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Il sangue degli infanti

Il sangue degli infanti

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Il sangue degli infanti

Lunghezza:
105 pagine
1 ora
Pubblicato:
Sep 26, 2017
ISBN:
9788825403473
Formato:
Libro

Descrizione

Storico - romanzo breve (77 pagine) - A.D. 552: un ragazzo con un occhio cieco e un monaco a caccia del mostro che rapisce i bambini di Scolacium. E' il demonio o qualcosa di più... terreno?


Scolacium, A.D. 552. La guerra che da 17 anni imperversa tra barbari goti e romani d’oriente per il possesso dell’Italia è appena terminata, ma già una nuova piaga minaccia la cittadina di Scolacium. I bambini scompaiono.

La donna delle erbe, capace di guarire con le sue misture ogni malattia, viene subito accusata dei crimini e uccisa dalla folla impaurita. Tuttavia i rapimenti non cessano, e Suna, il ragazzo dall’occhio cieco venuto dalle terre del settentrione con la donna delle erbe, sa bene il perché.

Insieme all’aiuto di un uomo santo e per mezzo della reliquia che porta da sempre al collo, Suna darà la caccia al vero colpevole. Riuscirà a fermare l’essere demoniaco che ruba i bambini di Scolacium prima della prossima sparizione?


Anna D’Alessio è nata a Roma e, per il momento, vive a Singapore con il marito e due bambine. Ha passato gli ultimi tredici anni in giro per il mondo, studiando diverse lingue e culture. Coltiva con caparbietà una pianta di basilico poco collaborativa e la passione per la storia dei barbari all’indomani della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Pubblicato:
Sep 26, 2017
ISBN:
9788825403473
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Il sangue degli infanti - Anna D'Alessio

Anna D'Alessio

Il sangue degli infanti

ROMANZO BREVE

Prima edizione settembre 2017

ISBN 9788825403473

© 2017 Anna D'Alessio

Edizione ebook © 2017 Delos Digital srl

Piazza Bonomelli 6/4 20139 Milano

Versione: 1.0

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Indice

Il libro

L'autrice

Il sangue degli infanti

Prologo

I

II

III

IV

In questa collana

Tutti gli ebook Bus Stop

Il libro

A.D. 552: un ragazzo con un occhio cieco e un monaco a caccia del mostro che rapisce i bambini di Scolacium. E' il demonio o qualcosa di più... terreno?

Scolacium, A.D. 552. La guerra che da 17 anni imperversa tra barbari goti e romani d’oriente per il possesso dell’Italia è appena terminata, ma già una nuova piaga minaccia la cittadina di Scolacium. I bambini scompaiono.

La donna delle erbe, capace di guarire con le sue misture ogni malattia, viene subito accusata dei crimini e uccisa dalla folla impaurita. Tuttavia i rapimenti non cessano, e Suna, il ragazzo dall’occhio cieco venuto dalle terre del settentrione con la donna delle erbe, sa bene il perché.

Insieme all’aiuto di un uomo santo e per mezzo della reliquia che porta da sempre al collo, Suna darà la caccia al vero colpevole. Riuscirà a fermare l’essere demoniaco che ruba i bambini di Scolacium prima della prossima sparizione?

L'autrice

Anna D’Alessio è nata a Roma e, per il momento, vive a Singapore con il marito e due bambine. Ha passato gli ultimi tredici anni in giro per il mondo, studiando diverse lingue e culture. Coltiva con caparbietà una pianta di basilico poco collaborativa e la passione per la storia dei barbari all’indomani della caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Dallo stesso autore

Anna D'Alessio, Arriva il crepuscolo Horror Story ISBN: 9788825400939

Prologo

Ce ne sono alcuni che profumano come il latte appena munto in cui il miele è stato stemperato, e altri il cui afrore ricorda il primo caglio. Alcuni odorano di escrementi di zuppe d'orzo e di grano, altri di piscio stantio e di panni mal lavati. Questi possono ancora andar bene, per quanto i loro singhiozzi striduli possano irritare. Tu chiudi l'orecchio e pensa al fine, senza lasciarti sopraffare né dalla pietà, né dall'impulso di guastarli.

Quelli che proprio non vanno sono quelli che puzzano già di uomo. Quelli che sudano il rancido dei loro umori, che dormono sognando la fatica, che parlano con bocche riempite a cacio e pane. Questi urlano e si dimenano, picchiano e graffiano. Questi hanno perso la dolcezza nel loro sangue, sono malati di troppa vita. Questi proprio non vanno. Ricordalo.

Un cenno del capo: lo avrebbe ricordato.

Usa una mammella di capra. Svuotala del grasso, lavala nell'aceto e nell'acqua, in modo che l'odore di selvatico sfumi fin quasi a scomparire, ma ne rimanga, tuttavia, un sentore. Riempila fino a una parte di quattro. Ogni sera, al sorgere della prima stella, una parte; ogni mattina, al primo bagliore del nuovo sole, una parte.

E per quel che riguarda la tua condotta, porta avanti la tua esistenza come un tempo solevi. Non dar adito a nessuno di immaginare e nemmeno sospettare il tuo commercio.

Ma lui no. Lui resterà nel cuore più remoto della casa, sorvegliato solo dagli occhi di una persona fidata. A nessuno sarà concesso avvicinarlo, né vederlo, se non quando io ne darò il permesso. Ricorda.

Ancora un cenno del capo: avrebbe ricordato anche quello.

Aspettami, allora. Aspettami e non dubitare.

Una violenta folata scosse le cortine della camera devastata. I tizzoni assopiti nei bracieri riarsero in un ultimo sbuffo, rosso come le fiamme dell'inferno. Lui era già andato.

I due corpi giacevano in terra, gli occhi innaturalmente opachi.

Non importava, si disse asciugandosi le guance, non importava. Da adesso in poi tutto sarebbe andato bene.

Abbassò lo sguardo sul piccolo tra le sue braccia. Dormiva placido, con i pugnetti stretti e la boccuccia appena aperta. Un sorriso intenerito increspò le sue labbra ruvide. Non avrebbe dimenticato, non lo avrebbe fatto.

I

I bambini continuavano a sparire.

Primi tra tutti erano stati quelli che il piccolo convento delle monache appena fuori città accoglieva in gran numero da quando la guerra aveva sterminato la popolazione dei dintorni di Scolacium. Poi, quando gli unici rimasti ad assillare le preoccupazioni materne delle religiose furono i bambini già in grado di correre da soli per il cortile, fu la volta dei figli più giovani dei braccianti. Uno per uno, neonati e bambini non più grandi dei due anni. Volatilizzati nel nulla.

I proprietari terrieri colpiti dalla sciagura avevano denunciato l'accaduto ai rappresentanti dell'esarcato venuti da Costantinopoli a ristabilire l'ordine romano dopo la guerra. Ma loro non avevano fatto altro che istruire un'indagine contro sconosciuti. Senza sospettati e senza testimoni, dicevano, non si poteva fare molto.

Poi, d'un tratto, come una malattia che si diffonde senza un disegno preciso, le sparizioni si insinuarono tra le mura di Scolacium. Ma anche allora, quando il male si fece più concreto, la supplica dei padri e delle madri non ebbe altro esito che quello di mettere in moto una ricerca quanto mai disorganizzata. Di tutti i bambini scomparsi nemmeno una traccia fu trovata, nemmeno un indizio minuto che alludesse alla loro sorte. E se per questo alcuni nutrivano delle speranze, altri, per lo stesso motivo, si disperavano e iniziavano a guardarsi intorno sospettosi di chiunque.

La paura non cessava di nutrire se stessa. Il clima di diffidenza si fece allarmante, al punto che ogni nuova nascita veniva tenuta nascosta, mentre ai bambini più piccoli non era nemmeno permesso di accompagnare i fratelli maggiori a prendere l'acqua al pozzo.

Ma neanche questo riuscì a scongiurare le sparizioni.

Presto si diffuse la credenza che uno spirito maligno si fosse stabilito tra gli abitanti di Scolacium. E sempre più sovente un nome veniva associato al demonio che rapiva i loro figli: quello della donna che viveva nel bosco, sulla china più alta della collinetta, con il ragazzo da un occhio solo, Suna. Gli eventi non erano forse iniziati poco dopo il loro arrivo? E lei non era forse in grado di guarire ogni malattia del corpo e della mente con le sue pozioni? E come li faceva, quegli intrugli, se non con erbe, sì, ma impastate nel sangue giovane e innocente, sotto istigazione del diavolo?

Ma le voci rimanevano voci, si disse Suna tornando verso casa. Almeno per il momento nessuno avrebbe osato dichiarare alla luce del giorno di credere a quelle sciocchezze che le vecchie rancorose sussurravano tra di loro. Presto lui avrebbe scoperto il colpevole. Avrebbe solo dovuto convincere l'abate Cassiodoro a dargli una mano. E poi nessuno avrebbe più accusato Lilia, né in segreto, né alla luce del sole. Anzi, sarebbero tutti corsi a chiederle scusa e li avrebbero lasciati finalmente in pace.

– Hanno smesso di venire.

Lilia non lo guardava. Gli dava le spalle, fingendo di essere indaffarata al focolare. Cercava

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