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TVB Benedetta: Una storia per ragazze ribelli
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TVB Benedetta: Una storia per ragazze ribelli
E-book60 pagine38 minuti

TVB Benedetta: Una storia per ragazze ribelli

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Info su questo ebook

Essere il gatto di una tredicenne carina e un po’ ribelle può essere fonte di molte inquietudini

Lo sa bene Dolcy, un gatto sensibile e attento, che racconta con uno sguardo tenero e incantato l’incredibile trasformazione di Benedetta da bambina ad adolescente.

Desiderio di indipendenza, nuovi sentimenti e un corpo che cambia insieme alle emozioni. Quanto sono necessari i conflitti per crescere?

Un libro perfetto per tutte le signorine che stanno crescendo e inevitabilmente si confrontano con le loro mamme e loro papà.
Ma un libro adattissimo anche a tutte le mamme che amano i gatti e le proprie bambine, donne di domani…

***Contiene bellissime illustrazioni di un’artista, Sara Ugolotti, vincitrice di importantissimi premi come illustratrice per bambini***
LinguaItaliano
Data di uscita1 apr 2021
ISBN9788868672799
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    Anteprima del libro

    TVB Benedetta - Annalisa Molaschi

    scuole.

    1. Io e Benedetta

    – Tu non esci dalla tua camera! – esclamò arrabbiata sua madre – Per tutto il pomeriggio! – aggiunse con calcolata crudeltà.

    Lei si tappò le orecchie sbuffando.

    Ecco! C’eravamo di nuovo. Davanti ai miei occhi felini stava avvenendo l’ennesima lite incontenibile. Uno di quegli scontri tra mamma e figlia che mi faceva restare cauto dietro una porta, pronto a scappare via veloce, se gli eventi fossero all’improvviso precipitati.

    Forse potrei dire che sono solamente un gatto ma… non è così! Ho molte qualità insospettabili, una su tutte una sensibilità speciale che va oltre i naturali cinque sensi e mi permette di intuire cose che sfuggono alla percezione delle persone umane.

    Ad esempio, so comprendere bene quando è il caso che mi metta al riparo senza intervenire lasciando… placare gli animi. Come quella volta.

    – Non ho fatto niente! – rispose Benedetta con la voce resa ancora più acuta dalla voglia di piangere.

    – Niente? Niente dice! Presentarti così, davanti ai colleghi d’ufficio del papà!

    – Per un po’ di trucco!

    – Un po’ di trucco? Sembravi un clown, una maschera da circo: quegli occhi dipinti di viola, le guance infuocate, la bocca rossissima…

    – Era solo del lucidalabbra con i brillantini! – replicò ferita Benedetta.

    – E quelle unghie dipinte di nero? Che vergogna! Io e tuo padre avremmo voluto sprofondare… Hai solo tredici anni!

    – Vorresti che mi comportassi come se fossi ancora una bambina!

    – SEI UNA BAMBINA!

    – NON È VERO!

    – Sì che è vero! E quei pantaloni? Adesso spariscono!

    – NO! I pantaloni no! Sono i miei preferiti… Non me li prenderai davvero…? Non oserai farmi questo…? MAMMA!

    – Eccome!

    Benedetta si precipitò verso la sedia dov’ erano disordinatamente gettati i suoi adorati jeans, quelli azzurrini, a vita bassissima che avevano qualche taglio all’altezza del ginocchio ed erano tutti sfilacciati in fondo.

    La signora Giulia e Benedetta si fronteggiarono. Mi sembrava di assistere alla fase finale di una sfida a ruba bandiera. Girai la testa da una parte all’altra in attesa di un movimento di una delle due.

    Trascorse qualche lunghissimo istante fino a che, con uno scatto inaspettato in avanti, alla fine, sua madre fu più svelta di lei.

    Dopo un attimo infatti, la signora Giulia uscì dalla camera di Benedetta con il paio di jeans incriminato tra le mani, come fosse un trofeo sudato e guadagnato a fatica. Un’espressione esasperata era dipinta sul suo volto mentre sbatteva la porta e spariva in un lampo. Io, che mi trovavo sulla soglia a osservare, dovetti fare un balzo veloce all’indietro per non essere travolto dalla sua furia.

    Riavvicinandomi alla porta chiusa, sentii Benedetta e il suo pianto offeso e arrabbiato.

    Passarono pochi secondi e la maniglia si abbassò lentamente con un leggero cigolio. Era il segnale: un braccio esile che conoscevo bene, sbucò a tentoni fuori dalla porta e mi afferrò facendo tintinnare i numerosi braccialetti attorno al polso pallido.

    Benedetta mi trascinò verso di lei sul tappeto dov’ era seduta e mi fece accoccolare sulle sue gambe spigolose, ma tiepide e accoglienti.

    – Dolcy! – sospirò accarezzandomi – Lo vedi come mi trattano? No, non sopporto più queste costrizioni! Ormai sono grande… Perché non

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