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I Figli Ritrovati - Le Cronache di Maca Libro II

I Figli Ritrovati - Le Cronache di Maca Libro II

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I Figli Ritrovati - Le Cronache di Maca Libro II

Lunghezza:
459 pagine
6 ore
Editore:
Pubblicato:
19 gen 2020
ISBN:
9781547514618
Formato:
Libro

Descrizione

Toma il Justine, fissò terrorizzato e incredulo il pannello di controllo e l'acqua che scorreva sotto di lui. Cos'era successo negli ultimi centoventiquattro anni?  Era sul terzo pianeta lontano da una stella che la civiltà dominante chiamava Terra e Sole. Al momento del suo atterraggio era l'anno del Signore 1712, secondo il loro rozzo calcolo. Doveva assolutamente trovare un luogo meno popolato per nascondere la sua navicella, che conteneva le informazioni sul pianeta e i suoi abitanti, che aveva raccolto, informazioni codificate sui cristalli, in modo da poterle studiare in seguito e da poterne trarre indicazioni preziose. Toma conosceva un posto in quel continente che non aveva mostrato segni di attività sismica.  Se fosse ritornato nei continenti più civilizzati, la maggiore densità di popolazione avrebbe aumentato il rischio di essere scoperto, molto prima che una nave spaziale del suo pianeta, si fosse messa alla sua ricerca.

Editore:
Pubblicato:
19 gen 2020
ISBN:
9781547514618
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Libro

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Anteprima del libro

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Al mio amato Lanny Dee

Che voleva sapere come sarebbe diventato quel ragazzo.

Prologo

Toma il Justine, fissò terrorizzato e incredulo il pannello di controllo e l'acqua che scorreva sotto di lui. Cos'era successo negli ultimi centoventiquattro anni?  Era sul terzo pianeta lontano da una stella che la civiltà dominante chiamava Terra e Sole. Al momento del suo atterraggio era l'anno del Signore 1712, secondo il loro rozzo calcolo.

Quando allargò la grotta per nascondere la sua astronave, la Golden One, il terreno era stabile e nessuno poteva scoprirla.  Ora invece il territorio sulla riva del fiume era costellato di case, cittadine e villaggi, come li chiamavano gli abitanti del pianeta.  L'acqua sotto di lui era percorsa in lungo e in largo da ogni genere di imbarcazione. Controllò e ricontrollò le coordinate.  Erano corrette, esattamente come la prima, la seconda, la terza e la quarta volta che le aveva rilevate. 

Se l'avessero scoperto mentre cercava di trovare l'astronave che avrebbe potuto riportarlo al suo mondo, qualcuno di questo pianeta avrebbe visto sicuramente la sua navicella di osservazione. C'era anche la questione spiacevole che questo tipo di navicella non aveva la potenza necessaria per estrarre la nave spaziale dal suo nascondiglio, ovunque esso fosse.  Poteva tuffarsi di nuovo ma sarebbe stato inutile.  Non aveva trovato altro che pesci, pezzi di legno, sassi e qualche detrito, provocato dal traffico fluviale lungo quel grande canale, chiamato Mississippi.

Doveva assolutamente trovare un luogo meno popolato per nascondere la sua navicella, che conteneva le informazioni sul pianeta e i suoi abitanti, che aveva raccolto, informazioni codificate sui cristalli, in modo da poterle studiare in seguito e da poterne trarre indicazioni preziose. Toma conosceva un posto in quel continente che non aveva mostrato segni di attività sismica.  Se fosse ritornato nei continenti più civilizzati, la maggiore densità di popolazione avrebbe aumentato il rischio di essere scoperto, molto prima che una nave spaziale del suo pianeta, si fosse messa alla sua ricerca.

Come molti in questo continente, era fuggito nel territorio che era conosciuto come Texas. Aveva seppellito la sua navicella in un luogo nascosto. Avrebbe dovuto trascorrere la sua vita tra questi esseri primitivi che davano più valore al metallo aureo, alla terra e alla posizione sociale, piuttosto che al benessere dei propri simili, e molti denigravano quelli che aspiravano alla conoscenza. Era la fine amara, amarissima, della sua ricerca. 

Capitolo 1: Lorenz

Ehi, Sceriffo, è meglio che vi sbrighiate. Dei ragazzi stanno trascinando un cadavere. Zeke Cawley infilò la testa nell'ufficio dello Sceriffo, giusto il tempo per gridare l'informazione, e poi la ritirò, attraverso la porta, come avrebbe fatto una tartaruga per rientrare nel guscio.

Lo Sceriffo Franklin sospirò e appoggiò il ventaglio di rattan che stava usando per tentare di creare un venticello inutile e per scacciare le mosche. Si alzò, tolse la polvere dalla sua giacca marrone di lana pettinata e calcò il cappello sopra i ricci bianchi. Aveva cinquantacinque anni, era troppo vecchio per fare quel lavoro ad Arles, in Texas, lo sapeva bene. Il 1865 non era stato un anno generoso. Si erano verificati degli scontri a Houston e a Galveston; la gente soffriva la fame e lottava ogni giorno per procurarsi qualcosa da mangiare. Una volta in città, passavano solo avventurieri recidivi.  Gli Indiani e i Comancheros potevano provocare qualche problema ma di solito restavano fuori dalla città. Adesso aveva a che fare con uomini che probabilmente erano Jayhawkers, banditi o Gamberosse: bande di uomini affamati e arrabbiati, che tornavano a casa dalla guerra. Uomini che tornavano a una casa che non c'era più. Il Congresso, che non voleva lasciare stare le cose così com'erano, stava pensando di emanare un atto di Ricostruzione.

Franklin uscì alla luce del luminoso sole di giugno e si fermò accanto agli uomini che si erano radunati attorno ad un ragazzino a cavallo di un vecchio pomellato grigio. Il ragazzino conduceva con sé un roano, scarno, che portava in sella un corpo, avvolto in una cerata. Il ragazzo sedeva dritto, quasi impettito, il suo fucile Henry era pronto, il corpo teso, le labbra erano una cicatrice bianca contro la pelle abbronzata. Sembrava pronto a sparare se qualcuno si fosse avvicinato troppo o se si fosse mosso troppo velocemente.

Per facilitare le cose Franklin spinse il cappello indetro, si avvicinnò lentamente e chiese, Bene, dove l'hai trovato?

Il cappello del ragazzo, rovinato dalle intemperie, copriva i suoi lunghi capelli, neri e ricci, che nascondevano gran parte del viso, ma non riusciavano a coprire un paio di occhi grigi, torvi, che scrutavano la folla. Sembrava che ragazzo fosse il termine giusto per lui, non aveva ancora la barba ed era ovvio, pur da distante, che non si era certo preoccupato di farsi un bagno. Franklin pensò che il giovane non si sarebbe neppure preoccupato di rasarsi, dato che non si era lavato 

Il giovane fissò lo Sceriffo con il suo sguardo truce, poi guardò la stella, e poi si concentrò di nuovo sul volto di Franklin. Non l'ho trovato.  L'ho ucciso io.  É Butch Zale, Comanchero. C'è una taglia di cinquecento dollari sulla sua testa. La voglio. La sua voce era dura e fredda come il ghiaccio.

Franklin era impietrito. Un mormorio corse tra la folla. Dobbiamo vederlo.  Zeke, tira giù il cadavere.

Zeke non avrebbe voluto farlo. I suoi movimenti erano irregolari e convulsi. Per Dio, gli ha sparato nelle budella. Qualcuno mi dia una mano 

La gente era curiosa, ma nessuno aveva voglia di mettere le mani sul cadavere. Guardavano, ma nessuno si mosse.

Quando gli hai sparato? chiese Franklin.  Doveva tenere la situazione sotto controllo.

Ieri mattina. Lo seguivo.

Franklin strizzò gli occhi, contro il sole cocente e fu felice di non aver avuto a che fare con Zale, se lui e la sua banda erano davvero stati così vicini. L'idea che questo ragazzino si fosse intrufolato e fosse riuscito ad andarsene senza farsi notare aveva del grottesco.  Tuttavia, era meglio procedere con cautela, perchè il giovane era pronto a sparare a chiunque si fosse mosso in modo sbagliato.

Dove l'hai trovato?

In una gola ai piedi della collina. Pensavano di essere nascosti. La sua voce aveva assunto un tono ragionevole, con un pieno controllo. Franklin rivalutò la sua valutazione. Probabilmente il ragazzo aveva sedici o diciassette anni.

Abbiamo bisogno di dettagli, per l'identificazione. Ho sentito che Rolfe è in città. Qualcuno lo vada a cercare, ordinò Franklin.

Non ce n'è bisogno, Sceriffo, fu la risposta. 

La folla si divise per lasciare passare due uomini. Noi stava guardando. Un rivolo marrone di tabacco liquido eruppe dalle labbra coperte da un paio di baffi biondi, che stavano diventando grigi, ma riuscì ad evitare gli astanti, con abilità. Rolfe, ex uomo delle montagne, a volte cacciatore di lupi, ora allevatore, indossava ancora la sua pelle di daino e i suoi mocassini. Un coltello bowie pendeva dalla cintura, che segnava la sua figura tarchiata e robusta. L'uomo accanto a lui sovrastava il compagno e la folla intorno, il suo corpo enorme e robusto aveva l'andatura simile a quella di un orso. Era almeno trenta centimetri più alto di Rolfe ed era altrettanto largo.  A differenza di Rolfe indossava stivali e pantaloni in tela di cotone, la sua camicia blu scuro, senza colletto era coperta da una bandana blu, in testa aveva il calssico cappello da allevatori, a falda larga.

Franklin fece un cenno ai due. Date un'occhiata e ditemi se è Zale.

Rolfe avanzò e si accovacciò per sbirciare il corpo buttato sul cavallo, mentre l'altro uomo si fermò a pochi passi dal ragazzino e dal suo fucile, apparentemente osservando divertito la folla che assisteva stupita alla scenetta che si stava svolgendo sotto i loro occhi. 

Il ragazzino sembrava irritato da tutta quella perdita di tempo. Come fa a sapere se è Zale? La domanda era diretta a Franklin ma continuava a spostare lo sguardo dall'ex cacciatore al suo seguito.

Credimi, lo assicurò Franklin. Lo sa.

Rolfe si alzò e fece un cenno di assenso a Franklin. Qvesto è lui. Accidenti, ragazzo, io non avrebbe saputo fare meglio. É stata una morte lenta. La voce di Rolfe era piena di ammirazione, i suoi occhi blu avevano uno sguardo duro e consapevole. Come il suo amico MacDonald, Rolfe stava studiando il giovane uomo.

Il ragazzo rivolse rapidamente il suo sguardo a Franklin. Adesso voglio la ricompensa! La sua voce era stridente, ricompensa, uscì come 'compensa.

Franklin spostò il peso sull'altro piede per dare un attimo di sollievo alla pressione sui suoi calli. Con calma figliolo. Prima bisogna riempire delle carte e poi... si fermò, guardando il fucile, che adesso era puntato dritto su di lui.

Brutto figlio di puttana! L'ho ucciso io. É mio.

Franklin rimase a bocca aperta sentendo il tono autoritario nella giovane voce, l'improvviso cambio di linguaggio, e vedendo il fucile puntato direttamente al suo cuore. Nessuno notò il gigantesco compagno di Rolfe coprire la distanza che li separava. MacDonald spinse il fucile verso l'alto colpendolo con la mano destra, e usò la sinistra per trascinare il giovane che cadde a terra con un tonfo. Franklin prese il cavallo e diede le redini a Zeke. Il ragazzo rotolò e fece per afferrare il revolver che teneva al fianco, scagliandolo contro il gigante, mentre un ginocchio lo immobilizzò a terra. In tutta tranquillità MacDonald si chinò e lo sollevò, facendolo ruotare e afferrandolo con il braccio sinistro. Con la mano destra bloccò la destra del ragazo, tolse il revolver dalla presa che ormai si era allentata, e lo lanciò a Rolfe. Poi estrasse l'altro revolver, fece scorrere la mano lungo la schiena del ragazzino e tolse un pugnale dal fodero nascosto. Rolfe afferrò il pugnale mentre MacDonald perquisiva con la sua mano enorme, le tasche anteriori del ragazzo e toglieva un coltello a serramanico.

Gli stivali, Mac, gli stivali. Probabilmente ha un altro coltello in quello sinistro. Rolfe lo osservava con interesse quasi professionale.

Eja.  MacDonald si appoggiò con tutto il suo peso sul corpo magro del ragazzino, che dovette piegarsi, sotto la sua stretta. Stai fermo, dannazione, disse con voce tranquilla. Spostò la sua presa verso destra e pescò il coltello dalla guaina nello stivale. Poi lasciò andare il ragazzo.

Il ragazzino si alzò con i pugni stretti, il petto si sollevava e si abbassava. Misurò le dimensioni dell'uomo e la sua forza e si rese conto di aver perso, ma la ribolliva di rabbia, irragionevole e inarrestabile. Maledetto, brutto figlio di...

Una mano gigantesca calò prima su una guancia e poi sull'altra, interrompendo gli insulti. Si alzò barcollando, stordito, il mondo intorno a lui pareva girare, ma non cadde. Il suo sguardo si schiarì e riuscì a sentire il silenzio della folla, in attesa, che chiedeva ancora violenza. Passò la lingua sul lato della bocca, nel punto in cui stava uscendo il sangue.

Adesso mi ascolti? La voce aveva un tono basso, simile al rombo di un tuono, ma ammorbidita dal suono di una lingua diversa.

Sì.

Allora non osare più pronunciare quelle parole; soprattutto non alla presenza delle signore.

Il ragazzo guardò in su e trattenne il fiato, in parte per chiarirsi i pensieri e in parte perchè era stupito. Che diritto aveva quel bastardo di dirgli come doveva parlare? Dio, pensò, ma quanto è grosso? Era stupito, ma non aveva ancora i suoi soldi. La voce dello sceriffo interruppe i suoi pensieri.

Grazie signore. Zeke, porta il corpo a Doc Huddleston e fai venire qui il signor Mallory.

Sono già qui, Sceriffo Il signor Mallory si fece strada tra la folla. Il suo ufficio di Giudice di Pace era proprio lì vicino e appena aveva sentito il ronzio di voci eccitate era uscito per unirsi al resto degli spettatori.

Bene, ho bisogno che prendiate una dichiarazione da questo giovanotto e dal signor Rolfe.

Il ragazzo sbuffò, stentava a credere a quello che sentiva. E i miei soldi? chiese.

Franklin fece un sorriso ironico. Ho paura che il governo non lavori così in fretta.

Il ragazzo era stupefatto. Perchè no? Là c'è la banca. disse indicando un punto dall'altra parte della strada in direzione dell'isolato successivo.

Non sa leggere, pensò Franklin, ma non era una cosa strana. Il governo degli Stati Uniti non tiene il suo denarao in una citt qualsiasi del Texas.  Lo tiene al Nord, per gli Yankees. Dobbiamo mandargli i documenti.

E che diavolo, io ho bisogno dell'oro

Franklin notò i jeans consunti del ragazzo, tenuti su con una corda sfilacciata, la sua camicia stracciata, gli stivali sformati e dentro di sè sospirò. Dannato, giovane pazzoide. Probabilmente si era messo alle calcagna di Zale perchè aveva bisogno di quel denaro, ma questo non spiegava il motivo per cui fosse armato fino ai denti. Non aveva senso. Anche se in quel periodo si trovavano armi a buon mercato. Gli uomini vendevano fucili di valore per un sacco di farina. Possiamo entrare, disse. Signor Rolfe, potreste scrivere come siete riuscito a riconoscere Zale? Se non potete, lo farà il signor Mallory e poi voi potete firmare la dichiarazione.

Rolfe ridacchiò. Volete dichiarazione in inglese o in Deutsch...tedesco?

In inglese, signor Rolfe, in inglese andrà benissimo. Si girò verso la folla. É tutto gente. Lo spettacolo è finito per oggi.  Entrò in ufficio seguito da Mallory e da Rolfe.

Quando giunse alla porta si accorse che il ragazzo era ancora in mezzo alla strada, le mani giunte, indeciso, il suo cappello era ancora nella polvere, dov'era finito quando MacDonald lo aveva schiaffeggiato.

Ci pensò MacDonald a risolvere il problema. Si piegò, prese il cappello e lo diede al ragazzo, sorridendo.  Devi anche imparare le abitudini degli uomini di città.

Il giovane si ficcò il cappello in testa e seguì gli altri. Non sapeva in che altro modo recuperare le armi che in quel momento erano nelle mani di Rolfe e di MacDonald. L'oro, pensò, era perso per qualche ragione, ma aveva bisogno delle sue pistole. Non aveva alcuna voglia di entrare nell'edificio. Aveva evitato i luoghi chiusi per più di un anno e sicuramente questo era un altro di quei posti dove la gente ti dice cosa devi fare e cosa non devi fare.

Capitolo 2: La Legge Della Frontiera

Lo sceriffo si mise dietro la scrivania e prese un'altra sedia per Mallory. Essendo Giudice di Pace, Mallory faceva anche le funzioni di Notaio e di coroner. L'ultima occupazione la condivideva da anni con Doc Huddleston. Ora, descrivi al signor Mallory tutti i dettagli di quello che è successo questa mattina, Lui scriverà tutto, rileggerà e poi tu farai un segno sotto la dichiarazione. disse al ragazzo.

L'atteggiamento del giovane era ancora sprezzante, tuttavia era piuttosto incuriosito dalle formalità legali. Fare un segno? Che diavolo, so scrivere il mio nome. Nome suonò come nama.

Pieno di soprese, pensò Franklin, e si rivolse a Rolfe. Rolfe, per adesso metti le sue pistole su quello scaffale laggiù. Si diresse verso il mobile incassato in cui erano stipati fucili e pistole. Ecco qui, carta e penna. C'è abbastanza spazio su quella mensola per appoggiarsi a scrivere? Questo posto è un po' affollato oggi.

Vide un giovane biondo che sbirciava dalla porta e riconobbe il giovane Rolfo. Beh, non importava, anche se a lui non piaceva avere troppa gente in ufficio. L'ambiente divenne troppo caldo e soffocante. Il ragazzino davanti alla scrivania, continuava a ciondolare, sembrava che avrebbe potuto fare un'acrobazia, se solo avesse osato. Fino a quel momento non era uscita neanche una parola dalla sua bocca. Il giovane guardava MacDonald che depositava i coltelli sullo scaffale insieme al resto della ferraglia. MacDonald si voltò e incrociò le braccia sul petto, i suoi occhi marroni brillavano di un divertimento che solo lui riusciva a percepire. Conosce gli uomini, pensò Franklin. Sapeva che il ragazzino gli avrebbe potuto sparargli nelle budella come aveva fatto con Zale, se solo ne avesse avuta l'opportunità.

Rivolse la sua attenzione al giovane. Allora ragazzo, ce l'hai un nome?

Che differenza fa? Le parole avevano un tono scontroso, pieno di rabbia e furono biascicate con la parlata lenta tipica degli uomini di frontiera.

Il signor Mallory e io ne abbiamo bisogno per gli atti. Inizierà a scrivere il documento con 'Io sottoscritto, il tuo nome, e la data' e poi tutto quello che ti ricordi dell'accaduto.  Franklin era paziente. Il ragazzo se ne stava lì con la schiena dritta, ma lui aveva bisogno delle informazioni per gli atti.

Per quale motivo? Il ragazzino era ancora confuso, e sembrava pronto a scappare.

Rolfe era impegnato a scrivere, appoggiato allo scaffale, si interrompeva di tanto in tanto per contemplare una parola, leccare la punta della matita e poi ricominciava. MacDonald non si era ancora mosso. Stava ancora osservando, il suo viso ora era concentrato sul viso del ragazzo. Franklin tolse il cappello e sospirò. Ci vorrà tutto il giorno. È necessario perché se il governo recepisce la tua denuncia, devono sapere chi sei, e dove devono mandare il denaro.

E cosa diavolo dovrei fare per mangiare?  Lo voglio adesso! disse, puntando gli occhi in faccia a Franklin.

Ragazzo, disse Franklin con un sospiro, metà della gente del Texas non sa come fare per mangiare. Iniziamo a fare le cose come si deve, dì come ti chiami e racconta al signor Malori come hai ucciso Zale, tutto qui, sempre che l'abbia ucciso tu

Un rossore si diffuse sul viso rabbioso. Franklin aveva notato la cicatrice che iniziava appena sotto la capigliatura trasandata del giovane, attraversava tutta la guancia destra e finiva sotto la camicia lurida. Era una bruttissima cicatrice, che torceva la bocca verso l'alto in una specie di ghigno sarcastico. Proprio in quel momento il brutto segno sul viso divenne violaceo; gli occhi grigi ardevano di rabbia animati da un freddo fuoco. Dio, pensò Franklin, questo uccide, e probabilmente ci prende anche gusto.

Ho ucciso lui e il suo braccio destro, Traversa. Gli altri sono scappati via come coyote, ma due zoppicavano, e sono sicuro che uno di loro non ce l'ha fatta.

Bene, rispose Franklin. Ora devi solo dire al signor Mallory il tuo nome, come sei arrivato a loro e cosa è successo esattamente là fuori. Fissò lo sguardo negli occhi del ragazzo. Altrimenti ti sbatto in galera per avermi rovinato la mattinata.

Il ragazzino ci pensò su per un attimo e poi alzò le spalle. Mi chiamo Lorenz, disse a denti stretti.

E poi? chiese Franklin.

Ehh?

Di solito una persona ha due nomi, a volte anche di più. Ne abbiamo bisogno per gli atti. Nome e cognome, per favore.

Gli occhi grigi parvero studiarlo. Non era un ritardo mentale che rendeva il ragazzino riluttante. Franklin sospettava che nascondesse qualcosa. Il ragazzo alzò le spalle. Qualcuno mi chiama Giovane Lorenz.

Franklin nascose un sorriso dietro il ventaglio. Ora capì il perché di quel senso di allarme che stava provando. Il nome era su un vecchio volantino. Quello che a Franklin non era piaciuto, era il modo con cui McDonald e Rolfe si erano messi in allerta. L'ultima cosa che voleva erano problemi da quei due. Non aveva preso alla leggera le storie che raccontavano di MacDonald che spezzava le ossa mentre Rolfe le spolpava con il suo Bowie. Proprio in quel momento, doveva ascoltare quello che il ragazzino aveva da dire, prima di tirare fuori il vecchio volantino. Bene, ripetè, racconta al signor Mallory quello che è successo.

MacDonald si avvicinò come se volesse ascoltare la storia, ma Franklin aveva il sospetto che volesse studiare l'aspetto del ragazzino. Rolfe sembrò annuire, e poi tornò alla sua dichiarazione. Franklin fece scivolare la boccetta di inchiostro verso Mallory e iniziò a respirare più facilmente mentre il ragazzo iniziava il suo racconto di come aveva seguito Zale fuori da Fort Davis, giù fino a Juarez e ritorno.  Franklin tenne gli occhi fissi sul gigante e su Rolfe. MacDonald stava ancora guardando fisso il ragazzino e Rolfe era ancora occupato, ma, dannazione, il giovanotto assomigliava a Kasper Schmidt. Lentamente, raggiunse il cassetto per tirare fuori il vecchio volantino, cercando di ascoltare e dando un'occhiata ai manifesti dei ricercati senza farsi notare da MacDonald. La sua mente era ancora preoccupata per quello che il grande uomo avrebbe potuto fare. Se MacDonald avesse deciso che il ragazzo era il suo figliastro, si sarebbe scatenato l'inferno.

Che genere di uomo era quello che sposava una donna, che era stata rapita dai Comanche, e poi andava in tribunale per chiedere il divorzio dichiarando che il marito era colpevole di diserzione, abbandono del tetto coniugale e tentato omicidio? E per aggiungere la ciliegina sulla torta Rolfe e MacDonald erano dei dannati Yankee. Avevano dichiarato pubblicamente una volta per tutte che avevano prestato giuramento entrando in quel paese, e per Dio, non lo avrebbero infranto. Potevano anche essere disprezzati, ma erano rimasti. La città li aveva minacciati e aveva cercato di incendiare le loro proprietà per cacciarli. Quando un trio di cittadini aveva attaccato MacDonald mentre tornava a casa per riprendersi dalle ferite di guerra, quella pazza della sua donna aveva preso il bastone di MacDonald e aveva messo fuori gioco uno degli assalitori, mentre lui si era occupato degli altri. Uno poteva pensare che gli Yankees avrebbero avuto la decenza di stare fuori dalla città, ma Rolfe e MacDonald portarono il loro bestiame e lo vendettero alla cavalleria degli Stati Uniti. Andavano dove volevano.

Franklin riuscì a trovare finalmente quello che stava cercando. Rolfe interruppe il flusso dei suoi pensieri, mettendo il foglio sulla scrivania e chiedendo: Basta così?

Franklin diede un'occhiata veloce alla dichiarazione, mentre con un orecchio ascoltava il racconto del ragazzo. La dichiarazione era sorprendentemente precisa e diretta, la scrittura era nitida e inclinata, non avrebbe mai detto che uno che parlava inglese come Rolfe, sapesse scrivere così bene.

Sì, appena il signor Mallory ha tempo, potete firmarla alla sua presenza e lui la timbrerà. rispose Franklin a bassa voce.

Il ragazzo smise di parlare per guardarli. Li ho colti di sorpresa durante la notte. Non sapevano che io fossi lì, ho aspettato l'alba e ho sparato a Zale mentre pisciava. Si compiacque al solo pensiero della sua impresa. Poi ho sparato agli altri e ho guardato Zale che finiva di morire. Gli ci è voluto un po'. Concluse, soddisfatto Poi il ragazzo li guardò dritto in faccia e strinse i pugni come a sfidare ognuno di loro a mettere in discussione la sua versione.

Con la sua parlata strascicata, Mallory rilesse la dichiarazione. É corretto? chiese alla fine.

Penso di si, fu la risposta.

Mallory tirò fuori il suo timbro, lo inchiostrò, appose il timbro sul foglio, scrisse la data, e poi il suo nome con uno svolazzo goticheggiante.  Adesso serve solo il tuo segno, proprio qui. Girò le pagine e indicò la linea corretta dove aveva apposto una X.  Diede la penna al ragazzino e disse, Devi intingere di nuovo la penna.

Il giovane si piegò sul foglio e sistemò i capelli dietro le orecchie, fece un profondo respiro e afferrò la penna. La sua mano era larga e ossuta, una mano robusta, che mostrava tutta la forza che un giorno sarebbe arrivata a piena maturazione. Si morse un labbro e scrisse LORENZ, a lettere maiuscole, scarabocchiando le lettere come un bambino di quattro o cinque anni che aveva appena imparato a scrivere. Restituì il foglio a Mallory, raddrizzò la schiena e guardò lo sceriffo. Se è tutto, voglio le mie pistole.

Franklin sorrise. Il ragazzo era pronto a combattere. Aveva perso, ma era ancora intenzionato a battersi. Ho paura che non posso fare niente. Questo volantino dice che un certo Lawrence Kid è ricercato per aver ucciso un tale di nome Patrick O'Neal giù a Wooden, circa due anni fa. Tu sei un po' più alto, ma all'epoca avevi solo tredici anni. Dice che eri nella banda di Zane. Non hai trovato il suo accampamento, tu eri già lì con lui. Ecco perché è stato così facile sparargli, non è vero? Hai sparato a raffica sull'accampamento.  Perché? Ti faceva gola la taglia, in questo periodo di vacche magre?

Tutte palle! L'ho ucciso perché mi ha fatto questo, disse il ragazzo toccandosi la cicatrice, e lui ha ucciso la donna che mi ha allevato. Ho cercato di fermarlo e quel maledetto bastardo mi ha quasi ammazzato. É successo circa tre anni fa. Poi, quello stronzo di O'Neal era ancora vivo quando me ne sono andato.

Lo sguardo del ragazzo si fece di nuovo torvo, pronto ad esplodere. MacDonald non stava aiutando a risolvere la situazione, si era avvicinato in modo da occupare lo spazio vicino alla scrivania e al ragazzo. Rolfe aveva casualmente messo la mano alla cintura. Tutti e due gli uomini preoccupavano Franklin.

Eri insieme a Zale? chiese.

Diavolo no!

Ma eri a casa di O’Neal?

Sì.

Franklin capì perché MacDonald e Rolfe erano pronti a battersi e non voleva, non nel suo ufficio. Sarebbe stato il suo ultimo impegno e voleva andarsene a testa alta. Provò di nuovo.

"Hai detto che il signor O’Neal era ancora vivo quando te ne sei andato. C'è qualcuno che può confermare la tua storia?

Sì, suo figlio era con me.

E chi sarebbe? Franklin fece la domanda, ma stava tenendo d'occhio la sagoma enorme di MacDonald.

Red, Red O’Neal.

Sai dove si trova questo Red O’Neal adesso?

Credo che sia a Carson City. Stava andando lì

Questo è un problema, iniziò a dire Franklin. Con la coda dell'occhio vide che MacDonald raddrizzarsi.

La voce profonda dell'uomo rimbombò nella stanza, Sceriffo, si tratta di un volantino ufficiale o è stato emesso dalla famiglia?

Nei villaggi difficilmente si potevano sostenere i costi per la stampa e la distribuzione dei manifesti con i nomi dei ricercati, ma le famiglie benestanti potevano assumersi queste spese. Franklin sapeva che stava perdendo, anche se aveva la sensazione che il ragazzo stesse mentendo. É della famiglia, ammise, ma sono certo che la città di Wooden ha contribuito alle spese.

Diavolo, proruppe Rolfe, disgustato, Wooden e tutta la dannata contea appartengono a O'Neal.

Il ragazzino era sorpreso. Non capiva perché quelle due persone lo stessero aiutando, li considerava nemici, ma questa situazione ebbe il potere di calmarlo. Magari c'era un modo per uscire da lì.

Forse potresti dire allo sceriffo perché eri a Wooden, suggerì MacDonald.

Cercavo i miei. Vivevamo lì, fuori città.

MacDonald sorrise. Eja, e tua sorella Margareatha, era con te? Sai dov'è adesso?

Il ragazzo lo guardò a bocca aperta, scioccato. I suoi occhi scrutarono l'uomo, due metri e dieci, per più di cento trenta chili, che era lì in piedi di fronte a lui. Le sue domande lo avevano colto così di sorpresa, che rispose senza pensare. Anche lei è a Carson City.

Per Gar, non con O’Neal? La domanda, scioccata, fu come un'esplosione.

Gli occhi del ragazzo si fecero di nuovo duri e severi. Chi diavolo sei tu? Mi ricordo di qualcun altro grande e grosso come te... la sua voce si affievolì e lo sguardo si addolcì per la prima volta. C'era un uomo, grande come te, che una volta mi portava sulle spalle. Guardò MacDonald, le emozioni avevano preso il sopravvento.

Eja, era tuo nonno. Non è alto quanto me. MacDonald si rivolse allo Sceriffo. Come potete capire, questo è uno dei ragazzi che stavamo cercando. Verrà a casa con me, e io manderò un telegramma al signor O’Neal in Nevada. Potete cercare di scoprire se ci sono delle accuse a carico del ragazzo, e la città non dovrà assumersi le spese del suo vitto.

E se il volantino è corretto, allora cosa si fa? Lo portate dentro? chiese lo Sceriffo Franklin. Aveva pensato ai costi, ma accettare le condizioni di MacDonald non lo avrebbe messo in buona luce agli occhi dei cittadini.

MacDonald guardò lo sceriffo per un attimo, poi parlò. Avete la parola di MacDonald, lo riporterò indietro.

Va all'inferno! sbottò il ragazzo. Non vado da nessuna parte con un bastardo come te, e fino a che questa prigione di merda...

Una mano pesante come un macigno si abbatté sulla sua spalla e interruppe lo sproloquio, spingendo il ragazzo verso la porta sul retro. Vi chiedo di scusarci, signori. Torniamo subito. disse MacDonald.

Franklin non poté far altro che annuire. Rolfe ridacchiò e sputò. Mallory li fissò con gli occhi fuori dalle orbite. E fate restare qui il signor Mellory per la firma di qualsiasi documento necessario. Spinse Lorenz fuori dalla porta sul retro e lo condusse lontano dall'edificio.

Lorenz rinunciò a dibattersi. Nel suo tentativo di resistenza aveva sentito le ossa muoversi. Quella presa era peggio di una frustata sulla pelle. Credeva solo nella sopravvivenza, ed era impossibile vincere un combattimento con quell'uomo. Notò la terra piatta, il deposito di legname sulla sinistra, e il retro degli edifici lungo la stessa strada. Tutto il resto era aperto, esposto, niente alberi, niente rocce, nessun posto per nascondersi, ammesso che fosse riuscito a scappare. Sembrava che volesse ascoltare o come se aspettasse di esser preso di nuovo a frustate. Ucciderò lui come ho ucciso Zale, pensò.

Adesso puoi girarti, e possiamo parlare. Il dolore alla spalla se ne andò e Lorenz si voltò.

Non c'erano donne, protestò.

MacDonald sghignazzò. Eja, ma devo parlarti dove gli altri non possano sentire e da ora in avanti non potrai più insultarmi in quel modo.

Il ragazzo ammutolì, mentre gli occhi scuri lo guardavano, raddrizzando le spalle. Teneva la testa alta, fiero, i suoi occhi grigi scintillavano come brace. Aveva la fronte spaziosa, sopracciglia e ciglia folte e scure, un naso dritto, le labbra avevano un piglio di rabbia trattenuta, e la fossetta sul mento faceva di lui la perfetta versione maschile di sua madre. Tranne che per la cicatrice, è un bel ragazzo, pensò MacDonald. Ti ricordi di tua mither...madre? chiese

Lorenz annuì e MacDonald continuò, I Comanche avevano preso i tuoi fratelli. Hai sentito qualcosa di loro o visto qualcosa?

Lorenz si limitò a fissare il grande uomo. Dato che al grosso bastardo non piaceva il suo modo di parlare, che fosse dannato se aveva qualcosa da dire.

MacDonald sospirò. Ero uno scout a Fort Devis durante la guerra.  Tua madre era in un accampamento Comanche che fu attaccato dal secondo Dragoni.  Era ridotta alla fame, perché non voleva fare quello che le chiedevano. sorrise, ricordando. É una donna ostinata.

L'hai tirata fuori di lì? voleva sapere come stava, fu la curiosità a tirargli fuori le parole di bocca.

Eja, ce l'abbiamo fatta. E poi la portai a casa di tuo ed...zio. Era venuto in Texas per cercarla. C'è un legame tra gemelli, che niente e nessuno può spezzare.

Allora sta bene? Lorenz si sentì obbligato a chiedere. Dentro di sé si sentiva vacillare. Zio? Quale zio? Non riusciva a ricordare nessuno zio. E la sua mamma era una gemella. La storia aveva qualcosa di innaturale. Perché non posso andare da mia mamma e dallo zio?

Le parole pronunciate dal grande uomo avevano un tono tenero. Andrai a casa da tua madre. Sette anni fa, la signora Anna Lawrence mi ha fatto l'onore di diventare mia moglie e la mia consigliera.

Lorenz stava per sentirsi male. Sua madre aveva sposato quello zoticone? Buon Dio. Guardò MacDonald e si rese conto che entro poche ore gli avrebbe fatto patire le pene dell'inferno o peggio. No, non doveva pensare al peggio. Doveva andarsene, ma scappare, in quel momento, sarebbe stato da stupidi. Non poteva fare altro che fissare quell'uomo, e sperare che morisse.

La voce continuava a parlare, parole dette sottovoce che avevano però lo stesso rombo di un tuono lontano. Abbiamo una bambina piccola, ma non abbiamo un maschietto. Ne avevamo avuto uno, ma è morto, pochi minuti dopo la sua nascita. Tua madre in tutti questi anni ha continuato a ripetere che tu, Margareatha e Daniel eravate ancora vivi. Fece una pausa per dare a Lorenz la possibilità di parlare, ma il ragazzo non proferì parola, quindi Mac proseguì.

Da ora in avanti mi chiamerai signor MacDonald e risponderai sì, signore, e no, signore, alle domande che ti farò. La stessa cosa vale per quando parli con il signor Rolfe o con qualsiasi altro uomo che vedi qui.

Perché? chiese Lorenz.

MacDonald sorrise. Perché questa è una delle mie regole e tu non dovrai mai offendere me o tua madre con la tua linguaccia.

Cosa diavolo ha a che fare lei con il mio modo di parlare?

Per Gar, ma dove sei stato? Tua sorella non ti ha insegnato l'educazione?

Il ragazzo lo guardò e l'espressione sul suo volto sembrò un ghigno sardonico. Se sua madre era così, era meglio che alzasse i tacchi. MacDonald non avrebbe osato portarlo a casa. Non sono stato sempre con Rity. I Comancheros di Zale mi hanno portato via, ho vissuto con loro per anni. Sono scappato quando ho avuto l'età per farlo. Nessuno può tenermi al guinzaglio. E comunque la mamma non mi vuole. Vuole Daniel.

Eri con Zale? MacDonald parve sorpreso. Che ne è stato di tua sorella? Hanno preso anche lei?

No, un cavallo Injun è passato nel campo dove eravamo nascosti. Rity è sempre stata brava a cavalcare. Anche adesso. È saltata su e ha cavalcato a casa di O'Neal per chiedere aiuto.

Dannazione! esplose MacDonald, guardando il ragazzo. Qual era la domanda che doveva fare per prima per avere una risposta onesta? Perché hanno risparmiato un ragazzino come te? Non gli saresti servito a niente.

Mi ha trovato la donna di Zale. Aveva appena perso un bambino e aveva bisogno di qualcuno da allattare. Zale le ha permesso di tenermi.

"E cosa è successo a Margareatha?

É arrivata sana e salva dagli O'Neal, ma il vecchio bastardo l'ha rinchiusa e poi l'ha mandata a una specie di convento cattolico, giù a San Antonio.

Così O'Neal ha mentito. Sapevo che sarei dovuto andare con Rolfe e Kasper.  MacDonald strinse i pugni. Dannazione, tutti questi anni buttati.

Ehh?

Il tuo zio Kasper e il signor Rolfe sono andati due volte da O'Neal per trovare te e Margareatha. O'Neal ha sempre dichiarato che gli indiani avevano preso il tuo fratello maggiore, tua madre e il piccolo Augustuv e che tu e tua sorella eravate morti. Ha persino detto di aver sentito dire che era stato vostro padre ad organizzare l'attacco. Ha persino mostrato loro le due tombe in cui, stando a quello che diceva lui, erano state seppellite le vittime dell'aggressione. spiegò MacDonald.

Per me e Rolfe quella storia non aveva senso. Tuo padre aveva i capelli rossi. I Comanche avrebbero evitato un uomo o una donna con i capelli rossi. O ha fatto un patto con i Comanche oppure è scappato.

MacDonald guardò Lorenz. E dopo che te ne sei andato con Zale, hai ucciso O'Neal?

Naa, volevo, ma mi ha incatenato perché lui e suo fratello hanno capito chi ero, quando sono andato a cercare la mamma. Red mi ha seguito da Carson City e lo ha costretto a liberarmi, e poi Red ha detto che mi avrebbe riportato a casa di Rity, ma una sera si è ubriacato e io sono scappato. Lorenz finì il racconto, senza dire perché O'Neal aveva bevuto così tanto.

Il racconto del ragazzo era scioccante, e ancora più scioccante, secondo MacDonald, era il fatto che il ragazzo stava omettendo alcune parti del racconto. Dove ti stava portando?

Da Rity, a Carson City.

Com'è arrivata lì da San Antonio?

"È stato Red ad aiutarla a scappare dal

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