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La follia della Godspeed

La follia della Godspeed

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La follia della Godspeed

Lunghezza:
114 pagine
1 ora
Pubblicato:
Nov 28, 2017
ISBN:
9788825404180
Formato:
Libro

Descrizione

Fantascienza - romanzo breve (80 pagine) - Un grande omaggio ad Arthur C. Clarke e un'interessante riflessione sulla natura umana

La follia della Godspeed, novella del 2004, considerata dallo stesso Jim Kelly come la sua migliore opera breve, riprende il nome e la storia di una delle prime navi britanniche a portare coloni nel Nord America (i coloni fondarono poi Jamestown, in Virginia).  Kelly usa appunto questo riferimento storico come metafora per raccontarci una vicenda di colonizzazione spaziale ambientata in un lontano futuro, non molto dissimile come stile dal divertente Dividere la trama.
L’umanità ha inviato numerose astronavi, dotate di teletrasporto per i passeggeri, in giro per la galassia a scovare pianeti abitabili, e le sue genti si sono sparse ovunque, portando con sé la diversità delle culture tipiche della nostra razza.
Adel Ranger Santos è un giovane abitante di un remoto mondo rurale, vincitore di un concorso letterario/religioso che gli ha permesso una visita a bordo della Godspeed, la più antica delle Soglie in giro per l’universo, dove incontrerà e farà amicizia con altri bizzarri passeggeri dell’astronave. La sua vicenda, e quella degli altri coloni alle prese con le strane anomalie della Godspeed è tuttavia lo spunto  non solo per una serie di vorticose avventure ma anche per una interessante serie di speculazioni religiose e filosofiche sull’evoluzione dell’umanità e sulla sua imprescindibile necessità di credere in una divinità di qualche tipo, sia essa una forma di Cristo Redentore sia un Alieno imperscrutabile e misterioso.
Né va dimenticato l’inevitabile confronto e parallelo con uno dei testi più noti della fantascienza, quel 2001: Odissea nello spazio di Kubrick/Clarke, che certo è rimasto nelle menti di tutti gli appassionati del genere. In definitiva, un testo da non perdere.

James Patrick Kelly, nato a Mineola, New York, nel 1951, è uno dei migliori autori della fantascienza moderna. È noto in Italia soprattutto per la sua narrativa breve, ed è stato infatti più volte ospitato nelle antologie dei migliori racconti dell’anno curate da Gardner Dozois e da David Hartwell. Delos Books ha pubblicato il suo romanzo L’utopia di Walden (Odissea Fantascienza 23, 2008), incentrato sulle teorie di Henry David Thoreau e vincitore di un premio Nebula. Kelly è un pezzo di storia della fantascienza: era già presente nella leggendaria antologia Mirrorshades curata da Gibson e Sterling, ha vinto, oltre al Nebula già citato, anche due volte il premio Hugo per il miglior racconto (nel 1996 per l’ormai classico Think like a Dinosaur e nel 2000 per 1016 to 1). In tempi recenti ha curato con John Kessel alcune antologie che offrono una carrellata delle ultimissime tendenze del genere, quali lo slipstream e il post-cyberpunk.
Delos Digital è sempre stata molto attenta alle opere di quest’autore, di cui ha presentato anche  i recentissimi Immersione profonda, Più o meno, nonché Gli uomini sono un problema e Dividere la trama, apparsi in questa stessa collana.
Pubblicato:
Nov 28, 2017
ISBN:
9788825404180
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

La follia della Godspeed - James Patrick Kelly

9788825403190

1

Primo giorno

Cosa sappiamo di Adel Ranger Santos?

Sappiamo che era composto per il sessantacinque per cento da ossigeno, il diciannove per cento da carbonio, il dieci per cento da Idrogeno, il tre per cento da azoto, il due per cento da calcio, l’un per cento da fosforo, da un po’ di potassio, zolfo, sodio, cloro, magnesio, iodio e ferro e da una appena un residuo di cromo, cobalto, rame, fluoro, manganese, molibdeno, selenio, stagno, vanadio e zinco. Sappiamo che apparteneva al dominio degli eucarioti, al regno animale, al phylum dei cordati, sottotipo vertebrato, classe dei mammiferi, ordine dei primati, famiglia degli ominidi, genere Homo, specie Novo. Cioè come la schiacciante maggioranza dei sessanta trilioni di persone dei mondi del Continuum Umano, era un sistema ibrido cibernetico-biologico composto di intricati sottosistemi e apparati, inclusi il circolatorio, digestivo, endocrino, escretore, sensoriale-informativo, tegumentale, muscolo-scheletrico, nervoso, psico-spirituale, riproduttivo e respiratorio. Sappiamo che era il terzo figlio di Venetta Patience Santos, un Elettore della Casa della Vera Carne e di Halbert Constant Santos, un fornaio del buon pane. Che fosse maschio, mancino, un po’ introverso, intelligente ma non un genio, un eterosessuale dichiarato ma frustrato, un Ariete, vergine, un delibertario, un agnostico e un nuotatore. Sappiamo che aveva diciannove anni terrestri standard e che fino al momento in cui non se n’è venuto fuori nudo, incespicando, dall’assemblatrice molecolare della Godspeed non aveva mai lasciato il suo pianeta natio.

La donna acchiappò Adel prima che capitombolasse di faccia uscendo dalla piattaforma di trasporto. – Piano! Piano! – Era più alta e larga di qualunque donna avesse mai conosciuto; si sentiva un giocattolo tra le sue braccia. – Ce l’hai fatta, sei arrivato. – lo aiutò a raddrizzarsi e fece un passo indietro per dargli un’occhiata. – C’è un messaggio?

un messaggio? – ronzò il plus di Adel.

Il suo minus ronzò – Sì. Dacci dei vestiti.

Di solito Adel riusciva a tenere a bada i suoi opposti. Ma era stato appena scannerizzato, trasmesso a velocità superluminale per duecentocinquantasette anni-luce, e riassemblato su una Soglia diretta verso il centro della Via Lattea.

– Hanno detto qualcosa? – Il volto della donna era impassibile. – Intendo a casa?

Adel scosse la testa, non aveva alcuna idea di cosa stesse parlando. Non aveva ancora ritrovato la voce, non c’era da stupirsi se si sentisse un po’ sconquassato. La pelle gli sembrava di una taglia troppo stretta e l’aria fredda lo faceva tremare. Quello era probabilmente il momento più importante della sua vita e l’unica cosa a cui riusciva a pensare erano le sue palle, ridotte alle dimensioni dell’uva passa.

– Non sei…? Ok, allora – la donna aveva celato il suo disappunto così velocemente che Adel cominciava già a chiedersi se l’avesse mai visto per davvero. – Bene, troviamo dei vestiti per te, Rocky.

Il suo minus ronzò – chi è Rocky?

– Beh, cos’è, la lingua non ha fatto il salto con tutto il resto? – Indossava un camice verde e scarpe verdi che non coprivano le dita dei piedi. Dal collo le pendeva un medaglione ovale attaccato a una catena d’argento; al centro un’immagine mostrava un uomo intento a mangiare una zuppa. – Riesci a comprendermi? – La bocca le si allargava eccessivamente, come se intendesse farsi leggere le labbra. – Temo di non parlare carotese, o qualunque cosa passi per linguaggio sul tuo mondo. – Su un braccio, ripiegata, portava una veste blu.

– Harvest – disse Adel. – Vengo da Harvest.

– Parla, adesso – disse la donna – ma può anche camminare? E cosa dovremo fare per fargli dire il suo nome?

– Sono Adel Santos.

– Bene. – Gli lanciò la veste, che, scivolando sulle sue spalle, lo avvolse in un soffice abbraccio. – Se hai un nome non dovrò farti tornare da dove sei venuto. – Le tasche dell’abito svelarono due pantofole che furono accolte con piacere dai suoi piedi. La donna cominciò a parlare con intenso nervosismo, tanto da lasciarlo frastornato. – Allora, Adel, io mi chiamo Kamilah, che significa l’essere perfetto in arabo, una lingua morta di cui probabilmente non hai mai sentito parlare, e sono qui per offrirti il benvenuto ufficiale nel tuo pellegrinaggio a bordo della Godspeed e per farti fare un piccolo tour della nave. Ma dobbiamo finire entro l’ora di cena, che stasera sarà composta da garab sintetico arrosto.

Qualcosa la infastidisce, – ronzava il suo minus. – sarà colpa nostra.

– Che dovrebbe essere un uccello o un tubero, non riesco mai a ricordare quale dei due esattamente, ma viene dalle cucine di Ohara, che è un mondo nel sistema Zeta 1 Reticuli di cui probabilmente non hai mai sentito parlare…

Probabilmente è solo una chiacchierona – ronzò il suo Plus.

– …perché io di sicuro non ne ho mai sentito parlare. – Kamilah portava i capelli legati, stretti alla testa; erano rossi come la ruggine. È carina, pensò Adel, molto carina, speculando su quel corpo massivo. – Hai capito?

– Perfettamente – disse. – Hai detto che sei perfetta.

– Allora ascolti? – Un sorriso le guizzò sul volto. – Mi sorprenderai, Adel Santos?

– Ci proverò – disse. – Ma prima ho bisogno di un bagno.

2

C’erano ventotto bagni sulla Godspeed; venti davano sulle sfarzose camere da letto di Dream Street. Al livello sottostante stava l’Ophiuchi, la sala da pranzo, decorata in alabastro rosso, marmo e decorazioni in bronzo, che poteva accogliere fino a quaranta persone attorno alla sontuosa tavolata da banchetto in legno di tek. Nella più modesta sala Chillingsworth, dedicata alla colazione, le riproduzioni di quattro tavoli da refettorio con panche di quercia lasciavano accomodare gruppi più intimi e ridotti. Tra la sala Blu e la sala delle Lame si poteva trovare la stanza della Musica, con armadietti in legno bianco pieni dei più fini e nobili strumenti provenienti da tutti i mondi del Continuum, che per la maggior parte si suonavano da soli. Sotto stava la biblioteca con uno spettro completo di input, dagli indirizzamenti mentali ai libri composti di materiali effettivamente provenienti dalle piante, una stanza da ballo decorata in stile Nomura III, una cupola per la realtà virtuale con dieci poltrone animate, un ginnasio con piscina, stretta e olimpionica, un teatro black box, la sala da biliardo, una serra con cinque differenti ecosistemi e varie scalinate, saloni d’ingresso, armadi, anfratti e peculiari vicoli ciechi. L’OMSTA, l’Ordinatrice molecolare scanner/trasmittente/assemblatrice, si trovava nell’Arena del Benvenuto, un’enorme camera di equilibrio che si apriva sulla superficie esterna della Soglia e faceva anche da stiva e modulo di trasporto. Qui stava anche il cognizor, in cui ribolliva la mente della Godspeed.

Sarebbe davvero troppo facile dire che la Godspeed era matta. Sarebbe più corretto dire che talvolta si comportava in modo del tutto inusuale per una Soglia. La maggior parte di queste astronavi pioniere venivano costruite svuotando asteroidi di ferro e nickel; solo poche vennero racchiuse all’interno di carene prefabbricate. Tutte erano spinte da propulsori a materia-antimateria che potevano raggiungere velocità di quasi centomila chilometri al secondo, circa un terzo della velocità della luce. L’umanità aveva cominciato a lanciarle dalle frontiere più estreme del Continuum un millennio or sono per cercare pianeti di tipo terrestre che fossero abitabili o che quantomeno fosse conveniente rendere tali. Le nostre Soglie possono analizzare il sistema planetario delle stelle più promettenti già da venti anni-luce di distanza. Quando una di loro identifica un mondo terrestre adatto, decelera e manovra per entrare in orbita. Notizie della scoperta vengono immediatamente inviate a velocità superluminale a tutti i mondi del Continuum; e quasi immediatamente materiale e tecnici appaiono sul

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