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Ricercatori di infinito: La meditazione laboratorio di trascendenza

Ricercatori di infinito: La meditazione laboratorio di trascendenza

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Ricercatori di infinito: La meditazione laboratorio di trascendenza

Lunghezza:
167 pagine
2 ore
Pubblicato:
5 mag 2018
ISBN:
9788895127453
Formato:
Libro

Descrizione

L'esperienza millenaria della meditazione ci pone di fronte all'esperienza del Vuoto e alle eterne domande che assillano l'uomo. Domande che di solito sono destinate a rimanere senza risposta, ma che possono farci intuire la possibilità di varcare i nostri confini conoscitivi. Un testo che vuol far riflettere senza dare risposte. Che moltiplica le curiosità anziché appagarle. Che ci pone di fronte al mistero della nostra esistenza, senza nessuna interferenza ideologica, nella magia di una intuizione che stimola ad andare oltre i confini dell'immaginabile.
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L'Autore
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Giancarlo Barbadoro, giornalista, scrittore, musicista, poeta e speaker radiotelevisivo, è promotore della Ecospirituality Foundation Onlus, una organizzazione in stato consultativo con l'ONU che lavora alla tutela delle tradizioni dei Popoli naturali e dei diritti degli animali. È delegato ONU e rappresentante di sei organizzazioni indigene. In qualità di flautista e poeta fa parte del gruppo musicale LabGraal. Il libro "Ricercatori di infinito" è scaturito da una ricerca personale dell'Autore che mette a confronto le prospettive della scienza moderna con la filosofia e la spiritualità dei Popoli naturali del pianeta.
Pubblicato:
5 mag 2018
ISBN:
9788895127453
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Libro

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RICERCATORI DI INFINITO

Perché fare ricerca

Possiamo mai affermare di rimanere indifferenti di fronte ad un cielo stellato?

È inevitabile che rivolgendo lo sguardo verso l’immenso scenario della volta celeste si giunga a dimenticare le cose dell’ordinario quotidiano per lasciar posto ad una curiosità sulla natura dell’universo e sul senso che può avere la nostra vita.

In quel momento siamo di fronte ad un mistero che interloquisce direttamente con noi. Un mistero che fa nascere in noi l’esigenza di spiegarlo e che ci attrae sopra ogni altra cosa.

Ma cosa poter fare per dare una spiegazione a quell’immenso spettacolo di stelle che ci fa sentire una particella di un tutto che appena afferriamo?

Sentiamo che è importante mettere a fuoco l’identità di quell’immensità sovrastante in cui il nostro mondo, da tempi inimmaginabili, si snoda in un’orbita senza fine. Da questa identità possiamo trarre una istantanea fuggente della nostra esistenza che non comprende solo l’ordinario quotidiano, ma si estende a quel mistero su cui ci troviamo affacciati.

Sentiamo che solo così possiamo avere l’occasione di intuire, di rimando, chi siamo e qual è il senso della nostra vita.

È un gioco a rimpiattino con l’universo, in cui le intuizioni si susseguono e si nascondono, e diventano inafferrabili appena riusciamo a coglierle per un solo, immenso, istante.

Ci rendiamo conto di essere polvere di stelle che si è fatta carne, pensiero e coscienza, in un angolo di quell’universo che stiamo guardando, forse scrutato nello stesso momento da altre creature curiose in cerca delle nostre stesse risposte.

Ma queste intuizioni, per quanto siano gratificanti e piene di significati, non ci bastano, non ci possono bastare. La nostra curiosità ha bisogno di spiegazioni che possano entrare nel nostro vissuto quotidiano e lo completino collegandolo a questo mistero immenso.

Ci rendiamo conto di essere i figli di un lontano Big Bang che ha tratto dal nulla l’esistente e che ha reso possibile il nostro stesso senso di mistero. Ma ancor più ci chiediamo da quale fenomeno possa essere dipeso questo nostro prezioso atto di esistenza. Quale altro grande mistero possa aver generato il nostro mistero.

E qui la nostra riflessione si abbandona ad una serie di interrogativi che sembrano non avere risposta. Che cosa rappresenta la nostra esistenza di creature senzienti? Quali sono le nostre possibilità creative? Quale significato possiamo dare alle nostre azioni? Cosa bisogna fare per giungere a comprendere il segreto dell’universo?

A quale mistero partecipiamo con la nostra vita? A quale mistero stiamo andando incontro con la nostra morte?

Domande al momento senza risposta, ma che hanno l’effetto di relativizzare le nostre convinzioni e di rimettere nuovamente tutto in gioco. Ci chiediamo se abbiamo impostato la nostra esistenza secondo i nostri effettivi bisogni e se possiamo fare qualcosa di più o d’altro per migliorarla e trovare benessere e reale significato di vita.

Si rende evidente che ci necessita una idonea conoscenza delle cose. Una conoscenza che non sia solo basata sull’acquisizione di informazione culturale e didattica, ma che sia basata sull’esperienza diretta dell’universo in cui viviamo. Esperienza che nessuno può mediare e vivere per noi.

Si rende altrettanto evidente che per giungere a questa conoscenza è necessario sviluppare una ricerca che consenta di reperire i dati utili di cui abbiamo bisogno. Dati che possono essere supportati dalla storia, ma che comunque devono essere verificati criticamente per non cadere nell’involontaria acquisizione delle convinzioni preconcette di altri. Nella constatazione che non ci sia nessuno che possa insegnare qualcosa ad altri poiché siamo tutti sullo stesso piano, ovvero allievi della grande maestra di vita che è la natura.

Scopriamo così di essere dei filosofi, ricercatori della conoscenza dell’assoluto che hanno lo scopo di portarla al piano della propria vita e dare ad essa il giusto senso nell’esistenza.

Il concetto di filosofia

La conoscenza è un’esperienza primaria e determinante per la vita dell’uomo. A mezzo di essa si può sviluppare un’acquisizione di dati sulla natura dell’esistenza e sulle modalità di partecipazione ad essa.

La conoscenza è coscienza della realtà in cui viviamo. È di per sé un atto di partecipazione all’esistenza sul suo piano oggettivo e reale. Rappresenta un’esperienza cognitiva di sé e delle cose che è sviluppata su un piano di diretta esperienza di vita e di ricerca sui fenomeni che si manifestano in essa. È un evento che è realizzato nell’attuazione di una relazione esperienziale che l’individuo stabilisce, direttamente e senza intermediari, con l’esistenza in tutte le modalità possibili.

Nel concreto, la conoscenza è un’esperienza che ci può rendere liberi dalla superstizione e dalla schiavitù delle idee.

La conoscenza è complementare al concetto di filosofia. Questa, intesa come un atto di conoscenza applicata, consente di estrapolare dal valore assoluto della conoscenza gli elementi che consentono di definire i metodi di acquisizione e di gestione della stessa. Non solo, la filosofia consente anche di poter comprendere l’identità esperienziale dello specifico uomo che opera all’acquisizione della conoscenza e le modalità di applicazione della filosofia nella storia.

Non dobbiamo intendere la filosofia secondo il luogo comune che le attribuisce una iconografia fatta di parole e di libri polverosi. La filosofia è ben altra cosa, è un atto di vita e di conoscenza di noi stessi e dell’universo in cui viviamo.

Essa descrive ed è contemporaneamente esperienza di vita. Consente addirittura di stabilire programmi di vita nella storia sia in campo scientifico che religioso ed economico e porta gli individui ad acquisire precisi atteggiamenti di comportamento interiore e di decisionalità.

La filosofia è nella vita di ogni giorno. Ogni nostra azione e pensiero quotidiano sono condizionati da concezioni filosofiche che abbiamo acquisito e mai verificato.

Chi non fa filosofia è soggetto inevitabilmente e quella degli altri. Non serve a nulla distaccarsi dal problema e credere di essere liberi pensatori; in ogni caso si raccolgono, a vari livelli, frammenti di esperienza altrui. Credersi liberi pensatori porta inevitabilmente ad allontanarsi dalla realtà e conduce a divenire soggetti a più centri di interesse.

E non serve neppure rimandare il problema accampando la scusa che ci sono cose più grandi di noi. Gli altri, inevitabilmente, pensano per noi e non è detto che facciano sempre i nostri interessi.

Essere filosofi rappresenta una qualità particolare che non tutti percepiscono con immediatezza. È una qualità che porta ad essere curiosi oltre i limiti dell’ovvio. A meravigliarsi di fronte ad un cielo stellato, sempre, come se fosse la prima volta che lo si guarda. È la qualità interiore che induce a chiedersi se è tutto qui quello che si può vivere e conoscere, e ad intuire una esistenza reale oltre i canoni del quotidiano.

Si può nascere con questa particolare qualità, oppure possono essere le vicissitudini della vita a risvegliarla per portarci a un atto di curiosità su chi siamo e soprattutto in quale misterioso fenomeno ci troviamo ad esistere.

L’oggetto della filosofia è la conoscenza e l’idonea partecipazione al fenomeno rappresentato dall’esistenza.

Essa non si rivolge pertanto allo studio delle idee, ma cerca di comprendere la natura dei fenomeni attraverso cui si manifesta l’esistenza. La filosofia si pone al di sopra delle aspettative e delle convinzioni degli uomini per comprendere il senso oggettivo della realtà a cui è possibile pervenire attraverso l’osservazione della natura.

Per tale motivo essa studia e cerca di spiegare i fenomeni che possono essere riferiti alle proprietà della materia, al comportamento umano, alle necessità e ai bisogni dei singoli, ai meccanismi dell’economia.

I tre campi applicativi della filosofia

La filosofia si esprime nella storia attraverso tre specifici campi applicativi che le consentono di operare e di essere identificata come manifestazione del bisogno umano della conoscenza.

Il primo di questi è quello della filosofia delle scienze o epistemologia. Essa riguarda lo studio dei fenomeni che si manifestano sul piano sensibile dell’universo e delle metodologie conoscitive di tipo razionale sul piano della ricerca.

La metodologia scientifica della filosofia delle scienze si esprime nell’osservazione acritica dei fenomeni, nella riproduzione degli stessi in laboratorio e nella conseguente elaborazione delle teorie funzionali che consentono il loro utilizzo sul piano dei bisogni umani.

L’apporto dell’epistemologia scientifica è importante poiché essa getta le basi dello sviluppo di ogni possibile lavoro degli altri campi applicativi della filosofia.

Si potrebbe dire che nella sua metodologia di ricerca contiene di per sé i principi e le competenze che sono poi sviluppate negli altri ulteriori campi della filosofia. Non solo, la sua metodologia razionale può sottoporli ad una verifica di effettiva credibilità di lavoro.

Il metodo di ricerca attuato dalla filosofia delle scienze si esprime infatti in un preciso sistema pragmatico di acquisizione cognitiva che non lascia spazio alle interpretazioni soggettive individuali, ma consente di approcciarsi alla conoscenza dell’universo in maniera certa e documentabile secondo quanto è nelle possibilità umane.

Questa prassi conoscitiva si articola in una precisa gerarchia di fasi di ricerca:

a) l’osservazione dei fenomeni. Rappresenta la fase di osservazione acritica dei fenomeni che manifesta la natura. Il ricercatore sulla base di sue necessità, o per via della manifestazione incombente del fenomeno, dà una priorità alla sua ricerca che non esclude né pregiudica, tantomeno sottopone a valore preconcetto, l’indagine successiva sugli altri restanti fenomeni.

b) la scelta delle grandezze di laboratorio. Rappresenta la fase di realizzazione dei dispositivi utili per la verifica e la valutazione del fenomeno osservato.

c) la formulazione delle ipotesi. Ogni ipotesi equivale ad un avventurarsi nell’ignoto, in quanto ciascuna di esse estende il pensiero oltre i fatti conosciuti. Ma senza ipotesi lo sviluppo della ricerca mancherebbe di obiettivi e di orientamenti.

d) la sperimentazione controllata per la verifica delle ipotesi. È il modo con cui si controllano le ipotesi nella riproduzione in laboratorio del fenomeno osservato.

e) la formulazione della legge. L’ipotesi, se confermata dalla sperimentazione, diventa la legge che regola il fenomeno osservato e quindi il fenomeno può essere utilizzato sul piano dei bisogni dell’uomo.

Il secondo campo di applicazione della filosofia è relativo alla cosiddetta filosofia generale o metafisica. Essa riguarda lo studio della dimensione non conosciuta dalla scienza e avanza ipotesi teoretiche basate sulla razionalità deduttiva del pensiero. Essa affronta campi di interesse che sono spesso ai loro reciproci antipodi, dalla comprensione della natura della materia alla disquisizione sull’identità di un possibile creatore dell’universo.

Infine, il terzo campo è quello della filosofia etica o idealistica. Essa non è una filosofia di ricerca, ma un insieme di atteggiamenti e norme che regolano l’interazione dell’uomo con l’esistenza e che sono basati su specifiche convinzioni.

In essa si identificano gli idealismi basati sulle intuizioni o sulle verità dell’uomo: le filosofie dei maître à penser di ogni secolo, le religioni, le aree di credenza etnica e i partitismi.

La filosofia etica, per sua specifica natura, tende a soffocare la libertà di ricerca dei campi della filosofia scientifica e generale, oppure giunge spesso a condizionare i loro temi di indagine con obiettivi preconfezionati e su percorsi di ricerca obbligati.

La storia mostra queste tre distinte applicazioni della filosofia, spesso in contrasto tra di loro come se si trattasse di tre distinte esperienze, ma in realtà, nell’esperienza della filosofia basata su una ricerca di conoscenza reale, questi campi sono interdipendenti e funzionali e costituiscono, per il filosofo, il percorso di un processo dialettico globale.

In questa prospettiva, la filosofia delle scienze diventa quindi, per il filosofo, il campo di raccolta di dati obiettivi in continua verifica di validità o di sviluppo. La filosofia generale diviene l’ambito in cui egli verifica e elabora, al di sopra di ogni convenzione, i dati ricavati dal precedente piano per sviluppare ipotesi di conoscenza ulteriori, che portino ad allargare gli orizzonti percettivi raggiunti in precedenza. A loro volta da verificare e da sottoporre alla conferma della metodologia della filosofia delle scienze.

Infine, la filosofia etica diviene l’ambito in cui

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