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Gli Dei della Bibbia

Gli Dei della Bibbia

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Gli Dei della Bibbia

Lunghezza:
350 pagine
5 ore
Pubblicato:
30 set 2017
ISBN:
9788899303488
Formato:
Libro

Descrizione

Perché nella Bibbia troviamo la frase “facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”? Il termine originario ebraico si riferisce agli Elohim, un plurale che indica le “divinità” e non un dio monoteistico. Questo dato ha spinto l’autore a cercare di comprendere di quale “pluralità” si parlasse attraverso uno studio storico e antropologico e, conseguentemente, analizzare nel dettaglio il testo biblico nelle sue molteplici sfaccettature. Ne nasce un quadro estremamente complesso ed articolato che delinea nuove linee di ricerca ma soprattutto una nuova comprensione del nostro passato. Attraverso un’indagine minuziosa Mauro Paoletti pone luce a quei dettagli che per secoli hanno costellato il testo biblico, particolari a cui non è mai stato dato, volutamente o no, il loro vero significato ma che svelano una storia nettamente diversa dell’Antico Testamento e del popolo ebraico. 
Pubblicato:
30 set 2017
ISBN:
9788899303488
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Libro

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Gli Dei della Bibbia - Mauro Paoletti

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IL LIBRO DEI LIBRI

Perché gli Dei della Bibbia?

Perché l’affermazione "facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza fa supporre che non ci troviamo di fronte a una sola entità. Facciamo e nostra" sono due parole che fanno riferimento ad una pluralità di individui. Questo ci spinge a cercare di comprendere di quale pluralità si parla e di conseguenza analizzare il testo biblico. Il nome Bibbia deriva dal greco biblìa che significa libri. Infatti il Libro dei Libri è una raccolta di libri, di racconti, miti, leggende, leggi e regole di comportamento stilate a fini igienici e alimentari, poemi, canti e preghiere, rituali, narrazioni storiche e avvenimenti del popolo ebraico. Vari scritti di autori diversi, provenienti da luoghi diversi, le cui fonti risalgono ad antichissime tradizioni orali antecedenti l’invenzione della scrittura. Si parla di decine di libri quale risultato di revisione e comparazioni di testi che nel tempo hanno subito modifiche e sono stati riscritti.

La stesura attuale è frutto di una convenzione fra i vari rabbini succedutisi nel tempo.

I testi che lo formarono erano scritti in ebraico antico, ossia in lingua ebraica pre-sinaitica e in parte in aramaico su lunghi rotoli di pelle e pergamena di non facile lettura. Successivamente, durante la cattività, furono usati i caratteri cuneiformi assiri. Inoltre, osservando una pagina originale della Bibbia è evidente la sequenza consecutiva di oltre due milioni di lettere scritte senza l’uso di spazi, punteggiatura e, soprattutto, di vocali. Fatto che può dare adito alla formazione di diverse parole e a diverse interpretazioni. Solo nel 1488 la prima edizione provvista di vocali.

Di conseguenza è naturale chiedersi se la versione, considerata ufficiale, corrisponda all’antico originale, ossia alla versione scritta a memoria dal profeta Ezra nel 539 a.C.

I rabbini che si incaricarono di raccogliere gli scritti però non erano interessati a rimanere fedeli alla realtà dei fatti. L’intento era di codificare un sistema politico-religioso, nella necessità di affermare il potere di Israele. Occorreva stabilire un’unione e il culto monoteistico avrebbe contribuito a realizzarla. Un solo Dio, un solo popolo. Si rese pertanto necessario sopprimere ogni riferimento a culti politeisti.

I documenti ritenuti sacri compilati prima della stesura della Bibbia sono andati perduti. In parte, furono distrutti dai soldati del re babilonese Nabucodonosor. Fortunatamente gli Esseni avevano copiato e conservato nelle grotte del Qumran alcuni scritti, i famosi Rotoli del Mar Morto, fra i quali è stato ritrovato il libro di Isaia nella sua quasi completa totalità e, che, corrisponde perfettamente alla versione mnemonica di Ezra. Alcuni scritti sono stati distrutti. La loro esistenza è confermata da alcune tracce contenute nella Bibbia stessa.

Nei Numeri 21,14 si cita il Libro delle Guerre del Signore Yhwh. In Giosuè 10,13 si fa riferimento al Libro del Giusto riguardo al fenomeno del Sole che si fermò in mezzo al cielo per un intero giorno. Nella Genesi 5,1 si menziona il Libro della Posterità di Adamo. Libri giudicati apocrifi e non inseribili nel nuovo libro. Vennero tagliati miti, ne furono aggiunti di nuovi. Presi anche in prestito dai popoli vicini, in particolare Sumeri e Babilonesi, riguardo al tema della cosmogonia. Non tenendo conto delle contraddizioni, ripetizioni, esagerazioni.

Tutto venne assemblato successivamente alla deportazione del popolo ebraico a Babilonia, fra il 400 e il 500 a.C. Un periodo in cui il territorio fu dominato dagli Assiri, dai Babilonesi e infine dai Persiani. In tale periodo i re venivano eletti fra gli indigeni, ma l’autorità religiosa veniva mantenuta dai sacerdoti. Per questo iniziò una riforma verso un culto monoteistico.

Nella Bibbia si fa risalire l’inizio del monoteismo sotto il regno di Ciro di Persia eletto unto dal Signore.

Esdra 1,22: "Così dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giudea. Chi di voi proviene dal popolo di lui? Il suo Dio sia con lui; torni a Gerusalemme, che è in Giudea, e ricostruisca il tempio del Signore Dio d’Israele: egli è il Dio che dimora a Gerusalemme. Ogni superstite in qualsiasi luogo sia immigrato, riceverà dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con offerte generose per il tempio di Dio che è in Gerusalemme".

Tutto questo risulta come un’invenzione dato che il Dio a cui si riferisce il re persiano nel documento noto come Cilindro di Ciro, considerato la prima magna carta dei diritti dell’uomo, è Marduk. Sul suo famoso Cilindro è scritto. "Io riportai gli Dei alle loro dimore e li lasciai per stabilirsi per sempre. Tutte le loro genti ho riunito e riportato nelle loro patrie. Gli Dei di Sumer e di Akkadu trascinati in Babilonia, suscitando lo sdegno del Supremo Iddio, io lasciai per comando di Marduk, l’alto Signore, perché ritrovassero pacifica dimora nella loro patria".

In tale documento, non si fa riferimento al popolo ebraico. Quanto riportato nei vari passi della Bibbia si suppone sia una giustificazione per le frequenti uccisioni di regnanti nella lotta al trono menzionati nella Bibbia. Delitti compiuti in nome di Dio. Yahweh era uno dei tanti Dei venerati nei culti dei popoli presenti nella regione. Una divinità che si è affermata dopo moltissimo tempo come Dio unico grazie alle conquiste militari del popolo ebraico pur rimanendo un Dio geloso, vendicativo. Solo con il Cristianesimo divenne buono e misericordioso e acquisì l’universalità. La stessa Bibbia non fu assemblata in breve tempo.

Quindi il tempo ha contribuito a distorcere molto di quanto narrato e scritto. In seguito gli autori aggiunsero molto materiale comprendente leggi, riti e costumi. Nella copiatura degli scritti originali furono commessi molti errori di trascrizione. Coloro incaricati del compito non erano a conoscenza del significato e delle sfumature espresse in alcuni passi. I testi erano parziali e scritti in una lingua sconosciuta. Trattavano fasi storiche poco note. Il passato storico risulta rielaborato in coerenza con le norme della riforma religiosa attribuita a re Giosia. Vicende riscritte e rielaborate successivamente evidenziando collegamenti con i miti babilonesi e fenici.

Attraverso i contatti con i popoli vicini sono stati assorbiti numerosi elementi in seguito trasformati con lo scopo di convertire popoli alla nuova fede.

Gli interventi sui testi consultati per redigere la Bibbia sono stati ripetuti da parte dei redattori con intendimenti etici e religiosi per reinterpretare alcune antiche vicende. Per cui nessuno dei libri si può ritenere originale e integro e risalente a un determinato periodo storico. In ognuno si riscontrano le tracce degli interventi. I più antichi testi sono brevi e riconoscibili dalle vicende politiche riscontrabili cronologicamente e su altre testimonianze collaterali.

La struttura, la forma, chiamata canone, presenta essenziali differenze fra quello ebraico, samaritano e cristiano nelle sue varie versioni, in quanto nei primi due non sono stati inseriti i libri del Nuovo Testamento relativi a Gesù.

L’espressione Antico Testamento per gli ebrei è ciò che viene chiamato Tanakh, una raccolta di libri redatti, in ebraico e in parte in aramaico provenienti dalla tradizione orale, dal decimo alla metà del secondo secolo avanti Cristo.

Il titolo ebraico di Tanàkh, תנך (TNKH), è composto dalle tre iniziali di Torah תורה ,  Nevi’îm נביאים, Ketuvîm כתובים, che corrispondono alle tre parti in cui si divide l’opera.

In Israele la lingua parlata era un dialetto diverso da quello usato nel regno di Giuda e dato che il Tanakh fu compilato in quest’ultimo territorio, si pensa sia stato adattato a quel linguaggio. Conterrebbe l’intera rivelazione divina.

Dal medioevo furono aggiunte alcune vocali in modo da poterlo cantare durante i riti. Fu stampato dal rabbino Jacob Havvim nel 1524. Dato che i frammenti antichi rinvenuti in Giudea risalirebbero al quarto secolo avanti Cristo sono occorsi duemila anni per avere un’edizione scritta del testo. Un motivo in più per ribadire che è impossibile ricostruire la trasformazione di qualsiasi testo.

In seguito la comunità ebraica presente ad Alessandria d’Egitto tradusse i testi in greco dando vita alla versione dei Settanta, dal numero dei traduttori della Torah come testimoniato dalla Lettera di Aristea. Una versione che includeva inoltre libri scritti in greco non in uso nel culto ufficiale del Tempio di Gerusalemme e nella sinagoga della diaspora.

Ne è emersa una significativa differenza nel numero dei testi fra la Tanakh e la Settanta tanto da specificare un canone palestinese che comprende i libri ebraico-aramaici dell’attuale Tanakh e un canone alessandrino che comprende oltre ai libri di quello palestinese i testi scritti in greco della diaspora.

La Tanakh è suddivisa in tre parti, a sua volta suddivise in altri testi per un totale di trentanove. La prima parte è la Torah distinta da quella scritta che racchiude l’intera raccolta dei ventiquattro libri e da una sua versione orale quella trasmessa in via orale da Dio a Mosè sul Sinai e messa in forma scritta successivamente. Per la Torah sono previste regole rigide nel compito di copiatura per garantirne la correttezza e la massima integrità.

La Torah è il riferimento centrale della tradizione religiosa ebraica. I primi cinque libri dei ventiquattro del Tanakh sono chiamati dai cristiani Pentateuco e comprendono gli insegnamenti e i precetti rivelati da Dio. Secondo un Midrash, la Torah fu scritta prima della creazione del mondo. La forma della Torah è del tipo narrativo con la creazione, gli inizi del popolo di Israele, fino alla consegna della Torah a Mosè e alla sua morte.

I libri della Torah prendono il loro nome dalla prima parola scritta all’inizio del libro, e sono: la Bereshit – בראשית – In principio, ossia il Libro della Genesi; Semot – שמות – I Nomi, il libro dell’esodo; Vaiyikra - ויקרא אל משה – Il Signore chiamò Mosè, il Levitico; Bemidbar – במדבר – Deserto, il libro dei Numeri e infine il Devarim – דברים – Parole, il Deuteronomio.

I mussulmani si riferiscono alla Torah chiamandola Tawrat Legge, parola araba che indica le rivelazioni date al profeta islamico Musa (Mosè). La maggioranza dei biblisti reputano che i libri furono scritti nel periodo dell’esilio e completati alla fine del periodo persiano. La scoperta di frammenti della Bibbia ebraica, avvenuta nel 2004, databili a un periodo antecedente la deportazione a Babilonia induce a ritenere che alcune parti della Torah fossero già note prima dell’esilio.

La Torah è considerata non solo una semplice raccolta di leggi ma anche un trattato vero e proprio di filosofia composto da un nutrito numero di leggi specifiche nonché dalla storia sacra del popolo d’Israele iniziando dalla creazione del mondo. A tale proposito però è rilevante quanto ha dichiarato il rabbino Avraham Hazam: "La Genesi non è l’inizio della storia del popolo ebraico, parla dell’inizio del mondo. La storia degli ebrei inizia dall’Esodo, da quando il popolo esce dall’Egitto con Mosè. La Genesi serve solo per comprendere da dove proveniamo. Con l’uscita dall’Egitto inizia la prima missione per il popolo ebraico. Quella data da Dio a Mosè, ossia santificare il mese. Ogni mese ha una luna nuova e per gli ebrei è obbligo santificare il nuovo mese, la nuova luna. La Torah dà molta importanza al ciclo lunare. Conterete i vostri mesi disse Dio".

I Samaritani avevano una loro versione della Torah con molte varianti che la rendevano simile alla versione dei Settanta e a versioni esistenti nella Palestina non accettate dai Masoreti.

La Torah è il secondo testo religioso più antico del mondo dopo i Veda indiani. Una versione sostiene che la Torah fu scritta da Mosè nel corso di molti anni. La ultimò quando stava per morire. Un’altra versione afferma che Mosè la scrisse interamente prima della morte basandosi su quello che gli era stato dettato nel corso degli anni. Come afferma il Talmud gli ultimi otto versetti della Torah, che descrivono la morte e sepoltura di Mosè, non potevano essere stati scritti da Mosè stesso, ma furono scritti molti anni dopo la sua morte da Giosuè.

Mosè apprese oralmente la Torah sul Sinai dove rimase per quaranta giorni. A quel tempo era proibito mettere per iscritto la legge orale per timore di alterazioni e contraffazioni. Tuttavia, dopo l'esilio, la tradizione venne abbandonata perché gli ebrei si resero conto che scriverla era il modo più idoneo di conservarla. Quindi fu messa per iscritto e ne fu compilata una versione nota come Mishnah. Le tradizioni citate nella Mishnah formarono migliaia di pagine e originarono una raccolta chiamata Ghemara, scritta in aramaico, che insieme alla Mishnah sono chiamate Talmud.

I rotoli della Torah sono usati e copiati per fini rituali. Il rotolo è chiamato Sefer Torah. Nella loro scrittura sono stati usati metodi particolari da parte di scribi qualificati al compito. Si ritiene che ogni parola, o segno, possieda un significato divino e nessuna sua parte possa essere cambiata per timore di commettere errori. La trascrizione viene eseguita con la massima cura ed è necessaria una competenza speciale. In particolare il libro di Esdra fa riferimento a traduzioni e commentari del testo ebraico in aramaico più diffuso nel VI secolo prima dell’era volgare. Le prime traduzioni in latino si originarono da parti specifiche della versione dei Settanta. Solo nel IV secolo venne realizzata una traduzione latina della Bibbia ebraica, nota come la Vulgata. Altri testi del canone biblico ebraico sono stati tramandati oralmente almeno fino al ritorno dei deportati, epoca in cui si comprese l’importanza di dover mettere in forma scritta la tradizione orale, formando il Tanakh nel quarto secolo.

Il Neviìm, o libro dei profeti, è la storia di Israele dalla morte di Mosè fino alla costruzione del secondo tempio di Gerusalemme.

Il Ketuvim è la raccolta degli scritti, salmi, proverbi, l’Ecclesiaste, Esdra, libri di saggezza e cronache storiche.

Per quanto riguarda la versione dei Settanta, nota anche come Septuaginta, fino al I secolo d.C. il Sinedrio non sentì l’urgenza di definire un canone dei testi sacri perché erano in uso nella liturgia ufficiale i cinque testi della Torah e i Salmi. Nell’uso degli altri testi non c’erano restrizioni o divieti e l’utilizzo dipendeva dalla locale sinagoga.

Con il diffondersi del cristianesimo fu adottata la traduzione dei Settanta. La nuova Chiesa compose e impose gradualmente i Vangeli, nuovi testi e le lettere di alcuni apostoli affiancandoli a quello che divenne successivamente l’Antico Testamento.

In seguito, sul numero dei libri inseriti, sorsero varie dispute soprattutto per le differenze che si potevano riscontrare al loro interno. Giuseppe Flavio, mezzo secolo dopo la morte di Gesù, scrisse che "Presso di noi non si trovano miriadi di libri in contraddizione e in contrasto gli uni con gli altri ma solo 22 libri che descrivono tutto il corso del tempo; a buon diritto essi vengono considerati degni di fede. Ne fanno parte i cinque libri di Mosè. Dalla morte di Mosè ad Artaserse, i profeti post mosaici hanno annotato gli eventi del loro tempo in tredici libri. Gli altri quattro libri contengono canti di lode a Dio. Anche per il tempo che va da Artaserse ad oggi ogni cosa è stata registrata, ma questa descrizione non gode della medesima credibilità di quello che precede, poiché è venuta meno la vera discendenza dei profeti".

Se si ritiene che quanto affermato corrisponda a verità il canone fissato comprendeva ventidue libri e non i ventiquattro attuali della Bibbia ebraica. Comunque è di rilievo che Flavio parli di un canone comune a tutti i giudei. Quindi il canone ebraico era già completo circa nel II secolo a.C. nel quale erano presenti i testi della Tanakh.  

L’origine della traduzione viene descritta nella Lettera di Aristea a Filocrate. Si narra che Tolomeo II commissionò alle autorità religiose del tempio di Gerusalemme una traduzione in greco del Pentateuco per la biblioteca di Alessandria. Il sacerdote Eleazaro scelse settanta, alcune versioni ne nominano settantadue, scribi ebrei fra le tribù di Israele che stabilitisi nell’isola di Faro svolsero il lavoro di traduzione. Il tutto si considera leggenda dato che risulta difficile trovare settanta traduttori, esperti bilingui fra tribù non facilmente rintracciabili, che impiegarono solo settantadue giorni per compiere il lavoro di traduzione.

I Greci non erano interessati ai testi degli altri popoli, però dato che la città di Alessandria ospitava un intero quartiere giudaico può darsi che esistesse un interesse da parte della sovranità riguardo alla legge seguita dagli Ebrei. Comunque il lavoro potrebbe essere stato realizzato da ebrei autoctoni di lingua greca per l’uso liturgico della nutrita comunità giudaica. Si narra infatti anche che fu convenuto di procedere a una traduzione della Bibbia ebraica per soddisfare gli ebrei di lingua greca non più in grado di leggere l’ebraico poiché da tempo non più residenti in Palestina.

Nella versione dei Settanta troviamo anche dei libri non presenti nel canone ebraico definito nel I secolo d.C. e che, con il testo masoretico, è la versione più in uso presso gli ebrei.

Nel canone cattolico, nelle versioni latine, sono stati inseriti dai protestanti i libri considerati apocrifi, sono quelli di: Giuditta, Tobia, dei Maccabei, la Sapienza di Salomone, di Siracide, la Lettera di Geremia, Bel e il Drago.

Oltre alla differenza strutturale tra il canone ebraico e quello greco, nello specifico sono presenti moltissime differenze tra il Testo Masoretico e quello dei Settanta. Per alcuni studiosi le differenze sono dovute a errori degli scribi, a modifiche volontarie. Traduzioni diverse originate a causa di testi ebraici privi vocali e punteggiatura a disposizione dei traduttori greci e soggetti a più interpretazioni.

Sono stati diversi i fattori che hanno spinto gli ebrei ad abbandonare l’uso della versione dei 70, fra i quali il fatto che gli scribi greci non erano soggetti alle stesse regole rigide imposte a quelli ebrei. L’uso cristiano di questa versione, ed il conseguente disappunto giudaico, diedero luogo a nuove traduzioni greche sostitutive.

Un graduale declino della conoscenza del greco fra gli ebrei fece preferire i manoscritti ebraici e aramaici compilati dai masoreti e le traduzioni aramaiche di Onkelos, di rabbi Yonasan ben Uziel e il Targum Yerushalmi.

La Chiesa cristiana primitiva ha continuato ad utilizzare la Settanta, perché i suoi seguaci di madrelingua greca e i brani messianici erano più riferiti a Gesù.

Quando Girolamo cominciò a tradurre la Bibbia in latino, la Vulgata, nel 382 d.C., utilizzò la Settanta basandosi sul testo ebraico come verifica. In seguito tradusse la maggior parte dell’Antico Testamento direttamente dall’ebraico.

La Chiesa ortodossa fa ancora uso della Settanta. Gli studiosi cattolici, pur basandosi su testi masoretici, utilizzano la Settanta per scegliere le varianti se il testo ebraico non è chiaro o ambiguo.

Successivamente il Concilio di Trento, dopo aver stilato un elenco di testi la cui lettura veniva proibita ai fedeli per via di contenuti eretici o moralmente sconsigliabili, riconobbe la necessità di una revisione delle edizioni in uso al tempo. Venne approvato un testo biblico in uso fino al 1977 quando Papa Paolo VI, durante il Concilio Vaticano II, ne richiese una rielaborazione moderna.

La prima stesura in lingua inglese risale al 1525. Nel 1961 vennero apportate altre essenziali modifiche. Il ritrovamento dei rotoli del Mar Morto ha infine contribuito ad aggiungere altre incongruenze.

Questo per quanto riguarda la natura della Bibbia ritenuta come la cronaca della Creazione da parte di Dio.

L’ARAMAICO E GLI ARAMEI

Gli Aramei sono uno dei grandi gruppi etnici e linguistici in cui si divide l’etnia dei Semiti, un popolo nomade menzionato sei volte nella Bibbia ebraica, stanziato in Mesopotamia, tra due fiumi e nella regione che oggi è occupata da Turchia, Siria, Iran, Iraq, Giordania, Libano. La maggior parte degli studiosi ritiene che i due fiumi in questione fossero il Tigri e l’Eufrate come scritto nel Libro dei Giubilei. Nella Bibbia traspare una netta relazione etnica tra Aramei ed Ebrei. Aram, capostipite degli Aramei è figlio di Sem e prozio di Eber, antenato di questo popolo. Aram è figlio di Qemuel, figlio di Nahor.

Documenti cuneiformi parlano di gruppi di Beduini che imperversano ai confini siriani chiamandoli Aḫlame o Aramaia, ossia Aramei. Diviene credibile che questo popolo avesse occupato la Siria e invaso la Mesopotamia lungo il Tigri e l’Eufrate, perché probabilmente trovarono la Palestina già occupata dagli Ebrei.

Questi ultimi testimoniano il ricordo di una vita nomade in compagnia degli Aramei nel Deuteronomio 26,5: "Mio padre era un Arameo errante, e scese nell’Egitto... e divenne colà un popolo grande, forte e numeroso".

Gli Aramei formarono piccoli stati autonomi nella Siria, dilagarono in Mesopotamia e si estesero fino ai confini armeni. Penetrarono in Assiria e nella terra Babilonese. Aram Naharaim e Paddan Aram sono i nomi con cui la Bibbia identifica la regione della Mesopotamia settentrionale. Era un popolo però senza unità politica e non rappresentarono una minaccia per nessuno. Finirono per essere sottomessi agli Assiri.

Le notizie riguardo agli Aramei giungono dagli ebrei che ebbero frequenti rapporti con loro, in particolare con lo stato di Damasco.

Vi furono anche alleanze fra ebrei e aramei nelle lotte interne, come per esempio fra Asa di Giuda e Benhadad di Damasco uniti contro Baesa d’Israele. Alleanze che risultarono variegate. Benhadad, comandante di una lega di stati aramei, combatté con varia fortuna contro Acab d’Israele e in seguito si alleò con questi per combattere contro il re assiro Salmanassar II.

In quanto ai culti religiosi degli Aramei, comprendevano quelli antichi relativi alla fecondità che caratterizzavano tutto il territorio della mezzaluna. In gran parte erano venerati gli antichi Dei cananei e in particolare le divinità delle tempeste e il raggruppamento in trinità. Troveremo a Zincirli, antica città di Samal, Hadad dio delle tempeste, El padre degli Dei cananei, Beshel dio della guerra e della pestilenza, identificato con il Nergal mesopotamico; Samash dio del Sole, Baal Semed signore del giogo, Baal di Harran il dio lunare Sin venerato dagli Aramei con il nome di Yarih. Inoltre l’auriga di El nominato Rekub El.

I rilievi presenti sulle porte monumentali raffigurano divinità simili a Teshub Hadad, Kihaba o Khebat delle popolazioni Urrite. Ad Aleppo si venerava Elyon e Hadad.

La dea della fecondità Atar in età romana diverrà celebre come Atargatis, nome derivato dalla fusione di Atar, dea aramaica, con Anat, dea cananea, che in Grecia diverrà Gatis. Nella stele di Zakis troviamo Baal Hamin, signore dei cieli, venerato in età romana, compare a Biblo dove si adorava la dea Baalat. Al periodo aramaico appartengono i culti di Zeus-Hadad, di Atargatis, di Simios a Hierapolis vicino a Karkemish; di Giove Heliopolitano, Venere e Mercurio a Baalbek, nella Beqaa.

I ritrovamenti archeologici hanno portato alla luce i resti di due degli stati aramei di cui parlano la Bibbia e le tavolette cuneiformi. Samal nei pressi del villaggio di Zencirli e Hamah dove una stele, ritrovata nel villaggio di Afis, ricorda una vittoria contro una lega di stati aramei.

Rappresenta un’importante documentazione che mostra come gli Aramei divenendo da nomadi sedentari, furono influenzati dalla civiltà ittita e cananea sia nell’architettura che nella scrittura, all’inizio fenicia e successivamente si sviluppò per conto proprio. La civiltà aramaica nonostante fosse sparsa in un vastissimo territorio in piccoli stati e facendosi influenzare da vari popoli, conservò una propria fisionomia.

Pur perdendo la loro indipendenza continuarono a infiltrarsi nella regione e a imporre la loro lingua alle popolazioni locali.

La cultura aramaica si distingue per la lingua, definita aramaica dagli ebrei perché parlata a Damasco-Aram, un dialetto semitico che si differenzia dall’ebraico e dal fenicio per i suoi elementi fonetici e morfologici. Tutto quanto riguarda tale cultura era stato scritto su papiri e quindi perduta a causa del clima siriano. Qualcosa è giunto attraverso i monumenti, in particolare quanto scritto sulle steli di Kilamuwa e di Zakir eretta in onore di El-Wer che aveva un suo tempio ad Afis.

L’aramaico si diffuse fra la civiltà Assira e Babilonese e fu usato per comporre note esplicative dei testi cuneiformi, nomi di persona, stesura di contratti, ricevute di pagamento e altri documenti. Grazie al numero di persone che parlavano l’aramaico, e la semplicità della sua scrittura, questa lingua diventò una sorta di lingua franca adoperata nelle trattative politico-giuridiche.

Con l’impero persiano l’aramaico divenne la lingua ufficiale della regione a occidente dell’Eufrate fino all’Egitto e si inserì a livello popolare al posto dell’ebraico e del fenicio, come testimoniato da Neemia 13,24 "la metà dei loro figli parlava l’asdodeo (lingua di Asdod città filistea), conosceva solo la lingua di questo o quest’altro popolo, non sapeva parlare giudaico". Colonie di Aramei si erano stabilite dal V secolo a.C. fuori della Mesopotamia e della Siria. Tale espansione è testimoniata dai papiri egizi appartenenti alla colonia giudaica stanziata sull’isola Elefantina, in Egitto. La conquista di Alessandro Magno segna una regressione per la lingua aramaica a causa della diffusione della cultura ellenica in seguito alla fondazione delle colonie greche. Continuò a espandersi in Arabia con lo sviluppo del regno dei Nabatei che adottarono l’aramaico come lingua letteraria.

Con la formazione del regno dei Parti l’aramaico tornò in vigore.

I Parti assorbirono molto della cultura aramaica specie della scrittura e, il dominio di Roma imperiale, favorì l’espansione di colonie aramaiche in Occidente. Successivamente la lingua aramaica si diffuse in tutto l’Oriente e divenne la lingua della chiesa siriaca.

Gli Aramei assimilarono e trasmisero elementi di diverse civiltà contribuendo alla formazione della civiltà dell’Oriente e diffusero, con la lingua, la struttura della civiltà Orientale. Sono stati gli Aramei a conservare e trasmettere le credenze e i culti dell’antichità babilonese, come per esempio, l’astrologia. Utilizzando la lingua, non si dimentichi, sono state propagate nella civiltà romana e greca le religioni universali del giudaismo e del cristianesimo. Influenzati dalla civiltà greca trasmisero alcuni elementi dei popoli ai quali i greci non giunsero direttamente.

Attraverso gli Aramei le idee religiose persiane penetrarono nel mondo semitico e greco generando un sincretismo che influenzò lo sviluppo della religione nel Mediterraneo, fino al manicheismo, manifestazione tipica del sincretismo, che si diffuse fino alla Cina.

Apriamo una parentesi per spiegare in cosa consiste il sincretismo in modo da comprendere al meglio l’opera di diffusione degli aramei. Con tale terminologia si indica un fenomeno derivante dall’incontro di due religioni che da luogo a un’assimilazione e ad una fusione delle religioni stesse generando nuove forme religiose. Se una delle due religioni cessa di esistere siamo di fronte a una conversione.

Le migrazioni dei popoli portano a contatto le religioni degli invasori con quelle dei paesi invasi e, nel tempo, si sono verificati molti sincretismi. La religione babilonese ebbe origini sumero-accadiche mantenendo la sopravvivenza della lingua sumera nell’uso sacrale e liturgico, accanto all’accadico. Così è anche per la religione greca, in quanto risulta dalla fusione di un elemento ellenico con il graduale inserimento degli elementi misterici e dionisiaci. La stessa religione ebraica è una forma sincretistica come risulta dalla fusione della religione jahvistica dei seminomadi e pastori, con la religione agraria delle popolazioni cananee agricole e sedentarie.

Molte volte l’espansione politica e commerciale dei popoli attraverso la guerra e le conquiste mise a contatto religioni diverse. Esempio la deportazione dei popoli come quella degli Ebrei in Babilonia all’epoca assira.

L’espansione egiziana nell’Asia Minore favorì l’adorazione della dea di Byblos, Baalat, come l’egizia Hathor. Nell’impero degli Achemenidi fu introdotta dalla religione babilonese nella persiana la rappresentazione figurata delle divinità, e il culto

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