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Conversazioni con Dio

Conversazioni con Dio

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Conversazioni con Dio

Lunghezza:
280 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
13 giu 2018
Formato:
Libro

Descrizione

Beato John Henry Newman:“Può sembrare strano, ma molti cristiani trascorrono la loro vita senza alcuno sforzo di raggiungere una corretta conoscenza di se stessi. Si accontentano di impressioni vaghe e generiche circa il loro effettivo stato; se hanno qual­cosa in più di questo, si tratta di esperienze casuali, quali i fatti della vita a volte impongono. Ma nulla di esatto e siste­matico, che non rientra nemmeno nei loro desideri avere.Quando dico che è strano, non è per suggerire che la conoscenza di sé sia facile; è quanto mai difficile conoscere se stessi anche parzialmente, e da questo punto di vista l’i­gnoranza di se stessi non è una cosa strana. La stranezza sta nel fatto che si affermi di credere e di praticare le grandi verità cristiane, mentre si è così ignoranti di se stessi, tenen­do conto che la conoscenza di sé è una condizione necessa­ria per la comprensione di quelle verità. Quindi non è trop­po dire che tutti quelli che trascurano il dovere di un abitua­le esame di coscienza, adoperano in molti casi parole senza averne il senso. Le dottrine del perdono dei peccati, e della nuova nascita dal peccato, non possono essere comprese senza una certa giusta conoscenza della natura del peccato, cioè, del nostro cuore. […]“Dovremo sperimentare cos’è il peccato nell’al di là, se non ce ne rendiamo conto ora. Dio ci dà ogni grazia per scegliere la sofferenza del pentimento, prima del sopraggiungere dell’ira ventura” “Ripeto, senza una qualche idea giusta del nostro cuore e del peccato, non possiamo avere un’idea giusta del governo morale, di un salvatore o santificatore”.

Editore:
Pubblicato:
13 giu 2018
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Libro

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Anteprima del libro

Conversazioni con Dio - John Henry Cardinal Newman

John Newman - cvJHS_RoundWreath_b_embroidery_designLaudetur JClTC

L'opera originale Conversazioni con Dioè stata scritta da

John Henry Newman(1801 – 1890)

Questa edizione è stata digitalizzata,editata e prodotta da

Alessandro Messina, 2018

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Il testo del libro è di dominio pubblico

Tutti gli altri diritti sono riservati, compreso il diritto a riprodurre questa edizioneo

 parte di esso in qualsiasi forma senza il consenso scritto da parte dell'autore

malta_star - 50John Henry Newman

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John Henry Newman,

primo di 6 fratelli, nasce a Londra il 21 febbraio 1801. Il padre, John, era un banchiere mentre la madre,

 Jemina Foundrinier, discendeva da ugonotti emigrati dalla Francia dopo la revoca dell'Editto di Nantes.

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Nel 1808 Newman entra nella scuola di Ealing (in quei tempi fuori Londra) dove ricevette un'educazione elevata e manifestò la sua notevole intelligenza. Il 1816 segnò l'ultimo anno di permanenza a Ealing e contemporaneamente il fallimento della banca del padre. In questo periodo, sotto l'influsso di Walter Maser, pastore calvinista, maturò una fede orientata dai principi protestanti e la convinzione che il Papa fosse l'anticristo.

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Nel 1817 entra nel Trinity College di Oxford dove ottenne il titolo accademico di Bachelor of Arts. Nel 1822 fu eletto fellow dell'Oriel College, ambiente nel quale sviluppò un'amicizia con Edward Bouverie Pusey. Il 13 giugno 1824 viene ordinato diacono nella Chiesa Anglicana e divenne coadiutore della parrocchia di St. Clement ad Oxford. Il 29 maggio 1825 viene ordinato sacerdote anglicano.

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Dal 1826 al 1832, in qualità di tutor nell'Oriel College, si occupa della formazione culturale di molti studenti universitari e fu in stretto contatto con Pusey, John Keble e Hurrel Froude. Il 14 marzo 1828 diventa parroco nella chiesa universitaria di St Mary, dove svolse una intensa attività pastorale, soprattutto mediante la predicazione che riscosse molti consensi, fino al 1843.

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Nel 1832 accompagna Froude in un lungo viaggio nell'Europa meridionale, visitando Roma, Malta, Corfù e la Sicilia. In questo viaggio incontrò per la prima volta, nel Collegio Inglese di Roma, Nicholas Wiseman, che diventerà Arcivescovo cattolico di Westminster. Scrive il poema che sarà poi pubblicato nel 1834 con il titolo di Lyra Apostolica ed anche il poemetto Lead, Kindly, Light, dove esprime la sua fiducia nella Provvidenza che lo avrebbe guidato nella realizzazione di una particolare missione.

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Tornato in Inghilterra, ad Oxford, poté ascoltare, era il 14 luglio 1833, il discorso di John Keble National Apostasy, sermone che segnò il sorgere dell'Oxford Movement, di cui Newman divenne la figura più rappresentativa.

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Dal 1833 al 1841 Newman, Froude, Keble, Pusey e William Palmer pubblicarono Tracts for the Times. Dei 90 saggi pubblicati Newman ne scrisse 26, incluso l'ultimo il Tract 90, nel quale egli cercò di interpretare i 39 articoli della Chiesa Anglicana in un'ottica cattolica. Ciò gli valse la condanna da parte dell' Hebdomadal Board dell'Università di Oxford e venne sconfessato da 42 vescovi anglicani. Newman rinunciò alla parrocchia universitaria di St. Mary e il 9 aprile 1842 si ritirò con alcuni amici a Littlemore, dove, lavorando alla stesura del celebre Essay on development of christian Doctrine, maturò la sua conversione alla Chiesa Cattolica.

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Quando nel 1846 Newman si reca a Roma assieme ad alcuni compagni, anch'essi anglicani convertitisi al cattolicesimo, non è ancora sicuro di entrare in un ordine religioso oppure diventare un sacerdote secolare. Nel Memorandum del 1848 Newman scrive che si prese in considerazione il progetto di entrare nell'ordine dei Redentoristi ma alla fine si scelse l'Oratorio di San Filippo Neri.

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Newman iniziò a frequentare la Chiesa Nuova e i sacerdoti della comunità. Quando prese la decisione ufficiale di diventare Oratoriano chiese in via formale al Papa di poter fondare un Oratorio a Birmingham e richiese di poter adeguare le Costituzioni dell'Oratorio romano alle necessità presenti in Inghilterra. Nel 1847 Newman assieme a sei compagni inizia il noviziato presso l'abbazia di Santa Croce dove un'ala dell'edificio viene messa a loro disposizione. In quattro mesi vennero studiate le Costituzioni, la spiritualità e le tradizioni dell'Oratorio.

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Dopo l'ordinazione sacerdotale, il 2 febbraio 1848, confortato dall'incoraggiamento di Papa Pio IX (Breve Magna Nobis semper del 26 novembre 1847), fondò il primo Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra. La prima sede venne stabilita a Maryvale, in seguito la comunità si spostò prima a St. Wilfrid, poi nella Alcester Street a Birmingham e infine, nel 1854, a Edgbaston, una zona residenziale nella periferia della città. Sempre nel 1848 un gruppo di religiosi, guidato da P. Frederick William Faber - che dopo Newman è il più celebre Oratoriano inglese - si trasferisce a Londra dove vengono poste le basi per la fondazione della seconda Congregazione filippina inglese.

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Nel 1854 Newman viene nominato rettore dell'Università Cattolica di Dublino, carica che ricopre per quattro anni. Nel 1878, il Trinity College di Oxford lo elesse come suo first honorary fellow.

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Il 12 maggio 1879, su istanza di Sua Eccellenza Mons. William Ullathorne, Newman fu creato Cardinale da Papa Leone XIII, che in tal modo gli riconobbe genio e dottrina. Il neo Cardinale scelse come motto cor ad cor loquitur, perché egli non pretese mai di fare qualcosa di grande che fosse ammirato dagli altri, ma di comunicare con la semplicità e la cordialità dell'amico quanto era richiesto dal principio: prima di tutto la santità.

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Dopo alcuni anni di crescente debolezza, celebrò la sua ultima Messa in pubblico il giorno di Natale del 1889 e morì nella sua camera a Edgbaston l'11 agosto 1890, dopo aver sperimentato ed offerto con fede tante sofferenze ed incomprensioni, sospetti ed opposizioni, acuite dalla straordinaria sensibilità del suo animo. Per sua volontà sulla tomba venne incisa la frase: Ex umbris et imaginibus in veritatem.

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Il 22 gennaio 1991 Newman è stato dichiarato Venerabile da Sua Santità Giovanni Paolo II.

Sua Santità Benedetto XVI lo ha proclamato Beato domenica 19 settembre 2010 nel corso della Celebrazione da lui presieduta a Birmingham.

malta_star - 50Ave piena di grazia

John Newman - int

::: Beato John Henry Newman :::

Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!

Tutte le generazioni l’hanno chiamata beata. Co­minciò l’angelo, che le disse:

«Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra tutte le donne».

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E ancora:

«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un fi­glio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo».

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Sua cugi­na Elisabetta fu la seconda a salutarla con il titolo che le era appropriato. Anche se era piena di Spirito santo nel momento in cui parlò, tuttavia, ben lonta­na dal credere di essere messa alla pari di Maria da quel dono, fu spinta a usare il linguaggio più umile e rispettoso.

«Esclamò a gran voce:

"Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!

A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?"».

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Poi ripete:

«E beata colei che ha creduto nell’ adempimento delle parole del Signore».

Fu al­lora che Maria espresse i suoi sentimenti nell’inno del Magnificat, che leggiamo nei Vespri. Quanti e quanto complessi dovevano essere quei sentimenti! In lei si sarebbe compiuta quella promessa che il mondo attendeva da migliaia di anni. Il Seme della donna, annunciato alla colpevole Eva, dopo una lunga attesa stava finalmente per comparire sulla terra, e sarebbe nato da lei. In lei si dovevano rove­sciare le sorti del mondo; ella doveva calpestare la testa del serpente. A lei era concesso il più grande onore mai concesso a un individuo della nostra raz­za degenerata. Dio stava prendendo su di sé la sua carne e si sarebbe umiliato nell’essere chiamato suo Figlio.

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Questo è il profondo mistero! Ella, natural­mente, avrebbe provato la sua inesprimibile inde­gnità, il suo umile destino, la sua ignoranza, la sua debolezza agli occhi del mondo. E in più – possiamo a ragione supporlo – ella aveva quella purezza e in­nocenza del cuore, quella luminosa visione di fede, quell’ abbandono fiducioso nel suo Dio che portava­no tutti questi sentimenti a un’intensità che noi, co­muni mortali, non possiamo comprendere.

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Noi non li possiamo comprendere; noi ripetiamo il suo inno giorno dopo giorno, ma pensate per un istante come è diverso il nostro stato d’animo quando lo diciamo da quello in cui ella lo pronunciò per la prima volta.

testo originale: Annunciation of the Blessed Virgin.

The Reverence due to Her, PPS, II, pp. 127-128, 25 marzo 1832

malta_star - 50LImmacolata Concezione

John Newman - int

::: Beato John Henry Newman :::

Maria « Virgo purissima »: la più pura fra le vergini

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Con « Immacolata Concezione » della santa vergine si intende la grande verità rivelata secondo la quale Maria fu concepita senza peccato originale nel grembo della ma­dre sua,

 sant’Anna. Fin dalla caduta di Adamo, l’umanità intera, cioè i di­scendenti di Adamo, sono concepiti e nascono nel pecca­to.

«Ecco », dice l’autore ispirato del salmo Miserere,

«ec­co: nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha conce­pito mia madre».

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Questo peccato, che appartiene a ognuno di noi, che è nostro retaggio fin dal primo istante del nostro esistere, è il peccato di incredulità e di disob­bedienza a causa del quale Adamo perse il paradiso. Noi, essendo figli di Adamo, ereditiamo le conseguenze del suo peccato e abbiamo perso in lui quella veste spirituale di grazia e di santità che era stata a lui donata dal Creatore nell’istante in cui l’aveva formato. Tutti noi siamo con­cepiti e dati alla luce in questa condizione di perdita di eredità; e la via ordinaria attraverso la quale noi siamo tratti fuori da questa situazione è il sacramento del battesimo.

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Maria invece non fu « mai » in questa situazione: essa ne fu esentata per decreto eterno di Dio. Dall’eternità, Dio, Padre, Figlio e Spirito santo, decretò di creare la stirpe umana e, prevedendo la caduta di Adamo, decretò di re­dimerla con l’incarnazione del Figlio e le sue sofferenze sulla croce. In quello stesso incomprensibile ed eterno istan­te nel quale il Figlio di Dio nacque dal Padre, fu emesso anche il decreto di redimere l’uomo attraverso di lui. Co­lui che era nato dall’eternità, per un decreto eterno, per salvare noi e per redimere l’intera nostra stirpe, nacque nel tempo; e la redenzione di Maria fu predeterminata in quella speciale maniera che noi chiamiamo « Immacolata Concezione ».

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Era stato decretato non che ella fosse puri­ficata dal peccato, ma che fin dal primo momento della sua esistenza ella fosse preservata dal peccato, in maniera tale che il Maligno mai avesse niente a spartire con lei. Maria perciò fu figlia di Adamo e di Eva come se essi non avessero mai peccato; Maria non condivise il loro pecca­to, però ereditò i doni e le grazie (e anche più) di cui era­no dotati nel Paradiso. Questa è la sua prerogativa, che fa da fondamento a tutte quelle verità salvifiche che su di lei ci sono state rivelate.

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Diciamo perciò con tutte le anime sante:

«Maria, Ver­gine purissima, concepita senza peccato originale, prega per noi ».

malta_star - 50Maria creatura unica

John Newman - int

::: Beato John Henry Newman :::

Fin dagli inizi i cristiani hanno definito Ma­ria con il titolo di «Madre di Dio».

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Non è semplicemente la madre dell’umanità del Si­gnore o del suo corpo: Maria deve essere ben­sì considerata madre del Verbo stesso, del Ver­bo incarnato. Dio, nella persona del Verbo, seconda persona della santissima Trinità, si è umiliato sino a diventare suo figlio. Canta la Chiesa:

«Non hai disdegnato il grembo della Vergine».

Egli prese da lei la sostanza della sua carne umana e, di questa rivestito, giacque dentro di lei. Egli fu nutrito e allattato da lei, ebbe le sue cure, riposò fra le sue braccia.

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Nel piano divino di salvezza, Maria non occupa un semplice posto a caso: il Verbo di Dio non entrò semplicemente in lei per poi uscirne; non passò attraverso di lei come ci visita nella santa Comunione. No: egli « suc­chiò », egli assorbì nella propria Persona divi­na il sangue di lei, la sostanza della sua carne; divenendo uomo da lei, egli ricevette quei li­neamenti e quelle caratteristiche fisiche con le quali si sarebbe presentato all’umanità. Mentre cresceva, poi, le fu sottomesso e le obbedì. Con lei visse per trent’anni, sotto lo stesso tetto, con un rapporto ininterrotto che fu condiviso soltanto da san Giuseppe. Per tutto quel lungo periodo Maria assistette alla sua crescita, vide le sue gioie, le sue sofferenze, le sue preghiere, poté godere del suo sorriso e del tocco delle sue mani, delle sue parole affettuo­se, dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti.

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Ora, fratelli miei, che cosa sarebbe stato appropriato a una creatura così favorita? Che cosa si dovrà dare a una creatura che ebbe un simile rapporto con l’Altissimo? Che cosa è appropriato concedere a questa donna che l’Onnipotente si è degnato rendere non sua serva, ma sua amica, non sua confidente, ma sua collaboratrice, la sorgente del suo secon­do essere, la nutrice della sua fragile infanzia, la maestra dei suoi primi anni?

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Darò quella risposta che fu data da un re pagano per premiare un suo fedele suddito: Nulla sarà troppo elevato per colei cui Dio de­ve la propria vita umana; nessuna grazia sarà eccessiva, nessuna gloria sarà esagerata. Sia rivestita delle vesti regali, la pienezza della divinità cioè fluisca in lei: in maniera che sia lo Specchio della giustizia, la Rosa mistica, la Torre d’avorio, la Casa d’oro, la Stella del mattino.

malta_star - 50La preghiera e una conversazione con Dio

John Newman - int

::: Beato John Henry Newman :::

Se i cristiani sono destinati a vivere insieme devono pure pregare insieme; le loro preghiere devono avere necessariamente un carattere d’intercessione, dal momento che le fanno gli uni per gli altri, per la comunità. Nella misura in cui l’unità è un dovere propriamente evangelico, la preghiera evangelica assume un carattere sociale e l’intercessione diviene una prova dell’esistenza di una Chiesa cattolica

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John Henry Newman, (Parochial and Plain Sermons vol III, 24 Intercession)

malta_star - 50Cristo e davvero risorto

John Newman - int

::: Beato John Henry Newman :::

Questo è il nostro Salvatore risorto, in se stesso e nei nostri confronti: concepito di Spirito santo, santo fin dal grembo materno, morto rifuggendo la corruzione, risorto il terzo giorno in forza della sua stessa vita intrinseca; esaltato come Figlio di Dio e Figlio dell’uomo per fare risorgere anche noi dopo di lui, ci colma in modo incomprensibile con la sua natura immortale, finché diventiamo come lui, ci riempie di una vita spirituale che può purgare il ve­leno dell’albero della conoscenza e restituirci a Dio. Che meravigliosa opera della grazia! Impiegabile che Adamo dovesse essere la nostra morte, ma an­cora più inspiegabile, e oltremodo misericordioso, che Dio stesso dovesse essere la nostra vita, per mezzo di quel tabernacolo umano che egli aveva as­sunto su di sé.

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O giorno beato della risurrezione, che nei tempi antichi era chiamato « regina dei giorni di festa » e suscitò fra i cristiani un ansioso, anzi polemico scru­polo di onorarlo debitamente! Giorno beato, che una volta venne trascorso solo nel dolore, quando Cristo risorse davvero e i discepoli non vi credettero; da allora, però, è un giorno di gioia per la fede e l’amore della Chiesa! Nei tempi antichi in tutto il mondo i cristiani lo aprivano con un saluto del mat­tino. Ciascuno diceva al suo vicino:

«Cristo è risor­to!»,

e il vicino rispondeva:

«Cristo è davvero ri­sorto ed è apparso a Simone ! ».

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Persino per Simone, il discepolo pauroso che lo rinnegò tre volte, Cristo è risorto. Persino per noi, che tanto tempo fa abbia­mo promesso di obbedirgli e da allora lo abbiamo tante volte rinnegato davanti agli uomini, tante vol­te abbiamo preso le parti del peccato e seguito il mondo, quando Cristo ci chiamava per un’altra strada.

«Cristo è davvero risorto ed è apparso a Si­mone!»:

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Cristo è apparso a Simon Pietro, l’aposto­lo amato su cui è costruita la Chiesa. Egli è apparso prima di tutto alla sua santa Chiesa e nella Chiesa egli dispensa benedizioni, che il mondo non cono­sce. Sarebbero beati se conoscessero le loro benedi­zioni coloro ai quali è consentito, come lo è a noi, settimana dopo settimana, giorno di festa dopo giorno di festa, di cercare e trovare in questa santa Chiesa il Salvatore delle loro anime!

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Beato John Henry Newman, estratto dal sermone della Domenica di Pasqua 3 aprile 1831, PPS II, 13: Christ, a Quickening Spirit

malta_star - 50Faro la Pasqua con i miei discepoli

John Newman - int

::: Beato John Henry Newman :::

Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi.

C’è qualcosa di molto importante e toccante nella sincera ansia rivelata in queste parole del Signore, e nelle azioni che le precedettero. Egli aveva già mostrato il grande desiderio di cui parla qui. Che avesse pensato molto all’ultima Pasqua che avrebbe celebrato con i suoi discepoli è evidente dalla solennità con cui indicò loro il luogo prescelto e dalla conoscenza soprannaturale con la quale accompagnò le sue indicazioni.

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« Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: "Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare…

Appena entrati in città vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà e direte al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare con i miei discepoli? Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata; là preparate ».

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E poi:

« Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui e disse: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, 

prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio"».

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In effetti, in questo banchetto si verificarono eventi di enorme importanza, che egli già aveva previsto quando comandò di prepararlo e quando espresse la sua soddisfazione nel celebrarlo. Fu allora che lavò i piedi dei suoi discepoli e imparti il precetto dell’umiltà; fu allora che indicò il carattere essenziale della Chiesa, l’amore fraterno, e lo impresse in loro nella maniera più convincente, con il suo stesso esempio; fu allora che istituì il suo celeste sacramento per rimanere sulla terra, con umiltà e amore, fino alla fine dei giorni. Questo è vero, ma è anche vero che egli scelse come momento per questi atti solenni e misericordiosi un’occasione di festa. Fu durante una festa che concluse il suo ministero

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