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Quaderni Musicologici (Ritmo, Melodia, Armonia, Timbro)

Quaderni Musicologici (Ritmo, Melodia, Armonia, Timbro)

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Quaderni Musicologici (Ritmo, Melodia, Armonia, Timbro)

Lunghezza:
301 pagine
2 ore
Pubblicato:
Apr 13, 2018
ISBN:
9788828304623
Formato:
Libro

Descrizione

Questo libro si propone di fornire informazioni su ciò che la musica è e come possa funzionare, i suoi assetti sistematici di combinazioni di suoni e silenzi disposti nel tempo. La musica è un unico ente che si presenta sotto un quadruplice aspetto (ritmo, melodia, armonia e timbro), e che, a seconda del genere e dello stile, dell’artista, del brano e finanche dell’eventualità del momento, può avere o mostrare varie gradazioni di rapporti tra questi; reali o apparenti. La musica è vibrazione, è endemicamente tensiva, si espande sfericamente in tutte le direzioni spaziali, travalica la materia, scavalca muri, comanda il tempo: seduce sempre e comunque. La musica è volontà, è energia pura.
Pubblicato:
Apr 13, 2018
ISBN:
9788828304623
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Libro

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Anteprima del libro

Quaderni Musicologici (Ritmo, Melodia, Armonia, Timbro) - Carlo Pasceri

cpasceri@libero.it

Prefazione

Questo non è un manuale prescrittivo di norme e regole, bensì una esplicazione dei materiali musicali con le loro qualità e proprietà.

Laddove il testo risulti schematico e indicativo di relazioni, è semplicemente il rapportarsi a secolari processi storici di prassi esecutivo-compositiva (modalità, tonalità, temperamento equabile…). Insomma, sintesi di ciò che è accaduto. Tuttavia non prevede questioni di generi e stili, è pressoché neutro; della musica indica le sue insite potenzialità, enormi. Nessi futuri...

Si ripromette di fornire informazioni di ciò che la musica è e come possa funzionare, i suoi assetti sistematici di selettive combinazioni di suoni e silenzi disposti nel tempo.

La musica è un unico ente che si presenta sotto un quadruplice aspetto (ritmo, melodia, armonia e timbro), e che, a seconda del genere e dello stile, dell’artista, del brano e finanche dell’eventualità del momento, può avere o mostrare varie gradazioni di rapporti tra questi; reali o apparenti.

Il particolarissimo linguaggio musicale, tanto asemantico quanto espressivo in termini di energia atmosferica, come tutte le espressioni umane ha dei principi razionali-cognitivi, peraltro alquanto specialistici; e la logica musicale attiene qualità ritmico-metriche, tematico-motiviche, armonico-accordali, timbrico-dinamiche in una meravigliosa selva di relazioni reciproche.

La musica si articola e costituisce nel divenire temporale tramite la strutturazione di diverse micro-parti (quasi sempre sovrapponendosi), applicando delle logiche combinative dei quattro aspetti musicali, che compongono così sempre più ampi schemi organici (intro, strofa, ponte ecc.), giungendo infine a formalizzare un brano musicale in un preciso contenitore temporale.

La musica è vibrazione, è endemicamente tensiva, mai modesta si accuccia in un angolo, ma si espande sfericamente in tutte le direzioni spaziali, travalica la materia, scavalca muri, comanda il tempo: seduce sempre e comunque.

La musica è volontà, è energia pura.

Carlo Pasceri

Quaderni Musicologici si propone di compendiare e incrementare essenziali concetti teoretici, alcuni dei quali già apparsi nei miei libri Tecnologia Musicale e Viaggio all’interno della Musica; da questi sono state tratte e riportate qui ampie parti di alcuni capitoli (in calce i capitoli in oggetto). Ciò è reso necessario dall’immutabilità di alcuni capisaldi teorici che sono quindi fondamenta e colonne per le logiche che sviluppano i concetti inediti del resto dei capitoli e pertanto necessari per la completezza formativa dell’intero libro.

Principio musicale meraviglioso

Scale maggiori e scale minori?!

Il ritmo melodico

Formule del tempo

Proprietà ritmetriche

Funzioni strutturali dell'armonia

Intertonalità (intermodalità)

Metodi pandiatonici e pantonali/panmodali (eptatonici e cromatici)

Armonia speculare

Simmetrie strutturali

Armonizzazione di melodie

Strutture armoniche complesse (poliaccordi) e gli accordi di sintesi tensiva-risolutiva (equitensivi)

L'apparato uditivo (cenni)

Suoni di combinazioni e suoni differenziali

Principio d’indeterminazione tonale e rumore transitorio

RITMO

Le 26 matrici ritmiche fondamentali

La musica si concreta nel tempo, nasce, si sviluppa e svanisce nel tempo: è nella durata che prende forma…

Le note prendono forma vitale, musicale, quando si rivestono di ritmo, che rappresenta così il mezzo mediante il quale acquisiscono fisionomia, corporeità.

(Ed è bene rammentare pure che per ritmo non è inteso solo quello meramente percussivo, ma anche quello espresso dalle parti melodiche: il profilo ritmico di una melodia è addirittura più caratterizzante delle note stesse: se a un motivo melodico cambiamo pure molte note (le altezze) ma non il ritmo, la nostra percezione del pacchetto melodico è ovviamente cambiata, ma non così tanto come se modificassimo il suo ritmo mantenendo le stesse note.)

Si sa bene che tra gli elementi che costituiscono la musica l’elemento ritmico sia quello più immediatamente fisico e sensoriale; pertanto verrebbe da dire quello meno intellettuale e astratto, come un elemento istintivo e poco incline alla razionalizzazione. Un errore grossolano, anche solo l’etimologia che rimanda all’aritmetica dovrebbe immediatamente contraddire questa fallace persuasione.

D’altra parte come scrive l’autorevole rivista scientifica Le Scienze (versione in italiano di Scientific American): Secondo i risultati dell'analisi di 558 composizioni musicali è emerso che anche per il ritmo vale quanto già scoperto per l'altezza dei suoni: la musica risulta piacevole quando ha una struttura frattale che permette di realizzare un equilibrio dinamico fra prevedibilità e sorpresa. E conclude: Questo fatto a sua volta indica che tale struttura non è un mero artefatto dell'esecuzione o della percezione, ma è un fattore intrinseco alla composizione scritta, prima che venga eseguita. Si può arrivare così a ipotizzare che gli stessi compositori manipolino sistematicamente i ritmi per conferire alle loro composizioni identità uniche.

La percezione del tempo normalmente è legata a processi che discretizzano il puro divenire continuo in una successione di intervalli di durate più o meno casualmente e/o involontariamente; il tempo musicale non è casuale né involontario. Il tempo comune è un affastellamento di eventi che si muovono a velocità diverse, solo e a volte intuibili come possibilità sincroniche; il tempo musicale è la straordinaria (e necessaria) connessione tra tutto e tutti in coordinazione tra movimenti tra gli oggetti (la musica in sé) e i soggetti (le persone che partecipano, anche gli ascoltatori).

Il ritmo è diffusamente inteso come un qualcosa di ciclico, di periodico, la ripetizione di un modello; ma non necessariamente è così. D’altra parte il ritmo afferma perentoriamente la propria esistenza con i mezzi più espliciti, quelli fondati sulle simmetrie e le ripetizioni: forniscono alla struttura in divenire l’organizzazione di base della sua eventualità.

La presenza di un chiaro ritmo disciplina il tempo, pertanto queste due forme, che si concatenano l’una con l’altra, definiscono la modale regolazione percettiva della realtà in un dato momento.

Ritmo è flessibile e adattiva forma della realtà.

Il ritmo come componente essenziale dell’organizzazione percettiva umana e della sua azione, quindi come sua regolazione: discende anche dalle stesse strutture fisiche umane, e in vari modi si manifesta in esse. Il ritmo capace di partecipare nei processi primari di coordinazione cognitiva, come struttura fondamentale della nostra vita organica e psichica.

Il flusso temporale della musica è dato dal suo ritmo, e se è vero come è vero che il ritmo fa parte dell’esperienza naturale dell’uomo, il ritmo musicale è una delle esperienze più estese e profonde che l’uomo ha a disposizione per vivere in modo particolare, comprendendolo anche attivamente, lo scorrere del tempo. Che d’altronde egli stesso crea e con vari livelli di complessità, ovvero una periodicità caratteristica e verticale (a più livelli connettivi tra loro).

I ritmi musicali sono esogeni cioè non spontanei, ma indotti, necessitano sempre di qualcosa di esterno che li inneschi e che li mantenga in auto oscillazione indipendentemente da tutto il resto: ciò specifica per l’uomo quest’esperienza unica che è il formarsi del tempo musicale; ci sono vari livelli per viverlo.

Ci sono modelli atti a elaborare le potenzialità del linguaggio musicale secondo degli schematismi logici-formali che aiutano a intendere meglio la natura della realizzazione del tempo ritmico. Vedremo la loro organizzazione, la loro disposizione, i potenziali raggruppamenti.

Il ritmo musicale è una strutturazione temporale data da intervalli di presenze soniche (con alcune loro caratteristiche), solitamente con ricorrenze che offrono misurabili e preconizzabili periodicità, per le quali s’individuano delle cornici di tempo tra origini e terminazioni che ne sottolineano il senso (metro). È un’organizzazione della durata dei suoni e delle pause, loro relative intensità (accenti), altezze e timbri pertanto generali sonorità. (Il termine non è esclusivo della musica, si può eventualmente riferire anche alle arti linguistiche, alla vita organica e alle arti plastiche ecc., individuandone ulteriori specifiche caratteristiche dell’azione: colori, geometrie ecc.)

Il tempo musicale è quindi un flusso cronologico reale e psicologico lungo il quale scorrono gli eventi.

Il ritmo essendo il principio regolatore della musica è quello che lo determina e ne trasporta l’informazione essenziale: è definito da alcuni caratteri interni che organizzano la forma del flusso.

Di solito cogliere un punto del continuum temporale come più marcato, identificarlo come inizio di un possibile ciclo del modello ritmico, è uno dei primi passi per iniziare a immettersi dentro lo scorrimento della musica: il comune ballare o semplicemente muoversi a tempo, battere le mani o i piedi, fischiettare un motivetto, è come appena galleggiare sulla superficie del mare, non immergersi; si sta solo ai margini di questo mondo.

La componente strutturale dinamica della suddivisione del tempo è essenziale per appropriarsi anche di un certo spazio, con l’ausilio di una griglia di corrispondenze posizionali (topiche), che siano mentali o grafiche (spartiti ecc.). Ma ciò che più conta è che queste corrispondenze posizionali si determinano reciprocamente, generando una mobilità interna, che permette di giungere a una produzione dei rapporti differenziali che offriranno degli esiti formalizzabili a diversi livelli di complessità e quindi di percezione e fruizione.

Insomma, il tempo nella musica è struttura primaria. Tale categoria assume importanza intrinseca e fondante in ogni espressione che si sviluppi nella dimensione del divenire; pertanto il tempo implica l’aspetto formale della musica che si struttura linearmente secondo un processo cronologico di cui è riconoscibile lo schema. Infatti solo intendendo perfettamente il ritmico fluire si possono determinare le parti costituenti chiamate intro-strofa-ritornello-ponte-coda (oppure A-B-C ecc.), dunque solo in questo modo si può vedere e conoscere la forma dell’oggetto-brano che si sta ascoltando.

Il ritmo esprime un tempo operativo, linearizza (spesso stratificando) peculiarmente le sue componenti: dispone le diverse pulsazioni in base a un prima e a un dopo; consiste in relazioni di successioni e di durate fondate su operazioni analoghe alle operazioni logiche. Questo tempo operativo è distinto dal comune tempo intuitivo, limitato ai dati nella percezione immediata con insufficiente capacità relazionale cioè riconoscere e sistematizzare quelle simultaneità o successione e di durata (uguaglianza delle durate, sincronie, ecc.).

Sovente si considera come basilare pattern ritmico la battuta metrica, e di utilizzare quest’ultima come struttura cognitiva: chi ascolta può servirsi di essa per strutturare la propria percezione musicale. Si è tentati così di credere che la struttura metrica costituisca la base ritmica essenziale a ogni sviluppo, invertendo la realtà; tuttavia ciò può essere utile per meglio comunicare e intendere.

Prima di andare nel dettaglio delle matrici ritmiche, è utile chiarire termini e concetti.

Il compendio di quelli fondamentali: l’unità di tempo, quindi denominazione dell'evento (croma, semiminima ecc.), strettamente correlata con la scansione periodica temporale, perciò velocità dei battiti praticamente svolti, e anche numero di essi cui tutto e tutti in ogni caso convenzionalmente fanno riferimento effettivo, il metro (tempo musicale) che è l’organizzazione cellulare che determina la battuta o misura.

Il ritmo è la pulsazione musicale vera e propria, l’evento concreto con i componenti di eventi impulsivi e le sue segmentazioni di durate, che è in relazione anteriore all’unità di tempo e al metro; quindi è lui a determinare questi ultimi, anche se di solito è opportuno considerarlo suddividente l’unità di tempo quindi in funzione di esso.

Nel caso in cui il ritmo sia costruito posteriormente alle indicazioni delle unità di tempo e del metro, essi si configurano solo come produttori di un contenitore misurante il ritmo, il quale viene da loro solo delimitato nelle qualità fisiche dimensionali connotative ma non determinato nelle qualità denotative formali: battiti e metriche intervengono solo come impostazioni di velocità e contorni perimetrali del ritmo, che si configura sempre come attribuzione di eventi che hanno una durata (segmentazione).

Ci sono anche le pause, eventi importantissimi che coagulano energia impulsiva nella suddivisione e gli accenti, che determinano e plasmano il profilo ritmico del flusso temporale con l’accento primario dato di solito sul primo evento: il big-bang ritmico.

Più minuziosamente si trovano le definizioni di questi elementi in fondo al libro.

Conformazione del quadro ritmico generale

L’intero campo sonoro è dato dalla divisione del tempo mediante segmentazioni di durate e dello spazio mediante intonazioni di frequenze; il tempo è la linea orizzontale che ordina la sinuosa divisione verticale dello spazio sonoro.

La verticale sinuosità delle tessiture frequenziali dei suoni ordinati dalle orizzontali pulsazioni temporali.

Il suono è definito da quattro parametri: durata, intensità, altezza e timbro.

Nel discorso ritmico altezza e timbro sono uniti nel parametro sonorità colore tonale.

Il ritmo è generato e definito dalle mutevoli combinazioni (e susseguenti contrasti) di questi tre fattori operativi.

Il ritmo è il costituente musicale orizzontale del campo sonoro, la linea nel tempo; laddove la melodia, la polifonia e ancor più l’armonia accordale, sono gli elementi verticali. Tuttavia col parametro della sonorità anche il ritmo seppur parzialmente si verticalizza, segmentando lo spazio.

Di questi tre fattori, essendo insiti nella manifestazione sonora, va stimata loro presenza/assenza solo quando mutano; poi stabilito se la mutazione è ciclico-periodica o no. Perciò affinché un (vero) ritmo si manifesti, gli eventi sonici devono avere una qualche variante tra durata, intensità e sonorità, che fa emergere il profilamento ritmico.

Dunque se una singola durata è perfettamente replicata insieme con una singola intensità e sonorità (che poi schematizzeremo in Dc/Ic/Sc), quel che si manifesta è da considerarsi come elementare scansione ovvero pulsazione ritmica, più che un ritmo vero e proprio (ad esempio l’unità di tempo data dal metronomo): nel primo esempio (a pagina successiva) ci sono alcune di queste possibilità.

C’è comunque una gerarchia della manifestazione ritmica degli eventi sonori, e la durata (quanto tempo sussiste il suono, quindi anche il silenzio ossia la pausa) è il parametro fondamentale; poi intensità (accenti dinamici mediante rapidissimi cambi di volume). Da vagliare sorta di sub parametro quello della sonorità, dato dall’altezza (il registro suoni acuti-medi-bassi) e timbro (il colore).

Tuttavia, seppur nella musica occidentale la sonorità nella configurazione ritmica sovente è l’elemento aggiuntivo e non il principale (perciò in concorso con variazioni di durata e intensità), da tenere presente che, pure in costanza di durate e intensità, per ottenere distinzioni dei profili ritmici, pertanto creare di fatto ritmi differenti, è sufficiente variare il parametro sonorità.

Quando di un ritmo si presenta un modello ciclico per un periodo compreso da 1 a 10 secondi circa, spesso possiamo configurarlo come metro/tempo di riferimento del ritmo, la sua cellula, avendo naturalmente a priori stabilita l’unità di tempo.

Insomma le varie combinazioni di suoni e pause lunghe-brevi (durate), accenti dinamici (intensità) e altezze con timbri acuti-bassi (sonorità), formano i ritmi; di conseguenza le scansioni e i metri temporali.

Questo lo schema con acronimi:

FATTORI: Durate / Intensità / Sonorità

VARIANTI: Costanti / Variabili periodiche / Variabili aperiodiche

Dunque, ci sono 26 matrici di forme ritmiche; queste sono le tipologie fondamentali, più quell’elementare DC/IC/SC che di solito è, o stabilisce, la scansione/pulsazione di riferimento: durate costanti (uguali)/intensità costanti (senza accenti)/sonorità costanti.

Esempio:

oppure

oppure

Queste 26 matrici sono gli algoritmi basici per congegnare tutti i modelli ritmici, la loro effettiva morfologia finale.

Appresso un solo esempio per ogni matrice ritmica tra gli incommensurabili possibili, e tra le innumerabili già messe in pratica nella musica di tutto il mondo da sempre fino a oggi. Pertanto sono dei modelli non esaustivi delle possibilità.

In costanza di Sonorità (SC).

DC/IVp/(SC) - durate costanti (uguali) / intensità variabili periodiche (con accenti)

DC/IVa/(SC) - durate costanti (uguali) / intensità variabili aperiodiche (con accenti)

DVp/IC/(SC) - durate variabili periodiche/ intensità costanti (senza accenti)

Dva/Ic/(Sc) - durate variabili aperiodiche/intensità costanti (senza accenti)

DVp/IVp/(SC) - durate variabili periodiche/intensità variabili periodiche (con accenti)

DVp/IVa/(SC) - durate variabili periodiche / intensità variabili aperiodiche (con accenti)

DVa/IVp/(SC)- durate variabili aperiodiche / intensità variabili periodiche (con accenti)

DVa/IVa/(SC) - durate variabili aperiodiche / intensità variabili aperiodiche (con accenti)

In costanza

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