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Raboni attraverso Baudelaire

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Raboni attraverso Baudelaire

Lunghezza:
139 pagine
1 ora
Pubblicato:
21 mar 2018
ISBN:
9788827589038
Formato:
Libro

Descrizione

L’argomento dell’opera, intitolata «Raboni attraverso Baudelaire», è Giovanni Raboni – poeta, saggista e critico letterario italiano – traduttore dell’opera di Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal.
Si tratta di un tema innovativo: la ricerca, a proposito della quale non esiste bibliografia critica, verte su un’analisi comparativa delle cinque versioni della traduzione de Les Fleurs du mal di Raboni, oltre che su uno studio analitico delle raccolte poetiche di Raboni successive alla prima edizione in italiano dei Fiori del male, allo scopo di rintracciarne l’influenza di Baudelaire. Raboni, infatti, dedica più di venti anni alla redazione de I Fiori del male, il cui risultato è costituito dalle cinque edizioni sovra citate: Mondadori 1973; Einaudi 1987; Einaudi 1992; Mondadori 1996; Einaudi 1999.
Il percorso è stato articolato in tre fasi. In un primo momento è stato tracciato il profilo poetico del primo Raboni, a partire dagli esordi con Poesia per Bianca, nel 1949, fino alle prime vere raccolte poetiche, Gesta Romanorum e Case della Vetra.
In seguito, è stata esaminata la traduzione di Raboni su un corpus rappresentativo di cinque poesie, scelte in termini di rilevanza.
L’ultimo punto, infine, prevede un’analisi delle raccolte poetiche di Raboni successive rispetto alla prima edizione da lui tradotta. In questa fase viene ricercato un riscontro stilistico, metrico e tematico con Baudelaire, al fine di dimostrarne l’influenza. Nello specifico, si potrebbe affermare che lo sviluppo della carriera poetica raboniana vada di pari passo con quella del suo lavoro di traduttore dei Fiori del male. Per eseguire la ricerca sono state utilizzate tutte e cinque le edizioni della traduzione delle Fleurs du mal di Raboni e l’intera opera baudelairiana (Journaux intimes, Mon coeur mis à nu, Le Spleen de Paris e Les Fleurs du mal; quest’ultima, in particolare, è stata inoltre integrata con l’edizione italiana commentata da Massimo Colesanti).
Per quanto riguarda gli studi su Raboni si è invece scelta la monografia redatta da Fabio Magro, in aggiunta a quella di Vincenzo Mengaldo.
Pubblicato:
21 mar 2018
ISBN:
9788827589038
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Raboni attraverso Baudelaire - Arianna Di Sabantonio

Bibliografiche

INDICE

INDICE

Premessa

Capitolo 1. Il primo Raboni

1.1 Gli esordi poetici

1.2 Dall’emulazione alla poesia inclusiva e del correlativo-oggettivo

1.3 Rinnovamento poetico

1.3.1 Un poeta di storie urbane

1.3.2 Continuità e riformismo rispetto a Gesta Romanorum

1.3.3 La componente linguistica

1.3.4 Il tema cardine dell’opera

1.4 Poetica degli anni Sessanta e Settanta: primo contatto con Baudelaire

1.4.1 Verso la traduzione poetica

1.4.2 Tratti baudelairiani in Cadenza d’Inganno

Capitolo 2. I Fiori del male di Raboni: una traduzione in itinere

2.1 Au Lecteur

2.2 L’Albatros

2.3 Correspondances

2.4 La Géante

2.5 La Mort des amants

Capitolo 3. Dopo Les Fleurs du mal: l’impronta baudelairiana nella poetica di Raboni

3.1 Nel Grave Sogno

3.1.1 Affinità tematiche e strutturali

3.1.2 Analogie metriche e retoriche

3.1.3 Cassazione

3.2 La seconda metà degli anni Ottanta

3.2.1 Canzonette Mortali

3.2.2 A Tanto Caro Sangue

3.3 In direzione della forma chiusa

3.3.1 Versi Guerrieri e Amorosi

3.3.2 Ogni Terzo Pensiero

3.3.3 Quare Tristis

3.4 Il nuovo Millennio: Barlumi di Storia e Ultimi Versi

Conclusioni

Fonti Bibliografiche

Premessa

PREMESSA

« La poesia, si dice, non può essere tradotta» [1] .

Questo è il pensiero di Giovanni Raboni, uno dei profili più rilevanti del Novecento poetico italiano.

La poesia, infatti, fin dai tempi di Joachim Du Bellay, viene ritenuta il genere intraducibile per eccellenza. [2] I linguisti, i traduttori, perfino i filosofi, si sono a lungo interrogati sulla questione, giungendo alla conclusione che la traduzione poetica non è riducibile alla sola interpretazione semiotica (Henri Meschonnic), né alla semplice ricodifica di un messaggio (Roman Jakobson), ma è un’operazione che deve tener conto di numerosi fattori – quali la metrica, le rime, il verso, le figure retoriche e lo stile dell’autore.

E se per tradurre un poeta ci vuole un poeta, chi meglio di Giovanni Raboni – colui che vanta l’impresa di aver tradotto l’intera " Recherche" di Proust – poteva intraprendere questo progetto?

Il poeta lombardo, infatti, giunge alla traduzione poetica attraverso quella che è la più importante raccolta di poesie dell’età moderna, " Les Fleurs du mal".

Al centro di questa tesi, quindi, vi è uno studio analitico sul rapporto di Raboni con l’opera baudelairiana.

Si è scelto questo argomento soprattutto perché non sono state compiute ricerche su Raboni traduttore di Baudelaire: la critica, infatti, si è finora concertata sulla sua attività di traduttore in prosa.

Il rapporto con " Les Fleurs du mal" merita invece un’attenzione particolare. Raboni inizia a tradurre l’opera verso la fine degli anni Sessanta, ma ci vorranno più di venticinque anni perché arrivi alla versione definitiva: in totale esistono cinque diverse edizioni dei " Fiori del Male" tradotti e curati da Giovanni Raboni (Mondadori, 1973; Einaudi 1987, 1992; Mondadori, 1996; Einaudi 1999).

Il percorso si articola su tre capitoli ed ha, come obiettivo principale, quello di dimostrare i principali cambiamenti tra la prima e l’ultima edizione dei Fiori del male di Raboni, evidenziando l’ossessione che si cela dietro la continua revisione della sua traduzione.

Nella prima parte è stato tracciato il profilo di Raboni come poeta, dagli esordi con " Poesia per Bianca" (1949), alle prime raccolte, " Gesta Romanorum" (1957) e " Case della Vetra" (1966). In questa fase si legge un Raboni irregolare, un giovane poeta che si nutre dello stile dei grandi poeti italiani del Novecento (Montale, Pascoli, Ungaretti), ma anche stranieri (Eliot e Pound), e che – quindi – compone poesie per emulare coloro che più ammira. Tra gli anni Sessanta e Settanta, invece, proprio mentre scrive " Cadenza d’Inganno" (1975), inizia a lavorare alla prima traduzione delle Fleurs du mal, che uscirà per Mondadori nel 1973.

In questa raccolta ho cercato di evidenziare le tracce del contatto iniziale con Baudelaire, rilevando alcune analogie tra le due opere, come ad esempio l’introduzione del tema amoroso, l’adozione del verso parisillabo e l’impiego di figure retoriche tipicamente baudelairiane.

Nel secondo capitolo, invece, è focalizzato il tema centrale della ricerca: l’analisi comparativa delle cinque versioni della traduzione dei " Fiori del male", che si concentra sui principali cambiamenti avvenuti tra la prima e l’ultima edizione. L’esame è stato svolto su un campione indicativo di cinque poesie, scelte tenendo conto di diversi fattori di rilevanza: la prima, " Au Lecteur", è il componimento che inaugura la raccolta e rappresenta le premesse poetiche di Baudelaire; in L’Albatros, invece, è racchiusa la visione baudelairiana della condizione del poeta come autore alienato; la terza, " Correspondances", è il primo sonetto a comparire nelle Fleurs du mal, oltre a costituire il manifesto del simbolismo; mentre " La Géante" è l’unica a presentare una variazione nella trasposizione del titolo (" La Fanciulla Gigante", M1973; " La Gigantessa", E1999); " La Mort des amants", per concludere, mette in scena uno dei temi più tipicamente romantici, la relazione tra amore e morte.

Nel capitolo conclusivo, infine, sono state esaminate tutte le raccolte di Raboni successive alla traduzione delle Fleurs du mal, allo scopo di mettere in evidenza gli elementi che potrebbe aver ripreso da Baudelaire. Il percorso, che segue di pari passo l’evoluzione traduttiva, inizia con lo studio di " Nel grave sogno" (1982), proseguendo in direzione di " Canzonette Mortali" (1987), " Versi guerrieri e amorosi" (1990), " Ogni terzo pensiero" (1993) e " Quare Tristis" (1998), tanto da giungere, alla fine, alle ultime due raccolte, " Barlumi di storia" (2002) e " Ultimi Versi" (2006), pubblicato postumo.

Per eseguire l’indagine sono state utilizzate principalmente le cinque edizioni dei " Fiori del male" di Raboni, integrate con il commento di Massimo Colesanti (Charles Baudelaire, " I Fiori del male e tutte le poesie", trad. it. Claudio Rendina, Massimo Colesanti – a cura di – Roma, Newton Compton, 2004), e dell’intera opera poetica raboniana (Giovanni Raboni, " L’Opera poetica", Rodolfo Zucco e Andrea Zanzotto – a cura di – Milano, Mondadori, 2006). Per disegnare il ritratto di Raboni, invece, è stato preso come modello la monografia di Fabio Magro (" Un luogo della verità umana: la poesia di Giovanni Raboni", Udine, Campanotto, 2008).


[1] Giovanni Raboni, La poesia che si fa: cronaca e storia del Novecento poetico italiano 1959-2004, Andrea Cortellessa (a cura di), Milano, Garzanti, 2005, p. 294.

[2] Umberto Eco, Dire quasi la stessa cosa: esperienze di traduzione , Milano, Bompiani, 2010.

Capitolo 1

IL PRIMO RABONI

1.1 Gli esordi poetici

Il poeta lombardo Giovanni Raboni (1932-2004) è una delle figure più rappresentative del panorama letterario italiano novecentesco. La sua carriera però non si deve relegare alla sola sfera poetica: si è dedicato infatti, nel corso degli anni, alla prosa saggistica, alla critica cinematografica, alle traduzioni e alla produzione teatrale in versi. Insomma «Giovanni Raboni è stato molte cose» come sostiene Fabio Magro in una monografia. [1] Tuttavia, l’opera che più lo caratterizza come autore è senz’altro la poesia, quella poesia a cui egli stesso ha votato la sua vita. L’esordio poetico di Raboni risale al 1949, anno in cui ottiene un riconoscimento letterario prestigioso. Al " Teatro della Basilica, di fronte ad una giuria d’eccezione – in cui compaiono autori contemporanei come Carlo Bo e Salvatore Quasimodo – vince il primo premio di Concorsi studenteschi di poesia e novellistica e pittura e disegno con Poesia per Bianca", lirica composta per Bianca Bottero [2], una compagna di scuola. In questi anni si legge un Raboni ancora acerbo, alle prime armi, che si nutre dello stile altrui. Sono gli anni in cui la guerra lo costringe a lasciare Milano alla volta della campagna,

gli anni in cui questo allontanamento forzato lo conduce alla lettura precoce di testi letterari importanti, capisaldi della letteratura italiana e straniera. Si confronta con rinomati scrittori, Gabriele D’Annunzio, Eugenio Montale, Giovanni Pascoli, Giuseppe Ungaretti ma anche Thomas Stearns Eliot ed Ezra Pound, da ognuno dei quali, in certa misura, si lascia ispirare. La sua poesia nasce quindi come esigenza di emulare lo stile dei poeti che più ammira, come afferma egli stesso in un’intervista televisiva: «Si leggono poeti che si ammirano da ragazzi, da adolescenti e si vuole essere come loro». [3]

Due plaquettes rispecchiano perfettamente questo primo impegno poetico: " Il catalogo è questo", pubblicato nel 1961, e " Insolubilità dell’aria" del 1963. Durante gli anni che intercorrono tra " Poesia per Bianca e le due raccolte successive, Raboni continuerà l’ostinata ricerca del suo stile poetico componendo Gesta Romanorum", che verrà però pubblicato solo nel 1967.

1.2 Dall’emulazione alla poesia inclusiva e del correlativo-oggettivo

Negli anni successivi, la poetica raboniana è soggetta ad un considerevole mutamento stilistico: il passaggio da una poesia emulativa a una inclusiva. Per mezzo dell’influenza eliotiana, montaliana, ma anche di quella manzoniana, l’orizzonte poetico a cui Giovanni Raboni giunge si colloca in un panorama letterario che si prefigge come obiettivo poetico la ricerca dell’inclusività – intento già adottato, per altro, dall’amico e poeta Vittorio Sereni:

Tra gli anni Sessanta e Settanta dunque […] Raboni subisce da un lato l’influsso di Pound e Eliot, dall’altro della tradizione interna, lombarda. Dalla convergenza di queste due direttrici scaturisce quel concetto di poesia inclusiva […] quella ricerca di formalizzazione dell’informale che consiste nell’accogliere dentro lo sazio poetico […] realtà e linguaggio che fino a quel momento erano esclusi. [4]

La produzione raboniana del primo periodo è interamente caratterizzata da questo impellente desiderio di introdurre in poesia una serie di elementi più irregolari, fino ad allora giudicati poco consoni al contesto: questa volontà si manifesta ancor più nella raccolta poetica " Gesta Romanorum". Si tratta di una serie di poesie composte tra il 1951 ed il 1954, in cui sono facilmente individuabili i tratti stilistici che caratterizzano inizialmente la sua poetica.

Ma c’è un’altra peculiarità tecnica, rispetto ai primi esercizi poetici, che Raboni ci introduce in questa nuova raccolta: la poetica del correlativo-oggettivo. Questo concetto, che era stato introdotto da Eliot nel 1919 [5], e che delineava la capacità di un oggetto – o di una situazione – di stimolare una particolare emozione, venne in

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