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Origine Occulta della Razza Umana: Antropogenesi

Origine Occulta della Razza Umana: Antropogenesi

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Origine Occulta della Razza Umana: Antropogenesi

Lunghezza:
545 pagine
12 ore
Pubblicato:
28 mar 2018
ISBN:
9788869373114
Formato:
Libro

Descrizione

La Dottrina Segreta secondo la Blavatsky sarebbe stata, fin dagli albori dell’umanità, la Religione-Sapienza universalmente diffusa, sintesi del sapere totale e del mistero della vita.
 
L’Autrice inizia lo sviluppo della sua ricerca partendo da un misterioso e antichissimo testo il Libro di Dzyan scritto su foglie di palma. Il manoscritto suddiviso in sette stanze espone i vari livelli dell’evoluzione cosmica dall’origine della coscienza  al processo di formazione dei mondi.
 
La scienza moderna insiste sulla dottrina dell’evoluzione; altrettanto fanno la ragione umana e la Dottrina Segreta, l’idea è corroborata dagli antichi miti e leggende. Noi vediamo che un fiore si schiude lentamente da un bocciolo, e il bocciolo dal suo seme. Ma da dove viene quest’ultimo con tutto il suo programma predeterminato di trasformazioni fisiche?
Il germe dell’attuale razza umana deve essere pre-esistito nel progenitore di questa razza. Gli antenati antidiluviani dell’elefante e della lucertola attuali furono forse il mammut e il plesiosauro. Perché i progenitori della nostra razza umana non potrebbero essere stati i “giganti” dei Veda? Il testo inizia con l'evoluzione del nostro sistema planetario e della vita sul nostro pianeta fino all'avvento dell'uomo. La storia è narrata secondo una terminologia occulta. Continuo è il riferimento ad entità superiori (siano esse fisiche che spirituali), che hanno in un certo qual modo guidato l'evoluzione sul pianeta realizzando, probabilmente, un progetto già definito.
 
Pubblicato:
28 mar 2018
ISBN:
9788869373114
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Origine Occulta della Razza Umana - Helena Petrovna Blavatsky

​CONCLUSIONE

NOTE PRELIMINARI

NOTE PRELIMINARI SULLE STANZE ARCAICHE E SUI QUATTRO CONTINENTI PREISTORICI

Le Stanze di questo volume, i loro commenti, sono estratte dagli stessi archivi arcaici da cui son tolte le Stanze sulla cosmo­gonia trattate nel primo e secondo volume. Ne diamo la traduzione più letterale possibile, ma alcune sono troppo oscure per poter essere intese senza una spiegazione; perciò, come nel primo volu­me, esse sono date testualmente, e vengono poi riprese, versetto per versetto, coi loro Commenti per renderli più evidenti con le spiegazioni aggiunte nelle note in calce, in anticipo sulla spiega­zione più esauriente del commento.

Per quello che riguarda l’evoluzione dell’umanità, la Dottrina Segreta avanza tre ipotesi, in completo antagonismo con la scienza moderna e con i dogmi religiosi esistenti. Essa insegna: a) la evoluzione simultanea di sette gruppi umani su sette diverse parti del globo; b) la nascita del corpo astrale, prima di quella del corpo fisico, poiché il primo fa modello al secondo, e c) infine che, l’uomo, in questa sfera, ha preceduto tutti i mammiferi — com­presi gli antropoidi — nel regno animale.

La Dottrina Segreta non è l’unica a parlare della nascita degli uomini primordiali. Nel Divino Pimandro di Ermete Trismegisto si scorgono gli stessi sette uomini primitivi che evolvono dal seno della Natura e dell’Uomo Celeste, nel senso collettivo della parola, cioè nel senso degli Spiriti Creatori; e nei frammenti delle tavole caldee, raccolte da Smith, su cui è scritta la leggenda babi­lonese della creazione, nella prima colonna della tavola di Cutha, si parla dei sette Esseri umani « con facce di corvo » cioè di colo­rito scuro fosco, Esseri che « i (sette) Grandi Dei hanno creato ». Oppure come spiegato nelle righe 16, 17 e 18:

Nel centro della terra crebbero e divennero grandi.

E aumentarono di numero.

Sette Re, fratelli della stessa famiglia.

Sono i sette Re d’Edom della Cabala, la Prima Razza che fu imperfetta, cioè nata prima che esistesse « l’equilibrio » (i sessi) e che fu, quindi, distrutta.

Sette Re, fratelli, apparvero e procrearono. La loro stirpe fu di 6.000 membri. Il Dio Nergas (la morte) li distrusse.

Come li distrusse? Mettendo in equilibrio coloro che ancora non esistevano.

Furono « annullati » come razza, e furono spenti nella loro stessa discendenza: cioè la Razza senza sesso si rincarnò nella Razza (potenzialmente) bisessuale; quest’ultima negli androgini e questi nella Razza sessuale, la Terza Razza che venne in seguito. Se le tavole fossero state meno danneggiate, si sarebbe scorto in esse lo stesso racconto che esiste negli Archivi Arcaici e in Erme­te, almeno in rapporto ai fatti fondamentali.

E’ certo che l’apparente soprannaturalismo di questi inse­gnamenti, pur allegorico è diametralmente opposto alla lettera dei racconti che la Bibbia contiene e alle più recenti ipotesi della scienza, da provocare appassionate opposizioni.

Gli occultisti sanno tuttavia che le tradizioni della Filosofia Esoterica devono essere vere; perché esse sono le più logiche e appianano ogni difficoltà.

Inoltre abbiamo il Libro di Toth e il Libro dei Morti Egi­ziani, e come i Puranas degli Indù con i loro sette Manù e i reso­conti caldeo-assiri, sulle cui mattonelle si trovano menzionati set­te Uomini primitivi, o Adami di cui si può controllare il signifi­cato a mezzo della Cabala.

Chi conosce i Misteri della Samotracia, ricorderà che il nome generico dei Cabiri era i « Fuochi Sacri », e che crearono in sette località dell’isola d’Electria, o Samotracia, il « Cabiro nato dalla Santa Lemnos », isola consacrata a Vulcano.

Secondo Pindaro, questo Cabiro, di nome Adamas, era nelle tradizioni di Lemnos, uomo primitivo nato dal seme della Terra; l’archetipo dei primi maschi nell’ordine della generazione, e uno dei sette antenati o progenitori autoctoni dell’umanità.

Se aggiungiamo il fatto che la Samotracia fu colonizzata dai Fenici e, prima di loro, dai misteriosi Pelagi venuti dall’Oriente, e se ricordiamo l’identità degli Dei dei « Misteri » dei Fenici, dei Caldei e degli Israeliti, sarà facile scoprire la provenienza del racconto del Diluvio di Noè. Non si può più negare che gli Ebrei, i quali devono le loro prime idee sulla creazione a Mosè, che le ebbe dagli Egiziani, nel compilare la loro Genesi e le prime tra­dizioni cosmogoniche, quando furono redatte a nuovo da Ezra ed altri, si servirono del resoconto caldeo-accadiano. Basta esaminare le iscrizioni cuneiformi o altre dei Babilonesi e degli Assiri, per trovarvi, disseminati qua e là, non solo il significato del nome originale di Adam, Admi, o Adami, ma anche la creazione dei sette Adami; o stirpi d’Uomini, nati fisicamente dalla madre Ter­ra e, spiritualmente o astrabalmente dal Fuoco Divino dei Proge­nitori. Gli Assiriologi, ignorando gli insegnamenti Esoterici, non potevano certo prestar maggiore attenzione al misterioso e sempre ricorrente numero sette sui cilindri Babilonesi, di quanto ne pre­stassero incontrandone nel Genesi o nel resto della Bibbia.

Il numero degli antenati spirituali e dei sette gruppi della loro progenitura umana esiste sui cilindri malgrado lo stato rovi­noso dei frammenti altrettanto chiaramente che nel Pimandro e nel Libro dei Misteri Nascosti della Cabala. Nell’Adam Kadmon che viene in seguito, si trovano l’albero Sefirotale, e « l’albero » della Conoscenza del Bene e del Male, che, dice il versetto 32, « ha intorno sette colonne », o palazzi dei sette angeli creatori che operano nella sfera dei sette Pianeti, sul nostro Globo. Come Kadmon è un uomo collettivo, così lo è Adamo. Dice Giorgio Smith nel suo Chaldean Account of Genesis:

« La parola Adamo che in queste leggende designa il primo essere umano, non è evidentemente un nome proprio, ma soltanto un termine attribuito all’umanità. Adamo appare come ’’nome proprio" nella Genesi, ma certamente in alcuni passaggi è usato solo nello stesso senso della parola Assira ».

Né il diluvio caldeo, né il diluvio biblico con le loro storie di Xisuthurus e di Noè, sono basati sul diluvio Universale o su quelle d’Atlantide, commemorati nell’allegoria indiana di Vaivasvata Manu, ma sono allegorie esoteriche basate sui Misteri Eso­terici della Samotracia.

Se i vecchi Caldei conoscevano la verità esoterica velata nelle leggende Puraniche le altre nazioni non erano che a conoscenza del Mistero della Samotracia, e lo esprimevano in allegorie. Lo adattavano alle loro nozioni astronomiche e antropologiche, piut­tosto falliche. La Samotracia è storicamente conosciuta a causa di un diluvio che sommerse il paese, raggiungendo il vertice delle più alte montagne; evento che ebbe luogo prima dell’età degli Argonauti. Essa fu sommersa all’improvviso dalle acque dell’Euxine, fino a quell’epoca considerato un lago.

Gli Israeliti possedevano anche un’altra leggenda sulla quale basare la loro allegoria, quella del diluvio che trasformò per l’ul­tima volta il deserto attuale di Gobi in un mare, circa 10.000 o 12.000 anni or sono, e che spinse un gran numero di Noè a rifu­giarsi con le loro famiglie sulle montagne circostanti. Poiché è soltanto ora che si ricostruisce la storia di Babilonia, grazie a centinaia di migliaia di frammenti spezzati — il monte Kouyunjik da solo ha fornito più di ventimila frammenti d’iscrizioni, in se­guito alle ricerche dirette da Layard — le prove qui citate sono relativamente rare, tuttavia, confermano quasi tutte i nostri inse­gnamenti: almeno tre fra esse, in modo certo. Eccole:

1) La prima razza che cadde nella generazione fu una razza scura (Zalmat Gaguadi), chiamata la Razza d’Adami o Razza Scura; la Razza di Sarkuo, o Razza Chiara, restò ancora pura lungo tempo dopo.

2) I Babilonesi, all’epoca della caduta, ammettevano resi­stenza di due Razze principali, precedute tutte e due dalla Razza degli Dei, dei Doppi, Eterei, dei Pitris: tale è l’opinione di Sir H. Rawlinson. Queste razze sono la nostra seconda e terza Razze- Madri.

3) I sette Dei, ognuno dei quali creò un Uomo o Gruppo di uomini, erano « gli Dei imprigionati o incarnati », e cioè erano: il Dio Zi; il Dio Zi-Kou, nobile Vita, Direttore della Purezza; il Dio Mir-Kou, nobile Corona; « Salvatore dalla morte degli Dei (più tardi) imprigionati » e il creatore delle « razze scure che la sua mano ha fatto »; il Dio Libzou, « saggio, fra gli Dei »; il Dio Souhhab e Hèa o Sa, loro sintesi; il Dio della Saggezza e dell’Abisso, identificato con Oannès-Dagon, all’epoca della ca­duta e collettivamente chiamato il Demiurgo o Creatore.

Esistono due cosiddette « Creazioni » nei frammenti Babilo­nesi, e avendo il Genesi aderito a questo principio, noi costa­tiamo che i suoi due capitoli distinguono le Creazioni in Elohita e Jehovita. Un ordine compiuto sull’argomento non è pertanto osservato in questi come in nessun altro resoconto esoterico. Queste « Creazioni », secondo gli Insegnamenti occulti, si riferi­scono rispettivamente alla formazione dei sette Uomini primor­diali da parte dei Progenitori, i Pitris o Elohim, e a quella dei gruppi umani dopo la Caduta.

Ciò sarà esaminato alla luce della Scienza e confronti saranno tratti dalle Scritture di tutte le antiche Nazioni, compresa la Bib­bia, man mano che procederemo.

Frattanto, sarebbe forse utile accordarci sui nomi da darsi ai Continenti sui quali le Quattro Grandi Razze, che precedettero la nostra Razza Adamica, nacquero,, vissero e morirono. I loro ar­caici ed esoterici furono numerosi e variarono con la lingua par­lata dalla nazione che li ricordava nei suoi annali e nelle sue scritture.

Il luogo, che, nella Vendidàd, per esempio si designa sotto il nome Airyana Vaego dove nacque lo Zoroastro originale è chiamato nella letteratura puranica Sveta Svìpa, Monte Merù,

Dimora di Vishnu, ecc., e nella Dottrina Segreta semplicemente la « Terra degli Dei », sotto i loro capi, gli « Spiriti di questo Pianeta ».

In vista della possibile e molto probabile confusione che potrebbe nascere, è preferibile adottare per ognuno dei quattro continenti di cui si fa menzione, un nome più familiare al let­tore colto. Proponiamo, quindi, di chiamare il primo Continente, o piuttosto la prima terra ferma sulla quale la prima razza fu sviluppata dai divini Progenitori:

I - Terra Sacra Imperitura

Ciò che spiega la scelta di questo nome è l’aver stabilito che questa « Terra Sacra Imperitura » non condivise mai la sorte di tanti altri Continenti, perché è l’unico destinato a sussistere, dal principio fino alla fine dal Manvantara, attraverso ogni cielo. E’ la culla del primo uomo e la dimora dell’ultimo mortale divino scelto come Shishta per la futura semenza dell’umanità. Su que­sta terra misteriosa e sacra poco può essere detto eccetto forse

secondo l’espressione poetica adoperata in uno dei Commenti

che « La Stella polare la sorveglia con occhio vigilante, dall’aurora fino alla fine del giorno del Grande Soffio ».

II - Il Continente Iperboreo

Sarà il nome del secondo Continente, la terra che stendeva i suoi promontori a sud e a ovest del Polo Nord, per ricevere la Seconda Razza e comprendeva quanto oggi si chiama Asia del Nord. Nome che i più antichi Greci davano a questa regione lon­tana e misteriosa, dove, secondo la tradizione, Apollo, l’Iperbo­reo, si recava tutti gli anni. Astronomicamente Apollo è, senza dubbio, il Sole, che abbandonando i suoi santuari ellenici, amava visitare ogni anno il suo lontano paese, « dove si diceva che il sole non si coricasse mai per metà dell’anno ».

« Egghùs gar nuctós te cai ematos eisi cheleutoi », dice un verso dell’Odissea.

Dal punto di vista storico, o meglio forse, da quello etno­logico e quello geologico, il significato è diverso.

La terra iperborea, che si estendeva al di là di Borea, il Dio dal cuore ghiacciato, il Dio delle nevi e delle tempeste, che amava dormire pesantemente sulla catena del Monte Riphaeus, non era né una contrada ideale, come la credevano i Mitologhi, né una contrada vicina alla Scizia o al Danubio. Era un Continente reale, una terra bona fide, che non conosceva inverni in quella prima età, i cui desolati avanzi non hanno ancor oggi più d’una notte e d’un giorno durante Tanno? Le tenebre notturne non s’ab­battevano mai su questa terra, dicevano i Greci, perché era la « Terra degli Dei », la dimora favorita di Apollo, il Dio della luce, e perché i suoi abitanti erano i sacerdoti e servi prediletti. Questo può essere considerato come una rappresentazione poe­tica, ora; era una verità poetizzata, allora.

III - La Lemuria

Chiameremo Lemuria il terzo Continente, da un’invenzione o un’idea di M. P. L. Sclater, che tra il 1850 e il 1860, affermò, su prove zoologiche, l’esistenza reale, nelle epoche preistoriche, d’un continente che si stendeva, secondo lui, dal Madagascar a Ceylon e Sumatra. Comprendeva alcune regioni dell’Africa attuale, ma a parte questo, il gigantesco continente, che si stendeva dall’Oceano Indiano fino all’Australia, è oggi completamente scom­parso sotto le acque del Pacifico, lasciando vedere, disseminati qua e là, i vertici dei suoi altipiani, oggi delle isole.

Il naturalista A. R. Wallace, dice Carlo Gould:

« Estende l’Australia dei periodi terziari fino alla Nuova Guinea e alle isole Solomon, e forse fino alle isole Fidji, e i tipi dei suoi marsupiali inducono a credere che fosse connessa col con­tinente del Nord durante il periodo secondario ».

Questo soggetto è trattato lungamente altrove.

IV - L’Atlantide

E’ il nome che noi diamo al quarto continente, la prima terra storica, se si prestasse alle tradizioni degli Antichi più attenzione che non fino a oggi. La famosa isola di Platone, conosciuta sotto questo nome, non costituiva che un frammento di questo grande Continente.

V - L'Europa

Il quinto Continente era l’America: ma, essendo situata agli Antipodi, sono l’Europa e l’Asia Minore, quasi sue contempora­nee, che vengono generalmente designate dagli occultisti Indo-

Ariani sotto il nome di quinto Continente. Se i loro insegnamenti segnalavano l’apparire dei continenti in ordine geologico e geo­grafico, questa classificazione sarebbe da modificare, ma poiché si è stabilita la successione dei continenti, secondo l’ordine dell’evoluzione delle Razze, dalla prima fino alla quinta, la nostra Razza-madre Ariana, è l’Europa che bisogna chiamare il quinto grande Continente. La Dottrina Segreta non tiene conto delle isole e delle penisole, non segue la distribuzione geografica mo­derna delle terre e dei mari. Dall’epoca dei suoi primi insegnamenti e della distruzione della grande Atlantide, la superficie della terra è cambiata più di una volta. Un tempo il delta dell’Egitto e l’Africa del Nord facevano parte dell’Europa, prima che la formazione dello Stretto di Gibilterra e un ulteriore sollevamento del continente avessero cambiato interamente l’aspetto della carta d’Europa. L’ultimo serio mutamento si produsse circa 12.000 anni fa e fu seguito dalla sommersione della piccola isola dell’Atlantico, a cui Platone dava il nome di Atlantide del con­tinente di cui aveva fatto parte. La geografia partecipava ai Mi­steri, in antico.

Lo Zohar dice:

« I segreti (delle terre e dei mari) furono divulgati agli uo­mini della scienza segreta, ma non ai geografi ».

L’affermazione che l’uomo fisico fu un colossale gigante pre­terziario e che esisteva 18.000.000 d’anni fa, senza dubbio sem­bra assurda agli ammiratori e ai fautori dell’insegnamento mo­derno. L’intero posse comitatus dei biologi abbandonerà la con­cezione di questa terza razza di Titani dell’Epoca Secondaria, adatti e vittoriosi nella lotta contro i mostri giganteschi dell’aria, del mare e della terra.

loro antenati, i prototipi eterei dell’Atlantide, non avevano da temere ciò che non poteva far loro del male. L’antropologo moderno può ben ridere dei nostri Titani, come ride del biblico Adamo, come il teologo si beffa dell’antenato pitecoideo dell’an­tropologo. Gli occultisti e i loro severi critici possono sentire d’aver regolato, oggi, i loro conti mutualmente in modo abba­stanza soddisfacente. Comunque le Scienze Occulte postulano meno e danno più della Antropologia Darwinista o della Teologia Biblica.

Né dovrebbe la Cronologia Esoterica spaventarci, se si tiene conto che, per quanto riguarda le cifre, le opinioni delle mag­giori autorità attuali sono altrettanto mutevoli e incerte che le onde del Mediterraneo. Per la durata dei periodi geologici, i Sapienti della Società Reale perdono disperatamente terreno e sal­tano da un milione a cinque, cento milioni di anni con la più grande facilità, come si vedrà nel seguente paragone.

Prendiamo per esempio i calcoli di Croll. Che il tempo tra­scorso dal principio dell’epoca Terziaria o periodo Eocene, sia, secondo questo sapiente, di 2.500.000 anni, come gli fa dire un geologo americano, e che egli « attribuisca una durata di quin­dici milioni di anni al tempo trascorso dal principio del periodo Eocene », come dice un geologo inglese, le due cifre concordano coi postulati della Dottrina Segreta. Infatti, poiché essa assegna una durata da quattro a cinque milioni di anni al periodo che corre fra l’inizio e l’evoluzione finale della Quarta Razza Madre, sui continenti Lemuro-Atlantico, una durata di un milione d’anni alla Quinta Razza o Razza Ariana, fino ai nostri giorni, e una durata di circa 850.000 anni dalla grande sommersione dell’ultima vasta penisola della grande Atlantide, può facilmente essere av­venuto durante i 15 milioni d’anni accordati da Croll per l’Epoca Terziaria.

Dal punto di vista cronologico, la durata del periodo è di importanza secondaria, noi troviamo alcuni scienziati americani che la respingono ancora. Questi signori per niente turbati dal fatto che le loro asserzioni siano proclamate non soltanto dubi­tabili, ma assurde, continuano a sostenere che l’uomo esisteva durante l’Epoca Secondaria. Hanno scoperto impronte di piedi umani su rocce che datano da quell’epoca, e per di più M. de Quatrefages non trovò alcuna buona ragione scientifica che l’uomo non ha potuto esistere durante l’Epoca Secondaria.

Le epoche e i periodi geologici non costituiscono che dei termini puramente convenzionali, poiché sono ancora oggi appena delineati e non si trovano due geologi o due naturalisti che siano d’accordo sulle cifre.

La fraternità dei dotti lascia dovunque un largo margine alla scelta offerta dall’Occultista. Sceglieremo noi M. T. Mellard Read a nostro sostegno? Questo signore in un articolo su « La pietra calcarea considerata come indice del tempo geologico », letto nel 1878 davanti alla Società Reale, pretende che il tempo minimo occorrente alla formazione degli strati sedimentari e all’elimina­zione della materia calcarea, sia di 600 milioni di anni in cifra tonda, o chiederemo appoggio per la nostra cronologia, alle opere di Darwin, quando secondo la sua teoria, egli postula da 300 a 500 milioni di anni per le trasformazioni organiche? Sir Charles Lyell e il professor Houghton si contentavano di porre l’inizio dell’Epoca Cambriana a 200 e a 240 milioni d’anni or sono, rispettivamente.

I geologi e i zoologi pretendono il massimo del tempo, ben­ché, a un certo punto Huxley abbia fatto risalire l’inizio della

formazione della crosta terrestre a mille milioni di anni or sono, e non abbia voluto far grazia di un migliaio d’anni.

L’importante per noi non risiede nell’accordo o nel disac­cordo dei naturalisti sulla durata dei periodi geologici, ma nel fatto che essi sono, per un caso straordinario, in perfetto accordo su un punto molto importante. Dichiarano tutti che, durante il periodo Mioceno, si tratti di un milione o di dieci milioni di anni fa, la Groenlandia e perfino lo Spitzberg, ciò che resta del nostro secondo continente Iperboreo, « godeva d’un clima quasi tropi­cale ». Ora, i Greci pre-omerici avevano conservato una vivida tradizione di questo « Paese del Sole Eterno », dove il loro Apollo soggiornava ogni anno. La scienza ci dice:

Durante il periodo Mioceno, la Groenlandia (al 70° di lat. N) era ricoperta da una grande quantità di alberi, quali il tasso, l’erytroxil, il sequoia, associati alla specie della California, i faggi, i platani, i salici, le querce, i pioppi e i noci, nonché un genere di magnolia e di zamia.

In breve, la Groenlandia aveva piante del Sud, sconosciute nelle regioni del Nord. Ed ora sorge una domanda naturale. Se i Greci all’epoca di Omero, avevano conoscenza di una contrada iperborea, cioè di una terra benedetta, oltre la Borea, il Dio dell’’inverno e dell’uragano, regione ideale che i Greci delle genera­zioni seguenti e i loro scrittori avevano vanamente cercato nelle terre della Scizia; terra dalle notti corte e i giorni lunghi, oltre la quale si trovava un paese dove il sole non si coricava mai e dove la palma cresceva spontaneamente; se essi sapevano tutto ciò chi mai glielo aveva detto? Se a quei tempi e per secoli in precedenza la Groenlandia doveva essere certamente già coperta di neve e ghiacci eterni come ora è? Tutto tende a provare che la contrada delle notti corti e i giorni lunghi era la Norvegia o la Scandinavia, oltre la quale si trovava il paese benedetto della luce e dell’estate perpetua.

Se i Greci avevano saputo ciò, bisogna che la tradizione sia stata trasmessa da un popolo più antico di essi, che conosceva quei dettagli climaterici di cui i Greci non potevano saper niente. Per­fino ai nostri giorni, la scienza dubita, al di là dei mari polari, sul cerchio polare artico stesso, l’esistenza di un mare che non gela mai e di un continente sempre verde. Gli insegnamenti ar­caici e i Puranas — per chi ne comprenda le allegorie — conten­gono le stesse affermazioni. Ciò basta a farci considerare molto probabilmente che, durante il periodo Miocene della Scienza Mo­derna, quando la Groenlandia era quasi una contrada tropicale, viveva un popolo ora sconosciuto dalla storia.

Nota. — Il lettore è invitato a ricordare che i capitoli di questa opera non si seguiranno esattamente nell’ordine cronolo­gico: nella prima parte, cioè nella Antropogenesi, le Stanze for­meranno la base dell’esposizione e saranno seguite dai commenti; nei capitoli della Seconda e della Terza parte, numerosi dettagli addizionali sono raccolti e vi è sviluppata una più completa spie­gazione del soggetto.

Durante le epoche primordiali, una vergine Splendida figlia dell’Etere,

Passò l’esistenza durante i secoli Nell’immensa distesa del Cielo

Ella vagò settecento anni,

Settecento anni ella fu travagliata Prima che il suo primo-nato sortisse a luce.

Prima che un bel cigno non scendesse, Affrettandosi verso l’acqua-madre,

Ella si assise leggermente sulle ginocchia, Trovò un nido conveniente Per deporvi le uova al sicuro.

Vi depose le uova a suo piacere.

Sei furono le uova d’oro che ella vi lasciò,

Poi un settimo, un uovo di ferro.

Kalevala (Crawford

​L’ANTROPOGENESI DELLE STANZE

L’ANTROPOGENESI DELLE STANZE DEL LIBRO DI DZYAN

Stanza I

1 - Il Lha che fa muovere la quarta è il servitore del Lha dei sette, che conducono i loro occhi intorno al signore, e girano l’occhio unico nel nostro mondo, il suo soffio, diede la vita ai Sette. Egli diede la vita al primo.

2 - La Terra disse: «Signore dal volto luminoso, la mia casa è vuota... manda i tuoi figli a popolare questa Ruota. Tu hai inviato i tuoi sette figli al Signore della Saggezza. Egli ti vede sette volte più vicino a Lui, ti sente sette volte di più. Tu hai impedito ai tuoi servitori, i Piccoli Anelli, d’impadronirsi della tua Luce e del tuo Calore, d’intercettare la tua grande Tonta al suo passaggio. Mandali ora al tuo Servo ».

3 - Il Signore disse: «Ti manderò un fuoco quando il tuo lavoro comincerà. Alza la voce verso altri Lokas; rivolgiti a tuo Padre, il Signore del Lotus, per i suoi figli... Il tuo popolo sarà governato dai Padri. I tuoi uomini saranno mortali. Non i figli di Soma, ma gli uomini del Signore della Saggezza sono immor­tali. Cessa i tuoi lamenti. Le tue sette pelli ti ricoprono ancora... Tu non sei pronta. I tuoi uomini non sono pronti».

4 - Dopo grandi pene ella si svestì delle Tre antiche pelli; indossò le Sette nuove e rimase vestita nella sua prima.

Stanza II

5 - La Ruota girò ancora durante trenta crore e costruì delle Rùpa; delle Pietre tenere che indurivano, delle piante dure che si ammorbidivano. Il visibile uscì dall’invisibile; gli insetti e le piccole Vite. Essa li scosse dal suo dorso ogni volta che essi so­pravanzarono la Madre... Dopo trenta crore, ella si girò. Giaceva sul dorso, sul fianco... Non voleva chiamare nessun Figlio della Saggezza. Generò dal proprio Seno. Ella diede vita agli Uomini- Acquatici, terribili e cattivi.

6 - Gli Uomini-Acquatici, terribili e cattivi, furono creati con i resti degli altri. Ella li formò con la scoria e con la melma del suo Primo, Secondo e Terzo. I Dhyàni vennero dal risplendente Padre-Madre delle Regioni Bianche, dalla dimora dei Mortali- Immortali.

7 - Essi furono malcontenti. « La nostra carne è assente. Nes­sun Rupa conveniente ai nostri fratelli della Quinta. Nessuna Di­mora per le Vite. Esse debbono abbeverarsi di Acque pure e non di acque torbide. Dissecchiamole ».

8 - Le fiamme vennero. I Fuochi con le Scintille. I Fuochi- Notturni e i Fuochi Diurni. Essi disseccarono le acque torbide e scure. Con il loro calore le estinsero. I Lhas dell’Alto, i Lhamayin del Basso, vennero. Sgozzarono le Forme che erano a doppia e a quadrupla faccia. Combatterono gli Uomini-Capra, gli Uomini dalla testa di Cane, e quelli con Corpi di Pesce.

9 - L’Acqua-Madre; il Grande Mare pianse. Essa si sollevò, sparì nella Luna, che l’aveva sollevata, che le aveva dato vita.

10 - Quando essi furono distrutti, la Terra-Madre restò nuda e chiese d’essere disseccata.

Stanza III

11 - Il Signore dei Signori venne. Egli separò le acque dal loro corpo, e ciò costituì il Cielo di sopra; il Primo Cielo.

12 - I grandi Chohans chiamarono i signori della Luna, dai Corpi Aerei: « Fate apparire gli Uomini della vostra natura. Date loro le forme interne. Essa edificherà i Rivestimenti esteriori e saranno Maschi-Femmine. Signori della Fiamma anche... ».

13 - Ognuno andò nel territorio assegnatogli; erano Sette, ciascuno nel suo Lotto. I Signori della Fiamma restarono indietro e non volevano andare, non volevano creare.

Stanza IV

14 -Le Sette Legioni, i Signori nati dalla Volontà, spinti dallo Spirito che dona la Vita, staccarono gli uomini da loro stessi, ciascuno sulla propria Zona.

15 - Sette volte sette Ombre di Uomini futuri, nacquero, ognuno del proprio colore e della propria Specie. Ciascuno infe­riore a suo Padre. I Padri, i Senza-Ossa, non potevano dar vita a degli esseri provvisti di ossa. I loro discendenti furono dei Bhuta, senza Forma né mente. Perciò furono chiamati la razza Chhàyà.

16 - Come sono nati i Manoushya? I Manù con la loro mente come sono fatti? I padri chiamarono in loro aiuto il proprio Fuoco, che brucia nella Terra. Lo spirito della Terra chiamò in suo aiuto il Fuoco Solare. I tre, grazie ai loro sforzi riuniti, pro­dussero un buon Rupa. Poteva reggersi dritto, camminare, cor­rere, curvarsi o volare. Pure non era altro ancora che un Chhàyà, una Ombra senza Sensi...

17 - Il Soffio aveva bisogno di una forma; i Padri la diedero Il Soffio aveva bisogno di un corpo grossolano, la Terra lo foggiò. Il Soffio aveva bisogno dello Spirito di Vita, Lhas Solari Vinsuf­flarono nella sua Forma. Il Soffio aveva bisogno di uno specchio del suo Corpo « Noi gli donammo il nostro », dissero i Dhynis. Il Soffio aveva bisogno di un veicolo dei Desideri: « lo possiede! » dissero gli scolatoi delle Acque; ma il soffio aveva bisogno di una Mente per abbracciare l’Universo: « Non possiamo dare ciò! » Dissero i Padri. « Io non l’ebbi mai! » disse lo spirito della Terra. « La Forma si consumerebbe se gli donassi la mia! » disse il Grande Fuoco... L’uomo rimase un Bhùta, vuoto e sprovvisto di sensi... Così i Senza-Ossa diedero Vita a coloro che divennero degli Uomini provvisti di ossa nella Terra.

Stanza V

18 - I primi furono i figli dello Yoga. I loro figli, i nati dal Padre Giallo e dalla Madre Bianca.

19 - La Seconda Razza fu prodotta da innesto ed espansione, l’asessuale uscendo dal Senza — Senso. Così, Oh Lanù fu pro­dotta la Seconda Razza.

20 - I loro Padri furono gli Auto-Generati. Gli Autogenerati, i Chhàyà sortiti dai brillanti corpi dei Signori i Padri, i figli del Crepuscolo.

21 –Quando la razza invecchiò; le Acque antiche si mescola­rono alle più fresche. Quando le sue Gocce divennero torbide svanirono e si dispersero nel nuovo torrente caldo della Vita. L'esterno del Primo divenne l’interno del Secondo. L’antica Ala divenne la nuova Ombra e l’Ombra dell’Ala

. Stanza VI

22 - La Seconda allora sviluppò i Nati dall’Uovo; la Terza. Il Sudore aumentò; le sue gocce ingrossarono e divennero dure e rotonde. Il Sole le riscaldò, la Luna le rinfrescò e le modellò; il Vento le nutrì fino alla maturità. Il Cigno Bianco della Volta Stellata covò la Grossa Goccia. L’uovo della futura Razza, l'Uomo-cigno della fine della Terza. Primo maschio-femmina, poi uomo e donna.

23 - Gli Auto-generati furono i Chhàyà, le ombre dei Corpi dei Pigli del Crepuscolo. Né l’acqua, né il fuoco potevano di­struggerli. I loro figli (lo) furono.

Stanza VII

24 - I figli della Saggezza, i figli della Notte, pronti a rinasce­re, discesero e videro le forme vili della Prima Terza.

« Noi possiamo scegliere », dissero i Signori, « Noi abbiamo la Saggezza ». Alcuni entrarono nei Chhàyà. Altri proiettarono la Scintilla. Altri ancora differirono fino alla Quarta. Con il proprio Rupa essi riempirono il Karma. Quelli che entrarono divennero gli Arhat. Coloro che ricevettero solo una Scintilla restarono sprov­visti di sapere; la Scintilla brillò debolmente. I Terzi restarono senza Mente. Il loro Jvas non era pronto. Questi furono messi da parte fra i Sette. Essi divennero le Teste strette. I Terzi erano pronti. « In questi noi abiteremo ». Dissero i signori della Fiamma e della Oscura Saggezza.

25 - Come agirono i Mànasa, i Figli della Saggezza? Essi re­spinsero gli Auto-generati. Non sono pronti. Sdegnarono i Nati- dal-Sudore. Essi non sono del tutto pronti. Non vollero entrare nei primi Nati dall’Uovo.

26 - Quando i Nati-dal-Sudore produssero i nati dall’Uovo i doppi, i forti, i potenti provvisti di ossa, i Signori della Sag­gezza, dissero: « Ora noi creeremo ».

27 - La Terza Razza divenne il Vàhan dei Signori della Sag­gezza, e creò i figli della Volontà e dello Yoga: da Kryàshkti li creò, i Santi Padri, gli antenati degli Arhat...

Stanza VIII

28 - residui della Sostanza, materia proveniente dai corpi morti degli uomini e degli animali della Ruota precedente, e della polvere respinta.

29 - Animali provvisti di ossa, dragoni dell’abisso e Sarpas volanti furono aggiunti alle cose striscianti. Quelli che strisciano sul suolo furono provvisti d’ali. Quelli che nell’acqua avevano lunghi colli divennero i progenitori degli uccelli dell’aria.

30 - Durante la Terza, gli animali senza ossa si svilupparono e mutarono: divennero animali provvisti di ossa. I loro Chhàyàs divennero solidi.

31 - Gli animali si separarono per primi. Essi cominciarono a riprodursi. L'Uomo doppio pure si separò e disse: « Facciamo come loro; uniamoci e procreiamo »; lo fecero...

32 - E coloro che non avevano Scintilla presero per essi enormi animali femmine. Produssero con esse delle razze mute. Essi stessi erano muti. Ma le loro lingue si sciolsero. Le lingue dei loro di­scendenti restarono mute. Essi allevarono dei mostri contraffatti e coperti di peli rossi che camminavano a quattro zampe. Una razza muta perché la sua vergogna non fosse narrata.

Stanza IX

33 - Vedendo ciò, i Lhas che non avevano costruito gli uomini piansero dicendo:

34 - « Gli Amànasa hanno macchiato le nostre future dimore. Quello è Karma. Abitiamo negli altri. Istruiamoli meglio, perché non succeda qualche cosa di peggio ». Lo fecero...

35 - Allora tutti gli uomini furono dotati da Manas e videro il peccato di quelli che erano sprovvisti di mente.

36 - La Quarta Razza sviluppò la parola.

37 - L’unico divenne due; e così per tutte le cose viventi e striscianti che erano ancora uniche, i pesci giganti, gli uccelli e i serpenti dalle teste coperte di scaglie.

Stanza X

38 - Così due per due nelle sette Zone, la Terza Razza diede alla Quarta; i Suras divennero A-suras.

39 - Il Primo in ogni Zono fu del colore della Luna. Il Secondo Giallo come oro; il Terzo Rosso. Il Quarto bruno, divenne nero col peccato. I primi sette rampolli umani ebbero tutti la medesima tinta. I sette che seguirono cominciarono a mescolarsi.

40 - Allora la Terza e la Quarta crebbero in orgoglio. «Noi siamo i re; noi siamo gli dei ».

41 - Presero delle mogli piacevoli a vedersi. Donne prese tra coloro che erano sprovvisti della mente, dalle teste strette, e nacquero dei mostri, cattivi demoni, maschi e femmine, e anche dei Khado, con piccole menti.

42 - Costruirono dei templi per il corpo umano. Adorarono i maschi e le femmine e il Terzo occhio cessò di funzionare.

Stanza XI

43 - Essi edificarono città colossali con terre e metalli rari. Ser­vendosi dei fuochi vomitati, della terra bianca delle montagne e

della terra nera, formarono le proprie immagini, in grandezza naturale e a loro somiglianza, e le adorarono.

44 - Eressero grandi statue, alte nove uatis, taglia del loro corpo. Fuochi eterni avevano distrutto il paese dei loro Padri. L’Acqua minacciava la Quarta.

45 - Vennero le prime grandi acque. E inghiottirono le sette grandi isole.

46 - Tutti i santi furono salvi e gli empi distrutti. Con loro perì la maggior parte degli enormi animali prodotti dal sudore della terra.

Stanza XII

47 - Pochi furono i superstiti. Alcuni fra i gialli, alcuni fra i bruni e neri, alcuni fra i rossi rimasero. Quelli dal colore della luna erano partiti per sempre.

48 - La Quinta prodotta dal gregge santo, restò; essa fu go­vernata dai Primi Re divini.

49 - ... I serpenti che ridiscesero, che fecero pace con la Quinta, che la istruirono e guidarono...

​Stanza I

Principio della vita sensibile

1 - Il Lha o Spirito della Terra. — 2. Invocazione della Terra al Sole. — 3. Ciò che risponde il Sole. — 4. Trasforma­zione della Terra.

1. Lha (a) che fa girare la Quarta è il servitore dei Lhas (s) dei Sette (b) di quelli che girano coi loro carri intorno al Signore, l’Occhio Unico del nostro mondo. Il suo Soffio diede la vita ai Sette. Egli diede la vita al primo (c).

« Essi sono tutti Dragoni della Saggezza », aggiunse il Com­mento (d).

a) « Lha » è l’antico termine impiegato nelle religioni trans Himalayane per indicare un qualunque essere celeste o sovra-umano, dall’Arcangelo o Dhyani, fino all’Angelo delle tenebre, o Spirito terrestre.

b) L’espressione indica, che lo Spirito-Guardiano del nostro Globo, quello della Catena, è subordinato allo Spirito (o Dio) che comanda ai Sette Geni o Spiriti Planetari.

Come già spiegato, gli antichi avevano nei loro Kiriali degli Dei sette principali Dei-Misteriosi, il cui capo era exotéricamente, il Sole visibile, od ottavo, ed esotericamente, il Secondo Logos, il Demiurgo. I Sette — che nella religione cristiana sono ora di­venuti i « Sette Occhi del Signore » erano i Reggenti dei sette principali pianeti, non contati secondo la numerazione applicata più tardi da chi aveva una adeguata nozione dei Reali Misteri e non comprendevano il Sole la Luna e la Terra. Il Sole era il capo, exotéricamente dei dodici Dei Superiori o delle dodici costel­lazioni zodiacali; ed esotericamente era il Messia, Christos — « unto » del Grande Soffio, o dall’Unico — circondato dalle dodi­ci potenze subordinate a lui e a ciascuno dei Sette Dei Misteriosi dei pianeti. « I Sette Superiori fanno creare il mondo ai Sette Lha », dice un commentario; ciò significa che la nostra Terra fu creata o foggiata da Spiriti Terrestri, i Reggenti essendo solo dei sovraintendenti.

Questo è il primo germe di ciò che crebbe più tardi nell’Al­bero dell’Astrologia e Astrolatria. Gli Esseri Superiori furono i Cosmocrati, i fabbricatori del nostro Sistema Solare. Ciò è messo in evidenza da tutte le antiche Cosmogonie quali quelle di Er­mete, dei Caldei, degli Ariani, degli Egiziani, e perfino degli Ebrei. I Segni dello zodiaco gli « Animali Sacri » o la « Cintura del Cielo » — i Bne’ Alhim-Figli degli Dei e degli Elohim quanto spiriti della Terra; ma hanno la priorità su di essi. Soma e Sin, Isis e Diana, Dei e Dee lunari, chiamati i Padri e Madri della nostra Terra, a loro subordinata. Essi stessi a loro volta, sono su­bordinati ai loro « Padri » e « Madri » — questi ultimi inter-scambievoli e varianti con ogni nazione — gli Dei e i loro Pianeti, come Giove, Saturno, Bel, Brihaspati, ecc.

c) « Il suo Soffio diede la vita ai Sette, si riferisce tanto al Sole, che da vita ai Pianeti come all’Essere Superiore », al Sole Spirituale che dona la vita all’intero Cosmo. Le Chiavi astrono­miche di astrologia, che aprono la porta dei Misteri della Teo­gonia, non possono essere trovate che nei glossari posteriori che accompagnano le Stanze.

Negli Shlokas apocalittici degli Archivi Arcaici, il linguag­gio è meno mitico ma altrettanto simbolico di quello adoperato nei Puranas. Senza l’aiuto dei commentari ulteriori, composti da generazioni di Adepti, sarebbe impossibile comprenderne esatta­mente il senso. Nelle antiche cosmogonie il mondo invisibile e quello visibile sono gli anelli doppi d’una medesima catena. Come l’invisibile Logos costituisce con le sue sette Gerarchie, rappre­sentata e personificata ognuna dal suo Angelo Supremo o Rettore — un’unica Potenza, occulta ed invisibile, così, nel mondo delle forme, il sole e i Sette principali Pianeti, costituiscono la potenza visibile ed attiva e per dir così il Logos visibile e oggettivo dello Invisibile — tranne che nei gradi più bassi — degli Angeli sem­pre Soggettivi.

Così, per esempio — si dice che ogni Razza in evoluzione è nata sotto l’influenza diretta di uno dei suoi pianeti; la Prima Razza avrebbe ricevuto il Suo Soffio vitale dal Sole, come vedre­mo più tardi, mentre la Terza Umanità — i caduti nella genera­zione ovvero coloro che da androgini divennero entità distinte, Luna maschio l’altra femmina — sarebbe sotto l’influenza diretta di Venere, « il piccolo sole, nel quale l’orbe solare immagazzina la sua luce ». Il sommario delle Stanze del Volume I espose la genesi degli Dei e degli uomini che scaturiscono da un medesimo Punto o Unità Universale, Immutabile, Eterna ed Assoluta. Nei suoi aspetti primari, noi l’abbiamo vista diventare: 1) nella sfera dell’oggettività e della fisica, la Sostanza e la Forza Primordiali — centripeta e centrifuga, positiva e negativa; maschio e femmina ecc.; 2) nel mondo della Metafisica, lo Spirito dell'Universo, o Ideazione Cosmica che alcuni chiamano il Logos.

Il Logos costituisce l’apice del Triangolo di Pitagora. Quan­do il Triangolo è completo diventa il Tetraktys o il Triangolo nel Quadrato e forma il doppio simbolo del Tetragrammaton a quat­tro lettere, nel cosmo manifestato; e del suo triplo raggio radi­cale nel — non — manifestato — il suo Noumeno.

Più metafisicamente, la classificazione degli elementi cosmici ultimi è una classificazione convenzionale di assoluta filosofica esattezza. All’inizio del grande Manvantara Parabrahman si ma­nifesta prima come Mulaprakriti e in seguito come il Logos, che equivale alla « Mente Inconscia Universale », ecc., dei Panteisti Occidentali e costituisce la base del lato soggettivo dell’Essere manifestato, la sorgente di tutte le manifestazioni della coscienza individuale. Mulaprakriti, o Sostanza Cosmica Primordiale, è la base del lato oggettivo delle cose — la base di qualsiasi evoluzione oggettiva e di qualsiasi cosmo-genesi. La Forza non emerge con la Sostanza Primordiale dal seno delle profondità parabrahmani- che occulte. E’ la trasformazione in energia del pensiero sopra cosciente del Logos, infusa nell’oggettivazione di quest’ultimo, fuori dal seno della potenzialità occulta e nell’Unica Realtà.

Da li si sprigionano le meravigliose leggi della Materia; da li nasce « l’impronta primordiale » così vanamente discussa dal vescovo Tempie.

La Forza dunque non è sincrona con la prima oggettivazione del Mulaprakriti. Però poiché senza di essa quest’ultima è assolu­tamente e necessariamente inerte — una pura estrazione — è inutile ordire un tessuto di sottigliezze intorno all’ordine di suc­cessione degli elementi Cosmici Ultimi. La Forza succede a Mula­prakriti e non esiste per qualsiasi intento a scopo pratico.

L’Uomo Celeste o Tetragrammaton, il Protogonos, Tikkoun; il primo nato dalla Divinità passiva e la prima manifestazione della Ombra di questa Divinità, è la Forma e l’Idea Universali che inge­nerarono il Logos Manifestato; Adam Kadmon o, nella Cabala, il simbolo in quattro lettere dell’Universo esso stesso, chiamato anche il secondo Logos. Il Secondo deriva dal Primo e sviluppa il Terzo Triangolo; del seno dell’ultimo di esso (legioni inferiori degli Angeli) gli uomini sono generati. Di questo terzo aspetto vogliamo trattare in questo momento. Il lettore deve ricordarsi

che esiste una grande differenza tra il Logos e il Demiurgo: l’uno è lo Spirito e l’altro l’Anima, come dice il Dr. Wilder:

Dianoia e Logos sono sinonimi, mentre Nous è superiore e molto affine a (Tò Agatòn); uno è l’essere superiore che può im­maginare, l’altro è l’essere che può comprendere; uno è gnostico l’altro frenetico.

In parecchi sistemi l’Uomo era considerato come il Terzo Logos. Il significato esoterico della parola Logos-Favella o Parola, Verbo è la riproduzione in espressione oggettiva, come in una fo­tografia, del pensiero nascosto. Il Logos è lo specchio che riflette la Mente Divina, e l’Universo è io specchio del Logos, benché quest’ultimo sia l’essere. Come il tutto nell’Universo di Pleroma, così l’uomo riflette in se stesso ciò ch’egli vede e trova nel suo universo, la Terra. Sono le Tre Teste della Cabala « unum intra alterum, et alterum super alterum ». « Ogni Universo (mondo o pianeta) ha il proprio Logos », dice la Dottrina. Il sole fu chiamato dagli Egiziani « l’Occhio di Osiride » esso stesso il Logos, il Primo-Nato, o la Luce manifestata al mondo, « che è la mente del divino intelletto dell’Occulto ». Solo del settuplice raggio di questa Luce noi possiamo conoscere il Logos attraverso il De­miurgo, e quest’ultimo come il « Creatore » del nostro pianeta e di quanto ne faccia parte, e il primo come la Forza direttiva di questo « Creatore » — buona e cattiva insieme, origine del bene e del male

Il « Creatore » non è di per sé né buono né cattivo, ma i suoi aspetti differenziati nella natura gli fanno assumere l’uno e l’altro carattere. Nessuno degli Dei solari aveva nulla in co­mune con gli invisibili e sconosciuti Universi disseminati nello Spazio. Questa idea è chiaramente espressa nei libri d’Ermete e nelle antiche leggende popolari. E’ generalmente simbolizzata dal Dragone e dal Serpente — il Dragone del bene e il Serpente del male, rappresentati in Terra dalla Magia di mano-destra e di mano sinistra. Nel poema epico della Finlandia la Kalevala, è spiegata l’origine del Serpente del male; nato dalla saliva di Suoyatar dotato di un’Anima vivente dal Principio del Male Hisi.

Vi si descrive la lotta fra i due principi, la « cosa del male », Serpente o Stregone, e Athi, Dragone o Mago bianco, Lemminkainen. Quest’ultimo è uno dei sette figli d’Ilmatar la vergine « figlia dell’aria », colei « che cadde dal cielo nel mare », prima della Creazione; cioè lo Spirito divenuto materia della vita sen­sibile. Vi è tutto un mondo di Significati e di pensieri occulti nelle poche righe seguenti, rese mirabilmente dal Dr. J. M. Crawford, di Cincinnati.

L’eroe di Lemmininkainen,

Sventra il muro col suo magico potere,

Rompe in briciole la palizzata,

Riduce in atomi sette picchetti Sminuzza il muro-serpente in frammenti

Quando il mostro, senza troppo ripararsi,

Piomba con la sua bocca velenosa Sulla testa di Lemmininkainen.

L’Eroe riprendendosi vivamente,

Pronuncia le parole maestre della conoscenza,

Parole che vengono da lontane età,

Parole che i suoi avi gli avevano insegnato.

In Cina, gli uomini di Fhoi o « l’Uomo Celeste » sono chiamati i dodici Tien-Hoang, le dodici gerarchie di Dhyanis o d’Angeli; dalle facce umane e dai corpi di dragone; il Dragone, rappresentando la Saggezza Divina e lo Spirito creando uomini, incarnandosi in sette immagini d’argilla terra e acqua — con la forma di questi Tien-Hoang, è una terza allegoria. I dodici Aesers delle Edda scandinave fanno lo stesso. Nel Catechismo segreto delle Druses di Siria leggenda ripetuta parola per parola dalle vecchie tribù dei dintorni dell’Eufrate — gli uomini furono creati dai « Figli di Dio », che discesero sulla Terra e, dopo aver riunito sette Mandragore, ne animarono le radici che divennero uomini.

Tutte queste allegorie indicano una sola origine — la doppia e tripla natura dell’uomo; doppia, come maschio e femmina; tri­pla, avendo una essenza spirituale e psichica interiore e un tes­suto materiale esteriore.

La Terra disse: «Signore dal volto luminoso, la mia casa è vuota... Manda i tuoi figli a popolare questa ruota. Egli ti vede sette volte più vicino a sé; ti sente sette volte di più. Tu hai impedito ai tuoi Servitori, i piccoli Anelli, d’impadronirsi della Luce e del Calore, di intercettare la tua grande Bontà al suo pas­saggio. Mandali ora alla tua Serva! ».

Il « Signore della Saggezza » è Mercurio, o Buddha.

Il commento moderno spiega queste parole con riferi­mento al fatto astronomico ben conosciuto che Mercurio riceve dal sole sette volte più luce e calore della Terra e perfino della magnifica Venere che non riceve se non il doppio della quantità che cade sul nostro Globo. Il dubbio che il fatto fosse o meno conosciuto in antico è troncato dalla preghiera rivolta allo « Spi­rito della Terra » al Sole, quale è data nel testo. Il Sole,

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