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Caffè Grande

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Sintesi


Parlare di BDSM nelle connotazioni di un romanzo  ben costruito  è  impresa ardua. Non è facile e taccio volutamente l’estensione dell’acronimo,  non per la mera finalità… di  evitare atteggiamenti  di prevenzione nei riguardi di un’opera degna di lettura e diffusione, che ha già riscontrato ampi consensi  di pubblico, ma per contribuire a suscitare la sana curiosità di esplorare contenuti  inconsueti e avversi a un certo moralismo, quantomeno nel  campo letterario classicamente concepito.  “Caffè Grande”  di Massimo Mariani Parmeggiani,  è il racconto di agognati e ricercati  frangenti  erotici più unici che rari, che in un sol giorno trovano presupposti e compimento  grazie all’incontro fortuito dei due protagonisti.  Un lui e una lei non più giovanissimi, a fronte di un tacito accordo, colgono il reciproco gioco di sguardi, sorseggiando rispettivamente un caffè e un bicchiere di latte. Come in un’altra epoca,  aggrappati ai canoni di un tardo decadentismo,  l’irrazionalità e il mistero prevalgono,  e  l’obiettivo di un raffinato quanto estremo godimento,  si espleta  nell’atto erotico-sessuale  di un’incognita. Dietro la maschera delle rispettive identità  sconosciute,  i due protagonisti si avvicendano in giochi erotici diluiti nel lungo passato storico del ricordo, unico grande protagonista del romanzo. Narrazione particolarmente  complessa, aulica  e amena  come certi arazzi  che la sola vista inquieta  per l’abbondanza dei particolari intessuti dalla trama e l’ordito, e al contempo rilassa  per la rappresentazione d’insieme.  Il gusto soggettivo si fa da parte, per accogliere e contemplare la finzione narrativa al pari di un romanzo d’avventura. Senza discuterne il contenuto audace, ma ammirando la maestria dell’espressione,  vorticosa e delirante quanto l’azione stessa, ridondante di epiche elisioni, attributi e sostantivi d’antico vocabolario d’alta letteratura. E consapevolmente soggetta al vaglio semantico di una scrittura che accentra e trascina,  nella spirale di abili manipolazioni linguistiche, significanti e significati. Perchè, checchè se ne dica, qui nulla è casuale. Ci vuole coraggio, un’ abilità premeditata e geniale nel tentare di  rompere gli schemi del pudore e sfatare il mito della volgarità che da sempre accompagna certi argomenti, quando esulano dalla sfera della segreta intimità.  Un azzardo ben riuscito.  Nessuna censura, dunque. Ma il plauso sincero all’autore e alla sua scelta del  sentiero più battuto che ha saputo trasformare in territorio d’élite di raffinata narrazione e piacevole lettura. 

di Rosa Eva Bavetta scrittrice e critica letteraria

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