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Viaggio nella nuova medicina.: Dal sistema di R. G. Hamer la storia, la scienza, l'arte della vita
Viaggio nella nuova medicina.: Dal sistema di R. G. Hamer la storia, la scienza, l'arte della vita
Viaggio nella nuova medicina.: Dal sistema di R. G. Hamer la storia, la scienza, l'arte della vita
E-book509 pagine9 ore

Viaggio nella nuova medicina.: Dal sistema di R. G. Hamer la storia, la scienza, l'arte della vita

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Info su questo ebook

Dal sistema di R.G.Hamer la storia, la scienza, l'arte della vita La Nuova Medicina di Hamer è la prima medicina sistemica: un "romanzo" che diventa scienza, una scienza che cambia la vita dalle fondamenta, una vera e propria "malattia di crescita della conoscenza", che evolve tra persecuzioni e lacerazioni, liberandone la forza creatrice. Questo quaderno percorre la storia della elaborazione del sistema, con un'analisi critica degli eventi che l'hanno generato e che si riproducono nelle sue applicazioni, e la storia di come le autrici lo sperimentano e la integrano nel loro lavoro e nella loro vita.
LinguaItaliano
Data di uscita12 ott 2017
ISBN9788899450847
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    Anteprima del libro

    Viaggio nella nuova medicina. - Katia Bianchi e Sandra Pellegrino

    PREFAZIONE

    di Rino Curti

    PERCHÈ È IMPORTANTE LEGGERE QUESTO LIBRO

    Cercherò di elencare le ragioni più importanti che ho annotato durante la lettura di questo straordinario libro scritto con passione e partecipazione da due persone che da anni si dedicano al loro lavoro terapeutico.

    Cominciamo allora proprio da questo dato essenziale, quello che leggerete in questo testo è il frutto di esperienza diretta, a volte dolorosa e sofferta, a volte esaltante, nel campo della ricerca terapeutica. Conosco direttamente il lavoro della dottoressa Katia Bianchi e della dottoressa Sandra Pellegrino e so quanto è stato elaborato, quante domande, quanta sostanza sta dietro le parole che ora compongono il testo che andrete a scoprire.

    Nel ricercare e capire le grandi elaborazioni delle scoperte del Dott. Hamer e delle 5 leggi del processo della cosiddetta malattia, il lavoro si è fatto sostanza e concretezza proprio a partire dalla vita e dalla sofferenza di chi poi ne è divenuto anche interprete e aiuto per gli altri!

    Questo dato vi assicuro non è poca cosa, perché anche nel panorama della ricerca di una medicina più attenta e più vera, più aderente alla verità dell’uomo, c’è spesso molta approssimazione, molta teoria, molto parlare e poca sostanza reale… qui le parole che troverete sono il frutto del dispiegarsi dell’esperienza, del dubbio, della fatica, della ricerca di un senso che piano piano è e sta ancora emergendo alla luce.

    Ecco appunto il senso… troverete spesso, leggendo, questo concetto di ricerca di senso. Nel panorama attuale della cosiddetta scienza medica credo che questo sia il dato che manca di più, che è forse all’origine delle tante deviazioni e iper-specializzazioni che stanno facendo perdere la via maestra alla medicina. È il senso a cui il Dott. Hamer ha cercato di dare risposta da quel lontano 1978, e che in tanti, fratelli di sofferenza e di scoperta, continuano ancor oggi nella ricerca, malati, pazzi e dottori. Sì perché dentro questo libro li troverete accomunati e spesso messi giustamente quasi allo stesso livello, tutti soggetti della straordinaria opera teatrale che è la vita e la malattia, con un confine che spesso scompare, o diviene esile e tenue, quasi inesistente.

    Troverete la gioia di vivere e di vedere la vita, anche e soprattutto dal punto di osservazione del malato, come un dono straordinario e perfetto, troverete la condivisione con il Dott. Hamer di questo sentire la vita e il corpo che la abita come un dono divino, che fa male solo perché deve trovare la giusta strada della conoscenza e della crescita evolutiva… dall’individuo alla specie e poi di nuovo al divenire spirituale dell’umanità intera.

    Nel romanzo della nuova medicina c’è anche il racconto del difficile confronto con il potere, troverete narrate le incredibili vicende umane a cui, ancor oggi, è costretto a sottostare il Dott. Hamer, e quanto queste stesse traversie siano alla base della scoperta della nuova medicina. Anzi, proprio forse grazie alla guerra insensata che gli è stata fatta, Hamer stesso ha trovato poi la forza per alimentare e radicare la sua scoperta.

    Io personalmente sono grato al lavoro del Dott. Hamer, così splendidamente narrato e sperimentato dalle due autrici di questo libro, perché nella concretezza di un nuovo fare medicina ha operato quella che ritengo una vera grande rivoluzione liberatoria: togliere il terrore e la paura da quel processo che chiamiamo malattia, tanto che forse ora dovremo cominciare a cercare anche una nuova parola per identificarla, più coerente e giusta.

    A voi trovarla dopo la lettura di questo testo.

    INTRODUZIONE

    Incontri che cambiano la vita

    Nel salutare il figlio, che lascia la sua terra nei boschi, il re degli elfi silvani, lo ammonisce:

    Guardati dalla riva del mare, perché se una sola volta vedrai il mare, il tuo cuore non riposerà più nella foresta¹.

    Della Nuova Medicina di Hamer si potrebbe dire la stessa cosa: imbattervisi è come guardare al di là di una crepa nel piano di realtà e... non poter più smettere di guardare.

    Anche se hai visto per un solo attimo la struttura interna di quello che crediamo il mondo reale, basta quell’attimo a svelarne le illusioni, a vedere come quello che pensiamo solida realtà non sia che un castello di interpretazioni, ipotesi, parole che non è affatto certo che definiscano qualcosa o che cosa definiscano.

    La nuova medicina ci riporta al dominio dei fatti, a qualcosa in cui non dobbiamo credere, ma che possiamo sentire e vedere, ci riporta a qualcosa che già sappiamo, perché questo è proprio ciò che siamo.

    Un solo sguardo nella spaccatura e niente è più quello che era, si diventa incontentabili, se ne vuole vedere sempre di più, anche perché sapere qualcosa di NM è pericolosissimo! O si verifica, si sperimenta, con accuratezza, nei particolari, ogni giorno, oppure è molto meglio non conoscerla affatto. Si deve andare fino in fondo, alle più profonde radici dell’essere, dove applicarla è semplice ed immediato, dove il sistema si svolge, si realizza da sé e ci insegna, altrimenti finiamo per sperimentarne solo le difficoltà. Poi, quando l’abbiamo accuratamente studiata nei particolari, ne abbiamo compreso tutti i concetti, allora… l’avventura è appena cominciata.

    La NM non è un catalogo di rimedi o un insieme di protocolli, né potrà mai diventarlo. Nella sua più profonda essenza, essa è il sistema di leggi e programmi che regolano l’evoluzione degli esseri viventi.

    Una volta entrati nel programma, non è possibile tornare a vedere il mondo come lo vedevamo prima, perché siamo entrati nella stanza del programmatore, dove imparare, conoscere, è una cosa sola con l’esistenza, dove i programmi di studio e di verifica sono, al tempo stesso, anche programmi di trasformazione. Anche la conoscenza si muove almeno su tre livelli: essa è un processo del corpo, della mente e dello spirito. È per questo che non possiamo lasciare l’opera a metà.

    Siamo arrivate in tempi diversi e per vie diverse al viaggio della NM, una psicologa ed un medico, tutte e due con una divisa troppo stretta.

    I capitoli seguenti raccontano le vicende che hanno portato il dr. Hamer ad elaborare e diffondere il suo sistema, una breve descrizione sistematica dei concetti e delle connessioni che lo definiscono ed il cammino che ha condotto ciascuna di noi allo studio ed all’applicazione della NM.

    In appendice troverete uno studio astrologico sulle corrispondenze tra DHS, conflitti biologici e transiti dei pianeti, nella vita del dr. Hamer e nello sviluppo della NM. Se pensate che un simile studio sia estraneo al resto della trattazione, potreste scoprire con quale precisione ed armonia l’universo si muova seguendo poche semplici regole, sia nell’infinitamente piccolo della microbiologia, che nel macrocosmo delle galassie.

    Se smettete di leggere ora, potrete continuare a stare comodi nelle definizioni ed interpretazioni che avete imparato, continuerete a vedere le cose come le avete sempre viste e potrete fare quello che avete sempre fatto. Se invece volete continuare a leggere... non dite poi che non vi avevamo avvertito!

    Avvertenze e istruzioni per l’uso

    Dato che i fatti narrati vengono interpretati e spiegati alla luce dei concetti e dei nessi della NM, i lettori potrebbero imbattersi, fin dall’inizio, in concetti e nessi esplicativi, che solo nel seguito della trattazione verranno definiti ed esposti in modo sistematico. Pertanto, potrebbe accadere che il lettore inesperto di Nuova Medicina incorra nell’applicazione di concetti che ancora non capisce. Dato che la scienza viene dall’esperienza, troviamo utile imparare a definire i concetti nel vivo delle loro applicazioni. Oppure, come dice il nostro amico Rino, preferiamo parlare al cuore prima che al cervello.

    Ad ogni modo, troverete in appendice, un glossario che contiene la maggior parte dei termini che designano i concetti della NM, corredati dalla definizione e dal senso che prendono nel sistema. I termini sono stati inseriti nel glossario secondo lo stesso ordine in cui li trovate nel testo. Troverete nel glossario anche alcuni termini più specialistici, che non sono di uso frequente nel linguaggio comune.


    1 J.R.R. Tolkien, Lo hobbit o la riconquista del tesoro, Adelphi, 1973.

    Capitolo I

    LA NUOVA MEDICINA DI R. G. HAMER

    NEL SISTEMA DELLE CONOSCENZE

    di Katia Bianchi

    La NMG è la prima applicazione realmente sistemica² in ambito medico, il primo vero sistema delle conoscenze su base biologica.

    Per tradizione, si ritiene che un sistema di conoscenze si possa elaborare solo all’interno di una prospettiva filosofica, mentre la ricerca scientifica viene fatta solo in ambiti strettamente delimitati, dove le variabili³, sono tenute sotto il massimo controllo. L’andamento o le caratteristiche dei fenomeni osservati, strettamente segregati dal resto dell’esperienza, sono verificate mediante procedimenti statistici. Alla fine queste caratteristiche e questi andamenti, vengono ritenuti verificati all’n %.

    Lo sviluppo della scienza sistemica ha mostrato come gli stessi procedimenti usati per isolare le variabili oggetto di studio siano una interferenza, che modifica il fenomeno osservato e, soprattutto, isolandolo dal suo contesto, ne rende inaccessibile il significato, che è dato dalle sue connessioni con il campo di esperienza, nel quale tale fenomeno si osserva. Inoltre, l’isolamento delle variabili rende impossibile scoprire qualcosa di veramente nuovo, che non sia già implicito nell’ipotesi iniziale.

    Purtroppo, lo sviluppo della sistemica, che ha dato il suo impulso soprattutto in fisica, nelle scienze della comunicazione, in psicologia, sociologia, in biologia degli eco-sistemi, non ha avuto la benché minima influenza sulle modalità di ricerca, che restano quelle tradizionali.

    Il metodo usato da Hamer per formulare e definire il suo sistema è molto diverso dai metodi sperimentali usati nelle scienze naturali. Esso consiste nell’osservare il fenomeno, studiato nella sua integrità, senza isolarlo, senza interferire con esso⁴, senza perdere i nessi con quanto sta accadendo contemporaneamente negli altri livelli di realtà e di elaborazione dell’esperienza.

    Egli ha imparato dai processi che si svolgevano sotto i suoi occhi ed ha ordinato in un sistema di correlazioni quello che andava imparando, senza limitare quello che osservava: egli non ha sperimentato, ma ha fatto esperienza, ha vissuto i fatti che osservava, nella loro completezza e fino in fondo, così come essi gli si presentavano.

    I suoi colleghi medici non hanno avuto accesso alla verifica di processi estesi, completi, perché, orientati prevalentemente dalla necessità di garantire la sicurezza dei loro pazienti, sono partiti dall’assunto dogmatico, precostituito all’esperienza, che una parte dei fenomeni osservati non sono da conoscere, ma da reprimere, in quanto maligni, perversi.

    Diceva Galileo che Dio ha scritto due libri: le Sacre Scritture e il libro della natura. L’opera divina dell’uomo consiste nel leggerli tutti e due.

    Finora, gli scienziati hanno cercato di leggere il libro della natura orientati fondamentalmente da quattro scopi:

    derubare la natura, in quanto, essendo matrigna, non cederebbe volentieri le sue risorse vitali e le sue ricchezze;

    carpirle i suoi segreti, perché la natura – per prima la natura umana e, nella fattispecie, quella dei sensi umani – è ingannatrice, illusoria;

    correggerla, perché la natura è caotica ed irrazionale, produce esseri inadeguati, deformi, sicuramente imperfetti;

    difendersi dai processi naturali, arginare e fermare i processi naturali ritenuti pericolosi, dannosi, folli o maligni.

    La medicina tecnologica è cresciuta sul costante impegno di eliminare, fermare quei processi naturali, che abbiamo considerato maligni, astrattamente, separandoli da tutto il resto dell’esperienza e della vita delle persone, senza capire niente sulla loro origine e sulla loro funzione.

    Il progresso tecnologico non è stato accompagnato di pari passo da una evoluzione della conoscenza e della comprensione dei fenomeni naturali, così che la crescente raffinatezza dei mezzi di indagine ha avuto il solo risultato di alimentare la paura di questi fatti ed il potenziamento delle strategie repressive e distruttive.

    Tutti abbiamo reagito con orrore quando la maestra ci ha raccontato che gli antichi spartani gettavano i neonati deformi dalla rupe o che gli inquisitori dell’epoca rinascimentale torturavano e bruciavano gli eretici e le streghe, ma l’in-dignazione per le barbarie passate degli altri ci ha distratto da altre barbarie nostrane ed attuali, che, in modo molto soft, sono sempre sotto i nostri occhi.

    Alcuni esempi di questa nostra moderna barbarie si trovano nella pratica di individuare, con l’amniocentesi⁵, i feti potenzialmente anomali, al solo scopo di ucciderli, prima che possano venire al mondo. Altrettanto possiamo dire dei trattamenti sanitari obbligatori, ai danni di pazienti psichiatrici e ora anche di ammalati di disturbi organici, o di certi trattamenti di pazienti terminali. La nostra capacità di inorridire e di indignarci soffre del complesso della sogliola: ha tutti e due gli occhi dalla stessa parte della testa, sa guardare solo al passato o all’estero!

    Sotto la differente veste tecnologica di queste moderne pratiche barbare, c’è la stessa logica di violenza: tutti gli esseri che hanno forma o comportamento diverso da quello standard (normale, prevedibile) sono inadeguati alla vita, quindi vanno eliminati. Se non si possono eliminare, vanno tenuti sotto controllo.

    Come i medici della nostra epoca, anche gli inquisitori del Rinascimento cercavano di individuare il male nelle persone e di estirparlo, per ripristinare la salute del corpo, dei comportamenti e dell’anima. Molti inquisitori credevano davvero che le sevizie e la morte potessero liberare le persone dal male: erano in buona fede. Altri inquisitori sapevano bene che il Maligno non c’entrava nella repressione delle persone, sapevano bene che il terrore era un efficace strumento di controllo. Questi erano in malafede.

    I medici di oggi sono i veri eredi degli inquisitori rinascimentali, in quanto detengono l’autorità per seminare il terrore e gli strumenti per offrire un argine più o meno illusorio al terrore che seminano. Inoltre sono i soli che possono privare le persone del possesso del loro corpo. Come gli inquisitori, molti medici sono in buona fede nell’applicare ciecamente i protocolli di cura, altri lo fanno perché sono obbligati, altri ancora sanno bene che questa applicazione è una gestione del potere attraverso il terrore, che una classe politica non si potrebbe permettere di condurre apertamente.

    Gli ammalati sono gli attuali depositari di un sapere evolutivo, gli odierni custodi dei movimenti creativi della specie, movimenti in grado di trasformare il mondo. Per questo è necessario che i malati restino inconsapevoli della loro forza, occorre tenerli nell’ignoranza e nel terrore, in modo che essi non possano mai leggere il libro della vita, come emerge dai loro corpi e dalla loro esperienza.

    Proprio perché si radica nel corpo e nella vita, la conoscenza biologica non può essere contenuta, dominata o controllata, se non limitando, ferendo o uccidendo le persone dalle quali essa emerge. Nessuno se ne può appropriare. Per questo motivo, essa tende a trasformare il mondo al di fuori della logica del possesso e del potere, al di là del bene e del male e del principio di autorità⁶.

    Hamer ha avuto modo di vivere un processo di malattia cogliendone l’esperienza per intero, con la capacità di rintracciare i nessi tra i fatti che definivano la malattia e gli eventi che contemporaneamente accadevano nella sua vita. Questi nessi, che Hamer ha colto, nel pieno della propria esperienza di malattia e di vita, costituiscono le coordinate del suo sistema di conoscenze.

    Eppure avremmo dovuto saperlo: la scienza viene dall’esperienza (non dall’esperimento)! L’esperimento serve solo a mostrare la riproducibilità di un’acquisizione scientifica e, quindi, a condividerla con gli altri. Un assunto scientifico, però, non è automaticamente vero per il fatto che è condivisibile: si può prendere un granchio da soli o in buona compagnia!

    Sostenuto dall’aver visto e vissuto direttamente le correlazioni, che sono alla base della sua teoria, Hamer ha fatto la cosa più semplice: ha preso il libro della natura, lo ha aperto ed ha cominciato a leggere, con la fiducia incrollabile nella sua perfetta intelligenza e saggezza.

    Di fronte a quei processi che comportano sofferenza, deformità, disfunzione o morte, lui ha smesso di chiedersi se questi fossero buoni o cattivi, se si dovessero cancellare dal libro o combattere, ma si è chiesto: qual è il senso di questo processo?, A cosa serve?, Qual è la sua funzione?

    Se qualche processo mi appare maligno o insensato, allora significa che devo ancora comprenderne il senso, trovarne la funzione, farne qualcosa di utile. Questo significa leggere il libro della natura a mani nude e con gli occhi di un bambino: imparare dai fatti osservati e dalle esperienze di vita, senza distruggere come folli tutto quello che non riusciamo a capire.

    Il libro della natura si può leggere veramente solo se si legge per intero e senza condizioni. Altrimenti lo si usa per fargli dire quello che ci serve. Esso diventa letale, per chi cerca di appropriarsene.

    Il metodo di ricerca utilizzato da Hamer è molto simile a quello che Karl Marx aveva definito metodo logico storico delle astrazioni determinate ed aveva applicato allo studio dei processi storici ed economici.

    Il fatto incredibile è che l’uso di questo metodo, peraltro del tutto non premeditato da parte dell’autore, fa di Hamer il primo medico della storia che ha studiato la medicina come se fosse una scienza umana, definendone i concetti all’interno di un sistema, dove essi conservano le loro connessioni con l’esperienza personale, con i fatti concreti, le relazioni e le storie di vita delle persone. Trattati in questo modo, i concetti che definiscono la scienza sistemica che Hamer chiama Nuova Medicina Germanica, non sono altro che quelle che Marx chiamava astrazioni determinate applicate alla storia personale. Si tratta di concetti che, nel corso del processo di astrazione, conservano la memoria delle loro connessioni con la totalità dell’esperienza e della storia dalla quale sono stati astratti.

    Tali concetti, quindi, conservano il carattere astratto, che ci rende possibile inserirli in un sistema di correlazioni logico-matematico, e, al tempo stesso, essi costituiscono una memoria olografica⁷ della loro storia e delle loro connessioni col processo vitale e con l’esperienza delle persone delle quali definiscono la conoscenza.

    Inoltre questi concetti, astratti in modo determinato dal contesto, non sono realtà ipostatiche, cristallizzate, ma conservano nella teoria lo stesso carattere processuale che hanno in natura. Nel sistema teorico essi non sono oggetti, ma processi, sono strumenti concettuali che corrispondono a fatti.

    Queste caratteristiche fanno sì che il sistema di Hamer non rappresenti soltanto, come lui afferma, lo strumento di un capovolgimento diagnostico, ma sia di fatto il risultato e lo strumento di un capovolgimento epistemologico⁸, il fondamento di un’evoluzione della conoscenza, perché permette di integrare livello teorico e piano di esperienza, di creare un sistema teorico che sia anche, di per se stesso, un processo di realtà, un fatto.

    Questo è il vero motivo, per cui il sistema di Hamer è anche uno strumento terapeutico: perché esso è correttamente diagnostico sul piano dell’esperienza. La diagnosi in NM non è solo una definizione, ma è un’esperienza. Per questo, già attraverso l’atto di comprensione di quanto accade nella vita della persona, la diagnosi estesa, sistemica, è già anche terapia: lo stesso procedimento che porta alla chiarezza diagnostica è un’esperienza di relazione che cambia la vita.

    Quindi, oltre a costituire un efficace sistema diagnostico, la NM consente di avvalersi della funzione terapeutica dei programmi biologici che chiamiamo malattie, lasciando operare la stessa forza risanatrice della natura. Lasciandoci guidare dai programmi biologici, possiamo reintegrare la funzione che ci permette di produrre conoscenza nel processo stesso dell’esistenza, di vivere i processi di malattia come esperienze di ricerca, di apprendimento, di integrazione di nuove funzioni di trasformazione.

    Con ciò la conoscenza non è più una sintesi teorica, ma una esperienza di vita, che aumenta la consapevolezza di ciò che accade e del suo significato e costituisce uno strumento per leggere altre esperienze future.

    Nessuno avrebbe mai potuto fare intenzionalmente un’operazione epistemologica così impossibile, che conduce all’applicazione di un metodo utilizzato nelle scienze umane ad una disciplina che, come la medicina, ancora lotta strenuamente per essere annoverata tra le scienze naturali, considerate esatte. Hamer non ha certo imparato questo metodo da Marx, che peraltro non rientra tra i suoi beniamini. Egli lo ha ricavato dai fatti, l’ha desunto dal libro della natura stesso ed utilizzato con successo, per definire il suo sistema delle conoscenze mediche.

    Questo sistema assolve, per le conoscenze mediche, una funzione simile a quella che la tavola degli elementi di Mendeleijev ha in chimica: la funzione di ordinare i fenomeni osservati all’interno di un sistema, che permette di rendere conto delle loro caratteristiche e del loro comportamento (funzione esplicativa). Da questa discende la funzione di prevedere gli sviluppi di un fenomeno o di un processo (funzione predittiva) e la funzione di orientare la ricerca alla scoperta di conoscenze nuove (funzione euristica).

    Si direbbe che Hamer sia riuscito a dare alla medicina un reale carattere scientifico (spiegare i fatti osservati) proprio perché, riconoscendo alle malattie ed ai processi organici la loro reale natura di fatti umani complessi, egli si è disposto a studiare la medicina per ciò che realmente essa è: una conoscenza sull’uomo, una scienza umana.

    Facciamo un esempio. Un uomo di circa 65 anni chiede aiuto al medico per una tosse insistente. Gli viene diagnosticato un carcinoma bronchiale. Per la medicina questo è un fatto concreto, determinatosi per motivi imponderabili, minaccioso per la sopravivenza della persona, perché potrebbe estendersi e produrre altre lesioni in modo imprevedibile, un oggetto pericoloso da rimuovere ed eliminare. Per la NM questo grappolo di cellule è un gomitolo di storia, un condensato di esperienza umana e spiegarlo significa letteralmente dispiegare l’informazione ed il senso che esso condensa. Immaginate che questo gomitolo di informazioni venga sgomitolato e disteso in una sequenza temporale di eventi e che questi eventi comincino a raccontarsi. Sapendo che un carcinoma dei bronchi costituisce il processo di rigenerazione delle cellule dell’epitelio di rivestimento dei bronchi, possiamo capire che questo epitelio si era assottigliato, in una fase precedente, a causa di traumi in cui il paziente aveva sentito il suo territorio minacciato. Chiedendo quando lui aveva sentito minacciato il suo territorio a casa o al lavoro, scopriamo che c’era sempre stato un conflitto nell’ambiente di lavoro con un collega invadente e prevaricante. Questo conflitto si era risolto col pensionamento ed il tessuto ulcerato aveva potuto rigenerarsi. Ecco come un carcinoma bronchiale, da semplice reperto organico, diventa una storia di vita, quando si libera l’informazione che esso racchiude.

    Nessuno scienziato si impegna in un simile acrobatico rovesciamento di prospettiva epistemologica, a meno che non vi sia costretto dalla vita.

    L’antico principio, secondo il quale la scienza viene dall’esperienza è, ormai da anni, ampiamente desueto negli ambienti della ricerca scientifica ufficiale, dediti a restringere sempre di più i campi di osservazione e a controllare le condizioni di osservazione con modalità sempre più rigide e mediate dalla tecnologia, fino a rendere i campi di ricerca impenetrabili da qualsiasi fatto che non sia esattamente previsto. Le metodologie impiegate nella ricerca, peraltro funzionali a chi la finanzia, consentono solo di verificare le ipotesi formulate e non di falsificarle. L’elemento che può variare è solo il grado di probabilità, l’indice statistico di validità.

    Ciò significa che la scienza attualmente riconosciuta e finanziata è costituita da una massa di ipotesi verificate tutte ad un certo grado di probabilità, quindi significa che chiunque riesca ad accedere alla possibilità di formulare un’ipotesi scientifica e riesca ad ottenere i finanziamenti per istituire procedimenti di verifica, può formulare una teoria e farla diventare legge scientifica. Chi è fuori dal sistema di potere, che consente l’accesso a posizioni, strumenti e finanziamenti, che permettono di trasformare una qualunque ipotetica relazione tra fatti in una teoria scientifica, verificata magari allo 0.00000n % di probabilità, non ha la possibilità di formulare ipotesi o leggi scientifiche.

    Per come è strutturata la ricerca scientifica, non solo non è possibile falsificare delle ipotesi, ma soprattutto non è possibile, se non per un errore, un incidente di procedura o uno strano caso della vita, scoprire qualcosa di realmente nuovo.

    Anni fa, Il mio amico Paolo Manzelli⁹, nel presentare la sua relazione ad un convegno dei rettori di tutte le Università d’Europa, su La crisi della scienza, davanti ad una così blasonata platea, esordì, nella sua sonora favella pisana:

    Per forza la scienza è in crisi, se gli scienziati siete voi...!.

    Poi seguitò, mettendo a fondamento della sua lapidaria affermazione, alcuni memorabili capisaldi esplicativi:

    Se per caso vi capita per le mani uno scienziato vero, gli fate fare la fine di Galileo... In effetti siete capaci di scoprire solo quello che sapete già e che qualcuno vi paga per dimostrare".

    Quello su cui Manzelli voleva attirare l’attenzione era il fatto che, la scienza ufficiale, totalmente asservita ad interessi di potere ed a potenti gruppi finanziari e industriali, non fa che legittimare e dimostrare quelle connessioni tra fatti, che a tali interessi sono funzionali, quindi che essa non scopre nulla che non si sappia già o che non si decida di legittimare.

    Le vere dinamiche creative si svolgono ormai su sentieri in gran parte avulsi dalla cultura accademica e fuori dal suo controllo, sostanzialmente ad opera di avventurieri e di carbonari della conoscenza, che, rinunciando al riconoscimento ed al sostegno (anche finanziario) della scienza ufficiale, escono da matrix(o ve ne vengono sbattuti fuori da qualche caso della vita") per andare a vedere il mondo coi loro occhi.

    Questo è quanto è accaduto anche a R.G. Hamer.

    Con il processo di elaborazione della NMG, la scienza viene di nuovo dall’esperienza, per come i fili che l’hanno tessuta affondano nella storia del dr. Hamer, perché questi sono gli stessi fili dei quali è intessuta la sua vita. Per questo, nel porre le ipotesi, nell’istruire le verifiche, nel costruire, mattone su mattone, l’edificio della sua medicina, egli non si è distaccato, nemmeno per un attimo, dal piano dei fatti, della realtà concreta e della sua complessità: ciò che sta accadendo, esperienza e vissuto personale di questo accadere, con tutte le sensazioni, emozioni, pensieri, movimenti e contemporanei fatti organici, cerebrali e comportamentali. Ogni elemento del sistema si radica nella concretezza dell’esperienza di vita e ad essa ritorna, fino ad essere una cosa sola con la vita stessa.

    Questo spiega perché l’esperienza che si ha del lavoro in NMG, a differenza di quanto accade in altre discipline scientifiche, attraversa le persone a tutti i livelli di esperienza: ci si trova in un sistema rigorosamente interconnesso da funzioni logiche, matematiche, puntualmente e direttamente sottoposte a verifica, che, al tempo stesso, riconduce al significato di ogni elemento, alle sue connessioni con la vita, offrendo una sorta di godimento estetico. Il Dr. Hamer sintetizza questa esperienza complessa del sistema dicendo che esso è fatto con precisione tedesca ed eleganza italiana.

    Per la sua intima, puntuale connessione alla vita concreta ed a fatti reali, ogni concetto ed ogni affermazione, pure rigorosamente scientifica, quindi astratta ed organizzata in un sistema logico-matematico, è, al tempo stesso, parte di un racconto, di un romanzo, di una storia ed è ispirazione poetica, nella quale scienza, arte e storia coincidono.

    Proprio l’attitudine dei concetti e delle affermazioni della NMG ad integrare la vita, dà un carattere particolarmente suggestivo al linguaggio nel quale esse si esprimono, che spesso diventa essenzialmente poetico: reintegrare i processi che abitualmente definiamo malattie nell’esperienza di vita, che ne ristabilisce il senso e ne libera la funzione, fino a riconoscerli come movimenti di guarigione e di recupero di funzioni ad uno stadio più avanzato di evoluzione, rappresenta un atto creativo per cui non ci sono parole. Dovendo usare le parole disponibili, usate ed abusate, andiamo per forza a scomodare delle costruzioni poetiche. In questo senso, la NMG è anche poesia, in quanto riscoperta della bellezza, della funzionalità, del senso dei processi di malattia, che siamo stati educati a vedere ed a temere, in quanto aberrazioni e follie della natura. Ma anche in un altro senso la NMG è poesia, per quanto la natura stessa è poetica, creativa (dal geco" ποίέω, poiéo= fare, creare"), in quanto generatrice di forme sempre nuove e diverse, sempre più evolute.

    Ed essenzialmente poetica è l’operazione di vedere un processo di malattia come movimento di guarigione, perché è esattamente quanto ci permette di liberare, comprendere e far funzionare le malattie per ciò che, nella loro vera natura, esse sono: esperienze creative che ci riconnettono con la funzione di trasformazione, che è la forza che ha guidato l’evoluzione della specie e che anche oggi ci orienta nei nostri processi evolutivi.

    Per quanto la NMG è strettamente interconnessa alla vita e all’esperienza del suo autore, per comprenderne l’elaborazione ed il senso, è necessario seguire la storia della vita del dr. Hamer. Vedere come egli ha intessuto la sua scienza con la sua esperienza ci mostra cosa significa integrare nella nostra vita la NMG, che, più che una metodica scientifica applicata, è l’impulso ad una vera e propria evoluzione del modo di vedere il mondo e di vivere la vita. In questo senso, essa getta le basi di un nuovo umanesimo, che affonda le radici nei più profondi abissi dell’origine della vita, nei programmi che hanno condotto l’antico verme d’acqua, nostro progenitore, ad esprimersi nelle forme e nei processi vitali degli esseri viventi, che attualmente popolano la terra e che ancora consentono a quel verme evoluto che siamo di continuare a trasformarsi e ad evolvere.

    A simili profondità ci troviamo nel laboratorio stesso della creazione, a tu per tu con il creatore: qui tutto diventa semplice e divertente, qui la paura, la rabbia e l’onnipotenza non hanno senso. Hanno senso, invece, lo stupore, la gioia di comprendere, la libertà di vedere e sentire, di tornare ad essere tutt’uno col processo vitale, di sentir battere il proprio cuore all’unisono con il cuore della creazione.


    2 sistemica è una disciplina che considera i fatti osservati in funzione delle relazioni di questi con tutto il resto della realtà e tiene conto delle loro implicazioni.

    3 Nel metodo sperimentale, si chiamano variabili i fenomeni studiati, accuratamente misurati ed isolati rispetto alle influenze che potrebbero alterarne il comportamento o la struttura e che non sono oggetto di studio. Le variabili devono essere accuratamente definite in termini misurabili e quantificabili.

    4 Per la natura sistemica, olografica, della realtà, è impossibile non interferire con un fenomeno in assoluto, dal momento che la realtà non è costituita da oggetti, ma da relazioni. Per interferire il meno possibile, è necessario riconoscere l’importanza della relazione che si ha con tale fenomeno e dei nostri giudizi a riguardo. Ad esempio, seguire un processo di malattia senza bloccarlo o reprimerlo ci permette di comprenderne il senso, in quanto costituisce una relazione di rispetto e di apertura nei confronti di ciò che osserviamo.

    5 Si chiama amniocentesi l’analisi delle cellule contenute in un campione di liquido amniotico, mediante la quale è possibile rilevare, fin dalle prime fasi della vita intra-uterina, eventuali malformazioni del nascituro. Dato che non esistono strumenti per intervenire su tali malformazioni genetiche, l’unico scopo dell’amniocentesi è l’eventuale eliminazione del feto.

    6 Il principio di autorità era il criterio del pensiero medioevale per stabilire la verità, secondo il quale tutte le ulteriori scoperte o affermazioni dovevano essere ricavate dalle verità già riconosciute vere, consacrate dalle opere dei maestri accreditati, dei quali il più illustre era Aristotele, che veniva usato sempre come fonte di convalida: ipse dixit(l’ha detto lui), una cosa detta da Aristotele era vera per definizione, quindi ogni cosa che era in armonia con quanto detto da Aristotele e dagli antichi maestri che erano in accordo con lui era considerata altrettanto vera per definizione, come era considerata falsa ogni affermazione che si discostasse da queste teorie. Se guardiamo oltre le enormi differenze tecnologiche che ci separano dal medioevo, ritroviamo nella logica della scienza moderna lo stesso pensiero medioevale.

    7 Per memoria olografica intendiamo un sistema di informazioni, nel quale ogni elemento contiene l’intero sistema.

    8 Si definiscono epistemologiche le discipline che studiano i metodi e le modalità con le quali si elabora la conoscenza, i suoi fondamenti ed i rapporti tra conoscenza, teorie e realtà.

    9 Paolo Manzelli, chimico e ricercatore, al tempo dei fatti in questione era professore presso il dipartimento di chimica dell’Università di Firenze, dirigeva il Laboratorio di ricerca educativa in didattica chimica e scienze integrate dello stesso dipartimento ed il Progetto C.A.P.I.R.E., un programma di ricerche avanzate in campo educativo.

    Capitolo II

    LA VITA E LE AVVENTURE DEL DR. R. G. HAMER

    di Katia Bianchi

    Ecco la storia di Hamer come lui stesso ce la racconta. Ovviamente, questa storia potrebbe apparire anche molto diversa, se fosse raccontata da V.E. di Savoia o

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