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Magia - Manuale completo: I presupposti, i principi, i rituali, gli strumenti per diventare veri maghi

Magia - Manuale completo: I presupposti, i principi, i rituali, gli strumenti per diventare veri maghi

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Magia - Manuale completo: I presupposti, i principi, i rituali, gli strumenti per diventare veri maghi

valutazioni:
3/5 (2 valutazioni)
Lunghezza:
555 pagine
9 ore
Editore:
Pubblicato:
Jun 8, 2018
ISBN:
9788834435564
Formato:
Libro

Descrizione

Una guida completa e articolata, destinata a tutti coloro che si affacciano al mondo dell’occulto per conoscerne i presupposti e i principi. L’opera si configura come un trattato esauriente, strutturato in quattro parti:
• Nella prima sono illustrate le origini della magia, la sua definizione e la teoria che sottende.
• Nella seconda sono spiegati tutti i preparativi che precedono i rituali: dalla scelta degli strumenti a quella del luogo e dei tempi, fino all’iniziazione del mago.
• Nella terza si trattano i talismani, la valenza magica di erbe, pietre e animali, la magia della mente, del corpo umano e della parola.
• Nella quarta si descrivono i rituali di magia nera oltre ai sortilegi e gli incantesimi della magia sessuale.
Editore:
Pubblicato:
Jun 8, 2018
ISBN:
9788834435564
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Libro

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Anteprima del libro

Magia - Manuale completo - Jean de Blanchefort

autorizzata.

Prefazione

L’eterna e insopprimibile tendenza alla magia è tornata a fiorire, e appare evidente anche ai non specialisti che l’odierno dilagare dell’interesse, e di una vera e propria moda per l’occultismo — inteso in senso lato — costituisce una massiccia reazione all’imperante materialismo e alla cronica mancanza di valori spirituali dell’odierna società.

Ma sarebbe troppo semplicistico liquidare il tutto parlando di una fuga dalle realtà contingenti. In un mondo come il nostro, dove i valori preponderanti sembrano essere rappresentati dalle leggi di mercato, dove il consumismo e il materialismo sembrano costituire i due cardini-base sui quali costruire la propria vita e dove i detentori del potere si dimostrano assai refrattari agli ideali e ai bisogni del sacro — cose che sono connaturate all’animo umano e che quindi costituiscono un dato primordiale e permanente della coscienza — si risponde, al solito, inadeguatamente.

Ecco quindi che il crescente interesse per la magia è certamente in gran parte il risultato della delusione prodotta dalla scienza, dal fallimento delle religioni organizzate che somigliano sempre più a moderne «società per azioni» gonfie di ricchezze materiali, di dogmi, di papi, di potere politico ed economico, e sempre più povere di ricchezze spirituali e di sicure risposte sulle eterne domande che accompagnano l’umanità in questo meraviglioso viaggio verso l’ignoto.

È dunque vero che esiste una sete di sapere che, molto spesso, finisce per essere soddisfatta da strani miscugli di occultismo magico di bassa lega superficiale e volgare che sconfina nel magismo più deteriore. Ma, quando certe richieste di conoscenza e di sperimentazione del mondo misterioso intorno a quei fenomeni che si sviluppano nella zona intermedia tra l’inconscio e il conscio, tra il sensibile e lo spirituale, si fanno più pressanti e il desiderio di trovare delle risposte ai tanti perché della vita si fanno urgenti e imperativi, allora è possibile cercare dentro di sé il filo di Arianna che conduce fuori dal labirinto dell’ignoranza.

La magia è una porta su questo fantastico mondo reale e irreale allo stesso tempo, una chiave per librarsi svincolati dalle catene dell’esistenza materiale su quel mirabile universo da cui hanno avuto origine tutte le cose. Ecco allora che anche la magia diviene Tradizione, ritorno al vero. Questo è il ripercorrere il grande solco della Tradizione al di fuori di tutte le varie strumentalizzazioni e le volgarizzazioni avanzate a più riprese dai denigratori di tutto ciò che non rientra nei canoni precostituiti e abilmente presentati all’uomo odierno dagli abili burattinai che guidano le sorti del mondo — siano essi governi, chiese, oligarchie o imperi economici — che vorrebbero programmare le vite altrui «dalla culla alla bara». Ma un individuo è un microcosmo e non un numero o un destino programmato. Un individuo — e qui non importa minimamente la sua levatura culturale, la sua razza, il suo credo e la sua classe sociale — sia pure microscopico di fronte alla potenza racchiusa nell’universo e nei suoi misteri, ha il sacrosanto dovere e il diritto legittimo di chiedersi qual è il suo compito e quale il suo fine in questa esperienza che si chiama vita.

C’è una profonda consapevolezza di sé e dell’universo che è disponibile a tutti noi solo che lo si voglia veramente. L’Arte Magica, se praticata in piena consapevolezza riunifica la triade microcosmica — mente, corpo e anima — e permette a chiunque di accedere alle vette più alte, così da raggiungere uno stato di armonia permanente: una estatica obiettività che conduce al Nirvana-Paradiso.

Ho tratto il contenuto di questo volume ispirandomi ad alcuni testi della magia tradizionale, dai vecchi grimoires medievali ai più moderni trattati dell’occultismo contemporaneo e, in modo particolare, mi sono avvalso di una parte degli insegnamenti elaborati dall’Ordine della Golden Dawn — la più grande Fratellanza magica occidentale. A onor del vero è bene precisare che non mi sono limitato a riportare pedissequamente i rituali e le varie formule ma, in molti casi, vi ho portato sostanziali modifiche derivate dalla mia personale esperienza.

L’uso delle iniziali maiuscole in certe parole potrà apparire a più di un lettore un fatto curioso e insolito, non si tratta in alcun modo di un capriccio personale mi sono semplicemente attenuto a quanto usato dalla Tradizione Magica Occidentale. È bene quindi precisare che quando non viene usata la maiuscola una parola comune deve intendersi nel suo senso ordinario; viceversa una maiuscola sottintende un senso tecnico che denota un principio spirituale.

La magia, quella vera, non è certamente merce da supermarket. Tuttavia è possibile che qualche mio lettore me lo sia guadagnato proprio in un grande magazzino o tra gli scaffali di un emporio: non mi sembra un delitto o un fatto sul quale ci si debba giustificare. Sicuramente questo mio lavoro è un modesto contributo — con molti difetti e pochi pregi — che forse ha l’unico vero valore nel fatto che sia facilmente leggibile e, quel che più conta, praticabile anche dai neofiti. Tuttavia mi preme precisare che non si tratta di un’opera puramente fine a se stessa. Il lettore è vivamente pregato di mettere in pratica quanto vi è descritto (fatto salvo solo quanto è esposto nella 4a parte) naturalmente dopo essersi reso conto che la sua vita ordinaria deve cambiare.

Non è questa, una decisione facile da prendere. Un cambiamento della vita ordinaria presuppone un trauma non indifferente tuttavia questo è necessario e indispensabile. Chi è animato da serie intenzioni non indugi oltre e cominci subito, ora, ad assumersi le proprie responsabilità. Vi sembra importante aggrapparvi alle cose della vita e ai particolari di ogni giorno quando lassù tra le stelle c’è un intero universo che vi aspetta? Considerate, per un istante, quella rigorosa oggettività che può farvi spiccare il volo; è lì, potete afferrarne il senso se soltanto lo volete con tutto il vostro essere. Cancellate l’ossessione dell’illusione della vita attuale che state conducendo, tutto ciò è «maya», inganno, frode. Quando non vi identificherete più con l’illusoria importanza degli affari della quotidianità sarete già sulla strada. Non più burattini manovrati, ma individui consapevoli e pronti a spiccare il volo negli spazi liberi dell’invisibile.

Questo non significa che voi dobbiate necessariamente rigettare tutti i vostri impegni e rinunciare alla vita ordinaria, è possibile condurre normalmente la propria vita e praticare la magia mirando all’autorealizzazione, l’importante è smettere di identificare questa realtà come quella più importante. Dovrete, con un paziente lavoro alchemico, trasformare in oro ciò che prima era feccia.

La pratica, in magia e nelle scienze occulte, è molto più remunerativa e istruttiva di una fantasia sterile e mi auguro sinceramente che i miei lettori, tanti o pochi che siano, decidano di avviarsi lungo il cammino che conduce alla Grande Opera, non sarà un sentiero piano e comodo ma porta direttamente al Cielo, nel punto preciso dove nasce l’arcobaleno.

Prima Parte

La teoria magica

e l’occulto

1.

Le radici della magia

Le radici della magia

La magia esiste da sempre e risale ai primi inizi della vita umana su questo pianeta. Anche se teologi, uomini di scienza, filosofi e pensatori di varia estrazione tendono a negarlo la disciplina magica ha sempre camminato al fianco delle religioni e delle tradizioni; infatti, salvo rarissime eccezioni, tutti i sistemi religiosi hanno fatto largo uso della magia (specialmente della magia teurgica o cerimoniale) per un periodo più o meno lungo della loro evoluzione anche se, in seguito, ne hanno negato ogni validità e, anzi, non hanno esitato a combatterla violentemente.

In questo modo, tra la religione, la filosofia e la scienza la magia ha avuto uno sviluppo autonomo parallelo che — pur tra alti e bassi com’è nella logica delle cose — è giunta fino ai giorni nostri dove sembra più attiva e vitale che mai, almeno a giudicare dall’attenzione di cui è fatta oggetto in questi ultimi decenni. Non è mia intenzione tracciare una storia della magia dagli albori dell’umanità fino ai nostri tempi, tuttavia in un’opera come questa — che pretende di fornire una via magica teorica e pratica — qualche cenno è pur doveroso nei riguardi del lettore più sprovveduto in materia.

Sicuramente vi fu un’età dell’Oro, per la magia, che affondava le sue radici nell’antico Egitto, dove frammenti della Grande e Unica Tradizione Primordiale vi approdarono dopo la distruzione dell’Atlantide e dove poterono essere ricostruiti, dai saggi, gli antichi insegnamenti. In seguito, la Tradizione Ebraica sviluppò quel mirabile sistema magico-filosofico conosciuto con il nome di Cabala che racchiude in sé tutti i misteri dell’universo e che permette di interpretarne la dottrina occulta e riformulare l’insegnamento pervenendo alla completa realizzazione. Ugualmente importante era la magia insegnata presso i Greci, i Caldei e gli stessi Babilonesi. Ovunque, nonostante le differenti credenze riguardanti la natura intima degli esseri umani, la teoria e la pratica della magia conobbero una rapida evoluzione — riservata naturalmente alla casta sacerdotale e a una ristretta cerchia di adepti — e divennero parte integrante delle religioni; così i magi costituivano la casta sacerdotale per eccellenza. La città di Hagmatana (oggi Hamadan) era chiamata dai greci Ecbatana dei Magi ed era abitata esclusivamente da astrologhi, indovini, interpreti di sogni e dispensatori di oracoli. «La loro religione — scrive Maurice Bouisson nel suo I Riti della Magia — era, tra tutte quelle esistenti nell’antichità, una delle più belle e delle più profonde. Era tutta enunciata nell’Avesta o Legge, che era stata scritta in origine su mille pelli di bue». Secondo queste antichissime credenze il mondo era stato creato da Ahura Mazda, la «Luce Vivente»; e da Angra Manyu, il «Dio del Male», che combattevano incessantemente per il dominio dell’intero universo. Il mago era il «mediatore» di queste forze e di questi terribili poteri che provenivano direttamente dagli dei, e avevano il compito di utilizzarli per fini più o meno nobili.

Uno dei nomi tradizionali dati alla magia è quello di Arte Regale o Arte Regis; così come il mago diviene il Re Sacrale di quest’arte. La condizione del mago implica la realizzazione della condizione primordiale che rappresenta il compimento di tutte le varie possibilità e lo sviluppo di tutte le capacità individuali e, nell’occultismo del filone ebraico-cristiano, nel recupero della condizione adamantina di Adamo dopo la separazione da Eva, condizione superindividuale analoga, per l’appunto, alla regalità. Ciò era vero duemila e più anni or sono come lo è oggi.

Ma, non sempre la notte è serena e le stelle brillano nel cielo. Nel corso dei secoli le nuove religioni organizzate presero a perseguitare ciò che restava delle vecchie e la foschia venne a interrompere il lucore degli astri nel buio. Questo avvenne principalmente quando il Cristianesimo si manifestò completamente in tutto l’occidente e divenne la religione dominante. Vecchi dei, credenze, miti e superstizioni vennero distrutti e dispersi e relegati nell’antro oscuro di tenebrosi inferni. Con il passare del tempo l’autentico aspetto della magia e la sua natura andarono perduti, alla confusione voluta e perseguita dalla religione dominante si aggiunse la scienza con la sua pretesa di incasellare in uno schema precostituito ogni cosa tacciando di irrazionalità ogni fenomeno che non rientrava in un modello perfettamente logico e razionale.

Così la foschia si è infittita fino a diventare una spessa coltre di nebbia formata da paura, superstizione, ignoranza. Nebbia che — è bene dirlo — servì anche ai magi autentici per nascondersi dietro un velo di segretezza, alcuni nel timore di perdere il loro potere e il loro prestigio altri — i più saggi — con l’unico scopo di mantenere vivo e inalterato il vero sapere magico onde alimentare quel flusso sommerso e inarrestabile che fluisce fino a noi dalle ere primordiali.

L’intera storia dell’Europa dall’undicesimo al diciottesimo secolo contiene pagine vergognose e tremende scritte dalla Chiesa sulle quali ogni buon credente dovrebbe a lungo meditare: dallo sterminio delle varie sette gnostiche alle tante guerre di religione, dall’odio cui furono oggetto i Cavalieri Templari, i Catari, gli Albigesi e gli altri Ordini alla odiosa caccia alle streghe voluta e perseguita con demoniaca ferocia da quella che viene chiamata con l’aborrito appellativo di «Santa Inquisizione». Non creda il lettore che lo scrivente stia tentando di presentare sotto una luce nefasta tutto quello che attiene alla religione organizzata e in particolare la Chiesa Cattolica o Riformista; il mio intento è unicamente quello di descrivere sommariamente il lento disgregarsi e la costante frantumazione di tutto il patrimonio magico sotto l’incalzante e martellante opera condotta dalla religione dominante. Nessuno quindi si stupisca se, stante queste premesse, al diradarsi della nebbia il paesaggio che si presenta non è più quello originario. Le stelle che brillano fulgide nel cielo sono quasi tutte scomparse, più spesso sono astri che brillano solo di luce riflessa e — nella gran maggioranza dei casi — in cielo vi sono solo sassi inerti che hanno smesso di brillare.

Così come è degenerata la religione in guerre e ammazzamenti, così come degenera la scienza che, accanto a mirabolanti e utilissime scoperte che hanno alleviato e alleviano i tanti problemi che affliggono l’umanità, ha prodotto, nel suo aspetto «al nero», armi atomiche e energie negative che ci stanno inequivocabilmente portando sull’orlo dell’ecatombe, così anche la magia è degenerata e dobbiamo assistere a tutto un pullulare di ciarlatani, di sette più o meno segrete che dispensano iniziazioni fasulle a destra e a manca, di oscuri personaggi che hanno fatto della magia nera e del culto del satanismo il loro credo ideale o — molto peggio — di ordini occulti che organizzano cerimonie diaboliche con tanto di sacrifici umani e orge abominevoli.

Ma qualche stella continua a luccicare, e le spiegazioni intellettualistiche di sedicenti pensatori razionali o integralisti delle religioni organizzate che vogliono il revival magico attuale essere niente altro che l’uso di elementi irrazionali e inafferrabili dalla scienza ufficiale per effettuare un tentativo razionalistico di eliminare la scienza stessa (o la religione intesa come fede in Dio) lasciano il tempo che trovano. E non è neppure vero che la magia e le scienze occulte siano tornate prepotentemente in auge. Infatti sono sempre esistite, e hanno accompagnato l’evoluzione dell’uomo dalle sue lontane origini ai giorni nostri, invisibile eppur reale presenza sempre operante sui diversi piani dell’esistenza.

In occidente il grande rifiorire della magia avvenne negli ultimi decenni del secolo scorso, quando l’Ordine della Golden Dawn (Alba Dorata) esercitò un enorme influsso sull’evoluzione dell’occultismo contemporaneo ed ispirò molte altre organizzazioni esoteriche dell’epoca. Nel 1887, Woodman, Westcott e Mathers ricevettero da Anna Sprengel — un’adepta tedesca rosacrociana — l’autorizzazione per creare in Inghilterra un’organizzazione semi pubblica che si avvaleva di un «corpus» iniziatico piuttosto elaborato basato su un fitto cerimoniale magico e su un insegnamento cabalistico tradizionale. Successivamente, furono alcuni adepti dell’Ordine a rivelare parte di questi insegnamenti al mondo profano e a diffondere in tutto l’occidente le basi della magia tradizionale, e questo avvenne allorché venne meno il dovere alla segretezza a causa del rapido mutare dei tempi e dei conflitti mondiali che stavano cambiando l’evoluzione del genere umano.

2.

La teoria magica

È necessario, prima di intraprendere una ricerca diretta atta a svelare i molti aspetti occulti e nascosti di tutta la vasta disciplina magica fornire al lettore una base teorica sulla quale formulare e fissare bene alcuni punti generali che devono risultare chiari per non ingenerare confusioni e fraintendimenti di sorta che potrebbero nuocere per un corretto apprendimento pratico.

In questo capitolo affronterò tale argomento che è di importanza basilare per il lettore e, nello svolgere il discorso, cercherò di essere il più chiaro e conciso possibile proprio per evitare di cadere nell’errore di cui sopra.

Definizione di magia

Che cos’è la magia?

Rispondere a questa domanda non è affatto semplice. Cominciamo con il dire cosa non è la magia.

Su un qualunque dizionario, alla voce magia, trovo la seguente definizione: «arte di dominare le forze occulte della natura e di sottoporle ai propri poteri»; oppure: «l’arte di applicare certe cause naturali per produrre risultati sorprendenti»; nell’un caso come nell’altro si tratta di definizioni troppo vaghe per essere accettate e discusse senza batter ciglio. Vi sono poi molti individui che quando sentono la parola magia subito la riconnettono ai «maghi» che calcano i palcoscenici dei cabaret con i loro mille trucchi, mentre altri pensano ai patiti della divinazione o agli operatori dell’occulto che scrutano fondi di caffè mischiano mazzi di Tarocchi o infilzano aghi e spilloni in bambolotti di cera.

Va da sé che tutto questo non è magia o — quantomeno — non è la magia di cui si parla in questo libro.

Per un occultista esistono tuttavia diverse definizioni di magia che hanno il merito di ricondurre però ad un unico punto fermo il quale può essere sintetizzato in queste poche parole: «io voglio conoscere per capire e per servire». Ecco dunque che il fine ultimo del mago — colui che pratica la magia — è quello di apprendere gli insegnamenti che gli vengono impartiti dal suo Ordine o dalla sua Scuola Misterica che hanno, come obiettivo finale, l’espansione permanente della coscienza.

La stessa definizione che Dion Fortune dà della parola magia è sintomatica al riguardo: «la magia è l’arte e la conoscenza di causare il prodursi di mutamenti dello stato di coscienza in completo accordo con la propria volontà». Personalmente allargherei ancora il discorso e dividerei, per comodità di chi legge, l’accezione del termine magia in: magia teorica e magia pratica.

Magia teorica. Per magia teorica dobbiamo intendere un corpus di dottrine e di tecniche relative a rituali e cerimoniali riguardanti l’evocazione e l’invocazione, la natura e il potere di entità sovrumane dimoranti in altri piani di esistenza, la divinazione, la fabbricazione di strumenti e di talismani, lo sviluppo di alcune facoltà psichiche atte ad affinare la propria sensibilità.

Magia pratica. Per magia pratica dobbiamo intendere lo sviluppo attivo di quanto enunciato come teoria con un lavoro svolto su se stessi atto a causare il prodursi di mutamenti dello stato di coscienza e, di converso, anche nell’ambiente fisico, in armonia con la propria volontà.

Prima di approfondire l’argomento sotto l’aspetto psicologico è necessario fornire un paio di doverose precisazioni.

Il lettore farà bene a non confondere la via magica con quella mistica propria dell’esoterismo poiché — anche se il fine che ambedue perseguono è, in ultima analisi, uguale — si tratta di cose distinte e separate.

Altra cosa è la differenza tra magia e religione. Quest’ultima è l’insieme di tutta una dottrina ritenuta sacra in quanto rivelata dalla divinità e adattata alle esigenze delle masse da un organismo «mediatore» tra gli individui e lo stesso Dio (la Chiesa) ed è sostanzialmente riconducibile ad una serie di credenze le quali presuppongono una certa credibilità e una pratica di vita basata sulle istruzioni contenute nei libri sacri. La magia invece è una sintesi delle leggi delle cose create, sapienza e dottrina dell’esistenza e processo stesso di creazione nell’ordine naturale ed esclude il «mezzo» in quanto il mago stesso è il sacerdote. La differenza, nettissima, è che il sacerdote che opera in un contesto religioso lo fa passivamente praticando i precetti e gli insegnamenti del suo credo mentre il mago lo fa attivamente poiché cerca in tutti i modi di entrare in contatto con l’universo invisibile e sconosciuto — servendosi dei simboli allegorici — così da poter agire oggettivamente in esso per ottenere reazioni ed effetti sia nel trascendente che nella vita comune.

La personalità magica

Per un giusto apprendimento della magia è assolutamente necessario avere qualche cognizione di psicologia non fosse altro che per evitare certi fraintendimenti che potrebbero disorientare lo studente lungo il sentiero. D’altro canto non vorrei insistere molto per non appesantire il discorso già abbastanza ostico, in special modo per chi non ha alcuna esperienza a livello magico. Pertanto mi limiterò ad alcuni cenni lasciando volentieri al lettore interessato il compito di approfondire l’argomento su testi più specialistici.

La scuola psicologica moderna sostiene l’esistenza di quattro livelli della mente, vale a dire:

a) La Mente Conscia di veglia

b) Il Subconscio Personale

c) Il Subconscio Collettivo

d) Il Superconscio

Generalmente, l’individuo ordinario è consapevole solo della Mente Conscia, anche se tutto il resto influisce comunque in qualche modo inconsapevole su di lui. Il mago, invece, riesce per mezzo dei simboli a parlare alla Mente Subconscia e ad impadronirsi della tecnica atta a padroneggiare il «risveglio» consapevole per entrare in contatto con il Superconscio.

Al momento non è bene chiaro ancora il rapporto fra Superconscio e inconscio. Quest’ultimo sappiamo che è caotico, mentre il Superconscio corrisponde più propriamente al senso intuitivo dell’Unità ed è, in altre parole, il mezzo identificatore del soggetto e dell’oggetto. L’inconscio è il disordine mentre il Superconscio è l’ordine; qui riposa uno dei più grandi misteri della via magica in quanto l’opposizione dei due termini appare soltanto tale da un punto di vista dell’esperienza ordinaria, in quanto dal punto di vista dell’esperienza metafisica (che è quella che più ci interessa in quest’ambito) essa coincide, salvo che l’esperienza metafisica del mago è consapevole dell’unità assoluta del tutto, mentre l’inconscio sente svanire i suoi limiti senza trarre quiete e conoscenza. Da qui deriva anche la differenza tra la via mistica per eccellenza e la via magica tradizionale. La prima fa assegnamento esclusivamente alla via che mena direttamente al Superconscio; la seconda — descritta in questo volume — attinge invece ai poteri e alle energie che giacciono nell’inconscio personale (e, di riflesso, in quello collettivo) di ciascuno di noi. Non si tratta quindi di una strada diretta, ma di via mediata, indubbiamente più pericolosa e temibile ma affrontabile da chiunque lo desideri con sufficiente volontà in quanto l’obiettivo finale è il medesimo: la riunificazione con il Superconscio.

Mi rendo perfettamente conto che questa estrema schematizzazione avrà scandalizzato più di un lettore, tuttavia anche il più tradizionalista dei maghi dovrebbe necessariamente tener conto delle moderne teorie psicologiche e psicoanalitiche e convenire con me che si tratta di studi e di considerazioni sulle quali è doveroso accostarsi con buona apertura mentale. Le antiche scuole misteriche affermano che «prima di tutte le cose era il caos la tenebra e la notte». Ed è in questa oscurità (subconscio) che il mago deve muoversi e orientarsi per giungere alla Luce (Superconscio) onde reintegrarsi con il Tutto. Essere «portato alla luce» è, in definitiva, la funzione ultima di quello che si suole definire con il termine di iniziazione o, per dirla con le parole di C. G. Jung: «liberare la personalità interiore dagli attaccamenti emotivi e immaginati creando così un’unità dell’essere che viene sentita universalmente come una liberazione». Tuttavia non vorrei disorientare troppo i lettori: è pur vero che certe sottigliezze psicologiche hanno un indubbio riscontro sul piano microcosmico ma è altrettanto esatto affermare chiaramente che sul piano macrocosmico spiriti ed entità sono oggettivi e tangibili. J. W. Brodie-Innes, adepto dell’Ordine della Golden Dawn, scrisse: «Che gli Dei, le forze ostili dei qliphoth o addirittura i Capi Segreti esistano veramente è cosa relativamente priva di importanza; il punto è che l’universo agisca come se esistessero». Tale era, e deve essere, il comportamento del mago moderno al di là delle ipotesi e delle varie credenze relative al mondo della magia e alle sue «forme».

Il microcosmo magico

Un altro punto da considerare è ora quello che interessa più specificamente il microcosmo-mago, o l’individuo normale in rapporto al macrocosmo-universo. La tradizione magica afferma che l’universo non è una mescolanza più o meno accidentale di influenze e di fattori slegati l’uno dall’altro ma ogni cosa creata è parte di un solo Tutto in un disegno generale ordinato e regolato secondo certi schemi. Quindi, tutto ciò che esiste nell’universo-macrocosmo è presente anche in tutte le altre cose manifeste, vale a dire nei microcosmi individuali. Quello che può sembrare una dichiarazione di «panteismo» è in realtà qualcosa di diverso in quanto, per la magia, dietro e oltre a questa realtà-unità espressa nell’universo esistente vi è l’Essenza che ha dato vita a tutto questo: il Dio o Causa Prima del Tutto. Il mago quindi non è un estraneo nel mondo ma un semplice tassello di un enorme puzzle alla ricerca del «suo» posto guidato dalla volontà incrollabile addestrata allo scopo.

Dobbiamo ora soffermare la nostra attenzione sulla natura di quello che siamo soliti definire anima.

La magia afferma, senza mezzi termini, che l’individuo è una scintilla della Fiamma Eterna che anela alla ricongiunzione con il fuoco primordiale. Non si dimentichi che lo stesso Adamo era un dio decaduto e addormentato e che il suo compito — come il nostro — è quello di riprendere la condizione primigenia per mezzo di un risveglio magico.

Per fare un poco di chiarezza su questo punto è bene scegliere un modello di lettura e discuterlo. Il mio modello è quello fornito dalla Cabala Ebraica e, per quanto è possibile, mi atterrò ad esso. Il corpo, secondo la tradizione Cabalistica, prende il nome di Nephesh; l’anima, sede della volontà-intelletto, che costituisce la personalità umana è il Ruach; il terzo, lo Spirito, prende il nome Neshamah.

Questi tre aspetti occulti dell’uomo non devono essere considerati come «entità» distinte e separate ma vanno immaginati come se fossero l’uno dentro l’altro come i colori dello spettro che sono fusi tra di loro anche se si susseguono l’un l’altro.

Il Nephesh fu indagato da Freud, Jung e Adler mentre il Ruach è sempre stato oggetto di attenzione da parte di filosofi ma solo Neshamah è indagato dagli studiosi della magia e dai mistici. Consideriamo più da vicino queste parti fondamentali dell’individuo-microcosmo.

Nephesh

È il principio della vita o forma dell’esistenza concreta, il lato grossolano dello spirito in rapporto con il corpo fisico (Guph) e quello animale dell’anima che viene in contatto con le forze materiali dell’esistenza. Nephesh è in realtà un principio duale: da parte vi è il prana (l’elemento elettrico e dinamico degli indù) dall’altra il corpo astrale che riveste il corpo fisico come una sorta di guaina. Un passo dello Zohar rende bene la descrizione: «una veste eterna che esiste e non esiste; è veduta e non. Di tale veste si cinge Nephesh e vi cammina e vola, avanti e indietro per il mondo».

Ruach

Identificabile nell’anima, il Ruach non è così sensibile come il Nephesh alle influenze esterne pur essendo di natura ricettiva. Esso è il legame tra l’Universale o Spirituale e il concreto e materiale, è l’intelletto, la proiezione di coscienza individuale individualizzata creata dall’io per indagare la natura dell’universo (io superiore). Nell’individuo normale e non risvegliato Ruach è l’ego fallace o empirico.

Neshamah

Infine, lo Spirito, che rappresenta l’Unità con l’Assoluto, il ritorno alla fonte divina da cui tutta la vita manifesta è scaturita. Neshamah è il Sé Supremo. Sostanzialmente è il «mezzo» che unisce la Divinità all’individuo.

È compito del risvegliato fare in modo di ricevere l’influsso divino che permea Neshamah e che sgorga direttamente nel Ruach e nel Nephesh e tutte le tecniche magiche hanno questo fondamentale compito.

Riepilogando possiamo utilizzare questo sistema di classificazione già adottato dagli esoteristi della Golden Dawn.

• Corpo Eterico. Ritenuto di natura quasi fisica che comprende anche l’Aura (Nephesh)

• Corpo Astrale. Che può essere scisso dal corpo fisico dopo aver trasferito la coscienza per compiere viaggi astrali e per comunicare con altre entità (Nephesh)

• Corpo Mentale. Il Ruach

• Corpo Spirituale. Il Neshamah

Il macrocosmo o universo magico

La teoria magica parte dal presupposto che l’universo fisico è soltanto una parte — si badi bene: la parte meno importante di tutta la realtà. Con questo non si vuole certamente negare l’aspetto materiale del mondo che ci circonda ma soltanto stabilire che esistono diversi piani di esistenza o, se preferite, mondi o realtà che non sono della stessa natura di questa realtà che ci ospita ma che pure esistono non come mondi a sé stanti (vale a dire nettamente separati dal nostro mondo fisico) ma come piani coesistenti e interagenti con il mondo tangibile. Per esemplificare non si pensi a una serie di mondi disposti l’uno sopra l’altro a «compartimenti stagni» ma si prenda come modello i colori dello spettro che sono sì, separati l’uno dall’altro, ma che hanno tonalità e sfumature che variano continuamente e che passano gradatamente da una tinta all’altra compenetrandosi insieme.

Le varie Scuole Mistiche e i diversi Ordini Esoterici sono soliti classificare questi piani in modo differente, io per comodità userò ancora la classificazione Cabalistica che prevede quattro stati o mondi esistenziali.

• Atziluth. L’esistenza Archetipica del Mondo Divino che nella dottrina Vedanta prende il nome di Turiya, Brahman Nirguna.

• Briah. È il Mondo Creativo dove dimorano gli Arcangeli e le Entità Spirituali. Nei Vedanta è Isvara.

• Yetzirah. È il Mondo Astrale che è situato immediatamente sopra il piano fisico. Nei Vedanta è Hiranyagarbha.

• Assiah. Si tratta del Mondo Materiale nel quale ci troviamo a vivere. Nei Vedanta prende il nome di Virat.

Vediamo queste diverse realtà più da vicino.

Atziluth è primariamente la sfera e la radice del Tutto. L’Assoluto o Mondo Divino che controlla tutte le altre sfere. È il principio da cui hanno avuto origine tutte le cose e il fine ultimo cui tende a tornare ogni essere. Briah è la Sfera Creativa causa prima della manifestazione. Le Emanazioni Divine si manifestano attraverso i Dieci Arcangeli che rivestono una grossa importanza per il praticante mago e che vengono evocati per mezzo dei Nomi Barbari. Yetzirah rappresenta la Sfera Formativa o l’anima mundi, la luce astrale o mediatore plastico universale ed è di grandissima importanza per il mago in quanto è mediante la manipolazione di questa luce astrale che l’occultista riesce a provocare quei cambiamenti della coscienza (in se stesso o negli altri). Quando il corpo astrale si stacca da quello fisico viaggia nel mondo Yetziratico. La luce astrale, secondo alcuni studiosi di magia contemporanei può essere paragonata all’energia orgonica di Wilhelm Reich e, per questo motivo, avrebbe dunque un riscontro scientifico. Infine Assiah è la sfera corporea della concretizzazione e dell’oggettivazione ma è bene fare un distinguo: non è soltanto la materia pura e semplice ma anche l’astrale inferiore e i Piani Eterici più bassi.

Questi diversi piani di esistenza hanno ciascuno le sue leggi e modalità e, possiamo aggiungere, il superiore è negativo o recettivo a quello che è ancora a lui superiore, mentre è positivo o dinamico verso quello che gli è inferiore. Ma in egual modo l’inferiore agisce sul superiore per mezzo dell’induzione. Compito del mago è di fare in modo — dopo aver equilibrato e «allenato» la sua coscienza — di contattare i vari livelli. La mente individuale contiene in sé tutte le frequenze di vibrazione di tutti i differenti piani, per evocare o invocare una data forza è sufficiente sintonizzarsi sulla giusta frequenza; così il mago entra il contatto con la sua coscienza energizzata con quella delle entità e degli esseri dimoranti nell’altrove. Essendo la mente dell’individuo un microcosmo che contiene in sé potenzialmente tutto il macrocosmo dell’universo si capirà che è sufficiente invocare in sé una certa forza per ottenere il corrispettivo sul piano macrocosmico.

I pericoli della magia

Molti autori, antichi e moderni, insistono più o meno marcatamente sui pericoli che possono insorgere a livello spirituale, emotivo, mentale e anche fisico nella pratica della magia. Chiediamoci allora: vi è un effettivo pericolo nella pratica magica?

La risposta è senza dubbio affermativa. Naturalmente un pericolo potenziale è presente in ogni cosa che si compie. Praticamente tutto quello che facciamo nella nostra vita ordinaria è fonte di potenziali pericoli e non si vede perché da questo debba essere esente la disciplina magica. È però bene intendersi su questo punto poiché, come ben scrive Israel Regardie nel suo The Middle Pillar; «non vi è alcuna ragione per dare grandi avvertimenti circa l’uso e l’abuso dei poteri magici e della conoscenza spirituale. Nella psiche stessa vi è una sentinella che non dorme mai, un guardiano della legge morale la cui punizione è così austera da non lasciare altro appello che l’espiazione del delitto. Praticamente non vi è scampo dalle sentenze di questo io interno, se non a mezzo del riconoscimento della colpa seguito dalla decisione inflessibile di evitarlo per sempre». Ciò ovviamente non deve significare che lo studente, prima di rendersi conto che il suo fuoco brucia, debba provarlo a se stesso mettendo una mano dentro la fiamma!

Indubbiamente i due pericoli principali per il mago sono costituiti dall’orgoglio e dall’imprudenza. Il primo è un vero e proprio vizio diabolico che acceca e ottenebra la coscienza e spinge il mago sul sentiero più basso e verso le mete oscure. Purtroppo è proprio l’orgoglio uno dei peggiori vizi dei tanti maghi, o presunti tali, che li rende tanto simili a questi angeli decaduti di biblica memoria che vennero rigettati nel buio regno di tenebra eterna. Quanti di coloro che si occupano di magia e di occultismo si considerano — da sempre — un gradino al di sopra degli altri? Tutti, o quasi. Non ho mai incontrato un esperto in magia che non mi abbia candidamente confessato che lui, con la sua vasta conoscenza è al di sopra delle miserie terrene e non intende gettare le sue perle ai porci e al gregge ignorante e plebeo. Questo atteggiamento è pressoché generalizzato anche in diversi circoli occulti e in molte Scuole Mistiche di ogni ordine e grado. Ci si intenda: questo è effettivamente vero — anche se non in tutti i casi — ma il fatto stesso di possedere una certa conoscenza dovrebbe spingere il mago a non fare commenti o considerazioni del genere per continuare diritto e in piena umiltà nel suo cammino iniziatico.

L’altra pecca, l’imprudenza, è propria degli animi più impazienti che vorrebbero sperimentare tutto e subito senza una adeguata preparazione. Inutile dire che tutto questo può avere deleteri effetti anche se, solitamente, avviene che lo studente che si è scottato una volta si guarda bene successivamente dall’avvicinarsi alle fiamme.

Un grosso intralcio che può sopravvenire nel corso della pratica magica è quello relativo alla personalità magica che va plasmandosi durante lo svolgimento delle varie pratiche e delle esperienze teurgiche più complesse. Effettivamente è quasi impossibile non avvertire dei cambiamenti emotivi e mentali quando si è ben avanti nel cammino anche se è molto difficile spiegare in termini chiari gli inconvenienti che possono accadere. È bene che lo studente in simili frangenti non si preoccupi eccessivamente. Naturalmente quando abbiamo a che fare con forze e poteri di cui non conosciamo bene la portata e l’influenza corriamo il rischio di restare travolti da queste «onde» di energia. In termini psicologici, la presenza delle forze evocate o invocate agisce sulla psiche rimuovendone i complessi che riaffiorano nel conscio dando luogo a squilibri mentali che possono far pensare a esaurimenti nervosi o, nei casi più gravi, a vere e proprie dissociazioni mentali. È un dato di fatto incontrovertibile che molte persone che si occupano seriamente di magia appaiono fin troppo eccentriche. Ma questo ovviamente non significa che ciò sia comunque indice di instabilità mentale. Lo studente saggio opererà per gradi cercando di non mischiare le varie tecniche prima di averle assimilate e studiate separatamente; agendo in questo modo stabilirà preventivamente i pericoli psicologici della magia e camminerà sicuro superando gli ostacoli di volta in volta. Certamente sarà assalito, ad un certo punto del cammino, da una moltitudine di imprevisti che tendono, chi più chi meno, a frenarne la spinta propulsiva. È bene sapere che questo succede sempre, anzi, posso affermare senza tema di smentita che più il destino pare accanirsi contro di noi con difficoltà di ogni sorta più è possibile considerare che siamo sulla giusta strada.

Circa i pericoli che possono insorgere sul piano strettamente fisico è evidente che un’attività che presuppone delle tecniche di meditazione, di respirazione e di concentrazione può provocare dei sensibili cambiamenti legati alle secrezioni ghiandolari, all’attività ormonale, ai flussi nervosi e a quello sanguigno. Se però il cammino è graduale e le operazioni vengono assimilate pienamente e praticate in modo corretto non si possono avere che benefici effetti sull’organismo, poiché le varie tecniche summenzionate sono, prima di tutto, operazioni disintossicanti, specialmente se sono accompagnate da una corretta alimentazione basata quasi esclusivamente sull’uso di cereali integrali, verdura e frutta fresche e biologicamente sane, prodotti di lavorazione del latte e derivati, e da una sana attività motoria alla luce del sole e all’aria aperta.

Seconda Parte

La preparazione

3.

Gli strumenti della magia

Gli strumenti della magia

Nel sistema magico della tradizione occidentale, l’arsenale del mago, vale a dire tutto l’armamentario o corredo della strumentazione per l’attività pratica, occupa un posto di rilievo da non trascurarsi assolutamente. Lo scopo principale di questi strumenti è quello di condizionare la mente attraverso un processo cumulativo

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Recensioni dei lettori

  • (1/5)
    le solite cose trite e ritrite, se non ne sapete nulla evitatelo perchè non è preciso dato che unisce varie tradizioni e teorie, se siete avanti non vi serve