameriera e le rivolse le stesse domande che aveva rivolto poco prima alla signora Kraus.

La ragazza arricciò il naso con aria un po' sdegnosa.

Oh, era abbastanza carina. Almeno per quelli a cui piacciono le ragazze con la faccia bianca come la cera. Aveva gli occhi ancor più neri dei capelli, per quanto questi fossero i più neri che io abbia mai veduto in vita mia. Era magra come un chiodo, e quanto al petto...

Senza finire la frase Frieda gettò un'occhiata soddisfatta al suo aderente vestito nero che mostrava delle rotondità non indifferenti.

È giusta la descrizione? — domandò Hartmann.

La domanda era rivolta evidentemente alla signora Kraus, ma, secondo la sua abitudine, l'investigatore fissava con somma attenzione la cuffietta inamidata della cameriera.

Presso a poco. Elke non è grassa, infatti. Una volta però... — s'interruppe come spaventata per quel che stava per dire e fece cenno a Frieda di andarsene.

Ancora una domanda — fece Hartmann con la voce più dolce. — Avete detto che quella ragazza aveva gli occhi e i capelli neri. Più neri dei vostri?

Molto più neri, signore! — rispose la cameriera.

Fatemi vedere i vostri capelli.

La ragazza si tolse la cuffietta.

Va bene, va bene. E le altre domestiche? Ce ne saranno delle altre, immagino.

Altre due — rispose la signora Kraus.

E sono tutt'e due più colorite di Elke?

Sì, signore. Hanno presso a poco il colorito di Frieda.

Hartmann si appoggiò una mano sul petto con un'aria che sembrava denotare una profonda soddisfazione.

Andiamo a fare un giro in giardino — disse poi mentre io, che non ci capivo nulla, lo guardavo sbalordito. Frieda se ne andò.

Proprio in quel momento si aprì una porta dietro di noi. Udimmo un passo che si avvicinava e apparve il Führer. Era vestito per uscire e aveva il cappello in mano. Vedendolo rimanemmo tutti e tre immobili e in silenzio. La signora Kraus era diventata rossa sino alla radice dei capelli.

Adolf Hitler era un uomo sulla cinquantina, dall'aspetto molto distinto. Freddo, riservato, un po' altero. Mentre attraversava il vestibolo un raggio di luce che penetrava da una finestra gli illuminò per un attimo il viso.

Non avevo mai visto un'espressione più fredda e più assorta di quella. Mi ritrassi istintivamente, quasi spaventato da quello sguardo. Inoltre, senza motivo, avvertivo che avevo paura di quell’uomo.

Hartmann, al contrario, gli mosse incontro senza esitazione.

Posso parlarle, mio Führer?

Domandò con l'aria di cortese rispetto che sa prendere quand'è necessario.

Il padrone di casa alzò gli occhi trasalendo. Non si era ancora accorto della nostra presenza. Scrutò attentamente Hartmann, senza che il suo viso perdesse l'espressione altera e un po' distratta.

Il mio superiore proseguì:

Sono Hartmann, colonello comandante della locale stazione di polizia investigativa. Siamo stati avvertiti che una giovane guardarobiera è scomparsa questa notte da questa casa in circostanze misteriose. Sono venuto qui con il mio collega, il signor Heiden, per attingere informazioni. Mi metto ai vostri ordini, signore, e farò tutto ciò che esigerete che io faccia.

Hitler aggrottò le sopracciglia.

Avete ritenuto che la cosa fosse tanto grave? — disse con aria seccata rivolgendosi alla signora Kraus.

La governante annuì senza parlare. Il padrone di casa la guardò stupito.

Non mi sembra che l'intervento di questi signori fosse necessario — disse poi — la ragazza tornerà spontaneamente. Ossia...

Scrollò leggermente le spalle e cominciò a infilarsi i guanti. Con gli occhi fissi sulle mani di Hitler il mio superiore osò obiettare, con voce incerta:

Credo che la ragazza non sia partita sola, ma è stata aiutata, o forse costretta ad andarsene da alcuni individui che si sono introdotti segretamente in casa vostra.

Tutto questo mi sembra molto strano — rispose Hitler col suo tono indifferente. — In ogni modo, se siete sicuro di quanto dite, hanno fatto bene a chiamarvi. Naturalmente, non voglio ostacolare i vostri sforzi, dal momento che si tratta di venire in aiuto di qualcuno che corre un serio pericolo. Dubito però...

Scrollò le spalle senza finire la frase.

La signora Kraus tremava. Fece un passo avanti come se volesse dir qualche cosa al padrone, ma si trattenne.

Hartmann ebbe l'aria di non aver notato quel movimento. Riprese:

Se volete prendervi il disturbo di accompagnarci nella camera della ragazza, vi farò osservare alcuni indizi che basteranno a convincervi che il nostro intervento è giustificato, sempre che vogliate che le indagini siano proseguite.

Sono disposto a credervi sulla parola — rispose Hitler con un po' di impazienza. — Ad ogni modo, se avete davvero qualche cosa di eccezionalmente importante da mostrarmi non ho nulla in contrario a venire con voi. In che parte della casa dormiva la guardarobiera, signora Kraus?

Nella camera de... di... nella camera del terzo piano che dà sul giardino — rispose la governante scrutando con ansia il viso del padrone. — È una stanza grande e luminosa, adatta per lavorarvi di cucito. Elke è una ragazza così ordinata...

Hitler l'interruppe con un gesto impaziente della mano, come seccato di quel profluvio di particolari. Poi disse alla signora Kraus di farci strada. Un'espressione di timore ansioso si dipinse sul viso della donna che mormorò rivolgendosi a Hartmann:

È proprio necessario disturbare il signore? Sono sicura che se gli raccontate che abbiamo trovato la tenda strappata, la sedia rotta e la finestra aperta...

Ma il mio superiore senza ascoltarla si era già avviato verso la scala seguito da Hitler.

Oh, Dio mio! — mormorò tra sé la signora Kraus. — Chi avrebbe potuto prevedere una cosa simile?

Mi passò davanti come se io non esistessi e cominciò a salire rapidamente dietro gli altri due. Io la seguii.

3 - La veste azzurra

Quando entrai nella stanza, Hitler seguiva distrattamente con gli occhi i movimenti di Hartmann che gli mostrava i particolari che avevamo rilevato precedentemente.

La signora Kraus osservava il padrone di casa e seguiva con lo sguardo ogni movimento di lui. Sembrava che l'inspiegabile terrore che l'aveva invasa non l'abbandonasse un istante.

Come vedete, si tratta di una partenza forzata — spiegava Hartmann. — Quella povera figliola non ha nemmeno avuto il tempo di prendere con sé i suoi effetti personali.

Dicendo queste parole si chinò per aprire un cassetto. Rapida come un baleno la signora Kraus lo prevenne e si frappose fra lui e il cassettone.

Scusate signore, ma credo che non sia conveniente che tre uomini frughino nella biancheria intima di una ragazza.

Hartmann si ritrasse subito.

Avete ragione, signora Kraus. Scusate per la grossolanità involontaria di un vecchio poliziotto.

La governante non disse più nulla, ma rimase addossata al mobile con un'espressione risoluta e quasi minacciosa negli occhi.

Hitler sembrava, come al solito, annoiato ed ebbe l'aria di non essersi accorto di nulla.

Se non avete più nulla da farmi vedere — disse — io me ne vado, perché ho un appuntamento. Ammetto che la faccenda deve essere più grave di quanto non avessi creduto al primo momento. Se credete opportuno iniziare delle attive ricerche fatelo e, se è necessario, dimenticate anche il mio istintivo orrore per gli scandali. La mia casa è a vostra disposizione e la signora Kraus si metterà ai vostri ordini. Buon giorno, signori. Unica cosa: non informate la stampa di ciò, ne i vostri superiori a Berlino.

Ci salutò con un cenno leggero della testa e se ne andò, con gran sollievo della signora Kraus che emise un grosso sospiro e si allontanò dal suo posto di guardia davanti al cassettone. Subito Hartmann si affrettò ad aprire il cassetto che la donna aveva difeso con tanta energia.

Un lenzuolo bianco copriva il contenuto di quel cassetto. Ne sollevammo un lembo e scorgemmo una veste di meravigliosa seta azzurra, guarnita con un collo di pizzo antico che doveva essere di gran valore.

All'incrocio del pizzo era appuntata una spilla di piccoli brillanti, di lavorazione straordinariamente fine. Un mazzetto di rose rosse appassite era appoggiato sulla veste e dava a quegli oggetti che non avevano nulla di straordinario un aspetto di reliquie.

Il mio superiore ed io guardammo la signora Kraus con aria interrogativa.

Non posso darvi nessuna spiegazione — fece lei con un tono calmo che contrastava con l'agitazione evidente di poco prima. — Questo vestito è certamente di Elke, l'ho visto nel baule il giorno del suo arrivo. Non è adatto a una povera ragazza, ma rappresenta una conferma di quanto vi ho detto. Elke deve aver conosciuto giorni migliori.

Uhm! — fece Hartmann.

Gettò un'ultima occhiata alla veste azzurra, poi stese accuratamente il lenzuolo che la copriva e richiuse il cassetto.

Un momento dopo uscì dalla stanza. Quando scesi al pianterreno lo vidi comparire sulla soglia della stanza dalla quale poco prima era uscito Hitler. Mi sorrise ed ebbi l'impressione che avesse trovato qualche indizio o per lo meno che fosse riuscito a formare nella sua mente qualche ipotesi verosimile.

Ci sono delle cose interessanti là dentro — disse indicando la stanza dalla quale usciva. — Peccato che non abbiate tempo di andare a vedere.

Credete? — domandai a voce bassa.

Non sentite?

Tesi le orecchie. Si udivano per la scala solo i passi della signora Kraus che scendeva per accompagnarci nel giardino. Non facemmo alcuna scoperta interessante e Hartmann mi lasciò poco dopo per scendere nell'interrato dove si trovavano i servizi.

Sentii che scherzava con le domestiche e pensai che senza averne l'aria sarebbe certamente riuscito a sapere da loro più cose in cinque minuti di quante un altro ne avrebbe sapute in un'ora di interrogatorio.

La curiosità che avevano svegliato in me le parole di Hartmann non mi dava tregua. Approfittai di quel momento di solitudine per sgusciare nella camera di Hitler. Era una mossa pericolosissima che, se scoperta mi sarebbe costata la vita, ma la curiosità e la mia esuberanza giovanile prevalsero sulla ragione.

Mi aspettava una sorpresa. Avevo creduto di entrare in un lussuoso appartamento, mi trovai invece in una stanza semplicemente ammobiliata, qualcosa a metà fra uno studio di pittore e un ufficio.

Il pavimento lucidissimo non aveva tappeto. Un quadro attaccato alla parete attrasse subito la mia attenzione.

Era il ritratto di una donna giovane e bellissima, dall'aria orgogliosa e dolce a un tempo. Gli occhi nerissimi sembravano ardere di un fuoco di passione. I capelli, di un nero quasi violetto, contrastavano con lo scarlatto del cappuccio dello strano mantello che le ricopriva le spalle.

"È sua sorella, probabilmente pensai. È un ritratto troppo moderno perché possa essere sua madre."

Mi avvicinai di più al quadro per vedere se mi riuscisse di scoprire qualche somiglianza fra la bellissima donna che vi era ritratta e l'uomo impassibile e altero che avevo visto poco prima.

Lo spessore eccessivo della cornice che circondava il ritratto mi colpì. Mi domandai perché non fosse stata scelta una cornice adatta per un'opera d'arte come quella. Quanto alla somiglianza che cercavo ebbi l'impressione di trovarla negli occhi che erano dello stesso colore di quelli di Hitler, ma più grandi ed espressivi.

Stavo per procedere a un rapido esame del resto della stanza quando improvvisamente mi trovai a faccia a faccia con la signora Kraus che mi guardava con aria terrorizzata.

Lei deve essere pazzo! È la camera del Führer, questa — mi disse con tono allarmato. — Nessuno può entrarvi all'infuori di me. Eviterò di dirglielo. Lo sa che può costarle la vita?

Feci un cenno di ringraziamento e seguii la governante nel vestibolo. Mi domandavo che cosa mai avesse scoperto Hartmann. Per mio conto non riuscivo a capire il perché della sua evidente soddisfazione. Tentai di giustificarmi con la signora Kraus.

Ho visto quel quadro attraverso la porta semiaperta. È così bello che non ho potuto resistere alla tentazione di vederlo da vicino. È il ritratto di qualche parente del Führer?

Si, di sua cugina — fece asciutta la signora Kraus. E si tirò dietro la porta con un gesto impaziente.

Rinunciai a scoprire da solo il risultato delle ricerche di Hartmann. Questi risalì dal sottosuolo poco dopo e si mise a parlare con la signora Kraus.

Perché avete avviato questa inchiesta, signora Kraus? Non sembra che il Führer ne sia tanto entusiasta, sebbene ci abbia autorizzato a proseguire.

Lei ha ragione, colonello, ma, comunque non è contrario e a me tanto basta.

Di mano in mano che parlava, la signora Kraus si agitava sempre più. Proseguì:

È necessario che Elke venga ritrovata e subito.

Ma non avete pensato che la ragazza potrebbe benissimo tornare spontaneamente?

Se lo potesse lo avrebbe già fatto. Se non è ancora tornata, vuol dire che qualcuno glielo impedisce.

Siete convinta che fosse tanto felice in questa casa? Le ragazze qualche volta hanno delle strane fantasie.

Elke è una ragazza molto seria per la sua età. Inoltre mi voleva molto bene. Sono sicura che non se ne sarebbe andata in quel modo se non ve l'avessero costretta. So benissimo quello che volete dirmi: che non ha gridato e che ha avuto il tempo di prendere cappello e soprabito. Ma non è ragazza da fare scandali. Si sarebbe lasciata ammazzare da quegli uomini piuttosto di mettere in subbuglio la casa con le sue grida, creando uno scandalo dagli esiti imprevisti, pericolosi, soprattutto per se stessa.

Perché dite con tanta sicurezza "quegli uomini?"

Perché sono sicura di aver udito due voci maschili nella camera.

Uhm! Vi è sembrato di conoscere quelle voci e sareste in grado di riconoscerle se le riudiste?

Non credo...

La signora Kraus guardò attonita Hartmann. Questi riprese.

Ve l'ho domandato in seguito a una circostanza che mi è stata riferita. Sembra che in questi ultimi tempi il Führer avesse assunto un cameriere che faceva gli occhi dolci alla guardarobiera.

La signora Kraus diventò scarlatta di collera.

È una menzogna infame. Heinrich è un giovanotto che sa stare al suo posto... non permetto che diciate delle cose simili davanti a me... Elke era... troppo al di sopra della sua condizione...e di queste squallide maldicenze.

Va bene, va bene — fece bonariamente Hartmann. — Del resto, non ho mai detto che la ragazza ci stesse. Noi investigatori siamo obbligati a pensare a tutto.

Perdete il vostro tempo se pensate cose simili.

Hartmann aveva staccato il cappello dall'attaccapanni e lo lisciava con la manica contemplandolo con somma soddisfazione.

Cara signora Kraus, se sapeste come ci sarebbe facile indagare se voi foste più sincera con noi... se, per esempio, ci diceste perché vi interessate tanto a quella ragazza. La minima informazione sulla sua vita privata potrebbe servire a metterci sulla buona strada.

La signora Kraus si rannuvolò.

Vi ho detto tutto quello che so. Che è venuta quattro anni fa a domandarmi lavoro, che mi è piaciuta e che l'ho assunta in servizio. Da allora non si è più allontanata e...

In una parola non volete dirci nulla di più — concluse Hartmann con un sospiro — credo che non arriveremo da nessuna parte in queste condizioni.

La signora Kraus rispose tranquillamente:

Battete una falsa strada. Sono disposta ad ammettere che Elke aveva un segreto. Ed è logico che lo avesse, dato che, come vi ho detto, era

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