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Una scommessa

Una scommessa

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Una scommessa

Lunghezza:
43 pagine
41 minuti
Pubblicato:
Nov 21, 2017
ISBN:
9788868812096
Formato:
Libro

Descrizione

Dall'incipit del libro:
Era una scura notte di autunno. Il vecchio banchiere andava da un angolo all’altro del suo studio e ripensava a come quindici anni innanzi, di autunno, egli aveva dato una serata. A quella serata erano intervenuti molti uomini intelligenti e si erano fatti discorsi interessanti. Fra le altre cose, s’era parlato della pena di morte. Gli invitati, fra i quali c’erano non pochi uomini di cultura e giornalisti, per la maggior parte disapprovavano la pena di morte.
Pubblicato:
Nov 21, 2017
ISBN:
9788868812096
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Anton Pavlovich Chekhov (1860–1904) was a Russian doctor, playwright, and author. His best known works include the plays The Seagull (1896), Uncle Vanya (1900), and The Cherry Orchard (1904), and the short stories “The Lady with the Dog,” “Peasants,” and “The Darling.” One of the most influential and widely anthologized writers in Russian history, Chekhov spent most of his career as a practicing physician and devoted much of his energy to treating the poor, free of charge. He died of tuberculosis in 1904.  


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Una scommessa - Anton Chekhov

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Anton Čechov

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Era una scura notte di autunno. Il vecchio banchiere andava da un angolo all’altro del suo studio e ripensava a come quindici anni innanzi, di autunno, egli aveva dato una serata. A quella serata erano intervenuti molti uomini intelligenti e si erano fatti discorsi interessanti. Fra le altre cose, s’era parlato della pena di morte. Gli invitati, fra i quali c’erano non pochi uomini di cultura e giornalisti, per la maggior parte disapprovavano la pena di morte. Essi giudicavano questa punizione una cosa arretrata, indegna di nazioni cristiane e immorale. Secondo l’opinione di alcuni fra loro, si sarebbe dovuto sostituire dappertutto la pena di morte con la reclusione a vita.

«Io non sono d’accordo con voi» disse il banchiere, padrone di casa. «Non approvo né la pena di morte né la reclusione a vita, ma, se si può giudicare a priori, secondo me, la pena di morte è più morale e più umana della reclusione a vita. La pena di morte uccide di un sol tratto, mentre la reclusione a vita uccide con lentezza. Qual è il carnefice più umano? Colui che vi uccide in qualche minuto o colui che vi toglie la vita nel corso di molti anni?».

«È egualmente immorale l’una o l’altra cosa» osservò uno degli invitati «poiché raggiungono entrambe un medesimo scopo: togliere la vita. Lo Stato non è Dio. Esso non ha il diritto di togliere ciò che non può ridare, anche volendolo».

Fra gli invitati c’era un giurista, un giovane di venticinque anni.

Quando chiesero la sua opinione, disse: «Io giudico la pena di morte e la reclusione a vita egualmente immorali, ma se mi offrissero la scelta fra la pena di morte e la reclusione a vita, di certo sceglierei la seconda. Vivere in qualsiasi modo è meglio che non vivere».

Nacque una disputa vivace. Il banchiere, che allora era alquanto più giovane e più caldo, a un tratto perse il controllo di sé, batté il pugno sulla tavola e gridò, rivolgendosi al giovane giurista: «Non è vero! Scommetto due milioni che voi non durereste in un carcere neppure cinque anni».

«Se parlate sul serio,» gli rispose il giurista «allora tengo la scommessa, e ci starò non cinque ma quindici anni».

«Quindici? E sia!» gridò il banchiere. «Signori, io metto due milioni!».

«D’accordo! Voi mettete due milioni e io la libertà!» disse il giurista.

E questa selvaggia, stolta scommessa si fece! Il banchiere, che allora non sapeva neppure il conto dei suoi milioni, spensierato e viziato, era entusiasta della scommessa. A cena, mise in canzonatura il giurista e disse: «Rinsavite, giovanotto, finché siete ancora in tempo. Per me due milioni sono un’inezia, ma voi rischiate di perdere tre o quattro dei migliori anni della vostra vita. Dico, tre o quattro, perché voi non durerete più di

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