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Cagliari Magica. L'eco delle streghe: Maghe, fattucchiere, stregoni e iniziati tra la  Sardegna e l’Europa dei misteri

Cagliari Magica. L'eco delle streghe: Maghe, fattucchiere, stregoni e iniziati tra la Sardegna e l’Europa dei misteri

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Cagliari Magica. L'eco delle streghe: Maghe, fattucchiere, stregoni e iniziati tra la Sardegna e l’Europa dei misteri

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
276 pagine
5 ore
Pubblicato:
21 giu 2018
ISBN:
9788885586291
Formato:
Libro

Descrizione

Temute eppure cercate nei momenti del bisogno, allontanate dalla società ma invocate a protezione di raccolti e bestiame, streghe e maghe – così come stregoni e fattucchiere – hanno loro malgrado riempito i nostri sogni e gli incubi notturni con quell’aura negativa abilmente creata intorno a loro.
Da spiriti benefici e portatori di forze generatrici, uomini e donne dalle capacità sublimi si ritrovarono grazie ad una intensa campagna denigratoria ad essere vittime di una caccia spietata, costellata di torture e roghi. Tragedia della storia che passa a volte inosservata a causa – molto spesso – di un occultamento ancora in essere di atti e documenti in grado di dare l’esatta dimensione del terrore che dilagò in Europa fino alla fine del 1800.
La Sardegna non fu immune dal fenomeno ed anzi fu oggetto di maggiori attenzioni per via della persistenza, in molte comunità, di forme di paganesimo e di eresie. Numerosi fili legano l’Isola al continente, trame nascoste che seguono strade esoteriche e iniziatiche.
Un viaggio, attraverso i documenti e testimonianze, che offre una chiave di lettura su un passato non tanto lontano ed un modo per ricordare donne e uomini che pagarono a caro prezzo la loro sete di conoscenza e la loro diversità.
Pubblicato:
21 giu 2018
ISBN:
9788885586291
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Libro

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Anteprima del libro

Cagliari Magica. L'eco delle streghe - Pierluigi Serra

Furore

Per introdurre il viaggio

Ca gliari, convento di San Domenico nel quartiere di Villanova. Nel chiostro, area sacra ove venne sepolto Giovanni Sanna, Cavaliere Templare combattente in Terrasanta, alle prime ore del mattino e subito dopo le abituali preghiere del risveglio, inizia ad alzarsi una lenta colonna di fumo bianco. Ad ardere, il 24 giugno del 1788, non sono le carni e gli indumenti di eretici, streghe, bestemmiatori, sodomiti e maghi bens ì i registri e le copie di verbali degli interrogatori, fogli di indagini e lettere di delazione conservate nell ’ archivio del locale tribunale della Santa Inquisizione. Tra i documenti che vanno in cenere vi sono gli elenchi che contengono i nominativi dei famigli della Santa Inquisizione, i delatori, le spie, gli indagatori che, dietro un ’ apparente normalit à del vivere quotidiano, svolgono per conto del tribunale le indagini e si occupano di raccogliere ogni informazione possibile utile per inchiodare e processare i responsabili di malefici e magie. Il loro è un lavoro occulto che si svolge nell ’ ombra, a raccattare voci e dicerie. Per uno strano gioco del destino la stessa scena cagliaritana si svolge quasi contemporaneamente a Milano, nel convento di Santa Maria delle Grazie ove, per ordine dell ’ Imperatore Giuseppe II, arde per l ’ ultima volta il fal ò che canceller à buona parte delle testimonianze scritte riguardanti l ’ attivit à inquisitoriale. L ’ incenerimento di gran parte della documentazione non riuscir à tuttavia a cancellare una delle pagine pi ù nefaste e controverse della Chiesa, a mettere il sigillo su migliaia di vicende umane, storie di sofferenza, vendette, tradimenti e cospirazioni che avranno come teatro ultimo la baltresca, il palchetto sul quale veniva eretta la catasta di legna destinata a purificare i condannati. Difficilmente la sparizione di documenti potr à occultare le sofferenze e le urla che si levarono dalle carceri e dai tribunali voluti da Santa Romana Chiesa per combattere ogni forma di opposizione, trasgressione alla regola, ogni spirito libero che aveva osato dubitare dei dogmi e del potere temporale. Quando il 4 marzo del 1617 viene arsa sul rogo milanese Caterina de ’ Medici, strega dichiarata che aveva stipulato un ferreo patto con Satana, anche Cagliari e la Sardegna, al pari dei possedimenti della corona spagnola, vivevano nell ’ abbraccio mortale dei guardiani della fede, temutissimi per la loro arroganza e inflessibilit à nel dispensare condanne e supplizi. La stessa sorte della giovane strega milanese, finita sul rogo per un sottile e perverso gioco di ripicche e lusinghe respinte, lega le vicende di protagonisti noti come Sigismondo Arquer a quelle meno conosciute, eppure altrettanto drammatiche, di Angela Borras e Caterina Corellas, streghe cagliaritane dilaniate dal fuoco e dai ferri degli aguzzini.

Vicende umane che si intrecciano in un arco cronologico assai ampio che va dal 1400 al finire del 1700, quando ormai l ’ Europa intera si domandava se tutte le vittime sacrificali, immolate sul rogo della fede, fossero in realt à quelle nefaste entit à che avevano legato il proprio nome e destino al mondo degli inferi. Il coro di migliaia di vittime, insieme al profumo della loro innocenza, sembrava aver finalmente toccato le corde della ragione, mettendo un freno alle nefandezze consumate da uomini di chiesa. Processi e condanne che non termineranno se non nel 1826 quando a Toledo – citt à nera dell ’ Inquisizione – verr à impiccato con l ’ accusa di eresia il maestro elementare Gaetano Ripoll, reo di aver propagandato idee contrarie alla fede e moralit à cattolica.

Se la magia era nata con il pensiero, favorendo tra l ’ altro le prime forme di ordine sociale ¹ , cos ì anche nei popoli primitivi esistevano confraternite magiche che, come societ à chiuse ed ermetiche, conservavano e tramandavano le forme dei riti, addestrando gli adepti alla perfetta esecuzione delle pratiche, fossero esse di guarigione o di morte ² . Anche in Sardegna la strega e lo stregone erano i custodi dei culti, dei riti e dei miti della comunit à : erano i detentori delle tradizioni elementari, i portavoce delle prime forme articolate di religiosit à .

Cos ì la comunit à , anche dopo l ’ avvento del Cristianesimo e la conversione spesso forzata a questo nuovo credo, faceva ricorso alla magia per tutte le pratiche importanti che riguardavano la vita e la morte, dalla fertilit à dei campi e delle donne alla fase del passaggio verso altri mondi. La magia, il tentativo di dominare le forze occulte della natura e di sottoporle al proprio volere per sfruttarne la potenza a fini benefici o malefici verso persone, animali e cose, diverr à con la sempre maggiore egemonia della Chiesa l ’ elemento da combattere in tutte le sue forme. La magia scardina l ’ ordine sociale che viene imposto da Santa Romana Chiesa, e come tale dev ’ essere annientato con ogni mezzo e purificato nel fuoco. Lo strumento operativo è una macchina da guerra con i suoi generali e comandanti, truppe e collaboratori: la Santa Inquisizione, che trover à nei due frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer ³ i paladini di una repressione dai toni brutali e virulenti.

A fronte di ogni processo, di ogni denuncia, di ogni vittima sacrificale, esiste una storia, un vissuto umano a volte costellato di curiosit à e ingegno che venne scambiato per maleficio. Si trovano frammenti di vita di donne e uomini abituati a utilizzare medicamenti naturali tramandati dai progenitori, la cui preparazione veniva spesso scambiata per pratica nefasta e demoniaca. Nel gran numero di condannati vi furono effettivamente coloro i quali, pi ù per rivolta sociale che per atto di fede reale, si rivolsero al demonio quale entit à superiore in grado di ribaltare i canoni di una societ à nella quale erano messi ai margini. I reietti e i delusi, potendo riscrivere la storia racconterebbero anche della malvagit à reale, delle perversioni demoniache dell ’ inquisitore e degli aguzzini; narrerebbero delle terrene sofferenze inflitte con strumenti arroventati e acuminati, ideati dalla pi ù perversa e crudele delle immaginazioni umane. Maria Murgia, dodicenne strega di Stampace potrebbe elencare le sofferenze e le angherie, i lunghi interrogatori e le violenze corporali alle quali venne sottoposta pur di ottenere la confessione di reati mai compiuti. Bisogna immaginare con lo sguardo odierno una fanciulla avvolta dal terrore, gli occhi sbarrati dalla sofferenza, intrisi di odio e agognanti una morte che la liberi dal dolore della tortura: a quel punto chiunque confesserebbe ogni malefatta e patto demoniaco.

Non tutte le streghe, i maghi e gli stregoni finirono sotto i colpi della repressione ecclesiastica o governativa. Molti di loro, in segreto e nelle tenebre, proseguirono nella celebrazione di antichi riti legati alla terra. Quale fosse il rapporto tra inquisiti e inquisitori, tra vittime e carnefici, risulta ben chiaro dalle numerose bolle papali, dagli scritti e dagli incitamenti che provengono direttamente dal Soglio di Pietro. È nel 1508 che papa Alessandro VI ⁴ chiarisce ulteriormente la posizione della Chiesa nei confronti di coloro i quali si muovono fuori dai canoni: che questa setta delle strie sia exterminata , scrive il pontefice da Roma, elogiando l ’ attivit à sempre pi ù capillare dell ’ Ordine dei Domenicani. A precederlo nella lotta contro la magia, l ’ eresia, la necromanzia e tutte le scienze considerate frutto di un demoniaco disegno, di una solfurea alleanza con il diavolo, era stato papa Innocenzo VIII, il vicario di Cristo che a discapito del suo nome aveva – con la bolla Summis Desiderantes Affectibus del 9 dicembre 1484 – dato corpo e struttura alla lotta impari contro la stregoneria tout-court . Era stato il pontefice romano a ispirare i due domenicani Sprenger e Institor nella compilazione del manuale ad uso degli inquisitori, il Malleus Maleficarum , il terrifico martello contro i malvagi, vero e proprio strumento persecutorio che porter à nei secoli successivi a un clima di sospetto e di delazione. Nell ’ iconografia e nell ’ immaginario comune la strega e la maga sono ritratte come laide e vecchie, personaggi ai margini della societ à . In realt à finirono sul rogo soprattutto giovani donne e ragazze il cui fascino turbava le menti distorte di inquisitori e delatori. La donna e l ’ uomo che hanno compiuto un percorso iniziatico, e che hanno ricevuto per trasmissione sacra determinate capacit à , hanno un pi ù stretto contatto con la natura e attraverso essa possono risanare e curare. Il prete, la Chiesa intuiscono questo grande pericolo che mette in discussione tutto il potere acquisito nel corso dei secoli. Da qui, per una mera lotta di potere e di supremazia, nasce la vera e terribile rivalit à ; nasce Lucifero, colui il quale portava la luce, improvvisamente arruolato nelle schiere demoniache. Stessa sorte tocca le divinit à femminili pagane legate alla fertilit à . Molte di esse entrano nel pantheon infernale, trasformate in entit à malefiche dopo aver vissuto un passato glorioso e benefico. Cambia anche il rapporto tra uomo e natura: se prima questa era vista sotto forma di madre e compagna, di genitrice e di dispensatrice di nutrimento, baster à un ’ assise di vescovi e chierici (come nel caso del concilio ecumenico di Nicea del 325 d. C.) per darle una connotazione terrifica e paurosa, zeppa di anfratti ove si nascondono demoni ed entit à maligne. La strega è in ogni luogo e ogni luogo orrifico pu ò celare una strega, soprattutto se sono posti che possono incutere terrore e suscitare ataviche paure. I demoni dei boschi sono vitali e reattivi e si trovano davanti rappresentazioni angeliche diafane e distaccate dalle cose terrene, sfumate e poco interessate alle vicende umane, per come la Chiesa tende a rappresentarle. Satana esce agguerrito dal ventre della strega: lui, cos ì vitale, mostra il suo carattere combattivo. Se la Chiesa aveva scartato la natura perch é impura e imperfetta, cos ì il Diavolo ne diviene padrone e utilizzatore, convocando le riunioni delle streghe nei boschi e negli anfratti nascosti delle montagne, sulle cime pi ù alte.

La strega aveva come compito quello di guarire, era il medico del popolo e ogni strato della societ à consultava la strega e la maga, colei che veniva chiamata con l ’ appellativo di Belladonna. La Belladonna è la pianta che predilige e somministra con attenzione e perizia per guarire tanti mali dell ’ antichit à . La guaritrice, legata alle divinit à dei boschi e lei stessa divinizzata per il potere taumaturgico, viene ripagata nel Medioevo e nel Rinascimento con una sola moneta: il rogo. Si scovano, per far confessare loro azioni impensabili, sofferenze apposite, dolori e nefandezze senza limite. Roghi infiniti costellano l ’ Europa: nel 1500 vengono arse sul rogo 7000 streghe a Treviri, e Tolosa rappresenta la capitale continentale dei roghi. Nel 1513 a Ginevra vanno sul rogo in soli tre mesi pi ù di 500 streghe, 800 nella citt à di W ü rtzburg, 1550 a Bamberga. Nella follia di vescovi e inquisitori finiscono anche i bambini e le bambine. Spesso gli imputati, ben conoscendo la sorte che li attende, prevengono la tortura e s ’ uccidono. Il vescovo Remy, insigne giudice di Lorena, capace di vantarsi d ’ aver abbruciato pi ù di 800 streghe, esultava proclamando che ben 16 streghe – nel corso di un processo- si erano uccise prima della condanna strozzandosi nelle celle. Una tra le figure pi ù emblematiche che operavano all ’ interno del Tribunale della Santa Inquisizione era quella dell ’ aguzzino, che aveva la qualifica di Maestro di Giustizia. Era l ’ attore principale nella preparazione del condannato: il suo ruolo, svolto con diligenza, risultava basilare nella realizzazione di quella che era destinata ad essere una vera e propria rappresentazione teatrale. Il condannato, insieme al boia, agli aiutanti e ai Confortatori (che assistevano il condannato durante il tragitto dal carcere al luogo dell ’ esecuzione) facevano da ali al corteo che si concludeva nel luogo presso il quale veniva invitata la popolazione. Era il monito, il vero insegnamento impartito ai fedeli per non incappare nei numerosi peccati che li avrebbero portati alla dannazione eterna. Era la grande rappresentazione del potere messo in scena con dovizia di dettagli e particolari. Il rogo rappresentava per la Chiesa la forma di purificazione del condannato. Era stato istituito e codificato all ’ interno del Sinodo di Verona del 1184 e confermato dal Concilio Lateranense IV del 1215 ⁵ . Qualche anno dopo, nel 1229, anche il Concilio che si svolge a Tolosa riafferma la validit à del rogo come pena per eretici, streghe, maghi, fattucchiere, indovini, omosessuali, in un ’ ampia categorizzazione di coloro i quali potevano (e dovevano, secondo la Chiesa) finire i loro giorni tra le sofferenze delle fiamme. Il rogo rappresentava secondo l ’ etica cristiana la condanna eterna del colpevole, perch é la sua riduzione in cenere ne avrebbe impedito la resurrezione nel giorno del Giudizio. Si trattava dunque della privazione del corpo e dell ’ annullamento totale della personalit à . In Spagna e nei territori controllati, in Francia, Portogallo, in Sicilia cos ì come nel resto dell ’ Europa il fuoco era destinato a essere il principale veicolo di purificazione e di repressione. L ’ abbruciamento prevedeva che il condannato venisse legato a un palo intorno al quale erano state disposte cataste di legna. Come immaginabile la morte arrivava in maniera molto lenta perch é il fuoco, prima di raggiungere il condannato provocava gravissime ustioni. Il decesso poteva avvenire per asfissia o per arresto cardiocircolatorio prima ancora dell ’ annerimento del corpo. Ma esistevano altre e non meno drammatiche forme di esecuzione: si andava dall ’ annegamento al taglio della testa, all ’ impiccagione, per arrivare allo squartamento e al mazzolamento che avveniva utilizzando un grosso martello di ferro scagliato contro la testa o il corpo del condannato. Di sovente anche chi trovava una morte pi ù veloce veniva arso nel rogo per evitare che il suo corpo si ripresentasse a giudizio nell ’ Ultimo Giorno. Nella Sardegna e nella sua capitale la repressione nei confronti della magia, della stregoneria e dell ’ eresia sar à particolarmente incisiva durante la presenza spagnola. Nei circa quattrocento anni nei quali l ’ Isola sar à sotto la giurisdizione catalano aragonese prima e spagnola poi, il tribunale inquisitoriale andr à a colpire con particolare rigidit à tutti i fenomeni legati alla magia popolare e alla taumaturgia. Erano azioni antiche che, sfuggendo al controllo della Chiesa, minavano la credibilit à del messaggio di Pietro.

Sar à una repressione particolarmente accanita di cui solo una minima parte resta oggi a disposizione degli storici e dei ricercatori, nella lettura delle poche carte conservate negli archivi: gran parte dei documenti, e con loro l ’ esatto numero dei processi e delle condanne che vennero inflitte, è andato volutamente perso. Pi ù recenti in ordine di tempo e rimaste agli atti e nei documenti sono alcune esecuzioni nelle quali il boia manc ò di professionalit à e per questo venne punito con il carcere e la fustigazione. Ad esempio come nel caso dell ’ esecuzione dell ’ abate Filippo di Rivarola ⁶ : riconosciuto colpevole per aver scritto e pubblicato versi satirici all ’ indirizzo di papa Clemente XI ⁷ , viene condannato al patibolo il 4 agosto del 1708. Trasportato in barella, impossibilitato a muoversi in seguito alle torture subite, nel luogo dell ’ esecuzione dinnanzi a Castel Sant ’ Angelo venne deposto con la testa sul ceppo per essere decapitato. In questo caso il boia, mancando il punto preciso colp ì con macabra sequenza l ’ abate che, nell ’ agonia, venne finito a colpi di coltellaccio. Il Maestro di Giustizia venne rinchiuso nelle carceri pontificie e fustigato; gli fu revocato il mandato e fu espulso dai territori pontifici. È altrettanto interessante notare che la pena di morte, anche dopo la fine dello Stato Pontificio il 20 settembre del 1870, era ancora contemplata fino all ’ agosto del 1969 quando Paolo VI decise di abrogarla. Fu poi Giovanni Paolo II il 12 febbraio del 2001 a rimuovere la pena capitale dalle legislazioni dello Stato Vaticano.

Resta l ’ amarezza per quanti, soprattutto nell ’ ultimo periodo storico, tentino di ridimensionare il numero degli eretici, delle streghe, dei maghi e dei liberi pensatori finiti sul rogo, morti nelle carceri, torturati e vilipesi. Il negazionismo arriva a citare come numero effettivo di morti per mano dell ’ inquisizione solo 35 persone. Basterebbe rileggere le cronache ridondanti di monaci, abati e arcivescovi che, fregiandosi di aurea beatitudine, enumeravano le torture e le pene inflitte ai seguaci di Satana.

I racconti, le vicende e i personaggi narrati non appartengono all ’ immaginario ma scaturiscono dalla cronaca reale e da fatti accaduti; solo alcuni particolari, a volte frutto della tradizione tramandata oralmente, sono stati aggiunti per dare collante alle vicende e ai protagonisti. Come note conclusive è stato inserito un elenco parziale delle vittime dei roghi dell ’ Inquisizione: una lista molto riduttiva rispetto alle reali cifre del massacro. Potrebbero essere aggiunti i 20 mila albigesi uccisi a Beziers il 22 luglio 1209, i 250 catari che il 16 marzo del 1244 finirono sul rogo nella pi ù grande strage compiuta dalla Chiesa cattolica in un giorno solo. Andrebbero aggiunti i mille cavalieri Templari che la Chiesa consegn ò nelle mani degli aguzzini: pi ù di cinquecento finirono i loro giorni nelle prigioni e molti tra le fiamme dei roghi. Non esiste un elenco preciso di quanti pagarono con la vita il mantenersi ritti dinnanzi alla stoltezza e all ’ immensa ottusit à degli inquisitori. La stessa Sardegna pag ò un tributo di sangue notevole in termini di vite umane: l ’ elenco preciso e puntuale di tutte le vittime non esiste e non sar à mai pi ù disponibile, visto che gli stessi inquisitori terminarono il loro mandato con l ’ incenerimento di molti documenti e atti processuali. Nel riesaminare documenti, studi e ricerche effettuate nell ’ ambito vasto della magia, della stregoneria e dell ’ inquisizione, diverse volte sono venuti alla mente non solo i personaggi famosi come Giordano Bruno - al quale è doveroso rivolgere un tributo vigoroso per la sua critica al potere e all ’ ottusit à della Chiesa del suo tempo e per la sua rettitudine e il valore dell ’ insegnamento lasciato - ma anche alle migliaia di donne i cui nomi non figureranno mai negli elenchi dei morti per mano dei tribunali dell ’ Inquisizione. I decenni terribili della caccia alle streghe e ai maghi, agli eretici, a coloro che osavano porsi domande, rappresentano una tra le pagine nere della nostra storia recente, storia nella quale la religiosit à e la purezza del pensiero è ben differente dall ’ azione terrena degli uomini il cui credo fu in antitesi ai principi che ispirarono la missione dell ’ Uomo di Nazareth.

Pierluigi Serra

[1] Alle origini del magico e del Sabba, Como, 2001, Lipomo.

[2] Società segrete primitive.

[3] Sprenger, (Rheinfelden, 1436 – Strasburgo, 6 dicembre 1495) e Kramer, (Schlettstadt, 1430-Kromerit, 1505) sono gli autori del Malleus Maleficarum, il Martello delle Streghe, pubblicato nel 1497 allo scopo di reprimere in Germania l’eresia, il paganesimo e la stregoneria. Questo manuale, che ben presto troverà applicazione presso tutte le sedi dei tribunali inquisitoriali, sarà il testo cardine che affronta la stregoneria come una forma di satanismo.

[4] Papa Alessandro VI, nato Roderic Llançol de Borja e italianizzato con il nome di Rodrigo Borgia nasce a Xativa il 1 gennaio 1431: è uno dei papi rinascimentali più controversi, anche per aver riconosciuto la paternità di vari figli illegittimi tra i quali, forse più noti, Cesare e Lucrezia Borgia. Figura oscura della Cristianità fu esponente del malaffare e del vizio che circondava il soglio di Pietro. Nonostante il suo trascorso e le sue depravazioni, due dei suoi successori lo descrissero come uno dei papi più importanti dopo Pietro.

[5] Furono numerosi i Concili vaticani che riaffermarono l’utilizzo del rogo come strumento di riconciliazione e di

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